Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): cosa sono, rischi e COVID-19

Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): cosa sono, rischi e COVID-19

Indice

Domande e Risposte
Uno studio canadese pubblicato sul British Medical Journal nel 2017 correla l’assunzione di antinfiammatori di tipo FANS e coxib all’innalzamento del rischio di infarto.
Il rischio è maggiore nelle persone che assumono dosi elevate di questi farmaci, ma non si modifica per le terapie a lungo termine.
Questa conclusione deve spingere a massimizzare la consapevolezza sui pericoli associati all’assunzione di farmaci al di fuori della prescrizione medica. Nel caso degli anti-infiammatori, data la loro classificazione in parte ricompresa nella categoria dei medicinali di automedicazione, la situazione si complica. 

Cos'è e come si instaura l'infiammazione

Immagine che ritrae un uomo con infiammazione all'orecchioIl meccanismo dell’infiammazione procede attraverso una catena di reazioni scatenata dal rilascio di particolari sostanze chimiche, che nell’organismo agiscono come mediatori, ossia facilitatori di eventi molecolari
Queste molecole derivano da un acido organico, che dà il nome alla serie di eventi attraverso la quale vengono sintetizzate le sostanze responsabili della genesi e nella propagazione dell’infiammazione, la cascata dell’acido arachidonico. Questa catena di eventi biochimici conduce alla sintesi dei prostanoidi (gruppo di molecole che comprende le prostaglandine) e dei leucotrieni, responsabili, in ultima analisi, di:
  • Aumento della permeabilità dei vasi sanguigni, che provoca la fuoriuscita di liquidi verso i tessuti periferici e dunque l’edema;
  • Acutizzazione della sensibilità dei recettori periferici al dolore, a causa del rilascio di trasmettitori quali la bradichinina;
  • Vasodilatazione nei tessuti interessati;
  • Rilascio di citochine e interferoni, che provoca alterazioni della termoregolazione e quindi aumento della temperatura corporea (febbre).
Gonfiore, dolore, vasodilatazione, febbre e alterazione della funzionalità sono i cinque segni cardine dell’infiammazione, noti fin dall’antichità (calor, rubor, tumor, dolor, functio laesa).

L’infiammazione è una reazione di difesa dell’organismo, che libera sostanze tossiche nel tentativo di vincere nemici provenienti dall’esterno (microrganismi patogeni) o di neutralizzare molecole potenzialmente pericolose. Il corpo deve in tutti i casi fare i conti con le conseguenze dell’infiammazione, anche quando la guarigione avviene con la completa restitutio ad integrum, ossia con il completo ripristino della funzionalità d’organo.

Ma, in alcuni casi, è l’infiammazione stessa a danneggiare l’organismo. Questo si verifica quando questa catena di eventi si propaga senza spegnersi oppure quando si attiva in maniera eccessiva. In tutte queste condizioni, occorre intervenire per porre termine alla serie di eventi, prima che possa danneggiare i tessuti e gli organi in maniera irreversibile. 


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Cosa sono i FANS

I FANS sono una categoria di farmaci ad azione prevalentemente antiinfiammatoria, dall’acronimo Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei
Si tratta di molecole dalle caratteristiche chimico-farmaceutiche comuni (a parte gli oxicam): sono acidi carbossilici, hanno un anello aromatico e caratteristiche lipofile.

