Ernia Iatale: che cos'è? Cause frequenti e rimedi

Ernia Iatale: che cos'è? Cause frequenti e rimedi

Benessere

Ultimo aggiornamento: 02 febbraio 2019
 

Che cos’è l’ernia iatale?

L’ernia iatale è una delle patologie più incomprese in ambito medico che spesso viene chiamata in causa a sproposito. Infatti, a causa dei sintomi digestivi che caratterizzano questa condizione, i pazienti sono abituati a dare all’ernia iatale più colpe di quelle che avrebbe. Tra i disturbi più citati e motivo di richiesta di consiglio al medico ci sono: l’eruttazione, il rigurgito di cibo e il reflusso acido.

Immagine che mostra uno stomaco sano e uno con la presenza di ernia iataleDa un punto di vista anatomico l’ernia consiste in un passaggio (erniazione) di parte dello stomaco attraverso un’apertura (iato esofageo/diaframmatico) del diaframma, il muscolo che sostiene i polmoni e che separa la cavità toracica da quella addominale. L’ernia dello iato altera la funzionalità del sistema con cui si apre e chiude la bocca dello stomaco (sfintere esofageo).
Normalmente lo sfintere gastrico (tecnicamente cardias), chiudendosi, mantiene all’interno dello stomaco il contenuto gastrico.

Quando il sistema non si chiude più bene, a causa del riversamento del contenuto dello stomaco nell’esofago, si ha il rigurgito, il reflusso acido o l’eruttazione, se il contenuto è l’aria introdotta durante la respirazione e la deglutizione. Un altro sintomo caratteristico dell’ernia iatale è la comparsa di extrasistoli o tachicardia, soprattutto dopo i pasti.
Quando infatti il contenuto gastrico, che è acido, refluisce dallo stomaco, irrita la mucosa dell’esofago causando erosioni o ulcerazioni che portano a esofagite, caratterizzata da bruciori dietro allo sterno (retrosternali), alla gola e talvolta dolori toracici. In qualche caso il reflusso dell’acido può causare tosse stizzosa e crisi simili a quelle asmatiche.

Altri sintomi che possono suggerire la presenza di ernia iatale comprendono la disfagia, cioè la sensazione di una difficoltà nel passaggio del bolo alimentare attraverso la giunzione tra esofago e stomaco, sensazione di un nodo (corpo estraneo) in gola e una salivazione notevole e fastidiosa.


 

Un disturbo diffuso

Circa il 10- 15% degli italiani soffre di ernia iatale. Il reflusso gastroesofageo, sintomo che accompagna il disturbo, interessa praticamente un italiano su tre. Di solito il problema si manifesta dopo i 50 anni, ma l’ernia dello iato è presente nella quasi totalità di coloro che hanno superato gli 80.
Per un approfondimento sul tema si veda: "Il Reflusso Gastroesofageo".

Il sesso femminile e il sovrappeso sono le altre condizioni che favoriscono lo sviluppo di questo disturbo. I sintomi del reflusso gastroesofageo (bruciore di stomaco e retrosternale, difficoltà a deglutire, tosse secca, alitosi), vengono spesso sottovalutati e percepiti come un disturbo passeggero.
Contrariamente a quanto si ritiene, la malattia da reflusso gastroesofageo, se non è curata adeguatamente, può compromettere la qualità della vita, più di altre malattie molto diffuse come l’ulcera duodenale o l’angina pectoris.

 

Sintomi

L’ernia iatale (come descritto nell'articolo di Medscape), come tale, non provoca particolari disturbi, ma crea le condizioni per lo sviluppo di altre patologie. I sintomi iniziali possono essere simili a quelli dell’esofagite: salivazione intensa, raucedine, eruttazioni ripetute, soprattutto dopo pasti abbondanti, sensazione di peso allo stomaco, rigurgiti acidi, bruciori intensi e persistenti dietro lo sterno (pirosi retro sternale).
A volte il dolore si irradia dallo stomaco (zona epigastrica) al collo e nella schiena tra le scapole, tanto che, per intensità e durata, può essere del tutto simile a un dolore di origine cardiaca come una crisi anginosa. In particolare, questi sintomi possono peggiorare in occasione di sforzi intensi o durante la gravidanza, situazioni che aumentano la pressione intraddominale.
Tipico è l’aggravarsi dei sintomi quando si assume la posizione orizzontale o ci si china in avanti, come quando ci si allaccia le scarpe. Immagine che mostra l'ernia iatale vista con radiografiaSemplificando i sintomi possono essere suddivisi in tre categorie: digestivi, cardiorespiratori e generali.
  • Sintomi digestivi
    Difficoltà nella digestione, il rigurgito, le eruttazioni, i bruciori retro sternali. In alcuni casi possono esserci stipsi, diarrea, dolori alla bocca dello stomaco (sede epigastrica) e, più raramente, vomito.
     
