Esami del sangue per il fegato: quali sono e come leggere i valori?

Esami del sangue per il fegato: quali sono e come leggere i valori?

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Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2019

Indice

 

FEGATO IN SALUTE: A COSA SERVE E COME FUNZIONA


Vi siete mai chiesti a cosa serva davvero il fegato? Si tratta di un importantissimo organo interno, facente parte del nostro apparato digerente, con funzioni prevalentemente metaboliche e depurative. La salute epatica è pertanto fondamentale per la salute generale, ma prima di scoprire la corretta funzionalità del fegato attraverso gli esami del sangue specifici, dobbiamo brevemente ripassarne anatomia e fisiologia. Intanto chiariamo che si tratta di un organo-ghiandola, il più grande del corpo umano, posizionato nella parte alta della cavità addominale, a destra, proprio sotto il diaframma e dietro lo stomaco. La sua forma ricorda quella di un triangolo con il vertice in basso, formato da due lobi, destro e sinistro. 

Pesa parecchio: negli uomini circa 1800 grammi e nelle donne 1400. Le sue funzioni sono tantissime, del tutto “silenziose”, di cui non ci accorgiamo se non quando si inceppano in modo irreversibile. Potremmo dire che il fegato svolge un po’ il “lavoro sporco” dell’organismo, per la sua indefessa opera di disintossicazione e scomposizione delle molecole derivanti dall’alimentazione in componenti più piccole e facili da assimilare. Il fegato produce a tale scopo una sostanza che non a caso fin dall’antichità è sempre stata associata al “livore” e ai sentimenti meno nobili dell’essere umano: la bile.

Ma andiamo con ordine e vediamo a cosa serve il nostro fegato punto per punto:
Funzione metabolica. Si tratta di una multifunzione, dal momento che questo organo-ghiandola si occupa di: 
  • Sintetizzare i principali composti lipidici del corpo, ovvero colesterolo e trigliceridi. Solo in minima parte, infatti, desumiamo questi grassi importantissimi per la nostra salute dal cibo, per il resto vengono “fabbricati” proprio in sede epatica. Ti ricordiamo che mentre i trigliceridi rappresentano una fonte di energia, il colesterolo è parte costituente delle nostre cellule e modula importanti funzioni fisiologiche 
  • Sintetizzare e trasformare proteine, in particolare l’albumina, la transferrina (la proteina che trasporta il ferro nell’organismo) e le proteine coinvolte nei processi di coagulazione del sangue (fibrinogeno, protrombina, antitrombina III   e proteine C ed S)
  • Promuovere la gluconeogenesi, ovvero la sintesi del glucosio, uno zucchero che rappresenta la principale fonte energetica dell’organismo e che solo in parte desumiamo dall’alimentazione
  • Promuovere la glicogenogenesi, ovvero lo “stoccaggio” del glucosio nell’organo stesso. Quando il corpo necessita di zuccheri, allora una parte del glucosio immagazzinato a livello epatico si riversa nel sangue. Pertanto il fegato è anche un importante regolatore della glicemia, ovvero del livello di zuccheri presenti nel sangue

Funzione depurativa e disintossicante. Nel fegato si “neutralizzano” o si scartano le sostanze dannose per il corpo, ed è qui che l’ammoniaca, sostanza derivata dal metabolismo delle proteine, un “veleno” per il nostro sistema nervoso centrale, viene trasformata in urea, un composto innocuo che poi viene rilasciato nel sangue e filtrato dai reni

Funzione immunomodulante, ovvero di difesa dell’organismo dalle sostanze nocive che arrivano soprattutto dall’intestino

Inoltre nel fegato, come abbiamo visto, si produce la bile, una sostanza giallo-verde, vischiosa, che viene raccolta nella cistifellea (o colecisti), piccolo organo a forma di sacchetto posto tra fegato e intestino tenue, e poi riversata nel duodeno. È grazie alla bile che il fegato può svolgere la sua funzione metabolica, inoltre tale sostanza bilancia l’acidità dei cibi che arrivano dallo stomaco impregnati di succhi digestivi. 

