Emorroidi: cosa sono, sintomi, cure e alimentazione

Emorroidi: cosa sono, sintomi, cure e alimentazione

Indice

Che cosa sono

Le emorroidi sono dei cuscinetti di tessuto vascolare che svolgono un ruolo molto importante nella continenza fecale. Costituiscono una componente del canale anale e sono composti da tessuto vascolare e tessuto connettivo, caratterizzati da un elevato contenuto di collagene e fibre elastiche. Tali cuscinetti vengono tenuti nella loro posizione originaria dalla muscolatura dell'ano. 

La malattia emorroidaria è causata dalla dilatazione del plesso emorroidario, ed è considerata una patologia a tutti gli effetti, che può accentuarsi in particolare in gravidanza. 
Le emorroidi possono essere interne o esterne, più o meno frequenti, a grappolo o singole, e sono quasi sempre sanguinanti e dolorose. Si possono però mettere in atto alcune misure di prevenzione a partire dall’alimentazione, evitando alcuni cibi e bevendo molta acqua. 
Vediamo meglio le cause di questa malattia, i sintomi, i rimedi “naturali” e le cure. Ma soprattutto perché dobbiamo evitare pericolosi fai-da-te e quando è invece necessario l’intervento chirurgico.

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Emorroidi interne ed esterne: differenze e livelli di gravità

Infografica che ritrae i muscoli delle emorroidi interneLa malattia emorroidaria si suddivide in: emorroidi primarie (o colonnari), corrispondenti a quelle situate in prossimità delle colonne anali, ed emorroidi secondarie
Generalmente, tale dilatazione non causa alcun dolore fin quando non interviene qualche complicazione, come possono esserlo le trombosi, eventuali infezioni oppure le erosioni della mucosa. La situazione tende a diventare più grave quando le emorroidi prolassano attraverso l'ano e fuoriescono verso l'esterno, dando vita a sanguinamenti e manifestazioni dolorose.

Le emorroidi primarie, interne, restano localizzate nel canale anale, sono indolori e non sono visibili. Il rischio è che durante la defecazione possano uscire all'esterno, quindi rientrare spontaneamente. Le emorroidi interne causano dolore soltanto quando il prolassamento è totale o vengono accompagnate da ragadi.

Le emorroidi esterne, invece, sono visibili, si sviluppano nei pressi dell'orifizio anale, fuoriescono abbastanza facilmente ed hanno le sembianze di piccole protuberanze. 
In relazione all'entità della patologia, queste possono essere classificate entro quattro diversi livelli di gravità.

  • Le emorroidi di primo grado restano nell'ano e sono visibili solo in seguito a un esame approfondito. Il paziente tende ad accorgersi della loro presenza a causa del sanguinamento, mentre il dolore è quasi sempre assente;
  • Le emorroidi di secondo grado restano anch'esse all'interno e prolassano solo durante la defecazione; tornano nella loro sede spontaneamente e possono causare fastidio e sanguinamenti;
  • Le emorroidi di terzo grado fuoriescono facilmente e necessitano di un intervento manuale per tornare nel canale anale. Sono caratterizzate dalla perdita di sangue vivo e durante i periodi in cui l'infiammazione è più importante, possono arrecare molto dolore;
  • Le emorroidi di quarto grado restano sempre all'esterno, senza alcuna possibilità di poterle riposizionare nella loro sede naturale.
  • La diagnosi

I sintomi delle emorroidi possono essere molto fastidiosi ma raramente comportano un effettivo rischio per la salute. La diagnosi è però importante per escludere che i sintomi siano dovuti ad altre patologie e in particolare da un tumore del colon-retto. Per questa ragione il medico consiglia ai pazienti di età superiore a 40 anni che presentano un sanguinamento ano-rettale di sottoporsi a una colonscopia.

La diagnosi di emorroidi viene eseguita da un medico specialista, che  ispeziona la zona rettale per esaminare le caratteristiche del prolasso. Possono essere utilizzati strumenti che facilitano l'osservazione come anoscopio, proctoscopio o sigmoidoscopio.
L'ispezione anale viene effettuata preferibilmente in posizione genu-pettorale, sia a riposo che chiedendo al paziente di spingere. Nel primo caso si possono identificare le emorroidi interne di IV grado, mentre con la spinta è possibile provocare il prolasso delle emorroidi di III grado.
 