  • Sintomi cardiorespiratori
    Dispnea (respirazione faticosa), improvviso cambiamento del ritmo cardiaco che rallenta (bradicardia) o accelera (tachicardia notturna), dolore nell’area cardiaca (angina pectoris), vertigini.
     
  • Sintomi generali
    Anemia per malassorbimento gastrico del ferro o a causa delle lesioni della mucosa gastroesofagea che causa dei sanguinamenti (perdite ematiche).
La severità dei sintomi varia in base al tipo e dimensione dell’ernia. Spesso, proprio per la molteplicità dei sintomi, quando si ha mal di pancia o la digestione risulta difficile, si tende a dare la colpa all’ernia iatale. Ma non è sempre colpa sua. L’ernia iatale, di solito, non provoca dolori forti che invece possono essere causati da altre patologie, come ad esempio dall’ulcera peptica o addirittura da malattie cardiache. Quando si soffre di dolori alla parte alta dello stomaco o di cattiva digestione, non bisognerebbe dare subito la colpa all’ernia iatale, ma piuttosto andare dal medico per un controllo approfondito.


 

Cause

Indipendentemente dalla causa, l’ernia si forma quando una parte dello stomaco fuoriesce verso l’alto, nella cavità toracica, perché l’apertura (iato) all’interno del muscolo diaframmatico si è allargata.
A livello del diaframma, che è il muscolo alla base dei polmoni che regola il respiro, si trova, nella parte sinistra, una piccola apertura (iato) attraverso la quale passa l’esofago, il tubo che porta gli alimenti e i liquidi nello stomaco.

Immagine che mostra un uomo con il dolore allo stomaco piegato in dueNormalmente lo iato è talmente piccolo che aderisce perfettamente all’esofago. Lo stomaco, nella normalità dei casi, si trova interamente sotto il diaframma. In alcune persone però lo iato (l’apertura nel diaframma) si indebolisce e si allarga, spesso senza una causa apparente, e una porzione dello stomaco passa attraverso questa cavità. Tale condizione compromette la corretta chiusura della bocca dello stomaco e predispone alla comparsa di reflusso ed esofagite. Un aumento della pressione a livello addominale, dovuta a varie ragioni, è tra le cause di questo disturbo, ma non si esclude che ci possa essere anche una componente ereditaria, come uno iato particolarmente ampio dalla nascita (congenito).

Tra le ipotesi sull’origine dell’ernia iatale (si può vedere anche questo articolo per saperne di più a riguardo: "Hiatal hernia"), le più accreditate riguardano la questione meccanica e l’aumento della pressione a livello addominale a carico del diaframma. In questo senso, sono da considerare condizioni come uno sforzo eccessivo effettuato durante l’esercizio fisico (come ad esempio il sollevamento pesi), la tensione quando si deve defecare, ma anche un forte trauma addominale.
Sono quindi implicati i lavori pesanti, ma anche l’abitudine a portare abiti molto stretti, la tosse cronica e il sovrappeso. In particolare l’accumulo di grasso nei fasci muscolari, con i quali il diaframma si inserisce sulla colonna vertebrale, provoca una modificazione strutturale della giunzione gastroesofagea e incrementa la pressione a livello addominale.

Alcune alterazioni anatomiche possono favorire lo sviluppo dell’ernia. Un’eccessiva apertura dello iato esofageo (bocca dello stomaco) può rendere più facile lo spostamento dello stomaco e velocizzare la formazione dell’ernia. Tra i fattori predisponenti figurano anche la perdita di elasticità della giunzione gastroesofagea (sfintere cardias) o la riduzione, a causa di altre patologie, della lunghezza dell’esofago che rende più facile la risalita di una porzione dello stomaco nel torace.

 

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio sono:
  • Età di 50 anni o più
  • Obesità
  • gravidanza.
Questo disturbo è più frequente nelle donne che negli uomini, probabilmente a causa dalle forze intra-addominali che vengono esercitate in gravidanza.


