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Epatite: tipi, viralità, sintomi, diagnosi e cure

Epatite: tipi, viralità, sintomi, diagnosi e cure
13 dicembre 2017

Ricerca e Prevenzione

 Indice 


L’epatite è una condizione infiammatoria del fegato che in genere ha come causa una infezione virale, sebbene esistano anche altre forme di epatiti non infettive, ad esempio di origine autoimmune. È infatti possibile ammalarsi di epatite come conseguenza di altre malattie, a seguito di trasfusioni di sangue infetto, oppure, più comunemente, a causa dell’assunzione di farmaci, droghe o sostanze tossiche di vario tipo tra cui l’alcool. Dal momento che il nostro fegato è un organo multifunzione, una malattia che lo colpisca può avere ripercussioni anche notevoli sulla nostra salute generale. Vedremo quindi i diversi tipi di epatite, i sintomi con cui si manifesta, le possibili complicazioni e naturalmente come si cura ciascun tipo, i vaccini e le modalità di prevenzione.



 

I 5 TIPI DI EPATITE VIRALE

Le più comuni e conosciute sono la A, la B e la C, ma in realtà di epatiti virali, ovvero prodotte dall’azione patogena di un virus, ce ne sono 5. L’epatite A di solito è acuta e si risolve in tempi brevi, mentre le epatiti B e C possono cronicizzarsi. Anche l’epatite E è acuta, e può diventare molto pericolosa se contratta in gravidanza. Ma vediamo meglio le caratteristiche di tutte.
  • Epatite A. Causata dalla proliferazione del virus HVA, questo tipo di epatite si trasmette comunemente attraverso il consumo di cibo o di acqua che siano state in qualche modo contaminate dalle feci di una persona già infetta. Il periodo di incubazione va dalle due settimane ai 50 giorni.
  • Epatite B. Questa insidiosa epatite, che da acuta può evolvere in cronica, viene causata nei soggetti non vaccinati dall’azione patogena del virus HVB, e si trasmette attraverso il contatto con i fluidi del corpo di una persona a sua volta contagiata dal microrganismo. Quindi non solo il sangue, ma anche le secrezioni vaginali e il liquido seminale sono veicolo di infezione, pertanto sia i rapporti sessuali non protetti con partner contagiato, che lo scambio di oggetti o biancheria personale in cui siano rimaste tracce di questi fluidi portatori del virus (es. rasoi, spazzolini, siringhe ecc.) sono comportamenti a rischio. Il periodo di incubazione va dai 40 giorni ai 5-6 mesi. Se dopo i sei mesi la malattia non viene debellata dal sistema immunitario, si parla di epatite B cronica.
  • Epatite C. Causata dal HVC virus, si trasmette prevalentemente attraverso il sangue, ma è possibile contrarre questa grave infezione anche attraverso contatti sessuali non protetti. Si stima che nella sola Italia una percentuale variabile tra il 3% e il 15% della popolazione sia portatrice della malattia senza saperlo. Il tempo di incubazione va dai 15 giorni ai sei mesi circa.
  • Epatite D (delta). Questa rara e grave forma di epatite, provocata dal virus HVD, è una sorta di “costola” dell’epatite B, nel senso che il germe che la provoca per moltiplicarsi ha bisogno della compresenza del virus HVB. Si trasmette solo attraverso il contatto diretto con sangue infetto.
  • Epatite E. A causare questa epatite molto rara nei paesi occidentali ma diffusa nelle zone più povere del mondo, si contrae per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acque infette, in cui sia presente materiale fecale che ospiti il virus HVE, o attraverso il consumo cibi mal cotti, carni crude, e naturalmente attraverso il sangue. Il tempo di incubazione è breve (tra le due e le 8 settimane), dopodiché la malattia insorge in forma acuta ed è particolarmente pericolosa (anche letale) per le donne in stato di gravidanza.
Qualunque tipo di epatite virale è contagiosa, nella fase acuta, ma anche in quella cronica, come nel caso delle epatiti B e C.



 

LE EPATITI NON INFETTIVE

Come anticipato, esistono anche forme non infettive di epatite, che quindi non sono provocate dalla moltiplicazione di un virus. Sono essenzialmente due le tipologie di infiammazione del fegato non virali:
  • Epatite come conseguenza del consumo di alcool (epatite alcolica) o di altre sostanze tossiche. Ne sono colpiti gli alcolisti, e coloro che abusano di sostanze stupefacenti, ma può verificarsi anche a seguito di overdose da farmaci o all’esposizione di sostanze velenose. L’epatite da alcool, la più comune delle epatiti non infettive, si produce perché l’etanolo ha molecole molto piccole, che si assorbono facilmente e velocemente, e danneggiano profondamente le cellule epatiche, dal momento che questo organo è in grado di rigenerarsi solo in parte. A lungo andare, quindi, i tessuti del fegato infiammati vanno incontro a un processo irreversibile di necrosi e vengono sostituiti da tessuto cicatriziale (cirrosi), con progressiva incapacità dell’organo di svolgere le sue funzioni. In questi casi l’unica salvezza possibile è rappresentata dal trapianto.
  • Epatite autoimmune. Tre volte più comune nelle donne, questa forma di flogosi epatica si manifesta quando – per ragioni sconosciute – il sistema immunitario del corpo va da attaccare le cellule sane del fegato, danneggiandole e creando disfunzioni.

