Esame delle urine: come, quando e perché farlo

Esame delle urine: come, quando e perché farlo

Benessere

Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2018

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A che cosa servono le urine?

Immagine che mostra come l'urina arrivi nella vescica e da qui poi escaComunemente la chiamiamo “pipì” fin da quando siamo piccoli, un nome breve, facile e simpatico per definire le urine, un prodotto di scarto “liquido” del nostro organismo. Tutti sappiamo più o meno di che “prodotto organico” si tratta, abbiamo imparato che osservarle ci permette già di capire qualcosa del nostro stato di salute, che più sono chiare e limpide meglio è, e che se vediamo del sangue dobbiamo avvisare il medico.
Sappiamo anche che vengono prodotte dai reni, e che prima di essere emesse fuori dal corpo vengono convogliate in un organo cavo a forma di sacchetto che si chiama vescica, e che quando si riempie ci invia lo stimolo immediato a liberarcene.  È allora che corriamo a… “fare pipì”. Ma forse, una cosa che non sappiamo è l’esatta composizione di questo liquido giallino che ha molto a che fare con l’acqua che beviamo, ma non solo. Dunque, di che cosa sono fatte le urine, e a cosa servono?

Le urine sono nient’altro che acqua (circa il 90-95% del totale) e sostanze di scarto (parte corpuscolata) che vanno eliminate dall’organismo. Ma… quante, e quali? Ebbene, soprattutto metaboliti, ovvero prodotti finali del nostro metabolismo che forniscono indicazioni importanti sul funzionamento dei nostri organi della digestione ed escretori, tra cui fegato e reni. Inoltre, dalle urine emerge che tipo di dieta seguiamo, quanta acqua beviamo, se facciamo uso di sostanze farmacologiche, dopanti, stupefacenti o tossiche di qualunque genere.

Nelle urine si trovano anche ormoni, e non un caso se il test di gravidanza prevede proprio l’analisi di un piccolo campione di pipì. Secondo un recente studio dell’Università di Alberta (Canada) e pubblicato sulla rivista PlosOne le sostanze normalmente disciolte nelle urine umane sono almeno 3000! Di cui, però, si analizza una parte infinitesimale, circa una decina di composti tra organici – urea, aminoacidi, acido urico - e inorganici – soprattutto minerali tra cui sodio, potassio, fosfati, ecc.
Ma, come stiamo per vedere, per capire se siamo in salute dall’analisi delle nostre urine, occorre soprattutto controllare ciò che NON deve essere presente o che deve essere presente in minime quantità. Vediamo meglio.

 

Chi e perché prescrive l’esame delle urine

Il test delle urine è un esame di routine che ci viene di solito prescritto dal nostro medico di famiglia, o dal pediatra se parliamo di minori, per analizzare il nostro stato generale di salute e rilevare un’ampia gamma di disturbi tra cui malattie e infezioni del tratto urinario, problemi renali, calcolosi, diabete. Questa analisi può anche essere prescritta dallo specialista diabetologo o dall’urologo/nefrologo per monitorare condizioni patologiche conclamate o diagnosticarle. In generale effettuare questo semplicissimo test, non invasivo e che non necessita di particolare preparazione, può risultare utile al medico per:
  • Farsi un’idea delle nostre condizioni di salute (in abbinamento alle analisi del sangue) in assenza di sintomi specifici. Questo test è inoltre necessario in caso di gravidanza, di preparazione per un intervento chirurgico e spesso in fase di dimissioni dopo un ricovero ospedaliero.
  • Diagnosticare una condizione medica specifica in presenza di sintomi come dolore addominale o mal di reni, presenza di sangue nelle urine (ematuria), bruciore e fastidio durante la minzione (stranguria) o difficoltà ad urinare (disuria).
  • Monitorare una condizione patologica cronica o acuta come il diabete, una infezione renale o urinaria, malattie della prostata, calcolosi ecc.
 

