Globuli Rossi: cosa sono, quanti sono e a cosa servono?

Globuli Rossi: cosa sono, quanti sono e a cosa servono?

Indice

Globuli rossi: le cellule più numerose del sangue

Immagine che raffigura globuli rossi su fondo biancoSe li guardi al microscopio appaiono come dei piccoli dischi volanti, con forma biconcava e un color rosa scuro leggermente più chiaro al centro.
Sono i globuli rossi, le cellule più numerose del nostro sangue, e anche quelle che conferiscono al nostro fluido vitale il caratteristico color rosso rubino. Scopriamo tutte le caratteristiche di queste cellule straordinarie che produciamo a ciclo continuo per tutta la vita. 

Dai 4 ai 6 milioni per ml cubo sono i globuli rossi presenti nel sangue di un adulto (la quantità varia a seconda del genere e dell’età, le donne ne hanno un pochino meno rispetto agli uomini);
Eritrociti è il loro secondo nome, perché il termine eritròs in greco antico significava rosso;
7-8 micron (millesimi di millimetro), è il diametro medio di un globulo rosso;
25% del totale delle cellule del corpo, è la percentuale di globuli rossi che possediamo;
120 giorni, è la durata media della loro vita;
Sono privi di nucleo e di altre strutture interne (es. i mitocondri e ribosomi, presenti nella maggior parte delle cellule del corpo) e pertanto non possono replicarsi, né produrre proteine, né effettuare respirazione aerobica per generare energia come le altre cellule;
Sono rivestiti di una membrana sulla cui superficie sono presenti specifici antigeni che determinano l’appartenenza ad uno dei quattro principali gruppi sanguigni (A, B, AB, 0);
Eritropoiesi è il termine che indica il processo di generazione dei globuli rossi da parte del midollo osseo a partire dai proeritroblasti, su stimolazione di un ormone prodotto dai reni, la eritropoietina;
Reticolociti, è il nome dei globuli rossi “appena nati”, che rappresentano circa l’1-2% del totale degli eritrociti circolanti nel sangue
2 milioni sono i globuli rossi che il midollo osseo produce ogni secondo! Questo continuo ricambio è necessario perché, come abbiamo visto, gli eritrociti non sono in grado di moltiplicarsi da sé;
La milza è l’organo in cui i globuli rossi “vecchi” vengono “rottamati”;
Ferro (soprattutto), ma anche zinco, rame, lipidi, vitamine del gruppo B e aminoacidi sono sostanze di partenza che occorrono al midollo osseo per “costruire” i globuli rossi;
Emoglobina è la proteina costitutiva dei globuli rossi, fatta prevalentemente di ferro, che è anche il pigmento che conferisce il color rosso agli eritrociti
In gravidanza vengono prodotti molti più globuli rossi, perché servono anche allo sviluppo del feto;
Trasportare ossigeno attraverso il flusso sanguigno e farlo arrivare a tutte i distretti del corpo è il compito principale dei globuli rossi;
La caratteristica forma biconcava, la leggerezza e la flessibilità della loro struttura permette agli eritrociti di “passare” attraverso i capillari facilmente e raggiungere le cellule di organi e tessuti interni;
RBC, è la sigla che identifica i globuli rossi nelle analisi del sangue;
Emocromo, è l’esame del sangue in cui troviamo anche le informazioni sui nostri eritrociti, ovvero il loro numero globale, la concentrazione di emoglobina (HB), l’MCV (il volume medio dei globuli rossi), EDW (l’ampiezza di distribuzione dei globuli rossi), l’MCH e l’MCHC (il contenuto e la concentrazione cellulare media di emoglobina negli eritrociti).
Un rapido identikit dei globuli rossi non basta per comprendere ciò che queste minuscole cellule fanno per noi, occorre approfondire le loro funzioni, che sono direttamente collegate con la respirazione e la circolazione del nostro corpo. 