 

Tipi di ernia iatale

L’ernia iatale può essere di quattro tipi, come specificato nell'articolo:"Approaches to the Diagnosis and Grading of Hiatal Hernia".
Il più comune è l’ernia da scivolamento (tipo I). L’ernia paraesofagea, in cui la parte superiore della grande curvatura dello stomaco è ruotata, è il tipo II. L’ernia mista (tipo III) ha caratteristiche del tipo I e II perché passano (erniano) attraverso il foro diaframmatico sia la giunzione gastroesofagea sia il fondo gastrico. Il tipo IV, meno frequente, si caratterizza perché l’erniazione interessa altri visceri quali, ad esempio, il colon. C’è poi anche l’ernia iatale da esofago corto che riduce la sua lunghezza perché, in seguito all’ingestione accidentale di acidi, la parete esofagea ha riparato il danno con una cicatrizzazione, che però restringe o accorcia l’esofago.
  • Immagine che mostra diversi tipi di ernia iataleL’ernia di tipo I (scivolamento) costituisce il 90% dei casi e interessa soprattutto le persone obese o in sovrappeso. All’origine c’è, da un lato l’allargamento del foro diaframmatico attraverso cui passa l’esofago, dall’altro un indebolimento del legamento freno-esofageo, che collega la giunzione gastroesofagea al diaframma, proprio a livello dello iato. In altre parole, quando le pareti del foro presente sul muscolo del diaframma attraverso il quale passa l’esofago si rilasciano, lo iato si allarga e una porzione di stomaco scivola (quindi scorre, non è fissa) verso l’alto e fuoriesce da questo foro. La frequenza con cui si manifesta questo problema cresce con l’età (oltre i 50 anni) e con la presenza di sovrappeso. L’ernia iatale, infatti, aumenta di dimensioni con l’incremento della pressione endoaddominale, situazione tipica nell’obesità e nella gravidanza. In molti casi l’ernia iatale è una condizione silente, in altri chi ne è colpito può avvertire sintomi specifici riconducibili a difficoltà nella digestione. Le cose si complicano quando all’ernia iatale si accompagna il reflusso gastroesofageo con gli acidi contenuti nello stomaco che risalgono e raggiungono l’esofago causando un’infiammazione (esofagite). Del resto è la stessa ernia che favorisce questa situazione. In questo caso si possono avvertire bruciore, sensazione di rigurgito e dolore toracico. Questo tipo di ernia è reversibile, spesso, anche senza necessità di un intervento chirurgico.
     
  • L’ernia paraesofagea (tipo II), si caratterizza perché la parte superiore dello stomaco rimane intrappolata nella cassa toracica. Si forma perché, attraverso lo iato esofageo, migrano e permangono all’interno del torace: la giunzione esofagogastrica, l’esofago e una porzione (fondo) dello stomaco. L’ernia risulta quindi compressa tra l’esofago e le pareti dello iato con la possibilità di creare problemi nei riguardi della circolazione sanguigna dello stomaco. Tra tutte le ernie, è la meno comune (5%). Anche in questo caso i sintomi possono essere trascurabili, ma è più elevata la probabilità di problemi all’esofago.
     
  • L’ernia mista o c omplicata (tipo III), come dice il nome, si caratterizza per avere caratteristiche sia della forma paraesofagea che da scivolamento. Questo tipo di ernia può assumere diverse forme: ci sono addirittura situazioni in cui tutto lo stomaco forma un’ernia nella cassa toracica. È molto probabile che questo tipo di ernia causi problemi e che sia necessaria una cura, che spesso comporta l’intervento chirurgico. Le ernie complicate comunque sono molto rare.
     
  • L’ernia di tipo IV presenta una situazione in cui, oltre allo stomaco, sono ingabbiati a livello toracico, altri visceri come il colon e la milza.

 

Conseguenza dell’ernia iatale

Nella maggioranza dei casi una piccola ernia non dà problemi, tanto che se ne può ignorare la presenza per tutta la vita. Molti pazienti ricevono la diagnosi in modo del tutto casuale durante accertamenti medici richiesti per altre ragioni.
Quando non dà disturbi, non è necessaria alcun tipo di terapia. Un’ernia di grosse dimensioni, invece, favorisce il ritorno di cibo e acidi dallo stomaco all’esofago, causando bruciore e gli altri sintomi che, in base all’intensità, possono compromettere in forma diversa la qualità della vita del paziente.
Sono molto basse le probabilità che da questo tipo di ernia si sviluppino problemi più gravi e spesso attraverso piccoli accorgimenti quotidiani, ed eventualmente il ricorso a farmaci, è possibile recuperare un’ottima qualità di vita.


