Fascite Plantare: cos'è e come curarla

Fascite Plantare: cos'è e come curarla

Benessere

Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2018

Indice

 

Introduzione

La fascite plantare è l’infiammazione della fascia muscolare che riveste la pianta del piede e si manifesta con un intenso dolore al tallone.Immagine didascalica che mostra laparti infiammate a causa della fascite plantare
Per quanto in genere si chiamino fasciti plantari, il termine corretto da usare è fasciosi plantare qualora non vi sia infiammazione della fascia plantare, ma solo dolore.
Molto spesso la fascite plantare è associata alla sindrome della spina calcaneare, anche se non è sempre presente la spina ossea sul calcagno.
 
Per capire bene cause e possibili trattamenti utili a curare la fascite plantare, è necessario conoscere l'anatomia del piede.
Questo arto infatti è comporto da un particolare legamento, detto arcuato: esso è composto da una robusta fascia fibrosa che unisce la zona plantare interna del calcagno con la base delle dita. Il legamento arcuato ha il compito di trasmettere al piede il nostro peso corporeo. Quanto tale legamento si infiamma insorge la fascite plantare.
Questa patologia è particolarmente frequente tra gli sportivi, tanto che l’80% di quelli che accusano dolore al tallone ne sono affetti.

 

Cause

La fascite plantare può essere causata da diversi fattori, spesso combinati tra loro:Immagine con piede piatto, una delle cause della fascite plantare
  • piedi piatti
  • scarpe inadeguate
  • obesità
  • allenamenti inadeguati
  • debolezza di alcuni muscoli della gamba (come polpaccio, peroneo, tibiale posteriore ed estensori delle dita e del piede).
    La tensione determina un accorciamento dei muscoli del polpaccio e della fascia plantare: questo fenomeno accentua il dolore percepito dal paziente. In alcuni casi, a questa tensione dell’arco plantare, si associa una borsite a livello del calcagno.
Il dolore è provocato dai continui microtraumi a carico della fascia plantare che si "sfibra" lentamente. Alla base di questa degenerazione vi è la perdita di elasticità del legamento, associata ad un suo eccessivo accorciamento.
 
Un’altra causa della fascite plantare è il piede cavo: questo fenomeno infatti comporta una eccessiva tensione della fascia plantare, che può portare a soffrire del disturbo in oggetto qualora si aggiungano anche altri agenti come:
  • sovrappeso,
  • attività sportiva eccessiva,
  • altri...
La fasciosi plantare si associa spesso alla spina calcaneare, come detto sopra. Quest’ultima non è altro che una piccola escrescenza ossea che si forma in seguito ad alcuni fattori, quali: il deficit di irrorazione e la contrattura della fascia plantare.
In una fase iniziale, la fascite plantare provoca dolore al legamento arcuato a livello calcaneare; successivamente il dolore si sposta verso l'avampiede, coinvolgendo tutta la pianta del piede, risparmiando solo la punta delle dita.
 
 

Sintomi

La fascite plantare si manifesta solitamente tra i 40 e i 60 anni. Il sintomo principale è il dolore al tallone, ma talvolta si estende a tutta la pianta del piede. Nei pazienti affetti da tale patologia, la fascia plantare è simile a una corda sottocutanea, dolente al tatto.
Il dolore è più acuto al mattino, tende a diminuire dopo aver effettuato i primi movimenti, per poi riacutizzarsi dopo lunghi periodi di immobilità.
 
Durante il riposo notturno si verifica la situazione opposta: le punte dei piedi sono rilassate e tendono a guardare verso il basso. Di conseguenza il legamento arcuato tende a retrarsi. Al mattino, non appena ci si alza dal letto i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento della fascia plantare che tende tuttavia a rimanere contratto, causando dolore. Lo stesso movimento progressivamente stimola l'allungamento dell'aponeurosi plantare favorendo la regressione del dolore.
Infine nello sport il dolore insorge solitamente nelle fasi di riscaldamento iniziale per poi scomparire durante l'allenamento. In ambito sportivo sono particolarmente a rischio i corridori di fondo, i saltatori ed i giocatori di calcio.

 

Diagnosi

Immagine dove un medico verifica la presenza di fascite plantare nel paziente, premendo il pollice sopra il calcagno del piede del paziente.La diagnosi di fascite plantare è effettuata mediante un’attenta valutazione clinica della sintomatologia. Le indagini strumentali, come radiografie e TAC, di solito non sono necessarie anche se possono essere utili a evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone, come la presenza o meno di uno sperone calcaneare.
Il test per verificare la presenza o meno della fascite plantare consiste nell’esercitare un’energica pressione con il pollice sul calcagno mentre il piede è in dorsi flessione. In caso di fascite, la pressione scatena un forte dolore, oltre al dolore lungo il margine plantare mediale della fascia.
 

