Ostetricia e Ginecologia - Visita Ginecologica: quando farla?

Ostetricia e Ginecologia - Visita Ginecologica: quando farla?

Indice 

Cos’è la ginecologia e perché è diversa dall’ostetricia?

La ginecologia è la branca che studia il funzionamento dell’apparato riproduttivo femminile – vagina, utero, ovaie, tube di Falloppio e seno – e le patologie e le disfunzioni che possono colpirlo.
La salute degli organi riproduttivi e la regolarità del ciclo mestruale sono cruciali per il benessere di tutto il corpo. Per questa ragione è importante non limitarsi alle visite d’obbligo durante la gravidanza, bensì sottoporsi regolarmente ai controlli.
Immagine che ritrae un modello di utero
Sono raccomandate visite di frequenza almeno annuale a tutte le donne sessualmente attive e/o con più di 18 anni. Nei paesi in cui gli screening sono ben organizzati, come in Europa, le vittime di cancro al seno si sono ridotte del 25% e quelle del cancro alla cervice dell’80%.
I ginecologi non sono soltanto alleati nella lotta alle principali patologie o anomalie che nel corso della vita possono colpire e/o danneggiare l’apparato riproduttivo femminile, come irregolarità del ciclo, neoformazioni (non necessariamente tumorali, ma anche cisti, noduli, fibromi), disfunzioni ovariche, endometriosi, menopausa precoce, infezioni sessualmente trasmesse ecc. Avere un ginecologo o una ginecologa di fiducia è fondamentale per tutte le donne, in quanto questi specialisti seguono la persona supportandola in molte scelte essenziali per la salute: per il tipo di assorbenti o i contraccettivi da usare, la possibilità di avvalersi di un percorso di procreazione assistita, dalla gravidanza alla menopausa.
Molte donne, inoltre, ricorrono ai propri ginecologi per l'assistenza medica generale, richiedendo controlli di routine e consulenze in materia di salute non legate alla sfera ginecologica.

Che differenza c’è fra ginecologia e ostetricia? L’ostetricia si occupa nello specifico del processo della gravidanza: dal concepimento al parto. La divisione tra i due ambiti non è netta, perché il ginecologo è anche ostetrico, ma non vale il contrario. Un ostetrico non è un medico: ha conseguito una laurea breve in ostetricia, pertanto segue la donna esclusivamente nella fase della gravidanza e durante il parto ma non può, ad esempio, effettuare un taglio cesareo. Al contrario, un ginecologo è un medico: laureato in Medicina e Chirurgia, ha scelto come specializzazione ginecologia e ostetricia. In questo articolo, quindi, ci occupiamo del ginecologo e non dell’ostetrico.

Come funziona la salute della donna?

Le principali patologie ginecologiche

Vediamo le malattie e disfunzioni che interessano gli organi della riproduzione più comuni nella vita di una donna sia in età fertile sia dopo la menopausa. 
  • Alterazioni del ciclo mestruale: amenorrea (scomparsa delle mestruazioni), ipermenorrea (mestruazioni troppo abbondanti), polimenorrea (mestruazioni ravvicinate), perdite ematiche tra un ciclo e l’altro (metrorragia) e mestruazioni dolorose (dismenorrea);
  • Cisti ovariche. Si tratta di formazioni di varia natura (liquide o solide, benigne o maligne) che si presentano sulle ovaie. Rappresentano circa il 15% di tutte le patologie ovariche. Per la maggior parte sono benigne e si risolvono spontaneamente, ma è meglio effettuare degli esami per stabilire che non si tratti di formazioni maligne;
Infografica che ritrae l'apparato genitale femminile affetto da cisti ovariche
 
  • Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Oltre alla comparsa di cisti nelle ovaie, come suggerisce il nome, questa malattia è caratterizzata da scompensi ormonali, comportando iperandrogenizzazione (come l’eccessiva comparsa di peli, o irsutismo), ritardo mestruale (oligomenorrea) e infertilità. Altri sintomi includono depressione, ansia, tendenza al sovrappeso e insulino-resistenza: la PCOS aumenta la probabilità di sviluppare diabete di tipo II e obesità.
    Si stima che la PCOS colpisca almeno un quarto della popolazione femminile in età riproduttiva, soprattutto fra le adolescenti. Ha basi genetiche; gran parte di chi ne è colpita non ne è consapevole;