 

Disturbi e patologie correlate

Le principali complicazioni dell’ernia iatale riguardano il bruciore di stomaco cronico e l’infiammazione cronica del tratto inferiore dell’esofago (esofagite da reflusso). Il sanguinamento cronico delle ulcere nel tratto inferiore dell’esofago, possono causare anemia. Il restringimento del tratto inferiore dell’esofago, inoltre, può causare difficoltà nella deglutizione. La qualità del sonno può essere compromessa per li riversamento delle secrezioni dello stomaco nell’esofago e, in alcuni casi, nei polmoni, causando tosse cronica, dispnea (asma) e addirittura la polmonite. L’ernia mista, in particolare può causare problemi gravi, come ad esempio difficoltà respiratorie o grave dolore allo sterno, soprattutto nelle persone anziane.
Immagine che mostra un dottore mentre visita un paziente seduto sul lettinoSono tre i disturbi più comuni in chi soffre di ernia iatale: reflusso, esofagite e tachicardia notturna.
  • Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE)
    L’ernia iatale è talmente associata al problema del reflusso gastroesofageo che alcuni considerano le due condizioni la stessa cosa. Il reflusso però può essere presente anche in assenza di ernia iatale. I casi tipici di reflusso che possono non essere associati all’ernia iatale sono la gravidanza, il diabete e l’obesità, ma anche un difetto nello svuotamento dello stomaco.
    Il reflusso gastroesofageo consiste nella risalita del contenuto gastrico (succhi gastrici, alimenti, bile) dallo stomaco all’esofago. Questo fenomeno è ritenuto normale se gli episodi sono sporadici e se il contenuto gastrico non rimane a lungo nell’esofago. La mucosa esofagea infatti può tollerare modeste quantità di succhi gastrici, ma è meno protetta nei confronti delle secrezioni biliare. Se il reflusso è abbondante, frequente e prolungato compaiono i sintomi.
    Anche se sulle cause del reflusso gastroesofageo non c’è molta chiarezza, all’origine del disturbo c’è la minore continenza dello sfintere esofageo inferiore (cardias).
    Il reflusso gastroesofageo è causato principalmente dalla presenza concomitante di più cause:
    1) mancato funzionamento del cardias, denominato anche sfintere esofageo inferiore o, in inglese, Les (Lower Esophageal Sphincter)
    2) lento svuotamento gastrico che prolunga il permanere del cibo nello stomaco,
    3) disturbi della peristalsi (contrazione ritmica della muscolatura dell'esofago) che non è coordinata con gli atti della deglutizione durante l'ingestione del cibo.
     
  • Esofagite
    Quando il reflusso gastrico è più intenso o prolungato nel tempo, può svilupparsi un’infiammazione della parete esofagea, cioè l’esofagite. Tale condizione, se non viene risolta e si protrae a lungo, può causare l’erosione o l’ulcerazione dell’esofago. La presenza di esofagite, è bene ricordarlo, non è necessariamente collegata al reflusso gastroesofageo. Circa il 60% delle persone affette da malattia da reflusso gastroesofageo infatti non presenta segni di esofagite. In questi casi, l’endoscopia mostra un esofago perfettamente normale. Le persone con reflusso senza esofagite sono percentualmente più frequenti di quelle con esofagite e i loro disturbi sono altrettanto fastidiosi e rispondono bene al trattamento con i farmaci.
     
