Il Ginocchio: dolore, cause, sintomi e diagnosi

Il Ginocchio: dolore, cause, sintomi e diagnosi
16 ottobre 2017

Ricerca e Prevenzione

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Com'è fatto

ginocchio-legamenti-strutturaIl ginocchio è situato nella parte mediana della gamba, ed è un’articolazione. Ciò significa che funge da raccordo tra la coscia e il polpaccio, e permette alle gambe di piegarsi, ruotare e distendersi.

Senza la funzionalità del ginocchio sollevarsi, camminare o correre diventerebbero imprese quasi impossibili, ma proprio per la sua funzione centrale nel movimento e la grande usura a cui è sottoposta nel corso dell’intera esistenza, questa delicata articolazione è soggetta a problemi e malattie, nonché a malformazioni o degenerazioni.

Ma vediamo per prima cosa quali sono le strutture che compongono le nostre ginocchia.
  • Legamenti: strutture fibrose di sostegno che rendono stabile l’articolazione. In tutto sono 4: collaterale mediale (Lcm), collaterale laterale (Lcl), crociato anteriore (Lca) e crociato posteriore (Lcp).
  • Menischi. Strutture cartilaginee che danno fluidità ai movimenti. Sono due, uno mediano e uno laterale, strategicamente situati tra il femore e la tibia permettendone lo scivolamento l’una sull’altra senza traumi. In pratica fungono un po’ da ammortizzatori.
  • Muscoli. Come i legamenti, anche i muscoli che si collegano al ginocchio ne garantiscono la stabilità, forniscono sostegno e naturalmente spinta al movimento. Sono due: il quadricipite nella parte anteriore dell’articolazione, e il bicipite femorale in quella posteriore.
  • Ossa. Sono 4, e precisamente
    • Femore, l’osso della parte superiore della gamba (coscia).
    • Tibia, l’osso centrale della gamba.
    • Perone, l’osso più sottile parallelo alla tibia e laterale rispetto a questa.
    • Rotula, un osso rotondo delle dimensioni di un sasso che serve da protezione all’articolazione, specialmente quando ci inginocchiamo.
 

Ginocchio varo e ginocchio valgo

Non sempre l’articolazione del ginocchio si sviluppa in modo corretto, ed è la ragione per cui le gambe appaiono “storte”. Le deformità che possono colpire le ginocchia durante lo sviluppo sono due: ginocchio varo (gambe da fantino o ginocchia a O) e ginocchio valgo (o gambe a X). Vediamole entrambe:
  • Ginocchio varo Si tratta di una deviazione assiale della parte inferiore della gamba verso l’esterno, perché tibia e perone non essendo allineate, formano un angolo ottuso aperto verso il ginocchio dell’altra gamba. Visivamente questa deformazione si evidenzia per dare alle gambe il tipico aspetto ad arco. Il problema insorge dopo i 36 mesi di età del bambino, perché prima di questa fase della sua crescita è perfettamente normale che le gambette siano un po’ arcuate. Questo difetto può essere più o meno accentuato, e le cause non sono quasi mai evidenti, a meno che la deviazione non sia conseguenza di un trauma (es. una frattura), o di una malattia ossea (es. rachitismo). Il ginocchio varo non è solo un problema estetico, con il passare degli anni – a causa della anomala distribuzione del peso corporeo – può portare ad un’artrosi precoce o pesino ad uno schiacciamento dei menischi.
  • Ginocchio valgo Difetto speculare rispetto all’altro. In questo caso la deviazione di tibia e perone è verso l’interno e per tale ragione le gambe assumono la classica forma a X. A differenza del ginocchio varo, il valgo non si può definire come tale prima dei 7 anni di età, perché fino a questa fase di crescita è normale che tibia e perone siano un po’ spostate verso l’interno. Dopo i 10 anni, se la deviazione non solo persiste ma si accentua, allora si parla di valgismo vero e proprio
Come intervenire: le deviazioni delle ginocchia si possono correggere? Dipende. In età infantile o giovanile, se i due difetti sono lievi, può essere sufficiente l’uso di calzature con plantari anatomici su misura e la ginnastica. Se, però, valgismo o varismo sono di grado severo, allora si può ricorrere alla chirurgia. L’intervento prevede una limatura della tibia con eventuale inserimento di placche in titanio.
 