Infografica che ritrae l'apparato riproduttivo femminile affetto da sindrome dell'ovaio policistico
 
  • Endometriosi: malattia provocata dalla formazione anomala di tessuto endometriale (la mucosa uterina) che “invade” gli organi annessi, in particolare le ovaie e le tube di Falloppio, formando dolorose aderenze. Circa l’11% delle donne ne è affetta, soprattutto fra i 30 e i 40 anni, spesso senza diagnosi. Fra i sintomi più comuni vi sono dolore, anche cronico, metrorragia (perdite di sangue fra un ciclo e l’altro) e infertilità;
  • Infiammazioni. Fra i sintomi vi sono prurito, rossore, secrezioni vaginali eccessive, urinazione dolorosa. Le più comuni sono la vaginite, un'infiammazione della parete vaginale, la vulvite, infiammazione della vulva, e la cervicite, che colpisce la cervice (la porzione inferiore dell’utero).
    Possono derivare da infezioni, uso di spray vaginali o spermicidi, terapie mediche, cambiamenti ormonali, uso di tessuti non naturali, igiene personale scarsa o troppo frequente. Un’altra infiammazione diffusa, soprattutto fra le donne sotto i 35 anni, è la malattia infiammatoria pelvica (PID), che colpisce ovaie, tube di Falloppio e/o utero. Fra le donne che ne sono infette un quinto rimane sterile. In genere è causata da infezioni batteriche sessualmente trasmesse, come nel caso della gonorrea, o provenienti da altri organi, ad esempio dalla vescica;

Infografica che ritrae la malattia infiammatoria pelvica nell'apparato riproduttivo femminile
  • Le infezioni comportano, in genere, prurito o bruciore, arrossamento delle mucose, perdite dai colori insoliti e dagli odori sgradevoli.
    Quasi tutte le donne nel corso della vita presentano almeno una volta un'infezione ai genitali esterni. Se non trattate opportunamente e in tempo, queste infezioni possono estendersi alle vie urinarie e/o agli altri organi riproduttivi. In genere sono batteriche e derivano da microrganismi benefici per l'organismo, detti microbioma, che vivono sulla pelle. In seguito a cambiamenti ormonali, stress, cattiva o eccessiva igiene, infatti, l'equilibrio di questi batteri viene alterato e possono diventare patogeni.
    Vi sono poi le infezioni sessualmente trasmissibili: gonorrea, candidosi, tricomoniasi eccetera. Fra i microrganismi sessualmente trasmessi sono particolarmente importanti i virus del papilloma umano (HPV) e l'Herpes simplex (HSV), che hanno aumentato l'incidenza di tumori alla cervice perché provocano la formazione di cellule alterate (displasia) da cui possono appunto derivare cellule tumorali (neoplasia).
  • Tumori. Il più diffuso è il cancro al seno, che costituisce un terzo di tutti i tumori nelle donne. Si stima che in Italia colpisca una donna su 8. L'80% dei tumori al seno si verifica dopo la menopausa.
    Segnali della presenza di un tumore alle mammelle sono lattazione in assenza di gravidanza, presenza di bozzi, cambiamento della forma del seno. Il secondo tumore più comune nelle donne è quello alla cervice, che nei due terzi dei casi colpisce le donne sopra i 35 anni. Purtroppo questo cancro presenta sintomi soltanto quando la malattia è avanzata, per questo lo screening è fondamentale.
    Fra i tumori più comuni seguono quelli al collo dell’utero e all’utero, quello alle ovaie e il tumore a vulva e vagina, più raro. In questi casi la diagnosi precoce è ancor più importante che per le altre malattie in quanto consente di trattarle prima di dover ricorrere a interventi chirurgici come la rimozione del seno (mastectomia) o dell’utero (isterectomia);
  • Fibromi (o miomi) uterini: si tratta di neoformazioni benigne che possono assumere dimensioni considerevoli e compromettere la fertilità nelle donne giovani. In genere, però, sono più comuni in fase precedente o successiva alla menopausa;
  • Menopausa precoce. La menopausa (interruzione nella produzione di cellule uovo e riduzione nella produzione degli ormoni sessuali) si presenta in genere intorno ai 50 anni. È anticipata fra i 40 e i 45 anni, è precoce prima dei 40 anni. La menopausa precoce si verifica sempre più spesso e rappresenta una minaccia per la fertilità della donna ma anche per la sua salute generale, perché anticipa e peggiora i rischi di osteoporosi e aumenta la probabilità di sviluppare tumori al seno, utero o ovaie.
    Spesso è conseguenza di terapie oncologiche o alcune operazioni chirurgiche (quali rimozione parziale o totale dell’utero, detta isterectomia, o rimozione di tumori a utero od ovaie). I sintomi includono irregolarità mestruali, fino alla scomparsa delle mestruazioni; disturbi digestivi e intestinali; aumento di peso, soprattutto nella zona addominale; irritabilità; vampate di calore e ipersudorazione; caduta dei capelli; tachicardia; calo della libido; secchezza vaginale; lieve incontinenza urinaria;
  • Prolasso utero-vaginale e/o incontinenza urinaria: patologie estremamente problematiche legate alla menopausa e all’invecchiamento, prodotte dal cedimento del pavimento pelvico, struttura di sostegno degli organi riproduttivi e delle vie urinarie femminili.
Le visite ginecologiche consentono inoltre di scoprire le principali complicanze che si possono presentare in gravidanza, fra cui diabete gestazionale, infezioni pericolose per il feto (come toxoplasmosi, citomegalovirus e rosolia), distacco della placenta, gravidanze extrauterine, minaccia di aborto, aborto spontaneo e ipertensione arteriosa (pressione sanguigna troppo alta), che può anche indicare l’emergere di malattie come la gestosi (o preeclampsia).
A proposito di malattie e disfunzioni che interessino gli organi della riproduzione, vediamo quelle che più comunemente una donna può sperimentare nel corso della sua vita, sia in età fertile che dopo la menopausa.

