Dolore alla mandibola: a cosa è dovuto? Cause e Diagnosi

Dolore alla mandibola: a cosa è dovuto? Cause e Diagnosi

Benessere

Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2019

Indice




Il dolore alla mandibola è un sintomo avvertito dal paziente nella zona della mandibola, dei tessuti circostanti e dell’articolazione temporo-mandibolare. La sensazione dolorosa normalmente si estende all’orecchio e si acutizza durante la masticazione. Le cause del dolore mandibolare possono essere numerose e molto differenti fra loro. Per questo è importante consultare lo specialista se il disturbo non scompare.

 

Quale medico consultare per risolvere il problema?

Il primo consulto normalmente suggerito è con l’otorinolaringoiatra, che esplora le vie uditive e le alte vie respiratorie al fine di individuare i possibili fattori scatenanti. In caso l’otorinolaringoiatra abbia escluso cause di sua stretta pertinenza, la visita dentistica può aiutare il paziente a controllare la salute di denti e gengive. A questo scopo può essere utile sentire il parere di altri specialisti quali lo gnatologo, il medico che studia in maniera specifica fisiologia e patologia della mandibola.

Il medico esegue una serie di indagini per valutare la masticazione del paziente:
  • misurazione dell’apertura della bocca
  • controllo dello stato di salute dei denti
  • verifica le caratteristiche dell’occlusione dentale
  • RX: il medico può prescrivere un RX dell’articolazione temporo-mandibolare
  • TAC o RM: vengono eseguite a bocca chiusa (per valutare le strutture ossee) e a massima apertura (per controllare lo stato dei tessuti molli)
  • elettromiografia: in alcuni casi il medico prescrive l’elettromiografia, per valutare la funzionalità dei muscoli masticatori
  • valutazione della frequenza cardiaca: si esegue con l’uso di un cardiofrequenzimetro. L’utilità di questo esame si basa sul fatto che la contrazione della muscolatura masticatoria è correlata all’aumento della frequenza di cuore, che si riduce con l’esecuzione di esercizi di stretching mandibolare.
In ultima analisi, il chirurgo maxillo-facciale può supportare il paziente nella ricerca di eventuali disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare.
In attesa della formulazione di una diagnosi accurata, è consigliabile non sforzare la mandibola e la sua articolazione con le ossa temporali del cranio impegnandole nella masticazione di cibi duri o gommosi.
 

Disfunzione temporo-mandibolare (dtm)

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) collega la mandibola alle ossa temporali del cranio, permettendo il movimento della prima in avanti, indietro e lateralmente rispetto alle seconde.
Anche quando non stiamo masticando e abbiamo la bocca ferma e chiusa, la mandibola è comunque impegnata nel garantire la deglutizione. E il suo ruolo è fondamentale nel parlare. La ATM è pertanto un’articolazione piuttosto sollecitata. I disturbi che la affliggono, raggruppati sotto l’espressione disfunzione (o disordine) temporo-mandibolare, sono la causa più frequente di dolore alla mandibola.
Immagine che mostra un lato della mandibola
La sintomatologia dei DTM è composta da:
  • tensione dei muscoli masticatori, presente anche quando il paziente non è impegnato nella masticazione
  • dolore alla mandibola, che si estende all’orecchio e che può irradiarsi allo zigomo e che peggiora con la masticazione
  • scatto articolare: in alcuni casi il paziente avverte una sorta di clic quando apre e chiude la bocca, uno scatto dell’articolazione
  • scricchiolio articolare: in altri, il movimento della mandibola può essere accompagnato da scricchiolii
  • blocco articolare: in altri ancora, l’articolazione può addirittura rimanere bloccata, costringendo il paziente a mantenere forzatamente la bocca aperta o chiusa
  • cefalea, dolori al collo.
Per anni si è ritenuto che i DTM fossero causati da malocclusioni dentali; in realtà, pur essendo presenti in molti casi, non è chiaro se siano all’origine del fenomeno. Il fattore più associato ai DTM è oggi lo stress, che porta il paziente a stringere la mandibola contro la mascella, mantenendo sempre attivi i muscoli masticatori. Questi, nel tempo, si accorciano, determinando la scomparsa dello spazio libero occlusale, ossia la distanza a riposo fra le due arcate a denti chiusi.

