Esame Istologico: cos'è, a cosa serve e come si legge

Esame Istologico: cos'è, a cosa serve e come si legge

Indice

Domande e risposte

Esame istologico (o istopatologico): che cos’è?

L’esame istologico o istopatologico, è un test di laboratorio fondamentale in particolare per la diagnosi di tumore (maligno o benigno) perché si effettua al microscopio su campioni di tessuti organici che presentano una qualche forma di anomalia. Infatti se l’istologia è la scienza medica che studia i tessuti, la patologia ha come oggetto di indagine proprio le malattie. Ecco che quindi l’esame istopatologico – che ha tempi più lunghi rispetto ad altro tipo di analisi di laboratorio – serve esattamente ad individuare – attraverso l’attenta visione al microscopio dei segni e delle alterazioni presenti nei frammenti di tessuto umano di qualunque organo – la “prova” regina che serve al medico per completare una diagnosi.

Se, quindi, parliamo di un tumore solido (ad esempio al seno, alla tiroide, alla prostata ecc.), attraverso l’esame istologico di una minima porzione di tessuto prelevato per lo più tramite biopsia che permette di prelevare dal corpo del paziente il campione di tessuto, possiamo avere la conferma di un “sospetto” sopraggiunto a seguito di un esame strumentale (come una TAC, per esempio), nonché identificare esattamente il tipo di neoplasia e il suo grado di invasività e di differenziazione. Sono queste informazioni indispensabili che permettono all’oncologo di capire quale sia la strategia terapeutica migliore per quel tipo di tumore in base alla sua stadiazione.

Nel referto istopatologico leggiamo infatti una descrizione accurata – per i non addetti ai lavori spesso di difficile interpretazione – dei tessuti esaminati oltre alle modalità con cui l’esame è stato effettuato. L’esame istologico, però, non è utile solo nella diagnosi dei tumori. Ma prima di arrivarci, scopriamo cosa accade in laboratorio quando arriva un campione biologico da analizzare. 

Esame istologico: le tecniche usate in laboratorio

Immagine dove il medico spiega al paziente il referto dell'esameL’esame istopatologico può essere eseguito su ogni parte “solida” che compone il nostro organismo sulla quale siano state rilevate delle anomalie sospette. Ossa, organi interni, nervi, pelle e mucose. 

L’esame istologico si effettua in un laboratorio analisi su un campione biologico prelevato dal paziente, al fine di individuarne eventuali cellule anomale (ad esempio cancerose), e stabilirne il tipo. Le cellule del nostro corpo, infatti, ad eccezione dei globuli rossi del sangue, sono tutte dotate di nucleo e di DNA, analizzabili in laboratorio grazie ad un esame specifico chiamato citogenetico. Vedremo più avanti la differenza tra esame istopatologico ed esame citologico. 
Ciò che ci interessa sapere è che a seconda della mutazione genetica che ha interessato le cellule di un campione biologico, esse assumono un aspetto diverso e pertanto si può stabilire, nel caso di una neoformazione tumorale, di che tipo sia e a quale specifica terapia farmacologica o di altro tipo risponda meglio. Si evince pertanto quando sia importante effettuare l’esame istologico su un campione di tessuto sospetto sia per una diagnosi definitiva, che per stabilire il protocollo di cura. 