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Quando è consigliato andare dal ginecologo


Tutte le donne al di sopra dei 18 anni di età e/o sessualmente attive dovrebbero sottoporsi a visite ginecologiche per verificare il proprio stato di salute.  
È ancor più importante farsi visitare nel caso in cui si presenti uno o più di questi sintomi, che potrebbero indicare la presenza di una patologia: 
  • Frequente bisogno di urinare o bruciore durante l’urinazione;
  • Perdite di muco vaginale insolitamente abbondanti, di odore e colore diverso rispetto alla norma;
  • Bruciore vaginale, dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • Addome insolitamente gonfio;
  • Dolore pelvico diverso dal solito dolore dovuto a mestruazioni oppure insolita pressione sulla pancia;
  • Area vaginale arrossata, secca, che prude o brucia, sanguinante o che rilascia eccessivo liquido vaginale;
  • Dolori o bozzi nell’area genitale;
  • Perdite di sangue tra un ciclo e l’altro;
  • Mestruazioni dolorose e/o molto abbondanti;
  • Interruzione del ciclo mestruale per più di tre mesi o mestruazioni ravvicinate (ogni 15 giorni);
  • Seno che cambia forma, con presenza di noduli palpabili e/o con secrezioni dal capezzolo;
  • Perdita di sangue in gravidanza, contrazioni precoci;
  • Sanguinamento dopo la menopausa.
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Come si svolge una visita ginecologica e come ci si prepara

Nei due giorni prima della visita, in particolare se si è consapevoli che si verrà sottoposte a dei test, ci si dovrebbe astenere dai rapporti sessuali ed evitare creme e gel vaginali (deodoranti intimi, prodotti spermicidi, lavande, ovuli o schiume vaginali di qualunque tipo), a meno che siano stati prescritti dal medico. I rapporti sessuali e questi prodotti possono infatti alterare gli esiti dei test.

