Digital health: le tecnologie al servizio della sanità

Digital health: le tecnologie al servizio della sanità

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2020

Indice

CONNETTERE LA CURA

Attualmente viviamo una fase di sviluppo tecnologico nella quale scienziati ed esperti di connessione fra sistemi stanno implementando un ecosistema digitale che deve creare valore per la società.
Immagine che ritrae una ragazza insonne a lettoLa digital health è parte di questo miglioramento, che ha come scopi specifici quelli di aumentare la sostenibilità economica del sistema sanitario (una volta portata a regime) e di estendere l’accesso alle cure nella popolazione. Basti pensare agli anziani che vivono nei tanti piccoli centri della nostra penisola, magari isolati e impossibilitati a recarsi con frequenza elevata presso le strutture sanitarie.

La salute digitale può offrire loro l’opportunità di consultare il medico attraverso un servizio di telemedicina. O, ancora, al malato cronico, che necessita di un monitoraggio continuo dei parametri caratteristici della propria patologia: la tecnologia delle app può garantirgli la possibilità di essere seguito a distanza dal proprio medico.
In Paesi come il Regno Unito, per ridurre il consumo di psicofarmaci e dunque limitare i fenomeni di dipendenza, il Governo ha deciso per la rimborsabilità di una app contro l’insonnia. Si tratta, per le casse dello Stato, di un investimento relativamente limitato che potrebbe (attendiamo i primi riscontri) procurare risparmi notevoli sulla spesa farmaceutica, oltre che benefici importanti per la salute dei cittadini.

IL COINVOLGIMENTO DEL CITTADINO

Le survey condotte presso la popolazione italiana testimoniano che i nostri concittadini si sentono più coinvolti nella cura di quanto non accadesse in passato. Vogliono partecipare alle scelte del sistema sanitario e riescono a mantenere un rapporto con il medico soddisfacente nonostante la loro acquisizione di informazioni sulla salute avvenga anche tramite altri canali, in particolare quello digitale.

Proprio il tanto controverso rischio che incappino nei contenuti di Doctor Google, a volte poco scientifici, deve spingere aziende e istituzioni a dotarsi di blog informativi che permettano ai cittadini di apprendere minimizzando i rischi di disinformazione e misinformazione
Il nostro sistema sanitario è pronto all’accesso digitale, anche per lo svolgimento di operazioni quali prenotazione e pagamento. Ma i cittadini, in questo caso, vogliono ancora presentarsi di persona agli sportelli. Probabilmente nella convinzione che l’operatore umano sia capace di capire i loro bisogni e fornisca loro eventuali informazioni necessarie. Da un punto di vista più generale, dunque, occorre che le persone siano educate a cogliere tutte le opportunità del digitale, massimizzando i loro benefici”. Apre così i lavori del Digital for Clinical Day 2019 Emanuele Lettieri, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano

immagine che ritrae un chirurgo che analizza delle radiografieIl cittadino è e sarà sempre più al centro del processo di riorganizzazione della Sanità. Sotto questo profilo, il digitale rappresenta la chiave abilitante per l’accesso all’innovazione terapeutica. E, dall’altro lato, un paziente coinvolto è la condizione essenziale per poter produrre terapie che rispondono effettivamente ai bisogni dei malati.
La presenza del paziente in tutte le fasi dell’elaborazione del trattamento rappresenta un fattore di accelerazione per lo sviluppo di nuove soluzioni, un deterrente ad abbandonare la ricerca anche quando la situazione si fa difficile e i risultati latitano. Il fatto che la vita di molti malati dipenda dalla riuscita di uno studio imprime un ritmo più vivace al progetto.
Per quanto riguarda la cura, le strutture sanitarie del nostro territorio sono mediamente all’avanguardia e i cittadini ne usufruiscono. Sul fronte dell’imaging, la componente della radiologia viaggia già ad una certa velocità, ma sarà la digital radiology ad affrontare un rapido sviluppo nei prossimi anni.
Per quanto riguarda il fascicolo sanitario elettronico, anche da questo punto vista le strutture sono mediamente piuttosto preparate, malgrado solo il 7% dei cittadini ne facciano uso. La spiegazione potrebbe riferirsi al tempo limitato che il medico ha a disposizione per seguire il paziente e alla sua volontà di evitare di trascorrerlo davanti al computer. 