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Funzioni del globuli rossi

immagine che ritrae polmoni e globuli sullo sfondoLa funzione principale dei globuli rossi è quella di promuovere lo scambio gassoso negli organi e tessuti del corpo. Cosa significa? Semplificando, che queste cellule trasportano ossigeno “fresco” e lo donano alle cellule, e in cambio recuperano l’anidride carbonica da eliminare. Tutt’altro che un compito semplice, come potrebbe sembrare!
Al contrario, il nostro corpo dipende da questo scambio, senza il quale non potremmo sopravvivere. Infatti i sistemi respiratorio e cardiocircolatorio del nostro organismo convergono verso questa funzione: fornire ossigeno (nutrimento) alle singole componenti di ogni organo e tessuto, ovvero le cellule, affinché possano svolgere le funziono biologiche a cui sono preposti gli organi di cui fanno parte. Il tutto grazie al nostro sangue e ai nostri piccoli “operai” rossi. 

Entrando nel merito, vediamo cosa comporta questo complesso meccanismo di trasporto e scambio. Per prima cosa, consideriamo che l’ossigeno è vitale nel nostro corpo e che ce lo procuriamo con l’atto della respirazione. Quando si verifica un gap, cosa che può accadere ad esempio dopo un intenso sforzo fisico, i reni sono stimolati a produrre un ormone, l’eritropoietina, che a sua volta spinge il midollo osseo a produrre più globuli rossi.
Ciascun globulo, che come abbiamo visto è una cellula praticamente “vuota”, priva com’è di nucleo e strutture interne, si carica quanto più può di emoglobina, una molecola proteica pigmentata (di rosso, naturalmente) il cui componente principale è il ferro, a sua volta prodotta dal midollo osseo. Più emoglobina produciamo, più ossigeno garantiamo alle nostre cellule, perché è proprio questa molecola che si lega agli atomi di ossigeno a livello polmonare, e poi li trasporta con sé muovendosi nel sangue con i globuli rossi.
Tanto per capire di che numeri parliamo, consideriamo che ciascuna molecola di emoglobina può legarsi a 4 atomi di ossigeno, e che ciascun globulo rosso trasporta 300 milioni di molecole di emoglobina

Una volta che gli eritrociti arrivano nei polmoni, l’emoglobina in essi contenuta si lega agli atomi di ossigeno formando l’ossiemoglobina. Il colore dei globuli rossi con l’ossigeno “fresco” è di un bel rosso brillante. Questi ultimi, come abbiamo visto, hanno una struttura biconcava, leggermente schiacciati al centro come una pizza, per poter superare agevolmente la barriera costituita dalle pareti dei vasi sanguigni. 
Una volta che il sangue ossigenato, quindi i nostri eritrociti carichi di ossiemoglobina, arrivano ai capillari, che sono i vasi più sottili e periferici, si riversano nel plasma (la parte liquida del sangue) e da questo alle cellule dei vari distretti del corpo. A loro volta, le cellule prendono l’ossigeno di cui hanno bisogno, e rilasciano l’anidride carbonica, sostanza di scarto del loro metabolismo, che a sua volta si lega con l’emoglobina dei globuli rossi, che diventa ora carbominoemoglobina, e assumendo una colorazione rossa più scura.
A un macrolivello, quindi, questo è il processo biologico che ci mantiene vivi:
  • Nei polmoni si forma l’ossigeno;
  • Il midollo osseo produce emoglobina e globuli rossi, che confluiscono nel sangue;
  • Il cuore pompa il sangue verso i polmoni (circolazione arteriosa);
  • I globuli rossi arrivano ai polmoni e l’emoglobina in essi contenuta si carica di ossigeno fresco;
  • Il sangue ossigenato scorre attraverso vene e capillari (circolazione venosa) arrivando in tutte le zone del corpo e “scarica” l’ossigeno le cellule di ogni organo e tessuto, caricando il prodotto di scarto (l’anidride carbonica). Questo circuito si chiama grande circolazione;
  • Il sangue con i globuli rossi pieni di carbominoemoglobina tornano al cuore, da cui viene ripompato verso i polmoni per ricaricarsi di ossigeno (piccola circolazione);
  • L’ossigeno arriva ai polmoni attraverso l’atto della respirazione;
  • Come si evince, si tratta di un ciclo continuo e inarrestabile che vede i globuli rossi quali grandi protagonisti di tutto il complicato sistema cardiorespiratorio e circolatorio umano. 