Ma cosa succede in laboratorio? Il primo passaggio dell’esame istopatologico standard, come abbiamo visto, prevede il prelievo del campione biologico, che si ottiene in genere tramite biopsia, di cui più avanti parleremo meglio. Una volta ottenuto tale campione, esso viene inviato in laboratorio e preparato per l’esame al microscopio. A tal fine i tessuti vengono ridotti in sezioni, procedura che comporta cinque fasi, ovvero:
  • Fissazione, che serve per impedire che il campione vada in rapido deperimento, ovvero inizi a “morire”;
  • Disidratazione, passaggio funzionale alla prima fase;
  • Inclusione, fase in cui il campione precedentemente privato della componente acquosa, viene incorporato ad altro materiale più saldo ma inerte. La procedura standard prevede l’uso della formalina, che ha lo scopo di stabilizzare i campioni biologici sezionati, e la conservazione permanente in paraffina liquida. Una volta che questa si sia solidificata, si passa alla fase successiva;
  • Sezionamento, è questa la parte più importante dell’intero esame. Consiste nel sezionare il materiale biologico precedentemente trattato in “fette” sottilissime che possano essere osservate anche in controluce. Il sezionamento permette di visionare dettagli minuti della struttura cellulare ingranditi al microscopio ottico o elettronico, e si ottiene attraverso strumenti detti microtomi, in grado di “affettare” il campione in strisce estremamente sottili (nell’ordine di micron-μm) e con un grado di spessore che varia a seconda del tipo di campione e all’esame da effettuare. A volte il sezionamento prevede un altro passaggio, ovvero il congelamento delle sezioni;
  • Colorazione, altro passaggio fondamentale per evidenziare tessuti che, per natura, sono pressoché trasparenti e omogenei. I coloranti usati in questa fase dell’esame istopatologico variano a seconda del tipo di campione e al suo Ph. Se si devono analizzare molecole che abbiano un Ph acido, si useranno coloranti basici, se, al contrario, le molecole da esaminare sono basiche, si useranno coloranti acidi. 
Al termine dell’esame istologico, i tecnici possono stilare il referto. Per quanto riguarda i tempi di consegna dell’esame istologico standard, essi variano a seconda della tipologia di campione e della maggiore o minore “urgenza” di avere gli esiti. In caso di sospetta neoplasia, ad esempio, e quindi di esame istologico positivo, il paziente viene chiamato a ritirarlo con precedenza rispetto ad altri casi meno urgenti, e possono bastare da pochi giorni ad una settimana. In media per l’esito di un esame istologico è necessario attendere fino a due settimane, ma la tempistica dipende anche dalla natura del campione biologico. Se per analizzare un tessuto “molle” possono essere sufficienti pochi giorni, per ottenere il referto dell’esame istologico di un campione osseo può essere necessario attendere anche un mese

Esame istologico estemporaneo: cos’è?

Un caso particolare è quello costituito dall’esame istologico (o istopatologico, abbiamo visto che sono sinonimi), estemporaneo. Questa analisi viene eseguita sul campione biologico durante l’intervento chirurgico (esame istologico intraoperatorio) per averne un referto immediato, ovvero non, come accade nel caso dell’esame istologico standard, dopo la biopsia. In genere si richiede questa urgenza in caso di sospetto tumore rilevato in sede di intervento chirurgico oppure per stabilire l’estensione delle massa e stabilire fino a dopo andare ad incidere e rimuovere. 

L’esame istologico estemporaneo è un test rapido, e prevede che il tessuto appena prelevato durante l’operazione ed essendo questa ancora in corso, venga fatto pervenire al laboratorio di analisi, dove viene sottoposto a congelamento, sezionato e subito analizzato per definire la tipologia di lesione (se, appunto, di tipo canceroso). Attenzione, come facilmente intuibile, l’esame istologico estemporaneo non ha la stessa attendibilità dell’istologico standard, eseguito con le tecniche e i tempi che abbiamo visto. 

Consente una prima valutazione che permette all’equipe di decidere seduta stante come procedere con l’intervento che stanno eseguendo. In seguito, i campioni biologici prelevati saranno sottoposti ad un esame istopatologico più approfondito. Per tale ragione l’esame istologico estemporaneo può dare con più frequenza dei falsi negativi o falsi positivi, ma chi opera tiene sempre conto di queste criticità e non si ferma ad una valutazione preliminare. 


Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Esami Istologici:
Centri specializzati in Esami Istologici

Che cosa trovi nel referto istologico?


