Cortisone: come si usa? Effetti Collaterali e Avvertenze

Cortisone: come si usa? Effetti Collaterali e Avvertenze

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2019

Indice



Introduzione: che cos’è?

Il cortisone è un ormone naturale appartenente alla classe dei corticosteroidi, sostanze con una formula di struttura strettamente correlata al corticosterone. Corticosteroidi e adrenalina sono ormoni rilasciati nel sangue dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress. I glucocorticoidi sono steroidi adrenocorticali, che si possono trovare sia in natura che sintetici e che sono prontamente assorbiti dal tratto gastrointestinale. Essi elevano la pressione arteriosa e preparano l'organismo alla reazione di lotta o fuga. Il cortisone è il precursore inattivo della molecola del cortisolo, la forma attiva del cortisone, detto anche idrocortisone.

Il cortisone viene utilizzato nel trattamento di diversi disturbi. I cortisonici sono farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, con struttura analoga ai corticosteroidi endogeni. Questi ultimi vengono sintetizzati dalle ghiandole surrenali a partire dal colesterolo e sono suddivisi in due categorie: quella dei mineralcorticoidi e quella dei glucocorticoidi (a seconda che l'azione interessi principalmente l'equilibrio degli zuccheri o dei sali e dei liquidi).

I cortisonici di sintesi hanno una struttura simile a quelli endogeni e come tali si caratterizzano per la presenza di una struttura chimica simile a quella del colesterolo e degli ormoni steroidei. È possibile intervenire sulla struttura base apportando delle sostituzioni a livello degli atomi di carbonio per aumentarne la potenza antinfiammatoria e ridurne gli effetti collaterali sul metabolismo.

I corticosteroidi si legano a specifici recettori proteici nei tessuti bersaglio e regolano l’espressione di geni che sono sensibili alla presenza dei corticosteroidi, modulando i livelli ed i tipi di proteine sintetizzate dai vari tessuti bersaglio. Molti degli effetti dei corticosteroidi non sono immediati ma diventano evidenti solo dopo diverse ore. Infatti, in ambito clinico, spesso è necessario attendere un certo tempo prima che si manifestino gli effetti benefici della terapia con i corticosteroidi.

I corticosteroidi hanno diversi effetti, tra cui una modulazione del metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei lipidi. Intervengono nel mantenere il bilancio dei fluidi e degli elettroliti, oltre che nel preservare la normale funzione del sistema cardiovascolare, del sistema immunitario, dei reni, dei muscoli scheletrici, del sistema endocrino e nervoso. Inoltre, i corticosteroidi permettono all’organismo di resistere agli stimoli che generano stress e a quelli nocivi, oltre che di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente circostante. In assenza di una adeguata secrezione dei corticosteroidi da parte delle ghiandole surrenali, eventuali stress come infezioni, traumi e l’esposizione a temperature estreme possono essere fatali.

Le indicazioni terapeutiche del cortisone quando viene utilizzato come farmaco sono piuttosto numerose. Tanto per citare qualche esempio, i cortisonici vengono classicamente impiegati in presenza di artriti, dolori ed infiammazioni articolari, dermatiti, reazioni allergiche, asma, rinite, lupus eritematoso sistemico, epatite cronica autoimmune e malattie infiammatorie intestinali. Il loro utilizzo rimane comunque palliativo, cioè destinato ad attenuare i sintomi di una malattia senza rimuoverne la causa.