Lo stress porta, con il trascorrere del tempo, alla riduzione della distanza fra la punta del naso e il mento (dimensione verticale).

Il dolore alla mandibola si irradia a testa, collo, orecchio e schiena e peggiora con la masticazione. Spesso è anche presente il bruxismo.
In attesa di individuare una causa precisa, è utile:
  • evitare di parlare a lungo
  • non masticare cibi duri, chewing-gum
  • non mangiarsi le unghie
  • applicare impacchi caldi intorno alla mandibola
  • eseguire esercizi di rilassamento muscolare
  • tenere le labbra chiuse mantenendo i denti distanziati (labbra unite, denti separati).
Analizziamo ora le cause più frequenti di disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare.
 

Trauma

Il dolore alla mandibola può essere associato ad un evento traumatico. I traumi più frequenti che colpiscono la mandibola sono dovuti all’attività sportiva o a incidenti stradali nei quali il paziente subisce il colpo di frusta.

Immagine di una ragazza sofferente mentre si tiene con una mano la mandibola sofferenteQueste evenienze accidentali possono causare incoordinazione condilo-discale, responsabile del click che la mandibola fa durante apertura e chiusura della bocca. Il condilo è la porzione terminale dell’osso della mandibola, che si inserisce nella struttura concava dell’osso temporale. Fra le due strutture ossee è presente un disco, che facilita i movimenti articolari proteggendo le ossa dall’attrito provocato dal movimento reciproco. Quando il disco si sposta a causa del trauma, il riposizionamento del condilo al suo interno è ostacolato e produce uno scatto rumoroso.

E’ importante che il disturbo sia diagnosticato tempestivamente perché con il tempo il disco tende a spostarsi sempre più al di fuori della sua posizione fisiologica, fino a perdere la possibilità di accogliere il condilo. In questi casi, la mobilità articolare viene fortemente penalizzata: la bocca non può più essere aperta completamente e il paziente avverte dolore quando mastica e quando apre anche solo parzialmente la bocca.

Successivamente ad un trauma mandibolare, il medico interviene con una terapia ad approccio multiplo:
  • farmacologico: il medico prescrive antinfiammatori e miorilassanti, che riducono l’infiammazione locale e allentano la muscolatura contratta, attenuando il dolore
  • fisioterapia: lo gnatologo insegna al paziente alcuni esercizi di mobilizzazione dell’articolazione da ripetere ogni giorno, allo scopo di allungare i legamenti e consentire al condilo di inserirsi correttamente nel disco senza doverlo scavalcare
  • bite: è una placca in resina che il paziente deve indossare giorno e notte per qualche mese e rimuovere solo durante i pasti, che riposiziona la mandibola.
 

Lussazione

La lussazione dell’articolazione temporo-mandibolare può verificarsi quando il paziente sbadiglia spalancando completamente la bocca e blocca l’articolazione in modo tale che il condilo della mandibola non possa più inserirsi completamente nello spazio corrispondente dell’osso temporale.

Si verifica più frequentemente nelle persone che hanno i legamenti più lassi, condizione che rende la mandibola più mobile del normale. La lussazione temporo-mandibolare provoca una contrazione intensa della muscolatura masticatoria, responsabile di dolore intenso all’orecchio, alla mandibola e allo zigomo. Il dolore, insieme al blocco dell’articolazione stessa, costringe a recarsi urgentemente al Pronto Soccorso. Qui il medico esegue la manovra di sblocco, durante la quale riposiziona le componenti articolari come da fisiologia.

Dopo avere risolto la lussazione, è tuttavia necessario che il paziente esegua esercizi di irrobustimento dei legamenti, in maniera da prevenire un secondo episodio. Importanti anche altri piccoli accorgimenti, mirati ad evitare l’apertura eccessiva della bocca, come tagliare il cibo in bocconi di dimensioni ridotte.
 