Una volta che i campioni biologici sono stati analizzati, cosa ne possiamo evincere? In altre parole, cosa troviamo nel referto istologico? Non tutti i referti sono uguali, dipende da ciò che è stato analizzato, e teniamo conto che spesso di tratta di campioni di tessuto diversi. Un esempio: le mucose del cavo orale. Per il sospetto di carcinoma spinocellulare infiltrato, il chirurgo può escindere parti del margine linguale, della gengiva, dell’osso mandibolare, delle ghiandole salivari e dei linfonodi. Tutte strutture diverse che prevedono anche tempi di indagine diversi. Ad ogni modo, in un referto istopatologico standard possiamo trovare:
  • Come i tessuti analizzati appaiono al microscopio, ovvero una descrizione del loro aspetto;
  • Caratteristiche cromatiche specifiche in base alle colorazioni a cui i tessuti vengono sottoposti;
  • Tecniche molecolari usate;
  • Altri test (eventuali).
Per “tecniche molecolari” si intendono procedure di laboratorio atte ad analizzare la struttura molecolare di componenti specifiche dei tessuti, come proteine o recettori. A queste si può aggiungere anche una ulteriore indagine sul DNA cellulare, se si sospetta, ad esempio, una mutazione genetica nello sviluppo tumorale (esame citogenetico). A questo punto ci poniamo la domanda più importante di tutte: come dobbiamo interpretare il referto istologico e tutte le informazioni che ci presenta?

immagine con infermiera che guarda al microscopio dei campioni

Referto istologico: come si legge?

La lettura e interpretazione di un referto istologico non è semplice, non si tratta di trovare un esito “positivo” o “negativo”. Tale documento viene redatto in “medichese”, con l’utilizzo di una terminologia specialistica che può essere compresa solo da un “addetto ai lavori” o da chi abbia dimestichezza con il linguaggio medico-scientifico. Ma questo non è un problema: per la lettura del referto, infatti, ci dobbiamo affidare proprio al medico specialista, ad esempio l’oncologo, che in base alle informazioni contenute potrà anche stabilire se abbiamo bisogno di una terapia, e di che tipo.
immagine di un dottore che compila un referto medicoIl referto istologico è infatti associato a una diagnosi basata proprio sulle seguenti analisi:
  • La descrizione macroscopica del tessuto ad occhio nudo che include informazioni sul colore, le dimensioni e il peso del campione biologico considerato;
  • La descrizione al microscopio delle cellule del tessuto comparate con le cellule di un analogo tessuto sano;
  • La diagnosi: ad es. il tipo di tumore (maligno/benigno) e la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva. Nella diagnosi leggiamo anche se si tratta di un secondarismo, ovvero di una metastasi a distanza;
  • Le dimensioni della massa tumorale (se escissa completamente);
  • Analisi dei margini della massa tumorale (sempre se escissa nella sua totalità);
  • Eventuali altre annotazioni del medico patologo.
Come si evince, un referto istologico può essere positivo o negativo, quanto di diagnosi vera e propria che è in genere attendibile pressoché al 100%, proprio perché basata sul campione reale di tessuto e non su una “immagine”.

Esiste, tuttavia, la possibilità che anche un test così specifico non sia attendibile, ed è il caso dei cosiddetti “falsi negativi” o "falsi positivi" dell'esame istologico.
Si tratta di eventualità che si verificano quando si devono prelevare porzioni di tessuto da organi non superficiali, in particolar modo dal seno e dalla prostata, in cui siano presenti lesioni, come tumori, molto piccoli. Al fine di prelevare esattamente la parte di tessuto lesionata, è quindi necessario affiancare la tecnica bioptica ad un esame strumentale di imaging molto preciso, ad esempio una TAC, un’ecografia o una risonanza magnetica, che permetta al chirurgo di non andare “alla cieca” ma di muoversi con precisione e accuratezza osservando su uno schermo la zona dell’organo in cui l’ago o la sonda sono stati inseriti.

Finora abbiamo parlato dell’esame istologico associato alla ricerca di tumori. Ma esiste anche un’altra circostanza in cui è necessario affidarsi a questo tipo di indagine al microscopio, ed è in caso di aborto spontaneo. Un campione di tessuto del feto viene prelevato per capire le cause che hanno portato all’interruzione di gravidanza. Veniamo ora alle modalità con cui il campione di tessuto viene prelevato dal paziente.