I globuli rossi e il gruppo sanguigno

Abbiamo visto che uno degli “attributi” dei globuli rossi è il fatto di avere (o meno) degli antigeni sulla membrana che li riveste. Questa caratteristica è quella che ci permette di identificarci in un gruppo sanguigno, a sua volta informazione cruciale in caso avessimo bisogno di ricevere una trasfusione. Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando, partendo dalla classificazione generale.
Esistono quattro gruppi sanguigni principali con una variante per tipo legata al fattore RH che spiegheremo tra poco, ovvero:
  • A+, A-
  • B+, B-
  • AB+, AB-
  • 0+,0-
Per un totale di otto possibilità.
Ma vediamo le caratteristiche di ciascun gruppo sanguigno.
  • Gruppo A. Sulla superficie dei globuli rossi è presente l’antigene A e nel plasma l’anticorpo B;
  • Gruppo B. Sui globuli rossi troviamo l’antigene B e nel plasma l’anticorpo A;
  • Gruppo AB. Sui globuli rossi di chi appartiene a questo gruppo sanguigno sono presenti sia l’antigene A che l’antigene B, mentre nel plasma non si trova alcun anticorpo né A, né B;
  • Gruppo 0. Non sono presenti antigeni sulla membrana di rivestimento di questi globuli rossi, ma nel plasma troviamo sia gli anticorpi A che B.
Immagine che ritrae goccia di sangue circondata dalle sigle dei gruppi sanguigniMa cosa sono questi antigeni e perché ci serve sapere se li abbiamo o no, e di che tipo? Gli antigeni eritrocitari, anche detti agglutinogeni, sono molecole in grado di innescare una reazione immunitaria, mentre gli anticorpi sono immunoglobuline prodotte dal sistema immunitario che “rispondono” alla stimolazione degli antigeni.
Pertanto, se appartengo al gruppo A, e nei miei globuli rossi sono presenti gli antigeni A e nel mio plasma gli anticorpi anti-B, significa che non potrò ricevere sangue (in caso di trasfusione) del gruppo B o AB perché questo scatenerebbe una reazione immunitaria di rigetto. Pertanto chi appartiene al gruppo A può ricevere sangue del proprio gruppo o del gruppo 0, il quale non ha antigeni.
Per tale ragione chi appartiene al gruppo sanguigno 0 è anche definito “donatore universale”, perché i suoi globuli rossi non “attaccano” gli altri globuli rossi di nessun tipo. Tuttavia, dal momento che nel loro plasma sono presenti gli anticorpi anti A e anti B, possono ricevere sangue in trasfusione solo da persone con lo stesso gruppo sanguigno. 

Prima di vedere lo schema completo delle compatibilità, arriviamo al fattore RH (fattore Rhesus, dal nome del suo scopritore). Si tratta di una sigla che individua una proteina/antigene che può essere presente sulla membrana di superficie degli eritrociti (RH positivo), o assente (RH negativo). La maggior parte dei gruppi sanguigni ha fattore RH positivo, mentre solo il 15% della popolazione mondiale presenta un sangue con fattore RH negativo. Attenzione, questo ulteriore antigene complica un la compatibilità tra i vari gruppi sanguigni.
Pertanto il quadro completo da tenere presente è il seguente:
  • Il gruppo A + può ricevere da 0 (sia + che -) e da A (sia + che -) e può donare ad A + e ad AB +;
  • Il gruppo A - può ricevere da 0 - e da A -, e può donare ad A (sia + che -), e ad AB (sia + che );
  • Il gruppo B+ può ricevere da 0 (sia + che -) e da B (sia + che meno) e può donare a B + e ad AB +;
  • Il gruppo B – può ricevere da 0 – e da B – e può donare a B (sia + che -) e ad AB (sia + che -);
  • Il gruppo AB + può ricevere da tutti i gruppi sanguigni con fattore RH + e – e può donare solo ad AB +;
  • AB – può ricevere da tutti i gruppi sanguigni con fattore RH -, e donare ad AB (sia + che -);
  • Il gruppo 0 + può donare a tutti i gruppi con fattore RH positivo, e ricevere solo dal gruppo 0 (sia + che -);
  • Il gruppo 0 – è il donatore universale per antonomasia, può donare a tutti i gruppi sanguigni indistintamente, ma ricevere solo dal proprio gruppo, ovvero 0 con RH negativo.
Come avviene la determinazione del gruppo sanguigno? Si scopre facilmente con un test del sangue, ma si può anche “prevedere” in base al gruppo dei propri genitori.
Si tratta, infatti, di una caratteristica ereditaria, che segue le leggi dei Mendel della recessività e della dominanza. I due antigeni principali, come abbiamo visto, sono A e B (in realtà ne esistono tantissimi altri che non sono però utili a determinare il gruppo sanguigno), e sono dominanti, ragion per cui il gruppo 0 (che non ha antigeni), risulta recessivo. In Italia la distribuzione dei gruppi sanguigni varia leggermente a seconda della zona geografica (Nord, Sud, Centro e isole). In generale, questa è la diffusione:
Nord Italia: 
  • Gruppo 0: 40%;
  • Gruppo A: 44%;
  • Gruppo B: 11%;
  • Gruppo AB: 5%.
Centro Italia:
  • Gruppo 0: 39%;
  • Gruppo A: 45%;
  • Gruppo B: 12%;
  • Gruppo AB: 4%.
Sud Italia e isole:
  • Gruppo 0: 41%;
  • Gruppo A: 19%;
  • Gruppo B: 28%;
  • Gruppo AB: 12%.
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Globuli rossi alti e bassi

