Flora batterica: cos'è, dove si trova, a cosa serve

Flora batterica: cos'è, dove si trova, a cosa serve

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 03 dicembre 2019

Indice:

FLORA BATTERICA, MICROBIOTA O MICROBIOMA?

Immagine che raffigura un contenitore delle urineDi flora batterica (intestinale) probabilmente avete già sentito parlare. A qualcuno, ad esempio, sarà capitato di ritirare le analisi delle urine e di leggere nel referto che nel proprio campione ve ne sono “tracce”. O magari un po’ più che tracce. E allora ci chiediamo: cosa vorrà dire? Cos’è questa “flora” di batteri che alberga dentro di noi?

Partiamo da una certezza: il termine flora batterica è improprio. Si riferiva a una classificazione storica del mondo vivente che probabilmente vi ricordate dagli studi di scienze naturali: c'era il regno degli animali (fauna), e il regno delle piante (flora). I batteri, che in realtà sono microrganismi unicellulari molto semplici, venivano annoverati tra le piante. Ecco perché “flora” batterica è stata definita anche quella che popola il nostro intestino (e non solo, come vedremo), nonostante in questo ecosistema non ci siano solo batteri!

I medici, infatti, preferiscono usare altre due definizioni con cui è bene prendere dimestichezza:

Microbioma: termine con cui si intende il genoma collettivo di tutti i microrganismi presenti in un ecosistema, in questo caso quello umano. Cos’è il genoma? L’insieme delle informazioni genetiche (o patrimonio genetico) contenute nel DNA di tutti i microbi che abitano nell’ecosistema in questione. Pertanto il termine microbioma va collegato al seguente.

Microbiota: questo è il termine che il biologo della Washington University Jeffrey Gordon coniò negli anni '90 per identificare tutti i microrganismi presenti in un dato ambiente, in un ecosistema. Identifica, pertanto, non solo i batteri, ma i funghi, i virus, i parassiti (ebbene sì, ci sono anche quelli), i lieviti che convivano in condizioni di commensalismo, ovvero di pacifica e vantaggiosa convivenza, ma che in determinate condizioni possono diventare patogeni e disturbare l’organismo che li ospita. 
Attenzione, quindi, a non usare come sinonimi termini che significano cose diverse. 

Ricapitolando: flora batterica significa “solo” (e impropriamente) ecosistema batterico, microbiota identifica un microcosmo (nel corpo umano, come vedremo, ne sono presenti tanti) in cui coabitino microrganismi diversi. Il microbioma, invece, accorpa il corredo genetico di tutti i microbi presenti in un dato ecosistema
Ciascun essere umano ha un microbiota e un microbioma unico, diverso da quello di chiunque altro, con dei tratti in comune. Non esiste un microbiota uguale neppure nei gemelli. 
Ricordiamo anche che la presenza di flora batterica nelle urine è abbastanza normale, ma quando si supera una certa quantità (oltre 100mila batteri per ml di urina) allora si parla di batteriuria, una condizione che può essere asintomatica o associarsi a infezioni delle vie urinarie (VU), in particolare a cistite batterica. Occorre pertanto sottoporre il campione a una ulteriore analisi di laboratorio chiamata urinocoltura, per capire che tipo di batteri siano presenti nelle urine e se siano patogeni (ad es. colibatteri). Attenzione: la batteriuria asintomatica si verifica spesso in gravidanza, e non va mai trascurata perché può sfociare in importanti infezioni urinarie e persino renali. 

