Immunoterapia Oncologica: cos'è e quali sono i possibili effetti collaterali?

Immunoterapia Oncologica: cos'è e quali sono i possibili effetti collaterali?

Indice

Domande e risposte

Cos'è l'immunoterapia oncologica?

Fotografia che ritrae fiale per la ricerca della terapia oncologica Per immunoterapia si intende un trattamento di cura che utilizza lo stesso sistema immunitario del paziente, o certe sue componenti, per combattere malattie come il cancro.
In oncologia l’uso dell’immunoterapia è in fase sperimentale da decenni, in associazione con i protocolli tradizionali tra cui chemioterapia e radioterapia, ma i successi che sono stati raggiunti negli ultimi anni – come la guarigione dalla leucemia linfoblastica acuta di un bambino sottoposto a terapia genica con manipolazione delle cellule del suo sistema immunitario – accendono luci di speranza per il futuro.

Per avere la meglio sulle cellule neoplastiche, che hanno la caratteristica di riprodursi molto velocemente a spese delle cellule sane, le tecniche immunoterapiche attualmente in uso possono agire in due modi:
  • Stimolando direttamente il sistema immunitario dell’organismo per renderlo più efficace nel riconoscere e distruggere le cellule cancerose;
  • Inoculando nel sistema immunitario delle molecole – ad esempio proteine – che potenzino il sistema di difesa rendendolo più “intelligente” nello scovare ed eliminare le cellule tumorali
L’immunoterapia oncologica viene anche definita terapia biologica o bioterapia. Non tutte le tecniche funzionano allo stesso modo con le diverse forme tumorali: alcune sono molto efficaci per certi tipi di cancro, e meno per altri, anche perché è diverso il modo con cui “lavorano”. Come anticipato, mentre alcune terapie si limitano a potenziare il sistema immunitario in generale, altre lo armano (o meglio, forniscono istruzioni ad alcune componenti specifiche del sistema di difesa del corpo) per “uccidere” specificamente le cellule cancerose di un certo tipo di cancro.

Qual è la percentuale di successo dell’immunoterapia oncologica? Circa il 50% dei pazienti risponde positivamente alle cure, resta da capire come aumentare tale percentuale. 

Come funziona l'oncologia?

Per quali tumori funziona l’immunoterapia?

L'immunoterapia funziona per diverse forme tumorali in fase avanzata: per il melanoma, il carcinoma polmonare, la neoplasia del rene, il tumore testa-collo, il linfoma di Hodgkin, il tumore a cellule di Merkel (un raro e aggressivo carcinoma della pelle) dell’esofago e dell’urotelio (tessuto che costituisce il rivestimento interno della vescica). Sono in corso, invece, studi per quanto riguarda il carcinoma del seno triplo negativo.
 
Per capire come l’immunoterapia agisce nello specifico, e quali sono le diverse tipologie in cui questa nuova frontiera di cure contro il cancro si declina, approfondiamo il funzionamento del nostro sistema immunitario.

Cosa fa il sistema immunitario?

Immagine che ritrae linfociti al microscopio che impediscono la diffusione di cellule tumoraliIl nostro sistema immunitario è un ingranaggio complesso fatto di organi e di cellule “speciali” che lavorando di concerto difendono il nostro organismo da tutte le minacce interne ed esterne. Le cellule immunitarie – in particolare i linfociti, che sono globuli bianchi del sangue - e le sostanze che producono viaggiano all’interno del corpo per proteggerlo dall’attacco dei germi patogeni, ma sono in grado anche, in parte, di impedire la diffusione di un tumore.
Consideriamo, infatti, che il sistema immunitario nel suo complesso riconosce tutte le sostanze che normalmente si trovano nel corpo. Qualunque elemento “nuovo”, che quindi non sia presente nel database immunitario, in quanto sconosciuto provoca un immediato “allarme” che spinge ad attaccarlo. Tipico il caso di un microrganismo esterno – es. virus, batteri, funghi – che penetri nel corpo con l’intenzione di creare dei focolai infettivi.
Immediatamente le nostre difese insorgono innescando un processo infiammatorio che ha lo scopo di rendere inospitale al “nemico” l’area o l’organo in cui si è intrufolato.

