Disturbi alimentari: che cosa sono e come vengono classificati

Disturbi alimentari: che cosa sono e come vengono classificati
13 dicembre 2018

Benessere

Indice

 

Come si manifestano

I disturbi del comportamento alimentare sono manifestazioni psicopatologiche che riguardano direttamente l’alimentazione, il rapporto del singolo con il cibo, la percezione del proprio corpo e influenzano le relazioni affettive e sociali.
I DCA più noti sono l’anoressia nervosa (da non confondersi con la semplice definizione “anoressia”, che indica la sola perdita di appetito) e la bulimia nervosa, ma trattandosi di disturbi psicopatologici, lo spettro in cui si collocano è molto più ampio.

Immagine che ritrae una ragazza molto magra seduta a tavola con difronte a sé un piatto vuoto e un metro in mano.Esistono molti disturbi diversi e complessi che hanno però un unico filo conduttore: conferire più o meno inconsapevolmente un valore affettivo al cibo, per cui il nutrirsi in un determinato modo, o al contrario il non nutrirsi, assume nel tempo un ruolo compensatorio rispetto a vuoti affettivi e a una profonda insicurezza nei confronti di se stessi. È bene ricordare che i disturbi alimentari sono il risultato di una serie di fattori interni ed esterni alla persona, di tipo biologico, culturale, di personalità e relazionale.

«Il rapporto compensatorio con il cibo- spiega la dottoressa Nicoletta Suppa a Vanity Fair- ha a che fare con una profonda disistima nei confronti di se stessi e di sfiducia nei confronti degli altri.» L’atteggiamento anomalo e controcorrente può diventare un appiglio morale per chi soffre di DCA, una specie di baluardo della propria forza emotiva.
Infine, è molto ricorrente la tendenza ad avere pensieri ossessivi legati al cibo, alla magrezza, al controllo su di sé che si trasformano in comportamenti ripetuti, dai quali si diventa dipendenti. Spesso questo accade in totale solitudine, per cui chi ne soffre rischia di isolarsi dagli altri e di sentirsi sempre più estraneo nelle relazioni. «Per affrontare i disturbi alimentari è fondamentale essere consapevoli del problema, questo è il primo passo per uscirne» afferma la dott.ssa Suppa, «poi, è importante parlarne con qualcuno a cui si è vicino.»

Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, negli ultimi anni l'età di insorgenza dei disturbi alimentari si è abbassata: è possibile vedere già bambini di 10-11 anni soffrire di anoressia, anche se non mancano insorgenze in età adulta.

Inoltre si conta che ogni anno circa 3 milioni di italiani, soprattutto adolescenti, vengono colpiti da questi disturbi nelle loro differenti manifestazioni. Il dato più allarmante è che ben 7 italiani su 10 (69%) dichiarino di non conoscere i rischi dei DCA e di non sapere come affrontare queste malattie.
Per quanto riguarda i familiari, questi si trovano ad avere a che fare con persone affette da queste patologie di origine psicologica e difficilmente riescono ad essere una risorsa nel processo di guarigione, specialmente nel caso in cui il rapporto sia tra genitori e figli.
Il fatto che spesso siano patologie poco visibili, tranne quando riguardano gravi conseguenze fisiche come la perdita di peso per l’anoressia nervosa, che afferiscono alla categoria dei disturbi mentali, rende necessario un approccio multidisciplinare per il loro trattamento e una conoscenza di base del fenomeno, che molto spesso manca nelle strutture pubbliche (a partire dalle scuole) o nell’informazione.

Quale prassi e terapia?

Illustrazione dove una ragazza si guarda allo specchio. Il riflesso che vede nello specchio però è più grasso della ragazza originale.Per i genitori degli adolescenti affetti da DCA, la maggiore difficoltà consiste spesso nel distinguere un problema nutrizionale da quello psicologico (68%) che di conseguenza non sanno a chi rivolgersi per affrontare la malattia (57%).
La confusione purtroppo si riflette anche in una mancanza di omogeneità di prassi a livello nazionale. Pur trattandosi di patologie gravi e ad alta diffusione, allo stato attuale non esiste in Italia una Linea Guida Nazionale in materia di DCA, come riporta il sito Disturbi Alimentari Online, strumento di mappatura e informazione del Ministero della Salute.

Come si legge: «La terapia dei DCA deve essere concepita in termini interdisciplinari (…) e avvenire in strutture di cura in cui collaborino sistematicamente figure professionali diverse (internisti, nutrizionisti, psichiatri, psicologi clinici, dietisti) privilegiando, senza mai escludere l’altro, il versante somatico o psichico a seconda delle fasi della malattia».
L’accesso principale al percorso terapeutico dovrebbe essere quello ambulatoriale che svolge compiti di prima accoglienza, consulenza, diagnosi e così via.


Codice lilla e giornata del Fiocchetto Lilla

Ancora molto spesso la valutazione di questi casi non avviene in maniera adeguata all’interno dei Pronto Soccorso, ed è per questo che da agosto è stato introdotto il codice “lilla”, per aiutare gli operatori sanitari ad accogliere i pazienti e avviarne da subito il giusto cammino terapeutico.