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LA FLORA BATTERICA NON ESISTE SOLO NELL’INTESTINO…

Immagine che ritrae batteri del microbiotaDomanderete: perché usare ancora il termine (improprio) di flora batterica? Per abitudine, e per facilità di lettura. E anche perché, a onor del vero, nel nostro microbiota intestinale, che è quello più studiato, vasto e popoloso del nostro corpo, a farla da padrone sono proprio i batteri, rappresentando i microrganismi più numerosi in assoluto. Se volessimo riferirci solo ai virus presenti nel microbiota dovremmo parlare di viroma, se solo di funghi (o miceti) di micobioma

Abbiamo anticipato che quello dell’intestino non è l’unico ecosistema “floristico” presente nel corpo. Quanti microbioti abbiamo?
Potremmo definire l’organismo umano come un superorganismo in cui sono presenti miliardi di organismi più piccoli. Di “soli” batteri ne abbiamo una popolazione che si situa (con un notevole margine differenziale da individuo a individuo) tra i 75 e i 200 mila miliardi di unità
In media, quindi, un adulto ospita tanti batteri quante sono, più o meno, le sue cellule.
Dove  troviamo questi microbi? Quasi ovunque, ma in particolare :
  • Su epidermide e mucose;
  • Nelle vie aeree superiori (bocca, naso, prima parte della gola);
  • Intorno all’orifizio uretrale (la parte più esterna del canale uretrale, che convoglia l’urina fuori dal corpo);
  • Nei genitali esterni maschili (pene, scroto) e femminili (vulva);
  • Nella vagina, che vanta il secondo microbiota più numeroso e differenziato del corpo umano, dopo quello intestinale;
  • Persino sull’occhio (precisamente tra canale lacrimale, congiuntiva e palpebra)…
  • … e nell’orecchio (solo canale uditivo esterno).
Ma soprattutto, più di tutto, nell’intestino.
In questo lungo organo della digestione sono infatti presenti batteri di ogni tipo, divisi in quattro macrocategorie: Firmicutes e Bacteroides (che rappresentano il 90% dell’intera flora batterica intestinale), Proteobacteria e Actinobacteria
In generale, si contano oltre mille specie totali di microrganismi (significa che nel solo intestino ci sono più microrganismi che cellule in tutto il corpo), il loro peso varia da 1 a 2 chilogrammi, e rappresentano oltre la metà del contenuto delle feci di un individuo adulto. 
Ripetiamo che ogni essere umano possiede un microbiota intestinale diverso da quello di chiunque altro, perché le variazioni individuali dipendono da fattori quali l’età del soggetto, la sua provenienza geografica, il suo stile di vita, il tipo di alimentazione. Per la sua importanza nel corpo umano, per le innumerevoli funzioni che svolge, per le informazioni che può fornire agli scienziati sulla fisiologia umana e sul DNA umano, in questo approfondimento ci concentriamo sul microbiota intestinale.

A COSA SERVE LA FLORA BATTERICA (INTESTINALE)?