Più in dettaglio, le indicazioni per l’uso del corticosterone sono le seguenti:
  • Affezioni di interesse reumatologico come terapia aggiuntiva per la somministrazione a breve termine (per far superare al paziente un episodio acuto o una riacutizzazione) in artrite reumatoide (casi particolari possono richiedere una terapia di mantenimento a basse dosi), tenosinoviti acute non specifiche, borsiti acute e subacute, artrite gottosa acuta.
  • Malattie del collagene: durante una riacutizzazione o come terapia di mantenimento in casi particolari di lupus eritematoso sistemico, cardite reumatica acuta.
  • Affezioni dermatologiche: pemfigo.
  • Forme allergiche: per controllare condizioni allergiche gravi o debilitanti non trattabili in maniera convenzionale come asma bronchiale, dermatite da contatto, dermatite atopica.
  • Malattie oftalmiche: processi infiammatori ed allergici cronici ed acuti gravi che coinvolgono l'occhio ed i suoi annessi.
  • Neoplasie (solo a scopo palliativo): leucemia e linfomi negli adulti, leucemia acuta nell'infanzia.
  • Condizioni che richiedono una terapia ormonale sostitutiva, compreso il morbo di Addison, l'insufficienza surrenale acuta, la sindrome di Waterhouse-Friderichsen, l'insufficienza surrenale postoperatoria.
  • Malattie gastrointestinali: come coadiuvante nel trattamento della colite ulcerosa, sprue intrattabile, enterite regionale.
In cortisone è disponibile come compresse contenenti cortisone acetato 25 mg. Viene venduto in farmacia dopo presentazione della ricetta medica. 
 

Posologia: come si usa e come agisce?

Il cortisone inibisce la formazione di sostanze chimiche responsabili della reazione infiammatoria, quali le prostaglandine e l'istamina, alcune delle sostanze prodotte e rilasciate dal nostro organismo come reazione all'insorgere di un'infezione o all'attacco di un qualsiasi agente esterno.

La posologia di assunzione del cortisone non dipende tanto dalla diagnosi specifica, quanto dalla gravità, dalla prognosi, dalla durata prevedibile della malattia e dalla risposta individuale. Le posologie descritte in seguito possono servire di orientamento al medico, ma vanno adeguate al singolo paziente in base al parere del medico.

Le compresse devono essere somministrate ripartite in 2-4 dosi al giorno. La prima dose va assunta durante o dopo la colazione. Ulteriori somministrazioni possono rendersi necessarie in caso di manifestazioni di flogosi particolarmente intense ad accentuazione notturna. Il trattamento con cortisonici non può essere interrotto improvvisamente, il dosaggio iniziale come anche la riduzione devono essere concordate con il proprio medico e deve avvenire in modo tanto più graduale e lento quanto maggiori risultino la dose e la durata del trattamento.

Poliartrite cronica primaria, asma cronica, malattie croniche e altre forme croniche di solito non letali: 
  • dose di attacco: 80-100 mg al giorno finché non si ottiene risposta soddisfacente; di solito per 1 o 2 settimane.
  • dose di mantenimento: ridurre gradualmente la dose di attacco di 5-15 mg ogni 4-5 giorni finché si raggiunga la minima dose adatta di mantenimento giornaliero: di solito 50-75 mg.
Asma stagionale grave, malattie oculari acute circoscritte ed altre forme morbose circoscritte:
  • primo giorno: 200-300 mg; secondo giorno: 100-200 mg; terzo giorno: 100 mg.
  • In seguito, ridurre gradualmente il dosaggio e infine sospendere. Nei processi infettivi dell'occhio associare una adeguata terapia antibiotica.
Reumatismo articolare acuto ed altre forme morbose acute ingravescenti o ad evoluzione fatale o sfociante in un danno organico permanente:
  • dose di attacco: primo giorno, fino a 400 mg; in seguito 200 mg al giorno finché si ottiene una risposta soddisfacente.
  • dose di mantenimento: ridurre gradualmente a 100 mg o meno al giorno finché la remissione sembri probabile; riprendere il trattamento in caso di una ricaduta.
Lupus eritematoso disseminato, pemfigo e altre malattie prolungate o ad esito solitamente fatale:
  • dose di attacco: primo giorno 400 mg o più; poi 200 mg o più al giorno finché si ottenga una risposta soddisfacente.
  • dose di mantenimento: ridurre gradualmente a 100 mg o meno al giorno. Continuare indefinitamente o finché la remissione sembri probabile. In seguito, sospendere gradualmente; riprendere però il trattamento in caso di ricadute.
Stato asmatico, sindrome di Waterhouse-Friederichsen, edema della laringe, episodi acuti del lupus eritematoso disseminato e altre condizioni acute minaccianti la vita:
  • Nei primi giorni: 300-450 mg o più, poi ridurre fino al dosaggio di mantenimento o sospendere.
Morbo di Addison o surrenectomia:
  • 10-20 mg o talvolta di più, al giorno associando 4-6 g di cloruro di sodio o 1-3 mg di desossicorticosterone acetato. 
  • In occasione di crisi, interventi chirurgici o altri importanti stati di stress, 100-300 mg o più al giorno finché l'insolito stress non sia superato e sia ripresa la normale alimentazione.


