Gli esami per il cuore: quali sono e quando farli

Gli esami per il cuore: quali sono e quando farli
17 novembre 2017

Ricerca e Prevenzione

Indice

 

Elettrocardiogramma (ECG)

L’elettrocardiogramma (ECG) è il primo esame che viene prescritto – in genere dal proprio medico di famiglia – per valutare lo stato di salute del cuore. Infatti l’ECG misura l’attività elettrica della “pompa” del nostro organismo, un muscolo che può “perdere” colpi con l’età o a causa di fattori eterogenei quali infezioni, debolezza congenita, stress, obesità, ipercolesterolemia, malattie croniche di tipo infiammatorio e autoimmune (artrite, lupus), tabagismo, diabete ecc. In condizioni normali ogni battito del nostro cuore è innescato da un impulso elettrico che si origina da speciali cellule che si trovano nella cavità superiore destra (atrio) del cuore.

L’ECG misura l’intensità e durata di questi segnali mentre percorrono il muscolo cardiaco. In genere l’elettrocardiogramma non serve in assenza di sintomi, ma viene consigliato quando il paziente accusa qualche disturbo, come aritmie (alterazioni del battito), ipertensione, dolori toracici ecc.


Ma come si effettua e come funziona?

Intanto va detto che l’ECG non prevede nessuna preparazione specifica. Al paziente, in posizione distesa, vengono applicati dei piccoli elettrodi – placchette di metallo che fungono da conduttori degli impulsi elettrici - muniti di ventosa su torace, gambe e braccia. Gli elettrodi sono collegati tramite fili ad uno strumento che traccia su un grafico l’attività elettrica del cuore per alcuni minuti.
 

Perché è utile questo semplice esame e che informazioni si possono ricavare dal proprio tracciato?

In realtà un semplice ECG non permette di arrivare ad una diagnosi di difetto cardiaco, ad esempio una dilatazione del muscolo o una malattia delle valvole. Tuttavia, anomalie nella conduzione elettrica, del ritmo cardiaco o deviazioni assiali (ovvero della fisiologica posizione del cuore rispetto all’asse orizzontale), ci informano che potrebbe esserci qualche problema da indagare con esami più specifici.
 

A questo punto quale può essere il secondo step?

Una possibilità è quella di sottoporre il paziente ad un elettrocardiogramma sotto sforzo.
 

Elettrocardiogramma sotto sforzo

Come facilmente intuibile, la versione “sotto sforzo” di un ECG si effettua non in posizione distesa e a riposo, ma mentre si compie un’attività fisica moderata, in genere una camminata sul tapis roulant o una pedalata in cyclette. Ovviamente gli elettrodi vengono applicati negli stessi punti e la rilevazione dell’attività elettrica avviene nello stesso modo.
 

Perché è utile sottoporsi a questo test?

Perché ci permette di misurare la fatica che il nostro muscolo cardiaco accusa nell’eseguire un compito fisico che comporta un certo impegno. Consideriamo infatti che il moto prevede un afflusso di sangue al cuore superiore rispetto allo stato di riposo, ecco perché è importante monitorare le reazioni di questo organo ad una sollecitazione in tal senso.

Se un minimo sforzo “stanca” troppo il cuore, allora dovremo andare ancora più a fondo con le indagini diagnostiche. Ad esempio con l’utilizzo dell’holter.

 
 

Holter

Probabilmente avrete già sentito parlare dell’holter, ma esattamente di che esame si tratta?
Anche questo test è un’evoluzione dinamica dell’elettrocardiogramma, ma ancora più preciso rispetto all’ECG sotto sforzo. Infatti con l’holter noi abbiamo la possibilità di controllare l’efficienza cardiaca e la regolarità del ritmo in un lasso di tempo che va dalle 24 alle 48 ore.
 

Come?

Con l’ausilio di uno strumento – l’holter, appunto – che il paziente indossa e che registra la durata delle contrazioni cardiache e la loro frequenza sia a riposo che sotto sforzo, ovvero durante le normali attività della giornata. In pratica un ECG continuo. L’holter è costituito da due parti: una parte applicata direttamente al petto con fili ed elettrodi che si collegano direttamente ad un secondo supporto munito di batteria che si può tenere in tasca o attaccare alla cintura. È molto importante che elettrodi e fili rimangano asciutti durante la durata dell’esame.


L’ECG con l’holter prevede anche un coinvolgimento attivo del paziente, che sarà infatti provvisto di un registro/diario in cui annoterà di volta in volta le attività svolte e l’orario in cui sono state eseguite (es. ore 10: spesa + scale, ore 15: riposino, ore 18: passeggiata con il cane ecc.)