immagine che ritrae una pancia di donnaRipartiamo dalle nozioni informative di base sul microbiota intestinale:
Contiene (in media) diecimila miliardi di microrganismi (parliamo di un intestino adulto);
Al suo interno si contano oltre 1000 specie diverse di batteri conosciuti (ma non tutti sono conosciuti!) per un patrimonio genomico di oltre 3 milioni di geni (molti di più del totale dei geni umani);
Il microbiota intestinale può pesare fino a 2 kg;
Solo un terzo del microbiota intestinale è comune tra esseri umani, i restanti due terzi differiscono da individuo a individuo
… il che equivale a dire che la nostra microflora intestinale è anche una sorta di carta d’identità molto personale (un po’ come le impronte digitali)
Ma in generale, a cosa serve questo straordinario ecosistema presente nel nostro intestino?
Le funzioni comuni note sono le seguenti:
Supporta e promuove la fermentazione delle fibre alimentari non digeribili e del muco autoprodotto dall’intestino. Questa funzione è particolarmente importante perché il processo fermentativo delle fibre (si tratta di sostanze presenti nei vegetali freschi e nei prodotti integrali che il nostro sistema digerente non è in grado di assimilare, e che quindi vengono scartate, ma che nondimeno risultano estremamente benefiche per la salute generale), permette a sua volta la produzione di acidi grassi a catena corta e gas intestinali assai utili.  
Questi acidi grassi (accorpati sotto la sigla SCFA) sono l’acido butirrico, l’acido acetico e l’acido propionico e la loro produzione viene promossa da batteri intestinali quali lattobacilli e i bifidobatteri. Ebbene, è stato dimostrato che proprio l’acido butirrico rappresenta la principale fonte energetica dei colonociti (le cellule del colon), e che serve loro per promuovere l’apoptosi delle cellule neoplastiche del cancro del colon (ricordiamo che si tratta della seconda forma tumorale letale nel mondo), e per effettuare la gluconeogenesi, ovvero la trasformazione di un composto non glucidico (es. un lipide) in glucosio (energia) utile per l’organismo. Sempre l’acido butirrico è fondamentale per mantenere un buon livello di ossigenazione nei tessuti intestinali, il che a sua volta previene il processo ossidativo che provoca la disbiosi (vedremo più avanti di che si tratta). L’acido propionico (opropionato), invece, viene trasferito al fegato, organo che si occupa di regolare la gluconeogenesi e di inviare i segnali di sazietà interagendo con i recettori degli acidi grassi intestinali. Il suo ruolo è pertanto molto importante a livello metabolico, e non a caso sue significative alterazioni si evidenziano nei soggetti obesi. L’acido acetico, che è anche il più abbondante tra gli SCFA dell’intestino, è invece fondamentale per la produzione di altri microrganismi “buoni” del microbiota, per il metabolismo dei grassi (tra cui il colesterolo), senza contare che gioca un ruolo chiave nel meccanismo centrale di regolazione dell’appetito;
Promuove la digestione di importanti sostanze nutritive quali i carboidrati complessi (di cui distingue la parte fibrosa non digeribile, come abbiamo visto, da quella assimilabile), e le proteine;
Promuove la sintesi delle vitamine K (essenziale per la coagulazione del sangue) e delle vitamine del gruppo B;
Modula la disponibilità di alcuni aminoacidi quali l’arginina, la cisteina e la glutammina;
Funge da protezione nei confronti di agenti patogeni esterni, grazie ad una sorta di “effetto barriera” sulla mucosa interna che viene mantenuta solida e impermeabile; 
Stimola il sistema immunitario di cui è parte integrante: infatti la microflora intestinale interagisce con le cellule immunitarie che sono disseminate lungo tutto il tratto intestinale mantenendole efficienti, numerose e pronte a rispondere a qualunque “attacco” patogeno;
Mantiene in equilibrio il proprio ecosistema autoregolandosi, in modo che nessun microrganismo possa proliferare abnormemente e diventare patogeno. In pratica in un intestino sano gli stessi microrganismi fungono da antibiotici e antimicotici naturali, diremmo fisiologici, che mantengono il perfetto bilanciamento delle sue componenti “vive”;
Promuove il benessere del “sistema nervoso enterico” (anche detto secondo cervello). Recenti studi hanno dimostrato che nel nostro intestino esiste una rete neuronale autonoma che “dialoga” con il sistema nervoso centrale (SNC) attraverso propri neurotrasmettitori, tra cui la serotonina. Un microbiota in salute è pertanto protettivo anche di questo “secondo cervello” (che tra le altre cose regola il rapporto cibo-emozioni), e viceversa;
Tutte le straordinarie funzioni biologiche del nostro microbiota intestinale vengono espletate al meglio in quella che viene definita condizione di eubiosi.
​​​Ma cosa accade quando l’intestino si infiamma e il suo ecosistema interno si “altera”? Che noi andiamo in disbiosi.

COS’È LA DISBIOSI INTESTINALE?

