Curare l'ernia del disco con esercizi fisici o intervento?

Curare l'ernia del disco con esercizi fisici o intervento?
05 marzo 2018

Benessere

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Cos'è l'ernia del disco?

L'ernia del disco è una delle più comuni cause di mal di schiena, può colpire una o più vertebre della colonna provocando forti dolori e difficoltà nei movimenti e nella deambulazione. Tra le discopatie è senza la più diffusa, non sempre, però riconosciuta come tale. Classico è il caso di chi si "trascina" una nevralgia o una lombalgia per mesi senza andare ad indagare quale sia l'origine del problema, ovvero senza sottoporsi a visita ortopedica o effettuare gli esami diagnostici previsti in questi casi: radiografie, risonanze magnetiche, TAC.

Ma tecnicamente, cos'è un'ernia del disco? Si tratta di una patologia da usura o da sforzo che colpisce sia uomini che donne in età giovanile o matura – la fascia più interessata è quella che va dai 35 ai 55 anni -  determinata dalla fuoriuscita del nucleo morbido di uno o più dischi intervertebrali, a causa di una compressione. Per capire meglio cosa succeda alla colonna vertebrale in questi casi, dobbiamo fare un minimo ripasso di anatomia. La nostra spina dorsale è strutturata in modo da alternare le vertebre, che sono le porzioni ossee, a cuscinetti isolanti che fungono da ammortizzatori, ripieni di un nucleo polposo morbido di consistenza gelatinosa, i quali rendono elastici i movimenti e flessibile la colonna.
 
Talvolta, a causa di traumi, o, più facilmente, microtraumi ripetuti nel tempo, nonché difetti posturali mai corretti, si verifica una compressione laterale del disco con schiacciamento e fuoriuscita di parte del cuscinetto ammortizzatore (protrusione). Questa è la fase iniziale dell’ernia, che può creare disturbi dolorosi e perdita di sensibilità agli arti della parte interessata quando la compressione delle vertebre irrita le terminazioni nervose. Non è un caso se tra i sintomi più comuni dell’ernia del disco ci sia la sciatica, ovvero l’infiammazione, dolorosissima, del nervo sciatico che dal gluteo attraversa tutta la gamba.
 
A seconda della localizzazione dell’ernia si possono avere altri sintomi tra cui mal di schiena (tipicamente la lombosciatalgia), rigidità della colonna, difficoltà a compiere movimenti, intorpidimento e formicolio degli arti inferiori. Il dolore tende ad accentuarsi con l’immobilità, specialmente la notte. Tra i fattori di rischio di questa discopatia troviamo: obesità, sedentarietà, lavori usuranti, altezza (gli individui molto alti sono più a rischio), fumo e familiarità. Anche l’età incide, sebbene, come anticipato, l’ernia colpisca anche in giovane età, con l’invecchiamento il nucleo polposo morbido della vertebra tende a disidratarsi, perdendo consistenza e riducendo gli spazi intervertebrali, con la conseguenza che è più facile il verificarsi di una compressione. Come venirne fuori?
 


 


Le prime cure

Un mal di schiena ripetuto con i sintomi che abbiamo elencato non va mai sottovalutato, e anzi dovrebbe spingere ad un controllo da parte dell’ortopedico o del fisiatra. Nell’attesa della diagnosi definitiva di ernia o comunque nelle fasi acute dell’infiammazione è però importante trovare sollievo dal dolore e riprendere un minimo di funzionalità della colonna con le seguenti cure di primo intervento:
  • Impacchi di ghiaccio sulla parte dolorante
  • Assunzione di farmaci antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti da banco
  • Infiltrazioni di cortisone localizzati da parte di un ortopedico
 
Superata la fase acuta, in genere si procede a quella che viene definita terapia conservativa, che ha lo scopo di tenere i sintomi sotto controllo. Tra queste opzioni terapeutiche si annoverano:
  • Ozono-ossigeno terapia
  • Mobilizzazioni manuali del collo o della zona lombare effettuati da un fisioterapista
  • Trattamento percutaneo sintomatico, con l’utilizzo di un agoelettrodo che emette radiofrequenze
Si tratta di terapie diverse, da concordare con lo specialista. Tuttavia, la risoluzione completa del problema si pone per chi sia soggetto a ernia discale più volte nella vita. Come guarire dal mal di schiena una volta per tutte? La soluzione porta ad una doppia via: da un lato l’intervento chirurgico, e dall’altra la ginnastica posturale e gli esercizi di stretching. Proviamo ad approfondire entrambe le opzioni, partendo da quella chirurgica.




A chi serve l'intervento?