Problemi dentari

Alcuni disturbi che colpiscono i denti o le strutture gengivali possono causare dolore alla mandibola che si accentua con la masticazione e può estendersi all’orecchio.
 

Ascessi dentali

Un ascesso dentale si forma quando un’infezione colpisce la polpa o il nervo del dente. Intorno al dente, fra la gengiva, l’osso e la polpa dentale si accumula pus (formato da batteri morti, detriti cellulari e dai globuli bianchi che hanno guidato la risposta immunitaria all’invasione batterica). Questo fenomeno provoca il rigonfiamento della gengiva.
Le tipologie di ascesso dentale sono due:
  1. parodontale: nasce da un’infezione che riguarda tutta la struttura di supporto del dente (parodonto), rappresentata da gengiva, osso alveolare, legamento, cemento radicolare; si verifica più frequentemente nei pazienti che soffrono di parodontite e altre patologie gengivali.
  2. periapicale: si verifica soprattutto in caso di carie trascurata, che intacca lo smalto e arriva alla polpa, infettandola. In questo caso l’ascesso è il risultato del tentativo del sistema immunitario di inglobare ed eliminare la carie. L’ascesso può essere causato anche dalla frattura di un dente non seguita dall’intervento tempestivo dell’odontoiatra perché in assenza di dolore. La soluzione di continuità del dente rappresenta, soprattutto se profonda, una breccia attraverso la quale i batteri possono penetrare nelle strutture interne del dente.
Immagine che mostra come avviene un ascesso ai dentiL’ascesso può originare anche da una devitalizzazione non eseguita correttamente. In questo caso, nel tempo, il tessuto non asportato durante l’intervento può dare origine a infiammazione. Il rischio di sviluppare l’ascesso dentale aumenta in caso di reflusso gastroesofageo, diabete, fumo e abuso di alcol, terapie cortisoniche a lungo termine. Il dolore è presente nella maggior parte dei casi e si può estendere a tutta la semiarcata dentale. Il paziente avverte il dolore soprattutto quando mastica e può manifestare anche cefalea, gonfiore gengivale, alitosi e malessere generale.

La terapia comprende:
  • assunzione di antibiotici e antinfiammatori
  • incisione dell’ascesso per favorirne il drenaggio
  • eliminazione della causa che ha dato origine all’ascesso.
In attesa dell’appuntamento dal dentista, è consigliabile evitare di assumere farmaci senza averlo sentito. E’ invece utile applicare impacchi di ghiaccio o effettuare sciacqui con acqua e sale. Una buona prevenzione, che consiste nella pulizia regolare dei denti e nel controllo semestrale dal dentista, minimizza il rischio di ascesso dentale.
 

Bruxismo

Il bruxismo è l’abitudine di digrignare i denti involontariamente, costringendo i muscoli della masticazione ad uno sforzo. Si tratta infatti di muscoli fisiologicamente equipaggiati per mantenere la contrazione solo durante la masticazione contestuale ai pasti.

Il bruxismo è un disturbo che colpisce dal 12% al 30% della popolazione nei Paesi occidentali e che fino a qualche anno fa veniva diagnosticato con molta difficoltà. Può manifestarsi come serramento e digrignamento dei denti oppure con una forma più subdola, nella quale la mandibola si blocca in una posizione che non coincide con quella dell’occlusione dentale (serramento mandibolare).

Immagine di una ragazza che dorme e intanto digrignaNormalmente il bruxismo viene diagnosticato sulla base dell’osservazione, nel corso della visita dentistica, dell’assottigliamento dei denti posteriori del paziente. Ma esistono anche altri segni caratteristici che orientano la diagnosi. La maggior parte dei pazienti emette rumore durante la notte (per via dello strofinamento reciproco dei denti) e si sveglia la mattina con un indolenzimento (talvolta con vero e proprio dolore) della mandibola e dell’articolazione temporo-mandibolare. Frequenti anche gli episodi di cefalea muscolo-tensiva.