È preferibile farsi visitare quando non si hanno le mestruazioni (almeno a 3 giorni di distanza dalla fine del flusso di sangue e a 7 giorni prima dall’inizio delle successive mestruazioni), dato che la maggior parte degli esami ginecologici non può essere effettuata in questa condizione. Bisogna segnalare la presenza di una gravidanza, soprattutto se precoce, quando se ne è consapevoli, nel caso in cui vi siano incompatibilità con degli esami (anche se in genere non ve ne sono). Ci si dovrebbe portare sempre le proprie cartelle cliniche precedenti, soprattutto se contenenti informazioni su disturbi ginecologici ed esami del sangue; può essere utile portare anche un diario in cui ci si segna la frequenza del ciclo mestruale.

Immagine che ritrae una ginecologa mentre visita una paziente nel suo studioÈ consigliato non andare da sole alla visita ginecologica, per ottenere supporto nel caso in cui non ci si senta a proprio agio. In ogni caso è bene che la paziente parli delle proprie preoccupazioni o paure e che segnali quando prova dolore, così che l’operatore od operatrice possa tranquillizzarla. È fondamentale segnalare eventuali allergie, ad esempio al lattice.

La visita prevede innanzitutto l’anamnesi, ovvero una serie di domande riguardanti il problema che ha condotto la paziente a farsi visitare, i suoi precedenti problemi di salute e le sue abitudini. L’operatore, quindi, porrà delle domande su malattie varie (ad esempio su diabete o disturbi ginecologici) presenti in famiglia o nella paziente e caratteristiche del ciclo mestruale (a che età è iniziato, regolarità, durata).
Queste informazioni sono usate a solo scopo medico per formulare una diagnosi corretta e sono soggette al segreto professionale, quindi è importante che la persona sia sincera e sappia di potersi sentire a proprio agio nel parlare di tutti i sintomi e le abitudini che ha. Lo o la specialista procede poi nell'effettuare l’esame obiettivo, in cui esaminerà la zona pelvica e/o il seno della paziente, effettuando eventualmente dei test. 

Per l’esame pelvico la paziente, dopo essersi tolta gli indumenti intimi, si stenderà sul lettino, coperto da teli monouso, che garantiscono l’igiene, e munito di staffe per appoggiare comodamente le gambe e consentire al medico di ispezionare i genitali esterni e la vagina. Il o la specialista, in base alle necessità della paziente, potrà eseguire un esame esterno, un esame con lo speculum e/o delle palpazioni.
L'esame esterno prevede che il medico indaghi, senza l’uso di strumenti, la presenza di arrossamenti, lesioni, cisti, prolassi e altre indicazioni di anomalie della zona. Lo speculum è un attrezzo di plastica o metallo che viene inserito nella vagina per dilatarla così da poter esaminare la cervice e la vagina stessa. Il medico ne controllerà le condizioni e potrà eventualmente prelevare fluidi vaginali per effettuare alcuni esami come il Pap test ed esami microbiologici. Infine, la palpazione serve per verificare le condizioni dell'utero. L'esaminatore può anche ritenere necessaria un'esplorazione rettale, che avverrà sempre manualmente con l’ausilio di un dito, per individuare emorroidi, noduli o escrescenze.

Immagine che ritrae una ginecologa che effettua la palpazione del seno a una pazienteLa visita senologica (o del seno) avviene senza strumenti.
Il o la specialista valuta la salute della mammella sulla base di parametri visivi (asimmetrie, lesioni, cambiamenti di forma o consistenza) e procedendo alla palpazione della zona e dei linfonodi per individuare eventuali gonfiori o masse. Il dottore verificherà anche che non vi sia produzione di latte in assenza di gravidanza, spremendo i capezzoli. Qualora lo o la specialista dovesse rilevare qualche criticità prescriverà esami diagnostici più specifici, come una mammografia o un’ecografia mammaria.
La visita senologica andrebbe effettuata almeno una volta l’anno in tutte le donne sopra i 25 anni, ed è importante soprattutto: se ci sono precedenti di tumore al seno nella famiglia della paziente; se ha essa stessa una storia pregressa di tumori o noduli; in generale durante tutto il periodo della menopausa, considerato il più a rischio per lo sviluppo del carcinoma mammario.
Anche in gravidanza è indicata la visita senologica, soprattutto se compaiono anomalie, se le mammelle dolgono e se esiste una predisposizione alla malattia oncologica. 