Biopsia e agoaspirato nell'esame istologico

Immagine di una ecografia dove viene mostrato un nodulo al senoQuasi tutti i campioni di tessuto utilizzati per l’esame istologico vengono asportati dall’organo o dalla parte del corpo sotto esame attraverso la biopsia. Ciò può avvenire sia nel corso di un intervento chirurgico di rimozione di una massa sospetta – ad esempio un nodulo, un polipo o una cisti – che viene pertanto escissa completamente e successivamente analizzata, che a parte.
Al medico patologo, infatti, basta un minimo frammento di tessuto, purché integro, per procedere alla sua indagine al microscopio. La biopsia in questo caso si effettua in modalità differenti, che dipendono dalla localizzazione, dalle dimensioni e dalla tipologia di tessuto da analizzare.
Le tecniche per effettuare l’esame bioptico sono prevalentemente quattro:
  • Biopsia escissionale, quando vene prelevata una zona di tessuto lesionato nella sua interezza (ad esempio un nodulo)
  • Biopsia incisionale, quando di un tessuto anomalo viene prelevata una minima parte
  • Biopsia percutanea, quando si preleva una porzione di tessuto sottocutaneo utilizzando un ago
  • Agoaspirato. Questa tecnica, spesso utilizzata in caso di noduli al seno o alla tiroide, si effettua previo monitoraggio radiografico o ecografico (che permette di localizzare esattamente la lesione all’interno dell’organo interessato), aspirando, con l’ausilio di un ago molto sottile (molto più che nel caso della biopsia percutanea), del tessuto sospetto da analizzare poi al microscopio. Anche se può spaventare, in realtà la tecnica dell’agoaspirato è minimamente invasiva, estremamente rapida (dura pochi minuti), non dolorosa e non necessita, quindi, di anestesia, né di preparazione particolare.
Tutte queste tecniche, dalle più alle meno invasive, si effettuano quindi solo quando esami strumentali – TAC, risonanze magnetiche, ecografie o mammografie ecc. - o analisi di altro tipo (poniamo il caso di un neo sospetto visionato tramite dermatoscopia) abbiano evidenziato anomalie e alterazioni da indagare subito. A tal riguardo, vediamo di fare un pochino di chiarezza tra due tipi di esami spesso associati, ma non sovrapponibili: l’esame istologico e l’esame citologico. Qual è la differenza?
 

Esame istologico: qualche esempio

Per meglio approfondire il discorso sull’esame istologico, niente di meglio che portare qualche esempio tra quelli più comunemente richiesti. 
  • Esame istologico su nevo. Il test di laboratorio è in questo caso indispensabile quando ci si trovi di fronte ad un sospetto caso di melanoma, il tumore maligno della pelle che spesso si origina da un neo, o nevo, che appaia già alla vista anomalo (displasico) rispetto ad un nevo sano o rispetto allo stesso nel passato.
    Consideriamo infatti che i nevi sono dei nei atipici, benigni, i quali però devono essere tenuti sotto controllo nel tempo, perché suscettibili (seppur in rari casi), di degenerazione cancerosa. Qualora, quindi, il nevo in questione venga ritenuto sospetto, In linea di massima viene interamente asportato tramite biopsia e analizzato con le tecniche che abbiamo visto. Il tempi di risposta di un esame istologico del nevo displasico, o di una sospetta lesione da melanoma sono nella media, quindi da una settimana per i casi urgenti, alle due settimane. 
  • Esame istologico di polipo al colon. Accade spesso che l’esame istologico venga effettuato dopo che il polipo sia stato individuato durante una colonscopia non virtuale, e asportato completamente o solo in parte, tramite biopsia. Infatti la probabilità che un polipo intestinale si trasformi in un tumore maligno cresce con le dimensioni della neoformazione stessa. Polipi di piccola “taglia” sono meno a rischio di trasformarsi in cancro, rispetto a polipi che abbiano un diametro superiore ai due cm.
  • Ecco perché analizzare tempestivamente il tessuto di un polipo del colon tramite esame istologico rappresenta la procedura diagnostica d’elezione nonché una importante misura di prevenzione, specialmente dopo i 65 anni o in caso di familiarità con il cancro del colon-retto, una delle neoplasie maligne più diffuse al mondo tra uomini e donne.
  • Esame istologico di polipo endometriale. I polipi endometriali sono neoformazioni che si sviluppano all’interno della cavità uterina. Non sono molto frequenti, e spesso del tutto asintomatici, ma talvolta – soprattutto se di grandi dimensioni, e se provocano sanguinamenti intraciclici nelle donne fertili o, anomali dopo la menopausa – possono rappresentare lesioni precancerose o far sospettare le contemporanea presenza di un carcinoma uterino. L’asportazione o la biopsia del polipo endometriale si effettua con un piccolo intervento chirurgico che viene eseguito in day-hospital: l’isteroscopia operativa. Nel giro di una settimana, massimo dieci giorni, si ottiene il referto dell’esame istologico sul campione ed è possibile capire se si tratti di neoformazione maligna, o meno. 
  • Esame istologico al seno. Si tratta di una procedura richiesta per tutti i casi in cui sia stato necessario effettuare una biopsia mammaria su nodulo o lesione sospetta, per indagarne la natura. In questo caso, infatti, il referto dell’esame istologico prende sigle diverse a seconda dell’esito (più o meno favorevole), che devono essere interpretate. Ecco qualche esempio:
    • Esame istologico al seno B1: tessuto sano, nessun tipo di anomalia
    • Esame istologico al seno B2: presenza di una lesione di natura benigna
    • Esame istologico al seno B3: presenza di una lesione atipica ma presumibilmente benigna, da indagare con ulteriore analisi. In questi casi si può sia asportare del tutto il nodulo, a scopo preventivo e per sottoporlo a più accurato esame istologico, oppure, semplicemente, tenere sotto controllo la situazione con un monitoraggio costante 
    • Esame istologico al seno B4: presenza di una lesione che con buone probabilità è di natura maligna, e che pertanto deve portare necessariamente ad un intervento chirurgico di asportazione della massa
    • Esame istologico al seno B5: presenza di un carcinoma mammario, quindi di una lesione maligna. In questo caso il referto dell’esame istologico può dare indicazione del grado di invasività del tumore.
  • Esame istologico della placenta. Questo test, come anticipato in precedenza, è l’unico esame istologico non effettuato per la diagnosi di un tumore.
    Si richiede, infatti, in caso di gravidanza problematica, che si interrompa con un aborto spontaneo o con una morte in utero del feto, per capirne le ragioni. Analizzando il tessuto placentare, infatti, è possibile individuare le cause dell’infelice esito della gravidanza stessa o dei problemi che vi sono subentrati (anche nel caso in cui si sia arrivati al parto, ma il neonato/a abbia presentato delle anomalie), e magari le informazioni ricavate possono essere utili per prevenire tali complicanze in una successiva gravidanza. 

