Epatite A e boom di casi in Italia: come prevenirla?

Epatite A e boom di casi in Italia: come prevenirla?
04 giugno 2018

Ricerca e Prevenzione



Nel corso dell'ultima conferenza ICAR, Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, tenutasi a Roma dal 22 al 24 maggio 2018, sono emersi dati allarmanti e preoccupanti riguardo la diffusione dell'epatite A che coinvolge non solo l'Europa ma anche l'Italia.

 

Indice


 

Boom di epatite A: gli ultimi dati in Europa ed in Italia

La preoccupante e recente diffusione dell’epatite A è stato uno degli argomenti trattati dalla decima edizione della conferenza sulle malattie sessualmente trasmissibili tenutasi a Roma, l’ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research).
 
Questo congresso ha visto la partecipazione di oltre ottocento esperti (medici, specialisti, ricercatori e volontari) nel campo del controllo, della cura e della prevenzione di questo tipo di malattie.
 
Se il dato della diffusione dell'epatite A è preoccupante per quanto riguarda molti paesi europei, l'Italia però risulta essere uno tra i paesi maggiormente colpiti: l'incidenza è di 6,9 casi ogni 100.000 abitanti e  solo nel 2017 sono stati segnalati 3.426 casi.
 
Le regioni con una percentuale maggiore di diffusione risultano essere:
  • la Lombardia con 778 casi conclamati
  • il Lazio con 526 casi.
Sebbene questa malattia non compaia tra le MST, ovvero le malattie sessualmente trasmissibili, si è deciso di trattare il tema della diffusione all'ICAR in quanto dai dati raccolti risulta che la principale causa del contagio tra i maschi adulti, dai 25 ai 54 anni, ovvero nel 62% del totale dei casi, sia causato da rapporti con persone dello stesso sesso.

Il professor Claudio Mastroianni, direttore UOC malattie infettive dell’Università Sapienza di Roma, ha spiegato che il contagio può avvenire, oltre che via MSM (maschi che hanno rapporti sessuali con altri maschi), tramite il consumo di molluschi crudi o non abbastanza cotti contaminati dal virus e meno frequentemente attraverso il consumo di acqua non controllata o in seguito di viaggio in zone endemiche.
 
Il professore ha poi ribadito l'importanza di un'adeguata campagna informativa sulle misure precauzionali, indirizzata in particolar modo ad un pubblico di adolescenti e giovani adulti.
 
Oltre alla vaccinazione, disponibile per i soggetti considerati a rischio come bambini o persone che si recheranno in una zona particolarmente endemica, lo strumento maggiormente efficace contro la diffusione della malattia è infatti la sensibilizzazione tramite campagne mirate.

Epatite A: di cosa si tratta?

L'epatite A è una malattia infettiva acuta che coinvolge il fegato (epatite infatti significa infiammazione del fegato), provocata da un virus RNA chiamato HAV o più comunemente virus dell'epatite A.  È un virus estremamente resistente, infatti, sopravvive al congelamento, ad un ambiente estremamente acido (pH 1), come quello del tratto digestivo umano, e può sopravvivere per mesi nell'ambiente esterno. Le alte temperature, invece, sono il suo punto debole, perciò trattamenti come la bollitura sono molto efficaci per distruggerlo. Il contagio avviene principalmente a causa della scarsa igiene.
Le forme di contagio più comuni sono:
  • il consumo di cibi o bevande contaminate da feci infette,
  • il consumo di pesce poco cotto o crudo (in particolar modo i molluschi bivalvi come cozze, ostriche e vongole)
  • viaggi in zone in cui la malattia è diffusa (zone endemiche)
  • il contatto diretto con soggetti portatori della malattia, quindi anche rapporti sessuali non protetti con soggetti infetti, in particolare rapporti oro-anali.
L'epatite A generalmente si presenta come un'infezione acuta e non diventa cronica, ciò significa che generalmente la malattia tende a risolversi da sola in un periodo di due settimane circa in un soggetto altrimenti in buone condizioni. Anche i bambini che vengono infettati generalmente non mostrano sintomi e dato che la malattia produce immunità permanente chi viene infettato da piccolo risulta immune da adulto, facendo da barriera al diffondersi della malattia.
In persone adulte affette da altre patologie però, il decorso può essere molto più lungo, anche diversi mesi.


Per diagnosticare la malattia è necessario effettuare un’analisi del sangue volta a rilevare degli anticorpi specifici: le IgM, che hanno valore diagnostico, sono presenti in seguito all’infezione da parte del virus (dopo 2-3 settimane dal contagio) per poi scomparire dopo alcuni mesi; invece le IgG compaiono se c’è stata una pregressa esposizione al virus o in seguito alla somministrazione del vaccino e permangono per sempre in circolo.

 
L'epatite A è diffusa in tutto il mondo con gradi diversi:
  • endemicità alta per paesi poveri dalle scarse condizioni igienico-sanitarie, in particolare nelle zone sottosviluppate del Sud del mondo.
  • endemicità intermedia, solitamente in paesi in via di sviluppo con condizioni igienico-sanitarie variabili.
  • endemicità bassa, nei paesi industrializzati e sviluppati, con buone condizioni igenico-sanitarie.
 