Si suddividono nelle seguenti categorie:
  • Salicilati: includono il più popolare antiinfiammatorio, l’acido acetilsalicilico, che viene usato anche come inibitore dell'aggregazione piastrinica per la prevenzione delle patologie di tipo tromboembolico;
  • Para-aminofenoli: il composto più conosciuto di questa categoria è il paracetamolo, che viene impiegato come antipiretico. Questi composti non causano generalmente effetti collaterali a livello gastrico, ma possono determinare gravi reazioni epatiche. Questa evenienza si verifica in caso di sovradosaggio, a causa della formazione di un metabolita tossico; alle dosi terapeutiche il paracetamolo è generalmente ben tollerato;
  • Acidi indolici: queste molecole, fra cui l’indometacina (dieci volte più potente dell’acido acetilsalicilico come antiinfiammatorio), sono impiegate nel trattamento delle malattie articolari degenerative;
  • Acidi eteroaril-acetici: il diclofenac e gli altri appartenenti alla categoria degli acidi eteroaril-acetici vengono usati nel trattamento a lungo termine dell’artrite reumatoide e di altre malattie degenerative articolari;
  • Acidi arilpropionici: il più noto è l’ibuprofene, impiegato per contrastare il dolore nelle malattie di tipo reumatico;
  • Acidi enolici: gli oxicam si differenziano dalle altre categorie di FANS perché non sono acidi carbossilici ma derivati delle carbossamidi. Il farmaco più rappresentativo fra gli oxicam è il piroxicam, caratterizzato da un’emivita plasmatica particolarmente estesa (permane nell’organismo per un intervallo di tempo relativamente lungo prima di essere metabolizzato);
  • Sulidi: la nimesulide e gli altri composti di questo gruppo ha un meccanismo d’azione ancora non completamente noto, che coinvolge derivati dell’acido arachidonico alternativi rispetto a quelli interessati dagli altri FANS. La sua potenziale epato-tossicità, tuttavia, ha spinto gli enti regolatori a inasprirne i criteri di dispensazione. Rispetto agli altri FANS, per lo più prodotti di automedicazione, la nimesulide può essere venduta solo dietro prescrizione medica.

Oltre alle caratteristiche chimiche, i FANS condividono le tre azioni terapeutiche prodotte: 
  • Antiinfiammatoria;
  • Antipiretica: riducono la temperatura corporea attraverso l’azione a livello cerebrale sull’ipotalamo, dove ha sede il centro di termoregolazione;
  • Analgesica: limitano la sintesi delle prostaglandine coinvolte nell’infiammazione e dunque il rilascio dei mediatori del dolore. 
Per ognuno di questi farmaci, le tre componenti assumono valori diversi. Ad esempio, il paracetamolo ha una buona azione antipiretica e analgesica, ma una scarsa azione antiinfiammatoria. 

Il meccanismo d’azione dei FANS si basa sull’inibizione della cascata dell’acido arachidonico e della sintesi dei suoi derivati (prostanoidi), attraverso il blocco di un enzima, la cicloossigenasi (COX). Questi farmaci intervengono dunque sugli effetti dell’infiammazione, interrompendo la catena delle reazioni biochimiche a metà del loro percorso e non a monte.
Per questa ragione, si parla di un effetto sintomatico e non terapeutico risolutivo delle ragioni che hanno scatenato l’infiammazione.

La cicloossigenasi (COX) è presente nell’organismo in due forme. La COX-1 è di tipo costitutivo, presente in tutti i tessuti e sintetizzata sempre. La COX-2, invece, è inducibile. I FANS agiscono senza distinguere fra le due forme e inibiscono entrambe.
I risultati di questo fenomeno coincidono con le reazioni avverse dei FANS:
  • A livello gastrico: i FANS provocano una riduzione della sintesi della prostaglandina (PGI2, o prostaciclina) che protegge le pareti dall’aggressione dell’acido. Le conseguenze sono i ben noti effetti di erosione della parete gastrica, alla base dell’insorgenza di gastrite e ulcera;
  • A livello piastrinico: l’effetto dell’inibizione della COX piastrinica, causa una riduzione dell’aggregazione di queste cellule ematiche, che provoca un’estensione del tempo di sanguinamento e la propensione alle emorragie;
  • A livello renale: i FANS provocano riduzione del flusso sanguigno e della filtrazione glomerulare, che possono portare a insufficienza renale
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Cosa sono i coxib

Dal momento che le reazioni avverse dei FANS sono legate alla loro mancanza di selettività, che li porta a non distinguere fra le due forme della COX, lo sviluppo di antiinfiammatori selettivi era un obiettivo sentito dall’industria farmaceutica. Un goal raggiunto con l’immissione in commercio dei coxib, molecole caratterizzate da spiccata selettività per la COX-2 e quindi responsabili di effetti collaterali sullo stomaco molto più lievi rispetto a quelli dei FANS tradizionali. 