Diagnosi differenziale 

La diagnosi differenziale è senza dubbio fondamentale per la patologia in esame. Infatti sono molteplici le malattie che mostrano una sintomatologia simili a quella della fasciosi plantare, come ad esempio la borsite calcaneare e la sindrome del tunnel tarsale, ma anche forme traumatiche come la rottura della fascia plantare (con episodi di tumefazione).
Altre patologie da escludere sono la spondiloartropatia sieronegativa, la neuropatia di Baxter e il morbo di Sever-Blanke-Haglund. Molto importante è soprattutto quest’ultima patologia che spesso entra in diagnosi differenziale con la fascite plantare o si associa ad essa.

Il morbo di Haglund si presenta nei bambini nell’età dello sviluppo e di frequente si risolve senza bisogno di terapie o interventi chirurgici, e in alcuni casi è addirittura asintomatico.
Talvolta il problema si ripresenta nell’età adulta, tipicamente a causa dell’attrito che l’esostosi ossea, formatasi a livello del tendine d’Achille nell’età giovanile, esercita su quest’ultimo.
 

Trattamento

Il trattamento adottato è finalizzato alla riduzione della tensione della fascia plantare mediante il rilascio della corda fasciale.
Il trattamento prevede esercizi di stretching dei muscoli del polpaccio e delle parti molli del piede, mirati al rafforzamento dei muscoli della gamba e dell’arto; inoltre è previsto l'uso di tutori e protesi durante la notte e di calzature con un'appropriata altezza di tacco durante la giornata.

Immagine di un paziente affetto da fascite palntare che fa degli esercizi per il piede.Al trattamento sono associate anche terapie fisiche e farmacologiche: abitualmente si somministrano dei farmaci anti-infiammatori non steroidei e corticosteroidi, in aggiunta a terapie fisiche come le onde d’urto, la laser terapia e gli ultrasuoni.
Sono sconsigliate le infiltrazioni perché spesso troppo dolorose e ad esito incerto, così come i plantari “a sostegno della volta del piede”, che in realtà aumentano la tensione della fascia stessa e possono addirittura peggiorare la sintomatologia.
 
Negli ultimi anni viene spesso utilizzata la tecar terapia, terapia fisica utilizzata soprattutto per trattare traumi e infiammazioni, particolarmente efficace nell’eliminare dolore e l’infiammazione muscolare.
Eseguendo questi trattamenti, il dolore diminuisce sensibilmente nell’arco di alcune settimane. Nei rari casi, invece, nei quali il dolore persista nonostante le cure, è possibile ricorrere all’intervento chirurgico.
 

Trattamento chirurgico della fascite plantare

Il trattamento chirurgico della fasciosi plantare consiste nella sezione della fascia plantare nella sua totalità.
Sono ormai superate tecniche operatorie che implicano la disinserzione della fascia a livello del tallone o l’asportazione completa della fascia stessa, anche per le possibili complicazioni che comportano.
 
La tecnica più moderna prevede l’interruzione percutanea della fascia plantare senza incisioni chirurgiche: attraverso una piccola incisione, si realizza l’allungamento e la cruentazione della fascia plantare al fine di favorirne l’irrorazione del tessuto ipovascolarizzato circostante.
L’intervento si effettua in anestesia locale e dura 10-15 minuti: tra brevità dell’intervento e la dimensione esigua dell’incisione, il decorso post-operatorio risulta essere poco impegnativo per il paziente. Inoltre il dolore sarà facilmente controllabile nell’immediato post operatorio e sarà possibile tornare ad una piena autonomia dopo 12-15 giorni dopo l’intervento.
 

Trattamento Conservativo

Immmagine dove viene eseguita un trattamento sul piede di un paziente affetto da fascite plantareIn fase acuta di solito il trattamento della fasciosi plantare consiste nella somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei, come il Diclofenac, insieme a riposo, esercizi di stretching e terapia fisica.
Gli esercizi di stretching in particolare sono molto importanti durante la fase acuta, specie eseguiti al mattino; il loro obiettivo è l’allungamento del tendine d'Achille, come gastrocnemio e soleo.

