Esami del sangue ai bambini: quanti e quali servono?

Esami del sangue ai bambini: quanti e quali servono?

Mamma e Bambino

Ultimo aggiornamento: 08 luglio 2019

Indice

 

LO SCREENING NEONATALE METABOLICO

Poche gocce prelevate dal tallone entro la settantaduesima ora di vita (dopo il parto) rappresentano il primo esame del sangue di un bambino o di una bambina. Si tratta dello screening neonatale delle malattie metaboliche, uno strumento diagnostico importantissimo – previsto nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) - che permette di individuare in tempi precocissimi patologie del metabolismo per le quali esiste una cura. Stiamo parlando di malattie che comportano la difficoltà o l’impossibilità di assimilare correttamente o trasformare sostanze importanti per l’organismo, in particolare enzimi, con il rischio che si accumulino o che non possano essere utilizzate per le funzioni biologiche cui sono preposte.

Il rischio di tali anomalie, che sono di norma ereditarie o congenite, e che quindi sono presenti nel neonato alla nascita, è che se non diagnosticate e trattate subito, possono comportare gravi conseguenze sulla salute del bambino o della bambina: da disabilità e deficit fisici e/o mentali fono alla mortalità precoce. 

Questo test di screening obbligatorio, come anticipato, si effettua appena dopo la nascita, e non comporta nessun rischio e nessun disagio per il piccolo/a, basta un minimo campione di sangue prelevato dal tallone del neonato/a e versato su un cartoncino per intercettare subito tre gravi malattie ereditarie metaboliche che sono: la fibrosi cistica, la fenilchetonuria, e l’ipotiroidismo congenito

Il test di screening per queste tre patologie veniva reso obbligatorio dal Ministero della Salute nel 1992 ma oggi le cose sono migliorate. Dal 2016, è infatti possibile, in molte strutture ospedaliere pubbliche d’Italia richiedere, sempre gratuitamente, lo screening neonatale esteso (SNE) o screening neonatale metabolico allargato che include nello spettro della possibile diagnosi precoce altre 40 malattie metaboliche rare. Perché questo primo esame del sangue rappresenta una grande conquista per la salute dei nostri bambini/e? Perché, come abbiamo visto, se diagnosticate subito tali malattie sono curabili o per lo meno gestibili. 

Per tutte e 40 le malattie metaboliche previste dal SNE esiste ed è disponibile fin da subito un protocollo terapeutico in grado di garantire la sopravvivenza, aumentare le aspettative di vita o migliorare la qualità della stessa nei neonati/e che vengano al mondo con questo tipo di anomalia congenita.  

Si stima che:
  • 350 neonati/e ogni anno potrebbero avere una diagnosi di malattia metabolica rara e salvarsi la vita
  • 28 siano i laboratori di analisi che effettuano lo SNE in Italia
  • Il 53% dei neonati sia già stato sottoposto ad un SNE (Fonte: Telethon)

Se siete una coppia in attesa della nascita di vostro figlio/a, potete informarvi presso la struttura dove avverrà il parto per sapere se effettuano o meno lo screening neonatale metabolico allargato e valutare la possibilità, qualora questo tipo di servizio non fosse erogato, di cambiare struttura sanitaria. Le malattie metaboliche sono tante (oltre mille), rare e congenite, ma proprio per questa ragione, dal momento che la ricerca ha fatto passi da gigante nel trovare cure adeguate ad alcune di queste, e dal momento che la diagnosi precoce potrebbe rappresentare la salvezza per il vostro bambino/a, e che, infine, è un vostro diritto, perché non richiederlo?
 

EMOCROMO: PERCHÉ E QUANDO FARLO

A tutte le età l’emocromo – esame emocromocitometrico – è il più prescritto dai medici di base e dai pediatri tra gli esami del sangue. Questo perché rappresenta una sorta di fotografia dello stato di salute del paziente, in questo caso del bambino o della bambina, nel momento in cui viene effettuato il prelievo. Ma esattamente che cosa si analizza del sangue? La parte corpuscolata, ovvero le cellule: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Insieme, queste cellule ci informano se il piccolo/a paziente, ad esempio, ha un’infezione in atto, se è anemico, se ha un problema con la coagulazione del sangue, se è portatore di qualche malattia del sangue o del midollo osseo, persino se ha una sospetta allergia.