In base ai sintomi presenti il medico potrà richiedere degli esami. Fra questi vi sono test di gravidanza, esami del sangue per valutare la concentrazione di ormoni o altre sostanze nel sangue, esami microbiologici di urine, feci o secrezioni vaginali per verificare la presenza di infezioni, esame del muco cervicale, ecografie, test di screening per il cancro cervicale (Pap test e test per il Papilloma Virus umano) e mammografie

La mammografia: cos’è e cosa aspettarsi

Lo screening mammografico (o mammografia) classico prevede che il seno della paziente sia sottoposto a radiografie a basso dosaggio.
È necessario per individuare anomalie, che possono indicare la presenza di tumori. è consigliato sottoporsi a mammografie ogni 1-2 anni soprattutto nelle donne sopra i 40 anni, in cui questo test è più efficace perché a questa età la composizione del seno cambia, rendendo più semplice la diagnosi.

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Il Pap test e l’PVH test: come funzionano e come leggere i risultati

Il prelievo di alcune cellule della cervice (che avviene durante l’esame pelvico della paziente mediante una spatolina) consente di effettuare due test: il Pap test e il test per il Papilloma Virus umano (HPV).
Immagine che ritrae una specialista dopo aver effettuato il pap test ginecologicoIl prelievo dura al massimo 5 minuti. Il test HPV cerca il DNA dell’HPV, per capire se la paziente è infetta e, se sì, quale virus ne è responsabile. I Papillomaviridae, infatti, sono divisi in centinaia di “tipi” di virus: alcuni non colpiscono l’uomo, altri non danno problemi, altri ancora provocano tumori. Il 90% dei tumori al collo dell’utero è dovuto a questi ultimi papilloma virus, motivo per cui questo test è importante per trattare la malattia in tempo. Il Pap test, che prende il nome dal medico che lo ha inventato (Georgios Papanicolau), prevede l'esame al microscopio delle cellule della cervice per individuare eventuali anomalie e quindi eventuali cellule tumorali. 
Il Pap test può essere eseguito separatamente dalla visita ginecologica completa. È consigliato effettuarlo ogni 3 anni in particolare alle donne tra i 25 e i 64 anni, per le quali è gratuito in quasi tutta Italia. È importante anche nelle donne vaccinate contro l’HPV, in quanto il vaccino protegge solo dai ceppi del virus più diffusi e pericolosi.

Dopo qualche giorno si avranno i risultati. Come valutare i risultati del Pap test? “Esito negativo” indica l’assenza di lesioni e anomalie nei tessuti. In tutti gli altri casi è necessario approfondire le analisi eseguendo la colposcopia, un esame della vagina e del collo uterino con una lente d'ingrandimento che serve a individuare le cellule potenzialmente cancerose.
Fra gli esiti positivi si possono trovare diversi gradi di gravità degli esiti. 
  • La sigla CIN (Cervical Intraepithelial Neoplasia) indica la presenza di lesioni dei tessuti. CIN1 indica la presenza di modificazioni di una piccola parte di cellule, dette anche lesioni di basso grado. Queste nella maggior parte dei casi scompaiono spontaneamente. CIN2 e CIN3 rappresentano cellule modificate più diffuse e sono chiamate anche lesioni di alto grado. Anche queste possono regredire ma possono anche rimanere invariate oppure portare a un tumore;
  • ASC-US sta per "cellule squamose atipiche di significato indeterminato". Indica la presenza di lievi modificazioni delle cellule del collo dell'utero (dette appunto squamose), spesso dovute a semplici infiammazioni;
  • ASC-H significa "cellule squamose atipiche - non si può escludere HSIL". Indica che le modificazioni individuate sono potenzialmente più gravi, collegate a CIN2 e CIN3;
  • AGC o AGC-NOS ("Cellule ghiandolari atipiche non specificate in altro modo") indica alterazioni delle cellule della parte interna dell'utero (dette, appunto, cellule ghiandolari);
  • "AGC verso neoplasia” o “Atypical Glandular Cells, suspicious for AIS or cancer (AGCneoplastic)" indica la presenza di Cellule Atipiche Ghiandolari per le quali non è possibile escludere la neoplasia. Le modificazioni sono più significative.  
  • Adenocarcinoma in situ (o AIS) significa che è probabile la presenza di un tumore non invasivo;
  • La dicitura "Adenocarcinoma" suggerisce la presenza di un tumore invasivo. Viene riportata anche la localizzazione: endocervicale, endometriale o nos (nos significa che non ne è stata individuata la sede). 

