Globuli bianchi: cosa sono, quanti sono, a cosa servono

Globuli bianchi: cosa sono, quanti sono, a cosa servono

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Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2019

Indice:

GLOBULI BIANCHI: UN ESERCITO NEL NOSTRO SANGUE

Immagine che ritrae globuli bianchi Decisamente meno numerosi dei globuli rossi (il rapporto è di 1:1000), i globuli bianchi, o leucociti sono chiamati così in quanto non “colorati” dall’emoglobina, la cromoproteina fatta per lo più di ferro che è contenuta proprio negli eritrociti e che conferisce la caratteristica tonalità rosso rubino al nostro fluido vitale.
Sono, pertanto, anch’esse cellule del sangue altamente specializzate, suddivise in cinque sottotipi, e hanno un compito importantissimo: difendere l’organismo dalle minacce interne ed esterne.

I leucociti (da leukòs, che in greco antico significava, appunto, bianco), sono un po’ come i “soldatini” di un esercito, ciascuno con mansioni precise, e vengono prodotti soprattutto dal midollo osseo a partire dalle staminali ematopoietiche, ma in piccola parte anche da ghiandole quali il timo (che si trova nella parte superiore del petto, dietro la trachea), le tonsille, i linfonodi e la milza
Il coinvolgimento di queste linfoghiandole nel processo di generazione e di maturazione dei globuli bianchi ci dice che queste cellule fanno parte del sistema immunitario dell’organismo, e per questa ragione, in modo del tutto fisiologico, aumentano di numero quando ci ammaliamo, ad esempio di qualche infezione virale, tra cui la comune influenza.
In questi casi può capitare che proprio le ghiandole linfatiche (o linfonodi) deputati alla loro produzione, si ingrossino, sintomo di una importante reazione immunitaria dell’organismo in risposta ad un attacco patogeno. 

A seconda della loro specializzazione (vedremo meglio nel paragrafo successivo), i leucociti sono in grado di individuare i germi “nemici”, isolarli e distruggerli.
Per questa ragione è molto importante fare ogni tanto un check up del nostro stato di salute generale anche attraverso le analisi del sangue di routine.
La conta dei globuli bianchi (WBC) e dei loro sottogruppi, che troviamo sotto la dicitura di “formula leucocitaria”, ci aiuta a scoprire se stiamo “covando” delle infezioni nascoste, o delle allergie, se abbiamo il sistema immunitario indebolito, persino se abbiamo una neoplasia del sangue asintomatica.
Entriamo nel dettaglio, e andiamo a scoprire quanti e quali sono i globuli bianchi del sangue. 

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GLOBULI BIANCHI O LEUCOCITI: QUALI E QUANTI?

Abbiamo scoperto che i globuli bianchi del nostro sangue, sebbene meno numerosi dei globuli rossi, sono però molto più specializzati, suddivisi come sono in cinque sottocategorie.
Prima di andare a conoscerle, vediamo quanti leucociti circolano normalmente nell’organismo di adulti e bambini, sia uomini che donne:
  • Neonati/e: da 9 mila a 30 mila U/ml (unità per millilitro di sangue);
  • Bambini/e fino ai 2 anni: da 6 a 17 mila U/ml;
  • Bambini/e dopo i 2 anni di età e adulti/e: da 5 mila a 10 mila U/ml.
Immagine che ritrae granulociti, neutrofili e linfocitiCome si evince, anche nella conta dei globuli bianchi, sia nel bambino/a piccolo/a che nell’adulto/a esiste un buon margine differenziale individuale che dipende da molti fattori, ma che in sé non ha un significato patologico.

Diverso il caso in cui le analisi del sangue mostrino un aumento fuori norma dei globuli bianchi, condizione nota come leucocitosi, o una diminuzione importante (leucopenia). Entrambe le anomalie vanno senza dubbio indagate. Ma ci arriveremo più avanti, per ora torniamo alla classificazione dei leucociti e scopriamo denominazione e ruolo dei sottotipi.
Esistono tre principali tipologie di globuli bianchi, che li distinguono per funzione e per caratteristiche, ovvero:
Granulociti;
Monociti; 
Linfociti.