Legittimo l’entusiasmo che si sta sviluppando attorno all’intelligenza artificiale, ambito nel quale esistono numerose sperimentazioni cliniche già in fase avanzata. Da questo punto di vista, i temi della processazione delle immagini e del linguaggio risultano essere quelli più interessanti.
L’innovazione fatica a prendere corpo, anche perché non è così semplice coglierne tutti i vantaggi.
A rallentarne la crescita, anche le questioni di:
  • Sicurezza dei dati, che preoccupa i pazienti;
  • Competenze, che devono essere formate e coltivate. 
Ma, in generale, è possibile affermare che i capitali siano stati investiti e che, spesso, le lacune dell’innovazione non dipendano dalla mancanza di risorse, ma proprio da queste carenze. 

Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Esami radiologici:
Centri specializzati in Esami radiologici

IL RISCHIO DI CYBER ATTACK 

Immagine che ritrae un cyber attackLa gestione dei dati (data management) è un’attività che comporta notevoli complessità nelle strutture sanitarie. Ecco perché viene individuata come un aspetto sfidante e distintivo per le diverse realtà nel panorama dell’healthcare. Per le ragioni che possiamo facilmente immaginare, il data management in ambito sanitario è molto più normato rispetto ad altri settori, con leggi sulla protezione dei dati molto più capillari e stringenti.

Inoltre, una delle difficoltà che incontrano le strutture sanitarie riguarda la volontà diffusa dei pazienti di esercitare una forma di controllo sui propri dati, accompagnata tuttavia da una generale impreparazione sull’argomento.
“Gli attacchi informatici si stanno facendo pressanti anche nel settore sanitario, dove possono compiere danni ingenti. Questo perché la qualità del dato sanitario è altissima e questo, dal punto di vista del cybercrimine, è un aspetto di grande valore. Le organizzazioni malavitose possono ottenerne notevoli guadagni, significativamente superiori rispetto a quelli consentiti dai dati finanziari”, commenta Nicola Vanin, responsabile Data Governance & Information Security di TIM

Negli ultimi anni, si è registrato un aumento del 62% degli attacchi verso aziende e società che operano nel campo sanitario e farmaceutico. Questo ha dato impulso allo sviluppo di sistemi di protezione dei dati efficienti. Di fronte al rischio di esfiltrazione di dati allo scopo di rivendere brevetti e risultati di attività di ricerca, le aziende e strutture sanitarie si proteggono. 
Naturalmente, la necessità di istituire una rete di sicurezza potente non deve spingere alla chiusura nei confronti delle iniziative di innovazione. Occorre difendersi rimanendo integrati.  

IL VALORE DELLA RICERCA

“La ricerca clinica è una risorsa perché porta al miglioramento della capacità terapeutica delle strutture sanitarie, migliora l’assistenza, aumenta le conoscenze scientifiche e dunque aumenta coscienza scientifica, aumenta il prestigio e richiama giovani ricercatori e scienziati esperti”.
È Carlo Nicora, Direttore generale del Policlinico San Matteo di Pavia, ad affermarlo.
La ricerca migliora il futuro e aiuta a trasferire l’innovazione alla pratica clinica, accelera la sua traslazione al paziente. Se la ricerca è efficiente, il malato riceve velocemente la cura innovativa preziosa per trattare la malattia altrimenti incurabile da cui è affetto.

Anche la ricerca sponsorizzata è fondamentale, nonostante in Italia le norme sul conflitto di interesse del medico costituiscano spesso un deterrente al suo sviluppo. La ricerca sponsorizzata fornisce l’opportunità di integrare e supportare il sistema sanitario, perché mette a disposizione farmaci che non sono ancora in commercio e sostiene dal punto di vista economico l’attività di ricerca.
Il Direttore Generale di un’azienda ospedaliera dovrebbe quindi reinvestire soldi che le ricerche effettuate con sponsor generano in attività di ricerca no profit, per dare vita a una modalità virtuosa di innovazione. Esattamente come avviene per quanto riguarda i ricoveri, le prestazioni di laboratorio, le visite, anche la ricerca dovrebbe essere vissuta come un asset dell’azienda ospedaliera. 