 

 

Ecografia cardiaca (ecocardiogramma)

L’ecografia cardiaca, o ecocardiogramma è senza dubbio uno degli esami più utilizzati per diagnosticare anomalie nella morfologia e nella funzionalità del cuore, perché con la metodica ad ultrasuoni è possibile “vedere” l’anatomia dell’organo nel pieno della sua attività. Il tutto senza necessità di preparazione specifica da parte del paziente e senza creare disagio di alcun tipo perché non si tratta di un esame invasivo.
 

Come funziona l’ecografia cardiaca?

Come le altre ecografie, si avvale della tecnologia ad ultrasuoni per effettuare una analisi della struttura del cuore. Gli ultrasuoni ad alta frequenza sono invisibili e inudibili (nonché del tutto innocui) per l’uomo, ma direzionati verso un organo interno attraverso l’ausilio di uno strumento chiamato ecografo che viene fatto scorrere sulla zona del corpo in corrispondenza, ne captano la conformazione trasformando le informazioni in “echi” che possono essere letti e riconvertiti in immagini attraverso un apposito monitor.
 

A cosa serve l’ecocardiogramma?

Questo esame fornisce un quadro molto attendibile delle dimensioni e dello spessore delle cavità del cuore (atri e ventricoli) e delle valvole, nonché del movimento (cinetica) del muscolo nel suo meccanismo di “pompa”.


Perché è utile eseguire un ecocardiogramma?

Perché permette di valutare:
  • l’anatomia e fisiologia del cuore in tutte le sue parti
  • come e con quanta forza “pompa” il sangue
  • il funzionamento delle valvole cardiache
  • morfologia delle valvole cardiache (ed esempio si può individuare una stenosi, un restringimento della valvola che rende il canale da cui pasa il sangue troppo stretto, comportando un insufficiente afflusso)
  • presenza di infezioni o neoplasie a carico del muscolo cardiaco
Inoltre questo esame è necessario per monitorare l’attività cardiaca nei pazienti infartuati o che abbiano subito interventi di vario tipo al cuore. Un'ecografia cardiaca in genere non dura molto, dai 20 ai 30 minuti al massimo.

Questa tecnica diagnostica si suddivide a sua volta in due sottotipi. Vediamoli.

 
 

Ecocolordoppler

Si prescrive l’ecocolordoppler in caso di sospette disfunzioni/anomalie/patologie a carico del cuore per averne conferma. La differenza con l’ecografia standard è che all’esame degli ultrasuoni si associa quella del doppler, che permette di analizzare l’intensità e la direzione del flusso ematico nelle varie parti del cuore grazie anche al colore “a contrasto”. L’esame si esegue a riposo o sotto stress ma le modalità sono le stesse dell’ecocardiogramma normale.
 

Cosa permette di scoprire questo specifico esame del cuore?

Oltre alle principali patologie cardiache con questa metodica si diagnosticano problemi della circolazione cardiaca e della pressione arteriosa.
Il sistema doppler funziona in questo modo: quando gli ultrasuoni vengono direzionati su cuore e vasi sanguigni, “rimbalzano” sulle cellule del sangue cambiando “tono”. Questo cambio di segnale (doppler) viene intercettato e interpretato dall’ecografo che così può tradurre in immagini anche i flussi di sangue. Tutto questo in modo non invasivo, rapido e indolore.

 
 

Ecografia transesofagea

Tra tutti gli esami cardiologici che abbiamo visto, l’ecografia transesofagea è senza dubbio la più invasiva, ma permette di ottenere informazioni molto precise sullo stato di salute del cuore e dei suoi vasi. Durante la procedura una sottile sonda (tubicino flessibile all’interno del quale si si trova l’ecografo) viene introdotta attraverso la gola fino all’esofago, in modo da situarsi in corrispondenza del cuore. Proprio la prossimità con il muscolo cardiaco permette di ottenerne immagini molto più accurate al fine di rilevare anche le più piccole anomalie. Con gli apparecchi di ultima generazione è possibile visualizzare le immagini del cuore in 3D, cosa che consente di avere una visione ancora più dettagliata del nostro muscolo più importante.

Come intuibile questo esame comporta una preparazione: ci si presenta digiuni dalla mezzanotte del giorno precedente, ma soprattutto, onde evitare reazioni “antipatiche”, si viene blandamente sedati, e la gola anestetizzata con uno specifico spray.
L’ecografia transesofagea non dura molto, circa un quarto d’ora. Qualche volta è necessario somministrare un tranquillante, e per questa ragione è consigliabile evitare di guidare per diverse ore dopo essersi sottoposti all’esame.