Dolore alla mano e alle dita: a cosa è dovuto? Quali sono le cause?

Dolore alla mano e alle dita: a cosa è dovuto? Quali sono le cause?

Benessere

Ultimo aggiornamento: 09 maggio 2019

Indice



Le mani sono organi fondamentali per lo svolgimento delle azioni quotidiane. Per questa ragione le patologie che le colpiscono hanno spesso ricadute importanti sulla qualità della vita dei pazienti. Anche quando non si tratta di malattie gravi, la perdita parziale della loro funzionalità può determinare la rinuncia all’autonomia.

l dolore può rendere difficile, o addirittura impossibile, compiere funzioni banali come aprire un barattolo, stringere il pugno, abbassare la maniglia per aprire una porta, scrivere, strizzare uno straccio. Il dolore è il sintomo principale di questo gruppo di patologie e il più debilitante.

 

Dolore della mano e delle dita: quando rivolgersi al medico

Il dolore alla mano o alle dita è un sintomo piuttosto comune, che può essere controllato tenendo la mano a riposo e assumendo antinfiammatori (per brevi periodi e solo dopo avere sentito il parere del medico).
Quando tuttavia il sintomo persiste anche a riposo e prendendo antidolorifici o se compaiono altri disturbi, è bene consultare il proprio medico.

 

Le cause del dolore alla mano e alle dita

Le ragioni scatenanti il dolore alla mano e alle dita sono numerose ed eterogenee. Il dolore può essere limitato ad una falange, estendersi al dito, a più dita o localizzarsi in un punto specifico della mano. Analizziamo le cause principali.

 

Sindrome del tunnel carpale

Immagine di un dottore che visita le mani di una pazienteLa Sindrome del Tunnel Carpale è un disturbo relativamente frequente, soprattutto fra le donne (con una prevalenza compresa fra il 5 e il 16%), uno dei disturbi nervosi più diffusi fra quelli che colpiscono la mano. Questa neuropatia è causa di assenze dall’ambiente di lavoro e di disabilità lavorativa, oltre ad essere una delle patologie lavoro-correlate riconosciute.

E’ causata dalla compressione del nervo mediano, che controlla la sensibilità e il movimento della mano, nella micro-galleria costituita da tessuto osseo e connettivo situata alla base della mano (tunnel carpale).  

Negli ultimi anni la Sindrome del Tunnel Carpale è stata frequentemente messa in relazione con l’uso eccessivo del computer e degli smartphone. In realtà, oggi si tende a ridimensionare questi dati: solo in 10 casi su 100 è possibile dimostrare una relazione fra la comparsa della sindrome e l’utilizzo del PC.

Risulta, invece, chiara l’associazione fra questo disturbo della mano e:
  • gravidanza: l’assetto ormonale tipico della gestazione comporta generalmente ritenzione idrica, più o meno intensa. In questi casi, i liquidi stagnanti si depositano anche all’interno della mano, peggiorando la congestione delle piccole strutture anatomiche e la compressione del nervo. Se la Sindrome del Tunnel Carpale si verifica in gravidanza, non si prescrivono terapie specifiche, ma si attende il parto. Generalmente il riassestamento dell’equilibrio ormonale comporta un miglioramento della sintomatologia
  • menopausa: anche in questo caso, la genesi del disturbo è ormonale. I cambiamenti ormonali che si realizzano nella menopausa aumentano la ritenzione idrica e portano alla compressione del nervo. Per ridurre il dolore e la compromissione della funzionalità della mano, viene prescritta la terapia ormonale sostitutiva  
  • diabete: la relazione fra diabete e innalzamento del rischio di sviluppare la Sindrome del Tunnel Carpale è stata dimostrata in una metanalisi pubblicata su Diabetic Medicine nel 2015. In generale, il diabete espone il paziente al rischio di sviluppo di un gran numero di patologie della mano. La cosiddetta mano diabetica rappresenta un quadro patologico nel quale le alterazioni metaboliche indotte dalla malattia e le microangiopatie (anomalie dei vasi sanguigni), possono determinare l’insorgenza della Sindrome del Tunnel Carpale. Il controllo della glicemia può contenere tale rischio.