Ma nel corso della loro applicazione real world (nella popolazione generale, molto più ampia e variegata rispetto a quella delle sperimentazioni cliniche) i coxib hanno manifestato una certa incidenza di reazioni avverse di tipo cardiovascolare, in particolare attacco cardiaco e infarto miocardico. A valle di questi riscontri, nel 2004 il produttore ha disposto il ritiro del rofecoxib dal mercato. Le Agenzie Regolatorie hanno adottato misure restrittive su questi medicinali.
La spiegazione di questi effetti collaterali sembra essere rappresentata da uno squilibrio. È stato ipotizzato che i FANS selettivi della COX-2 inibiscono la sintesi di alcune prostaglandine ma non di altre. Questo porterebbe a uno squilibrio tra queste molecole e all'aumento dell'aggregazione piastrinica, della vasocostrizione e quindi degli eventi avversi cardiovascolari.

FANS e aumento del rischio di infarto

Una revisione sistematica dell’azione dei FANS è stata condotta su 446.000 individui (61.460 dei quali con una pregressa storia di infarto del miocardio) e coordinata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Montreal.

Questa analisi ha evidenziato l’aumento del rischio di infarto del miocardio stimato in: +24% per il celecoxib, +48% per l’ibuprofene, +50% per il diclofenac, +53% per il naprossene, +58% per il rofecoxib (già ritirato dal commercio, come precisato nei paragrafi precedenti). Il picco di eventi viene raggiunto entro il primo mese di trattamento, ma l’aumento del rischio è già evidente nella prima settimana. 

Immagine che raffigura una vasocostrizioneQuesto studio è particolarmente importante perché la correlazione fra assunzione di FANS ed eventi cardiovascolari avversi era già stata evidenziata, ma la comunità scientifica non era mai riuscita a quantificare il rischio.
In passato, lo studio PRECISION (Prospective Randomized Evaluation of Celecoxib Integrated Safety vs Ibuprofen Or Naproxen) ha individuato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari sia con i coxib che con i FANS tradizionali. Tuttavia, si trattava di una ricerca condotta in una popolazione di pazienti affetti da patologie articolari, che ricevevano somministrazione cronica di anti-infiammatoria, non di utilizzatori sporadici. 

I pazienti più penalizzati dall’assunzione di FANS, secondo la più recente metanalisi, risultano essere quelli che hanno ricevuto dosaggi più elevati. Invece, l’estensione temporale dell’assunzione (ossia la durata del trattamento) non sembra rappresentare un elemento di rischio aggiuntivo. L’uso di FANS per un periodo superiore ad un mese non appare creare più problemi rispetto a quello di un intervallo minore.

Uno studio danese pubblicato nel 2017 evidenzia che l’uso anche saltuario di FANS aumenta il rischio di arresto cardiaco fino al 30%. I ricercatori hanno raccolto dati da 28.947 pazienti colpiti da arresto cardiaco (non in contesto di ricovero) tra il 2001 e il 2010. Di questi, 3.376 erano stati trattati con un FANS durante i 30 giorni precedenti all’evento. Al primo posto il diclofenac (cui è associato un aumento del rischio di arresto cardiaco del 50%), a cui segue l’ibuprofene (con il 31%), mentre naprossene e celecoxib sembrano essere più sicuri.

Fra i farmaci considerati in questi studi, non è compreso l’acido acetilsalicilico, che ha invece effetto protettivo sul cuore, tanto da essere utilizzato nella prevenzione del rischio cardiovascolare.

Conclusioni

Queste ricerche non devono creare allarmismo, ma devono fare riflettere sui rischi connessi all’assunzione dei farmaci. Mentre negli ultimi anni il consumo di antiinfiammatori è diminuito, nel periodo precedente aveva raggiunto livelli preoccupanti. Il problema maggiore è rappresentato dal trattamento del dolore cronico, che richiede una somministrazione cronica e ad elevati dosaggi di questi farmaci.
In ogni caso, i farmaci correlati al maggior aumento del rischio cardiovascolare non dovrebbero essere utilizzati da coloro che già sono a rischio per queste malattie.
Occorre anche alzare il livello di attenzione sui rischi dell’automedicazione.
 


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FANS e alcol

Si sente spesso parlare di interazione fra alcol e farmaci. Questo si verifica specialmente a valle di episodi di cronaca nera che coinvolgono personaggi di spicco del mondo dello showbusiness. È capitato, per citare due esempi, nel caso di due star acclamate come Whitney Houston e Amy Winehouse. 
Tuttavia, la maggior parte delle persone è convinta che solo l’assunzione di farmaci attivi sul sistema nervoso centrale sia incompatibile con il consumo di alcol. Una convinzione sbagliata. 