Immagine che raffigura blister di antibioticiAffinché un sistema eterogeneo di individui conviva pacificamente e collabori per il benessere della comunità è necessario che si crei e si mantenga una situazione di equilibrio tra i suoi membri. Se, per una qualunque ragione, tale condizione si altera e una parte comincia a moltiplicarsi a danno dell’altra, allora si verifica quella che a livello intestinale i medici chiamano disbiosi. Che è l’opposto dell’eubiosi di partenza.  
Questa condizione si innesca nel momento in cui la popolazione microbica intestinale modifica la sua composizione a causa di una malattia, ad esempio, o della sua terapia farmacologica. 
Quando assumiamo antibiotici per curare un’infezione questi farmaci “uccidono” non solo i batteri patogeni, ma anche parte di quelli “buoni” dell’intestino (es. lattobacilli), impoverendo la nostra microflora. A sua volta, tale squilibrio porta a una proliferazione di microbi antagonisti dei lattobacilli, ad esempio funghi o altri batteri, che possono aumentare eccessivamente la loro popolazione creando disturbi localizzati o persino focolai infettivi nuovi fuoriuscendo dall’intestino. Un esempio classico è la tendenza ad ammalarsi di cistite (infiammazione delle vescica) o candidosi (micosi vaginale) dopo cure antibiotiche.
Malattie infiammatorie croniche dell’intestino – quali il morbo di Crohn o la colite ulcerosa – allergie e intolleranze alimentari, infezioni e intossicazioni alimentari alterano in modo sostanziale il microbiota e causano disbiosi. 

Ma… la disbiosi può non essere necessariamente conseguenza di una malattia intestinale o di altro tipo di infezione curata con antibiotici. A causarla, lentamente  e nel tempo può essere una dieta sbilanciata. La salute del microbiota dipende da ciò che mangiamo, perché ci sono alcune sostanze nutritive – come le fibre contenute nei cibi vegetali freschi, nei cereali integrali, nei legumi ecc. – che sono essenziali per l’eubiosi. Viceversa, alimenti poveri di fibre e ricchi di grassi, zuccheri semplici o conservanti, come i carboidrati raffinati, le carni lavorate, i cibi industriali, possono intossicare l’intestino e impoverirne il microbiota favorendo in tal modo la disbiosi.
Esistono tre tipologie principali di disbiosi, ovvero:
  • Eccessiva proliferazione di patobioti, ovvero di quei batteri che sono potenzialmente patogeni (infettivi, come i colibatteri);
  • Eccessiva perdita di commensali, che sono, al contrario dei precedenti, batteri preziosi per l’eubiosi e che se “decimati” causano disturbi importanti anche per quanto riguarda l’asse intestino-cervello;
  • Perdita o riduzione della diversità batterica. Come abbiamo visto, in condizioni di equilibrio il microbiota conta famiglie eterogenee di microrganismi e di batteri, ed è proprio tale eterogeneità che mantiene la salute intestinale.
Da notare che una condizione di disbiosi può essere del tutto transitoria e non provocare danni particolari. Accade a tutti ogni tanto di avere problemi “di pancia” con episodi di diarrea o costipazione, nausea, meteorismo e coliche addominali (sintomi comuni di disbiosi) dopo un viaggio all’estero che abbia comportato una modifica della nostra dieta o in periodi di forte stress. Nelle donne accade spesso in gravidanza.
La buona notizia è che la disbiosi si può curare anche e soprattutto con l’alimentazione. Assumere probiotici e prebiotici, ovvero alimenti fermentati con al loro interno batteri “buoni” che vadano a ripopolare il nostro microbiota, o ricchi di fibre, rappresenta senza dubbio un’ottima soluzione. Quando, però, la disbiosi diventi condizione cronica, può condurre a malattie importanti non solo di tipo enterico (con infiammazione e sub-infiammazione intestinale, sindrome dell’intestino permeabile e tendenza all’obesità), ma anche una maggiore vulnerabilità alle infezioni e ai disturbi di tipo autoimmune. Inoltre, a condizioni di grave disbiosi sono state associate:
  • Dermatite atopica, malattia infiammatoria della pelle che provoca la comparsa di eczemi pruriginosi;
  • Disturbi dell’umore e malattie psichiatriche tra cui depressione. Alterazioni nella microflora intestinale si osservano anche nei bambini con disturbi dello spettro autistico;
  • Malattie neurodegenerative tra cui il morbo di Parkinson;
  • Diabete di tipo 2.
Appare chiaro, pertanto, quanto questo super-organismo quale è il nostro microbiota, e in particolare quello dell’intestino, giochi un ruolo chiave nel preservare (o alterare) la nostra salute generale, la nostra “omeostasi” (condizione di equilibrio, di stabilità). Curare il microbiota, mantenerlo in perfetta armonia, significa investire sul proprio benessere presente e futuro. A partire, come vedremo, dall’utero materno. 
Ma come facciamo a sapere se la nostra microflora intestinale è sana e ottimamente “diversificata”? Facile, basta un test. 