Anche il trattamento massoterapico della fascia plantare può risultare utile, con il vantaggio di poterlo effettuare in autonomia: basta infatti far rotolare una bottiglietta d'acqua fredda sotto il piede per 10 minuti per ottenere un effetto miorilassante e antalgico della fascia plantare.

La terapia fisica gioca un ruolo fondamentale, specie con ultrasuoni in acqua e onde d'urto, entrambi trattamenti ad alto indice di efficienza e in grado di procrastinare o evitare l’intervento chirurgico.
 
Inoltre, è molto importante usare anche dei tutori notturni che permettono di mantenere la fascia estesa, al fine di favorire un maggior effetto antalgico e una più rapida guarigione.

Infine le iniezioni di cortisone sono indicate nel caso in cui non ci siano dei miglioramenti sintomatologici; il loro effetto non è puramente palliativo, anzi: la sua azione è forte al punto da indebolire la fascia plantare aumentandone il rischio di rottura.

 
L’ultima frontiera nel trattamento della fasciosi plantare sono le cosiddette “terapie biostimolative”, cioè in grado di accelerare i naturali processi di guarigione del nostro organismo. Infatti il tendine, per sua natura, ha tempi di guarigione decisamente lenti, a causa della sua scarsa irrorazione di sangue. Perciò il decorso di una fascite plantare che guarisce in 4/6 mesi è da considerarsi un successo. Chi promette miracoli in una seduta o cose del genere forse non conosce bene la fisiologia!

Una delle terapie più efficaci è quella che prevede l’utilizzo del PRP. Il PRP è un gel ricco di piastrine che si ottiene attraverso un piccolo prelievo di sangue dal paziente ed ha lo scopo di rigenerare i tessuti, grazie alla elevata concentrazione di fattori di crescita al suo interno.
Inoltre ha anche un notevole potere antinfiammatorio: per questo l’applicazione di PRP nella maggioranza dei casi riduce notevolmente la sintomatologia dolorosa.
 
Altro capitolo della terapia biologica è il Lipogems che consiste nel prelievo di cellule del tessuto adiposo. Questa tecnica consiste in prelievo, processamento ed isolamento di cellule mesenchimali (ovvero cellule multipotenti), che hanno un’azione rigenerativa dei tessuti in cui si infiltrano.
 
Quest’ultime due tecniche non sono dolorose e impiegano poco tempo. I loro effetti però non sono immediati ma occorrono 2-3 settimane prima che possano essere visibili i primi risultati.
Per il trattamento delle fasciti plantari reiteranti, la terapia ad impulsi extracorporei (extracorporeal pulse activation therapy [EPAT]) è la più utile: essa è realizzata mediante la trasmissione locale di impulsi a basse frequenza utilizzando un focalizzatore di onde. L'onda di pressione stimola il metabolismo e migliora la circolazione del sangue: questa è fondamentale al fine di rigenerare il tessuto danneggiato e accelerarne la guarigione.
 

Fisioterapia

La fisioterapia è un aiuto concreto per eliminare la fascite plantare. Se finora ci siamo concentrati sui metodi di riduzione del dolore, adesso passiamo in rassegna la seconda fase del trattamento, cioè quella dedicata alla correzione dei difetti posturali, nonché a ripristinare l’elasticità dei tessuti plantari.

A questo scopo, la fisioterapia moderna riesce, attraverso la manipolazione plantare, a ridurre la rigidità di tendini, tessuti e muscoli, e di conseguenza a ripristinare la normale camminata. L’esercizio terapeutico è di fondamentale importanza in quanto permette di riacquisire una buona elasticità della fascia plantare, rafforzare i muscoli e le afferenze propriociettive e tattili epicritiche. Un buon esercizio terapeutico associato ad una corretta terapia farmacologica, fisica ed occupazionale determina una pronta ed efficiente guarigione.
In collaborazione con
Giuseppe Annunziata

Giuseppe Annunziata

Sono un giovane medical blogger ed articolista, laureato in Fisioterapia e specializzato in riabilitazione cardiologica e respiratoria, nonché iscritto al 4 anno di medicina. Da anni scrivo per diverse testate digitali italiane e straniere, e per associazioni e fondazioni di rilievo nazionale come la Lega Italiana Sclerosi Sistemica e l'Associazione italiana riabilitatori dell’insufficienza respiratoria. Il mio motto? "In scienza e coscienza", con due semplici parole riassume quello che faccio e come lo faccio: mi occupo di scienza con coscienza.
Data di pubblicazione: 10 dicembre 2018