La terapia, non definitiva, è rappresentata dall’applicazione di un bite, una placca intraorale di resina trasparente da indossare durante la notte sull’arcata inferiore. Il bite permette alla bocca di chiudersi correttamente, mantenendo i corretti spazi di occlusione.

Il bite deve essere modellato in maniera personalizzata sul paziente, sulla base delle impronte delle arcate dentali rilevate dal dentista, che effettua la procedura solo dopo che il paziente ha eseguito per qualche minuto specifici esercizi rilassanti della muscolatura masticatoria (stretching mandibolare). Sono sconsigliati i bite non personalizzati, che possono portare ad un peggioramento della sintomatologia. Questo dispositivo, che deve essere indossato per almeno 4-5 mesi, rieduca il sistema nervoso centrale a occludere la dentatura in maniera corretta. Successivamente, i denti devono essere trattati per eventuali difetti di forma, come l’assottigliamento indotto dal digrignamento. Il paziente deve anche essere educato a mantenere, durante la giornata, i denti staccati fra loro e la muscolatura masticatoria rilassata.

Le cause del bruxismo comprendono fattori neurologici e psicologici e uno stile di vita poco equilibrato, ad esempio l’eccessiva ingestione di alcol e caffè. La psicanalisi cognitivo-comportamentale può rivelarsi utile per combattere il disturbo. Talvolta la gravità della sintomatologia costringe il medico alla prescrizione di psicofarmaci, che tuttavia non sempre sono efficaci nel miglioramento.
 

Gengivite

La gengivite è un’infiammazione delle gengive, generalmente il primo segno di un disturbo gengivale che, a questo stadio, può essere curato con successo. Diversa è la situazione in cui la gengivite è in fase cronica e l’infiammazione si estende alle altre strutture di supporto del dente (il parodonto), determinando la parodontite. In questo caso, la patologia assume carattere degenerativo e può portare alla perdita del dente e alla lesione dell’osso mandibolare.

Immagine di una paziente che mostra le gengive arrossateOltre al fastidio e al dolore gengivale e mandibolare o mascellare, si possono manifestare sanguinamento gengivale e regressione della gengiva. E’ importante ricorrere al consulto dentistico il prima possibile, per proteggere l’integrità della gengiva e dei denti. La gengivite è causata dall’azione della placca batterica, ossia dall’insieme dei batteri che colonizzano il cavo orale, in associazione con altri fattori scatenanti:
  • fumo
  • scarsa igiene orale
  • diabete
  • terapie con farmaci specifici
  • otturazioni danneggiate
  • gravidanza: il 60-70% delle donne in gravidanza è colpito da gengivite; le gengive ospitano recettori per il progesterone (l’ormone prodotto durante la gestazione), che determina variazioni nella flora batterica del cavo orale e aumentata risposta alla placca batterica
  • predisposizione genetica.
 

Parodontite

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica delle gengive che deriva da un’infezione e che, in assenza di trattamento specifico, porta alla mobilità e alla conseguente perdita del dente.

La parodontite colpisce la struttura di supporto del dente, che lo tiene in posizione, saldamente innestato nella gengiva, indebolendola. Si formano così delle tasche gengivali nei quali proliferano batteri più aggressivi di quelli normalmente presenti nel cavo orale. In risposta, il sistema immunitario rilascia sostanza responsabili dell’infiammazione, che danneggiano il parodonto. Gengiva e osso alveolare vengono progressivamente rimaneggiati, lasciando il dente privo di sostegno.

Nei casi in cui si sviluppino ascessi, i sintomi principali sono rappresentati da gonfiore e dolore alla gengiva e alla mandibola, che si estende anche alla guancia e all’orecchio.
La diagnosi di parodontite si effettua mediante:
  • ispezione: in sede di visita dentistica
  • RX
  • sondaggio parodontale.
I fattori che possono predisporre allo sviluppo della parodontite sono:
  • fumo
  • scarsa igiene orale
  • diabete
  • terapia con farmaci specifici.
La parodontite può anche svilupparsi come conseguenza a malattie sistemiche quali alcuni tumori del sangue e alcune malattie genetiche, fra cui la Sindrome di Down.
L’approccio terapeutico alla parodontite comprende:
  • pulizia dei denti e delle gengive dai residui di tartaro
  • terapia a base di antibiotici, se sono presenti sacche di infiammazione gengivale
  • estrazione del dente, quando necessario
  • eliminazione chirurgica delle tasche gengivali
  • trattamento dei fattori di rischio.
 