A loro volta, ciascuno si differenzia e specializza:
  • Granulociti. Si tratta di globuli bianchi “fagociti”, significa che il loro modo di difendere l’organismo dai germi patogeni è quello di individuarli e “mangiarli” (distruggerli fagocitandoli). Sono definiti granulociti, perché al loro interno sono presenti degli speciali enzimi che servono loro proprio per “digerire” i microrganismi che ingoiano. Costituiscono circa il 60% di tutti i globuli bianchi del sangue, e loro volta  si suddividono in:
Granulociti neutrofili. Sono le più numerose cellule di questo tipo, e sono dei “fagocitatori” straordinari, in particolare di batteri, riuscendo ciascuno ad “ingoiarne” fino a 20 nella loro breve vita;
Granulociti basofili. Sono decisamente pochi, ma non per questo meno importanti.
Questa categoria di globuli bianchi, infatti, è coinvolta specialmente nelle reazioni immunitarie di tipo allergico in quanto sono in grado di rilasciare istamina, che “scatena” l’infiammazione, ed eparina, sostanza che serve per aumentare la fluidità del sangue e prevenire la formazione di trombi (coaguli);
Granulociti eosinofili. Rappresentano circa l’1-2% del totale dei leucociti, e si attivano sia nelle reazioni allergiche che nelle parassitosi, ad esempio quelle intestinali dei bambini;
  • Monociti.  Spesso definiti genericamente “spazzini del sangue”, questi leucociti rappresentano circa il 10% del totale e si suddividono a loro volta in due sottogruppi:
Monociti a cellule dendritiche, sono dei “segnalatori” di minacce. In pratica marcano (perché sono in grado di individuarli), gli antigeni presenti sui microrganismi nemici e in tal modo li rendono “visibili” ai linfociti in modo tale che possano distruggerli;
Monociti macrofagi. Agiscono un po’ come i neutrofili fagociti, ma essendo più grandi e longevi di questi, sono in grado di inglobare e distruggere germi di dimensioni superiori e per tempi più lunghi. Inoltre, sono anch’essi dei marcatori di antigeni. Gli antigeni, lo ricordiamo, sono sostanze proteiche presenti sulla superficie dei microrganismi patogeni che sono in grado di innescare una reazione immunitaria da parte degli anticorpi. Se però questi antigeni non vengono riconosciuti i germi si moltiplicano indisturbati. Per tale ragione il ruolo dei marcatori è cruciale nella reazione immunitaria dell’organismo in caso di attacco infettivo;
  • Linfociti. Sono le cellule del sangue coinvolte più di tutte nell’organizzazione del sistema immunitario, ne garantiscono l’efficienza e rappresentano circa il 30% del totale.
    Si dividono in:
Linfociti B. Sono proprio questi globuli bianchi che hanno il compito di rilasciare nell’organismo gli anticorpi, ovvero sostanze proteiche a forma di Y che si legano agli antigeni dei microrganismi infettivi o delle cellule infettate e possono fare due cose: distruggerli direttamente, oppure “segnalarli” ai linfociti T affinché siano questi ad occuparsi della loro disintegrazione;
Linfociti T. Sono incredibilmente longevi (possono durare molti anni prima di “morire”) e ve ne sono di diverso tipo:
I linfociti T “helper”, che rilasciano una sostanza chiamata citochina, a sua volta responsabile di dirigere la risposta immunitaria degli altri leucociti;
I linfociti T “killer” (o citotissici) che, com'è facilmente intuibile, “uccidono” i germi infettivi rilasciando speciali molecole;
I linfociti T “memory” mantengono memoria del tipo di agente infettivo che ha attaccato l’organismo (es. un virus) anche dopo la guarigione, e si attivano immediatamente nel caso di un secondo “attacco”;
I linfociti T “regolatori”, che hanno un compito delicato: quello di controllare che gli altri linfociti T non “marchino” come nemiche le cellule sane del corpo anziché quelle infettate o neoplastiche. Attenzione: come vedremo, una loro débâcle sta dietro il meccanismo dell’autoimmunità.