Cause e Prevenzione: il ruolo dell'alimentazione

Immagine che ritrae cereali, frutta e verduraLa causa delle emorroidi sintomatiche rimane sconosciuta, ma sono noti diversi fattori associati a una maggiore prevalenza. Un elemento che può aggravare le emorroidi è per esempio la stitichezza. A questa si aggiungono l'età, la dissenteria, soprattutto se cronica, e l'abuso di lassativi. 

Una dieta corretta è il primo fondamentale passo per ottenere sollievo dai fastidiosi sintomi causati dalla malattia emorroidaria. Esistono alcuni cibi che sarebbe bene evitare in presenza di infiammazioni. Tra questi troviamo gli alimenti speziati, il peperoncino, gli insaccati, i formaggi stagionati, i crostacei, il cioccolato, i superalcolici, il caffè e le bibite a base di caffeina. È possibile trovare sollievo puntando su pasti leggeri e pietanze facili da digerire. In  genere è buona norma evitare l'assunzione di alimenti che hanno subito lunghi processi di trasformazione, di cui l'alimentazione spazzatura e quella da fast food sono particolarmente ricche. I cibi raffinati sono poveri di fibre e colmi di zuccheri e grassi, i quali possono influire sul corretto funzionamento dell'intestino (concorrendo ad aumentare i livelli di colesterolo cattivo).

È consigliata l'assunzione di fibre (frutta, verdure e cerali), senza però esagerare: un'alimentazione sana prevede l'assunzione di circa 30 grammi al giorno di fibre, mentre quantità superiori potrebbero causare meteorismo e mal di stomaco.  
Altrettanto importante è  idratarsi bene bevendo molta acqua. È fondamentale consumare almeno 1.5/2 litri d'acqua al giorno, che possono essere aumentati in estate in caso di elevata sudorazione. 
La combinazione di fibre e idratazione rende più morbide le feci, che possono essere espulse più facilmente, riducendo lo sforzo e il dolore durante la fase di evacuazione; questo genere di approccio è essenziale anche nella fase di prevenzione, in quanto costituisce l'unica maniera valida per evitare o limitare l'insorgenza di nuovi episodi. 
 

Le emorroidi in gravidanza

Capita a molte donne di soffrire di emorroidi durante la gestazione o appena dopo il parto.  Si ritiene siano tre i fattori che concorrono ad acuire il problema: il fattore ormonale, quello meccanico e quello vascolare. 
Dal punto di vista ormonale, l’aumento massiccio di progesterone ed estrogeni può comportare una maggiore lassità venosa, che facilita il ristagno sanguigno nei piccoli vasi, compresi, appunto, i cuscinetti anali. 

Durante la gravidanza poi, l’aumento di dimensioni dell’utero rende meno agevole il flusso venoso, e la mucosa anale tende a prolassare verso l’esterno, risultando nelle fastidiose emorroidi esterne. Inoltre in gravidanza la donna tende a rallentare la propria funzionalità intestinale, soffrendo spesso di stitichezza. L’evacuazione risulta quindi più difficoltosa, andando ad aggravare la situazione. Infine, nella seconda metà della gravidanza si verifica un aumento della massa sanguigna con dilatazione vascolare al tempo stesso lo sfintere tende a indurirsi (si parla di ipertono), rendendo più difficile il rientro delle emorroidi esterne.

Se si soffre di questi problemi in gravidanza, è consigliabile recarsi dal proprio medico, che saprà consigliare il rimedio specifico più indicato in commercio (si trovano farmaci in compresse, bustine, pomate a seconda delle esigenze).

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Infografica che illlustra le emorroidi e la corretta alimentazioneCome curare le emorroidi

La prima cosa da fare quando si sospetta di soffrire di emorroidi è recarsi dal proprio medico per una diagnosi precisa e per farsi consigliare eventualmente la crema o la pomata più indicata. È importante evitare il fai-da-te. Sono molti i “consigli” che si trovano facilmente in rete, circa prodotti “naturali” a base di questa o di quella pianta, ma è importante prima di tutto capire quali sono le caratteristiche del nostro disturbo per evitare di aggravare la situazione. 