La decisione viene da un Tavolo di lavoro specifico coordinato dal ministero della Salute, che ha elaborato le “Raccomandazioni per interventi in Pronto Soccorso per un Codice Lilla” e le “Raccomandazioni per i familiari”, per renderli consapevoli delle forme di disagio, soprattutto iniziale e a volte nascosto, che può sfociare in gravi problemi sanitari.
Come si legge, «La redazione dei documenti è stata fortemente sollecitata sia dalle associazioni dei familiari sia dagli operatori sanitari, che necessitano di strumenti pratici in una tematica in cui ancora oggi, purtroppo, esiste una estrema disomogeneità di cura e trattamento sull’intero territorio nazionale».
Sono nati due documenti: uno per gli operatori del settore sanitario che si trovano a dover operare un pronto soccorso per l’accoglienza e la valutazione dei pazienti con DCA e uno per i famigliari, che fornisce indicazioni su come riconoscere i sintomi dei disturbi e li aiuta a fornire un supporto pratico.
 


Non solo anoressia e bulimia: una classificazione

Immagine che mostra una ragazza nell'atto di indursi il vomito.Come appena citato, esistono disturbi alimentari che esulano dal quadro diagnostico dell’anoressia e della bulimia. Lo spettro è molto più ampio ed è legato al tipo di comportamento patologico che si ha con il cibo. I più rilevanti osservati in questi ultimi anni sono i seguenti:


ANORESSIA NERVOSA

Ciò che contraddistingue l'anoressia nervosa è il rifiuto del cibo da parte di chi ne soffre e la paura ossessiva di ingrassare, con la conseguente perdita di peso incontrollata, che può portare ad amenorrea e altre patologie.


BULIMIA NERVOSA                         

Una persona affetta da bulimia nervosa è contraddistinta da continua fame e dall’impulso a mangiare senza limiti. Di contro, spesso si provoca il vomito dopo aver mangiato, utilizza dei lassativi, digiuna e pratica intensa attività fisica, risultando in una fisicità normale.


ORTORESSIA

Ortoressia significa esagerata attenzione per la qualità del cibo. Caratterizzata anche da una dipendenza dall’attività sportiva, l’ortoressia è un disturbo che consiste nella ricerca ossessiva di cibo sano e nella rinuncia rigida di quello che non lo è. Chi ne soffre, al fine di evitare cibi ritenuti dannosi per la salute, sviluppa il bisogno di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti.


Immagine che mostra dolciumi d'ogni sorta e vari cibi e bevande gassate, grasse e zuccherate.BIGORESSIA

Anche conosciuta come anoressia riversadismorfia muscolarevigoressia, la bigoressia è caratterizzata da una forte dispercezione corporea opposta a quella che caratterizza l’anoressia nervosa. Chi soffre di bigoressia è afflitto dalla continua e ossessiva preoccupazione per quanto riguarda la propria massa muscolare, abusa di esercizio fisico, diete iperproteiche e anabolizzanti, per scongiurare la convinzione di apparire piccolo, esile, inadeguato.


DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (BINGE EATING)

Detto anche BED, acronimo della definizione inglese Binge Eating Disorder, è un disturbo del comportamento alimentare che presenta molte caratteristiche analoghe alla bulimia nervosa, con episodi di abbuffate tipici, senza però mostrare i comportamenti compensatori tipici di quest'ultima, quali vomito, abuso di lassativi o diuretici o digiuno.


L’importanza della prevenzione

«Abbiamo notato che l’età di esordio dei DCA si abbassa sempre di più: ora è intorno ai 12-14 anni e la tendenza è a diminuire ancora» lo afferma la dottoressa Elena Costa, fondatrice dell’associazione Nutrimente onlus.

Nata nel 2013 da un’iniziativa di psicoterapeuti e psichiatri attivi all’Ospedale San Paolo di Milano, questa associazione si pone come obiettivo di fare prevenzione attiva in tutti gli ambiti sensibili a contatto con gli adolescenti e di aiutare le persone affette da DCA attraverso percorsi alternativi extra ambulatoriali.

«Spesso chi si rivolge alle cure è in uno stato di cronicità o severità psicopatologica. Le nostre attività di informazione e prevenzione si rivolgono a tutti coloro che lavorano con gli adolescenti (a scuola, nelle palestre etc.) cosicché possano seguire un buon metodo perché i ragazzi non arrivino a conclamare un disturbo alimentare. Al tempo stesso, riteniamo che sia utile trovare dei contesti che possano aiutare chi già soffre a migliorare al di fuori della clinica, attraverso percorsi alternativi, come i laboratori di yoga e fotografia sensibile che proponiamo ciclicamente».
In collaborazione con
Veronica Tosetti

Veronica Tosetti

Scrivo di salute e benessere, attualità e libri per le edizioni online de "Il Libraio" e "Vanity Fair", con particolare attenzione ad approfondimenti legati a salute della donna, psicologia e benessere. Lavoro nella comunicazione digitale come content e social editor. Sono autrice e coordinatrice di progetti narrativi legati alla radio e al fumetto. Sono attiva sui principali social network, tra gli altri già citati anche su Facebook e Instagram