Certo, non è sufficiente per il/la pediatra leggere il referto dell’esame emocromocitometrico del bambino/a per azzardare subito una diagnosi in caso di sintomi particolari, ma può desumere informazioni importanti che possono indirizzare verso ulteriori indagini più specifiche. Tuttavia, e per fortuna, nella maggior parte dei casi l’emocromo ci dice “solo” se il bimbo o la bimba stanno crescendo bene, e se sono in salute. Vediamo brevemente quali sono le cellule che vengono analizzate e contate in questo esame del sangue di routine.
 
  1. Emoglobina: si tratta della proteina principale dei globuli rossi (o eritrociti), fatta principalmente di ferro, che conferisce anche il tipico color rosso rubino al nostro sangue. L’emoglobina viene prodotta dal midollo osseo e serve per trasportare l’ossigeno (alle cui molecole si “lega”), nei vari tessuti e organi del corpo. La sua concentrazione nel sangue non deve scendere sotto i parametri normali perché altrimenti il bambino/a si indebolisce troppo e significa che sta soffrendo di anemia. Per leggere il referto dell’esame – che si effettua a digiuno con un prelievo di sangue – occorre considerare i valori di riferimento che variano a seconda delle età del piccolo o della piccola paziente e che sono ben conosciuti dai pediatri. 
  2. Globuli rossi: sono le cellule che contengono l’emoglobina e che trasportano l’ossigeno in tutto il corpo, e in particolare ai polmoni. Sono anche le cellule più numerose del sangue. Anche in questo caso la conta degli eritrociti, altro nome dei globuli rossi, che appunto si effettua con l’emocromo, varia a seconda dell’età del piccolo/a paziente e perciò va interpretata dai pediatri. Pochi globuli rossi nel sangue sono spia di problemi vari tra cui anemia, anemia emolitica, malattie e tumori del sangue. Un elevatissimo numero di globuli rossi che, però, al microscopio appaiano più piccoli e schiacciati del normale, è tipico delle persone microcitemiche, una forma di anemia diffusa in alcune zone d’Italia anche chiamata anemia mediterranea. 
  3. Piastrine. Sono poche, ma importantissime. Servono infatti a garantire la coagulazione del sangue in caso di ferita e impediscono che si verifichino emorragie importanti anche per minime lesioni. La conta delle piastrine varia a seconda delle età del bambino/a. Una quota inferiore alla norma (piastrinopenia) può essere idiopatica (senza cause apparenti), o essere conseguenza di malattie, ma comunque deve essere controllata accuratamente.
  4. Globuli bianchi. Anche detti leucociti, sono cellule del sistema immunitario, ciò significa che concorrono a difendere l’organismo dalle infezioni. Pertanto, quando il loro numero aumenta nel sangue, e ciò accade spesso nei bambini, può essere proprio spia di una malattia infettiva o di una reazione allergica. I globuli bianchi sono di diversi tipi, ciascuno con un compito preciso:
  • Neutrofili: difendono l’organismo dagli attacchi infettivi di funghi e batteri. Quando aumentano significa che stanno “combattendo” contro un microrganismo patogeno, e quando sono molto al di sotto della norma significa che la battaglia la stanno perdendo e che il bambino/a è seriamente ammalato. Questa categoria di leucociti è la più numerosa nel neonato, ma solo fino al primo mese di vita
  • Linfociti: producono gli anticorpi, i “soldatini” del nostro sistema immunitario. Sono i globuli bianchi più numerosi nei bambini/e fino ai 6 anni e il loro numero aumenta o diminuisce a seconda dello stato di salute del nostro corpo
  • Monociti: In presenza di un focolaio infettivo sono in grado di raggiungerlo rapidamente e di aumentare di dimensioni tanto da “ingoiare” e distruggere i germi nemici. Per questo sono detti macrofagi
  • Eosinofili: sono specializzati nelle reazioni allergiche (comuni nei bambini) e si attivano contro i parassiti e i vermi intestinali (ad esempio gli ossiuri)
  • Basofili: rilasciano delle sostanze che servono per il processo infiammatorio, innescato dal sistema immunitario per neutralizzare gli agenti infettivi. 
Un esame del sangue come l’emocromo viene di solito prescritto in presenza di sintomi specifici nel bambino o bambina. Ad esempio, in caso di scarsa crescita e debolezza che sono spia di anemia, o quando sul corpo compaiano ecchimosi e lividi senza spiegazione. In caso di sospetta infezione, con febbre alta, o di attacco allergico. Oppure ancora quando le ferite impieghino troppo tempo a cicatrizzare. 
 

