Ostetricia e Ginecologia - Visita Ginecologica e prestazioni

Ostetricia e Ginecologia - Visita Ginecologica e prestazioni

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Ultimo aggiornamento: 03 gennaio 2019

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Ginecologia e ostetricia: le differenze

Immagine che ritrae marito e moglie nello studio del ginecologo alla prima visita.La ginecologia e l’ostetricia sono due specializzazioni mediche associate ma non del tutto sovrapponibili. La ginecologia è la branca specialistica che si occupa di studiare il funzionamento dell’apparato riproduttivo femminile – vagina, utero, ovaie, tube di Falloppio e seno – e le patologie e le disfunzioni che possono colpirlo.

L’ostetricia ha come oggetto di interesse tutto il processo della gravidanza dal concepimento fino al parto. La divisione tra i due ambiti non è netta, perché il ginecologo è anche ostetrico, ma non vale il contrario. Un ginecologo è prima di tutto un medico (laureato in medicina e chirurgia), che ha scelto come specializzazione la ginecologia e l’ostetricia, mentre un ostetrico ha conseguito una laurea breve in ostetricia, pertanto segue la donna esclusivamente nella fase della gravidanza e durante il parto ma non può, ad esempio, effettuare un taglio cesareo.

Pertanto in questa sezione di approfondimento consideriamo come figura di riferimento quello dello specialista in ginecologia e ostetricia. Per ogni donna, a partire dall’età adolescenziale fino alla post menopausa, il rapporto con il proprio ginecologo/a è fondamentale, perché la salute degli organi riproduttivi e la regolarità del ciclo mestruale sono cruciali per il benessere di tutto il corpo. Per questa ragione è importante sottoporsi regolarmente ai controlli, specialmente una volta che si diventi sessualmente attive, e quindi non limitarsi alle visite d’obbligo durante la gravidanza.

Lo specialista in ginecologia e ostetricia segue la donna e la supporta nelle sue scelte più intime, dal tipo di contraccettivo alla possibilità di avvalersi di un percorso di procreazione assistita, dalla gravidanza alla menopausa. Ma soprattutto è un alleato nella lotta alle principali patologie o anomalie che nel corso della vita possono colpire e/o danneggiare questi delicati organi femminili e le loro funzioni: neoformazioni (non necessariamente tumorali, ma anche cisti, noduli, fibromi), disfunzioni ovariche, endometriosi, irregolarità del ciclo, menopausa precoce, infezioni sessualmente tramesse o di altro tipo ecc.
 

Le prinicipali patologie ginecologiche

A proposito di malattie e disfunzioni che interessino gli organi della riproduzione, vediamo quelle che più comunemente una donna può sperimentare nel corso della sua vita, sia in età fertile che dopo la menopausa.
  • Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): un disturbo endocrinologico che provoca ingrossamento delle ovaie e formazione di microcisti che inibiscono l’ovulazione, creano irregolarità nel ciclo mestruale e compromettono la fertilità.
  • Endometriosi: malattia provocata dalla formazione anomala di tessuto endometriale (la mucosa uterina) che “invade” gli organi annessi, in particolare le ovaie e le tube di Falloppio formando dolorose aderenze.
  • Malattia infiammatoria pelvica (PID): si tratta dell’infiammazione di uno o più organi della riproduzione (ovaie, tube di Falloppio e/o utero) in genere causata da infezione batterica “migrata” da altri organi, come ad esempio la vescica, oppure sessualmente trasmessa (es. gonorrea).
  • Fibromi (o miomi) uterini: neoformazioni benigne che possono assumere dimensioni considerevoli e compromettere la fertilità nelle donne gioImmagine di cisti alle ovaievani. Sono però più comuni in fase pre o post menopausa.
  • Cisti ovariche: rappresentano circa il 15% di tutte le patologie ovariche e se non scoperte e risolte, possono dar luogo a complicanze anche gravi.
  • Infezione da HPV: è di gran lunga il virus sessualmente trasmesso più diffuso nella popolazione femminile. Il Papilloma virus è però una grande “famiglia” di microrganismi, i cui “membri” non hanno la stessa pericolosità. Alcuni, però, sono tra i principali responsabili di provocare tumori all’utero e all’endometrio.
  • Alterazioni del ciclo mestruale: amenorrea (scomparsa delle mestruazioni), ipermenorrea (mestruazioni troppo abbondanti), polimenorrea (mestruazioni ravvicinate), perdite ematiche tra un ciclo e l’altro (metrorragia), e mestruazioni dolorose (dismenorrea).
  • Infezioni e micosi vaginali, candidosi: se trascurate possono provocare problemi alla sfera intima-sessuale, fastidi tra cui bruciore e arrossamento delle mucose, perdite sgradevoli. Alcune vaginiti batteriche possono estendersi alle vie urinarie e/o agli altri organi riproduttivi.
  • Menopausa precoce (prima o intorno ai 40 anni): si verifica sempre più spesso e rappresenta una minaccia per la fertilità della donna ma anche per la sua salute generale, perché anticipa e peggiora i rischi di osteoporosi e aumenta la probabilità di sviluppare tumori al seno, utero o ovaie. Spesso è conseguenza di terapie oncologiche o indotta da isterectomia totale o parziale per rimozione di tumori a utero o ovaie.
  • Prolasso utero-vaginale e/o incontinenza urinaria: patologie estremamente problematiche legate alla menopausa e all’invecchiamento, prodotte dal cedimento del pavimento pelvico, struttura di sostegno degli organi riproduttivi e delle vie urinarie femminili.
  • Tumori: il più diffuso è quello al seno, si stima che una donna su 8 in Italia si ammala di questa neoplasia. Seguono i tumori al collo dell’utero e all’utero, il tumore alle ovaie e (raro) il tumore a vulva e vagina. In questi casi la diagnosi precoce è senza dubbio vitale non solo per evitare l’isterectomia vaginale o addominale in caso di tumori di ovaie e utero o una mastectomia in caso di cancro al seno, ma anche per preservare la capacità riproduttiva.
 