IL TEST DELLA FLORA BATTERICA

Abbiamo visto che la definizione di “flora batterica” è impropria, in quanto non comprende solo batteri, ma anche altri microrganismi che coabitano in stato di commensalismo. Abbiamo anche specificato che i medici e i biologi preferiscono i termini microbiota e microbioma, i quali, a loro volta, non sono sinonimi. Se microbiota intende la totalità dei microbi presenti in un dato ecosistema (ad es. il microbiota intestinale comprende batteri, virus, funghi, protozoi e persino qualche parassita che tutti insieme popolano questo organo del nostro corpo, ivi nascendo, proliferando e morendo e svolgendo compiti importanti per il nostro benessere), per microbioma ci si riferisce al patrimonio genetico di tutti i microrganismi dell’ecosistema in esame. 
Quindi, se volessimo “mappare” il nostro microbiota e il nostro microbioma intestinale per ricavare informazioni sulla loro composizione, come potremmo fare? Ma soprattutto, a cosa ci servirebbe?
La risposta alla seconda domanda ci consente di tornare al concetto di disbiosi, perché è esattamente per risolvere questa condizione che ci aiuta fare un test del microbiota.
E sempre a proposito di disbiosi, ricapitoliamo e approfondiamone le cause e i fattori di rischio:
  • Infezioni (ad esempio cistiti ricorrenti);
  • Cure prolungate di tipo antibiotico (abbiamo visto come questo tipo di medicinale che “uccide” i batteri possa modificare pesantemente i microbioti presenti nel corpo);
  • Fluttuazioni ormonali quali quelle che si verificano in gravidanza/allattamento o in menopausa (consideriamo, infatti, che gli ormoni, in particolare gli estrogeni, influiscono moltissimo sulla nostra regolarità intestinale e sulla composizione del microbiota);
  • Diabete e sindrome metabolica, condizioni pre-patologiche che sono spesso associate a disbiosi intestinale e condizioni di sub-infiammazione;
  • Obesità, anche in questo caso la disbiosi causa una alterazione nella percezione del senso di sazietà. Studi recenti hanno scoperto che nei soggetti obesi il microbiota presenta un eccesso di batteri firmicutes rispetto alla norma, che a sua volta è associato a un aumento dei livelli di lipoproteina-lipasi (LPL) circolanti (enzima che stimola l’accumulo di trigliceridi) e con la riduzione delle sostanze che limitano tale accumulo (FIAF, fattore adiposo ad induzione veloce). Il che equivale a dire che l’obesità si autoalimenta;
  • I bambini con disbiosi spesso non sono stati allattati al seno durante la prima infanzia (come vedremo, infatti, buona parte dei microbi del microbiota materno “passano” al neonato, insieme con gli anticorpi in esso presenti, attraverso il latte materno);
  • Malattie intestinali croniche, celiachia (intolleranza permanente al glutine, una proteina dei cereali), stipsi ostinata, problemi di malassorbimento e carenze nutrizionali... tutte conseguenze e causa di disbiosi.
In presenza di disturbi intestinali e problemi di salute generali collegabili alla disbiosi è necessario richiedere un consulto specialistico di tipo gastroenterologico.