Principali patologie

Il ginocchio, come anticipato, è un’articolazione per natura soggetta a usura e microtraumi, ma quanto più la sollecitiamo – ad esempio facendo attività sportiva intensa o svolgendo lavori pesanti – tanto maggiori saranno i rischi di comprometterne l’integrità. Va però subito chiarito che la sedentarietà è altrettanto deleteria per muscoli, ossa e legamenti, quanto sforzi eccessivi. Vediamo quali sono le principali patologie che possono colpire il ginocchio dall’infanzia fino all’età più adulta.
  • Artrosinovite. È l’infiammazione della membrana sinoviale che avvolge l’articolazione. Colpisce tipicamente i bambini e la causa è quasi sempre di natura infettiva. I sintomi sono gonfiore e arrossamento del ginocchio, accompagnati da dolore. L’artrosinovite si cura con riposo, antinfiammatori ed eventualmente antibiotici una volta che si sia stabilito quale batterio abbia prodotto l’infezione attraverso un esame del sangue.
  • Osteocondrosi. Si manifesta durante la crescita, in età adolescenziale. La parte anteriore del ginocchio appare dolorante e infiammata, e la causa è da riscontrarsi in un difetto nella strutturazione delle cartilagini dell’articolazione che ancora non si sono trasformate in osso. Non a caso l’osteocondrosi in genere si risolve fisiologicamente una volta che lo sviluppo dell’apparato locomotore sia completato. Se, però, il dolore dovesse presentarsi continuativamente e diventare invalidante, è necessario sottoporsi a ulteriori controlli dall’ortopedico.
  • Ostecondrite. Anche in questo caso parliamo di una patologia che insorge in età giovanile, ma probabilmente per cause genetiche. Il sintomo è il dolore al ginocchio con difficoltà nel movimento, provocato da una insufficiente ossigenazione del tessuto cartilagineo. In pratica l’area non viene irrorata di sangue nella quantità corretta e così la porzione di cartilagine tende a staccarsi dalla sua sede e a formare una sorta di nodulo duro che si “incastra” nell’articolazione (tofo articolare). L’osteocondrite può risolversi da sola con riassorbimento del tofo, ma talvolta ciò non accade ed è necessario intervenire con la chirurgia artroscopica (tecnica mininvasiva che permette di non “aprire” l’articolazione) per riattivare la circolazione sanguigna delle cartilagini.
  • Sindrome della bendelletta ileo-tibiale. Infiammazione dei tendini della parte destra dell’articolazione. Di solito è provocata da sforzi ripetuti effettuati senza opportuno riscaldamento che generano microtraumi lesionando il tendine o alcune sue fibre. I sintomi sono tipici di ogni infiammazione: dolore, gonfiore, difficoltà nei movimenti. La cura consiste in riposo (fondamentale!) ed eventualmente nell’assunzione di farmaci antinfiammatori. Anche la fisioterapia può aiutare a recupere pienamente la funzionalità articolare, ma in caso di forte dolore l’ortopedico può effettuare delle infiltrazioni di acido ialuronico direttamente sulla zona infiammata.