Quando preoccuparsi? I sintomi da non sottovalutare

I ginecologi consigliano controlli ginecologici regolari a partire dalla pubertà, o per lo meno dall’inizio dell’attività sessuale. Una misura preventiva che permette di evitare o scoprire con tempestività disturbi, malattie o qualunque altro tipo di problema al seno e agli organi riproduttivi.
Immagine di una ragazza che si stringe i fianchi in preda ai dolori pelviciDetto questo, vediamo i segnali che devono mettere in allarme le donne e portare ad una immediata visita ginecologica e/o ostetrica:
  • Perdite di sangue tra un ciclo e l’altro;
  • Dolore pelvico;
  • Perdite di muco vaginale troppo abbondanti, di odore e colore diverso rispetto alla norma;
  • Bruciore vaginale, dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • Addome insolitamente gonfio;
  • Mestruazioni dolorose e/o emorragiche;
  • Interruzione del ciclo mestruale per più di tre mesi o mestruazioni ravvicinate (ogni 15 giorni);
  • Seno che cambia forma, con presenza di noduli palpabili, con secrezioni dal capezzolo;
  • Perdita di sangue in gravidanza, contrazioni precoci.
 

La visita ginecologica

Come si svolge una visita ginecologica standard?
In assenza di particolari sintomi o disturbi, dopo un propedeutico colloquio informale dal quale lo specialista ricaverà informazioni importanti sullo stato di salute generale della sua paziente, sulla sua storia clinica personale e familiare, e sul suo stile di vita e abitudini sessuali (fatta salva la privacy, queste informazioni sono utili solo ed esclusivamente a scopo medico), si procederà all’esame obiettivo vero e proprio.

La paziente, dopo essersi tolta gli indumenti intimi, si stenderà sul lettino munito di staffe, in modo che si possa passare all’ispezione dei genitali esterni e della vagina. In caso di muco vaginale “sospetto”, il ginecologo può prelevarne un campione da analizzare subito al microscopio per individuare eventuali colonie di batteri o di miceti (funghi), che causano infezioni. Durante una visita ginecologica è possibile sottoporsi ad alcuni esami specifici: il PAP test, l’ecografia pelvica e l’esame del seno. Vediamo nello specifico.
 

Come funziona la salute della donna?

 

Il PAP TEST: che cos'è, come si fa, come si leggono i risultati?