ESAMI DEL SANGUE IN ETÀ PRESCOLARE E SCOLARE

Per i bambini l’idea di doversi far “pungere” per fare gli esami del sangue non è mai piacevole. E non lo è neppure per i genitori, per questo la prescrizione di test ematici deve essere valutata attentamente dallo/a specialista in pediatria innanzi tutto dopo un esame obiettivo o in presenza di sintomi precisi. Questo perché il prelievo di sangue per i bambini e le bambine molto piccoli, ma anche per i più grandicelli e nei teenagers rappresenta sempre e comunque un fattore di stress

I motivi per cui il/la pediatra potrebbe prescrivere specifici esami del sangue in età prescolare e scolare sono: Per accertarsi – in generale – della buona salute del piccolo/a paziente in vista dell’iscrizione ad una attività sportiva
  • Per scoprire qualche anomalia negli organi interni – reni, fegato, apparato urinario – in presenza di sintomi improvvisi
  • Per scoprire forme di anemia
  • Per diagnosticare un’infezione in atto
  • Per valutare la funzionalità renale e/o in caso di malattia, per monitorarne l’andamento
  • Per misurare la glicemia e capire se il bambino/a sia a rischio di diabete (particolarmente importante in caso di familiarità della malattia)
  • Per valutare eventuali allergie o intolleranze alimentari
  • Per monitorare la condizione generale in previsione di un intervento chirurgico o una trasfusione
  • Per valutare il profilo lipidico e capire se vi è un rischio di precoce ipercolesterolemia 

Abbiamo visto come già attraverso l’esame emocromocitometrico il medico può ricavare informazioni importanti, ad esempio può valutare se esista un rischio di anemia. A che età, quindi, effettuare un controllo dell’emoglobina nel sangue? Nei bambini e nelle bambine in età scolare un controllo è adeguato tra i 6 ai 9 anni, mente nei bimbi pretermine dovrebbe essere anticipato all’età prescolare, intorno ai 5 anni. Le ragazzine puberi che sono fisiologicamente a rischio di anemia dopo il menarca, dovrebbero essere regolarmente sottoposte ad un controllo ematico dei livelli di ferro (sideremia e ferritina), oltreché dell’emoglobina (Hb).

E gli altri test? Anche in questo caso, è opportuno, almeno una volta in assenza di sintomi e in condizioni di salute, fare una sorta di check up completo in età scolare e nella pubertà, soprattutto per andare a misurare quei valori che possono essere spia silente di un problema. Ad esempio, gli esami del sangue per la funzionalità epatica in realtà possono fornire al/la pediatra molte informazioni anche sul funzionamento del cuore o dei reni. Tra questi:
•    Transaminasi (AST e ALT), enzimi prodotti dal fegato che aumentano di livello in caso di anomalie a questo organo, ma anche al cuore e ai reni. 
•    Gamma GT (GGT), altro enzima che in livelli superiori alla norma può segnalare un problema alle vie biliari, come ad esempio una ostruzione
•    Bilirubina, sostanza di scarto derivata dalla degradazione dell’emoglobina, se troppo elevata produce un effetto caratteristico che in alcuni neonati è presente alla nascita senza avere un significato patologico: l’ittero (colorazione giallastra della pelle). 
Il controllo della funzionalità epatica attraverso i test del sangue si rende necessario (più che in passato) perché i bambini e le bambine italiani sono spesso in sovrappeso e tra i problemi che possono sviluppare anche in tenera età vi è la steatosi epatica, condizione che comporta un accumulo di grasso all’interno e sulla superficie del fegato che alla lunga può comprometterne la funzionalità creando danni gravi alla salute generale. Inoltre, tutti i bimbi e le bimbe che assumono farmaci epatotossici devono essere sottoposti ad un costante monitoraggio dello stato di salute del loro fegato. 

