Epatite: sintomi, trasmissione, cura e tipologie

Epatite: sintomi, trasmissione, cura e tipologie

 Indice 

Domande e risposte

Che cos’è l'epatite

L’epatite è una condizione infiammatoria del fegato che in genere ha come causa un’infezione virale, sebbene esistano anche altre forme di epatiti non infettive, ad esempio di origine autoimmune o l'epatopatia alcolica, un processo infiammatorio progressivo ai danni del fegato legato al consumo eccessivo di alcolici

La trasmissione della malattia avviene prevalentemente per contatto con sangue infetto, a causa per esempio di trasfusioni di sangue non sicuro; ma anche come conseguenza di altre malattie, mangiando cibi non sicuri o mal cotti (nel caso dell’Epatite A) o per un prolungato abuso di farmaci, droghe o sostanze tossiche di vario tipo tra cui l’alcool

L’epatite è una malattia da non sottovalutare. L’infiammazione cronica virale del fegato che può degenerare in cirrosi epatica o tumori. In generale è fondamentale mantenere sano il nostro fegato, per affrontare l’invecchiamento e nel caso ci troviamo a dover assumere dosi importanti farmaci – per esempio i chemioterapici – che richiedono un importante lavoro del fegato per essere smaltiti.

Immagine che raffigura i virus che provocano l'epatite

Epatiti virali acute: sintomi e cura

L’epatite virale, ovvero prodotta dall’azione patogena di un virus, è piuttosto diffusa, anche in Italia e colpisce anche i bambini. I tipi di epatite sono 5 ma i più comuni sono l’epatite A, l’epatite B e l’epatite C. L’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso i dati relativi al 2019, evidenziando 418 casi di epatite A (134 bambini), 197 casi di epatite B (per la quale comunque esiste un vaccino), 40 di epatite C, nessuno di epatite D (rarissima) e 98 di epatite E.

Le epatiti virali, specie se diagnosticate in una fase iniziale, si curano e si guarisce, anche se in casi molto gravi, per esempio in pazienti già fragili, anziani o in multicronicità, si può morire.  Nel 2019 si contano 5 decessi per epatite A, 4 per epatite B (tre dei quali non presentavano comorbidità note), nessun decesso per epatite C e 5 per epatite E, 2 dei quali avevano una sottostante patologia cronica del fegato.