  • Tendinite rotulea. Come intuibile, si tratta dell’infiammazione del robusto tendine rotuleo dovuta a microlesioni nelle sue fibre, in genere conseguenza di sforzi ripetuti e sollecitazioni dell’articolazione. Non è un caso se ne siano colpiti con maggiore frequenza gli sportivi, ad esempio i giocatori di pallacanestro o di pallavolo. Il sintomo principale è il dolore, che compare soprattutto quando si piega il ginocchio. La cura? Consiste nello stare a riposo astenendosi da allenamenti o sollecitazioni del ginocchio infiammato, assunzione eventuale di antinfiammatori, uso del ghiaccio per calmare il dolore e attenuare il gonfiore. Come per tutte le tendiniti, anche in questo caso è consigliabile la fisioterapia, o altre tecniche curative come la laserterapia, la ionoforesi, gli ultrasuoni, la massoterapia.
  • Spostamento o lussazione della rotula. Come abbiamo visto, la rotula è un osso rotondeggiante che si trova anteriormente, e che serve per proteggere l’articolazione del ginocchio. A causa di traumi, cadute, sforzi eccessivi, movimenti scomposti, questo osso può spostarsi o uscire dalla sua sede (lussazione). Il sintomo è un dolore molto forte che si accentua quando si piega il ginocchio o si cammina. Una volta diagnosticato il problema (attraverso una radiografia o una TAC), si procede a valutare i possibili interventi. Se il problema è lieve può essere sufficiente indossare un tutore rigido e sottoporsi a terapia riabilitativa fono a regressione dei sintomi. Se però così non fosse, si può effettuare un intervento chirurgico in artroscopia per riposizionare la rotula in sede.
  • Frattura della rotula. Si verifica soprattutto a seguito di cadute o incidenti. Il sintomo è un dolore molto forte, ma naturalmente non basta per la diagnosi. Si procede in questi casi ad una radiografia per evidenziare il danno subito dall’osso. La terapia prevede necessariamente l’ingessatura del ginocchio per circa un mese
  • Lesioni dei menischi. I menischi del ginocchio – due per ciascuno – sono dei “cuscinetti” di cartilagine che hanno lo scopo di permettere lo scivolamento delle ossa dell’articolazione e di attutire i carichi. Possiamo immaginarli un po’ come delle guarnizioni in gomma dura. Proprio per la loro funzione così vulnerabile all’usura, nel corso degli anni tendono ad assottigliarsi, ma il rischio maggior che corrono è quella di lacerarsi per eccesso di sollecitazioni. Questo può facilmente accadere agli sportivi, e in particolare chi pratichi giochi un po’ “duri”, che prevedano il contatto fisico come il calcio o il rugby, oppure agli atleti e ai ginnasti che impegnano intensamente le gambe nelle loro specialità. I sintomi di una lesione del menisco o dei menischi (se coinvolti entrambi), o addirittura di una rottura sono: dolore intenso, edema del ginocchio, difficoltà a muovere la gamba e a piegare il ginocchio, fino al blocco dell’articolazione. La diagnosi spetta all’ortopedico, che valuterà l’entità del danno attraverso un’analisi obiettiva e opportune pressioni sulle zone interessate, cui farà eventualmente seguito una TAC o una risonanza magnetica. Una lesione lieve può risolversi da sola, ma se il menisco è rotto, le possibili soluzioni sono due:
    • Meniscectomia artroscopica: asportazione in genere parziale del tessuto lesionato effettuata in artroscopia (con mini incisioni e l’uso di strumenti chirurgici miniaturizzati). Le parti di menisco eliminate si possono sostituire con piccole protesi biocompatibili o con l’autotrapianto di tessuto cartilagineo dello stesso paziente
    • Sutura meniscale. Si effettua in pazienti giovani quando i due lembi di menisco si siano “strappati” in modo netto. Come intuibile, infatti, tali bordi vengono ricuciti insieme
 