COMUNICARE IL VALORE DELL’INNOVAZIONE

immagine che ritrae ricerca medicinaNon basta produrre innovazione se poi il paziente non ne viene a conoscenza. Portare alla sua attenzione i riferimenti costituiti dalle strutture che offrono assistenza tecnologicamente avanzata, presentargli l’elenco delle prestazioni alle quali può accedere è un servizio che migliora le sue possibilità di cura. 
Questo ragionamento acquisisce un valore ancora superiore quando si parla di malattie rare, di patologie che riguardano nicchie sempre più selezionate e specifiche di pazienti. Le malattie che non hanno grande diffusione sono spesso penalizzate dal limitato numero di contenuti accreditati disponibili ai quali i malati possono approvvigionarsi di informazioni. Un fenomeno che tende a farli sentire ancora più isolati.
Il valore della tecnologia deve essere comunicato correttamente ma pienamente. 

Occorre superare il paradigma, un tempo imperante in Sanità, secondo il quale solo i grandi numeri possono legittimare certi investimenti. Perché nell’ambito della salute le ricadute degli investimenti devono essere valutate con principi differenti rispetto ad altri settori e possono essere generate anche in maniera indiretta.
Pensiamo ai farmaci che curano l’epatite C, una malattia che prima esigeva assistenza per tutta la vita del paziente e che spesso comportava l’esecuzione di un trapianto di fegato. Se è vero che questi medicinali sono molto costosi (oggi molto meno rispetto alla loro introduzione) e hanno spinto a grandi riflessioni e dibattiti sul loro reale valore, è anche vero che guariscono definitivamente la malattia.
Consentono risparmi significativi sull’assistenza legata alla cronicità del paziente, per non parlare di quelli che è possibile ottenere dai trapianti non eseguiti

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INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ

La spesa sanitaria in Italia è stata pari a 149 miliardi nel 2016 e sostenuta per il 75% dal pubblico.
Il trend degli investimenti in Sanità è in continuo e importante aumento e ci si chiede se la sperimentazione di nuovi modelli possa permettere maggiore sostenibilità. Fra le iniziative individuate come possibili sistemi di risparmio l’intelligenza artificiale la fa da padrona. 

Nel Regno Unito si stanno testando sistemi di intelligenza artificiale che filtrano gli accessi al servizio sanitario nazionale (NHS).
Il paziente viene messo in contatto con chatbot che offrono una prima forma di assistenza e che lo rimandano al medico solo quando necessario. Se il sistema viene contattato per la necessità di una prescrizione, il medico viene avvisato e la sua ricetta viene inviata direttamente al paziente. Questi dispositivi stanno ottenendo molto successo e orientano la realtà moderna della cura verso un’assistenza sanitaria sempre più specialistica, ma in grado di offrire anche le prestazioni tradizionali e a costi ridotti
Si tratta di strumenti che possono avere impatto notevole soprattutto nei luoghi difficilmente raggiungibili, come lo sono alcune aree dell’Africa e dell’Asia. 

FRA INNOVAZIONE E REALTÀ 

Immagine che ritrae attrezzature biologicheNon è sempre facile avere un’immagine moderna della Sanità, perché spesso il progresso è ostacolato da una mentalità generale che funziona ancora “a silos”, ossia per compartimenti. Le terapie innovative richiedono lo sfruttamento trasversale di tutte le risorse disponibili.
Ma l’invecchiamento della popolazione genera la necessità di implementare soluzioni sostenibili e la tutela della salute impone di mantenere una regolamentazione stringente.

La sperimentazione clinica rimane il gold standard, la via preferenziale per generare evidenze cliniche su una terapia, per valutarne efficacia e sicurezza, ma non è rappresentativa della realtà. Gli studi clinici vengono effettuati, giocoforza, su gruppi ristretti di pazienti, selezionati in base a caratteristiche precise. Per questo i loro limiti emergono soprattutto quando si parla di malattie rare, per le quali, infatti, si sono dovuti elaborare criteri speciali di sperimentazione.
Ciò che avviene nello studio clinico è solo una parte di ciò che succede nella popolazione reale.