Il fegato può occuparsi di promuovere e regolare questa imponente ed eterogenea quantità di funzioni grazie alla sua struttura lobulare, fatta di poche componenti che ben si assemblano tra di loro ciascuna dialogando con le altre. Le cellule epatiche sono infatti diverse, come diverse sono i rispettivi compiti: abbiamo gli epatociti (le cellule più numerose), i biliociti, le cellule di Ito (o cellule stellate) e le cellule di Kupffer, veri e propri “spazzini” dell’organo. 

Una straordinaria capacità del fegato è quella di autorigenerarsi, anche in un organismo adulto, ad esempio dopo un intervento chirurgico in cui una sua parte sia stata asportata. Questa caratteristica permette anche ad un organo rallentato o (in parte), danneggiato, di riprendersi con le opportune stimolazioni e terapie. In generale adottare buone abitudini quali seguire una dieta sana, bere poco alcool e non fumare, oltre a svolgere attività fisica per mantenere veloce il metabolismo, sono in grado di rimettere in sesto anche un fegato in difficoltà. L’importante è capire quando (e quanto) si è a rischio e l’unico strumento che possediamo per farlo è sottoporci agli esami del sangue per la funzionalità epatica di quando in quando, anche solo quelli di routine. Ma noi approfondiremo il discorso analizzando tutti i test ematici utili a capire se il nostro fegato funziona correttamente, o meno. 

 

BILIRUBINA


Il controllo della bilirubina nel sangue fa parte degli esami di routine per la funzionalità epatica. In che consiste? La bilirubina è una sostanza di scarto che si trova nella bile e che deriva dalla degradazione dell’emoglobina, la proteina costitutiva dei globuli rossi e anche la sostanza pigmentata che conferisce il tipico colore alle cellule più numerose del nostro sangue. Quando i globuli rossi invecchiano, infatti, vengono “rottamati” in buona parte dalla milza, nella quale si opera anche la scomposizione della bilirubina, detta indiretta o non coniugata. In questa fase la bilirubina arriva nel fegato attraverso il sangue legandosi ad un’altra proteina, l’albumina, e da qui si riversa nella bile non prima di diventare “diretta” (o coniugata) grazie al legame con altre sostanze necessarie per il suo trasporto. Il viaggio della bilirubina, però, non si conclude nella bile, perché questa sostanza va invece a finire, sempre attraverso il sangue, nell’intestino, dove si trasforma in bilinogeno di cui una parte torna nel sangue per venire poi eliminata dai reni o tornare al fegato (e alla bile), e una parte viene eliminata attraverso le feci. Ma… a noi interessa la bilirubina circolante nel sangue in entrambe le forme, diretta e indiretta. In generale valori oltre la media possono indicare disfunzioni epatiche di varia natura, ma in rari casi sono anche spia di una malattia chiamata emolisi, che comporta un aumento nei ritmi di distruzione dei globuli rossi.

Tornando però al fegato, l’esame della bilirubina può servire in caso di:
  • Ittero, colorazione giallastra della pelle e della sclera oculare dovuta appunto a malattie del fegato (ad esempio l’epatite A), comune, però, nei neonati prematuri
  • Calcoli o ostruzione dei dotti biliari che impediscono il passaggio della bile da e verso il fegato
  • Diagnosi o monitoraggio di infezioni epatiche (epatiti)
  • Diagnosi di intossicazione da farmaci o da altre sostanze
  • Terapia che possa diventare epatotossica (monitoraggio della risposta del fegato all’azione dannosa dei principi attivi farmacologici)

Partiamo con i risultati normali per quanto riguarda la bilirubina indiretta o non coniugata, quella che dalla milza si riversa nel fegato:
  • Per uomini e donne inferiore 1,2 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue)
Bilirubina diretta o coniugata:
  • Per uomini e donne inferiore a 0,3 mg/dl
Bilirubina totale:
  • Per uomini e donne da 0,10 a 1,30 mg/dl