  • Ernia iatale e tachicardia notturna
    La tachicardia notturna è una patologia strettamente connessa all’ernia iatale, ma l’origine non è cardiaca. Coloro che, la notte, sperimentano un improvviso aumento della frequenza del battito cardiaco, di solito si rivolgono al cardiologo, pensando che il sintomo sia dovuto a un problema di funzionalità cardiaca.
    Come si spiega che l’ernia iatale causi la tachicardia notturna? L’ernia, spingendo l’ultimo tratto dell’esofago, determina un allargamento dello sfintere cardias che, non chiudendosi bene, causa l’uscita di parte del contenuto dello stomaco che irrita la parete dell’esofago causando un dolore retrosternale che è spesso associato al dolore tipico di un principio di infarto. Nei soggetti ansiosi può quindi aumentare il ritmo cardiaco innescando una situazione che si autoalimenta. Succede infatti che il paziente si rechi d’urgenza al pronto soccorso, sottoponendosi a esami che non evidenziano alcun problema a livello cardiaco. Il fatto che il dolore si presenti solo la sera, con una certa regolarità può essere indice di presenza di ernia iatale, ma nel tempo, l’infiammazione continua, può seriamente danneggiare l’esofago (esofagite).


 

Quando rivolgersi al medico

Alcuni sintomi portano alla decisione di consultare il medico: il reflusso, la tachicardia notturna, sono cenni clinici che non vanno sottovalutati. Anche il peggioramento dei sintomi di un’ernia iatale nota o il mancato miglioramento in seguito alla terapia, come la comparsa di nuovi disturbi, sono altre situazioni che richiedono un approfondimento dal medico.


 

Diagnosi

Il medico che, in base ai segni clinici, sospetta una malattia del giunto esofagogastrico, può richiedere degli esami che impiegano diverse metodiche diagnostiche:
  • radiografia della parte superiore del tubo digerente realizzata con un mezzo di contrasto (bario)
  • esofagogastroduodenoscopia (EGDS), comunemente nota come gastroscopia, o endoscopia dell’apparato digerente superiore. In questa procedura, usando uno strumento flessibile che riprende delle immagini, il medico, accedendo dalla bocca, esplora l’esofago e lo stomaco mentre il paziente è lievemente sedato
In alcuni casi, quando ad esempio la terapia medica non ha portato ai risultati sperati e si può ipotizzare il ricorso a un intervento chirurgico dell’ernia iatale e della malattia da reflusso gastroesofageo, possono essere previste procedure diagnostiche di secondo livello: la Ph-metria e la manometria. Queste due procedure studiano contemporaneamente due aspetti del problema.
La Ph-metria è una metodica di diagnosi che consente di valutare la presenza di reflussi acidi nell’esofago che risalgono dallo stomaco oppure un’alterazione dell’acidità dello stomaco. La manometira è un esame specialistico che studia e misura con precisione la pressione e i movimenti dell’esofago e del cardias (cioè la “valvola” che divide lo stomaco dall’esofago).


 

Cura e rimedi

Il trattamento coinvolge soprattutto le abitudini alimentari e lo stile di vita. La terapia farmacologica è necessaria quando l’ernia provoca sintomi evidenti, come ad esempio il bruciore di stomaco cronico o una difficoltà di deglutizione. Anche per l’infiammazione e per le ulcere del tratto inferiore dell’esofago è necessario ricorrere alle medicine. L’ernia iatale richiede un’attenzione particolarmente accurata da parte del paziente. La persona che ha questo problema infatti nota che, nella manifestazione dei sintomi, è molto importante l’atteggiamento mentale nei confronti della malattia e della sua terapia.

Dal punto di vista pratico, soprattutto nel caso di una persona obesa o sovrappeso, ci sono dei sacrifici da affrontare per ridurre il peso e la pressione addominale: attenersi a regole alimentari precise, ridurre la quantità e fare attenzione al tipo di cibo da assumere. Come spesso accade, le medicine sono solo una parte della soluzione del problema perché, a fare la differenza, è l’impegno e la costanza del paziente nel seguire uno stile di vita adeguato.

Immagine che mostra una donna rannicchiata sul divano in preda ai dolori allo stomaco La terapia iniziale parte proprio dall’alimentazione e prevede un insieme di semplici accorgimenti come seguire una dieta equilibrata. Contro il bruciore di stomaco e l’esofagite (l’infiammazione dell’esofago) i rimedi da prendere in considerazione sono in linea con quelli previsti in caso di ernia iatale. Utile evitare di chinarsi, di fare esercizi per gli addominali, di indossare cinture strette e pancere: tutte condizioni che aumentano la pressione sull’addome e provocano il reflusso.