Di recente sono emerse polemiche riguardo l’eccessivo ricorso alla chirurgia per curare dei “banali” mal di schiena che non necessitavano di una soluzione così drastica. Tra le cause più comuni di cervicalgie e lombalgie c’è l’ernia del disco, che è appunto un tipico problema dello scheletro che può essere corretto anche per via chirurgica. Ma quando è davvero necessario farsi operare? Come abbiamo visto, la prima fase dell’ernia è la protrusione, ovvero la fuoriuscita del nucleo polposo dalla sede per schiacciamento laterale. Sebbene questa condizione sia già di per sé dolorosa, è senza dubbio reversibile, tanto è vero che un buon numero di ernie guarisce da sola, o con un aiuto, come vedremo, dalla ginnastica e dalla fisioterapia. Il ricorso al bisturi si intende necessario solo quando la situazione degenera e l’ernia discale diventa espulsa. Cosa significa?

Che la continua compressione sul nucleo polposo protruso provoca la rottura dell’anello che lo contiene e la conseguente fuoriuscita della parte gelatinosa interna. A quel punto il dolore può non essere più controllabile, e ad esso si possono aggiungere deficit neurologici, con perdita di forza, sensibilità e funzionalità degli arti (sindrome della cauda equina) e delle zone del corpo interessate dalla compressione. Il candidato ideale a subire un intervento chirurgico per la risoluzione dell’ernia discale è quindi un soggetto che abbia un’ernia espulsa con sintomatologia importante, o che sia soggetto a ernie ricorrenti, o che, infine, sia refrattario ai trattamenti antidolorifici sintomatici che abbiamo visto. Quali sono le soluzioni chirurgiche disponibili?
Attualmente si può scegliere tra:
  • Consiste nell’impianto di protesi artificiali che sostituiscono i dischi intervertebrali danneggiati
  • Microdiscectomia tradizionale. Trattasi della rimozione del dischetto protruso e del materiale da esso fuoruscito dalle vertebre
  • Microdiscectomia endoscopica. In questo caso l’asportazione del dischetto avviene per via endoscopica, ovvero tramite microincisioni attraverso cui si fa passare un endoscopio a fibre ottiche che sostituisce i “ferri” chirurgici
  • Decompressione chirurgica, indicata in caso di deficit neurologici, per alleviare i sintomi e ripristinare il corretto allineamento delle vertebre
L’intervento per la risoluzione di un’ernia del disco viene seguito da un periodo di riposo, in cui le attività fisiche permesse devono essere concordate con il chirurgo. Dopo almeno 12 settimane dall’intervento, è possibile sottoporsi ai trattamenti di riabilitazione. La chirurgia per l’ernia discale è sempre risolutiva? Purtroppo no, non sempre. Non sempre è garantita la cessazione della sindrome dolorosa e la regressione totale dei sintomi. Tuttavia, si tratta di una soluzione da considerare quando la condizione generale del paziente, a causa dell’ernia, sia diventata intollerabile e abbia compromesso in modo serio la qualità della vita e quando qualunque altra terapia di tipo conservativo non abbia sortito effetto.





 

Attività sportiva ed esercizi di fisioterapia

Come ampiamente anticipato, per alleviare i sintomi dolorosi di un’ernia discale, non è necessario ricorrere alla chirurgia, a meno che non si verifichino le complicanze che abbiamo visto. Quindi, in presenza di una compressione che provoca mal di schiena ricorrente, sciatalgia o altro tipo di nevralgia, si può intervenire con altri rimedi meno drastici, tra cui la ginnastica posturale, lo yoga, la fisioterapia. In buona sostanza, con l’esercizio fisico mirato è quindi possibile rimettere a posto una colonna vertebrale un po’ “scombinata” e migliorare la risposta ai rimedi farmacologici. Chi soffre spesso di lombalgie o cervicalgie tende a pensare che muoversi di meno allevi il dolore e che il riposo sia la soluzione ideale. In realtà, è vero il contrario! Infatti la ginnastica stabilizza e rinforza la muscolatura della schiena e dell’addome fungendo da analgesico naturale, perché la “tenuta” e l’allineamento delle vertebre dipendono proprio dalla tonicità dell’apparato muscolare che sostengono la colonna.
 


Muscoli forti supportano la spina dorsale e impediscono che si verifichi una pressione eccessiva sulle ossa vertebrali. C’è un altro motivo per cui lo sport è essenziale nel prevenire e alleviare i dolori da ernia discale: permette di controllare il peso. Uno dei fattori di rischio di qualunque discopatia è proprio il sovrappeso, e la ragione è intuitiva: quanta fatica deve fare l’apparato muscoloscheletrico per sostenere un peso doppio o triplo rispetto a quello per qui è stata programmata? È chiaro che alla fine la colonna tenda a deviare e a schiacciarsi. Ma quali sono le attività fisiche consigliate da ortopedici e fisiatri per alleviare un mal di schiena da ernia discale e cosa, invece, può peggiorare i sintomi?

