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Gomito del tennista (epicondilite): cos'è? Esercizi e rimedi

Gomito del tennista (epicondilite): cos'è? Esercizi e rimedi
18 settembre 2017

Ricerca e Prevenzione

Indice

  1. Definizione
  2. Com’è fatto il gomito
  3. Sintomi
  4. Cause e fattori di rischio
  5. Diagnosi
  6. Le terapie più efficaci
  7. Cerca l'Area Specialistica Recupero e Riabilitazione Funzionale per Provincia e Città


 

Definizione


Popolarmente nota come “gomito del tennista”, l’epicondilite è l’infiammazione dell’epicondilo, una piccola parte dell’articolazione del gomito che se trascurata può diventare seriamente invalidante. Come vedremo, questo disturbo piuttosto comune è insidioso perché spesso confuso per una banale contusione, ma in realtà andrebbe trattato con tempestività per evitare danni a questa delicata articolazione e in particolare ai tendini dell’avambraccio.

Il gomito del tennista, come facilmente intuibile, non colpisce “solo” i tennisti, e nemmeno gli sportivi in generale, ma predilige tutti coloro che per ragioni professionali o altro, compiano con il braccio e la mano gesti ripetitivi e meccanici per lunghi periodi. A tal riguardo, facciamo un ripasso di anatomia e proviamo a ricordarci com’è fatta internamente questa articolazione centrale delle nostre braccia.


 

Com’è fatto il gomito


Situato più o meno a metà del nostro braccio per permetterne il movimento, l’articolazione del gomito unisce tre ossa. Ovvero:
  • l’omero, osso superiore del braccio, che principia dall’articolazione della spalla, essendo unito superiormente alla scapola;
  • radio e ulna, le due ossa “gemelle” dell’avambraccio, che giungono fino al polso. La prima si congiunge con il pollice della rispettiva mano, e l’altro con il mignolo
E l’epicondilo? Si tratta di una piccola porzione sporgente di osso facente parte dell’omero, situata nella parte esterna.
Scopriamo come e perché si infiamma. Ma prima ancora, vediamo i sintomi del gomito del tennista.


 

Sintomi


Trattandosi di sindrome infiammatoria, l’epicondilite dà come sintomo principale il dolore. Purtroppo, però, dal momento che il disturbo insorge in modo subdolo, inizialmente non sarà questo a metterci in allarme.
Piuttosto, potremmo sperimentare le seguenti anomalie:
  • perdita di forza nella presa, braccio debole;
  • difficoltà a compiere gesti normali come sollevare una serranda, reggere le buste della spesa, aprire una bottiglia o la serratura di casa, stringere una mano;
  • difficoltà a distendere il braccio, che appare più corto dell’altro;
  • dolore che inizialmente si manifesta solo quando si compiono gesti specifici che interessano l’articolazione del gomito. Solo in seguito, con il peggiorare della situazione, il dolore si cronicizza diventando forte e bruciante;
  • il dolore tipicamente insorge sul lato del gomito, per poi estendersi a tutto l’avambraccio, intensificandosi quando si distende il braccio, o la mano, e si ruota il polso. Se non si interviene sull’infiammazione, ben presto il gomito si gonfia, appare caldo e arrossato. La tumefazione indica sovente un versamento di liquido sinoviale interno, conseguenza del processo di flogosi.


 

Cause e fattori di rischio


L’epicondilite è una malattia infiammatoria ad andamento progressivo, che consiste in una tendinopatia di origine meccanica, dovuta a microtraumi ripetuti. Il principale tendine dell’avambraccio, così infiammato, diventa rigido e impedisce la completa distensione dei muscoli flessori di avambraccio, polso e mano. Per tale ragione è facile capire come possa diventare fortemente invalidante. Si tratta di una tipica patologia da eccessivo carico funzionale, anche detta over-use syndrome, una condizione che si verifica in chi compia sforzi ripetuti del medesimo tipo tra cui sportivi (tennisti, ma anche schermidori, tiratori con la pistola, golfisti o giocatori di ping pong), ma non solo. Le categorie più a rischio sono tutti coloro che per professione o svago tendono a compiere sempre gli stessi movimenti che coinvolgono appunto l’articolazione di gomito, polso e mano, tra cui:
  • Cuochi
  • Pittori e imbianchini
  • Musicisti
  • Baristi addetti alla macchina del caffè
  • Sarti
  • Carpentieri
  • Barbieri e parrucchieri
  • E tanti altri ancora…
Altra categoria a rischio è poi tutta quella, amplissima ed eterogena, che lavora, studia o comunque sta davanti al pc a lungo ogni giorno. L’uso continuo del mouse non solo può provocare una tendinopatia specifica che non a caso è chiamata tendinite da mouse, ma è spesso all’origine di casi di gomito del tennista e tunnel carpale. Vi è infine un’altra possibile causa del gomito del tennista, spesso sottovalutata: la compresenza di problemi alla rachide cervicale, tra cui forme di artrosi o ernie con infiammazione che si estende alle altre articolazioni. La compresenza di dolore cervicale può generare il sospetto nell’ortopedico.
L’epicondilite insorge comunemente tra i 30 e i 50 anni colpendo indistintamente uomini e donne, e ha un altissimo rischio di recidive, proprio per la natura stessa del problema. Ecco perché, ai primi sintomi di dolore e/o riduzione della capacità funzionale, è necessario recarsi da un ortopedico per un controllo.


