Fibromialgia: che cos'è? Sintomi, cure e guarigione

Fibromialgia: che cos'è? Sintomi, cure e guarigione

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2019

Indice

Definizione

La fibromialgia (FM) è una sindrome cronica e sistemica, il cui sintomo principale è rappresentato da forti e diffusi dolori all’apparato muscolo-scheletrico. Per tale ragione questa malattia, che colpisce una percentuale variabile tra l’1 e il 3% circa della popolazione mondiale (circa 2 milioni in Italia), soprattutto di sesso femminile, è catalogata come patologia reumatica di natura extrarticolare. Può essere confusa con l’artrite, ma a differenza di questa non produce infiammazione interna o danni alle articolazioni. Ciò perché la FM interessa il tessuto connettivo di tutto il corpo, in particolare quelle strutture che siano costituite da fibre: muscoli, tendini, nervi.

La parola fibromialgia, infatti, unisce tre vocaboli: il latino fibra (stesso significato che in italiano), mus (muscolo, dal greco antico) e algia (dolore, sempre dal greco antico). Mai come in questo caso, l’etimologia ci assiste nel definire non solo la malattia, ma il suo sintomo principale. Vediamo appunto come questa sindrome altamente invalidante si manifesta e quali sono i criteri e i mezzi per giungere ad una diagnosi.
 

Sintomi e diagnosi

La fibromialgia è, come anticipato, una sindrome cronica dolorosa, ma la sofferenza fisica non è certo limitata a muscoli o tendini, dal momento che tutto l’apparato locomotore e le sue parti “molli” ne vengono colpite, e che le ripercussioni si hanno anche sotto il profilo cognitivo e neurologico.
Immagine che mostra nel dettagli i singoli sintomi che portano alla diagnosi della fibromialgiaVediamo tutti i disturbi primari e secondari collegati con la malattia:
  • dolori diffusi acuti e brucianti, simili a trafitture, oppure dolore profondo e continuo, o un’alternanza di entrambe le forme di sofferenza per almeno tre mesi continuativi. Le aree interessate sono tutti i quadranti del corpo;
  • dolore osseo che coinvolga almeno una delle seguenti aree dell’apparato scheletrico: vertebre cervicali, vertebre dorsali o lombo-sacrali, torace anteriore;
  • dolore alla palpazione in almeno 11 delle aree chiamate “tender points”, 18 punti situati in tutti i distretti del corpo secondo una mappatura che coincide con gli snodi energetici che vengono stimolati nell’agopuntura, dalla testa fino ai piedi. In genere la malattia “accende” i diversi tender points con andamento progressivo, iniziando da un quadrante per poi “illuminarli” tutti, o quasi;
  • crampi;
  • rigidità articolare al mattino;
  • gonfiore articolare di natura non infiammatoria;
  • fitte intercostali;
  • nevralgie (tra cui sciatica e trigemino);
  • senso di profonda spossatezza (stanchezza cronica);
  • cefalee;
  • parestesie (sensazione di torpore o formicolio lungo gli arti);
  • dolore mestruale (dismenorrea);
  • anomalie del sonno talvolta accompagnate dalla sindrome delle gambe senza riposo, un disturbo neurologico che si manifesta di notte con spasmi e necessità di muovere in continuazione le gambe, e da apnee notturne;
  • mastodinia (dolore al seno);
  • sindrome dell’intestino irritabile;
  • cistite interstiziale (infiammazione della vescica di origine non infettiva) e in generale dolore durante la minzione (disuria);
  • dolore pelvico;
  • senso di stordimento, talvolta nausea o capogiri;
  • nebbia cognitiva. È così definito un sintomo della sindrome fibromialgica che interessa le capacità neurocognitive e che implica difficoltà di concentrazione, confusione mentale e deficit mnemonici;
  • depressione. Non di rado collegata con l’impossibilità di comunicare il proprio malessere nella convinzione di non essere creduti. Purtroppo, di fatto, accade spesso che il malato di fibromialgia venga preso per ipocondriaco o “lagnoso”;
  • dolore temporo-mandibolare sovente scambiato per mal di denti.
Con un campionario di disturbi e di dolori così ampio e variegato, arrivare alla diagnosi di fibromialgia, che permette di accorpare tutti i sintomi sotto un unico denominatore comune, non è cosa automatica. Infatti inizialmente il paziente “soffre” senza capirne le ragioni, cercando di tamponare con farmaci sintomatici i vari malesseri, senza venirne mai a capo. Tuttavia, un sintomo così spiccato come un dolore cronico diffuso all’apparto locomotore – che perduri per almeno tre mesi aumentando di intensità – deve almeno far venire il sospetto al proprio medico.