L’epatite virale si differenzia in epatite acuta e cronica. L'epatite virale acuta è un'infiammazione epatica diffusa causata da specifici virus epatotropi che hanno diverse modalità di trasmissione ed epidemiologia. La maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, ma alcuni progrediscono all'epatite cronica. L’epatite A di solito è acuta e si risolve in tempi brevi, mentre le epatiti B e C possono cronicizzarsi. Anche l’epatite E è acuta, e può diventare molto pericolosa se contratta in gravidanza. 
È importante ricordare che qualunque tipo di epatite virale è contagiosa, nella fase acuta, ma anche in quella cronica, come nel caso delle epatiti B e C.
  • Epatite A. Causata dalla proliferazione del virus HVA, questo tipo di epatite si trasmette comunemente attraverso il consumo di cibo o di acqua che siano state in qualche modo contaminate dalle feci di una persona già infetta. Il periodo di incubazione va dalle due settimane ai 50 giorni.
    L'Italia è uno tra i paesi europei maggiormente colpiti: l'incidenza è di 6,9 casi ogni 100.000 abitanti. Il contagio più frequente si osserva in seguito al consumo di molluschi crudi o poco cotti contaminati dal virus, a viaggi in zone endemiche e a contatti con un caso di epatite A. Solitamente i sintomi dell’epatite A sono affaticamento, nausea, vomito e perdita di appetito, febbre leggera e dolori muscolari, ittero e urine di colore scuro. Non ci sono trattamenti farmacologici per l’epatite A, che si risolve autonomanente in un paio di mesi. Nel frattempo si consiglia di riposare e non affaticare il fegato con alcolici e con pasti importanti;
  • Epatite B. Questo tipo di epatite può essere molto grave, perché da acuta può evolvere in cronica. Oggi fortunatamente esiste un vaccino, somministrato da decenni gratuitamente ai bambini e disponibile anche per gli adulti.  L’epatite B è causata nei soggetti non vaccinati dall’azione patogena del virus HVB, e si trasmette attraverso il contatto con i fluidi del corpo di una persona a sua volta contagiata dal microrganismo.
    I fattori di rischio più frequentemente riportati sono l’esposizione a trattamenti di bellezza quali manicure, piercing e tatuaggi, l’ospedalizzazione, interventi chirurgici, emodialisi e trasfusioni di sangue. Ma anche le secrezioni vaginali, la saliva e il liquido seminale sono veicolo di infezione, pertanto sia i rapporti sessuali non protetti, che lo scambio di oggetti o biancheria personale in cui siano rimaste tracce di questi fluidi portatori del virus (es. rasoi, spazzolini, siringhe ecc.) sono considerati comportamenti a rischio. Il periodo di incubazione della malattia va dai 40 giorni ai 5-6 mesi, ma nella sua fase acuta può non dare sintomi al soggetto, che quindi non sa di esserne colpito. Se dopo i sei mesi la malattia non viene debellata dal sistema immunitario, si parla di epatite B cronica;
Immagine che mostra i sintomi dell'epatite B
  • Epatite C: l'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive al virus dell'Epatite C, tanto che si stima che circa il 3% della popolazione italiana sia entrata in contatto con questo patogeno. Causata dal virus HVC, si trasmette prevalentemente attraverso il sangue, ma è possibile contrarre questa grave infezione anche attraverso contatti sessuali non protetti, con scambio di fluidi come saliva e liquido seminale. Il tempo di incubazione va dai 15 giorni ai sei mesi circa. I sintomi (Febbre, Nausea, inappetenza, affaticamento, dolori muscolari) possono non presentarsi, o essere lievi e per questo la cronicizzazione dell’epatite avviene in più del 70% dei pazienti, presentandosi con transaminasi elevate o fluttuanti e con l’insorgenza della fibrosi. Anche il virus C può causare cirrosi ed insufficienza epatica.
    Come per l’epatite B, il trattamento farmacologico non è sempre necessario. Nei casi più gravi si somministrano farmaci antivirali per alcuni mesi che permettano l'eliminazione completa del virus. 
    Diagnosticare per tempo epatite B e C è importante per la prevenzione oncologica. Il 70% dei casi di tumori primitivi del fegato è correlato a infezione da virus dell’epatite C e dell’epatite B (HBV), che significa che chi ha avuto o ha questa infezione è molto più a rischio di sviluppare cancro al fegato.
  • Epatite D (delta). Questa rara e grave forma di epatite, provocata dal virus HVD, è una sorta di “costola” dell’epatite B, nel senso che il germe che la provoca per moltiplicarsi ha bisogno della compresenza del virus HVB. Si trasmette solo attraverso il contatto diretto con sangue infetto.
  • Epatite E. Si contrae solitamente per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acque infette, in cui sia presente materiale fecale che ospiti il virus HVE, attraverso il consumo cibi mal cotti, carni crude, e naturalmente attraverso il sangue. Il tempo di incubazione è breve (tra le due e le 8 settimane), dopodiché la malattia insorge in forma acuta ed è particolarmente pericolosa (anche letale) per le donne in stato di gravidanza. Anche per questa forma acuta di epatite non esistono terapie specifiche. La malattia si risolve spontaneamente con il riposo, un’alimentazione leggera ma nutriente e tanta idratazione. 

Immagine che mostra i sintomi dell'epatite C

Epatiti croniche e complicazioni

Le complicazioni delle epatiti virali croniche sono la conseguenza dei danni a lungo termine provocati dal virus, e includono:
Quando il fegato smette di funzionare regolarmente, come accade a seguito di una infiammazione cronica dei suoi tessuti, può accadere che si manifestino:
  • Emorragie spontanee, dovute al fatto che il fegato non riesce più a svolgere la sua funzione di sintesi dei fattori coagulanti del sangue;
  • Accumulo di liquido nell’addome (ascite);
  • Ipertensione portale, ovvero un aumento di pressione della vena porta, dove passa il sangue diretto al fegato e proveniente dagli altri organi della digestione. In genere si verifica quando il fegato è ormai cirrotico;
  • Insufficienza renale;
  • Encefalopatia epatica, con sintomi come deficit mnemonici e cognitivi, estrema stanchezza e torpore, dovuti all’accumulo di sostanze tossiche non smaltite dal fegato che si accumulano a livello cerebrale.