Immagine che mostra le zone colpite dall'infiammazione dovuta alla sindrome del tunnel carpaleI sintomi della Sindrome del Tunnel Carpale sono:
  • dolore: peggiora di notte; in qualche caso migliora spontaneamente, in altri la recrudescenza dopo un periodo di sostanziale assenza è di intensità tale da spingere alla prescrizione di antidolorifici
  • intorpidimento
  • debolezza
  • parestesie: formicolii alla mano e alle dita, specialmente alle falangi delle prime dita, pollice, indice e dito medio (il territorio innervato dal nervo mediano).

La diagnosi della Sindrome del Tunnel Carpale prevede l’osservazione del paziente in sede di esame obiettivo da parte dell’ortopedico. In caso di sospetto per questa patologia, lo specialista prescrive l’esecuzione dell’elettromiografia. Si tratta di una procedura diagnostica che valuta la capacità dei nervi di condurre il segnale, ridotta in caso di sofferenza delle fibre nervose.
La terapia della Sindrome del Tunnel Carpale comprende:
  • antinfiammatori: il medico, in caso di dolore intenso che impedisce le normali attività, può prescrivere antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene
  • steccatura del polso: l’immobilizzazione della mano porta ad un miglioramento della sintomatologia dolorosa
  • infiltrazione di cortisonici
  • chirurgia: si tratta dell’intervento chirurgico di rilascio del tunnel carpale, che si effettua solo nei casi più gravi, quando i disturbi permangono da più di sei mesi senza miglioramento e gli altri trattamenti non hanno avuto effetti. Il chirurgo ortopedico pratica una piccola incisione sul polso, dilatando il canale e liberando il nervo dall’oppressione. L’intervento dura 15 minuti e porta a guarigione completa nel giro di due settimane. Oggi la chirurgia è riservata a 5 donne su 10.
Proprio per l’effetto scatenante che la ritenzione idrica può avere sull’andamento di questa malattia, ai pazienti cui è stata diagnosticata la Sindrome del Tunnel Carpale è consigliato di bere molto (almeno 2 litri d’acqua durante la giornata).

 

Cisti sinoviale (ganglio)

La cisti sinoviale è un rigonfiamento che si sviluppa vicino a un’articolazione o a un tendine. In essa è contenuto un fluido gelatinoso, il liquido sinoviale, che fisiologicamente riveste le articolazioni e agisce da lubrificante e per ammortizzare sollecitazioni e traumi.

La cisti sinoviale (comunemente definita ganglio) si forma principalmente a livello del polso, delle mani e delle falangi delle dita. Generalmente non è dolorosa, a meno che non sia localizzata in prossimità di un nervo. In questo caso, la compressione che agisce sulle fibre nervose può irritarle e causare il dolore. Il ganglio può rimanere di piccole dimensioni oppure ingigantirsi fino a diventare grande quanto una pallina da golf.

 

Artrosi

L’artrosi è una malattia cronica degenerativa che porta gradualmente alla perdita della forza di prensione delle falangi, delle dita e della mano. Si tratta di una patologia che inizialmente coinvolge solo la cartilagine, ma che nel tempo arriva a interessare tutte le componenti dell’articolazione. Il deterioramento della cartilagine articolare neutralizza i sistemi che evitano l’attrito diretto fra le ossa durante il movimento, che dunque sfregano fra loro, scatenando il dolore. Colpisce 4 milioni di persone nella sola Italia ed è la più diffusa fra le malattie dell’anziano.

L’artrosi colpisce le giunture fra le ossa del metacarpo e le falangi, le giunture che uniscono fra loro le ossa delle falangi e l’osso trapezio al metacarpo del pollice. Quest’ultimo caso configura un caso particolare di artrosi, la rizoartrosi. Per il paziente che soffre di artrosi anche compiere azioni semplici come svitare un tappo, aprire una porta, sollevare oggetti leggeri può rappresentare un problema