Questi sono dunque i bravi soldatini del nostro sistema immunitario che, in condizioni di salute in cui non stiamo “covando” alcuna infezione, sono relativamente pochi.
Nello specifico:
  • Granulociti neutrofili: valori normali per uomini e donne tra le 2500 e le 7500 unità per ml;
  • Granulociti eosinofili: valori normali per uomini e donne tra le 100 e le 350 unità per ml;
  • Granulociti basofili: valori normali per uomini e donne tra le 15 e le 50 unità per ml;
  • Linfociti: valori normali per uomini e donne tra le 1500 e le 3500 unità per ml;
  • Monociti: valori normali per uomini e donne tra le 200 e le 800 unità per ml;
Variazioni possono dipendere anche dai valori di riferimento dei laboratori che effettuano le analisi del sangue, un fattore che va sempre considerato. 
Vediamo ora in generale che significati possono avere – nelle nostra analisi del sangue, e in particolare nella formula leucocitaria – valori superiori o inferiori alla media di globuli bianchi. 

Consulta le strutture che effettuano il Conteggio dei leucociti nel sangue e formula leucocitaria microscopica:
Leucociti nel sangue conteggio e formula leucocitaria microscopica

GLOBULI BIANCHI ALTI E BASSI

Essendo cellule che fanno parte integrante del sistema immunitario, difendendolo dalle minacce interne ed esterne, i globuli bianchi in genere diventano alti (condizione chiamata leucocitosi), soprattutto quando ci ammaliamo, quando ci viene un’infezione.
In questi casi non bisogna affatto allarmarci perché, anzi, questo incremento, che può essere davvero imponente, è segno che il corpo sta reagendo all’attacco sferrato dagli agenti patogeni  – poniamo i virus che causano l’influenza stagionale – e che nel giro poco tempo sarà in grado di riportarci allo stato di salute eliminando tutti i germi.

Quello che sperimentiamo in caso di malattia infettiva – e che ci fa capire di stare male – è la reazione del nostro “esercito” di difesa che sfodera il suo armamentario al completo, che include o può includere:
  • Febbre: l’aumento della temperatura del corpo serve a indebolire i germi infettivi;
  • Sonnolenza e stanchezza: abbiamo bisogno di riposo per combattere al meglio un attacco patogeno;
  • Ingrossamento dei linfonodi: segno che in queste linfoghiandole stanno maturando i linfociti e gli altri globuli bianchi che andranno a ingrossare le file dell’esercito di difesa.
A seconda del tipo di leucociti che aumentano di numero nel sangue, i medici possono anche intuire che tipo di infezione ci abbia colpito.
Ad esempio:
  • Se ad aumentare sono soprattutto i granulociti neutrofili (neutrofilia), è probabile che in atto ci sia un’infezione batterica acuta (un tipico esempio sono le malattie esantematiche dei bambini, ma anche le otiti o le tonsilliti), oppure un trauma (come ad esempio un infarto o una frattura);
  • Se ad aumentare sono invece i granulociti eosinofili probabilmente siamo di fronte a una crisi  allergica (ad esempio di pollinosi o “febbre da fieno”) o ad una parassitosi intestinale (come i classici vermi dei bambini, gli ossiuri);
  • Se ad aumentare sono i linfociti, è più probabile un’infezione virale acuta (ad esempio mononucleosi), mentre i monociti aumentano in molti i tipi di infezioni o di infiammazioni sia acute che croniche.
Foto che ritrae donna con febbreCome approfondiremo più avanti, però, ci sono dei casi in cui a un aumento dei globuli bianchi non si associa una condizione di malattia, almeno in apparenza, ma proprio la leucocitosi può essere spia di patologie sub-infiammatorie, autoimmuni o addirittura di leucemie.
Ci sono poi situazioni che portano a un innalzamento del numero di globuli bianchi che sono in parte fisiologiche (gravidanza, forti stress, allenamento sportivo intenso), o conseguenti a interventi chirurgici e a eventi traumatici quali ustioni e/o avvelenamenti,  e infine conseguenza di abitudini tossiche quali il tabagismo.
Anche l’assunzione di alcuni farmaci, come ad esempio i corticosteroidi, può influire sulla produzione dei leucociti.