Come premessa è importante stabilire che qualunque programma di attività fisica non deve essere eccessivamente intenso. Troppi sforzi non sono adeguati a chi abbia già un problema di compressione discale. Non esistono, in teoria, esercizi da evitare quando si soffre di mal di schiena da discopatia, l’importante è eseguirli in modo corretto, previo adeguato riscaldamento. In questi casi “ascoltarsi” è l’unico modo per capire se lo sport scelto è quello giusto. Se i sintomi si allentano e ci si sente bene, allora significa che il training è efficace. Discorso che vale, ad esempio, per la corsa, in passato spesso messa sotto accusa come causa di danni alla schiena e alle articolazioni. In realtà un po’ di jogging quotidiano, praticato con le calzature giuste e senza strafare, è ugualmente benefico per tutto il corpo. Al contrario, non esiste neppure un unico esercizio risolutivo per il mal di schiena!

È piuttosto la combinazione di diversi tipi di ginnastica a risultare efficace alla lunga.

L’ideale è puntare su attività aerobiche che allenino in modo soft la muscolatura e migliorino la postura: sono tantissimi gli esercizi di stretching aerobico che sono in grado di tenere sotto controllo un’ernia e sbloccare la schiena. Ad esempio esercizi di stabilizzazione lombare dinamica – consigliati dai fisioterapisti – lavorano specificamente sulla muscolatura addominale e dorsale per migliorare la stabilità e la postura, e aumentare flessibilità e forza.  Anche il programma di esercizi di Core stability ha più o meno lo stesso scopo: rinforzare la muscolatura del tronco per alleviare il dolore lombare.

Altri sport aerobici consigliati sono il ciclismo, le camminate e il nordic walking, il nuoto. Da praticare in modalità soft, purché con regolarità.

Yoga cinese e Pilates sono anch’esse delle discipline molto indicate per alleviare il dolore e rinforzare la muscolatura che sostiene la colonna. Il consiglio è quello di iscriversi ad un corso tenuto da professionisti e informarli del proprio problema in modo da farsi costruire un programma di esercizi adatti alla risoluzione dello stesso.

Chiropratica e osteopatia rappresentano una interessante opzione non farmacologica e non invasiva, ma “passiva” per ripristinare l’allineamento della colonna, sciogliere le contratture, migliorare la postura e decomprimere le vertebre allentando in tal modo la sindrome dolorosa, ma vanno considerate con attenzione. Le manipolazioni non devono essere violente e non si effettuano mai durante la fase acuta dell’infiammazione e del dolore, perché altrimenti potrebbe verificarsi un peggioramento delle condizioni.

Torniamo alla fisioterapia, il cui programma di esercizi ha lo scopo primario di permettere il pieno recupero della funzionalità della propria schiena e dei propri arti, in modo da poter svolgere le attività di ogni giorno. Per tale ragione il fisioterapista “tara” tali esercizi sulle esigenze e sulle condizioni del paziente, basandosi non solo sulla maggiore o minore intensità dei sintomi, sullo stadio e sulla posizione dell’ernia, ma anche sulla sua età e sulle sue necessità quotidiane. In genere nei training proposti sono presenti esercizi secondo il metodo Mckenzie, che lavorano sulla decompressione dei nervi in particolare in caso di ernia cervicale, e il metodo “Back school” che mira a sbloccare le articolazioni interessate dal dolore con esercizi di stretching. La riabilitazione può avvalersi anche di un mezzo speciale che è l’acqua, ottima soprattutto per chi fatica ad allenarsi in palestra o sia in forte sovrappeso.

La ginnastica posturale (associata ad un test posturografico) e il programma di riabilitazione cambiano a seconda delle zone della colonna interessate dall’ernia, come facilmente intuibile. Un esempio sono gli esercizi specifici per alleviare il dolore dell’ernia discale L5-s1, una delle più comuni in assoluto. Il segmento in cui si verifica la protrusione discale e la compressione è l’ultima vertebra della zona lombare della schiena, sulla quale la pressione tende comunque ad aumentare fisiologicamente con l’avanzare dell’età. Vediamo un esempio di esercizio utile ad alleviare questa specifica discopatia.

Lo scopo è quello di riposizionare in sede il nucleo polposo del disco.

Come? Distendendo la schiena in modo da allentare al massimo la pressione. Vediamo l’esercizio in tutti i suoi passaggi:
  • La posizione di partenza è in piedi. Per prima cosa si devono poggiare entrambi gli indici delle mani sul punto della schiena dolorante
  • Si attua una prima pressione piegandosi in avanti
  • Dopo qualche secondo di attua una seconda pressione piegando la schiena completamente all’indietro (sempre tenendo le dita sul punto)
  • Durante queste fasi è importante cercare di allungare il collo al massimo (senza farsi male!)
  • L’ultima posizione va tenuta per 3 secondi
  • Ripetere l’esercizio per 10 volte
La regolarità è la chiave del successo di questo tipo di riabilitazione attiva, il che significa che bisogna essere costanti e allenarsi tutti i giorni o per lo meno 3-4 volte a settimana. Questo, come altri esercizi posturali dello stesso genere, si può eseguire anche in posizione distesa.
 

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