In questo caso si procederà per gradi, recandosi presso uno specialista reumatologo che per prima cosa effettuerà una palpazione dei tender points per verificarne la dolorabilità. Questa analisi obiettiva è fondamentale per capire se siamo di fronte ad una sindrome fibromialgica, perché permette in un sol colpo di eliminare quasi tutte le altre cause possibili. Importante anche valutare lo stato di salute generale del paziente ed effettuare i test ematici per analizzare sia la composizione del sangue che rilevare la presenza di un eventuale fattore reumatoide o disfunzioni della tiroide. Una volta che si proceda per eliminazione, e grazie alla tecnica dei tender points, è finalmente possibile giungere ad una diagnosi univoca di fibromialgia.

 

Cause e fattori di rischio

Le cause esatte che conducono allo sviluppo della FM non sono chiare. Quello che si sa è che esistono diversi fattori predisponenti che possono concorrere alla patogenesi della malattia e dei suoi sintomi dolorosi. Tali fattori sono sia interni (endogeni) che ambientali (esogeni), e includono:
  • cause genetiche ed ereditarietà. Dal momento che membri della stessa famiglia sono più a rischio di ammalarsi di fibromialgia, è probabile che vi sia una mutazione genetica ancora da scoprire all’origine della sindrome;
  • comorbilità. Soffrire di malattie reumatiche autoimmuni come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, il lupus, predispone alla FM. Ciò fa sospettare che l’autoimmunità sia implicata anche nell’eziopatogenesi della sindrome fibromialgica;
  • traumi ripetuti, malattie e infezioni. Spesso la FM nei soggetti predisposti esordisce proprio dopo una malattia infettiva virale con febbre, o dopo un incidente o un intervento chirurgico. Questi eventi costituiscono una sorta di fattore “grilletto”;
  • traumi psicologici, sindrome da stress post traumatico. Fungono da fattore “grilletto” allo stesso modo che i traumi fisici.
La FM non è una malattia periferica ma sistemica, come abbiamo visto, che quindi ha origine nel sistema nervoso centrale. Chi sviluppa la sindrome presenta anche una alterazione dell’attività neurologica, in particolare una abnorme attività dei neurotrasmettitori “del dolore”, cui rispondono i recettori cerebrali deputati, diventando particolarmente sensibili e a loro volta iper reattivi.
Alla luce di quanto detto, riassumiamo i principali fattori di rischio della FM:
  • sesso femminile: l’essere donna costituisce senza dubbio il principale fattore di rischio;
  • familiarità: avere una o più persone ammalate di fibromialgia nella propria cerchia familiare “di sangue” aumenta la probabilità di ammalarsi a propria volta;
  • soffrire di una malattia reumatica, specie se di natura autoimmune.
 

Come funziona il sangue e il sistema immunitario?

 

Terapie farmacologiche

Di fibromialgia non si guarisce, questa è la prima cosa da tenere presente a proposito di terapie. Chiarito questo, è però possibile gestire il dolore e tenere a bada i sintomi più invalidanti anche con una opportuna terapia farmacologica, che include o può includere:
  • antinfiammatori non steroidei (paracetamolo, acido acetilsalicilico o ibuprofene) in basse dosi da usare all’occorrenza;
  • antidepressivi, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e farmaci miorilassanti, tutti prescritti in bassi dosaggi, sono utili per migliorare la qualità del sonno e indurre un effetto rilassante sui muscoli;
  • farmaci analgesici contro il dolore cronico a lento rilascio (tapentadolo).
In linea di massima si è visto che i principi attivi che lavorano direttamente sul sistema nervoso centrale sono più efficaci dei comuni analgesici da banco. A differenza delle altre malattie reumatiche, la FM non va trattata con il cortisone, perché non è una sindrome infiammatoria.
 

L’agopuntura funziona?

L’agopuntura – una antichissima tecnica di cura facente parte della Medicina tradizionale cinese – è la prima tra le terapie “alternative” (alla medicina ufficiale), consigliata ai pazienti affetti da sindrome fibromialgica. In effetti ci sono delle notevoli analogie. Abbiamo visto come il dolore si diffonda nel corpo seguendo la mappa dei 18 tender points, i quali sono gli stessi che gli aghi dell’agopuntore vanno a stimolare per “sbloccare” i flussi energetici e riportare in equilibrio gli organi e gli apparati collegati con tale aree.