L’esame delle urine

Ti sei mai chiesto cosa venga effettivamente controllato nelle tue urine quando porti il tuo campione al laboratorio analisi? Un test chimico-fisico delle urine può essere parziale o completo a seconda di ciò che si va affettivamente a controllare, in base alla prescrizione del medico di base o dello specialista. Ad esempio: nel caso di una donna incinta o di chi fa abitualmente uso di stupefacenti, le sostanze da controllare nelle urine dei due soggetti non saranno quelle di un test di routine.

Nel primo caso, come vedremo, si va a rilevare la concentrazione di un ormone chiamato Gonadotropina corionica umana, nel secondo sarà necessario effettuare uno screening per rilevare tracce di specifiche sostanze stupefacenti o dopanti (ad esempio in caso di controlli in ambito sportivo agonistico), o il risultato del metabolismo delle stesse.
Ma tornando al nostro esame delle urine, se completo, esso prevede tre “gradi” di analisi, che sono:

Immagine che mostra un medico nell'atto di analizzare le urine osservandone il colore e il risultato ottenuto dopo aver immerso nell'urina una cartina Tornasole- Visuale. Il primo controllo è infatti relativo all’aspetto delle urine. Una “pipì” normale è trasparente e ha un colore giallo chiaro. Un odore pungente e un aspetto torbido possono far sospettare un’infezione del tratto urinario, mentre le emazie (tracce di sangue) possono avere vari significati. Infine è utile sapere che il colore, più o meno scuro, delle nostre urine può dipendere anche da ciò che abbiamo mangiato, e che anche il sentore ne può venire influenzato. Ad esempio se abbiamo mangiato asparagi le nostre urine sprigioneranno un aroma tipico e molto penetrante che dipende dai composti solforati contenuti in questo ottimo vegetale, mentre il consumo di tè verde o di barbabietole può modificare le sfumature della pipì tingendola di verde o di rosso.

- Stick urinario. Questo secondo livello di analisi prevede l’utilizzo di una striscia di carta impregnata di composti chimici che immersi nelle urine reagiscono rilevando le concentrazioni delle principali sostanze in esse contenute. Questo test ci permette pertanto di scoprire la composizione chimica della nostra pipì e di rilevarne:
  • Il grado di acidità (Ph). Livelli anomali possono indicare un disturbo ai reni o al tratto urinario;
  • Densità (peso specifico). Urine molto concentrate, quindi “pesanti”, sono tipiche di chi non beve a sufficienza;
  • Proteine e albumina. Un basso livello di proteine nelle urine è normale, mentre un’alta concentrazione può essere spia di un disturbo renale, o di una dieta iperproteica;
  • Glucosio. Normalmente non c’è zucchero nelle urine, o per lo meno non in quantità sufficienti da poter essere rilevate. La presenza di glucosio è infatti sintomo di diabete;
  • Corpi chetonici. Proprio come per il glucosio, quantità anomale di chetoni nelle urine possono essere indicativi di un diabete incipiente o conclamato;
  • Bilirubina. Prodotta dal fegato la bilirubina è un derivato di scarto dalla degradazione dei globuli rossi. Se presente nelle urine può indicare problemi epatici;
  • Leucociti. Cellule del sangue che nelle urine sono indicativi di una infezione;
  • Nitriti. Anche in questo caso, se presenti, sono spia di un’infezione;
  • Sangue. La presenza di sangue nelle urine necessita di ulteriori indagini, perché può essere spia di condizioni patologiche anche serie tra cui danni renali, infezioni, litiasi (calcolosi renale), disturbi ematici, cancro del rene o della vescica.
- Esame citologico. Questo terzo livello di analisi delle urine si basa sull’indagine al microscopio della parte corpuscolata (sedimento urinario), e in particolare di:
  • Globuli bianchi del sangue (leucociti): come abbiamo visto possono indicare un’infezione delle vie urinarie (IVU);
  • Globuli rossi del sangue (eritrociti): anche in questo caso un segnale di possibili condizioni patologiche da indagare;
  • Batteri o miceti: se presenti sono indicativi di una infezione;
  • Cristalli: se in grandi quantità indicano rischio di calcolosi renale.
 

In caso di gravidanza

L’esame delle urine è molto importante in gImmagine che mostra una dottoressa mentre spiega a due donne incinta come fare gli esami di routine delle urineravidanza sia per la diagnosi stessa: il test per accertare l’avvenuto concepimento si basa proprio sulle urine; sia per monitorare il buon andamento della gestazione durante tutti i nove mesi.