fotografia che ritrae provette di sangue La conta dei globuli rossi fa parte delle analisi del sangue di routine, ed è inserita all’interno dell’esame emocromocitometrico, in associazione con altre indagini relative alle cellule del nostro sangue. Abbiamo visto che in media un individuo adulto ha una quantità di eritrociti circolanti pari a 5 milioni per millilitro di sangue. Ovvero, circa 25 miliardi di miliardi di globuli rossi!
Ma, se andiamo nello specifico, scopriamo che:
Negli uomini adulti la conta degli eritrociti (RBC) nelle analisi del sangue si aggira tra 4,4 e i 6 milioni per ml;
Nelle donne adulte non gravide, invece, il numero di unità scende un pochino, attestandosi tra i 3,9 e i 5,3 milioni per ml.

Fare il test del sangue ogni tanto è importante, perché ci fornisce un'istantanea del nostro stato di salute generale e ci offre informazioni utili sulla nostra fisiologia, e uno degli indicatori irrinunciabili è proprio la composizione del sangue stesso, ovvero il numero e la qualità delle sue cellule costitutive. Avere i globuli rossi più alti o più bassi della media, quindi, può avere dei significati, anche se non necessariamente patologici o comunque preoccupanti.
L’emocromo è inoltre sempre richiesto da medici di base e specialisti in caso di patologie conclamate, prima di un intervento chirurgico o per monitorare una terapia in corso.
In generale, una diminuzione degli eritrociti ci parla di un disturbo abbastanza comune, ma dalle cause eterogenee, che è l’anemia. Quando siamo anemici, il nostro midollo osseo non genera abbastanza globuli rossi, oppure non ci sono sufficienti riserve di ferro nel corpo per produrre l’emoglobina, e con essa gli eritrociti. Vedremo più avanti quali sono i sintomi e le cause di questo tipo specifico di anemia (benigna), chiamata sideropenica.

Altre possibili cause di valori sotto la media di globuli rossi sono:
  • Emorragie interne (acute o croniche, ad esempio causate da ulcere peptiche, tumori);
  • Nelle donne mestruazioni molto abbondanti (ipermenorrea);
  • Malattie o lesioni del midollo osseo (a causa di esposizione a sostanze radioattive, infezioni, radio-chemioterapia, abuso di droghe);
  • Leucemia
  • Malattie renali con insufficienza renale;
  • Anemia emolitica (causata da una distruzione sistematica – acuta o cronica - dei globuli rossi);
  • Carenze nutrizionali (ad esempio da vitamine del gruppo B e/o da acido folico);
  • Malattie infiammatorie croniche.