 

 

SINTOMI PRINCIPALI E COMPLICAZIONI

Le forme croniche delle epatiti virali, in particolare la B e la C, purtroppo sono pressoché asintomatiche per lungo tempo, fino a quando il virus non ha prodotto seri danni al fegato. Le forme acute, invece, in particolare dell’epatite A, e della E che non si cronicizzano mai, sin dal loro esordio si riconoscono per i seguenti sintomi:
  • Estrema stanchezza
  • Malessere simil influenzale
  • Ittero (colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari)
  • Urine scure, color caffè
  • Feci chiare, di consistenza simile alla creta
  • Dolore addominale, che si irradia dal fianco destro
  • Inappetenza
  • Dimagrimento
  • Nausea e vomito
  • Aspetto sofferente
Le epatiti B e C possono essere superate senza cure, e senza che il soggetto quasi se ne accorga, se il sistema immunitario da solo riesce ad avere la meglio sul virus. Tuttavia, in un 5% dei casi ciò non avviene, ed è per questa ragione che l’agente patogeno continua a moltiplicarsi indisturbato e nel tempo, lentamente, è in grado di danneggiare il fegato. Le complicazioni delle epatiti virali croniche sono, pertanto, la conseguenza dei danni a lungo termine provocati dal virus, e includono:
  • Disturbi epatici e metabolici di vario tipo
  • Cirrosi epatica
  • Cancro del fegato (epatocarcinoma)
Quando il fegato smette di funzionare regolarmente, come accade a seguito di una infiammazione cronica dei suoi tessuti, può accadere che si manifestino:
  • Emorragie spontanee, dovute al fatto che il fegato non riesce più a svolgere la sua funzione di sintesi dei fattori coagulanti del sangue
  • Accumulo di liquido nell’addome (ascite).
  • Ipertensione portale, ovvero un aumento di pressione della vena porta, dove passa il sangue diretto al fegato e proveniente dagli altri organi della digestione. In genere si verifica quando il fegato è ormai cirrotico.
  • Insufficienza renale.
  • Encefalopatia epatica, con sintomi come deficit mnemonici e cognitivi, estrema stanchezza e torpore, dovuti all’accumulo di sostanze tossiche non smaltite dal fegato che si accumulano a livello cerebrale.
 

 

DIAGNOSI

L’iter diagnostico per scoprire un’epatite si differenzia tra forma acuta e cronica, perché nel secondo caso è meno facile individuarla. Vediamo i test e gli esami utili in entrambi i casi:
  • Visita obiettiva. Il medico di base, conoscendo anche gli eventuali fattori di rischio del soggetto e la sintomatologia, può sospettare una epatite già attraverso la palpazione dell’addome e il controllo delle sclere degli occhi.
  • Test sulla funzionalità epatica. Sono esami del sangue utili a controllare se il fegato funziona correttamente o se ci sono delle alterazioni. Livelli molto alti di alcuni enzimi (transaminasi, aspartato aminotransferasi, fosfatasi alcalina e gamma-glutamil transferasi tra gli altri) possono indicare una sofferenza del fegato.
  • Test per l’epatite. Si prescrivono proprio quando i valori della funzionalità epatica risultano fuori norma e si cerca di indagarne le cause. Il test per l’epatite si basa sull’analisi dei marcatori virali specifici in grado di rilevare la presenza dei virus patogeni che si “nascondono” nel corpo del paziente. Tuttavia l’interpretazione di questi test non è semplice, e, anzi, chi è a rischio deve ripeterli regolarmente. Sono disponibili anche test del sangue che servono per la diagnosi dell’epatite autoimmune, che sono quindi in grado di rilevare la presenza degli anticorpi responsabili della malattia.
  • Ecografia. L’ecografia addominale è un esame non invasivo che può facilmente mettere in luce un disturbo a livello epatico, ad esempio un ingrossamento dovuto all’infiammazione, la presenza di tumori, o l’accumulo di liquido (ascite).
  • Biopsia del fegato. Si rivela necessaria per la diagnosi di qualunque anomalia del fegato, perché attraverso il prelievo di una piccola porzione di tessuto epatico ne permette l’analisi al microscopio. La biopsia si effettua attraverso una minincisione laterale da cui si fa penetrare un ago che effettua il prelievo (via percutanea), o per via transvenosa, inserendo un mini catetere nella vena giugulare del paziente.
 