Dal punto di vista farmacologico, il paziente dovrebbe valutare con il medico se e quali medicinali assumere, tenendo conto di altre terapie che sono in corso e che potrebbero essere tra i fattori scatenanti del disturbo. Alcuni principi attivi, come ad esempio i Fans (antinfiammatori non steroidei come aspirina e ibuprofene), riducono la protezione della mucosa gastrica e aumentano il rischio di sanguinamenti. Gli antispastici per l’intestino, i farmaci che bloccano i canali del calcio usati in cardiologia, e alcuni antidepressivi indeboliscono i muscoli che formano il tratto inferiore dell’esofago. Esistono poi farmaci efficaci nel ridurre la secrezione acida dello stomaco, mentre altri aumentano il tono muscolare della parte inferiore dell’esofago, riducendo così il reflusso. I farmaci che si usano servono per contrastare l’acidità gastrica (antiacidi), non solo per ridurre i sintomi ma per permettere la rigenerazione della mucosa esofagea sofferente. A questi si possono associare farmaci che aumentano la protezione della mucosa esofagea. L’ernia iatale è una patologia anatomica e come tale curabile solo con l’intervento chirurgico, ma anche questa soluzione può funzionare se è all’interno di una serie di attività: modifiche nello stile di vita, terapia medica, terapia chirurgica. Vissuto come una panacea ed in grado da solo di risolvere questo problema, anche l’intervento chirurgico potrebbe diventare inutile.

La presenza dell’ernia iatale non è motivo sufficiente per ricorrere all’intervento chirurgico. I disturbi dell’ernia iatale possono essere controllati, nella maggioranza dei casi, con alcuni accorgimenti legati allo stile di vita e con l’impiego di farmaci specifici. Quando la dieta e un’adeguata terapia farmacologica non portano un miglioramento dai sintomi, si può ricorrere al trattamento chirurgico.
Uno degli approcci chirurgici più comunemente usati è la fundoplicatio secondo Nissen-Rossetti, eseguita per via laparoscopica, cioè con piccole incisioni. L’intervento chirurgico consiste nel riposizionare lo stomaco nella cavità addominale, la ricostruzione anatomica e funzionale dello iato esofageo e della giunzione esofagogastrica e nella costruzione di una valvola che aiuta lo sfintere esofageo inferiore ad evitare il reflusso gastroesofageo. L’intervento è eseguito in anestesia generale e richiede alcuni giorni di ricovero, qualche settimana per tornare al lavoro e alcuni mesi per riprendersi da effetti collaterali come gonfiore, eruttazione, flatulenza, difficoltà a deglutire.


 

Dieta

La dieta in caso di ernia iatale punta a evitare gli alimenti e i cibi in grado di peggiorare il quadro di bruciore dello stomaco e reflusso. È utile evitare alimenti troppo caldi, che possono irritare lo stomaco, non fumare o bere alcol, perdere peso se necessario e rivedere la farmacologia se comprende farmaci che favoriscono il disturbo. Dal punto di vista delle bevande andrebbero evitate tutte quelle gasate.
Immagine che mostra alimenti magri e non acidi, validi per chi deve fare la dieta per il reflusso gastroesofageoEvitare le abbuffate e preferire pasti leggeri durante la giornata, evita di riempire troppo lo stomaco e riduce il rischio di reflusso. Sempre contro questo disturbo, nelle due-tre ore successive al pasto è preferibile non coricarsi, perché la posizione orizzontale facilitare la risalita del contenuto gastrico.
Nel letto basta alzare l’appoggio per la testa di circa 20-30 centimetri, mettendo dei cuscini o dei supporti sotto il materasso per tenere gli acidi lontano dall’esofago durante il sonno.
  • Cibi consigliati: pasta e riso, pesce (per il contenuto in omega-3), mele, banane e patate hanno azione protettiva sulle pareti dello stomaco, ananas e papaya, grazie al contenuto di enzimi digestivi, sale iodato (lo iodio aiuta l’ernia iatale).
     
  • Cibi da evitare: caffeina in genere (caffè, the, bevande a base di cola, bibite energetiche, …), cioccolato, menta, pasti troppo ricchi di grassi: latticini (burro, panna, latte soprattutto se intero, …) insaccati, carne di maiale, fritti, stufati, spezzatino, ragù, alimenti piccanti (pepe, chili, spezie piccanti, …), agrumi, pomodoro.



 

Intervista al Dottor Marco Soncini

Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna dell’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco e Segretario dell’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri).