Questa tecnica – come è emerso da diversi studi sperimentali effettuati da medici ricercatori occidentali – altera la produzione di diversi neurotrasmettitori sia a livello cerebrale che spinale.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui molti pazienti affetti da FM entro i 2 anni dalla diagnosi si affidano all’agopuntura traendone grandi benefici laddove le terapie farmacologiche avevano fallito. Un miglioramento che non comporta effetti collaterali, aspetto tutt’altro che trascurabile.

 

Centri specializzati in Agopuntura

Di seguito il link per consultare l'elenco delle strutture sanitarie che hanno dichiarato di essere specializzate in Agopuntura. L'elenco non è esaustivo di tutte le strutture che se ne occupano in Italia.

Scopri i centri specializzati in Agopuntura 


Terapie alternative contro il dolore

Le terapie per la FM devono necessariamente basarsi su un approccio olistico, perché la malattia è talmente invalidante a causa del dolore cronico che produce, da necessitare di un intervento globale “tarato” sulla persona. Ecco che a seconda della gravità dei sintomi e delle caratteristiche di questi, che possono variare moltissimo da soggetto a soggetto, si testeranno i seguenti trattamenti:
  • Massaggi. La manipolazione professionale dei muscoli e dei tessuti molli è in grado di alleviare il dolore e rilassare il corpo, nonché di ridurre i livelli di ansia e combattere la depressione.
  • Fisioterapia. Attraverso opportuni esercizi posturali e di stretching si contrastano i sintomi dolorosi e si fortifica il corpo migliorando sia l’elasticità di muscoli e scheletro che l’equilibrio. Particolarmente benefica la fisioterapia in acqua.
  • Yoga e tai chi. Si tratta di pratiche antichissime che si basano su esercizi e movimenti lenti del corpo, associati a tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione. Anche in questo caso molti pazienti ne traggono enormi benefici, sia sotto il profilo prettamente fisico che mentale e psicologico.
Nella vita di ogni giorno, è poi possibile alleviare il dolore e stare meglio seguendo alcune regole comportamentali che si trasformino in una routine quotidiana, tra cui:
  • Fare una lista di pochi impegni giornalieri e rispettarla evitando accumuli e stress eccessivi
  • Fare attività motoria ogni giorno, anche dolce, come una bella camminata di mezzora. Compatibilmente con il proprio stato di salute si può incrementare l’attività fisica gradualmente
  • Dare un ritmo regolare ai propri impegni quotidiani in modo da non fare troppi sforzi tutti i una volta
  • Curare l’igiene del sonno e, se necessario, assumere blandi sedativi naturali (ad esempio a base di valeriana)
  • Seguire una dieta bilanciata e sana, evitando di mangiare troppo nei singoli pasti
  • Imparare a delegare e chiedere il supporto di familiari, amici e colleghi di lavoro, far riferimento ad associazioni di pazienti fibromialgici ed, eventualmente, entrare in gruppi si mutuo auto-aiuto
  • Seguire le indicazioni del proprio medico di fiducia e fare gli esercizi di riabilitazione
  • Cercare, nei limiti del possibile, di mantenere un’attitudine positiva, e ritagliarsi del tempo per curare i propri hobby
  • Trascorrere più tempo possibile nella natura
 

Di fibromialgia si muore?

Domandarsi se la fibromialgia possa costituire un fattore di morte precoce è del tutto legittimo, dal momento che stiamo parlando di una sindrome non solo dolorosa, ma cronica e invalidante che spesso necessita di cure farmacologiche di lunga durata. Chi ne soffre sperimenta sintomi talmente aggressivi da passare periodi della vita in cui anche solo alzarsi dal letto diventa problematico, non parliamo di svolgere le attività quotidiane normali, incluse le mansioni lavorative.

Dunque torniamo al quesito di partenza: di fibromialgia si può morire?

È una malattia letale? La risposta, fortunatamente, non dà luogo ad equivoci. La sindrome fibromialgica non è una malattia mortale. Essa non provoca danni tali al nostro organismo da accelerare il processo di morte.
Le paure di molte persone, in particolare, come abbiamo visto, donne giovani, è che in realtà i sintomi della fibromialgia siano segnali precoci di malattia reumatiche sistemiche gravi, come ad esempio il lupus eritematoso sistemico o l’artrite reumatoide.
Ci sono molte differenze tra queste patologie e la fibromialgia.
Lupus, artrite, vasculiti ecc. sono reumatismi che hanno un’origine autoimmune, ovvero sono sindromi infiammatorie croniche e progressive causate da un’anomala reazione del sistema immunitario contro i tessuti sani del corpo.

Tali patologie sono di natura sistemica, significa che sebbene i sintomi possano, egregiamente e a lungo, essere tenuti sotto controllo con l’assunzione di farmaci immunomodulanti o biologici, in combinazione (almeno nei periodi di acutizzazione della fase infiammatoria) con dosi giornaliere di cortisone, l’infiammazione interna può estendersi ad organi vitali come i polmoni, i reni, il cuore.