Ma le anomalie nella conta dei globuli bianchi non riguardano solo un loro aumento nel sangue. Anche la leucopenia (globuli bianchi bassi), può avere un significato patologico. 
Quando il numero globale di queste cellule scende al di sotto della soglia-limite di 3500 unità per ml di sangue di solito è perché si riducono i leucociti più numerosi, ovvero i linfociti (linfocitopenia) e i granulociti neutrofili (neutropenia). Le cause che comportano questo calo possono essere svariate, in alcuni casi dipendono da un problema a livello di midollo osseo, il tessuto spugno che si trova all’interno di ossa lunghe (es. esempio femore) o piatte (es. le ossa del bacino), deputato proprio alla produzione (ematopoiesi) di tutte le cellule del sangue. 

Oppure dipendere da altro genere di malattie (al fegato, ad esempio), o, spesso, derivare da infezioni, così come da assunzione di farmaci (per lo più antibiotici), e persino da diete troppo restrittive o sbilanciate.
Nella sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS conclamata), occorre monitorare costantemente il numero dei linfociti T, perché se scendono sotto la soglia delle 200 unità per ml di sangue i rischi per la salute sono altissimi, dal momento che il corpo non è più in grado di difendersi da infezioni anche minime
Infine, sottoporsi a cicli di chemio-radio terapia ha effetti importanti sul sistema immunitario, che ne viene indebolito.

Vediamo una lista di alcune delle possibili cause di leucopenia:
  • Malattie del midollo osseo (virali, deficit congeniti, di natura autoimmune);
  • Sarcoidosi (malattia infiammatoria che può colpire più organi e tessuti del corpo);
  • Gravi infezioni che determinano una “strage” di globuli bianchi;
  • Anemia aplastica (o aplasia midollare), una patologia che comporta la insufficiente produzione di cellule del sangue (inclusi i leucociti), a causa di un danno alle cellule ematopoietiche del midollo osseo; 
  • HIV
  • Sindrome di Kostmann (una condizione congenita che comporta una ridotta produzione di granulociti neutrofili);
  • Lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide (malattie autoimmuni sistemiche);
  • Tubercolosi e altre gravi infezioni batteriche.
Tuttavia talvolta accade che alcuni globuli bianchi, anziché generare anticorpi da dirigere contro cellule infette o germi patogeni, li rilasciano contro cellule sane del corpo stesso, innescando una reazione infiammatoria inutile, ma soprattutto dannosa.
Stiamo parlando delle malattie autoimmuni

I GLOBULI BIANCHI E LE MALATTIE AUTOIMMUNI

Le malattie autoimmuni sono un eterogeno gruppo di patologie (finora se ne sono contate oltre 80), che hanno la caratteristica di essere autoindotte.
Per capire come si originano, dobbiamo tornare al funzionamento del sistema immunitario e delle sue componenti, ovvero i globuli bianchi. In condizioni di salute, queste cellule del sangue sono in grado di riconoscere gli antigeni (molecole proteiche) presenti sulla superficie di microrganismi patogeni che rendono questi ultimi diversi dalle cellule del corpo e dai microrganismi commensali (non patogeni). A quel punto basta “marcare” le cellule e i germi (virus, batteri, funghi ecc.) anomali, che sono potenzialmente dannosi, e distruggerli con azione mirata. 
Un processo che può essere anche lungo e difficile, durante il quale in genere avvertiamo sintomi quali febbre, dolori, debolezza, e che può necessitare dell’ausilio di farmaci. Ma che ci permette di guarire.