Occorre sviluppare strumenti capaci di integrare diverse forme di dati per ottenere una visione completa e conoscere la realtà così com’è, al di là del modello. Scienza e tecnologia aiutano in questo processo. 
Anche la farmaceutica si è evoluta. Siamo passati da farmaci cosiddetti “blockbuster” (medicinali campioni di vendite) a terapie sempre più specifiche, personalizzate, in certi casi prodotte per un singolo paziente, come avviene per le CAR-t
In passato un approccio così preciso non sarebbe stato sostenibile, ma oggi è più accessibile, anche grazie alla rivoluzione dei big data e agli strumenti offerti dall’innovazione tecnologica. 
In un contesto così sfaccettato, una delle difficoltà da gestire è l’ingresso di nuovi player: la componente tecnologica spinta impone l’adozione di un approccio multidisciplinare e il ricorso alle partnership.
È così che siamo passati dal solo studio clinico all’approccio oggi dominante del cosiddetto real world setting, che descrive ciò che succede al paziente quando assume una terapia nell’ambito della realtà di tutti i giorni e non solo della sperimentazione.   

LA DIGITAL HEALTH

È facile comprendere quanto sia importante lo sviluppo di una digital health articolata e performante. Si tratta di una priorità anche per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che lo scorso ottobre ha dedicato il primo panel a questo tema.
A valle di questo evento, l’OMS ha diffuso un documento esaustivo, che indica i presupposti necessari al raggiungimento di questi obiettivi, ovvero:
  • Sensibilizzare la politica nei confronti della elaborazione di leggi che supportino l’innovazione mantenendo le tutele per i pazienti;
  • Garantire adeguate coperture finanziarie;
  • Elaborare nuovi modelli di business.
Il popolare cardiologo, genetista ed esperto di digital health americano Eric Topol ha teorizzato la rivoluzione attualmente in atto in medicina nella sua celebre pubblicazione The Patient Will See You Now, nella quale descrive una medicina bottom up, sostanzialmente ribaltata nel suo approccio.
Una medicina che parte su iniziativa del paziente, che gestisce tutte le fasi della terapia da protagonista, avvalendosi del medico come di un consulente.

Andando oltre la visione estremistica di Topol, è comunque facilmente individuabile il valore della consapevolezza, sviluppabile attraverso l’uso delle tecnologie digitali, che da un lato impongono attenzione (per i rischi che comportano) e dall’altro permettono l’approvvigionamento di informazione. Nella situazione ideale, il paziente le approccia con cautela e si può fare un’idea di come stanno le cose, perlomeno per quanto attiene la sua sfera personale di competenze.

Immagine che ritrae app di monitoraggio corsaPensiamo a malattie croniche dell’apparato respiratorio, come l’asma o la broncopneumopatia ostruttiva cronica, che richiedono cure continue che, nella realtà dei fatti, hanno un’aderenza terapeutica bassissima. I pazienti hanno un rischio elevatissimo di assumere il farmaco in quantità insufficiente a garantire l’efficacia terapeutica a causa delle difficoltà nella sua somministrazione. La tecnologia ha permesso la produzione di dispositivi inalatori per la somministrazione dotati di collegamento ad app che aiutano il paziente a raggiungere un controllo soddisfacente della malattia.
La cronicità è l’ambito nel quale probabilmente l’ausilio del digitale può rivestire un valore massimo. Anche per una malattia come la sclerosi multipla sono stati sviluppati sistemi in grado di monitorare le condizioni del paziente, che hanno l’obiettivo di informare il paziente sulla propria situazione e allertare il medico quando necessario. Si tratta di sistemi che registrano quotidianamente la capacità del malato di svolgere le abituali attività e che permettono di comprendere l’impatto della malattia sulle sue capacità intellettive e fisiche