Livelli inferiori alla norma di bilirubina non rappresentano un problema medico, mentre valori sopra la media possono indicare disturbi a livello epatico o, come abbiamo visto, un problema del sangue, nello specifico patologie emolitiche. Se rileviamo concentrazioni oltre norma, o molto oltre norma della bilirubina diretta la causa potrebbe essere un’ostruzione delle vie biliari, un’epatite o persino una cirrosi, una calcolosi biliare, una patologia del pancreas.  Un alto livello di bilirubina non coniugata, invece, oltre che da emolisi o disfunzioni epatiche, può dipendere da una condizione del tutto benigna chiamata sindrome di Gilbert, causata dalla carenza di un enzima necessario per la degradazione dell’emoglobina.

Per sottoporsi al test ematico della bilirubina occorre presentarsi al laboratorio analisi o in ospedale a digiuno di almeno 8 ore, inoltre prima del prelievo è bene restare in piedi, ovvero in posizione eretta, per almeno mezzora. 

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TRANSAMINASI (ALT, GPT, SGPT)


Le transaminasi epatiche sono un gruppo di enzimi con funzione metabolica importantissima: quella di trasformare gli aminoacidi in eccesso in ammoniaca, estremamente tossica per l’organismo, in particolare per il sistema nervoso, che deve a sua volta essere trasformata in urea, sostanza innocua che viene filtrata dai reni ed eliminata attraverso le urine. La prima fase di questo processo è la deaminazione, che viene regolata appunto dalle transaminasi – presenti in due diverse forme: GOT (o AST, che vedremo più avanti) e ALT (o GPT), che vediamo subito. Va premesso che troppi aminoacidi nel corpo sono dannosi, pertanto devono essere sottoposti a opportune reazioni biologiche che li convertano in energia. Le transaminasi (altro termine con cui vengono denominati questi enzimi è alanino-amino transferasi) non si trovano solo nel fegato, una piccola parte è localizzata a livello di muscolare (cuore incluso) e scheletrico. Ma la quota che ci interessa e che può essere misurata nel sangue è quella che viene liberata dai tessuti in cui questi enzimi sono presenti e che pertanto, quando in valori fuori norma, ci indicano che qualcosa in essi non funziona a dovere o che sono presenti patologie da indagare. La misurazione degli enzimi epatici avviene tramite prelievo di sangue a digiuno di almeno 8 ore, e come abbiamo visto per la bilirubina, anche per questo esame è richiesta la posizione eretta mezzora prima del test.

Vediamo ora i valori normali di riferimento delle transaminasi ALT:
  • Uomini: da 1 a 43 U/L (Unità per litro di sangue)
  • Donne: da 1 a 36 U/L

Valori superiori a questi possono segnalare disturbi a ossa, cuore o muscoli, ma soprattutto malattie e disfunzioni del fegato quali ittero, epatite e cancro epatico metastatico. Di norma il dosaggio della transaminasi ALT si effettua in coppia con quello delle transaminasi GOT perché quando vi è un danno a livello epatico in genere i valori dell’ALT risultano più elevati delle GOT. 

 

ASPARTATO AMINOTRANSFERASI (AST, GOT, SGOT)


Continuiamo con il discorso sulle transaminasi e arriviamo a ciò che nelle analisi mediche troviamo sotto la sigla AST (o GOT): l’aspartato aminotransferasi. Anche in questo caso parliamo di enzimi utili a trasformare gli aminoacidi in sostanze più semplici e in energia, che si trovano non solo nel fegato (dove sono presenti nelle maggiori concentrazioni), ma anche nel muscolo cardiaco e in generale nel nostro apparato muscolo-scheletrico. Le AST si misurano in rapporto alle transaminasi ALT, perché in caso di danno o malattia a carico di questi tessuti o organi i valori della prima nel sangue risultano superiori a quelli della seconda, e ciò costituisce un campanello d’allarme da non sottovalutare, che deve spingere ad approfondimenti diagnostici ulteriori. Come per tutti gli esami del sangue per la funzionalità epatica, anche la misurazione dell’aspartato aminotransferasi si effettua con prelievo a digiuno di almeno 8-10 ore e previo mantenimento della posizione eretta per mezzora. Vediamo i valori normali di riferimento:
  • Uomini: da 1 a 35 U/L (Unità per litro di sangue)
  • Donne: da 1 a 31 U/L