Il PAP test, in associazione con l’HPV test nelle donne non vaccinate contro questo microrganismo, è un esame importantissimo per monitorare la salute intima femminile. Attraverso il prelievo e il controllo al microscopio del muco cervicale è infatti possibile rilevare sia la contaminazione dal Papilloma virus, considerato fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della cervice uterina e del collo dell’utero, che anomalie a livello cellulare da indagare ulteriormente.
Il PAP test si può eseguire anche da solo, svincolato dalla visita ginecologica completa, e anzi fa parte del protocollo di screening per la diagnosi precoce del tumore uterino avviato dal SSN e gratuito per tutte le donne tra i 25 e i 64 anni in molte regioni d’Italia.
Questo test non si esegue sulle ragazze più giovani perché considerato inutile. Nella maggior parte dei casi, infatti, rileva infezioni “fisiologiche” che nell’adolescenza e nella prima giovinezza sono comuni e prive di pericolosità in quanto tendono a guarire da sole. Dopo i 64 anni, invece, il rischio di cancro alla cervice uterina e al collo dell’utero cala drasticamente, pertanto non è necessario sottoporsi al PAP test ogni 3 anni, come è consigliabile per le donne che rientrano nella fascia di età che abbiamo considerato.

Come si esegue il PAP test durante la visita ginecologica? Il o la specialista, fa accomodare la paziente sul lettino apposito munito di staffe su Immagine che mostra una dottoressa che ha appena estratto del materiale per effettuare il pap testcui appoggiare i piedi, allarga delicatamente l’ingresso vaginale con uno strumento chiamato speculum, e con una spatolina molto rapidamente e delicatamente raccoglie una minima quantità di muco cervicale. Quel campione biologico viene poi mandato al laboratorio analisi per l’esame citologico, ovvero l’analisi delle cellule uterine presenti in tali secrezioni per scoprire se stanno degenerando in tumorali.

Il PAP test non si può eseguire durante le mestruazioni, come in generale tutti gli esami ginecologici, ma non ci sono controindicazioni in gravidanza, anche se è necessario segnalare questa condizione, soprattutto se in fase precoce. L’HPV test si esegue in contemporanea sullo stesso campione di muco cervicale, e informa se esiste un contagio.

Da sapere: i virus della famiglia dei Papilloma sono tantissimi, più di 100! E di questi quelli davvero pericolosi per la salute femminile (e maschile) sono soprattutto due, identificati dai numeri 16 e 18. L’HPV test permette anche di identificare quale sia il tipo di Papilloma virus vivo e attivo nella mucosa uterina della paziente. Torniamo al PAP test. Una volta che sia arrivato il referto citologico dal laboratorio analisi, come va letto e interpretato? Ecco una semplice guida:
  • Esito normale. Non sono presenti alterazioni cellulari di alcun tipo;
  • Esito infiammatorio. In questo caso non bisogna allarmarsi, cellule infiammate non dicono che c’è una lesione cancerosa, ma solo che esiste una infiammazione localizzata di poco conto;
  • CIN 1. Acronimo di Cervical intraepithelial neoplasia, questa sigla ci informa che le cellule analizzate stanno “iniziando” a differenziarsi rispetto a quelle sane. Non siamo comunque in presenza di un tumore, pertanto un referto del genere prevede un controllo successivo per monitoraggio della situazione
  • CIN 2. A questo stadio, in cui si è rilevata una anomalia più marcata nelle cellule considerate, è prevista un’indagine ulteriore. Pertanto di solito con un referto del genere si prescrive subito una colposcopia, esame più invasivo che permette di visionare dall’interno il collo dell’utero con l’ausilio di una sonda a fibre ottiche
  • CIN 3. L’alterazione delle cellule cervicali è – a questo stadio – ben marcata e indicativa di un tumore in atto. Al PAP test deve pertanto seguire una colposcopia con biopsia (prelievo di una piccola porzione di tessuto uterino).

Talvolta nel referto del proprio PAP test è possibile ritrovare altre sigle. In particolare attenzione alle seguenti:
  • SIL . Acronimo di Squamous intraephitelial lesion, ovvero di lesione squamosa intraepiteliale di basso grado. Corrisponde alla sigla CIN 1 e prevede un controllo dopo sei mesi. Come già detto nella maggior parte dei casi sta ad indicare una infezione (ad esempio da Papilloma virus di tipo non pericoloso)
  • SIL di grado elevato. Come facilmente intuibile, ad una indicazione del genere, che corrisponde alle sigle CIN 2 e CIN 3 deve seguire una indagine diagnostica più accurata associata all’esame bioptico.
Come ci si prepara al PAP test? Non ci sono indicazioni particolari, la principale è quella di non presentarsi durante le mestruazioni. Il flusso dovrà essere cessato da almeno tre giorni. È anche necessario astenersi dai rapporti sessuali nei due giorni che precedono il test ed evitare l’uso di creme spermicide, ovuli, gel e pomate vaginali.
 