Altro esame importante è relativo al metabolismo lipidico: la misurazione di colesterolo e trigliceridi, per la stessa ragione di cui sopra. Il controllo dovrebbe avvenire in età scolare e adolescenziale, soprattutto in presenza di evidente sovrappeso o di una condizione relativamente comune chiamata ipercolesterolemia familiare (che si stima colpisca un bambino/a ogni 380-500). Non è consigliabile effettuare il test del profilo lipidico nei bambini molto piccoli, e mai sotto i due anni, perché a quell’età il valore del colesterolo è elevato per ragioni fisiologiche, dato che questo lipide serve per “costruire” le cellule del corpo umano.

In generale, per misurare la percentuale di colesterolo presente nel sangue del/la minore, si usano delle tabelle specifiche per l’età pediatrica (centili) con parametri che variano a seconda della fascia di età e che vanno valutati dal/a pediatra. Più raro che in età infantile siano elevati anche i trigliceridi (si tratta di grassi che servono al corpo per produrre energia), a meno che il piccolo/a paziente non assuma farmaci che alterino la concentrazione lipidica, ad esempio cortisonici, o soffra di altre patologie quali il diabete e le malattie autoimmuni.

Il controllo lipidico nei minori fa ormai parte di un check up di screening diagnostico indispensabile per ridurre le alte percentuali di adulti a rischio di aterosclerosi ed eventi cardiovascolari (ictus e infarti) collegati proprio con il problema dell’ipercolesterolemia. Intercettare il problema da piccoli, e quindi avviare un percorso di inversione di tendenza che comporti la modifica dello stile di vita del bambino/a (più moto, meno cibo spazzatura), permette di avere adulti più sani, più a lungo, e costituisce anche un risparmio notevole per il nostro SSN.

Sempre in età prescolare, scolare e puberale potrebbe essere utile richiedere il dosaggio ematico di minerali importanti – in particolare elettroliti come potassio, sodio, cloro e calcio - che regolano funzioni cellulari importanti e che se sbilanciati possono dare sintomi seri tra cui debolezza, crampi, ritardo nella crescita, aritmie cardiache. Anche l’elettroforesi delle sieroproteine è un indicatore importante. Misura la concentrazione delle proteine nel plasma (siero) del sangue, la porzione liquida. Valori alterati sono spia di patologie specifiche o anche di ritardo nella crescita con problemi di malassorbimento e dieta inadeguata. Talvolta da questo semplice esame è possibile risalire ad un disturbo della condotta alimentare nelle bambine e adolescenti (bulimia, anoressia, binge-eating). 

Sempre per quanto riguarda la salute delle bambine e delle adolescenti in età puberale, talvolta può essere necessario, in presenza di anomalie relative al ciclo mestruale, sottoporle ad un accurato dosaggio ormonale, eventualmente associato ad ecografia pelvica
Il controllo della funzionalità renale – altro esame utile da inserire in un check up di routine da fare in età prescolare – prevede in particolare due esami: azotemia e creatinina, da associare al test delle urine.

Veniamo agli esami del sangue per la diagnosi e il monitoraggio dell’anemia, un problema comune. Nei piccoli con anemia conclamata il controllo deve avvenire regolarmente, basandosi, evidentemente, su parametri che variano con variare dell’età. Si controllano

Emocromo (che già abbiamo visto), e all’interno di questo in particolare:
  • Emoglobina (Hb)
  • Volume globulare medio (MCV), che si riduce nella talassemia e nell’anemia da carenza di ferro (sideropenica) e aumenta in quella “perniciosa”, dovuta a carenza di vitamina B12 o di acido folico
  • Ampiezza di distribuzione dei globuli rossi (RDW), che valuta la distribuzione più o meno omogenea nel sangue degli eritrociti e che se aumentata può segnalare anemia da carenza di ferro
Oltre all’emocromo è però necessario anche controllare i depositi di ferro dell’organismo, dal momento che l’emoglobina è appunto fatta di questo minerale. In particolare, occorre misurare la concentrazione di ferritina, la proteina di deposito del ferro, secondo i parametri (molto variabili), stabiliti per fascia di età. Da considerare che questa proteina aumenta anche negli stati infiammatori. 
Infine, nei bambini e bambine a rischio di anemia, occorre fare la conta dei reticolociti, ovvero dei globuli rossi “giovani”, quelli appena prodotti dal midollo osseo, che possono essere più della norma in caso di emorragie interne o di anemia emolitica con distruzione precoce dei globuli rossi. Valori sotto la media sono indicativi di anemia da carenza di ferro. 