L’ecografia pelvica e l’ecografia transvaginale

Immagine che ritrae una ginecologa che effettua un'ecografia pelvica a una pazienteL’ecografia è un esame che consente di ricavare informazioni sulla struttura interna del corpo attraverso l’utilizzo di sonde (chiamati ecografi) che emettono ultrasuoni (particolari onde sonore). Questi ultrasuoni, infatti, sono riflessi in modo diverso a seconda della densità dei tessuti con cui vengono in contatto, restituendo dei segnali. Questi sono elaborati da un computer che sullo schermo restituirà le strutture indagate nell’ecografia.

L’ecografia è un esame del tutto innocuo per chi vi si sottopone, inclusi i feti. Anzi, in particolare in gravidanza è fondamentale effettuare delle ecografie pelviche, fondamentali per valutare l’accrescimento e la salute del feto e l’andamento della gravidanza.

Per tutte le donne l’ecografia pelvica, spesso eseguita dopo il Pap test, è utile per valutare le condizioni di utero e ovaie. Grazie a questa ecografia è possibile individuare problematiche ginecologiche quali cisti, fibromi, malattia infiammatoria pelvica (PID) o sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Per poter eseguire l’esame occorre avere la vescica piena: i dottori raccomandano di aver bevuto un litro d’acqua entro un’ora dalla visita senza urinare. Questo può risultare un po’ fastidioso, ancora di più in gravidanza, ma è necessario. La paziente viene fatta sdraiare a pancia in su e le viene fatto scoprire l’addome. Si spalma quindi un gel sul ventre, su cui si fa scivolare l’ecografo. 

Una variante un pochino più invasiva è l’ecografia transvaginale. In questo caso la sonda ad ultrasuoni viene introdotta all’interno del corpo attraverso l’orifizio vaginale, per captare immagini più accurate di utero e ovaie o del feto se effettuato in gravidanza. In genere l’ecografia pelvica è di breve durata, al massimo 15 minuti, e non comporta nessuna conseguenza.
L’ecografia transvaginale prevede l’inserimento della sonda, opportunamente ricoperta di gel, all’interno della vagina. In questo modo lo o la specialista può individuare infiammazioni, ingrossamenti o tumori e valutare lo stato dell’endometrio (rivestimento interno dell’utero) e la natura delle cisti, se presenti.
 

La prima visita ostetrica in gravidanza

In caso di gravidanza, invece, come si struttura la visita ostetrica?
In genere si effettua entro la decima settimana di gestazione, presso uno studio ostetrico o dal ginecologo.
Innanzitutto l’operatore porrà una serie di domande per valutare le abitudini e lo stato di salute della paziente e della sua famiglia. In base all’ultima mestruazione calcolerà la data presunta del parto e stabilirà il programma di visite e controlli. Effettuerà poi un esame vaginale utile per valutare le condizioni del collo dell’utero, un Pap test (che non è pericoloso per la gravidanza) e un’ecografia pelvica per controllare la vitalità del feto e stabilire se la gravidanza sia a rischio o meno. Lo o la specialista determinerà anche il peso della paziente e calcolerà l’indice di massa corporea (BMI), un valore che, attraverso un calcolo che coinvolge peso e altezza, aiuta a valutare la salute della paziente.
Al termine della visita la donna riceve tutte le informazioni utili alla migliore riuscita della gravidanza, tra sintomi che possono costituire motivo di allarme e abitudini da seguire (dieta, integratori e attività fisica).  
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
 