Valori superiori a questi sono considerati un campanello d’allarme per patologie del fegato quali ittero, epatiti o cancro epatico metastatico, oppure per altro genere di malattie e/o eventi quali infarto cardiaco o ipotiroidismo (insufficiente produzione di ormoni tiroidei). Anche l’assunzione di farmaci epatotossici può provocare un aumento in generale delle transaminasi, per tale ragione se si è costretti a seguire terapie di questo tipo il medico richiederà certamente un costante monitoraggio della funzionalità epatica con misurazione ematica delle transaminasi. 

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FOSFATASI ALCALINA (ALP)

Quando si parla di fegato e della sua funzionalità, soprattutto in relazione agli esami del sangue per monitorarla, è soprattutto sugli enzimi che si concentra l’attenzione. Anche la fosfatasi alcalina (denominata nei referti di laboratorio ALP isoenzimi), come le transaminasi viste nei paragrafi precedenti, è un enzima che troviamo sia nel fegato che in altri organi e tessuti, in particolare nello scheletro (ma anche in ghiandole salivari e ghiandole mammarie), pertanto il suo dosaggio ematico tiene conto di questa differenziazione. In condizioni di salute le concentrazioni di fosfatasi alcalina di origine epatica e di origine ossea sono più o meno sovrapponibili, uguali e sono:
  • Per uomini e donne: da 50 a 150 U/L in media (unità per litro di sangue)

Da notare che in questo approfondimento sugli esami del sangue per la funzionalità epatica stiamo considerando i valori validi per individui adulti, perché per i bambini e gli adolescenti i parametri sono diversi.

Valori inferiori non hanno un grande significato medico, sebbene possano, in presenza di altri indicatori, segnalare stati di indebolimento fisico, anemia, celiachia, disfunzioni renali o insufficienza tiroidea. Valori superiori alla norma, invece, segnalano (o possono segnalare) disturbi epatici tra cui calcoli delle vie biliari, cirrosi epatica e danni al fegato dovuti ad un eccessivo consumo di alcool, epatiti croniche e virali. Inoltre, alti valori di fosfatasi alcalina si riscontrano in caso di ipertiroidismo, morbo di Paget (una rara malattia ossea di origine genetica), e tumori e metastasi alle ossa, mononucleosi (malattia infettiva nota anche come “malattia del bacio”), intossicazione da vitamina D e fratture ossee. I valori aumentano fisiologicamente in gravidanza. L’assunzione di specifici farmaci, come antibiotici, analgesici FANS, ace-inibitori ecc. può contribuire ad innalzarne i livelli.
Come già visto per i test precedenti, anche la misurazione dell’ALP si effettuano a digiuno di almeno 8-10 ore tramite prelievo di sangue. 

 

GAMMA GLUTAMIL TRANSFERASI (GGT, GAMMA GT)