INFEZIONE IN ATTO? GLI ESAMI DEL SANGUE PER SCOPRIRLO

Nell’età infantile è molto facile ammalarsi di comuni infezioni. Nonostante le vaccinazioni immunizzino i bambini e le bambine contro diverse tipiche malattie infettive di tipo virale o batterico (come le classiche malattie esantematiche quali morbillo, varicella, rosolia ecc.), ne restano escluse molte altre che è difficile prevenire. È quindi del tutto normale che in età prescolare (soprattutto) e scolare, i piccoli e le piccole si “prendano” infezioni di tutti i tipi, dalle IVU (Infezioni alle vie urinarie) alle gastroenteriti virali, dalle otiti alle influenze stagionali fino alle tonsilliti (spesso con placche) e alle bronchiti

La vulnerabilità dei bambini/e all’azione patogena di agenti infettivi come virus, batteri, funghi, è dovuta al fatto che il loro sistema immunitario è, per ovvie ragioni, ancora immaturo, e deve, come si dice in questi casi, farsi un po’ le “ossa”. I piccoli/e che siano stati allattati al seno materno in modo esclusivo per almeno sei mesi sono un pochino più protetti, perché possono contare anche sugli anticorpi materni, ma per il resto, molto c’è da fare. Insomma, non è raro e non deve preoccupare oltre il lecito i genitori se il loro figlio/a ogni tanto ha la febbre alta e manifesta tutti i sintomi di una comune infezione. Come bisogna comportarsi in questi casi? La “scappata” al pronto soccorso deve rappresentare un’extrema ratio, perché spesso risulta del tutto inutile, quando non una perdita di tempo. Meglio, in presenza di rialzo febbrile e malessere generale del piccolo/a, con eventuali episodi di vomito o altro tipo di disturbo, rivolgersi subito al proprio pediatra.

Considerate che: la febbre, e altri sintomi infiammatori sono dovuti alla reazione stessa del sistema immunitario, ma non è detto che la ragione sia necessariamente di tipo infettivo. Altra possibile causa di infiammazione interna sono attacchi allergici, anche di tipo autoimmune, ad esempio. Inoltre, è necessario, in caso di infezione in fase acuta, capire quale microrganismo l’abbia causata. Se, ad esempio, si tratta di un’infezione virale, non è necessario somministrare al bambino/a gli antibiotici, che, anzi, potrebbero contribuire ad indebolirlo/a senza produrre effetti positivi sui sintomi infiammatori. 

Alla luce di ciò, il medico per accertare un’infezione in atto può ritenere necessario effettuare un piccolo prelievo di sangue e misurare due indici: la proteina C reattiva (PCR) e la protocalcitonina (PCT), entrambe prodotte dal fegato. Vediamo quali sono le differenze.
  • Proteina C reattiva (PCR). Si tratta di un indice infiammatorio che si innalza in quasi tutte le condizioni infettive (sia batteriche che virali) e può aiutare il/la pediatra a capire come intervenire a livello terapeutico.
  • Protocalcitonina (PCT). Questa sostanza, invece, può fornire indicazioni un pochino più precise sul tipo di infezione. In caso di malattia virale, infatti, i suoi livelli aumentano di poco, mentre si impennano nel giro di poche ore in caso di infezione batterica. 
In generale le infezioni causate da batteri, come ad esempio streptococchi, pneumococchi, stafilococchi, sono ben più serie per le conseguenze che possono avere sulla salute dei bambini/e, specie se molto piccoli/e perché possono degenerare facilmente diventando sistemiche. In questi casi agire tempestivamente con l’opportuna terapia antibiotica può essere risolutivo. E anche in questo caso un semplice test del sangue può dare una mano a trovare in tempi rapidi la soluzione farmacologica più efficace. 
 