Nell’esordio delle patologie autoimmuni, invece, accade il contrario.
Cellule sane del corpo vengono percepite come non facenti parte dell’organismo (non self), scambiate e marcate come nocive, e pertanto attaccate e distrutte dagli stessi globuli bianchi che dovrebbero proteggerle. Ma perché questo errore? 
Quando si innesca una reazione autoimmune i linfociti rilasciano degli autoanticorpi che possono essere di due tipi: specializzati nell’attaccare cellule di un solo organo o tessuto (es. tiroide, pelle, pancreas, fegato, intestino), e generici, che quindi possono aggredire un po’ tutte le cellule sane di qualunque organo o apparato. In questo secondo caso parliamo di malattie autoimmuni sistemiche, che possono principiare in un’area o tessuto ed estendersi ad altre. Un tipico caso è il lupus eritematoso sistemico. 

Fotografia che raffigura una donna con eruzioni cutaneeRitorniamo alle possibili cause: perché il sistema immunitario si comporta in questo modo autodistruttivo? Difficile a dirsi anche per gli scienziati che da decenni studiano il fenomeno dell’autoimmunità.
Sicuramente esistono dei fattori di rischio, quali l’essere donna, l’aver subito forti stress anche di tipo traumatico, la familiarità. Le ipotesi finora studiate, in attesa di conferme scientifiche, si sono orientate su cause scatenanti ambientali quali l’esposizione ai raggi UV, o a sostanze tossiche (es. fumo di sigaretta, inquinanti chimici o metalli quali il mercurio), dieta inadeguata, specialmente nella prima infanzia, associati a una sorta di predisposizione genetica da accertare. 
Inoltre, spesso, l’autoimmunità si innesca a seguito di una reazione immunitaria “corretta” (es. dopo un’infezione virale acuta), come se il sistema immunitario andasse in loop. Se la causa, dunque, appare quasi certamente multifattoriale, l’incidenza è in aumento, tanto che nei Paesi occidentali le patologie autoimmuni colpiscono circa il 5% della popolazione, con una notevole prevalenza delle donne.
La caratteristica dell’autoimmunità è che, una volta insorta, non può essere bloccata: pertanto la sindrome infiammatoria che ne deriva diventa cronica. Una malattia autoimmune può esordire in qualunque momento della vita, ma talvolta i sintomi premonitori si palesano anni prima che la malattia “esploda”.

I disturbi che possono insospettire sono, logicamente, differenti a seconda della patologia, sia nelle caratteristiche che nella gravità, ma se volessimo fare una lista volutamente generalizzata, potremmo includere:
  • Debolezza, sovente senso di affaticamento simile alla prostrazione;
  • Anomalie del sistema neurovegetativo
  • Febbre o febbricola;
  • Dolori diffusi;
  • Dimagrimento e inappetenza;
  • Vertigini;
  • Debolezza muscolare, perdita di forza;
  • Rigidità e dolore articolare, con gonfiore delle piccole articolazioni;
  • Eruzioni cutanee.
Vediamo ora un elenco delle più comuni malattie autoimmuni, alcune sistemiche (o multiorgano) altre  localizzate: Come anticipato, però, di patologie riconosciute come sicuramente autoimmuni ve ne sono almeno 80, per lo più rare, seppur in aumento. Attualmente per la maggior parte di queste sindromi infiammatorie non vi è cura, intesa come possibilità di guarigione.
Va detto che un’altra peculiarità di queste patologie è il fatto di avere un andamento irregolare, alternando periodi di acutizzazione dei sintomi, ad altri di quasi completa remissione. Resta la prognosi di cronicità, che determina la necessità, in molti casi, di dover assumere farmaci a vita