Immagine della mano di un paziente affetto da artrosiLe cause dell’artrosi non sono completamente note; al contrario, se ne conoscono piuttosto bene i fattori di rischio:
  • predisposizione genetica: la forma di artrosi più comune è quella definita primaria, spontanea
  • età avanzata: l’artrosi insorge per effetto delle modificazioni correlate all’invecchiamento della cartilagine articolare. Questo spiega perché la malattia colpisce prevalentemente i soggetti al di sopra dei 65 anni di età. Tuttavia, recentemente, è stato osservato un abbassamento dell’età media dei pazienti. Alcuni soggetti possono ammalarsi di artrosi anche prima dei 50 anni, in particolare in caso di storia familiare di artrosi (specialmente nel ramo materno) e in caso di attività professionali pesanti per la mano
  • attività pesanti eseguite con le mani
  • traumi o fratture: l’artrosi può instaurarsi anche in persone relativamente giovani a seguito di fratture pregresse che hanno comportato un danno articolare o cartilagineo. Anche la rottura del legamento di un dito può rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza dell’artrosi
  • diabete
  • obesità
  • menopausa: l’artrosi peggiora in menopausa, fase della vita della donna che può anche accelerare la comparsa della malattia.

I sintomi comprendono:
  • dolore: il dolore alle falangi, alle dita e alla mano in generale è il primo e più evidente sintomo dell’artrosi. All’inizio il dolore compare prevalentemente al mattino o dopo un periodo di inattività; poi, con il trascorrere del tempo, è sempre più presente, fino a diventare costante
  • rigidità articolare: per il paziente muovere le dita diventa sempre più difficile. Dolore e rigidità articolare sono sintomi analoghi a quelli dell’artrite, patologia con cui l’artrosi può essere confusa, ma compaiono in sedi diverse, così da consentire la diagnosi differenziale
  • infiammazione: le articolazioni delle falangi si gonfiano
  • noduli di Heberden e di Bouchard: la formazione di noduli in corrispondenza delle articolazioni delle falangi (lato dorsale della mano) si verifica dopo la fase acuta a livello delle articolazioni fra le falangi. La comparsa dei noduli provoca una deformazione delle dita
  • rumori articolari (scrosci).

Pur essendo una patologia degenerativa tuttora priva di una cura definitiva, oggi è possibile trattare l’artrosi in maniera da rallentarne la progressione.
Il trattamento dell’artrosi comprende:
  • somministrazione di antinfiammatori: per gli effetti collaterali che provocano devono essere assunti solo dietro prescrizione medica e quando il dolore è intenso
  • terapie fisiche: è possibile sottoporsi a cicli di laserterapia, tecarterapia, ionoforesi, ultrasuoni. Oggi è disponibile anche una procedura innovativa, la criolaserforesi (o criopass terapia). La mano del paziente viene spalmata di una miscela di antinfiammatori in una base di gel e irradiata da luce laser che cattura i principi attivi e li fa penetrare in profondità. La concentrazione locale di farmaco risulta così essere centinaia di volte superiore a quella che si otterrebbe con la somministrazione per via orale, senza i ben noti effetti collaterali né rischi di sovradosaggio. L’efficacia della terapia sembra mantenersi nel tempo
  • fisioterapia: viene prescritta soprattutto nella fase iniziale della malattia, con programmi specifici personalizzati per evitare l’irrigidimento delle articolazioni fra le falangi
  • tutore: nella fase iniziale dell’artrosi l’ortopedico può consigliare un tutore in materiale termoplastico da indossare qualche ora al giorno
  • infiltrazioni radioguidate: l’antinfiammatorio viene somministrato direttamente nelle articolazioni da trattare in particolare nelle fasi avanzate della malattia
  • cellule staminali: le cellule staminali che favoriscono la rigenerazione della cartilagine articolare vengono somministrate in artroscopia. La procedura permette di controllare la malattia per alcuni mesi.

     

Tenosinovite

La tenosinovite (o tenosinovite stenosante) è l’infiammazione della guaina dei tendini flessori (che controllano i movimenti delle dita), che imprigiona i tendini comprimendoli. I tendini, irritati, reagiscono formando dei noduli, che ostacolano il movimento e sono responsabili dello scatto che si sente quando le dita si flettono. Questo sintomo è responsabile del nome popolare attribuito a questa malattia, ossia Sindrome del Dito a Scatto.

Immagine che mostra a sindrome del dito a scattoIl blocco dei tendini obbliga le dita a restare bloccate in posizione piegata e causa dolore intenso. Raramente la patologia interessa anche il polso o le dita.
La causa della malattia è ignota, ma le ipotesi più probabili coinvolgono i traumi alle dita che non vengono prontamente trattati e i lavori che costringono le dita in posizione forzata.
In quest’ultimo caso, le vere responsabili della malattia sarebbero le piccole, continue lesioni al tendine, causate da microtraumi.
Anche artrite, alcune infezioni, gotta e diabete rappresentano fattori di rischio per l’insorgenza della patologia.