- Ernia iatale e reflusso esofageo sono due facce della stessa medaglia?
L’ernia iatale non è una patologia, ma un’alterazione anatomica che fa sì che una parte dello stomaco risalga (il fondo) verso il torace. Tale condizione favorisce il reflusso del contenuto gastrico all’interno dell’esofago. Fondamentalmente l’ernia iatale si può associare al reflusso, ma non dà necessariamente sintomi e non è detto che sia sempre la causa di altri disturbi della digestione, anche se dà sintomi riconducibili a problemi digestivi. Stessi sintomi possono riferirsi a condizioni cliniche diverse che il medico e lo specialista possono individuare e curare.

- Quali sintomi suggeriscono di andare dal medico? O al pronto soccorso?
Quando la qualità della vita è compromessa dalla presenza continuativa di sintomi riferibili a una cattiva digestione, c’è dolore alla bocca dello stomaco, rigurgito oppure nausea, vomito ricorrente, un senso di bruciore che risale dallo sterno ogni volta che si beve un goccio di vino o di caffè, è utile rivolgersi al medico che nel caso, può richiedere l’intervento del gastroenterologo. Sintomi d’allarme che possono portare al pronto soccorso comprendono: un vomito ripetuto, la presenza di sangue nel rigurgito anche nelle feci, sintomi di una perdita gastroenterica. Si può ricorrere all’ospedale quando il dolore ricorrente al petto può far pensare a un problema cardiologico come l’infarto. In questo caso la componente del dolore è particolarmente rilevante. Anche episodi di tachicardia notturna possono far pensare a un problema al cuore. Esclusa la componente cardiologica dei disturbi, si passa a indagare quella gastrica.

- Quali esami sono indicati per la diagnosi?
La gastroscopia è un esame di routine per indagare tale disturbo, ma non è il migliore. Spesso, il 25-30% delle gastroscopie sono infatti prescritte in modo inappropriato, non hanno una motivazione. Il 90% delle persone che arrivano nell’ambulatorio di un gastroenterologo ha fatto una gastroscopia. L’endoscopia però non è la tecnica migliore per vedere l’ernia iatale, mentre lo è la radiologia con mezzo di contrasto che permette di vedere in maniera molto adeguata la presenza o meno di questa situazione. Resta inoltre da considerare che da un’analisi endoscopica non rileva il disturbo in una grande fetta di persone (60-65% dei casi) che lamentano sintomi compatibili con il disturbo. In molti casi questa dispepsia ha origine ansiose e da stress e risponde a minimi dosaggi di antidepressivi.

- Quali complicazioni possono presentarsi in un paziente con ernia iatale?
L’ernia può restare così tutta la vita. Se è abbinata a malattia da reflusso, può dare origine a microerosioni nella sede erniata e sanguinamenti, ma non sono frequentissimi. Non è l’ernia ma la malattia da reflusso a dare complicanze come l’esofagite.

 

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Domande e risposte

1. Quali sono i sintomi dell’ernia iatale?
Molte persone con ernia iatale non hanno sintomi, ma altri possono avere bruciore di stomaco correlato alla malattia da reflusso gastroesofageo (GERD in inglese). Le persone con bruciore di stomaco possono sperimentare dolore al petto che può essere facilmente confuso con il dolore di un attacco di cuore.
 
2. È pericoloso avere un'ernia iatale?
In un'ernia iatale lo stomaco si sposta dalla cavità addominale e passa, attraverso un foro (iato) diaframmatico nel torace. Nel 90% dei casi ci sono solo dei sintomi di reflusso, ma nelle forme più complesse (e più rare) può esserci uno strozzamento dello stomaco.

3. Quali alimenti riducono i disturbi dell’ernia iatale?
Gli alimenti a bassa acidità hanno meno probabilità di aggravare i sintomi dell'ernia iatale: banane e mele, fagiolini, piselli, carote e broccoli, cereali (crusca e farina d'avena), pane, riso, pasta e cracker.

4. Qual è il miglior trattamento per l'ernia iatale?
Alimentazione corretta e farmaci antiacidi (inibitori della pompa protonica come omeprazolo, pantoprazolo) che neutralizzano l'acidità di stomaco.

5. L’ernia iatale peggiora con un aumento di peso?
L'obesità è un fattore che contribuisce a causare un'ernia iatale poiché l'aumento di peso sull'addome spinge lo stomaco nella cavità toracica e fa risalire l'acido, non il contrario.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 02 febbraio 2019