Non così accade nel caso della fibromialgia, sebbene i sintomi dolorosi possano apparire sovrapponibili. Questo perché in realtà questa sindrome non comporta flogosi interna, e non danneggia gli organi vitali. Quindi alla domanda: di fibromialgia si muore? – possiamo rispondere negativamente.
Non esiste un legame diretto tra diagnosi di fibromialgia e morte precoce. Ma la qualità della vita decresce drammaticamente sia per causa dei sintomi invalidanti, sia, spesso, per la difficoltà del paziente di trovare la giusta diagnosi e, conseguentemente, le cure appropriate.

 

Da malattia “immaginaria” a sindrome cronica invalidante

La fibromialgia ha una storia controversa: probabilmente esiste da millenni, ma per il mondo scientifico essa è davvero “giovanissima”, dal momento che è stata classificata dall’OMS come malattia con sintomi e caratteristiche autonome solo nel 1992, nella cosiddetta dichiarazione di Copenaghen.
Perché questo ritardo?

La ragione è legata alla specificità della sindrome, che “non si vede”. La FM, infatti, prevalentemente “si sente”. Il paziente soffre, ma il suo corpo apparentemente non ne porta i segni, perché il suo male non induce infiammazione, non danneggia ossa, tendini, muscoli o altri tessuti e apparati, non progredisce in modo irreversibile fino all’immobilità o alla morte. È, appunto, soprattutto una sindrome dolorosa cronica. Questo non significa che non sia stata a lungo studiata e analizzata, proprio per la sua “stranezza”.

Il primo a riferire di curiosi “calli muscolari” (probabilmente piccoli edemi) catalogati poi come sintomi di una forma di “reumatismo articolare cronico”, fu il medico tedesco Robert Friedrich Froriep nel 1842. Successivamente, nel 1904, un medico inglese – William Richard Gowers – parlò di “fibrosite”, un termine che venne in seguito abbandonato perché ci si accorse che la dolorabilità dei tessuti molli non era associata a infiammazione. Nel 1981 – finalmente – la malattia “misteriosa” trovò il suo nome, fibromialgia, appunto. Ma, come abbiamo visto, la strada per il pieno riconoscimento del suo “status” era ancora lunga.

Ad oggi, in Italia, è partito l’iter per l’inserimento della FM nei LEA (livelli essenziali di assistenza), in quanto malattia cronica/rara. La strada, anche in questo caso, appare lunga, ma alcune regioni – ad esempio la regione autonoma della Sardegna – hanno già approvato normative specifiche per il riconoscimento dei diritti delle persone affette da fibromialgia al fine di garantire cure appropriate.


 

Come funziona il nostro apparato muscoloscheletrico? 

 

Convivere con la fibromialgia: rivolgersi ad un’associazione

Una diagnosi di fibromialgia può senza dubbio destabilizzare: difficile districarsi tra le possibili cure, i trattamenti di medicina alternativa, le leggi che tutelano i propri diritti in ambito lavorativo e quindi il discorso legato alla domanda di invalidità, i dubbi sul decorso stesso della sindrome e le tante paure correlate.
  • Avrò una vita normale con la FM?
  • Potrò avere dei figli/una gravidanza senza problemi?
  • La fibromialgia è una malattia ereditaria?
  • Ci sono cure definitive?
  • Ci sono nuovi farmaci contro il dolore, e se sì chi me ne può parlare?
A queste e molte altre domande, è possibile trovare una risposta anche attraverso le tante associazioni di pazienti e specialisti che ormai – e per fortuna – si stanno moltiplicando sia a livello nazionale che regionale. A tal riguardo, segnaliamo giusto qualche indirizzo, che potrà rivelarsi utile per chi stia attraversando il difficile percorso di scoperta della propria sindrome fibromialgica. Far parte di una associazione aiuta a sentirsi meno soli di fronte alla malattia, proprio perché la fibromialgia è stata per tanto tempo classificata come malattia minore, e questo ha portato anche molti medici a sottovalutare l’impatto negativo che i sintomi dolorosi comportano.

Ecco dunque a chi rivolgersi:  

Centri specializzati in Fibromialgia

Di seguito il link per consultare l'elenco delle strutture sanitarie che hanno dichiarato di essere specializzate in Fibromialgia. L'elenco non è esaustivo di tutte le strutture che se ne occupano in Italia.
 

Scopri i centri specializzati in Fibromialgia

In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 29 maggio 2019