Restiamo tra gli enzimi e arriviamo al Gamma GT, talvolta inserito anche tra i test del sangue di routine per la funzionalità epatica, e non solo. La sigla GGT – Gamma Glutamil Transferasi – individua un enzima che si trova nel fegato e nelle vie biliari, ma anche in altri organi tra cui il cuore, i reni e il pancreas. Il suo compito è quello di aiutare il fegato ad eliminare le tossine, e pertanto i suoi livelli aumentano quando si assumono sostanze dannose, come ad esempio l’alcool. Anche in caso di traumi al fegato i suoi livelli possono aumentare, inoltre è il primo tra gli enzimi epatici presenti nel sangue ad innalzarsi quando i dotti che trasportano la bile dal fegato all’intestino si ostruiscono (ad esempio per la presenza di un calcolo o di una massa tumorale). In generale, però, i valori normali di questo enzima sono bassi, e negli individui adulti il range è il seguente:
  • Uomini: da 6 a 28 U/L (Unità per litro di sangue)
  • Donne: da 4 a 18 U/L
Valori inferiori non segnalano anomalie, mentre livelli superiori a quelli indicati si registrano in caso di malattie e disfunzioni a carico del fegato e delle vie biliari, tra cui tumori (anche metastatici), epatiti, cirrosi, calcoli dei dotti biliari e intossicazione da alcool. Alti livelli di Gamma GT, però, come del resto accade per gli altri enzimi, sono spia di disturbi extra epatici, tra cui malattie coronariche, cancro del pancreas o dell’intestino tenue, nefropatia diabetica, ipertiroidismo, aneurisma del tronco dell’arteria epatica ecc. In gravidanza i valori aumentano fisiologicamente. In genere la misurazione del GGT si compara con quella della fosfatasi alcalina per ottenere un quadro più chiaro della condizione del fegato. L’esame si effettua a digiuno di 8-10 ore e in posizione eretta

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ALBUMINA


Dagli enzimi passiamo alle proteine, e la principale prodotta dal fegato è l’albumina, che è anche la sostanza proteica più abbondante nel sangue. La sua funzione principale è di trasporto, infatti a queste molecole si legano ormoni e sostanze di scarto che attraverso il flusso ematico devono arrivare ai reni per essere eliminate, come ad esempio la bilirubina e gli acidi grassi. Inoltre l’albumina trasporta anche i principi attivi dei farmaci ai distretti del corpo che ne hanno bisogno. Quando questa proteina scende sotto i livelli normali può segnalare disturbi a livello epatico, come ad esempio insufficienza epatica ed epatiti. Tra le altre cause di bassi valori di albumina anche disturbi renali, malassorbimento intestinale (ad esempio a causa di intolleranze alimentari quali la celiachia), infezioni, scompenso cardiaco ecc. Valori superiori alla media, invece, si osservano tipicamente in caso di disidratazione causata, ad esempio, da vomito o dissenteria, perché il volume globale del sangue (e dei fluidi corporei in generale) diminuisce. I valori considerati nella norma di albumina sono, invece:
  • Per uomini e donne: da 3,6 a 5 g/dl (grammi per decilitro di sangue)
L’esame si effettua tramite prelievo di sangue e il paziente dovrà anche in questo caso essere digiuno da almeno 8-10 ore

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TEMPO DI PROTROMBINA (PT)


Abbiamo visto che uno dei compiti del fegato è anche quello di produrre le proteine che promuovono la coagulazione del sangue. Tra queste vi è la protrombina (PT) anche definita fattore II di coagulazione. L’esame del tempo di protrombina (o tempo di Quick) infatti serve a misurare il tempo necessario al sangue per formare un coagulo, che rappresenta – in condizioni normali di salute – la naturale reazione dell’organismo ad una emorragia, ad esempio a seguito di una lesione con perdita di sangue.



La formazione di coaguli viene innescata per fermare l’emorragia, ma in generale questo test si effettua nei pazienti sottoposti a TAO (terapia orale anticoagulante), che assumono farmaci anticoagulanti. Per quanto riguarda la salute del fegato, diciamo che anche il tempo di PT può fornirci qualche indicazione, dal momento che valori troppo elevati, indice di una coagulazione lenta e di un maggior rischio di emorragia, si registrano anche in chi soffra di disturbi epatici tra cui tumori, cirrosi, epatiti e ostruzione biliare. Valori inferiori alla norma, che quindi segnalano il rischio di trombosi (formazione di coaguli nel sangue che possono portare a ostruzione dei vasi e in particolare delle arterie che raggiungono cuore e cervello) si registrano anche in chi assuma contraccettivi orali e segua terapie ormonali sostitutive e in chi assuma integratori a base di vitamina K. Ma quali sono i tempi normali di coagulazione del sangue misurati dal tempo di protrombina? Eccoli:
  • Uomini e donne: da 9,4 a 14 secondi
  • In caso di TAO, invece, i valori corretti saranno da 20 a 30 secondi
     