L'ecografia pelvica: che cos'è e a che cosa serve?

Dopo il PAP test in genere si procede con una ecografia pelvica, altro semplice esame utile per valutare le condizioni di utero e ovaie, grazie al quale è già possibile effettuare una diagnosi di problematiche ginecologiche, se presenti, quali la formazione di cisti, fibromi, malattia infiammatoria pelvica o PCOS, da confermare anche attraverso la palpazione degli organi interni. Ma come si esegue, e quale preparazione ci vuole? Per quanto riguarda la seconda domanda, è necessario sottoporsi a questo esame con la vescica piena, per tale ragione si consiglia di bere almeno mezzo litro d’acqua nell’ora che precede l’ecografia e naturalmente non urinare.

Questo può risultare un po’ fastidioso, ancora di più in gravidanza, ma è accorgimento necessario affinché il o la specialista possa avere una visione ottimale degli organi da analizzare. Per quanto riguarda, invece, la prima domanda, va subito precisato che l’ecografia è un esame strumentale non invasivo che usa le onde sonore per ottenere informazioni sulla morfologia di strutture interne.

Per tale ragione la paziente viene fatta sdraiare a pancia in su, e sull’addome denudato si spalma un gel su cui si fa scivolare l’ecografo, il dispositivo che invia ultrasuoni.
A seconda dell’eco che gli organi interni rimandano – che a sua volta dipende dalla maggiore o minore densità delle aree attraversate dalle onde sonore – si producono delle immagini su uno schermo. L’ecografia è un esame del tutto innocuo, per questa ragione si può eseguire tranquillamente anche durante la gravidanza e, anzi, è indispensabile per accertarne il buon andamento e valutare l’accrescimento del feto.

Una variante un pochino più invasiva è l’ecografia transvaginale. In questo caso la sonda ad ultrasuoni viene introdotta all’interno del corpo attraverso l’orifizio vaginale, per captare immagini più accurate di utero e ovaie o del feto se effettuato in gravidanza. In genere l’ecografia pelvica è di breve durata, al massimo 15 minuti, e non comporta nessuna conseguenza.
 

L'esame del seno (visita senologica)

Immagine di dottoressa che visita una paziente verificando la presenza di noduli o cisti palpando il senoLa visita ginecologica si conclude con un controllo al seno, che viene analizzato da diversi punti di vista, e palpato per l’individuazione di eventuali cisti o noduli. Si tratta di un esame clinico non strumentale, diverso, quindi, dalla mammografia e dall’ecografia mammaria, che si basa esclusivamente sull’osservazione e sulla valutazione al tatto dello stato delle mammelle.

Qualora lo o la specialista dovesse rilevare qualche criticità, prescriverà esami diagnostici più specifici. La visita senologica è molto importante soprattutto se, in fase di anamnesi, si evince che la paziente ha una familiarità con il tumore al seno, se ha essa stessa una storia pregressa di tumori o noduli, e in generale durante tutto il periodo della menopausa, considerato il più a rischio per lo sviluppo del carcinoma mammario. In gravidanza è ugualmente indicata la visita senologica, soprattutto se compaiono anomalie, se le mammelle dolgono, se esiste una predisposizione alla malattia oncologica. 
 

Altri esami utili

Al termine della visita ginecologica il o la ginecologa possiedono tutti gli strumenti per effettuare una prima diagnosi sullo stato di salute della paziente, ma a seconda degli esiti degli esami di routine o qualora emergano delle anomalie, potrebbero prescrivere ulteriori e più approfondite indagini diagnostiche che includano i seguenti esami e test:  