Se, ad esempio, ci viene il raffreddore, il nostro naso si infiamma, produce muco in quantità e noi iniziamo a starnutire, è perché il nostro sistema immunitario sta cercando in ogni modo di eliminare l’ospite sgradito, in questo caso un virus della famiglia dei rinovirus. Infatti i germi sono fatti di sostanze aliene rispetto a quelle normalmente presenti nel corpo, e proprio questo li rende riconoscibili come potenzialmente nocivi.
Le cellule immunitarie sono in grado di distruggere le sostanze contenute nei germi patogeni (e quindi i microrganismi stessi), ma lo stesso può fare con le cellule cancerose. Un tumore in fase iniziale, infatti, si genera da una cellula alterata, che moltiplicandosi in modo indiscriminato forma la massa e si diffonde.

Ma un sistema immunitario efficiente intercetta l’anomalia delle cellule neoplastiche e le distrugge prima che possano moltiplicarsi. Tuttavia… non sempre il nostro meccanismo di difesa è in grado di riconoscere le differenze tra le cellule cancerose e quelle sane, che quindi possono proliferare indisturbate. Questo mancato allarme purtroppo si verifica anche in chi abbia un buon sistema immunitario.
Qualche volta le cellule del tumore vengono individuate, ma non si riesce a bloccarle, altre volte esse riescono ad “ingannare” il sistema immunitario o a neutralizzarlo. Proprio per superare questi ostacoli, i ricercatori che lavorano sulle tecniche di immunoterapia oncologica studiano per trovare e rendere disponibili al sistema immunitario strumenti sempre più sofisticati ed efficaci per combattere le cellule del cancro.
 

Come funzionano il sangue e il sistema immunitario?

 

Tipi di immunoterapia oncologica

Le tecniche di immunoterapia attualmente disponibili (e quindi sperimentate con successo sui pazienti), sono le seguenti:


Anticorpi monoclonali (mAbs)

Si tratta delle stesse proteine del sistema immunitario umano in versione artificiale, ovvero prodotte in laboratorio. La loro utilità consiste nel fatto che possono essere strutturati in modo da attaccare specifiche parti delle cellule cancerose. Infatti un anticorpo è una proteina che attacca e blocca gli antigeni, proteine “nemiche”. Esistono tanti tipi di anticorpi, che una volta prodotti in caso di minaccia per il corpo, si muovono tra gli organi e i tessuti fino a trovare l’antigene a cui legarsi e distruggerlo.

Scopo dei ricercatori è quello di creare in laboratorio anticorpi in grado di intercettare gli antigeni delle cellule cancerose. Naturalmente questo non è facile! “Costruire” anticorpi che possano distruggere gli antigeni delle cellule tumorali, però, significa conoscere tali antigeni, perché altrimenti l’uso dei mAbs sarebbe inutile. Ecco perché la immunoterapia con gli anticorpi monoclonali è efficace – al momento – solo contro alcune neoplasie.

I mAbs attualmente più utilizzati nell’immunoterapia oncologica sono:
  • Anticorpi monoclonali nudi. Sono anticorpi semplici, ai quali non sono state applicate altre sostanze, e sono anche i più utilizzati nell’immunoterapia oncologica;
  • Anticorpi monoclonali coniugati. Sono anticorpi a cui sono stati associati composti chemioterapici o isotopi radioattivi e che quindi vengono utilizzati come “corrieri” per permettere a tali sostanze di raggiungere le cellule tumorali e svolgere la loro azione distruttiva.
 

Inibitori dei checkpoint immunologici

Questi farmaci sostanzialmente sbloccano i freni (checkpoint) del sistema immunitario permettendo così il riconoscimento e l’attacco alle cellule tumorali. Una importante competenza del sistema difensivo dell’organismo è infatti quella di distinguere le cellule anomale da quelle sane e quindi di attaccare solo le prime. Per effettuare questa necessaria distinzione, il sistema immunitario utilizza molecole o specifiche cellule – definite checkpoints/posti di blocco – che devono essere attivate per dare l’ok all’attacco. Il problema dei checkpoints è che spesso le cellule tumorali sfruttano questi “freni” immunitari per evitare di essere attaccate. Disattivare i checkpoints toglie questa estrema difesa alle cellule neoplastiche e ne permette il riconoscimento.
 