Tra questi si annoverano gli immunomodulanti, che vanno ad agire proprio sul sistema immunitario inibendone la reazione anomala, e i corticosteroidi che hanno il compito di spegnere l’infiammazione prima che faccia troppi danni.
Per coloro che non rispondessero alla terapia immunosoppressiva (o immunomodulante), sono oggi disponibili i farmaci cosiddetti biologici, che vengono “tarati” sul paziente e che si basano sull’azione di anticorpi “artificiali” (detti monoclonali), che vanno a neutralizzare all’origine la reazione immunitaria. Si tratta della nuova frontiera della medicina, utilizzata con buon successo anche contro alcune forme tumorali. 

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LE LEUCEMIE 

Un aumento dei globuli bianchi in assenza di malattia infettiva può essere sintomo di leucemia? Si tratta di una domanda del tutto legittima, che magari talvolta è capitato anche a noi di porci.
La leucemia, o meglio sarebbe dire le leucemie, sono infatti neoplasie del sangue che hanno spesso un esordio subdolo, silenzioso, con pochi sintomi. E pertanto, è corretto affermare che anche una conta dei leucociti fuori norma, in assenza di veri disturbi, può indirizzare i medici verso una diagnosi che può far paura. Le leucemie sono quindi tumori che colpiscono le cellule del sangue e il midollo osseo, e che comportano una anomalia nella produzione delle stesse a favore di cellule neoplastiche. 

Immagine che ritrae il trattamento della leucemiaCome abbiamo visto, il processo di continuo ricambio di globuli bianchi (ma anche di globuli rossi, e di piastrine), viene promosso dal midollo osseo rosso e partire da cellule staminali emopoietiche, ovvero le progenitrici della cellule del sangue. A causa di un danno al DNA queste cellule diventano staminali leucemiche e danno origine a propri “cloni”, che invadono il sangue e ne compromettono le normali funzioni. In tal modo il corpo si indebolisce in modo irreparabile. 
Le leucemie vengono spesso scoperte da un emocromo anomalo, ove appaiono in numero superiore alla norma soprattutto i globuli bianchi, ma in realtà non sono solo i leucociti a diventare neoplastici. Se, infatti, l’errore genetico coinvolge le staminali emopoietiche mieloidi (da cui si originano globuli rossi, piastrine e globuli bianchi non linfociti), si parla di leucemia mieloide, se, invece, le cellule neoplastiche sono quelle linfoidi (da cui si originano i linfociti B e T), allora avremo la leucemia linfoide o linfoblastica. 

Entrambe le due principali tipologie di leucemia possono essere acute, con insorgenza improvvisa e progresso rapido e aggressivo della neoplasia, oppure croniche, con un andamento lento e quasi asintomatico. Le forme acute si verificano con più frequenza in età giovanile e infantile (25% del totale delle neoplasie pediatriche), quelle croniche in età avanzata, con le dovute eccezioni. In tutti i casi, comunque, stiamo parlando di cancro, quindi di tumori del sangue maligni, che vanno diagnosticati e curati con tempestività. 
In generale, un considerevole aumento dei globuli bianchi totali, e in particolare dei linfociti (nell’ordine di decine di migliaia per ml di sangue), costituisce una spia importante, così come un emocromo alterato anche nelle concentrazioni delle altre cellule ematiche.