Pulpite

La pulpite è l’infiammazione della polpa dentale che deriva da:
  • carie non trattata, che si approfondisce nella dentina
  • traumi: interrompono l’afflusso di sangue e linfa nella polpa, causando la necrosi del dente
  • interventi multipli di chirurgia odontoiatrica.
La pulpite può essere:
  • reversibile: l’infiammazione è limitata e il dente può essere riparato. In questo caso il dolore insorge in seguito all’applicazione di stimoli freddi o dolci e scompare quando lo stimolo cessa. Il trattamento consiste nell’apertura del dente e nella sua otturazione
  • irreversibile: la tumefazione interrompe l’afflusso di sangue, causando necrosi. Il dolore compare spontaneamente oppure dopo applicazione di stimoli freddi o dolci, ma permane anche dopo la loro rimozione. In caso di pulpite irreversibile il dente deve essere devitalizzato e il paziente sottoposto a terapia antibiotica.
La diagnosi di pulpite viene effettuata tramite:
  • visita dentistica
  • RX.
Le conseguenze della pulpite sono rappresentate dalla periodontite e dall’ascesso periapicale. In rari casi si arriva all’infezione della mandibola o dell’osso mascellare (osteomielite). In questi casi, il sintomo principale è il dolore mandibolare o mascellare.
 

Otite

L’otite è l’infiammazione dei condotti auricolari.
Le cause dell’otite sono:
  • sbalzi di temperatura e colpi d’aria: possono causare stati di raffreddamento, condizione che può portare all’insorgenza dell’otite
  • nuoto in acque contaminate: le otiti ricorrenti che colpiscono i nuotatori vengono definite orecchio del nuotatore. In questi casi è consigliabile proteggersi utilizzando gli appositi tappi e asciugare bene le orecchie, perché il ristagno di acqua può portare alla comparsa di infezioni
  • chiusura nasale: la pressione esercitata sul timpano può irritarlo e determinare l’insorgenza dell’otite anche in assenza di un’infezione
  • cause baro-traumatiche: l’improvvisa differenza di pressione, come quella che si verifica nel corso dei viaggi aerei, soprattutto nel bambino, può non essere adeguatamente compensata; questo può causare l’otite
  • traumi: uno schiaffo o lo schiocco troppo violento di un bacio.
Immagine di una bambina mentre la pediatra le visita le orecchie per verificare se la paziente è affetta o meno da otiteEsistono due tipologie di otite:
  • otite esterna: è l’infiammazione dell’orecchio esterno, che va dal padiglione auricolare al timpano, e causa fastidio, prurito e dolore (otalgia), che si può estendere anche alla mandibola e alla mascella. L’otite esterna può essere causata dall’utilizzo dei bastoncini ovattati per la pulizia dell’orecchio, che possono provocare traumi.
Il condotto uditivo può gonfiarsi e occludersi completamente, causando un calo dell’udito e dolore intenso. E’ importante non bagnare l’orecchio. E’ possibile assumere antinfiammatori (sentito il parere del medico) per ridurre il dolore, ma è importante non prendere antibiotici senza prescrizione medica
  • otite media: è l’infiammazione dell’orecchio medio (la cavità timpanica, che contiene la catena degli ossicini), tipica dell’infanzia perché i bambini hanno una tromba d’Eustachio più breve degli adulti e convogliano più facilmente i germi verso le strutture interne dell’orecchio.