ESAMI DEL SANGUE PER LE ALLERGIE

Sempre più bambini/e manifestano i sintomi delle allergie o delle intolleranze, sia di tipo alimentare che non. Al glutine del frumento, al lattosio o alle proteine del latte, a certi zuccheri, al nichel, al polline di piante o al pelo degli animali, sono davvero tante le possibili fonti di allergeni per i nostri piccoli/e. Capirlo per tempo e avviare una terapia antistaminica, laddove necessario, o far in modo di eliminare l’allergene incriminato dalla dieta o dall’ambiente del piccolo/a è pertanto indispensabile. Ma come si fa a capire se un bambino/a ha sviluppato un’allergia o una intolleranza di qualche tipo? I sintomi comuni sono i seguenti:
  • Ritardo nella crescita
  • Sintomi da malassorbimento intestinale con carenze nutrizionali, avitaminosi e anemia 
  • Sintomi gastrointestinali tra cui vomito e diarrea ricorrenti
  • Sintomi cutanei come orticaria o in generale pelle atopica, facile alle dermatiti
  • Sintomi infiammatori acuti in fase di reazione allergica improvvisa tra cui edema delle mucose della bocca e della gola, difficoltà a respirare, diarrea o vomito improvvisi
  • Sintomi respiratori tra cui asma, tosse inspiegabile, congestione nasale con rinorrea (continua produzione di muco) e starnuti
  • Congiuntivite ricorrente

Ci sono diversi test ed analisi utili a capire se vostro figlio/a sia allergico o intollerante a qualche sostanza. Tra i vari esami c’è anche un test del sangue chiamato RAST (acronimo di Radio Allergo Sorbent Test), che si basa sul prelievo di un unico campione. In questo esame si vanno a misurare in laboratorio le immunoglobuline IgE specifiche, ovvero gli anticorpi che il sistema immunitario ha generato in risposta all’allergene e che possono così essere individuati dal/la pediatra o dallo specialista immunologo/a. 

Infatti, nelle comuni allergie la sostanza che scatena la reazione infiammatoria dell’organismo non è nociva in sé, ma viene percepita come tale dal sistema di difesa del corpo. Nello specifico, esistono alcune comuni sostanze alimentari, ad esempio certa frutta secca (tipicamente le arachidi), il latte vaccino, la soia, le uova eccetera, che sono ritenute altamente allergizzanti, perché contengono proteine difficili da metabolizzare per il sistema digerente dei più piccoli/e. Per tale ragione è molto importante, in fase di svezzamento, seguire le tabelle dei pediatri sui tempi di inserimento degli alimenti nella dieta dei neonati per non esporli a tale rischio. 

Non sempre, però, questo è possibile. Talvolta gli allergeni sono nell’aria, come i pollini. In questo caso esistono specifici vaccini da somministrare periodicamente, ma in fase acuta dei sintomi, soprattutto quando intervengano disturbi respiratori importanti quali l’asma, è necessario somministrare ai piccoli/e una terapia antistaminica e antinfiammatoria a base di cortisone. 
 

PAURA DELLA PUNTURA? COME AIUTARE IL BAMBINO A NON TEMERE IL PRELIEVO DI SANGUE


Non è mai facile portare un bambino/a a farsi “tirare” il sangue, l’esperienza può rivelarsi un po’ traumatica e lasciare una profonda impressione. Molte mamme e papà si fanno prendere a loro volta dall’ansia anticipatoria, finendo per comunicarla ai loro figli/e con il rischio di peggiorare la situazione. Altro errore comune è quello di “mentire” al bambino/a o evitare di spiegare ciò che sta per accadere, perché questo contribuirebbe a far sentire il piccolo/a paziente in qualche modo preso in giro, ingannato, e quindi potrebbe innescare reazioni avverse molto forti. Senza contare che c’è anche il rischio, ben peggiore, che non si fidi più di ciò che dicono mamma e papà.