Esame istologico o… esame citologico? Le differenze tra i due esami

Immagine che mostra la mano del dottore che individua un neo sulla schiena del pazientePer i non addetti ai lavori, è molto facile confondere un esame istologico con uno citologico.
In entrambi i casi si preleva un campione biologico dal nostro corpo al fine di essere analizzato al microscopio. Poniamo il caso del PAP test: si effettua prelevando, con l’ausilio di una spatolina, del muco cervicale per controllare che non vi siano mutazioni anomale nelle cellule uterine. Ma… in questo caso parliamo di esame citologico.

Se, invece, sulla nostra epidermide compare una lesione “strana” o un neo si ingrandisce, il dermatologo può decidere di asportare una parte di tale lesione usando un bisturi o una piccola lama circolare detta punch, praticando una anestesia locale per non provocarci dolore, e poi inviare tale reperto al laboratorio analisi per… l’esame istologico.

Qual è la differenza?
Che mentre nel primo caso – quello del PAP test - vengono analizzate delle cellule “sparse”, per capire se siano, o meno, “mutate” rispetto alle cellule normali, nel secondo il “prodotto” della biopsia è un frammento di tessuto coeso, con le cellule compattate tra di loro e non “sfuse”.
In altre parole l’esame istologico ha come oggetto di indagine “pezzi” di tessuto integri, con margini e con una struttura interna che permette di vedere come la composizione cellulare si presenta nella sua interezza, e quindi capire esattamente quali anomalie vi siano, se ve ne sono, e come si comportino tali cellule, se via sia una vascolarizzazione e di che tipo, eccetera.

Nell’esame citologico – che dal punto di vista semantico significa “attinente alla cellula” - è invece possibile capire se le cellule prelevate appaiano, nella loro forma, quindi sotto il profilo morfologico, diverse rispetto a quelle normali, ma tali informazioni sono parziali e prevedono una indagine ulteriore, inclusa quella istologica tramite biopsia.