L’otite media può essere causata da batteri o virus, provenienti dal muco nasale che si sposta verso il timpano perché non correttamente rimosso. Se si forma il pus, la membrana timpanica si gonfia e non può vibrare, determinando una sordità temporanea. La membrana timpanica può lacerarsi: in questo caso la rigenerazione può avvenire spontaneamente oppure l’otorinolaringoiatra può prescrivere un intervento di timpanoplastica. Il dolore è il sintomo più evidente. Dolore che si estende all’osso mandibolare e alle strutture anatomiche circostanti.
La prevenzione delle otiti medie ricorrenti nel bambino può giovarsi dei lavaggi frequenti del naso con soluzione fisiologica. Il soggiorno al mare può essere di supporto ai bambini che soffrono di otiti ricorrenti, per via della presenza di iodio nell’aria.

La somministrazione di antibiotici al di fuori della prescrizione medica ai bambini affetti da otite media è fortemente sconsigliata. L’otite media dei bambini è una delle malattie che comporta il maggior abuso di antibiotici, fenomeno fra i principali responsabili dell’antibiotico resistenza.
 

Calcolosi salivare

La calcolosi salivare è causata dall’ostruzione dei dotti salivari a causa della precipitazione di calcoli a base di sali del calcio.
Le ghiandole salivari sono le parotidi, le sottomandibolari e le sottolinguali: nell’80% dei casi i calcoli hanno origine nelle sottomandibolari.
La calcolosi salivare si verifica principalmente nei pazienti malati, indeboliti, anziani, nei quali è presente stasi salivare, condizione che favorisce la precipitazione dei sali contenuti nella saliva.

I sintomi sono rappresentati dal dolore, che peggiora quando si mastica, dalla tumefazione locale. I calcoli persistenti aumentano il rischio di infezione delle ghiandole salivari (scialoadenite), che ne rappresenta una possibile complicanza.
La diagnosi di calcolosi salivare viene effettuata a seguito di:
  • valutazione clinica
  • TAC
  • ecografia o scialografia.
Il trattamento consiste nella somministrazione di sostanze che facilitano la liberazione dei dotti salivari e nel massaggio locale. In alcuni casi si effettua la rimozione chirurgica dei calcoli.
Il medico prescrive al paziente analgesici in caso di dolore. In tutti i casi è consigliata una corretta idratazione.
 

Parotite

La parotite è una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus.
I sintomi compaiono a distanza di 12-25 giorni dal momento del contagio.

La sua manifestazione più evidente è la tumefazione in corrispondenza delle ghiandole salivari (da cui il nome popolare attribuito alla malattia, orecchioni), con conseguente dolore alla masticazione e alla deglutizione. La febbre è quasi sempre presente, insieme alla cefalea.

Questa patologia viene trasmessa solo di persona in persona, in maniera diretta (e non per scambio di oggetti) attraverso lo scambio delle goccioline contenute nella saliva. La diagnosi della parotite viene fatta su base clinica, con l’osservazione del paziente, e con la ricerca nel sangue degli anticorpi diretti contro il virus. Nonostante la parotite sia una patologia essenzialmente benigna, in alcuni casi può causare gravi complicanze. Nei bambini le complicanze sono encefaliti, meningite, pancreatite, perdita dell’udito; nel maschio adulto l’infiammazione delle gonadi, che può portare a sterilità.

L’immunità assicurata dalla malattia è permanente: ciò significa che la malattia non può essere ripetuta.
La prevenzione può essere efficacemente realizzata con la vaccinazione, che ha drasticamente ridotto l’incidenza della malattia.
 

Nevralgia del trigemino

L’infiammazione del nervo trigemino causa la comparsa di un dolore molto intenso, improvviso, lancinante e che impatta sulla qualità della vita dei pazienti.  La nevralgia del trigemino comporta un dolore particolarmente acuto al volto, alla mandibola, alla mascella, alla fronte, all’orecchio e all’occhio. Dai pazienti viene descritta come una scossa elettrica che attraversa le ossa del cranio.