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Dove effettuare una Visita gastroenterologica?Fotografia che ritrae cereali su un tavoloTante possono essere le cause di questa anomalia, ne abbiamo elencate solo alcune. Consideriamo, infatti, che ad alterare la “popolazione” del nostro microbiota ci si mettono anche fattori quali lo stress prolungato, una dieta sbilanciata, intossicazioni alimentari, intolleranze o sensibilità a specifiche sostanze di cui non siamo consapevoli ma che, alla lunga,  vanno ad alterare il nostro metabolismo e il fattore genetico.
All’interno di un percorso terapeutico è possibile inserire il test della flora batterica, o meglio del microbiota, che ci aiuta a capire quali sono i microrganismi prevalenti nel nostro intestino e se si sia verificato un impoverimento. Basta un piccolo campione di feci (il test si acquista in farmacia) da inviare al laboratorio analisi.

In caso di positività, quali possono essere le “cure”
Modificare il proprio microbiota, ad esempio in caso di obesità, non è un processo semplice. Spesso quella alterazione nella composizione microbica e nel microbioma è frutto di anni, per non dire decenni, di processi degenerativi interni multifattoriali. Il “core”, o nucleo centrale formativo del microbiota di ciascun individuo adulto si forma nei primi anni di vita e tende a restare immutato. Ma… tutto il resto (e abbiamo visto qualche eccezionale quantità di microrganismi vada a comporre questo ecosistema vivo e attivo) si modifica nel tempo in modo coerente con gli eventi della nostra vita, e persino con il luogo, o i luoghi del mondo in cui ci muoviamo e risiediamo. Pertanto scoprirne le caratteristiche a un certo momento della nostra esistenza ci consente di apportare quelle modifiche che se non cambiano il “core”, possono però migliorare la diversità microbica e limitare le proliferazioni patogene. 
Come? Sostanzialmente, con la dieta. Dimagrire in caso di sovrappeso è infatti indispensabile in tutti quei casi in cui la disbiosi sia associata anche a sindrome metabolica, diabete e accumulo di grasso viscerale (il più pericoloso per la salute cardiovascolare).

Una dieta che mantenga sano il microbiota è ricca di cibi quali:
  • Cereali integrali meglio se variati. Non solo frumento ma riso, farro, mais, grano saraceno, orzo, avena;
  • Vegetali verdi e colorati, possibilmente di stagione. I prodotti agricoli freschi, se biologici e a chilometro zero meglio ancora, sono quelli che ci impiegano meno tempo ad arrivare sulle nostre tavole e che sono stati fatti  maturare nel “loro” tempo. Questo fa sì che abbiano accumulato sostanze nutritive davvero utili al nostro corpo, come vitamine, minerali, antiossidanti e fibre. Ne abbiamo bisogno ogni giorno per crearci il nostro esercito personale di lattobacilli e bifidobatteri (tutti batteri “buoni”);
  • Probiotici e prebiotici. Si tratta di alimenti che permettono il “trasferimento” di batteri buoni già presenti in loro, nel nostro intestino impoverito e/o infiammato, o che una volta in loco svolgono un ruolo benefico nel riequilibrare la composizione del microbiota. Sono soprattutto questi cibi ad aiutarci a combattere la disbiosi, perché  hanno, come caratteristica, quella di promuovere un processo fermentativo che lungi dall’essere nocivo, si trasforma in una qualità preziosa.
    Dei probiotici conoscete senza dubbio lo yogurt, ma ve ne sono anche altri tra cui kefir, kimchee, kombucha, aceto di mele, crauti, pane lievitato con lievito madre.
    I prebiotici, invece, sono cibi che contengono fibre. Abbiamo visto quanto queste sostanze non digeribili siano utili all’intestino e risultino fondamentali nella prevenzione del cancro al colon-retto. Troviamo questo tipo di fibre particolarmente benefiche in aglio e cipolla, ad esempio (che sono considerati fin dai tempi più antichi dei veri e propri medicinali), nelle verdure amare quali cicoria o carciofi, nei legumi come i fagioli, nel miele.