 
 

CURE

I trattamenti e le cure per l’epatite dipendono dalla tipologia e dal grado di severità. Vediamo caso per caso.
  • Epatite A. Di solito è benigna e si supera nel giro di poche settimane senza bisogno di terapie farmacologiche, ad eccezione dei rimedi sintomatici per i disturbi più sgradevoli, come ad esempio la nausea e il vomito.  In questo periodo è importante stare a riposo, mangiare leggero e idratarsi, inoltre è bene praticare sesso sicuro per evitare di contagiare il o la partner.
  • Epatite B. Nella forma acuta questa infezione si “comporta” come la precedente, e si cura allo stesso modo, ma il problema insorge con la forma cronicizzata della malattia. Attualmente l’epatite B viene trattata con la somministrazione di interferoni e farmaci antivirali specifici modulati sulla persona e sulla sua condizione di salute generale.
  • Epatite C. Come per la B, anche questa infezione non richiede trattamenti specifici durante la fase acuta, ma una volta che si sia cronicizzata richiede la somministrazione di interferoni e antivirali per tempi prolungati, spesso anche anni.
  • Epatite D. Purtroppo non esistono farmaci antivirali specifici per bloccare la proliferazione del virus HVD, in alcuni casi si possono somministrare interferoni, ma non garantiscono una buona efficacia se non in una percentuale intorno al 20%. Per chi abbia contratto entrambe le forme di epatite (B e Delta), spesso l’unica cura possibile è il trapianto.
  • Epatite E. Anche per questa forma acuta di epatite non esistono terapie specifiche. La malattia si risolve spontaneamente con il riposo, un’alimentazione leggera ma nutriente e tanta idratazione. Tuttavia, nelle donne incinte il rischio è molto più elevato, pertanto in questo caso è necessario il ricovero in ospedale e un monitoraggio costante.
  • Epatite autoimmune. Dal momento che in questo caso l’infiammazione del fegato è causata dall’azione aggressiva dello stesso sistema immunitario del paziente, per salvaguardare la salute dell’organo è necessario agire su due fronti: da un lato spegnere la flogosi con la somministrazione di cortisonici, e dall’altra inibire la reazione immunitaria attraverso la somministrazione attenta e personalizzata di
    farmaci immunosoppressori.



 

PREVENZIONE E VACCINI

La prevenzione delle epatiti virali è senza dubbio la cura migliore, soprattutto se consideriamo gli alti rischi per la salute che la cronicizzazione delle epatiti B e C comporta. In generale, ecco quindi quali sono le principali misure preventive che possono impedire un contagio, a partire dall’igiene.
Le misure igieniche sono fondamentali per prevenire le epatiti A ed E, in particolar modo quando si viaggia in luoghi dove queste infezioni sono comuni. Pertanto è saggio:
  • Evitare di bere acqua non imbottigliata e sigillata.
  • Evitare di aggiungere ghiaccio alle bevande.
  • Evitare cibi crudi, in particolare pesce e frutti di mare, ma attenzione anche a frutta a verdura non lavate e disinfettate.
  • Lavarsi spesso le mani con il sapone o munirsi di soluzioni disinfettanti.
È altresì importante, prima di partire per un viaggio, informarsi se esiste un rischio di contrarre malattie infettive come l’epatite e valutare se è il caso di sottoporsi ad una eventuale vaccinazione preventiva.

Per quanto riguarda, invece, le epatiti B e C che si contraggono attraverso i rapporti sessuali non protetti e il sangue, ecco le regole d’oro a cui attenersi per evitarle:
  • Non scambiarsi siringhe, rasoi, spazzolini e oggetti (inclusi i sex toys) o indumenti che siano stati a contatto con i fluidi corporei di una persona a rischio.
  • Evitare i rapporti sessuali di qualunque tipo (inclusi i rapporti oro-genitali), senza adeguata protezione (nello specifico condom maschile o femminile) soprattutto se con partner a loro volta a rischio.
  • Attenzione a piercing e tatuaggi, è bene valutare la professionalità del tatuatore controllando le misure igieniche adottate durante l’operazione. Per abbattere i rischi è necessario che gli strumenti utilizzati siano assolutamente sterili.
Veniamo alla prevenzione vaccinale. Per quanto riguarda l’epatite B, in Italia è obbligatoria per i bambini fino ai 12 anni dal 1990, il che garantisce la loro copertura. Per tutti gli altri il vaccino è consigliato soprattutto se si ritiene di essere un soggetto a rischio, ad esempio per essere sieropositivi, fare o aver fatto uso di droghe, avere un partner a sua volta malato di epatite B, essere un operatore sanitario ecc.  Inoltre la vaccinazione è consigliata alle donne che intendono programmare una gravidanza, perché durante la gestazione le difese immunitarie materne si abbassano e il rischio di contrarre l’infezione aumenta. Non esiste, invece, un vaccino che protegga dall’epatite C, mentre è disponibile (ma non obbligatorio) quello per la prevenzione dell’epatite A, che si somministra in due dosi a distanza di sei mesi l’una dall’altra. È consigliato a chi per lavoro o altre ragioni viaggia in zone del mondo dove la malattia è diffusa o chi svolga una professione che aumenti il rischio di contrarre questo tipo di infezione.