Un aumento del numero dei globuli rossi circolanti, invece, è un’anomalia meno frequente, e ha un nome: policitemia.
Può essere transitoria e non indicativa di condizioni patologiche, o addirittura essere una caratteristica individuale. Ma, in linea di massima, soprattutto se il differenziale con la media standard è notevole, queste sono le condizioni a cui si associa:
  • Disidratazione (l’aumento temporaneo della produzione di eritrociti, stimolata dai reni, dipende dal fatto che il corpo è a corto di ossigenazione);
  • Gravidanza;
  • Intenso esercizio fisico;
  • Malattie polmonari;
  • Tumori renali o altro tipo di patologie che inducano una iper-produzione di eritropoietina;
  • Tabagismo;
  • Vivere in zone della terra elevate. L’altitudine, infatti, comporta una necessità aumentata di ossigenazione;
  • Policitemia vera, una malattia del sangue rara, che approfondiremo più avanti;
  • Disordini genetici che causano un’alterazione nella percezione di quanto ossigeno sia presente nel corpo, o che comportino un’anomalia nel legame tra emoglobina e ossigeno.
Attenzione, la conta degli eritrociti non è sufficiente a darci informazioni sullo stato di queste cellule del sangue.
Nell’esame emocromocitometrico, infatti, oltre alla voce RBC, troviamo altri test tra cui l’esame del volume globale medio dei globuli rossi, dell’emoglobina, dell’ematocrito ecc. che ci forniscono un quadro più chiaro della situazione. Solo un medico può interpretare le variazioni nella produzione dei globuli rossi alla luce del nostro quadro clinico generale, della nostra storia sanitaria, e degli eventuali sintomi manifestati.
Entriamo però meglio nel dettaglio della patologie dei globuli rossi. 

Le malattie dei globuli rossi

immagine che ritrae cellule del sangue Sono svariate le patologie che provocano un calo o un aumento nella produzione dei globuli rossi, e che producono sintomi più o meno severi.
Abbiamo precisato come le malattie o anomalie più comuni che portano a un impoverimento del nostro sangue e causa di una ridotta o ridottissima generazione di eritrociti (o di emoglobina) sono le anemie.
Tralasciando la più diffusa e benigna, quella derivante da una carenza di ferro, di cui discuteremo nel prossimo paragrafo, le altre sono dovute a cause diverse. Ad esempio, globuli rossi troppo bassi possono derivare da un disturbo del midollo osseo, il quale produce eritrociti anomali per dimensioni e morfologia.

L’anemia è, in generale, una condizione caratterizzata da una carenza produttiva di globuli rossi nuovi e sani, da cui consegue un indebolimento generale dell’organismo. Se non ci sono sufficienti globuli rossi, infatti, a chi si legano gli atomi di ossigeno, e come raggiungono le cellule di tutti i distretti del corpo? Comuni sintomi di anemia sono infatti senso di affaticamento, deficit di memoria e di concentrazione, stordimento e capogiri, tachicardia e fiato corto: l’organismo va in sofferenza.

Vediamo le tipologie di anemia che si possono riscontrare:
  • Aplasia eritrocitaria pura. Si verifica quando il midollo osseo è danneggiato e non è più in grado di produrre le cellule staminali da cui si originano gli eritrociti. Una forma più grave di questo tipo di anemia è l’aplasia midollare (o anemia aplastica), in cui il midollo osseo non riesce a produrre nessuna delle cellule del sangue;
    Le cause sono per lo più sconosciute, sebbene si ipotizzi una componente autoimmune. Talvolta, l’aplasia eritrocitaria si manifesta a seguito di infezioni, epatite, assunzione di chemioterapici o avvelenamento. Può insorgere in gravidanza;
  • Anemia falciforme. Si caratterizza per una produzione anomala dei globuli rossi, che al microscopio appaiono a forma di falce, quindi appuntiti, tanto da provocare degli “ingorghi” nei vasi sanguigni e bloccare la circolazione. All’origine di questa forma di anemia c’è un difetto genetico che coinvolge la produzione di emoglobina;
  • Anemia normocitica. In questa condizione, che in genere si associa o è conseguenza di preesistenti malattie croniche, il midollo osseo produce globuli rossi per forma e dimensioni nella norma, ma non nel numero. Tra le cause dell’anemia normocitica, più comune negli anziani, si annoverano malattie oncologiche, insufficienza renale ed epatica, malattie endocrine ecc.;
  • Anemia emolitica. Ce ne sono di diversi tipi, ma tutte hanno la stessa causa autoimmune, ovvero sono gli stessi anticorpi del sistema immunitario che distruggono i globuli rossi prematuramente. Tra i sintomi vi è l’ingrossamento della milza (splenomegalia);
  • Malattie genetiche dell’emoglobina (C, S-C), sono anemie provocate da un difetto genetico dell’emoglobina che comporta la produzione di globuli rossi di forma anomala. Una di queste è l’anemia falciforme vista in precedenza, ma ve ne sono altre. In generale accade che questi eritrociti malformati tendono ad aggregarsi tra di loro causando problemi circolatori, e vengono distrutti più rapidamente;
  • Talassemie. Sono malattie ereditarie che comportano dei difetti genetici nella produzione di emoglobina. Ve ne sono di due tipi: la alfa-talassemia e la beta-talassemia.
    In Italia è presente la beta-talassemia, diffusasi a causa della malaria endemica in alcuni territori, e non a caso chiamata anemia mediterranea. Nella forma più grave, la beta-talassemia major, vengono prodotti globuli rossi più numerosi della norma ma malformati (ovvero più piccoli e schiacciati), con una vita molto più breve dei 120 giorni di media perché l’emoglobina “malata” li distrugge anzitempo (emolisi). Sempre a causa del difetto genetico, l’emoglobina non è sufficiente a garantire l’apporto di ossigeno necessario. I talassemici presentano pertanto sintomi gravi e variegati quando sono colpiti dalla forma major di beta-talassemia, tra cui ritardo nella crescita, eccesso di ferro nel sangue, ingrossamento della milza e deformazioni ossee. Per vivere necessitano di trasfusioni di sangue mensili, devono assumere farmaci ferrochelanti a vita, e talvolta subire l’asportazione della milza.
Scopri i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Anemia:
Centri specializzati in Anemia