 

Diagnosi


La diagnosi di epicondilite è quasi intuitiva per uno specialista in ortopedia. Talvolta è sufficiente toccare il braccio nel punto giusto – ovvero sulla parte esterna del gomito, laddove c’è l’infiammazione – per innescare il dolore e avere la quasi sicurezza del responso.
È possibile che il medico sottoponga il paziente ad un semplice test, detto di Cozen, in cui gli si impedisce di distendere il braccio che dovrà essere in partenza piegato. Se l’ortopedico, nell’opporre resistenza al movimento del braccio mantenendo bloccato il polso del paziente, ne scatena il dolore, allora l’epicondilite è certa. Di solito non sono necessari altri esami diagnostici come risonanze magnetiche o radiografie, a meno che non si sospettino danni seri ai tendini o in previsione di un intervento chirurgico. Veniamo alle possibili soluzioni al problema.


 

Le terapie più efficaci


La cura dell’epicondilite dipende in buona parte dal grado di gravità della stessa. Inizialmente la prima e necessaria terapia sarà il riposo, in particolare l’immediato stop all’attività ripetitiva che abbia scatenato l’infiammazione, almeno fino a regressione di sintomi.
Può aiutare anche l’uso di un apposito tutore dinamico che tenga l’arto fermo e permetta ai tendini di rigenerarsi.
In questa fase, se il dolore è forte, si possono assumere degli antinfiammatori da banco, sia per bocca che ad uso topico tra cui pomate e gel, ma solo all’occorrenza. Le infiltrazioni di cortisone direttamente nella zona infiammata, un tempo molto comuni per spegnere la flogosi e ridurre il dolore, sono attualmente sempre meno praticate, per la ragione che possono indebolire i tendini. Al loro posto, gli ortopedici preferiscono praticare delle infiltrazioni di acido ialuronico o di concentrati piastrinici per favorire la rigenerazione delle cartilagini e dare immediato sollievo.
Attualmente sono consigliati come trattamenti di primo e secondo intervento volti a togliere il dolore e l’infiammazione, anche cicli di laserterapia, ultrasuoni o onde d’urto, tutti molto efficaci.

Tuttavia, a queste cure “passive”, si devono associare anche cure di tipo riabilitativo funzionale che prevedono l’attiva collaborazione del paziente.

La fisioterapia è spesso indispensabile perché non solo permette di recuperare appieno la funzionalità del braccio ma soprattutto rappresenta l’unico mezzo a disposizione per prevenire le recidive. Seguendo il programma di riabilitazione specifico, è possibile correggere il movimento ripetitivo che ha generato l’epicondilite, anche modificando le proprie abitudini, la posizione di lavoro o gli strumenti dello stesso, e rinforzare la muscolatura del braccio con opportuni esercizi di stretching da eseguire a casa tutti i giorni. In questo modo si avranno dei risultati a lungo termine e il problema non si ripresenterà.

La soluzione chirurgica rappresenta una extrema ratio e pertanto si pratica su un numero limitatissimo di casi, ovvero quelli in cui tutti gli altri trattamenti siano risultati inefficaci. L’intervento prevede l’asportazione della sola porzione di tendine danneggiata. All’operazione si fa seguire un ciclo di fisioterapia in associazione all’uso temporaneo del tutore, fino a completo recupero della funzionalità del braccio.

Infine, onde evitare il fallimento delle terapie, se vi è il legittimo sospetto che concausa di epicondilite sia una infiammazione alla rachide cervicale – le prime sette vertebre della colonna, situate all’altezza del collo e della nuca - si dovrà intervenire, sia con l’opportuna ginnastica posturale che con i trattamenti antinfiammatori, anche su questa sindrome.


 

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