Avvertenze e precauzioni

L’uso del cortisone è controindicato nei pazienti che soffrono di tubercolosi, ulcera gastro-duodenale, psicosi, infezioni micotiche sistemiche, herpes oculare simplex, anastomosi intestinali recenti o che manifestino una ipersensibilità a questo farmaco. Sebbene la tubercolosi, le anastomosi intestinali recenti e l'herpes simplex dell'occhio siano controindicazioni quasi assolute, l'uso del cortisone acetato è giustificato qualora il paziente soffrisse di una malattia potenzialmente fatale o che potrebbe far perdere la vista, e che sia suscettibile alla terapia con questo ormone.

È opportuno impiegare sempre il dosaggio minimo di cortisone necessario per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile. Dosaggi medi o alti di idrocortisone o di cortisone possono provocare un aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica e salina, o eccessiva deplezione di potassio. Tali effetti hanno minori probabilità di verificarsi con i derivati sintetici del cortisone, a meno che questi vengano impiegati ad alti dosaggi. Potrebbe essere necessario adottare un regime povero di sale ed un apporto supplementare di potassio. Tutti i corticosteroidi aumentano l'escrezione del calcio. In corso di terapia prolungata può essere opportuno adottare un regime antiulcera comprendente un antiacido, a titolo precauzionale.

Nei pazienti sotto terapia corticosteroidea esposti a notevole stress è indicato un aumento del dosaggio dei corticosteroidi a rapida azione, prima, durante e dopo la situazione di stress. Consultare sempre un medico prima di assumere il cortisone. Una eventuale insufficienza corticosurrenalica secondaria indotta dal farmaco può essere ridotta al minimo attraverso una graduale riduzione del dosaggio del cortisone. Tuttavia, questo tipo di insufficienza relativa può persistere per qualche mese dopo la sospensione della terapia. In qualsiasi situazione di stress che si verificasse durante questo periodo, è quindi opportuno riprendere la terapia ormonale.

Se il paziente è già sotto trattamento steroideo, può rendersi necessario un aumento del dosaggio. Dato che la secrezione di mineralcorticoidi potrebbe essere inadeguata, è opportuna la contemporanea somministrazione di un mineralcorticoide. Dopo una terapia a lungo termine, la sospensione dei corticosteroidi potrebbe causare una sindrome caratterizzata da febbre, mialgia, artralgia e senso di malessere. Questo può accadere anche in pazienti senza una evidenza di insufficienza surrenalica.

In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo. Altre procedure che coinvolgono in sistema immunitario non dovrebbero essere attuate nei pazienti trattati con corticosteroidi, specie se ad alte dosi, dato il pericolo di una mancata risposta anticorpale. Tuttavia, si può procedere all'immunizzazione di pazienti che stanno prendendo corticosteroidi come terapia sostitutiva, ad esempio per il morbo di Addison.

In presenza di ipoprotrombinemia l'acido acetilsalicilico dovrebbe essere impiegato con cautela in corso di terapia corticosteroidea. L'impiego del cortisone acetato in compresse nella tubercolosi in atto dovrebbe essere limitato ai casi di tubercolosi fulminante o disseminata nei quali il corticosteroide viene usato per il trattamento della malattia in associazione ad un appropriato regime antitubercolare. Quando i corticosteroidi sono indicati in pazienti con tubercolosi latente o con risposta positiva alla tubercolina, è necessario un rigoroso controllo, dato che può verificarsi una riattivazione della malattia. In corso di terapia corticosteroidea prolungata, questi pazienti dovrebbero essere sottoposti ad una chemioprofilassi