La popolazione femminile è quella più colpita, soprattutto nella fascia di età compresa fra i 40 e i 60 anni.
La terapia della tenosinovite comprende:
  • riposo: tenere la mano ferma favorisce la guarigione della tenosinovite
  • impacchi caldi o freddi: devono essere eseguiti sentito il parere del medico
  • antidolorifici: per controllare il dolore il medico può prescrivere antinfiammatori FANS (come ibuprofene) oppure cortisonici (anche in associazione ad anestetici), da somministrare attraverso infiltrazioni locali
  • chirurgia: viene eseguita solo se la malattia è in fase avanzata. L’intervento è semplice e viene effettuato in regime di day hospital, in anestesia locale.
Dopo la guarigione, l’ortopedico prescrive normalmente un ciclo di fisioterapia mirato all’irrobustimento dei muscoli vicini al tendine, allo scopo di evitare ricadute.


 

Sindrome di De Quervain

La Sindrome (o tendinosi) di De Quervain è una tenosinovite stenosante del tendine estensore corto e del tendine abduttore lungo del pollice entro il primo compartimento estensorio. Questa formazione è situata a livello del polso, a lato del pollice.

vista a raggi x della mano di un paziente che soffre di sindrome di de quervainL’irritazione tendinea ne provoca il rigonfiamento, che causa il restringimento dello spazio interno al canale. Intrappolati, i tendini si muovono con difficoltà. Questa tenosinovite comporta l’insorgenza di dolore sulla porzione laterale del pollice e del polso, che compare nel muovere il polso e nel piegare le falangi. Può avere un esordio graduale o improvviso e si irradia come una scossa fino al pollice.

La Sindrome di De Quervain impedisce i movimenti che impongono una rotazione decisa del polso come girare una chiave nella serratura, strizzare un panno. Il dolore compare scatenato da una particolare attività, di solito ripetitiva, che comporta l’uso eccessivo della mano (soprattutto in torsione) e scompare normalmente ad alcune settimane di distanza dalla sua interruzione. La Sindrome di De Quervain è tipica delle neomamme che allattano e tengono in braccio il neonato per lunghi intervalli di tempo.

Il trattamento di questa malattia prevede:
  • steccatura del polso: tenuta a riposo la mano, la sintomatologia migliora.
  • infiltrazioni di cortisonici: neutralizzano il dolore.
  • chirurgia: l’intervento chirurgico prevede la dilatazione del tunnel in cui scorrono i tendini dell’avambraccio ed è indicata in un numero relativamente elevato di casi. Dopo l’operazione l’ortopedico prescrive un ciclo di fisioterapia della durata di 10 giorni circa prima di riprendere le normali attività.

     

Artrite

L’artrite è una patologia infiammatoria cronica delle articolazioni, che provoca dolore, gonfiore e arrossamento locale e conseguente disabilità. E’ causata dal deterioramento della cartilagine articolare a seguito dell’infiammazione, che può sopraggiungere per cause diverse.

Analizziamo i principali tipi di artrite coinvolti nella genesi del dolore alla mano e alle dita.
 

Osteoartrite

vista a raggi x della mani di una persona che soffre di artriteSi tratta di una tipologia di artrite che interessa la mano, nello specifico:
  • la base del pollice
  • l’articolazione più vicina alla punta delle dita (distale)
  • l’articolazione mediana delle dita.
I sintomi sono: rigidità delle dita, il dolore e il gonfiore delle giunture. Mentre il dolore può ridursi spontaneamente fino a scomparire, il gonfiore e la rigidità permangono. Nel lungo periodo le dita si flettono su un lato, generando deformità che limitano fortemente la funzionalità della mano. A causa del dolore e del gonfiore articolare, anche attività semplici come scrivere possono diventare impossibili per i pazienti colpiti da osteoartrite.

Le cause dell’osteoartrite hanno a che vedere con i processi degenerativi legati all’invecchiamento e con precedenti (e trascurate) lesioni della mano, come fratture e lussazioni.