Epatite e alcol

L’epatite non ha solo origine virale.
Anche l’abuso prolungato di alcol può portare all’insorgenza di diverse malattie del fegato, perché quest’ultimo processando l’alcol produce sostanze tossiche che innescano un processo infiammatorio. L'epatopatia in particolare è un processo infiammatorio progressivo ai danni del fegato caratterizzato da tre malattie legate tra di loro: la steatosi (fegato grasso), l'epatite alcolica, la cirrosi epatica. 
  • La steatosi epatica (fegato grasso) è la più precoce e comune conseguenza dell'eccessiva ingestione di alcol e riguarda il 90% dei forti bevitori, ed è potenzialmente reversibile;
  • L'epatite alcolica (steatoepatite) colpisce dal 10 al 35% dei forti bevitori, ed è una combinazione di steatosi epatica, infiammazione diffusa del fegato e necrosi epatica (spesso focale), tutte con vari livelli di gravità. Gli epatociti gravemente danneggiati diventano necrotici;
  • La cirrosi alcolica, che colpisce dal 10 al 20% dei forti bevitori, è invece una malattia epatica avanzata caratterizzata da estesa fibrosi che scompagina la normale architettura del fegato, che si restringe, provocando forti conseguenze funzionali. Spesso si ha in concomitanta di un'epatite alcolica.

Epatite autoimmune

L’epatite può anche avere un’origine autoimmune, dove le nostre difese immunitarie per errore attaccano il fegato, provocandone l'infiammazione. Non trattata questa malattia può condurre alla cirrosi e quindi a danni permanenti. Il trattamento farmacologico prevede farmaci immunosoppressivi, che spesso associa steroidi e azatioprina.
Nei casi più gravi si rende necessario il trapianto di fegato.

I comportamenti a rischio da evitare

La prevenzione delle epatiti virali è senza dubbio la cura migliore, soprattutto se consideriamo gli alti rischi per la salute che la cronicizzazione delle epatiti B e C comporta. In generale, ecco quindi quali sono le principali misure preventive che possono impedire un contagio, a partire dall’igiene.
Le misure igieniche sono fondamentali per prevenire le epatiti A ed E, in particolar modo quando si viaggia in luoghi dove queste infezioni sono comuni. Pertanto è saggio:
  • Evitare di bere acqua non imbottigliata e sigillata.
  • Evitare di aggiungere ghiaccio alle bevande.
  • Evitare cibi crudi, in particolare pesce e frutti di mare, ma attenzione anche a frutta a verdura non lavate e disinfettate.
  • Lavarsi spesso le mani con il sapone o munirsi di soluzioni disinfettanti.
È altresì importante, prima di partire per un viaggio, informarsi se esiste un rischio di contrarre malattie infettive come l’epatite e valutare se è il caso di sottoporsi ad una eventuale vaccinazione preventiva.