Immagine che ritrae il funzionamento della Car-T terapia contro alcune neoplasieCAR-T terapia

Le CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) sono cellule ingegnerizzate - già utilizzate in Italia - efficaci per alcune neoplasie del sangue. Ad oggi non trovano indicazione, invece, per gran parte dei tumori solidi (alcune sperimentazioni sono in corso ma sono ancora alle prime fasi).
Questa tecnica, che unisce la terapia immunitaria con la terapia genica, consiste nel prelevare cellule immunitarie dal paziente (i linfociti T) e nel modificarle per renderle in grado di riconoscere le cellule tumorali e attaccarle. Una volta moltiplicate in vitro, vengono reimpiantate nel corpo tramite infusione.

Vaccini anticancro

La vaccinazione anticancro ha uno scopo preventivo, e fornisce all’organismo di un soggetto sano strumenti per attaccare agenti patogeni che sono in grado di favorire la crescita di certi tipi di cancro.
Sostanzialmente queste immunizzazioni funzionano proprio come le altre, solo che invece di proteggere l’organismo da influenza, tetano o malattie esantematiche, lo difendono da infezioni potenzialmente cancerose. Un esempio sono i vaccini contro l’epatite B, il cui virus è tra i fattori di rischio del cancro al fegato (epatocarcinoma), e il vaccino contro l’HPV (Papilloma virus umano), per la prevenzione di molte forme tumorali tra cui il cancro all’utero e alla cervice e alla gola.
 

Immunoterapie oncologiche non specifiche

Queste terapie possono essere somministrate da sole, per stimolare genericamente il sistema immunitario e migliorarne la risposta anti cancro, oppure come coadiuvanti delle terapie tradizionali. Alcune “lavorano” con le citochine sintetiche (interleuchine e interferoni soprattutto), che vengono inoculate nel corpo attraverso iniezioni sottocutanee, intramuscolari o endovenose.
Le citochine sono composti chimici prodotti da alcune cellule del sistema immunitario il cui compito è quello di controllare lo sviluppo e la funzionalità di altre componenti immunitarie (sia cellule che vasi sanguigni).

Le terapie immunitarie o biologiche vengono somministrate in modo diversi, tra cui iniezione endovenosa, per via orale, per via topica, con iniezione intravescicale.

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I possibili effetti collaterali

Una delle speranze legate allo sviluppo della immunoterapia oncologica è la possibilità di abbattere gli effetti collaterali e i rischi che purtroppo si associano alle cure tradizionali, soprattutto alla chemioterapia.
Al momento, però, non possiamo dire che le terapie biologiche siano prive di conseguenze potenzialmente nocive. Dal momento che queste terapie mirano al sistema immunitario e non al tumore in sé, le reazioni collaterali alla loro somministrazione dipendono da questa loro specificità e per la stessa ragione sono estremamente variabili da soggetto a soggetto. 

Per intenderci, se un chemioterapico che uccide le cellule cancerose può colpire indiscriminatamente anche le cellule sane, determinando una debilitazione dell’organismo, una terapia immunologica ha effetti solo sul sistema immunitario perché lo potenzia, ma da questo potenziamento possono risultare effetti indesiderati. Uno dei più pericolosi è che si sviluppi una forma di autoimmunità, ovvero che le cellule immunitarie inizino ad attaccare le cellule sane del corpo, proprio come accade nel caso di malattie autoimmuni tra cui l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistematico o la psoriasi.
Gli effetti collaterali più comuni interessano l’apparato gastrointestinale (diarrea e colite), la pelle (eritemi cutanei e prurito), il fegato (epatite), i polmoni (polmonite interstiziale), il sistema endocrino (ipofisite, ipotiroidismo, ipertiroidismo, insufficienza surrenalica, diabete) e i reni (nefrite e disfunzione renale).