La menopausa

La menopausa è quel periodo della vita femminile in cui le ovaie cessano di produrre ovociti e che quindi prelude alla fine dell’età fertile con l’interruzione del ciclo mestruale. L’età in cui si manifestano i primi sintomi dello stop dell’attività ovarica varia moltissimo da donna a donna, ma in generale si può situare intorno ai 50 anni, sebbene molte donne entrino in menopausa ben prima di questa età. Si può parlare, però, di menopausa precoce, solo quando i sintomi si presentino prima dei 40 anni. Tra i 40 e i 45 anni si parla di menopausa anticipata, anche questo un fenomeno in crescita. Quali sono i segnali da cogliere in questi casi? Vediamo i principali:
  • Irregolarità mestruali. Sono comuni polimenorrea (mestruazioni ravvicinate), oligomenorrea (mestruazioni scarse) e infine amenorrea (mestruazioni che saltano per più di 3 mesi)
  • Aumento di peso soprattutto nella zona addominale
  • Irritabilità
  • Vampate di calore e ipersudorazione
  • Disturbi digestivi e intestinali
  • Caduta dei capelli
  • Tachicardia
  • Secchezza vaginale
  • Calo della libido
  • Lieve incontinenza urinaria
Sono disturbi associati alla carenza di ormoni estrogeni e testosterone, che le ovaie progressivamente smettono di produrre e che possono condurre anche a problemi medici tra cui disturbi endocrini e metabolici, fragilità ossea, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) ecc. Durante la visita ginecologica è molto importante che la donna che affronta questa sintomatologia, racconti senza pudori le sue difficoltà, se vi sono, al fine di valutare eventuali percorsi terapeutici che la aiutino a rallentare il processo di “pensionamento” ovarico e ad alleviare i sintomi.

La TOS – acronimo di Terapia ormonale sostitutiva – è una delle possibili soluzioni. Ma prima di capire come affrontare al meglio anche questa tappa fisiologica della propria esistenza, è necessario che la paziente si sottoponga ad alcuni esami, tramite i quali sarà possibile capire se ci si trova davvero davanti ad un esaurimento della riserva ovarica, oppure no. Tra questi sono fondamentali i dosaggi ormonali – sia degli estrogeni che degli ormoni tiroidei – la misurazione della vitamina D nel sangue, i test cardiologici e la MOC per la prevenzione dell’osteoporosi, una delle conseguenze più pericolose della mancata produzione di ormoni femminili. Tutte queste informazioni servono al ginecologo o alla ginecologa per farsi un quadro della situazione clinica generale della paziente e capire come procedere per rendere la menopausa un passaggio fisiologico da affrontare con consapevolezza ma senza timore e preservando la condizione di benessere psicofisico della donna.
 

La prima visita ostetrica in gravidanza

In caso di gravidanza, invece, come si struttura la visita ostetrica?
In genere si effettua entro la deImmagine che mostra una ragazza che è visitata dal ginecologocima settimana di gestazione, presso uno studio ostetrico o dal ginecologo. La prima visita è la più importante, perché in questa occasione viene aperta la cartella clinica della gestante, e si procederà all’anamnesi accurata, con la raccolta delle informazioni sullo stato di salute generale e la storia ostetrico-ginecologica della paziente, estesa a quella dei familiari e dei genitori.

Verrà quindi calcolata la data presunta del parto in base all’ultima mestruazione, e si stabilirà il successivo programma di visite e controlli. Durante questo primo incontro si effettueranno anche un esame vaginale utile per valutare le condizioni del collo dell’utero, un PAP test e infine un’ecografia pelvica per controllare la vitalità del feto e stabilire se la gravidanza sia a rischio o meno.
Si determina anche il peso della paziente e si effettua il calcolo dell’indice di massa corporea.
Al termine verranno fornite alla futura mamma tutte le informazioni sulla gravidanza e sulla diagnostica prenatale, la dieta da seguire e l’assunzione degli integratori, l’attività fisica e quali sintomi debbano costituire motivo di allarme.

 

Come funziona la gravidanza e il parto?

 

Le principali complicanze in gravidanza

A proposito di maternità, le principali malattie o complicanze della gravidanza che possono essere scoperte durante la visita ostetrica sono:
  • Ipertensione che può provocare specifiche malattie quali la gestosi (preeclampsia).
  • Diabete gestazionale.
  • Minaccia di aborto e aborto spontaneo.
  • Distacco della placenta.
  • Infezioni: le principali sono la toxoplasmosi, il citomegalovirus (CMV), la rosolia.
  • Gravidanza extrauterina.

 

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In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 03 gennaio 2019