Artrosi del ginocchio

L’artrosi del ginocchio, o gonartrosi, è una delle malattie articolari più diffuse tra le persone anziane. Purtroppo in caso di lesioni o fratture in età giovanile o adulta, le probabilità di soffrire di gonartrosi anche precocemente aumentano moltissimo. L’artrosi è un fenomeno fisiologico legato all’età e al logoramento delle articolazioni, e si manifesta con il progressivo assottigliamento del tessuto cartilagineo che in pratica si consuma. Pe tale ragione le ossa – in questo caso del ginocchio – finiscono per confliggere provocando dolore, irrigidimento e infiammazione. Altri fattori di rischio che possono favore la gonartrosi sono:
I sintomi sono il dolore, la difficoltà a camminare fino alla zoppia vera e propria, una condizione altamente invalidante. Le soluzioni sono semplicemente sintomatiche, perché purtroppo il processo degenerativo dell’artrosi è irreversibile. In genere il paziente viene sottoposto a infiltrazioni di acido ialuronico per migliorare la lubrificazione dell’articolazione consentendo il movimento e riducendo il dolore. Anche la fisioterapia in alcuni casi può aiutare, così come i trattamenti osteopatici e le cure termali. In caso di obesità naturalmente è consigliabile dimagrire per non sottoporre l’articolazione ad ulteriore affaticamento. Solo in casi estremi si procede all’impianto di una protesi.
 

Attenti ai legamenti

Abbiamo volutamente lasciato per ultime le strutture del ginocchio che in realtà sono più soggette a lesioni di vario tipo: i legamenti. Come anticipato, sono fatti di robusto tessuto fibroso che fornisce stabilità e coesione all’articolazione. Grazie a loro possiamo effettuare movimenti di ogni tipo sicuri che le nostre ginocchia “tengano”. Ma è proprio a causa della loro funzione di protezione che i legamenti, per quanto elastici e forti possano essere, sono sempre e rischio di subire traumi in grado di danneggiarli, fino alla rottura.

Un classico esempio è la distorsione del ginocchio: un incidente comune che appunto interessa i legamenti. Sono traumi che possono capitare a tutti, ma in percentuale chi è più soggetto a questo tipo di infortuni sono gli sportivi, ancor più se di professione, in particolare sciatori, calciatori, tennisti. Abbiamo visto che i legamenti del ginocchio sono 4, ma i più vulnerabili ai traumatismi sono i crociati: anteriore (Lca) in assoluto il più a rischio anche per la sua posizione, e posteriore (Lcp), chiamati così perché si incrociano all’interno del ginocchio “contenendo” nella loro rete l’articolazione.

Quali sono i sintomi di una lesione o una rottura dei crociati? Ecco cosa può succedere:
  • Dolore acuto accompagnato da un suono simile ad un “crack”, che annuncia lo strappo delle fibre
  • Versamento di sangue interno
  • Edema
  • Difficoltà o impossibilità a muovere l’articolazione
Come si interviene in questi casi? La prima cosa da fare è immobilizzare il ginocchio e contenere l’edema e il versamento di sangue con una borsa del ghiaccio, ma subito dopo ci si deve presentare al pronto soccorso onde evitare danni ulteriori. Gli esami diagnostici che permettono di individuare l’entità della lesione sono la TAC o la radiografia e la risonanza magnetica. Se il crociato è rotto, l’unica soluzione possibile è la sua ricostruzione, attraverso la chirurgia artroscopica, un intervento oggi mininvasivo che permette un pieno recupero della funzionalità dell’arto. Tuttavia, questo tipo di operazione ricostruttiva, in cui i legamenti rotti vengono sostituiti con tendini prelevati dallo spesso paziente, si effettuano prevalentemente su soggetti giovani. La fase post operatoria prevede l’assunzione di farmaci antitrombotici, antibiotici e antinfiammatori, e l’uso delle stampelle per almeno un mese. Si può riprendere a fare sport dopo circa sei mesi dall’intervento. In presenza di preesistenti malattie articolari o nei soggetti anziani si evita di intervenire. In linea di massima le lesioni meno gravi dei crociati si curano con riposo, l’uso di un tutore rigido che immobilizzi il ginocchio finché la cartilagine non si sia rimarginata, e la fisioterapia.


 

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