Oggi l’impegno delle aziende e delle strutture che operano in Sanità va anche nella direzione di formulare, oltre a prodotti innovativi, anche linee guida, istruzioni per apprenderne l'uso appropriato.
Sempre Topol, nell’ambito di una pubblicazione commissionatagli dal servizio sanitario britannico (Preparing the healthcare workforce to deliver the digital future), spiega che la tecnologia non è solo una sfida in termini di costo, ma anche un elemento di efficienza.
Topol invita a non fare della complessità un alibi per non andare avanti nella complessa ricerca di un equilibrio sempre migliore. Il digitale permette di individuare gli step che rendono inefficienti le procedure chirurgiche, le soluzioni che ottimizzano i percorsi di cura e che possono massimizzare i vantaggi riducendo gli sprechi

Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Patologie respiratorie:
Centri specializzati in Patologie respiratorie

DISPOSITIVI MEDICI E INNOVAZIONE PER LO STILE DI VITA

Non tutti gli aggeggi elettronici che vediamo affollare il mercato sono dispositivi medici. Ne esiste un gran numero non destinato a pratiche sanitarie specifiche, ma che si rivolge a persone che vogliono acquisire abitudini più sane, mangiare in maniera più equilibrata, compiere esercizio fisico regolarmente. Si tratta delle popolari app per il self tracking, per il calcolo del numero delle calorie introdotte con un pasto, per supportare iniziative dirette al miglioramento del benessere generale tramite ispirazione motivazionale. 
Laddove esiste una certificazione rilasciata da un ente identificato come organismo notificato, allora si parla di dispositivo medico certificato (Certified Medical Device). Proprio per la confusione che si può generare attorno a queste due tipologie simili ma significativamente differenti di dispositivi, occorre informare correttamente e chiaramente il paziente ed i cittadini in generale su cosa sia game e cosa terapia.

I dispositivi medici stanno progressivamente andando incontro ad una regolamentazione simile in tutto e per tutto a quella cui è soggetto il farmaco, che si completerà con l’entrata in vigore definitiva del Nuovo regolamento Europeo sui Dispositivi Medici. In base al decreto legislativo n. 46 del 1997 “un dispositivo medico è definito come: 
  • Uno strumento;
  • Un apparecchio;
  • Un impianto;
  • Una sostanza;
  • O altro prodotto
usato da solo o in combinazione, compreso il software informatico impiegato per il corretto funzionamento, e destinato dal fabbricante a essere impiegato nell’uomo a scopo di:
  • Diagnosi, prevenzione, controllo, terapia, o attenuazione di una malattia;
  • Diagnosi, controllo, terapia, attenuazione o compensazione di una ferita o di un handicap;
  • Studio, sostituzione o modifica dell’anatomia o di un processo fisiologico;
  • Intervento sul concepimento
Monitoraggio medico tabletpurché non eserciti l’azione principale nel o sul corpo umano, cui è destinato, con mezzi farmacologici o immunologici, né mediante processo metabolico, ma la cui funzione possa essere coadiuvata da tali mezzi”.

Proprio per l’estrema ampiezza della definizione, la categoria dei dispositivi medici è assai eterogenea e vasta e comprende elementi quali le siringhe (ovvero prodotti tradizionalmente in uso e ottenuti con tecniche semplici) e le apparecchiature di ultima generazione per la PET, gli assorbenti per l’incontinenza urinaria e i sincrotroni impiegati per il trattamento di alcuni tumori

Oltre all’utilizzo in prevenzione e in terapia, i dispositivi medici possono essere usati nell’ambito di sperimentazioni cliniche, anche come ausilio per il contenimento dei costi.
La disponibilità di un dispositivo che connette il paziente reclutato nello studio all’equipe di professionisti (medici, ingegneri, farmacisti,…) coinvolti permette di:
Ridurre il numero delle visite di persona del paziente;
Limitare le spese di viaggio;
Aumentare la diversificazione dei pazienti reclutati (e dunque rendere la sperimentazione sempre più simile a ciò che avviene nel real world);
Bypassare i pregiudizi che possono inficiare la corretta raccolta dei dati;
Sfruttare la gamification (ossia l’uso “ludico” dei dispositivi a fini scientifici), aumentando il coinvolgimento del paziente e la sua fidelizzazione allo studio. 
Le sperimentazioni che più sfruttano questo supporto sono quelle portate avanti nelle aree del trattamento del diabete, della patologia cardiovascolare e dei disturbi del sonno.
I pazienti mostrano di gradire questa metodologia, tanto che percentuali molto alte dei campioni intervistati nell’ambito delle ricerche svolte dal Politecnico di Milano (76% circa) ha dichiarato di volervi partecipare a mobile. Solo il 7% predilige la modalità tradizionale.