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DOMANDE E RISPOSTE 

1. COSA PUÒ ALTERARE GLI ESAMI DEL SANGUE PER LA FUNZIONALITÀ EPATICA?

Quando ad aumentare oltre i livelli normali sono soprattutto gli enzimi epatici (transaminasi, Gamma GT ecc.), all’origine potrebbe esserci una disfunzione del fegato causata da epatite alcolica (grave infiammazione provocata da un eccessivo consumo di alcool), epatite autoimmune, epatiti virali (A, B, C), steatosi epatica (fegato grasso), epatite tossica (infiammazione causata dall’assunzione di droghe o farmaci), carcinoma del fegato. Cause extra epatiche di alterati valori degli enzimi del fegato sono, tra le altre: infezioni virali (ad esempio Citomegalovirus o mononucleosi), celiachia (intolleranza cronica al glutine dei cereali), disfunzioni della tiroide, emocromatosi (eccesso di ferro nell’organismo), e infine anche l’essere obesi.

2. COSA SIGNIFICA AVERE LE TRANSAMINASI ALTE?

Quando le transaminasi e gli altri enzimi epatici sono troppo alti nel sangue all’origine potrebbe esserci un danno o una infiammazione delle cellule del fegato. Infatti quando le cellule epatiche sono malate, infiammate o danneggiate in qualche misura, liberano quantità di composti chimici superiori alla norma, tra cui anche le sostanze enzimatiche, le quali confluiscono nel sangue e vengono misurate attraverso i test ematici di routine. 

3. UN ESAME DEL SANGUE PUÒ RILEVARE UN DANNO AL FEGATO?

Gli esami del sangue possono rilevare livelli superiori o inferiori rispetto allo standard di certe sostanze, tra cui, ad esempio l’albumina sierica, una proteina prodotta proprio dal fegato, che se troppo bassa rispetto alla norma ci informa che qualcosa, a livello epatico, non funziona correttamente. Inoltre, sempre attraverso un test del sangue, possiamo scoprire alterazioni nei fattori di coagulazione del sangue (ad esempio nei valori di protrombina, la proteina che si occupa proprio di far coagulare il sangue in caso di ferita e che è prodotta dal fegato), che a loro volta sono spesso spia di un danno epatico. Anche se le analisi del sangue per la funzionalità epatica sono utilissimi per scoprire se vi siano alterazioni in quest’organo, da sole non sono in grado di dirci la causa esatta. Necessitano di ulteriori indagini diagnostiche, magari tramite esami strumentali, ma rappresentano comunque un primo step. 

4. QUALI SONO I VALORI NORMALI DELLE TRANSAMINASI ALT E AST?

Si considerano nella media, o almeno accettabili, i seguenti valori:
  • AST da 10 a 40 U/L (Unità per litro di sangue)
  • LT da 7 a 56 U/L
L’aumento di tali valori, che può segnalare un problema a livello epatico, si considera di media entità quando sia doppio o triplo rispetto alla norma. Quando però l’aumento sia di considerevole entità (oltre le 1000 U/L) allora il danno potrebbe essere molto serio. 

5. QUALI SONO I VALORI ACCETTABILI DI GAMMA GT?

I valori considerati accettabili di Gamma GT (un enzima prodotto soprattutto dal fegato) sono i seguenti:
  • Da 9 a 48 U/L (Unità per Litro di sangue)
Tuttavia, tali valori possono variare anche di molto a seconda dell’età del paziente. Inoltre differiscono nei due sessi. Pertanto valori oltre norma di GGT possono essere spia di un danno epatico ma non indicarne la causa. Per questo se il test del sangue di un paziente rivela un livello di GGT superiore alla norma è necessario sottoporsi ad ulteriori accertamenti
 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 11 luglio 2019