In alcuni casi si possono avere formazioni di cisti articolari, che aggravano il dolore. Il trattamento della tenosinovite prevede l’assunzione di antidolorifici, la steccatura delle dita (con il blocco delle falangi) e del polso, la terapia del calore (secondo il parere del medico) e una costante fisioterapia. Il ricorso alla chirurgia si verifica solo in caso di fallimento della terapia conservativa.
 

Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una forma di artrite che origina da una reazione autoimmunitaria (circostanza in cui il sistema immunitario attacca componenti del corpo stesso) diretta contro la membrana sinoviale e che erode le articolazioni. Quando colpisce le mani, causa dolore, rigidità articolare e disabilità, con incapacità di utilizzarle. Il dolore è più intenso al mattino, subito dopo il risveglio, ed è massimo dopo un periodo di inattività.

Si manifesta in maniera asimmetrica ai danni delle articolazioni fra le ossa del metacarpo e le falangi e fra le falangi stesse. Può interessare anche il polso e i tendini, causando deformità delle dita e della mano nel suo complesso.

L’artrite reumatoide colpisce a qualsiasi età, ma la sua insorgenza è più frequente nel sesso femminile, in particolare fra i 40 e i 50 anni.
Spesso i pazienti che soffrono di artrite reumatoide manifestano sintomi generali quali stanchezza, perdita di peso, malessere generale, indolenzimento muscolare, febbre, secchezza di occhi e bocca.

La diagnosi di artrite reumatoide viene posta durante l’esame obiettivo della visita ortopedica e confermata dalle analisi del sangue e dalle radiografie ed ecografie delle mani.

Non esiste una cura definitiva per questa patologia, ma è oggi possibile controllarne i sintomi e rallentarne la progressione. I farmaci utilizzati sono:
  • antinfiammatori FANS: riducono il dolore e l’infiammazione ma non controllano la progressione della malattia
  • cortisonici: efficaci nel diminuire il dolore, il loro impiego deve essere limitato, a causa degli importanti effetti collaterali
  • DMARDs (Disease Modifyoing Anti Rheumatic Drugs): migliorano la sintomatologia e la funzionalità articolare, controllando l’avanzamento della malattia
  • farmaci biologici: sono diretti verso un bersaglio molecolare, una sostanza coinvolta nel processo dell’infiammazione.

Trattandosi di una patologia autoimmunitaria, non si può parlare di prevenzione dell’artrite reumatoide: tuttavia sappiamo che obesità e sedentarietà favoriscono l’infiammazione delle articolazioni. Pertanto, il mantenimento del peso forma e l’attività fisica regolare risultano essere fattori protettivi nei confronti di questa malattia.

Molti personaggi in vista hanno dato grande impulso alla sensibilizzazione su questa malattia, riferendo attraverso i social o nel corso di interviste per i media la loro esperienza di pazienti e fornendo dettagli utili per la diagnosi precoce e per la gestione della cronicità. Fra le persone del mondo dello spettacolo affette da artrite reumatoide, ricordiamo la grande Anna Marchesini, scomparsa nel 2016 proprio a causa di questo male.

L’attrice Eleonora Giorgi ha recentemente raccontato la sua esperienza dolorosa, iniziata a soli 37 anni, con i primi dolori alle mani. Dolori che nel tempo si sono notevolmente intensificati e che le impediscono di porgere la mano per i saluti, nella consapevolezza che un’energica stretta potrebbe comportare un dolore estremamente intenso.
 

Artrite psoriasica

Immagine di una coppia di mani affetta da atrite L’artrite psoriasica è una forma di artrite molto complessa che può interessare una frazione variabile dal 15 al 30% delle persone che soffrono di psoriasi.
Può anche manifestarsi in coloro che non hanno mai avuto la classica manifestazione cutanea della psoriasi. Non esiste correlazione fra la gravità della psoriasi e un maggior rischio di sviluppare l’artrite psoriasica.

Questa malattia è caratterizzata da un esordio subdolo, diverso nei diversi individui, tanto che diagnosi risulta spesso tardiva. Un fattore sfavorevole per la prognosi: la diagnosi precoce è fondamentale per il successo della terapia farmacologica, perché il farmaco può solo evitare la perdita dell’articolazione residua, mentre quella già deteriorata non si può recuperare.

Successivamente la malattia attraversa una fase acuta, caratterizzata da dolore e rigidità (che si acuiscono di notte) e che può regredire. Le caratteristiche dita a salsicciotto (dattilite), con le falangi rigonfie, sono l’espressione dell’infiammazione che investe le giunture.