Vediamo con più precisione le quattro tipologie di leucemia più diffuse:
  • Leucemia linfoblastica acuta. Rappresenta circa l’80% di tutte le leucemie infantili (fino ai 14 anni);
    Viene causata, come anticipato, da una mutazione del DNA delle staminali ematopoietiche linfoidi, da cui deriva una proliferazione incontrollata di linfociti cancerosi. I globuli bianchi aumentano a danno dei globuli rossi e delle piastrine, e i sintomi che ne conseguono sono: pallore e anemia, dimagrimento, debolezza, comparsa di macchie rosse e di lividi spontanei sulla cute, febbre o febbricola, epistassi (sangue dl naso) frequente. La buona notizia è che questa leucemia molto aggressiva oggi viene curata con buon successo e porta alla totale guarigione l’80% dei piccoli/e pazienti;
  • Leucemia linfoblastica cronica. A differenza della forma acuta, la leucemia linfoblastica cronica colpisce prevalentemente gli anziani/e e spesso viene diagnosticata per caso, perché non provoca sintomi se non in fasi avanzate. Tra questi: ingrossamento di linfonodi, della milza e del fegato, dimagrimento, astenia, battito irregolare, stanchezza, febbricola. Spesso non necessita di cure specifiche, ma di un monitoraggio attivo, e solo quando le condizioni generali si aggravano e la proliferazione neoplastica aumenta, si può passare alla chemioterapia;
  • Leucemia mieloide acuta. Anche questo tipo di leucemia colpisce prevalentemente in età pediatrica (13% di tutte le leucemie dei bambini/e) ed è causata da una mutazione cancerosa delle cellule staminali mieloidi da cui si originano tutte le cellule del sangue tranne i linfociti, e che pertanto vanno ad accumularsi nel midollo osseo, compromettendone la funzionalità.
    I sintomi sono simili a quelli della forma linfoblastica acuta, ma nelle analisi i globuli bianchi risultano inferiori alla norma, così come anche globuli bianchi e piastrine. La leucemia mieloide acuta, così come quella linfoblastica acuta, rispondono bene al trapianto delle staminali emopoietiche, oltreché alle cure tradizionali con i chemioterapici. Ottimi risultati anche dall’immunoncologia con l’utilizzo degli anticorpi monoclonali
  • Leucemia mieloide cronica. Più rara delle altre forme di leucemia, la mieloide cronica colpisce con più frequenza gli adulti di età tra i 30 e i 50 anni ed è pressoché asintomatica. Nelle analisi del sangue, però, si manifesta con una conta anomala dei granulociti neutrofili (che risultato aumentati) e dei granulociti basofili, così come delle piastrine.
    Questa forma rara di leucemia è causata dalla creazione, a livello di staminale mieloide, di un cromosoma neoplastico definito Philadephia Ph+ da cui si originano i neutrofili cancerosi. La malattia può provocare un aumento notevole delle dimensioni della milza. Una volta diagnosticata, la leucemia mieloide cronica è curabile con un farmaco da assumersi oralmente, i cui principi bloccano l'alterazione cromosomica riportando i leucociti neutrofili alla normalità. 
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DOMANDE e risposte

1. QUANTI SONO I GLOBULI BIANCHI?
I globuli bianchi sono cellule del sangue prodotte dal midollo osseo che hanno principalmente funzione di difesa, facendo infatti parte del sistema immunitario dell’organismo. In condizioni di salute non sono tantissimi, ne vengono prodotti ogni giorno dal midollo osseo una media di 100 miliardi in totale (un'inezia rispetto ai globuli rossi) che equivale a una concentrazione di leucociti per millilitro di sangue situata tra le 5 mila e le 10 mila unità. Ma attenzione, a differenza dei globuli rossi, i globuli bianchi non sono tutti uguali, e si suddividono in cinque sottocategorie principali, che hanno una presenza più o meno consistente nel sangue. Ecco le percentuali in media (nell’adulto, e in stato di salute), dai più numerosi ai meno numerosi:
  • Granulociti neutrofili: tra il 55% e il 75% sul totale;
  • Linfociti: tra il 20% e il 40% sul totale;
  • Monociti: tra il 2% e l’8% sul totale;
  • Granulociti eosinofili: tra l’1% e il 4% sul totale;
  • Granulociti basofili: fino all’1% sul totale.
2. DOVE VENGONO PRODOTTI I GLOBULI BIANCHI?
I globuli bianchi, così come le altre cellule del sangue (la parte corpuscolata che comprende anche i globuli rossi e le piastrine) vengono tutti prodotti dal midollo osseo rosso, il tessuto interno, spugnoso, delle ossa lunghe e delle ossa piatte (tra cui femore e bacino).
Il processo di generazione dei leucociti (altro nome dei globuli bianchi), viene denominato ematopoiesi (o emopoiesi) e si attua a partire dalle cellule staminali ematopoietiche che si suddividono nella linea linfoide (da cui si sviluppano i linfociti B e T), e nella linea mieloide (da cui si sviluppano tutti gli altri globuli bianchi, ma anche i globuli rossi e le piastrine). Nel processo di generazione e di maturazione dei leucociti, però, entrano in gioco anche altri organi (o meglio, ghiandole), che fanno parte del sistema immunitario, ovvero i linfonodi, le tonsille, il timo (ghiandola endocrina che si trova più o meno nella zona retrosternale) e la milza. 