LE TERAPIE DIGITALI

Tutte le figure professionali coinvolte nell’elaborazione delle digital therapies concordano sul fatto che potranno offrire vantaggi rilevanti sul fronte dell’aderenza terapeutica. Si tratta di entità ancora in fase di sviluppo, ma già fervide di interesse per le opportunità che potranno offrire nella modulazione dello stile di vita dei cittadini.
Molte le barriere alla loro diffusione, anche culturali. La necessità di verificare la validità clinica (con sistemi analoghi a quelli oggi utilizzati per i farmaci tradizionali) e i criteri di rimborsabilità sono ancora step limitanti. 

Entità diverse dai farmaci e dai dispositivi medici, ma collocate più o meno a metà strada fra queste due categorie di elementi terapeutici, sono le terapie digitali. Si tratta di terapie basate sull’esistenza di un software (in luogo del principio attivo) e di un dispositivo (che sostituisce gli eccipienti). L’algoritmo che garantisce la funzione terapeutica può prendere la forma di mApp, videogame, sensore o altri dispositivi digitali. Le terapie digitali non agiscono direttamente secondo un meccanismo di tipo chimico, ma intervengono su un comportamento. Sarà questo, poi, a scatenare una modificazione chimica nell’organismo.

“Oggi le terapie digitali sono la prima opzione terapeutica che il medico offre a chi ha problema di dipendenza e generano un beneficio clinico attraverso il cambiamento delle abitudini dei pazienti” spiega Giuseppe Recchia, vicePresidente di Fondazione SmithKline e founder della startup DaVinci.
Queste entità prevedono l’interfaccia del medico che può monitorare ciò che succede ai pazienti. La piattaforma che gestisce l’interfaccia di tutti i pazienti e di tutti i medici ha dunque a disposizione una fonte importante di dati sul trattamento di quella patologia e sull’efficacia e la sicurezza della terapia digitale in questione.

Le terapie digitali devono subire una procedura di progettazione, sviluppo, approvazione e sorveglianza post marketing in tutto e per tutto analoga a quella dei farmaci. In Italia non sono ancora state approvate, ma negli USA sì: la prima è arrivata ai pazienti nel 2009.
Possono essere impiegate da sole (per esercitare una funzione simile a quella svolta dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale) oppure come supporto ad altri trattamenti non digitali (ad esempio per monitorare l’aderenza alla terapia o per fornire istruzioni su come usare la terapia). L’aspetto fondamentale è che svolgono un atto medico a tutti gli effetti.
Esattamente come avviene per i medicinali che siamo abituati a conoscere, possono essere prodotti da banco (e dunque non richiedere una prescrizione medica) oppure prescrivibili

Domande e risposte

1. COS'È LA DIGITAL HEALTH?
La digital health è l’insieme delle tecnologie digitali usate a scopo sanitario.

2. PERCHÈ LA DIGITAL HEALTH È IMPORTANTE?
Perché permette di migliorare la sostenibilità economica delle cure e di estendere l’accesso ad esse nella popolazione.

3. COSA SONO LE SOLUZIONI DI DIGITAL HEALTH?
Sono strumenti quali le app mediche, la telemedicina e le terapie digitali, che permettono la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie attraverso strumenti digitali.

4. COS'È L'INNOVAZIONE IN SANITÀ?
L’innovazione in Sanità è l’insieme delle soluzioni che cambiano il corso della storia di una diagnosi o di una malattia. Sono soluzioni innovative i farmaci oncologici innovativi, che permettono la cura o il trattamento di forme tumorali prima incurabili.




 
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 12 gennaio 2020
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