Come per molte altre categorie di medicinali, anche per i FANS è consigliata l’interruzione del consumo di etanolo durante la terapia. Le interazioni fra alcol e FANS si dispiegano su più livelli: il primo è quello enzimatico, il secondo è quello dovuto al contatto diretto.
Il metabolismo dell’alcol si realizza principalmente a livello epatico: lo scopo è quello di rendere i composti potenzialmente tossici che ingeriamo in grado di essere eliminati. Poiché l’escrezione avviene attraverso le urine, queste sostanze devono essenzialmente essere elaborate per diventare idrosolubili
Nel fegato sono presenti sistemi enzimatici speciali che intervengono nella detossificazione di tutte le sostanze estranee introdotte nell’organismo (xenobiotici). Nello specifico, il citocromo p450 e un enzima chiamato alcol deidrogenasi (ADH) che agisce già a livello gastrico detossificano l’etanolo, trasformandolo in metaboliti solubili in acqua, che poi vengono eliminati con l’urina. 
L’intervento enzimatico permette di ossidare l’etanolo, che, in diversi passaggi, viene trasformato in acetil-CoA. Questa sostanza, a seconda dello stato ormonale, nutrizionale ed energetico dell’organismo, viene convertita in anidride carbonica, acidi grassi, corpi chetonici e colesterolo.

Il primo effetto di interazione fra antinfiammatori e metabolismo dell’etanolo riguarda l’ADH: l’acido acetilsalicilico (in particolare) e altri farmaci appartenenti a questa categoria inibiscono l’attività di questo enzima, aumentando la sensibilità all’alcol, che rimane come tale in circolo più a lungo.
Inoltre, sono numerosi i farmaci che influenzano l’attività del citocromo p450, intensificandola, riducendola o attivandola: questo fenomeno può compromettere l’azione terapeutica del medicinale. Un altro aspetto problematico è rappresentato dal fatto che il citocromo p450 è un sistema inducibile: questo significa che introducendo quantità di alcol o farmaci (o altri xenobiotici) più cospicue il sistema stesso si potenzia.

Fotografia che raffigura del whisky versato in un bicchiereAnalizziamo il caso del paracetamolo. A livello del citocromo p450, la sua molecola viene ossidata: tuttavia, come già sottolineato nei paragrafi precedenti, il metabolita generato da questa reazione è tossico. Nei forti bevitori, che possiedono a causa delle loro abitudini un citocromo p450 più sviluppato, il paracetamolo viene metabolizzato più velocemente e può produrre quantità elevate di metabolita tossico. L’assunzione di paracetamolo nei forti bevitori richiede (come anche specificato nel foglietto illustrativo) qualche cautela aggiuntiva.
Esiste poi un effetto più diretto, da contatto, che la combinazione di alcol e FANS (la cui gastrolesività è stata ampiamente trattata nei paragrafi precedenti) produce sulla mucosa dello stomaco e di tutto l’apparato digerente. L’etanolo irrita le mucose, aumentando il rischio di sanguinamento già indotto dai farmaci.

Gli effetti della combinazione alcol-antinfiammatori non sono uniformi nella popolazione. Le donne, per esempio, sono geneticamente caratterizzate da un citocromo p450 meno potente. Metabolizzano dunque l’alcol e numerosi medicinali con più difficoltà: non è un caso che le donne subiscano maggiormente le conseguenze di un’assunzione eccessiva di alcol. Il risultato è che queste sostanze rimangono in circolo molto più a lungo: un fenomeno che deve essere considerato sia nella pianificazione della terapia che nella scelta delle abitudini e degli stili di vita. 
Lo stesso ragionamento, anche se su basi differenti, deve essere applicato ad adolescenti e anziani. Nel primo caso si tratta di immaturità dei sistemi di detossificazione, mentre nel secondo di rallentamento di tutti i sistemi metabolici
Un sondaggio è stato condotto dalla Fondazione Attilia Pofferi nelle scuole superiori di Pistoia, nell’ambito di uno studio che si è protratto dal 2012 al 2015, ha evidenziato alcuni aspetti interessanti nel comportamento dei giovanissimi. L’antinfiammatorio più usato dagli adolescenti risulta essere il ketoprofene (il 71% ne fa uso), seguito da paracetamolo, ibuprofene, nimesulide, acido acetilsalicilico e diclofenac. Inoltre, l’uso di antinfiammatori è maggiore nei ragazzi che bevono più alcolici. 
Queste rilevazioni devono spingere a investire più risorse nell’educazione dei giovani (e di tutta la popolazione) sui rischi correlati all’assunzione di antiinfiammatori e, in particolare, alla combinazione fra alcol e FANS.