Come comportarsi, allora, per rendere il momento dell’esame del sangue meno traumatico e stressante possibile? Il timore del dolore della puntura, infatti, è talmente forte che spesso perdura negli adulti. Per tale ragione una delle tecniche più indicate per rendere meno stressante il momento dell’iniezione è quella della “distrazione”.

Bastano un gioco, o qualche stratagemma per distogliere l’attenzione del piccolo/a dalla puntura e orientarla verso qualcosa di piacevole e conosciuto che allenti l’ansia e aiuti a gestire la paura del dolore. Ecco alcuni semplici consigli dei pediatri dell’ospedale Bambin Gesù di Roma per preparare i bimbi al prelievo a seconda delle età:
  • Da 0 a 3 mesi: indispensabile la collaborazione materna. Allattamento, contatto visivo e coccole sono il modo più efficace per tranquillizzare il neonato/a
  • Dai 3 mesi ai 2 anni: portarsi dietro il giocattolo preferito del bambino/a, se è musicale meglio, e ancora fornire al piccolo/a coccole e contatto fisico costante
  • Dai 2 ai 4 anni: le tecniche di distrazione per questa età sono diverse: dalle bolle di sapone ai libri e ai giocattoli, fino al “guanto magico” con la collaborazione dell’infermiere/a. Quest’ultimo gioco prevede che chi effettua il prelievo finga di indossare un guanto magico che non fa sentire dolore…
  • Dai 4 ai 6 anni: vanno bene giochi di ogni tipo, con pupazzi, con libri pop-up, con il racconto di storie. Efficaci la tecnica del “guanto magico” e della visualizzazione. Quest’ultima è utilissima per distrarre il bambino/a da qualunque situazione potenzialmente ansiogena o stressante e consiste nel guidarlo/a a concentrare l’attenzione su un’immagine mentale piacevole (ad esempio il mare, oppure un parco giochi) anziché su ciò che sta vivendo in quel momento (in questo caso il prelievo di sangue).
  • Dai 6 agli 11 anni: può essere utile per i bimbi/e di questa fascia di età e la seguente, la tecnica dell’”interruttore”, che è affine a quella della visualizzazione e che consiste nel guidare il bambino/a a immaginare di avere un interruttore da premere in grado di ridurre la percezione del dolore fino ad una intensità impercettibile
  • Dagli 11 anni in poi: ottime le tecniche dell’interruttore e della visualizzazione, così come i giochi e la musica rilassante
Per concludere: come si effettua l’esame del sangue nei bambini/e? Di norma come per gli adulti, ma:
  • È bene chiedere al piccolo/a in età “della ragione” di decidere dove farsi fare la puntura (in quale braccio, mano), sarà poi il personale infermieristico a controllare le vene e verificare la fattibilità del prelievo in quel punto
  • Il bambino deve avere la sensazione di controllare l’intera operazione, per questo deve poter scegliere la posizione (seduto o in piedi), se guardare o meno l’introduzione dell’ago nella vena, e se avere o meno vicini i genitori o l’accompagnatore. Inoltre, le tecniche di distrazione che abbiamo citato devono essere valide per il bambino/a, quindi le mamme e i papà devono andare sul sicuro, non per tentativi. Se il loro figlio/a si calma sempre ascoltando una certa canzoncina o una certa storiella, o immaginando di essere sulla giostra, allora sarà quello lo stratagemma giusto per distrarlo/a. 
  • Nei neonati, va ribadito, la principale tecnica di rilassamento è rappresentata dal contatto materno e dall’allattamento.
  • Se il bambino/a è troppo nervoso, impaurito o piange senza fermarsi è opportuno non costringerlo e prendere un altro appuntamento.
  • L’anestetico che si spruzza sul punto del braccio da cui effettuare il prelievo di solito agisce in un’ora, e comunque non prima di 20 minuti, quindi eventualmente i genitori – per accelerare i tempi – potrebbero avere il prodotto a disposizione e casa e applicarlo loro stessi prima di recarsi al laboratorio o in ospedale.
Infine, ultimo consiglio: chiedete un feedback! Un bambino dai 4-5 anni in su è del tutto in grado di dare un “voto” all’esperienza del prelievo e quindi anche di stabilire se il dolore provato sia stato così terribile o se invece tutto sommato la cosa sia stata meno tragica di quanto immaginato. Un bel selfie di “vittoria” con il braccino ancora incerottato potrebbe rappresentare un simpatico epilogo e contribuire a stemperare l’ansia da “puntura”.
 