 
 

Sintomi

Il fegato è una delle ghiandole più importanti del corpo umano: svolge moltissime funzioni, tra cui depurare il sangue, combattere le infezioni, immagazzinare energia e vitamine e aiutare nel processo digestivo e l'epatite A interferisce con le funzioni normali di questo organo.
Il periodo di incubazione è generalmente di circa 28 giorni, anche se in certi casi questo dato può variare anche di molto, andando da 15 a più di 50 giorni.

I sintomi, che di solito ricordano quelli dell’influenza, generalmente includono:
  • astenia, ovvero debolezza
  • ittero che è l’ingiallimento della pelle e della parte bianca dell'occhio
  • dolore a muscoli e articolazioni;
  • febbre bassa;
  • malessere generale, affaticamento, nausea e vomito;
  • perdita di appetito e conseguente perdita di peso.
Il decorso ha una durata, generalmente, tra le 2 e le 10 settimane, anche se in certe occasioni i sintomi possono durare anche alcuni mesi. Nei casi più gravi infine, come per persone in età avanzata (più di 50 anni) o indebolite da altre patologie che interessano il fegato come gli atri tipi di epatite, ovvero B e C, oppure dal consumo di alcol o di certi farmaci, la malattia può avere un decorso grave, che rende necessario il ricovero in ospedale, e in certi estremamente gravi il trapianto di fegato. Nelle situazioni più disperate può persino provocare nella cosiddetta epatite fulminante, che provoca insufficienza renale con esito fatale.
 
L'infettività di una persona che ha contratto il virus dell'epatite A va da un periodo di circa due settimane prima della comparsa dei sintomi a circa una settimana dopo. 

 

Farmaci e trattamenti

Non esiste un trattamento specifico per l'epatite A, tranne la somministrazione di gammaglobuline standard, ovvero anticorpi, entro una o due settimane al massimo dal contagio. Il problema di questo trattamento è che solitamente i sintomi della malattia si presentano dopo un tempo maggiore (un mese o più) perciò a meno che non si facciano degli esami per determinare di avere contratto il virus, è molto difficile applicare questo trattamento nel periodo di tempo in cui è più efficace.
 
Se i sintomi sono già comparsi la cosa migliore da fare è affrontarli seguendo una serie di semplici norme, che riguardano soprattutto la dieta. Dato che l'epatite A è una malattia che indebolisce il fegato, è una buona regola evitare qualunque alimento che vada ad affaticare questo organo. È necessario pertanto evitare il consumo di alcol, di cibi molto grassi o fritti. Anche suddividere l'apporto calorico del giorno in numerosi piccoli pasti può aiutare, così come consumare alimenti leggeri e facilmente digeribili come verdure, yogurt, brodi e minestre. Inoltre, è bene ricordarsi che l’effetto dei farmaci che si sta assumendo durante la malattia potrebbe essere annullato dalla condizione di affaticamento del fegato, organo preposto alla metabolizzazione dei farmaci.

 

Prevenzione

Il modo migliore per contrastare questo boom di epatite A, comunque, rimane la prevenzione. Un modo semplice per diminuire al massimo qualunque rischio di contagio è mantenere una buona igiene personale.

In caso di viaggio in zone a rischio alcune buone norme da rispettare sono:
  • risciacquare abbondantemente verdura e frutta, sbucciando la frutta prima di consumarla;
  • cuocere abbondantemente sia la carne che il pesce prima di consumarli, in particolare facendo attenzione ai molluschi;
  • consumare solamente acqua in bottiglia, sia per bere che per lavarsi i denti, assicurandosi che la bottiglia vi arrivi ancora sigillata;
  • se per qualunque motivo si è costretti a consumare acqua non in bottiglia, farla bollire per almeno dieci minuti;
  • se si ordinano bevande, richiedere che vengano servite senza ghiaccio.
Un'altra forma di prevenzione è, logicamente, il vaccino e in Italia si può trovare contro l'epatite A sia in versione monovalente, con formula pediatrica o per adulti, sia in formula combinata, associato ad altri vaccini. La vaccinazione è raccomandata per i soggetti che, per stile di vita, occupazione o condizioni del luogo dove vivono sono considerati a rischio, come ad esempio:
  • persone che viaggiano regolarmente per vacanza o per lavoro in luoghi dove la malattia è diffusa;
  • familiari o comunque chiunque abbia contatti stretti con persone affette dalla malattia;
  • persone tossicodipendenti
  • persone che lavorano in laboratori di ricerca in cui potrebbe esserci il rischio di contagio;
  • persone affette da altre malattie croniche del fegato.
  • MSM (maschi che hanno rapporti sessuali con altri maschi)
Il vaccino offre una copertura di circa dieci anni e aiuta anche in caso di infezione già avvenuta, se somministrato entro due settimane dal contagio.
Ovviamente bisogna prestare un'attenzione ancora maggiore alle abitudini di igiene personale, ad esempio lavarsi spesso e accuratamente le mani e soprattutto assicurarsi di non condividere oggetti di uso personale come spazzolini da denti, posate o asciugamani.

Nel caso dell'epatite A come malattia sessualmente trasmissibile, la prevenzione migliore è evitare rapporti sessuali non protetti e rivolgersi immediatamente ad un medico nel caso ci sia un sospetto anche minimo di contagio, per poter effettuare gli esami ed intervenire tempestivamente con il vaccino, se necessario.