FANS e pressione arteriosa

Eccetto l’acido acetilsalicilico a basse dosi, tutti i FANS, inibendo la ciclossigenasi (COX, l’enzima che catalizza la produzione di alcuni derivati dell’acido arachidonico), interferiscono con la sintesi delle prostaglandine anche a livello renale. Questo fenomeno limita la filtrazione glomerulare (ossia la funzione dei reni), aumenta la ritenzione idro-salina e, in ultima analisi, i valori della pressione arteriosa. Un fenomeno che, in alcune circostanze, può vanificare (in parte o totalmente) la terapia anti-ipertensiva.

Per i coxib, in particolare, è più intenso l’effetto di contrasto all’eventuale terapia ipotensiva. 
Nel 2015 l’FDA (l’Agenzia regolatoria statunitense del farmaco) ha rafforzato i suoi avvertimenti riguardo i rischi cardiovascolari dei FANS. A valle di questo monito, il trial clinico PRECISION ha evidenziato che molti FANS producono un aumento della pressione arteriosa nei pazienti in terapia cronica con queste molecole per artrite reumatoide. La molecola di spicco, da questo punto di vista, è l’ibuprofene, che aumenta i valori pressori in maniera più marcata rispetto a naprossene e celecoxib. Nello studio, la pressione sistolica aumentava di 3,7 mmHg tra chi aveva assunto ibuprofene e di 1,6 mmHg tra chi aveva invece usato naprossene, mentre era diminuita di 0,3 mmHg tra chi aveva assunto celecoxib. 
Tra i pazienti con pressione normale, l'ipertensione si sarebbe sviluppata molto più di frequente tra i pazienti in terapia con ibuprofene (23,2%) rispetto a coloro in trattamento con naprossene (19%) o celecoxib (10,3%). 
Alla luce di queste considerazioni, è possibile desumere che il rischio cardiovascolare legato all’assunzione dei FANS potrebbe essere associato non solo alla depressione dell’attività coagulativa, ma anche all’aumento dei valori della pressione arteriosa. Inoltre, che l’effetto degli antinfiammatori sulla pressione arteriosa non è uniforme fra le diverse molecole.

Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Valutazione del rischio cardiovascolare:
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COVID-19 e farmaci antiinfiammatori non steroidei

Immagine che ritrae una cartella clinica e dei medicinali per nuovo coronavirusSugli organi di stampa, e in particolare sui social media, sono comparse delle notizie che evidenziavano una possibile controindicazione nell’assunzione di farmaci antiinfiammatori non steroidei (i FANS), come paracetamolo, ibuprofene o ketoprofene nei pazienti infettati dal coronavirus COVID-19. Questo sulla base del fatto che i FANS possono in parte nascondere alcuni segni di infezione.

Un comunicato della Società Italiana di Farmacologia (SIF) afferma che “Allo stato attuale non ci sono dati negli adulti che confermino l’associazione tra effetti indesiderati gravi all’ibuprofene e l’infezione da coronavirus, e a maggior ragione nei bambini. Pertanto e al momento, l’unico monito da seguire, comune a tutti i farmaci, è quello di "leggere attentamente il foglietto illustrativo" e comunque affidarsi al proprio medico di riferimento.