Anzitutto è bene chiarire che un conto è alleviare i sintomi delle emorroidi, altra cosa è curare la malattia. 

  • Per alleviare i sintomi, oltre all’attenzione alla dieta, viene fortemente consigliato l'utilizzo di acqua calda per la detergenza giornaliera, anche in molti casi l'utilizzo di acqua fredda, se non addirittura il ghiaccio, aiutano ad alleviare il dolore. Bisogna comunque ricordarsi che utilizzare l'acqua fredda, sebbene dia sollievo momentaneo, restringe i vasi sanguigni e potrebbe causare un peggioramento della situazione.

    È inoltre importante sottolineare l’azione benefica dell'esercizio aerobico, che aiuta a stimolare la funzione intestinale e a curare la stitichezza. Anche lo stress può rappresentare un fattore scatenante, in grado di peggiorare in maniera sensibile stipsi ed emorroidi. Per affrontare lo stress sono indicate alcune discipline rilassanti e rigeneranti quali lo yoga, il pilates e la meditazione;
     
  • Per quanto riguarda la cura delle emorroidi esistono diversi farmaci per alleviare i sintomi (bruciore, fastidio, prurito, e sanguinamento): medicinali a uso topico, come per esempio pomate, e a uso orale, incluse le supposte. Il medico saprà consigliare la soluzione migliore per ognuno di noi.
    La maggior parte dei farmaci ad uso topico sono associazioni di un cortisone con un anestetico locale. Si tratta però di preparazioni non adatte in presenza di emorroidi sanguinanti, specie quando si manifesta un vero e proprio gocciolamento, poiché il cortisone può essere causa di ritardo nella cicatrizzazione. 

L’igiene intima: quali prodotti scegliere?

L’igiene intima è molto importante per evitare di aggravare la situazione, dal momento che il passaggio di feci porta con sé batteri che possono favorire l'insorgenza di infezioni. I prodotti scelti per l’igiene intima devono dunque svolgere un'azione di detersione, delicata senza irritare ulteriormente le mucose, ma anche antibatterica.
Non bisogna nemmeno esagerare con i lavaggi, che se troppo frequenti possono peggiorare i sintomi ed alterare il film lipidico della superficie della pelle.

Intervento chirurgico: quando è necessario?

Immagine che raffigura un anoscopioNella malattia di terzo e quarto grado può essere necessario l'intervento chirurgico, soprattutto se il paziente ha spesso a che fare con sanguinamento, infiammazioni e dolore acuto. L'intervento deve offrire un risultato apprezzabile e durevole. Avviene tramite un processo denominato dearterializzazione emorroidaria o cauterizzazione delle emorroidi, che consiste nell'interruzione del flusso arterioso.

Il medico può avvalersi dell'uso di un doppler; quest'operazione è particolarmente indicata in caso di sanguinamenti frequenti e può essere associato a mucopessia, in modo che la mucosa interessata dal prolasso venga riportata nella sua sede originaria. Questo tipo di intervento non comporta alcuna ferita aperta, pertanto il periodo post-operatorio risulta meno doloroso e consente una ripresa più veloce del normale.

Un'altra tecnica possibile prevede l'obliterazione, ovvero la chiusura dei rami arteriosi emorroidari mediante laser e plissettatura finale del prolasso. L'intervento si rende necessario nel caso la malattia abbia raggiunto il quarto grado di gravità e quindi in presenza di emorroidi esterne e perdita di sangue vivo. In tal caso, è consigliato l'intervento tradizionale di asportazione delle emorroidi, definito anche emorroidectomia. Quest'operazione consiste nell'asportazione dei gavoccioli emorroidari fissi situati all'esterno del canale anale; le ferite causate dall'intervento tendono a guarire nel giro di alcune settimane. Il dolore, nei giorni che fanno seguito all'intervento, può essere anche molto intenso, ma può essere controllato attraverso l'assunzione dei farmaci analgesici prescritti dal medico. È importante sottolineare che questo tipo di intervento è in grado di ridurre più degli altri il rischio di una ricomparsa futura dei sintomi.



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In collaborazione con
Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.
Data di pubblicazione: 09 luglio 2018
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