Oltre alle anemie, che abbiamo visto essere malattie legate a un problema di carenza di globuli rossi o di emoglobina, esistono anche le patologie opposte, quelle che sono causate da un'eccessiva produzione di eritrociti.
Sono le policitemie, che possono essere di due tipi:
  • Policitemia primitiva, ovvero determinata da una mutazione del gene delle cellule staminali mieloidi, da cui si originano i globuli rossi;
  • Policitemia secondaria, in cui l’iper produzione di eritrociti dipende da una condizione morbosa primaria, come ad esempio malattie polmonari o cardiovascolari che provocano carenza di ossigeno e inducono il midollo osseo, su stimolazione dell’eritropoietina, a produrre più globuli rossi per compensare il gap.
Infine c’è la policitemia vera, una malattia neoplastica del sangue, cronica, che comporta una iperproduzione non solo di eritrociti (in numero decisamente superiore alla norma), ma talvolta anche di globuli bianchi e piastrine. Questa patologia può insorgere a qualunque età, ma più frequentemente dopo i 50 anni, anche all’improvviso, e causare disturbi circolatori importanti tra cui trombosi. All’origine vi è un’alterazione genetica che scompensa la produzione di eritropoietina, l’ormone che come abbiamo visto stimola il midollo osseo a produrre più eritrociti.

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Centri specializzati in Policitemia
Concludiamo citando anche un’altra malattia ereditaria che colpisce i globuli rossi e che viene popolarmente chiamata favismo, perché chi ne soffre può rischiare una reazione grave proprio consumando fave. Infatti all’origine di questa condizione, peraltro asintomatica e non pericolosa per la salute (se la si conosce), è l’assenza di uno specifico enzima (antigene) di solito presente nei globuli rossi, la cui carenza comporta una distruzione dei globuli rossi (anemia emolitica acuta) a seguito dell’ingestione di fave o dell’assunzione di alcuni farmaci, o del contatto con sostanze chimiche quali l’henné o la naftalina