Allo stesso tempo la European Medicines Agency (EMA, l’agenzia europea per il farmaco), ha emanato un comunicato stampa in cui si ribadisce quello che è già stato detto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), cioè che non ci sono prove scientifiche che stabiliscano un legame tra ibuprofene e peggioramento di Covid-19. L’Ema sta monitorando la situazione ed esaminerà tutte le nuove informazioni disponibili. Si precisa poi, in accordo con la scarsità di prove sui rischi derivati dall’ibuprofene, che “all’inizio del trattamento per la febbre o il dolore in COVID-19, i pazienti e gli operatori sanitari devono considerare tutte le opzioni di trattamento disponibili, inclusi paracetamolo e FANS.

Pertanto, come riportato sul sito del Ministero della Salute “In accordo alle linee guida nazionali di trattamento, i pazienti e gli operatori sanitari possono continuare a utilizzare FANS (come l’ibuprofene) come riportato nelle informazioni del prodotto approvate. Le raccomandazioni attuali prevedono che questi medicinali vengano utilizzati alla dose minima efficace per il periodo più breve possibile.
Attualmente non ci sono ragioni per interrompere il trattamento con ibuprofene, in base a quanto riportato sopra. Ciò è particolarmente importante per i pazienti che assumono ibuprofene o altri FANS per malattie croniche”


I pazienti che hanno qualsiasi dubbio devono rivolgersi al proprio medico che saprà decidere, in base all’esperienza e alle condizioni del paziente, quale farmaco sia appropriato assumere.


Questa sezione è stata redatta in collaborazione con il Dott. Stefano Bellosta, Ricercatore Universitario di Farmacologia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano.

Domande e risposte

Posso prendere l'ibuprofene se ho bevuto alcol?
L’alcol interagisce con l’azione di numerosi farmaci, compresi gli antinfiammatori. Ne intensifica il potere erosivo sulla mucosa digestiva, aumentando il rischio di sanguinamento; ne influenza il metabolismo, aspetto che può aumentarne o ridurne gli effetti. Non assumere alcol se devi prendere farmaci.
Gli antinfiammatori possono aumentare la pressione arteriosa?
Sì. Numerosi studi hanno evidenziato che i FANS, in particolare l’ibuprofene, agiscono aumentando i valori della pressione arteriosa. Questo deve spingere ad osservare cautele speciali nell’assunzione di questi farmaci.
Perchè i FANS aumentano il rischio cardiovascolare?
I FANS agiscono inibendo l’attività di un enzima chiamato cicloossigenasi (COX), che catalizza la produzione di particolari derivati dell’acido arachidonico (le prostaglandine), coinvolte ubiquitariamente nell’organismo in numerose reazioni biochimiche. A livello renale, l’inibizione della COX produce una depressione dell’attività renale di filtrazione e alla ritenzione di acqua e liquidi: un fenomeno che porta all’aumento della pressione arteriosa. A livello gastrico, produce una riduzione della sintesi delle sostanze che proteggono le pareti dello stomaco dall’azione degli acidi locali. Inoltre, questi farmaci causano una riduzione dell’attività piastrinica, che conduce ad una riduzione della coagulabilità del sangue. Per questa ragione i FANS possono aumentare il rischio di emorragie.
E' vero che l'ibuprofene peggiora la COVID-19?
Al momento, non sussistono prove scientifiche che correlino l’assunzione dei FANS al peggioramento della prognosi della COVID-19. A questo proposito, le agenzie regolatorie hanno precisato che i FANS rientrano fra le opzioni terapeutiche per l’infezione da SARS-CoV-2 e che il loro utilizzo deve procedere alla minima dose necessaria per il periodo di assunzione più breve possibile.
Perchè i FANS danneggiano lo stomaco?
I FANS danneggiano lo stomaco per due ragioni, entrambe associate all’inibizione delle prostaglandine. A livello gastrico, questa inibizione riduce la sintesi delle sostanze che proteggono le pareti dello stomaco dall’azione erosiva dei succhi acidi. Per questa ragione, l’assunzione di antinfiammatori non steroidei espone la mucosa gastrica all’effetto potenzialmente lesivo degli enzimi digestivi e dell’ambiente acido locale. Inoltre, l’azione di FANS sull’inibizione dell’attività piastrinica aumenta di fatto il tempo dio sanguinamento. Pertanto, qualsiasi microerosione che può crearsi a livello della parete gastrica viene tamponata dai sistemi di coagulazione con minore prontezza rispetto a quella che sarebbe necessaria.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 22 marzo 2020
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