Iniziamo dal test di gravidanza. Come forse sapete, si può acquistare in farmacia ed è di facilissimo utilizzo. È infatti dotato di uno stick la cui parte terminale deve entrare in contatto con le urine. Basta attendere 3 minuti e il responso arriva subito in modo inequivocabile e valido al 99% (se effettuato al momento giusto). Sapere se si è incinta o meno dipende dalla concentrazione di un ormone – la gonadotropina corionica umana beta-HCG – che raggiunge il suo picco tra le 7 e le 12 settimane dal concepimento, e che poi resta più o meno stabile fino al parto. Per tale ragione il test di gravidanza va fatto non prima di due settimane dal rapporto “a rischio”.

Veniamo all’esame delle urine da effettuarsi durante la gestazione. Si tratta di un esame di routine, obbligatorio e utile per individuare per tempo eventuali infezioni urinarie (dal momento che proprio durante la gestazione è più facile che la donna sia vulnerabile all’azione di agenti patogeni, funghi e batteri), che per diagnosticare problemi gravidici come la preeclampsia e il diabete gestazionale. Approfondiamo entrambi i casi:
  • Diabete gestazionale. Se l’esame delle urine rivela alti livelli di glucosio e contemporaneamente compaiono sintomi come senso di spossatezza e sonnolenza, perdita di peso e sete continua, è altamente probabile che all’origine vi sia un diabete gestazionale da gestire subito, per evitare danni al feto e alla futura madre. Per una diagnosi completa però non basta il test delle urine, è necessario affiancare questo esame a specifici test del sangue tra cui la minicurva glicemica e (in caso di concreto sospetto) la curva da carico orale di glucosio standard.
  • Preeclampsia (o gestosi). Si tratta di una complicanza molto seria che si diagnostica in fase avanzata di gestazione e che può comportare seri rischi per la salute e persino per l’incolumità di madre e feto. Il sintomo principale è costituito dalla pressione alta, ma anche l’esame delle urine può essere indicativo se vengono rilevate concentrazioni di corpi chetonici e di proteine. I corpi chetonici, come abbiamo visto, sono sostanze di scarto che si formano quando l’organismo si procura energia dalle riserve lipidiche anziché dall’introito di carboidrati. In caso di preeclampsia anche i livelli di glucosio nelle urine possono apparire alterati. In ogni caso questa condizione è pericolosa, pertanto va subito diagnosticata e curata con una dieta adeguata e una corretta idratazione.
Ecco perché sottoporsi regolarmente alle analisi delle urine durante tutto il corso della gestazione è indispensabile per garantire il buon andamento della stessa e il benessere di madre e nascituro/a.

 

In caso di infezione delle vie urinarie (IVU)

Le IVU – infezioni delle vie urinarie – sono disturbi comuni, sia negli adulti (soprattutto se donne), che nei bambini. Quando un tratto dell’apparato urinario viene “colonizzato” da microrganismi patogeni, in particolare batteri, le analisi delle urine sono il primo e più importante strumento diagnostico. Attraverso il test di routine, ovvero l’esame chimico-fisico della nostra “pipì” è già possibile riscontrare un’infezione, ad esempio una cistite (infiammazione della vescica) o un’uretrite (infiammazione dell’uretra), perché nelle urine si rileva una concentrazione fuori norma di leucociti (globuli bianchi del sangue facenti parte del nostro sistema immunitario), di nitriti e un PH alcalino, ovvero superiore a 7.

In questi casi è necessario far seguire al test delle urine una urinocoltura. Di che si tratta?
Consideriamo che le vie urinarie, in particolare la vescica e gli ureteri (i tubicini che collegano la vescica ai reni) sono per natura sterili, e di conseguenza sono vulnerabili all’attacco infettivo di germi provenienti da organi provvisti di una microflora, come la vagina (nelle donne) o l’intestino, oppure dalla prostata (negli uomini) se già colpita da infezione.

