Gli esami per il cuore: quali sono e quando farli

Gli esami per il cuore: quali sono e quando farli

Indice

Domande e risposte

Cuore: Quando preoccuparsi

Immagine che mostra un medico intento a misurare la pressione a un pazienteGli attacchi di cuore, che siano infarti grandi o piccoli, oppure episodi di angina, ci colgono per lo più impreparati: colpiscono persone che non sapevano di essere a rischio, per esempio di avere arterie completamente o parzialmente, otturate, problemi di coagulazione, malformazioni congenite, ipertrofie cardiache (muscolo cardiaco ispessito), cardiomiopatie e via dicendo.
Questo perché il più delle volte ci sottoponiamo a una visita cardiologica specialistica quando si presentano dei sintomi, come una tachicardia persistente, uno svenimento, o dolori al petto.

Ci sono casi, come lo scompenso cardiaco (la difficoltà del cuore nel pompare il sangue), non è sempre clinicamente evidenti allo stadio precoce. Prima che lo scompenso diventi grave i pazienti sono quasi del tutto asintomatici, oppure avvertono sintomi lievi. 
Una visita medica di controllo in età adulta anche da “sani” può essere utile per avere un quadro dello stato di salute del nostro apparato cardiocircolatorio e intercettare problemi lievi che potrebbero aggravarsi in futuro, trattandoli da subito con la terapia più adeguata.
Lo stile di vita – in particolare ipertensione e ipercolesterolemia, cioè pressione troppo elevata e livelli di colesterolo alti nel sangue – è un fattore di rischio cardiovascolare conclamato, così come sovrappeso e obesità. 

Ma quali esami per il cuore fare? Ce ne sono diversi, a seconda della patologia che il medico sospetta nel paziente. Per un primo step, specie se non ci sono sintomi netti e gravi si parla di “screening cardiaco” includendo, oltre alla visita medica, specifici esami di laboratorio (esami del sangue), elettrocardiogramma (ECG) e il test da sforzo.


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Lo “screening cardiaco”: i primi esami per il cuore

 

L’esame fisico

Il primo contatto fra medico e paziente è l’esame fisico, la visita medica. Dopo una serie di domande circa eventuali sintomi e sullo stile di vita, il medico misura pressione e battito cardiaco, controlla la temperatura e la colorazione della pelle, le vene del collo (che, in presenza di scompenso cardiaco, possono essere gonfie o sporgenti).
Viene anche auscultato il respiro dal momento che un battito cardiaco irregolare può indicare malfunzionamenti delle valvole del cuore. Auscultare il cuore individua prima dell’elettrocardiogramma, eventuali soffi al cuore o aritmie cardiache. Infine, il cardiologo verifica la presenza di eventuali rigonfiamenti addominali, delle caviglie e delle gambe.

L’Elettrocardiogramma (ECG)

L’ECG misura l’attività elettrica della “pompa” del nostro cuore, misurando l’intensità e la durata di questi segnali mentre percorrono il muscolo cardiaco. In genere l’elettrocardiogramma non viene consigliato in assenza di sintomi, ma consigliato quando il paziente accusa qualche disturbo, come aritmie (alterazioni del battito), ipertensione, dolori toracici ecc.
L’ECG da solo non permette di arrivare ad una diagnosi precisa, ma anomalie nella conduzione elettrica, del ritmo cardiaco o deviazioni assiali (ovvero della fisiologica posizione del cuore rispetto all’asse orizzontale), ci informano che potrebbe esserci qualche problema da indagare con esami più specifici.

Gli esami del sangue per il cuore

Esistono dei biomarcatori cardiaci,ovvero proteine che vengono rilasciate in caso di danno delle cellule muscolari. Si possono includere negli esami del sangue:
  • Troponina: è attualmente il principale marcatore utilizzato per la malattia cardiaca. Si tratta di un gruppo di proteine coinvolte nella contrazione del cuore. I suoi valori si alzano entro poche ore se si è verificato un danno cardiaco e rimangono elevati per diversi giorni. Un recente articolo pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ha ha confermato il suo potere predittivo su futuri attacchi cardiovascolari che non davano altri sintomi;
  • CK-MB (oggi meno usato): si tratta di un tipo particolare di creatinchinasi (un enzima) che si trova per lo più nel muscolo cardiaco e i cui valori si innalzano in caso di danno alle cellule muscolari del cuore;
  • Mioglobina (anche questo biomarcatore richiesto di rado): è una proteina che viene rilasciata nel sangue in caso di lesioni del muscolo cardiaco o di altri muscoli volontari; oggi questo test è usato di rado;
  • BNP o NT-proBNP: si tratta di peptidi rilasciati dal corpo in risposta all’insufficienza cardiaca. Avere livelli elevati di BNP non significa un attacco cardiaco in corso ma indicano un rischio maggiore di complicanze cardiache in alcuni pazienti.
Immagine che mostra un paziente mentre effettua un test sotto sforzoA questi biomarcatori specifici per il cuore possono anche essere prescritti esami del sangue più generali, quali:
  • Emocromo completo per escludere eventuale anemia;
  • Emogasanalisi, esame che valuta i livelli di pH, ossigeno e biossido di carbonio;
  • Pannello metabolico completo (CMP), un gruppo di analisi impiegato per valutare le funzionalità degli organi;
  • Elettroliti, che misurano il bilancio idrosalino dell’organismo.