3. QUANDO I GLOBULI BIANCHI SONO ALTI?
Quando si effettua la conta del globuli bianchi (WBC) nelle analisi del sangue, occorre distinguere le diverse categorie in cui si suddividono queste cellule altamente specializzate in quella che viene definita formula leucocitaria. Variazioni nella conta globale dei leucociti, infatti, spesso derivano da un aumento delle sottocategorie più numerose, che sono i granulociti neutrofili e i linfociti.
Un aumento (leucocitosi) può avere diverse cause, ma in linea di massima si osserva quando vi è un’infezione in atto, sia acuta che cronica, e l’aumento è maggiore quando l’attacco infettivo sia di natura virale. Infatti in questi casi i globuli bianchi – che fanno parte del sistema immunitario dell’organismo – vengono prodotti massicciamente per opporsi all’attacco patogeno e distruggere i microrganismi infettivi. Tale impennata dei leucociti nel sangue non deve impensierire, si tratta di un fenomeno fisiologico destinato a rientrare una volta che la malattia sia stata superata. Diverso il caso in cui aumentino, ad esempio, gli eosinofili e basta (tipico delle forme allergiche), mentre un aumento importante dei leucociti senza apparente sintomatologia infettiva, può purtroppo indicare una neoplasia del sangue (leucemia) o  una malattia del midollo osseo, come ad esempio il rilascio di globuli bianchi ancora immaturi. 

4. QUANDO SI ABBASSANO I GLOBULI BIANCHI?
Se l’aumento dei globuli bianchi del sangue viene definito leucocitosi, una diminuzione si definisce leucopenia, e può avere diverse cause. Ad esempio, può essere determinata da infezioni, specialmente batteriche acute, da HIV, malattie congenite e acquisite del midollo osseo, malattie autoimmuni, malattie neoplastiche, assunzione di alcuni farmaci (es. antibiotici), chemioterapia ecc. Per stabilire la causa della leucopenia e fare una diagnosi occorre pertanto associare questo esame ad altre indagini di laboratorio ed eventualmente strumentali, e valutare il quadro clinico generale del paziente, così come l’età e la eventuale compresenza di patologie croniche che prevedano terapie farmacologiche. La leucopenia in caso di infezioni è sempre transitoria. 

5. COSA VUOL DIRE AVERE GLOBULI BIANCHI NELLE URINE?
In generale, la presenza di leucociti nelle urine è fisiologico. Se, però, la concentrazione supera le 10 unità per millilitro di urina, potrebbe essere spia di una infezione alle vie urinare (IVU), come ad esempio una cistite. Altre possibili cause: un trauma nella zona uro-genitale, per gli uomini una prostatite (infiammazione della prostata), ma anche diabete mellito e tumore ai reni. Anche il rene policistico, una patologia genetica che comporta la formazione di cisti sierose nei reni, può dare come sintomo una leucocitosi. In ogni caso, soprattutto se vi è il sospetto di una infezione urinaria o renale, il campione in cui siano stati misurati troppi globuli rossi va sottoposto ad urinocoltura. 
 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 29 dicembre 2019