Quindi, come si procede in questi casi? Si effettua una raccolta delle urine per la ricerca dei batteri responsabili dell’infezione, e si identificano, al fine di procedere alla terapia antibiotica corretta. Per tale ragione l’urinocoltura è quasi sempre associata all’antibiogramma, un test che mettendo a contatto i germi precedentemente isolati con i principi attivi di diverse famiglie di antibiotici selezionano quelli atti a debellare proprio quel tipo di batterio.
A questo punto una domanda sorge spontanea: come leggere gli esiti di un esame delle urine? Vediamo i valori di riferimento dei principali indicatori.

 

Come si fa l’esame delle urine?

Sebbene si tratti di un esame di routine facile, che non prevede digiuno o altra preparazione particolare, anche quello delle urine va comunque effettuato seguendo una procedura precisa. Per prima cosa, ci si deve procurare il contenitore sterile per la raccolta, in farmacia o presso il laboratorio analisi a cui ci affideremo.
Immagine con una ragazza seduta che ha in mano un vasetto contenente le urine, pronte per essere analizzateLe urine da “testare” non devono essere necessariamente le “prime” del mattino, sebbene siano senza dubbio le più “concentrate”. Prima di effettuare la raccolta, è molto importante procedere ad una scrupolosa igiene intima, al fine di non contaminare le urine con le secrezioni dei propri genitali, che possono contenere batteri o altri microrganismi. Le donne in età fertile devono astenersi dalla raccolta durante le mestruazioni, perché il sangue mestruale facilmente finisce nelle urine compromettendo la validità dell’esame.
Una volta che siamo pronti a urinare, teniamo pronto il contenitore cercando di non toccare la parte interna ma di afferrarlo saldamente solo per i bordi esterni.
Non è necessario riempire il vasetto, basta una piccola quantità di urina, così sarà anche più facile trasportarlo. A tal riguardo, cerchiamo di essere rapidi. Il contenitore va portato al laboratorio entro un’ora dall’emissione delle urine, ma se non abbiamo questa possibilità, possiamo conservarlo in frigorifero per un massimo di 12 ore, trascorse le quali, però, dovremo gettare via il contenuto e procedere ad una nuova raccolta.

Se dobbiamo fare un test delle urine di routine basta un’unica raccolta effettuata in qualunque momento della giornata, ma in alcuni casi, soprattutto quando vi siano dei valori sospetti o in caso di malattie conclamate, il medico può prescrivere l’esame delle urine nelle 24 ore. Cosa significa?
Che per avere un’idea precisa della funzionalità renale e delle sostanze presenti nelle urine è necessario raccogliere tutte quelle che produciamo in una giornata. Per sottoporsi a questo esame bisogna dotarsi di un contenitore apposito, più grande di quello standard, con una capacità di 2,5 litri.
La raccolta dovrà iniziare dopo la prima emissione del mattino, che stavolta dovrà essere scartata. Da questo momento in avanti si raccoglieranno tutte le urine prodotte nell’arco delle 24 ore fino alla prima pipì del mattino successivo all’inizio dell’esame, che sarà l’ultima. Importante: mai tenere il contenitore delle urine in frigorifero durante le 24 ore della raccolta!
Basta un luogo riparato e fresco, ad esempio l’armadietto del bagno. Trascorso il tempo le urine raccolte devono essere “misurate” (è facile da fare perché il raccoglitore è provvisto di una scala graduata), poi mescolate in modo da renderle omogenee, e infine una quantità del totale, ovvero 100 ml, va “travasata” nel barattolino tradizionale e consegnata al laboratorio analisi.
 