Il test sotto sforzo

Tipico esame diagnostico che si propone nelle visite sportive, l’ECG “sotto sforzo”, come viene chiamato comunemente, si effettua mentre si compie un’attività fisica moderata, in genere una camminata sul tapis roulant o una pedalata in cyclette. È utile perché permette di misurare la fatica che il nostro muscolo cardiaco accusa nell’eseguire un compito fisico che comporta un certo impegno. Consideriamo infatti che il moto prevede un afflusso di sangue al cuore superiore rispetto allo stato di riposo, ecco perché è importante monitorare le reazioni di questo organo ad una sollecitazione in tal senso. Se un minimo sforzo “stanca” troppo il cuore, allora dovremo andare ancora più a fondo con le indagini diagnostiche. Ad esempio con l’utilizzo dell’holter.

Se tutti gli esami per il cuore risultano negativi, è comunque bene mantenere uno stile di vita sano per ridurre il peso dei fattori di rischio sul nostro sistema cardiocircolatorio.
In caso emergano delle evidenze di problema cardiaco serio, si procede con esami diagnostici più approfonditi: holter, ecocardiogramma, ecografia cardiaca, ecografia transesofagea, coronografia, e in casi molto complessi da diagnosticare biopsia del miocardio.
 

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Holter

L’Holter è un ECG continuato che misura cioè l’evoluzione dinamica dell’elettrocardiogramma. Permette di controllare l’efficienza cardiaca e la regolarità del ritmo in un lasso di tempo che va dalle 24 alle 48 ore, attraverso un dispositivo che si chiede al paziente di indossare per il tempo richiesto, giorno e notte. L’holter registra la durata delle contrazioni cardiache e la loro frequenza sia a riposo che sotto sforzo, ovvero durante le normali attività della giornata. 
È costituito da una parte applicata direttamente al petto con fili ed elettrodi che si collegano direttamente ad un secondo supporto munito di batteria che si può tenere in tasca o attaccare alla cintura.

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Ecocardiogramma (Ecografia al cuore)

Se ci sono dei dubbi che il problema al cuore riguardi la sua morfologia (per esempio che si tratti di cuore ingrossato) si opta per un’ecografia, poiché grazie agli ultrasuoni è possibile “vedere” l’anatomia dell’organo nel pieno della sua attività. Il tutto senza necessità di preparazione specifica da parte del paziente e senza creare disagio di alcun tipo perché non si tratta di un esame invasivo. Questo esame fornisce un quadro molto attendibile delle dimensioni e dello spessore delle cavità del cuore (atri e ventricoli) e delle valvole, nonché del movimento (cinetica) del muscolo nel suo meccanismo di “pompa”.

Perché è utile eseguire un ecocardiogramma?
Perché permette di individuare la presenza di:
  • Danni dovuti a un infarto del miocardio, quando cioè l’afflusso di sangue al cuore si arresta;
  • Scompenso cardiaco, ovvero quando il cuore è affaticato e non riesce a pompare il sangue in tutto il corpo alla pressione necessaria;
  • Malattie cardiache (cardiopatie) congenite;
  • Problemi alle valvole cardiache;
  • Cardiomiopatie, quando cioè si ha un 'ispessimento o un’espansione delle pareti cardiache;
  • Endocarditi, cioè infiammazioni delle pareti interne del cuore.

Inoltre questo esame è necessario per monitorare l’attività cardiaca nei pazienti infartuati o che abbiano subito interventi di vario tipo al cuore. Un'ecografia cardiaca in genere non dura molto, dai 20 ai 30 minuti al massimo.
Nei casi in cui l’ecocardiografia non sia informativa, come per esempio nei forti fumatori, si procede con una risonanza magnetica al cuore.

Consulta le strutture sanitarie che effettuano un'Ecografia Cardiaca:

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Ecocolordoppler

La differenza con l’ecografia standard è che all’esame degli ultrasuoni si associa quella del doppler, che permette di analizzare l’intensità e la direzione del flusso ematico nelle varie parti del cuore grazie anche al colore “a contrasto”. L’esame si esegue a riposo o sotto stress ma le modalità sono le stesse dell’ecocardiogramma normale.