Immagine di un uomo che soffre di nevralgiaL’incidenza della nevralgia del trigemino è relativamente bassa (5 casi su 100.000), tanto che questa malattia viene classificata come rara. Le cause possono essere di diverso tipo. La più frequente (95% dei casi) è la compressione delle radici del nervo da parte di un vaso sanguigno o un tumore. Non tutte le persone che hanno le radici del trigemino compresse sviluppano la nevralgia e non è chiaro perché e quando la compressione scateni il sintomo. Una delle ipotesi si basa sul possibile danno alla mielina (la membrana che riveste esternamente il nervo) esercitato dalla compressione, che potrebbe essere il fattore scatenante il dolore. 

La nevralgia del trigemino è una manifestazione correlabile alla sclerosi multipla (2-4% dei casi) e che in molti casi può essere il primo sintomo della malattia.  La crisi dolorosa può essere scatenata dalla stimolazione di punti strategici del viso (triggers), anche con semplici azioni come sfiorarsi il viso, lavarsi i denti, esporsi al vento o all’aria condizionata, deglutire ma le cause scatenanti non sono ancora completamente note. Le crisi dolorose durano secondi o minuti e sono imprevedibili.

Accertare la nevralgia del trigemino dal punto di vista diagnostico può richiedere molto tempo. In generale, occorre prima escludere cause di tipo odontoiatrico e poi rivolgersi ad un neurologo, che, sentita l’anamnesi del paziente, può scegliere se prescrivere una RMLa nevralgia del trigemino, a causa del dolore scatenato, può rendere difficile o impossibile la masticazione. Tuttavia, il paziente malnutrito o disidratato avvertirà ancora più intensamente il dolore.

La terapia di questa patologia si basa sulla somministrazione della carbamazepina, un antiepilettico. Ma in alcuni casi particolarmente intensi e frequenti e resistenti al farmaco, può rendersi necessario l’intervento chirurgico di resezione delle fibre responsabili del dolore. La chirurgia rimane l’extrema ratio, per via dei rischi che comporta e che vanno dalla perdita dell’udito all’intorpidimento di una parte del viso, all’emorragia.    
 

Sinusite

La sinusite (più correttamente definita rinosinusite) è l’infiammazione della mucosa che riveste internamente i seni paranasali dovuta a cause microbiologiche o a reazioni allergiche.
In Italia ne soffre l’8,4% della popolazione.

E’ normalmente la coda di un’infezione nasale trascurata e può riconoscere cause di tipo allergico, irritativo o infettivo (nel 90% dei casi è virale; micotica solo in caso di pazienti immunocompromessi). L’infezione si estende ai seni paranasali, provocando l’infiammazione della loro mucosa e il rigonfiamento che ostruisce il passaggio verso il naso. E’ il ristagno delle secrezioni innescare l’infezione.

Immagine di una ragazza mentre si soffia il naso e in giallo sono messe in evidenza le aree colpite da sinusiteIl dolore alla mandibola può essere causato dalla sinusite frontale. I fattori di rischio della sinusite sono costituiti dalla deviazione del setto nasale, che impedisce la corretta ventilazione dei seni, e dalla poliposi nasale ed esposizione all’inalazione di sostanze nocive.
Il sospetto di sinusite sorge in concomitanza di:
  • un raffreddore che si protrae da almeno 10-15 giorni
  • cefalea intensa
  • gonfiore nella zona centrale del viso, attorno agli occhi e al naso
  • dolore alla mandibola e alla mascella
  • naso chiuso
  • tosse o febbre (non sempre presenti).
In caso il medico sospetti la sinusite, può prescrivere:
  • TAC
  • RM: solo se si sospetta micosi o tumore
  • endoscopia delle cavità nasali
  • test allergologici, in caso di soggetti allergici.
La sinusite viene frequentemente trascurata, curata male e in maniera incompleta. In questi casi, può cronicizzare.
La terapia delle forme acute si basa sull’assunzione di antibiotici e/o cortisonici da assumere per bocca, associati, quando necessario, a mucolitici, antinfiammatori e vasocostrittori. La prevenzione delle ricadute si può realizzare con:
  • lavaggi nasali frequenti con soluzione fisiologica
  • cure termali: l’inalazione di acque sulfuree e salsobromoiodiche porta ad una remissione della sintomatologia e alla detersione delle cavità nasali
  • antistaminici: nei soggetti allergici.
Nelle forme croniche gli stessi farmaci vengono utilizzati per via inalatoria.
 