Come leggere l’esame delle urine

L’interpretazione dell’esame delle urine si basa, un po’ come accade per le analisi del sangue, sulla comparazione tra i propri valori e i parametri di riferimento che ci dicono subito cosa sia “fuori norma”. Vediamo un piccolo elenco relativo ai valori comunemente considerati nei test chimico-fisici delle urine prescritti nei protocolli di routine che abbiamo visto in precedenza:
  • Densità (peso specifico). È dato soprattutto dal “peso” delle sostanze di scarto, per tale ragione ci indica se i reni lavorano bene, oppure se sono affaticati e non riescono a filtrare adeguatamente il sangue. I valori normali si situano in un range tra i 1007 ai 1030 g per litro. Valori superiori sono spia di diabete mellito non curato, di infezione ai glomeruli renali (glomerulonefrite) o di calcolosi con ostruzione delle vie urinarie; valori inferiori possono indicare disturbi o insufficienza renale, eccessivo consumo di liquidi o assunzione di diuretici, diabete insipido;
  • PH urinario. Indica il livello di acidità delle urine su una scala da 0 (massima acidità) a 14 (massima alcalinità). Una pipì “sana” si situa più o meno nel mezzo, tra 5 e 7, considerando che la dieta influenza moltissimo anche il ph urinario;
  • Emoglobina (Hb) ed eritrociti (RBC, globuli rossi o emazie). Come abbiamo visto, la presenza di sangue nelle urine non è un buon segno, in quanto in condizioni normali i globuli rossi non sono presenti. Se presenti, le cause possono essere molto diverse e tutte da indagare attraverso l’esame citologico. Tra quelle più comuni si segnalano: anemia, ustioni, assunzione di farmaci, avvelenamento, calcoli renali, tumori del rene, della vescica o della prostata;
  • Glucosio. Anche in questo caso, come già detto, la presenza di zuccheri nelle urine è un’anomalia e può indicare diabete, tumore del pancreas, disturbi della tiroide, disturbi epatici ecc.;
  • Proteine. Non dovrebbero essere presenti, ma in minime quantità – ovvero fino a 8 mg per dl – sono considerate non preoccupanti. Se, però, la concentrazione risulta superiore e questo limite, può essere spia di malattie renali e tumori del rene o della vescica, lupus, infezioni urinarie o, infine, attività fisica troppo intensa e stress;
  • Bilirubina. Sostanza prodotta a livello epatico dalla degradazione dell’emoglobina, la bilirubina nelle urine è normalmente assente o presente in minime quantità (0,02 mg per litro). Se i livelli sono superiori ciò può indicare disturbi epatici di varia natura e comunque da indagare;
  • Albumina. Si tratta di una proteina che di norma si trova in minime quantità nelle urine, ovvero in concentrazioni inferiori ai 20 mg/litro. Una quantità superiore indica una condizione di sofferenza renale e spesso diabete;
  • Leucociti (WBC). La presenza di alti livelli di globuli bianchi nelle urine è in genere indicativa di un’infezione urinaria in atto. In condizioni di salute, infatti, queste cellule del sangue sono assenti al limite presenti in minime quantità, ovvero meno di 10 per ml;
  • Cristalli. Si tratta di particelle costituite da sali minerali che se presenti sono indicativi di una predisposizione alla calcolosi renale.

Immagine che mostra i diversi colori che possono assumere le urineCome abbiamo visto in precedenza, l’esame delle urine si basa su tre livelli di analisi, di cui la prima è l’esame visivo. Come si presenta la nostra “pipì”? Ha un aspetto limpido o torbido, ha un odore sgradevole, o un colore anomalo? Vediamo alcune delle possibilità.
  • Urine torbide. La causa può essere la presenza di pus da infezione, oppure la presenza di fosfati, composti di sali alcalini a loro volta sintomatici di condizioni tra cui diabete, malnutrizione o altro;
  • Urine di color rossastro o rosato. Può essere determinato dalla presenza di sangue, ma non solo. Anche alcuni farmaci o cibi come le barbabietole, il rabarbaro o le more possono tingere le urine di questo colore;
  • Urine di color arancio. In questo caso il sospetto è che tale variante cromatica dipenda da un disturbo del fegato, ad esempio un’epatite, ma anche la cirrosi o il tumore. Altra possibile causa è una grave anemia;
  • Urine di color verde-marrone. Molti integratori alimentari, ad esempio a base di tè verde, e alcuni cibi come le bietole o gli spinaci, possono dare una lieve sfumatura verdognola ad urine perfettamente “sane”, ma se il colore è più scuro allora si deve sospettare un problema epatico o calcoli alle vie biliari.

Come funziona il nostro apparato genitale e urinario? 

In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 29 dicembre 2018