La flora batterica del neonato e il ruolo immunitario

Foto che ritrae un bambino al seno della madreQuando ciascuno di noi viene al mondo, non nasce “sterile”. Ogni bambino/a eredita dalla madre un corredo di microrganismi, e in particolare di batteri visto che stiamo parlando di flora batterica, che gli/le viene trasmesso durante il parto e l’allattamento. In realtà, è soprattutto il parto fisiologico, o vaginale che consente questo trasferimento, perché quando il feto passa attraverso il canale del parto ovviamente entra anche in contatto con i microrganismi presenti nel microbiota vaginale materno. In misura decisamente inferiore questo passaggio si ha anche durante il parto cesareo, quindi in sala operatoria.
Il neonato/a viene pertanto “rinforzato” di un suo microbiota di base che non muta mai – come accennato qualche paragrafo fa – che si compone di un minimo di 160 tipologie di batteri. Si tratta di un patrimonio importantissimo per la salute presente e ancor più quella futura dei bambini/e. L’allattamento è un’altra straordinaria modalità di trasmissione del microbiota da madre a figlio/a. Non è un caso se i pediatri raccomandino l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita, e quale supplemento nutrizionale anche dopo lo svezzamento almeno per il primo anno di età. 
A tal riguardo, uno studio imponente condotto qualche anno fa dai ricercatori dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù ha dimostrato (su modello animale), quanto proprio l’allattamento esclusivo al seno nei primi giorni di vita sia cruciale per lo sviluppo del sistema immunitario infantile.
Cosa accade durante quelle prime poppate? Che quando un neonato/a viene nutrito con il latte della propria madre – che è ricco di immunoglobuline A (anticorpi importanti per la difesa dell’organismo) – il suo microbiota si arricchisce di lattobacilli a scapito dei batteri “cattivi”, quelli potenzialmente patogeni. Ciò significa che l’allattamento al seno fin dai primi giorni fornisce al neonato/a una sorta di “copertura” immunitaria che è in tutto simile a quella  materna. Una protezione che prosegue nel tempo. Durante la crescita, infatti, man mano che i bambini/e entrano in contatto con il mondo esterno, attraverso il gioco, la manipolazione di oggetti, l’alimentazione e, infine nel rapporto con i coetanei, la loro flora batterica si arricchisce e si diversifica, e in generale tutto il loro patrimonio microbico e il sistema immunitario si rinforzano. 

Non sempre, però, le cose vanno così lisce. Un altro studio condotto sempre dai ricercatori del Bambin Gesù e pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology nel 2018, si è focalizzato sulla relazione tra obesità in età adolescenziale, sistema immunitario e microbiota. Cosa lega questi tre elementi? Della relazione strettissima tra flora batterica e anticorpi abbiamo parlato, così come dell’importanza dell’alimentazione nel favorire o inibire la varietà microbica essenziale per mantenere in equilibrio questo delicato ecosistema. 
Ebbene, analizzando il microbiota degli adolescenti obesi e confrontandolo con quello dei coetanei normopeso, è stato possibile riscontrare significative differenze nella composizione microbica e nelle funzioni degli stessi microrganismi. Uno squilibrio che prosegue e si accentua nell’adulto obeso, a sua volta “portatore” di un microbiota non sano e di un sistema immunitario poco efficiente. L’obesità, infatti, è una condizione associata a molteplici complicanze di tipo medico. Diabete, malattie cardiovascolari e forme tumorali sono infatti più probabili in un soggetto obeso che non in uno normopeso.
Tutto a partire da un microbiota natale di scarsa qualità? In parte, pare proprio di sì. Un parto naturale, l’allattamento al seno e una buona alimentazione fin dai primi anni di vita sono infatti le nostre risorse d’elezione per garantirci un microbiota bilanciato e un sistema immunitario efficiente.
Se mancasse uno degli elementi succitati, si può sempre correre ai ripari agendo sugli altri. Ad esempio, inserire nell’alimentazione dei bambini/e e degli adolescenti i probiotici e i prebiotici ed evitare che aumentino troppo di peso sono altrettante strategie utili a riportare in equilibrio il loro patrimonio microbico con tutto ciò che ne consegue in termini di salute generale. 