Scopri le Strutture Sanitarie che effettuano il Prelievo di Sangue Venoso


Domande e risposte


1. CON QUALE FREQUENZA I BAMBINI DOVREBBERO FARE GLI ESAMI DEL SANGUE?

In assenza di sintomi o condizioni cliniche particolari non è opportuno che i bambini/e vengano sottoposti troppo spesso a controlli del sangue. Tuttavia, si raccomanda:
  • Un test del sangue per il profilo lipidico (in particolare del colesterolo) tra i 9 e gli 11 anni, o anche prima se esiste una familiarità (con rischio cardiovascolare collegato) per ipercolesterolemia
  • Uno screening glicemico ogni 2-3 anni a partire all’incirca dai 10 anni nei bambini sovrappeso o a rischio di diabete per familiarità
  • Emocromo e misurazione dei depositi di ferro (ferritina) nei bambini a rischio di anemia in età prescolare e negli altri in età scolare tra i 6 e i 9 anni

2. QUALI SONO I VALORI NORMALI DI GLOBULI BIANCHI, DEI GLOBULI ROSSI E DELLE PIASTRINE NEI BAMBINI?

La conta delle cellule del sangue – in particolare dei globuli bianchi o leucociti, e dei globuli rossi o eritrociti - cambia a seconda delle età dei bambini/e. Detto questo, il range considerato adeguato di globuli bianchi nei bimbi/e oscilla tra i 4,5 e gli 11 milioni di cellule per litro di sangue. Per i globuli rossi, invece, che sono molto più numerosi, la conta normale va da 4,1 a 5,5 milioni per millimetro cubo di sangue. Infine, le piastrine, le cellule del sangue meno numerose, nei bimbi/e dovrebbero situarsi tra le 150 e le 400 unità per litro di sangue. 


3. COME POSSO CALMARE IL MIO BAMBINO/A CHE DEVE SUBIRE UN PRELIEVO DI SANGUE?

Ecco sei consigli per aiutare il proprio figlio/a a superare la paura della “puntura”:
  1. Prima di prendere appuntamento chiama il medico e prendi tutte le informazioni necessarie per poter spiegare al tuo bambino/a cosa succederà
  2. Non creare aspettative irrealistiche e non “mentire” nascondendo cosa state andando a fare dal medico
  3. Offri una distrazione durante l’operazione
  4. Rinforza l’autostima del bambino/a con adeguati complimenti su quanto sia stato/a coraggioso/a 
  5. Spiega perché fare gli esami del sangue è importante per la sua salute e che è una cosa “da grandi”
  6. Programma un’attività gratificante da fare dopo, insieme

4. COME SI EFFETTUA IL PRELIEVO DEL SANGUE NEI BAMBINI/E?

Di norma la zona preferita per effettuare il prelievo nei laboratori analisi è la zona interna del braccio in corrispondenza del gomito, dove è facile trovare subito la vena perché i vasi appaiono superficialmente. Tuttavia, nei bambini talvolta si preferisce prelevare il campione di sangue dal dorso della mano, non prima di aver spruzzato sulla zona uno spray anestetico e averla disinfettata accuratamente. Dopo il prelievo si preme dell’ovatta sul piccolo foro per evitare che il sangue continui a fuoriuscire e che si formi l’ematoma. Dopo poco il cerotto con l’ovatta può essere rimosso. 


5. È POSSIBILE DIAGNOSTICARE UN CANCRO INFANTILE CON UN ESAME DEL SANGUE?

Esempi di analisi del sangue per la diagnosi di un cancro includono: la conta delle cellule del sangue (anomalie, come ad esempio un abnorme numero di globuli bianchi possono segnalare leucemie e tumori del sangue e dei linfonodi), e marker tumorali specifici, come ad esempio quello per il neuroblastoma, un tumore infantile delle cellule neuronali. 

 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 08 luglio 2019