Tumore delle ghiandole salivari

Si tratta di una patologia normalmente benigna, a lento accrescimento, che insorge in una qualsiasi delle ghiandole salivari, ma più frequentemente nelle parotidi (85% dei casi).
La sintomatologia è il più delle volte assente, ma l’infiltrazione delle fibre nervose da parte delle cellule cancerose può determinare l’insorgenza del dolore alla mandibola, mascella, orecchio e zigomo. Altri sintomi eventualmente presenti sono parestesie locali (formicolii), intorpidimento, riduzione della funzionalità motoria della mandibola.
La diagnosi viene effettuata con:
  • ago aspirato
  • TAC
  • RM.
I tumori maligni devono essere asportati chirurgicamente e trattati con radioterapia, con risultati a lungo termine che dipendono dal grado di aggressività e dallo stadio del tumore. Il tumore maligno più diffuso di questa categoria è il carcinoma mucoepidermoide, che colpisce prevalentemente i soggetti di età compresa fra i 20 ed i 60 anni. E’ possibile che un tumore inizialmente benigno si trasformi in maligno, ma solo con il trascorrere di lunghi periodi di tempo senza cure.
 

Tumore delle strutture mascellari

Un dolore alla mandibola che non scompare e non accenna a migliorare con il tempo, può essere la spia di un tumore delle strutture ossee mascellari. Si tratta di un gruppo di neoplasie relativamente frequenti: il più diffuso è il carcinoma a cellule squamose che infiltra l’osso attraverso gli alveoli dentari. Molti di questi casi di tumore vengono diagnosticati casualmente durante una visita dentistica, a cui il paziente ricorre nel tentativo di trovare una causa al dolore mandibolare. Non si tratta, generalmente, di tumori invasivi o aggressivi. La diagnosi precoce può essere effettuata con i RX.

La terapia consiste nell’asportazione chirurgica e, eventualmente, nella ricostruzione.
 

Domande e risposte

  1. Perché la mandibola mi fa male solo da un lato?
    Il dolore alla mandibola può essere espressione di diversi disturbi, alcuni più lievi, altri di entità clinica più rilevante. Una patologia dentale, salivare (calcolosi, tumore), otorinolaringoiatrica può produrre dolore limitato alla semiarcata colpita.
     
  2. Come posso far passare il dolore alla mandibola?
    Il dolore alla mandibola può essere, come tutte le manifestazioni dolorose, essere controllato o risolto con l’assunzione di antidolorifici. Tuttavia, questi farmaci, che possono essere presi solo previo consulto medico, gestiscono il sintomo, ma non neutralizzano la causa che l’ha generato, che deve essere diagnosticata in sede di visita medica e tramite l’esecuzione di opportune indagini strumentali.
     
  3. Perché la mandibola mi fa male in corrispondenza dell’orecchio?
    Il dolore alla mandibola può estendersi all’orecchio in numerose patologie dentali (carie, pulpite,,,), otorinolaringoiatriche o salivari. Oppure può essere originato proprio da una malattia dell’orecchio, come l’otite.
     
  4. Perché mi fa male la mandibola quando mastico?
    Sia i disordini temporo-mandibolari che le patologie dentali provocano un’intensificazione del dolore alla mandibola durante la masticazione, per lo stato di contrazione che affligge i muscoli deputati a questa funzione. E’ consigliato, in questi casi, evitare cibi duri, croccanti o gommosi, per lasciare a riposo la muscolatura.
     
  5. Il dolore alla mandibola può essere un segno di infarto?
    Il dolore alla mandibola è uno dei sintomi, in particolare nella popolazione femminile, che possono comparire in caso di attacco cardiaco. Ma deve essere considerato nel quadro di una sintomatologia più ampia ed articolata, non come elemento a sé stante. In caso di sospetto, è sempre bene sentire il parere del medico.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 22 aprile 2019