DOMANDE E RISPOSTE

1. QUAL È LA FUNZIONE DELLA FLORA BATTERICA?
La flora batterica (microbiota) del corpo umano è composta da migliaia di miliardi di microrganismi (di cui i più numerosi sono i batteri) che coabitano in condizioni di commensalismo tra di loro svolgendo molteplici funzioni e che si possono definire come un superorganismo fatto di tanti ecosistemi. Il principale di questi è il microbiota intestinale, tra le cui funzioni troviamo:
  • Funzione trofica: grazie ad un effetto barriera mantiene integra la mucosa intestinale;
  • Funzione protettiva e immunitaria: stimola l’operatività delle cellule immunitarie presenti nell’intestino e difende – attraverso una schiera di batteri “buoni” tra cui i lattobacilli – tutto il corpo dall’attacco di agenti patogeni esterni;
  • Funzione di sintesi: contribuisce a produrre vitamine importanti quali la K e vitamine del gruppo B, e alcuni aminoacidi quali l’arginina, la cisteina e la glutammina;
  • Funzione metabolica: promuove la scomposizione e l’assimilazione di sostanze alimentari complesse quali proteine e carboidrati;
  • Mantiene in salute l’intestino regolando la peristalsi
2. DOVE SI TROVA LA FLORA BATTERICA?
In diverse zone del corpo: cute, naso e gola, genitali esterni maschili e femminili, vagina, orifizio uretrale, stomaco e soprattutto intestino. In questo organo sono presenti oltre 400 tipi di batteri, di cui gli anaerobi (come i bifidobatteri) sono principalmente localizzati nel colon, mentre gli aerobi (come i lattobacilli), nell’intestino tenue. Altri microrganismi presenti sono i miceti, o funghi, e alcuni virus.
3. COS’È LA FLORA BATTERICA VAGINALE?
La microflora vaginale (o microbiota vaginale) proprio come quello intestinale, è un ecosistema di microrganismi eterogenei (batteri e funghi soprattutto) che si trova nelle mucose della vagina. Questo microcosmo venne scoperto per la prima volta dal ginecologo tedesco Albert Döderlein nel 1892, come parte del microbiota umano. La tipologia e il numero dei microrganismi presenti hanno un impatto notevole sulla salute generale di ogni donna. Il microbiota vaginale può infatti alterarsi facilmente a causa di fluttuazioni ormonali, disbiosi intestinale, infezioni urogenitali ricorrenti, malattie veneree, dieta scorretta, sovrappeso o  cure antibiotiche. Una disbiosi della flora batterica vaginale può causare a sua volta vaginosi e candidosi (infezioni batteriche o fungine).
4. QUANTO PESA LA FLORA BATTERICA INTESTINALE? E UN SINGOLO BATTERIO?
La flora batterica fa parte del microbiota intestinale, quell’ecosistema di microrganismi (non solo batteri ma funghi, virus, lieviti, parassiti) che abita e mantiene in salute l’intestino, e da qui tutto il corpo. Il suo peso complessivo in un organismo adulto è (in media) di 1,5 kg (da un minimo di un kg ad un massimo di 2 kg). Pertanto, volendo fare un raffronto, pesa più o meno quanto il fegato. Un singolo batterio, invece, è un organismo piccolissimo, che può pertanto essere visto solo al microscopio e che ha un peso infinitesimale. Ad esempio un colibatterio come l’E. Coli ha un peso pari a 7x10 alla meno tredicesima grammi. Facile, quindi, immaginare quante migliaia di miliardi di batteri e di altri microrganismi siano necessari per raggiungere un peso considerevole quale quello del nostro microbiota!
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 03 dicembre 2019
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