Abbiamo visto come si preleva il campione di tessuto da inviare al laboratorio per l’esame istopatologico, ma invece come avviene il prelievo delle cellule per l’esame citologico? In vari modi, ma mai invasivi o dolorosi. Infatti le cellule utilizzate per questa indagine sono in genere cellule “raschiate” via da una superficie, come accade nel caso del PAP test, o isolate in una secrezione, o in un liquido organico (come nel caso dell’esame citologico delle urine) dove siano presenti per “caduta”.
Questo spiega perché spesso l’esame citologico sia propedeutico a quello istologico, che risulta molto più completo e significativo al fine di giungere ad una diagnosi.

Un consiglio: evitate di cercare di interpretare da soli l’esito del referto istologico con il solo ausilio del vocabolario, o (peggio) di internet! Si tratta, come ampiamente spiegato, di un documento redatto con una terminologia altamente specialistica che può e deve esserci spiegato dal nostro medico di famiglia o da uno specialista. Altrimenti rischiamo seriamente di prendere “fischi per fiaschi” sia in senso negativo che positivo…



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 
  • ASST Bergamo Ovest
  • Royal College of Pathologists 
  • Labtestsonline.org.au
  • Brightinstruments.co.uk

Domande e risposte

Cos’è il test istopatologico?
Il test istopatologico è l’esame al microscopio di tessuti biologici per osservare se vi siano cellule alterate. Di solito questo esame si esegue su un campione bioptico, ovvero una piccola porzione di tessuto prelevata tramite biopsia. Si occupa del test istopatologico il medico patologo/a che ha una specializzazione nella diagnosi delle malattie attraverso le loro manifestazioni cliniche. 
Qual è la differenza tra biopsia e istopatologia?
Nella medicina clinica, con istopatologia si intende l’esame al microscopio dell’esito di una biopsia, ovvero un campione di tessuto prelevato da un organo o da una parte del corpo, da parte di un/a patologo/a, dopo che il campione è stato processato e sezionato. Per tale ragione possiamo dire che il rapporto che lega esame bioptico ed esame istopatologico sia di contiguità, fornendo il primo il materiale biologico per il secondo.
Perché si effettua il test istologico?
L’istopatologia è quella branca delle medicina clinica che si occupa di analizzare i campioni biologici – prelevati per lo più tramite biopsia, o agoaspirato - per rilevare modifiche nella struttura cellulare opportunamente ingrandita e capirne il significato (se patologico, quindi conseguente a malattia). Si tratta di un test molto importante sia nell’anatomia patologica (usato appunto per arrivare a diagnosticare una certa malattia, ad esempio la malattia oncologica), che nella patologia chirurgica, quando occorre analizzare i campioni biologici nelle asportazioni di tumori o di altre neoformazioni (ad esempio i linfonodi o i margini di un tessuto). Un altro ambito in cui si ricorre all’esame istologico è quello ostetrico, quando si verifica un aborto spontaneo e occorre capire, dall’analisi del feto, le ragioni di tale evento. 
Quanto tempo occorre per avere i risultati di un esame istopatologico?
Dipende. Dopo una biopsia, se il laboratorio non ha troppe richieste, il referto può arrivare anche dopo 2-3 giorni, sebbene il tempo di attesa medio sia di almeno una settimana/dieci giorni. La tempistica dipende anche dalla tipologia di campione biologico da analizzare. Infatti se per un tessuto “molle” o, ad esempio, un campione cutaneo bastano pochi giorni, per il tessuto osseo la procedura è molto più lunga e può capitare di dover attendere anche un mese prima del referto. 
In cosa consiste l’analisi istopatologica?
Il campione biologico che deve essere sottoposto ad esame, deve essere preparato per poter essere poi visionato al microscopio al fine di scoprirvi eventuali segni di malattia. Questa procedura comporta diverse fasi, nelle quali la porzione di tessuto viene stabilizzata (ovvero ne si ferma il processo di necrosi e la si incorpora in una sostanza inerte che la indurisca), disidratata o congelata, colorata e infine sezionata in fogli sottilissimi che vengono visionati al microscopio ottico o elettronico. A seconda del tipo di campione, si utilizzano tecniche e sostanze diverse nelle varie fasi dell’esame. 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 05 gennaio 2019
Installa subito l'APP di
e resta sempre aggiornato!