Consulta le strutture sanitarie che effettuano un Ecocolordoppler:Dove effettuare un Ecocolordoppler?

Scintigrafia miocardica di perfusione

Se il dubbio riguarda il miocardio, il medico consiglia una scintigrafia miocardica di perfusione, che permette di esaminare lo stato del flusso di sangue nelle arterie e la perfusione del miocardio  attraverso la somministrazione di un radiofarmaco (in quantità radioattive minime) che si fissa a livello del muscolo cardiaco, sia mentre il cuore è sotto sforzo che quando è a riposo.
Si esegue in casi di cardiopatia ischemica (infarto del miocardio, angina pectoris)  e aiuta il medico a orientarsi o meno verso un’eventuale coronarografia.

TAC coronarica e Coronografia

La TAC coronarica produce immagini di sezioni anatomiche attraverso i raggi x, utili per identificare lo stato delle coronarie, e la presenza di eventuali lesioni. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che si muoverà all’interno dello strumento della TAC. Se emerge un sospetto di lesione alle coronarie, si procede con la coronografia.

Gli esami finora citati sono non invasivi, cioè nessun supporto entra nel corpo del paziente presentando dei rischi. Ci sono altri esami che invece sono considerati invasivi, ma che sono necessari per una diagnosi ottimale.
Nel caso ci siano dubbi che il problema interessi le coronarie (le arterie del cuore), per esempio che ci siano coronarie ostruite, si procede con una coronografia, un esame radiologico che consente di visualizzare immagini delle coronarie.
La coronografia prevede l'introduzione di un mezzo di contrasto nel sangue per rendere le coronarie visibili nel monitor esterno. Questo viene fatto attarverso l'introduzione di un catetere flessibile. Il paziente viene sottoposto ad anestesia locale. Consente di stabilire se le coronarie sono libere (pervietà) oppure ostruite da coaguli, restringimenti (stenosi) o placche di colesterolo (ateromi).

Ecografia transesofagea

Anche l’ecografia transesofagea è un esame invasivo, ma permette di ottenere informazioni molto precise sullo stato di salute del cuore e dei suoi vasi.
Durante la procedura una sottile sonda (tubicino flessibile all’interno del quale si si trova l’ecografo) viene introdotta attraverso la gola fino all’esofago, in modo da situarsi in corrispondenza del cuore. Proprio la prossimità con il muscolo cardiaco permette di ottenerne immagini molto più accurate al fine di rilevare anche le più piccole anomalie. Con gli apparecchi di ultima generazione è possibile visualizzare le immagini del cuore in 3D, cosa che consente di avere una visione ancora più dettagliata del nostro muscolo più importante.

Come intuibile questo esame comporta una preparazione: ci si presenta digiuni dalla mezzanotte del giorno precedente, si viene blandamente sedati, e la gola anestetizzata.
L’ecografia transesofagea non dura molto, circa un quarto d’ora. Qualche volta è necessario somministrare un tranquillante, e per questa ragione è consigliabile evitare di guidare per diverse ore dopo essersi sottoposti all’esame.

Consulta qui tutte le strutture sanitarie che effettuano l'Ecografia transesofagea:Consulta qui tutte le strutture sanitarie che effettuano l'Ecografia transesofagea

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quando fare l’holter cardiaco?
L’holter cardiaco serve a identificare eventuali aritmie cardiache, sia in concomitanza di sintomi riferiti dal paziente ma anche per escludere la presenza di aritmie silenti. È consigliato  in caso di palpitazioni, tachicardia o la sensazione che il cuore non batta.
Quando si deve fare la prova da sforzo?
È utile sottoporsi a questo test per monitorare le reazioni del cuore ad una sollecitazione nell’afflusso di sangue, anche in assenza di sintomi, ma solo come controllo. Se un minimo sforzo “stanca” troppo il cuore, allora dovremo andare ancora più a fondo con le indagini diagnostiche. Ad esempio con l’utilizzo dell’holter.
Come si applica l’holter cardiaco? 
L’holter è costituito da una parte applicata direttamente al petto con fili ed elettrodi che si collegano direttamente ad un secondo supporto munito di batteria che si può tenere in tasca o attaccare alla cintura. Va tenuto per almeno 24 ore, giorno e notte, sempre mantenendo i fili collegati.
Come si fa a capire se hai problemi al cuore?
Recandosi per una prima visita di controllo dallo specialista. Vi sono diversi esami diagnostici a seconda della patologia che il medico sospetta nel paziente. Per un primo step, specie se non ci sono sintomi netti e gravi si parla di “screening cardiaco” includendo, oltre alla visita medica (l’esame fisico), specifici esami di laboratorio (esami del sangue), elettrocardiogramma (ECG) e il test da sforzo.
In collaborazione con
Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.
Data di pubblicazione: 17 novembre 2017
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