Emoglobina, ferro e anemia

La più comune “malattia” dei globuli rossi, come anticipato, è l’anemia sideropenica, causata quindi da una carenza di ferro nell’organismo.
Il ferro è il minerale che serve al midollo osseo per produrre l’emoglobina, e con essa gli eritrociti. Pertanto, sarebbe un po’ come voler preparare una torta con poca farina a disposizione. Ciò che ne verrebbe fuori sarebbe un prodotto scadente, di scarsa consistenza.
Più o meno lo stesso accade nel nostro corpo quando ci manca il ferro, perché anche il nostro sangue diventa “povero”. Infatti, non solo produrremo poca emoglobina, ma questa sarà anche meno efficace nel legarsi agli atomi di ossigeno.
Per questa ragione i sintomi dell’anemia sideropenica sono proprio i sintomi di una scarsa ossigenazione, e quindi:
  • Indebolimento generale;
  • Dimagrimento;
  • Pallore, sclere degli occhi e unghie quasi bianche;
  • Capelli fragili, pelle secca;
  • Vulnerabilità alle infezioni;
  • Mal di testa, irritabilità, sbalzi d’umore;
  • Arti freddi, in generale, maggiore sensibilità alle basse temperature;
  • Tachicardia;
  • Difficoltà di concentrazione, deficit mnemonici;
  • Pressione bassa;
  • Scarsa forza fisica e resistenza limitata agli sforzi;
  • Dolori al torace, fiato corto.
Quando l’emoglobina scende al di sotto dei 12 g/dl nella donna, e dei 13 g/dl nell’uomo, si parla di anemia, e la prima cosa da fare è controllare i valori del ferro nel sangue, tra cui sideremia e ferritina.
Il metabolismo del ferro nel nostro corpo è fondamentale, perché se è vero che una sua insufficienza impoverisce il sangue, un eccesso produce danno molto più seri. Va detto che nella maggior parte dei casi un’anemia sideropenica non è una condizione grave, e talvolta è quasi fisiologica.
Molte donne giovani con flussi mestruali abbondanti ne soffrono, e lo stesso può accadere in gravidanza, perché una buona quota del ferro materno se lo “prende” il feto.
Altre cause di anemia da carenza di ferro sono:
  • Emorragie occulte (ad esempio se si soffre di ulcera gastrica, o di emorroidi);
  • Malassorbimento intestinale dovuto a intolleranze alimentari non riconosciute (es. celiachia), o a malattie infiammatorie dell’intestino (es. morbo di Crohn);
  • Dieta sbagliata.
fotografia che ritrae un piatto di lenticchieL’ultimo punto è quello su cui si deve subito intervenire, dopo aver accertato le cause. Infatti buona parte del ferro che serve al midollo osseo per produrre emoglobina lo ricaviamo dall’alimentazione, e non tutti i cibi sono ricchi di ferro biodisponibile, detto ferro eme. Ad esempio, molti vegetali ne contengono ottime quote, ma l’organismo fatica ad assimilarle.
Per questo, quando mangiamo cibi con ferro non eme (quello più difficile da assorbire), ovvero i cibi veg, dobbiamo ricordarci di associarli ad una fonte di vitamina C (ad esempio del succo di limone o di altro agrume), che aumenta la biodisponibilità del minerale.
Gli alimenti di origine animale, invece, hanno il ferro eme.
Di seguito una piccola lista degli alimenti più ricchi di ferro da inserire nella dieta di chi soffra di anemia sideropenica:
Frattaglie di bovino;
Cacao amaro in polvere;
Uova di pesce;
Crusca di grano;
Fagioli;
Frutti di mare (soprattutto cozze e ostriche);
Radicchio;
Lievito di birra;
Pesce (spigole, sogliole);
Lenticchie;
Spinaci crudi;
Carne, sia bianca che rossa; 
Uova di gallina (soprattutto il tuorlo);
Fiocchi d’avena.

Altre importanti regole alimentari da seguire quando si deve aumentare l’apporto di ferro sono relative alle associazioni.
Infatti, per assorbire tutto il minerale presente in un cibo che ne è ricco, occorre ridurre l’apporto contemporaneo di fibre, di tannini (contenuti, ad esempio, in vino rosso, tè e cacao) e di calcio e fosforo (presenti soprattutto nei latticini), che sono antagonisti del ferro. Se la dieta non fosse sufficiente a reintegrare le quote di ferro necessarie a far risalire i livelli di emoglobina, si possono assumere degli integratori secondo le indicazioni del medico. Solo qualora i livelli di emoglobina dovessero scendere sotto la soglia limite dei 7 g/dl si dovrà intervenire con una trasfusione di sangue. 