 

Cause traumatiche: fratture, distorsioni

Le fratture delle dita e della mano causano la comparsa di gonfiore, tumefazione e dolore intenso. Talvolta possono essere accompagnate da deformità articolare, specialmente nei casi in cui la frattura sia scomposta. Si verificano per lo più in caso di caduta in avanti, quando la vittima, nel tentativo di proteggersi il volto, allunga le mani, che assorbono la sollecitazione.

Un trauma seguito da dolore forte e impossibilità di muovere la mano o le dita richiede la visita in Pronto Soccorso. Qui l’esame obiettivo e le procedure diagnostiche chiariscono il quadro clinico e tracciano la terapia.

Le distorsioni delle dita sono più frequenti delle fratture e sono causate da uno stiramento eccessivo delle strutture articolari. Provocano dolore, gonfiore e la limitazione dei movimenti della mano.

 

Malattia di Fabry

La Malattia di Fabry è causata da un deficit enzimatico che provoca l’accumulo di sostanze all’interno delle cellule e conseguenze su tutti gli apparati. Si tratta di una malattia genetica molto rara, che colpisce 1-5 persone su 10.000.

Il dolore, concentrato alle mani e ai piedi, è uno dei primi segni clinici della Malattia di Fabry e si manifesta nel 60-70% degli uomini malati e il 40-60% delle donne. La sua intensità può compromettere la qualità della vita del paziente. Può essere lancinante o bruciante e compare con distribuzione asimmetrica.

In questa patologia il dolore è il segnale della compromissione del sistema nervoso periferico (dolore neuropatico), causata dal danneggiamento delle piccole fibre che mediano le sensazioni termiche e dolorose e controllano gli organi interni e le attività cardio respiratorie.

Il dolore può associarsi a prurito, formicolio (parestesie), scosse elettriche, ipersensibilità agli stimoli esterni (iperalgesia), alterata percezione sensoriale (allodinia). I fattori scatenanti delle crisi dolorose sono l’esercizio fisico, gli sbalzi termici e la febbre.

La Malattia di Fabry, fino a poco tempo fa considerata incurabile, oggi viene trattata con successo con una terapia enzimatica sostitutiva che rimpiazza la proteina mancante.

 

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Domande e risposte

  1. Quali sono i primi segni dell’artrite alle mani?
    L’artrite è una malattia degenerativa autoimmunitaria che provoca infiammazione articolare. I primi segni sono pertanto quelli dell’infiammazione, ossia il dolore, l’arrossamento, il gonfiore e la sensazione di calore.
     
  2. Come posso liberarmi del dolore alle mani?
    Il dolore che colpisce le dita e le mani può essere trattato, in caso di necessità, con antiinfiammatori non steroidei (FANS), ma solo dopo avere sentito il parere del medico e per periodi limitati. Se non passa o ritorna dopo la sospensione della terapia e è accompagnato da altri sintomi non riconducibili ad una causa precisa, è consigliabile consultare il proprio medico.
     
  3. Come è possibile arrestare l’andamento dell’artrite nella mano?
    L’artrite è una malattia degenerativa, per la quale non esiste ancora una terapia definitiva. Esiste tuttavia un certo numero di farmaci in grado di ridurre il dolore (antinfiammatori) e rallentarne la progressione (i DMARDs e i farmaci biologici).
     
  4. La Sindrome del Tunnel Carpale che colpisce durante la gravidanza guarisce dopo il parto?
    La Sindrome del Tunnel Carpale è acuita o scatenata dalla ritenzione idrica, che aggrava lo stato di compressione del nervo mediale all’interno del tunnel situato a livello del polso. La gravidanza, con i suoi cambiamenti ormonali, ostacola il drenaggio dei liquidi e può pertanto causare l’insorgenza di questa sindrome. Normalmente non viene, in questi casi, trattata: si tende infatti ad aspettare che il quadro ormonale si riassesti, fenomeno che determina il miglioramento della sintomatologia.
     
  5. Quali dita sono colpite dalla Sindrome del Tunnel Carpale?
    La Sindrome del Tunnel Carpale colpisce il nervo mediano. Le dita affette sono le prime tre.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 09 maggio 2019