Per quanto riguarda, invece, le epatiti B e C che si contraggono attraverso i rapporti sessuali non protetti e il sangue, ecco le regole d’oro a cui attenersi per evitarle:
  • Non scambiarsi siringhe, rasoi, spazzolini e oggetti (inclusi i sex toys) o indumenti che siano stati a contatto con i fluidi corporei di una persona a rischio.
  • Evitare i rapporti sessuali di qualunque tipo (inclusi i rapporti oro-genitali), senza adeguata protezione (nello specifico condom maschile o femminile) soprattutto se con partner a loro volta a rischio.
  • Attenzione a piercing e tatuaggi, è bene valutare la professionalità del tatuatore controllando le misure igieniche adottate durante l’operazione. Per abbattere i rischi è necessario che gli strumenti utilizzati siano assolutamente sterili.
Fortunatamente oggi esistono vaccini efficaci contro epatite A e B. Per quanto riguarda l’epatite B, dal 1990 in Italia il vaccino viene proposto ai bambini fino ai 12 anni. Per tutti gli altri il vaccino è consigliato soprattutto se si ritiene di essere un soggetto a rischio: se siamo per esempio sieropositivi, se abbiamo fatto uso di droghe, se abbiamo un partner a sua volta malato di epatite B, o se siamo operatori sanitari. 
Veniamo alla prevenzione vaccinale. Per quanto riguarda l’epatite B, in Italia è obbligatoria per i bambini fino ai 12 anni dal 1990, il che garantisce la loro copertura. Per tutti gli altri il vaccino è consigliato soprattutto se si ritiene di essere un soggetto a rischio, ad esempio per essere sieropositivi, fare o aver fatto uso di droghe, avere un partner a sua volta malato di epatite B, essere un operatore sanitario ecc.  Inoltre la vaccinazione è consigliata alle donne che intendono programmare una gravidanza, perché durante la gestazione le difese immunitarie materne si abbassano e il rischio di contrarre l’infezione aumenta. Non esiste, invece, un vaccino che protegga dall’epatite C, mentre è disponibile (ma non obbligatorio) quello per la prevenzione dell’epatite A, che si somministra in due dosi a distanza di sei mesi l’una dall’altra. È consigliato a chi per lavoro o altre ragioni viaggia in zone del mondo dove la malattia è diffusa o chi svolga una professione che aumenti il rischio di contrarre questo tipo di infezione.

Immagine che mostra le azioni per la prevenzione dell'epatite


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come faccio a sapere se ho l'epatite?
Possono venire dei dubbi in caso di affaticamento, nausea, vomito e perdita di appetito, dolori e disagio addominale, specialmente nell'area del fegato, ingiallimento di occhi e pelle (ittero), urine di colore scuro e dolori alle articolazioni. Per la diagnosi ufficiale sono però necessarie analisi del sangue specifiche da richiedere al proprio medico.
Come si trasmette l'epatite?
Ci sono diversi tipi di epatite virale. Per quanto riguarda l’epatite A il contagio più frequente si osserva in seguito al consumo di molluschi crudi o poco cotti contaminati dal virus. In generale però per tutti i tipi di epatite le cause principali di contagio sono il sesso non protetto, per scambio di fluidi, saliva inclusa, e il contatto con sangue di persona infetta, come le trasfusioni di sangue. Altri luoghi di contagio sono i centri estetici o i centri per i tatuaggi che non seguono le regolari norme igieniche.
Quanti tipi di epatite ci sono?
Ci sono 5 tipi di epatite virale: A, B, C, D (rarissima) ed E. L’epatite però può anche avere un’origine autoimmune o essere conseguenza dell’abuso di sostanze alcoliche. Si parla in questo caso di Epatite alcolica.
Come si cura l'epatite virale?
Dipende dal tipo di epatite. Per l’epatite A ed E non ci sono trattamenti farmacologici, perché si risolve autonomanente in un paio di mesi. Nel frattempo si consiglia di riposare e non affaticare il fegato con alcolici e con pasti importanti. Nel caso dei ceppi B e C, non è sempre necessario un trattamento. Nei casi in cui l’organismo non riesce a debellare autonomamente il virus, i farmaci antivirali possono indurre un miglioramento degli esami epatici sia dal punto di vista istologico e stia ritardando la progressione verso la cirrosi, ma potrebbe essere necessario assumerli a tempo indeterminato; la resistenza ai farmaci è diventata meno preoccupante coi nuovi farmaci. Nei casi più gravi, con cirrosi epatica avanzata, si richiede il trapianto di fegato. 
Cosa comporta epatite B?
Anzitutto, se la malattia viene diagnosticata e curata, si può guarire. Non va dimenticato però che l'epatite B è una patologia che può avere effetti molto seri. In alcuni soggetti, questa malattia può diventare cronica, portando ad insufficienza epatica e cirrosi, oltre a essere correlata con l’insorgenza del tumore del fegato. 
In collaborazione con
Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.
Data di pubblicazione: 28 luglio 2018
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