Domande e Risposte

1. DOVE SI FORMANO I GLOBULI ROSSI?
Negli esseri umani e in tutti i mammiferi i globuli rossi vengono prodotti dal midollo osseo rosso - un tessuto spugnoso che si trova all’interno delle ossa, in particolare del bacino e del femore - a partire dalle cellule staminali ematopoietiche da cui si originano tulle le cellule del sangue, dietro stimolazione dell'eritropoietina, un ormone prodotto dai reni. Il midollo osseo riesce a produrre miliardi di nuovi globuli rossi al giorno, e per farlo necessita di una materia prima costituita da diversi minerali e aminoacidi, ma soprattutto dal ferro, perché questo minerale è indispensabile per “costruire” l’emoglobina, la cromoproteina (ovvero sostanza pigmentata) che costituisce la materia di base dei globuli rossi. Proprio l’emoglobina, essendo anche un pigmento, conferisce a queste cellule del sangue il tipico colore rosso vivo. 
2. CHE COSA SONO I GLOBULI ROSSI?
Sono le cellule più numerose del sangue umano, in un individuo adulto ne circolano una media di 5 milioni per ml. Si tratta di cellule molto piccole (il diametro misura circa 7-8 millesimi di millimetro), con una caratteristica forma di lente biconcava che permette loro di trasportare quanta più emoglobina possono. Quest’ultima è la sostanza proteica che li costituisce, la quale ha il compito di legarsi agli atomi di ossigeno che arriva dai polmoni, e attraverso il flusso sanguigno trasportarli a tutti i distretti del corpo. I globuli rossi sono cellule prive di nucleo, il che significa che non sono in grado di moltiplicarsi da soli; per questo devono essere prodotti in grande quantità ogni giorno dal midollo osseo. Ciascun globulo rosso vive in media 120 giorni, per poi essere degradato nella milza. 
3. QUALI SONO I VALORI NORMALI DEI GLOBULI ROSSI?
Trattandosi delle cellule più numerose del sangue e tra le più numerose del corpo (circa il 25% del totale), i loro valori nelle analisi di riferimento sono piuttosto alti, ma con un lieve margine di variabilità relativo al sesso di appartenenza e all’età. In generale, individui adulti e in buona salute hanno in circolazione una media di 5 milioni di eritrociti per millilitro di sangue. Distinguiamo, però, tra uomini e donne, e quindi:
  • Valori dei globuli rossi negli uomini adulti: tra i 4,4 e i 5,9 milioni per ml di sangue
  • Valori dei globuli rossi nelle donne adulte (non in gravidanza): tra i 3,8 e i 5,3 milioni per ml di sangue
4. COSA SIGNIFICA QUANDO I GLOBULI ROSSI SONO BASSI?
In linea di massima un numero di eritrociti sotto la media è indice di anemia, una condizione di indebolimento dell’organismo che deriva da una insufficiente produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo, che a sua volta può avere diverse cause. Esiste, ad esempio, una forma di anemia detta emolitica, che si caratterizza per una distruzione precoce degli eritrociti in fase di formazione o appena generati.
In molti casi l’anemia è solo temporanea o comunque benigna, a volte è conseguenza di emorragie (nelle donne giovani, ad esempio, può dipendere da flussi mestruali molto abbondanti), di interventi chirurgici o di una dieta troppo rigida. Per produrre i globuli rossi, infatti, il midollo osseo ha bisogno di ferro, un minerale che si trova perlopiù nei cibi di origine animale (ad esempio carne e frattaglie di bovino, uova di pesce e frutti di mare, uova di gallina), ma anche vegetali, sebbene in questo caso sia meno facilmente assimilabile dall’organismo. Persone che nella loro alimentazione quotidiana non assumono cibi ricchi di ferro possono andare in carenza e sviluppare forme di anemia detta sideropenica. Anche un insufficiente apporto di alcune vitamine, come la B12, può provocare anemia. Globuli rossi bassi si verificano anche nelle leucemie. 
5. COS’È L’EMOGLOBINA BASSA?
L’emoglobina (sigla Hb), è una molecole proteica, perlopiù costituita da ferro, che si trova nei globuli rossi e ha il compito di legarsi agli atomi di ossigeno e trasportarli in tutti i distretti del corpo. Quando è troppo bassa, in genere la causa è una carenza di ferro nell’organismo (anemia sideropenica). I valori normali di Hb si situano tra i 12 e i 16 g/dl nelle donne adulte, e tra i 13 e i 17 g/dl negli uomini adulti. Carenze fisiologiche sono legate, nelle donne, alle mestruazioni (soprattutto se abbondanti) e alla gravidanza. In generale, un’emoglobina bassa segnala un indebolimento dell’organismo che va indagato, soprattutto se i valori scendono sotto i 10 g/dl. 

 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 13 dicembre 2019
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