Altri effetti collaterali che sono stati comunemente riscontrati nei pazienti trattati con l’immunoterapia sono:
  • Dolore generalizzato;
  • Gonfiore e aumento di peso;
  • Nausea e vomito;
  • Indolenzimento;
  • Sintomi simil influenzali come dolori articolari, febbre, brividi, mal di testa, senso di spossatezza;
  • Cali o innalzamenti di pressione;
  • Palpitazioni;
  • Maggiore vulnerabilità alle infezioni.
La maggior parte di questi effetti collaterali è di lieve entità e può essere gestita con farmaci sintomatici e l’adozione ci comportamenti precauzionali che gli oncologi non mancano di spiegare molto bene ai pazienti.
Se è vero che l’immunoterapia è una via perseguibile più o meno per tutti i pazienti affetti delle neoplasie attualmente trattabili con questo protocollo di cure, è altrettanto vero che il candidato ideale non ha una storia clinica troppo complessa. La compresenza di tumori e malattie croniche autoimmuni – tra cui l’artrite reumatoide o il morbo di Crohn – rende molto più problematico il percorso di cura.
 

Sarà la cura definitiva?

L’immunoterapia ci permetterà, in un prossimo futuro, di sconfiggere per sempre i tumori? Una cosa la si può affermare: i farmaci immunoterapici (o biologici), rappresentano la nuova via di trattamento dei tumori, quella su cui la sperimentazione oncologica sta puntando tutte le sue carte.

Centri di immunoterapia oncologica in Italia

Immagine che ritrae la somministrazione di immunoterapici per via endovenosaI trattamenti di immunoterapia vengono erogati nei reparti di Oncologia degli ospedali di diverse città italiane (da Milano a Catania, ecc…), ma non tutte le strutture sanitarie sono già attrezzate per offrirli. Da sottolineare il fatto che il nostro Paese ospita la prima struttura europea interamente dedicata alla cura dei tumori con l’immunoterapia: si tratta del Centro di Immuno-oncologia (CIO), inaugurato a Siena nel 2017, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

Qui vengono somministrate le terapie immunoncologiche attualmente disponibili ai pazienti in modalità day-hospital, come accade anche in diversi altri Centri oncologici ospedalieri in Italia, ma con un focus speciale sulla ricerca clinica. Nel dipartimento vengono  studiate e sperimentate tutte le nuove tecniche di immunoterapia su diversi tipo di cancro, in costante dialogo collaborativo con altri Centri di ricerca clinica e di sperimentazione di altissimo profilo tra cui il Parker institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco.
Lo scopo non è solo quello di sfruttare le potenzialità curative dell’immunoterapia su tutte le forme tumorali, non solo le più diffuse, ma anche quello di aumentare la percentuale di pazienti che risponde bene alle cure cercando di capire perché ancora il 50% di loro non riesce a trarne giovamento



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

In che cosa consiste l’immunoterapia?
Per immunoterapia si intende un trattamento di cura che utilizza lo stesso sistema immunitario del paziente, o certe sue componenti, per combattere malattie come il cancro, stimolando il sistema immunitario dell'organismo al fine di renderlo più efficace nel riconoscere e distruggere le cellule cancerose.
Come agisce l’immunoterapia?
Le tecniche immunoterapiche attualmente in uso possono agire in due modi: stimolando il sistema immunitario con l’obiettivo di attivare la risposta immunitaria o inoculando delle molecole – ad esempio proteine – che potenzino il sistema di difesa rendendolo più “intelligente” nello scovare ed eliminare le cellule tumorali.
Dove si pratica l’immunoterapia?
I trattamenti di immunoterapia vengono erogati nei reparti di Oncologia degli ospedali di diverse città italiane (da Milano a Catania, ecc…), ma non tutte le strutture sanitarie sono già attrezzate per offrirli. Da sottolineare il fatto che il nostro Paese ospita la prima struttura europea interamente dedicata alla cura dei tumori con l’immunoterapia: si tratta del Centro di Immuno-oncologia (CIO), inaugurato a Siena nel 2017, presso l’Azienda ospedaliera universitaria senese.
Quanto dura una seduta di immunoterapia?
La seduta per la somministrazione degli immunoterapici, che si assumono in ospedale per infusione endovenosa, dura circa un’ora - un’ora e mezza. Quante sedute servono? Non c’è un numero di infusioni prestabilito, il trattamento può proseguire per anni, mentre l’intervallo di tempo tra una seduta e l’altra può variare in base al tipo di trattamento (in genere, una ogni due, tre o quattro settimane).
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2018
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