Domande e risposte

Quando occorre andare dal ginecologo?
I ginecologi consigliano controlli ginecologici regolari a partire dai 18 anni o dall’inizio dell’attività sessuale. Una misura preventiva che permette di evitare o scoprire con tempestività disturbi, malattie o qualunque altro tipo di problema al seno e agli organi riproduttivi. È consigliato sottoporsi a un esame ginecologico in caso di secrezioni insolite, dolori molto forti, irregolarità del ciclo, sanguinamenti, gonfiori, pruriti o rossori nell'area genitale. 
Gli esami senologici andrebbero effettuati almeno una volta l'anno nelle donne sopra i 25 anni d'età o quando si manifestano bozzi o cambiamenti di forma nel seno o nel capezzolo.
Come avviene la visita ginecologica? Cosa fare e non fare per prepararsi alla visita ginecologica e al Pap test in particolare?
La visita inizia con una serie di domande riguardanti il problema che ha condotto la paziente a farsi visitare, i suoi precedenti problemi di salute, le sue abitudini e la presenza di malattie nei familiari. L’operatore, quindi, effettuerà la visita vera e propria. Per l’esame pelvico la paziente, dopo essersi tolta gli indumenti intimi, si stenderà sul lettino e lo o la specialista, in base alle necessità della paziente, potrà eseguire un esame esterno (analizzando lo stato dei genitali esterni), un esame con lo speculum (per vedere all’interno della vagina e la cervice) e/o delle palpazioni (per sentire le condizioni dell’utero e la presenza di formazioni anomale nell’ano).
In generale la visita ginecologica non andrebbe effettuata in prossimità delle mestruazioni, incompatibili con alcuni test (tra cui il Pap test). Ci si deve far visitare almeno 3 giorni dopo l’ultimo flusso o 7 giorni prima del successivo. Nei due giorni precedenti alla visita è necessario astenersi dai rapporti sessuali, evitare lavande vaginali e sospendere l’utilizzo di qualsiasi deodorante intimo, crema, pomata, gel vaginale od ovulo non prescritto da un medico. Ci si può lavare con del normale detergente intimo. È bene portare sempre le proprie cartelle cliniche precedenti. Non occorre vestirsi in modo particolare, ma è meglio preferire abiti comodi e pratici da togliere. Nemmeno sulla depilazione esistono consigli precisi: ci si può depilare o meno a seconda di ciò che fa sentire a proprio agio.
Gli esami sono invasivi? Le visite ginecologiche sono dolorose?
In normali condizioni di salute le visite ginecologiche non sono dolorose. La maggior parte dei controlli è di tipo osservativo, e dunque non invasivo. Se dovesse rendersi necessario effettuare esami che richiedono l’inserimento di attrezzi all’interno della vagina (come speculum ed ecografi) è bene far presente al ginecologo o alla ginecologa il proprio disagio affinché possa mettere la paziente a proprio agio.
Come ci si prepara alla visita senologica e come avviene? È dolorosa?
È bene portare sempre le proprie cartelle cliniche precedenti; a parte questa accortezza non ci sono altre indicazioni particolari. Lo o la specialista osserverà il seno per individuare eventuali asimmetrie o anomalie, procederà alla palpazione manuale del seno per individuare bozzi o gonfiori e schiaccerà il capezzolo per verificare che non rilasci latte nonostante la paziente non sia in gestazione. Questo gli o le consentirà di verificare o escludere la presenza di patologie alle mammelle. Può essere un po’ fastidioso ma non doloroso. È sempre bene far presente il proprio disagio all’operatore.
In collaborazione con
Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia ho studiato editing presso la BioScience Writers nonché didattica della scienza, creazione di contenuti digitali e tecniche e tecnologie della comunicazione. Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore. Collaboro con Doveecomemicuro.it e con SciencePOD come content creator. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Ho in preparazione un programma televisivo prossimamente in onda. Come divulgatrice scientifica e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.
Data di pubblicazione: 03 gennaio 2019
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