Gli steroidi dovrebbero essere impiegati con cautela in presenza di: colite ulcerosa aspecifica con possibilità di perforazione, ascessi o altre infezioni piogeniche; diverticolite; anastomosi intestinale recente; ulcera peptica in atto o latente; insufficienza renale; ipertensione; osteoporosi; miastenia grave. Sono stati descritti casi di emboli sistemici di tessuto adiposo quali possibili complicanze da iperdosaggio di cortisonici. I corticosteroidi devono essere usati con cautela nei pazienti con herpes simplex oftalmico, dato il possibile rischio di perforazione corneale. Nei pazienti ipertiroidei e in quelli cirrotici gli effetti dei corticosteroidi risultano più marcati. In alcuni pazienti gli steroidi possono aumentare o ridurre la motilità e il numero degli spermatozoi.

Difenildantoina, efedrina, fenobarbitale, rifampicina, possono indurre un aumento nel metabolismo e nella clearance dei corticosteroidi; può di conseguenza essere necessario aumentare la posologia dello steroide. I corticosteroidi possono mascherare alcuni sintomi dell'infezione e durante il loro impiego possono manifestarsi infezioni sovrapposte. In corso di terapia corticosteroidea si può osservare una ridotta resistenza alle infezioni e la tendenza, da parte dei processi infettivi, a non localizzarsi.

Durante il trattamento con corticosteroidi possono manifestarsi alterazioni psichiche che possono andare da sintomi di euforia, insonnia, variazioni dell'umore, alterazioni della personalità, depressione grave, a manifestazioni psicotiche vere e proprie. Quando presenti, l'instabilità psichica e le tendenze psicotiche possono essere aggravate dai corticosteroidi. L'impiego prolungato dei corticosteroidi può causare cataratta sub-capsulare posteriore, glaucoma con possibile lesione dei nervi ottici e può favorire l'instaurarsi di infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus. 

I bambini e i ragazzi sottoposti a terapia corticosteroidea prolungata dovrebbero essere controllati accuratamente per quanto riguarda la crescita e lo sviluppo. 
Il tempo di protrombina dovrebbe essere controllato frequentemente in pazienti che ricevono corticosteroidi e anticoagulanti cumarinici contemporaneamente, poiché in alcuni casi si è visto che i corticosteroidi hanno alterato la risposta agli anticoagulanti. Alcuni studi hanno dimostrato che l'effetto prodotto aggiungendo corticosteroidi è l'inibizione della risposta a composti cumarinici. 

Quando i corticosteroidi sono somministrati insieme a diuretici che provocano la perdita di potassio, si deve controllare rigorosamente che nei pazienti non insorga ipokaliemia.

Per chi svolge attività sportiva: l'uso del farmaco senza necessità terapeutica costituisce doping e può determinare comunque positività ai test antidoping.

Non sono disponibili dati di sovradosaggio nell'uomo.

 

Interazioni ed effetti indesiderati

Il cortisone ha diversi effetti metabolici e la sua co-somministrazione con altri farmaci potrebbe causare delle interazioni tra farmaci che devono essere considerate con attenzione.
  • La co-somministrazione di diuretici tiazidici e corticosteroidi può causare una severa deplezione di potassio. L'interazione è clinicamente rilevante, perciò la co-somministrazione di diuretici tiazidici e corticosteroidi non è raccomandata. La deplezione di potassio è rilevante per i corticosteroidi naturali, come cortisone e idrocortisone, e per fludrocortisone. Corticotropina (ACTH) e tetracosactrina (un polipeptide sintetico) stimolano invece la secrezione di corticosteroidi dalla corteccia surrenale e possono quindi indirettamente causare la perdita di potassio. I corticosteroidi sintetici (glucocorticoidi, tra i quali betametasone, desametasone, prednisolone, prednisone e triamcinolone) hanno un effetto sulla deplezione del potassio meno marcato e pertanto hanno meno probabilità di causare problemi.
  • L'uso dei corticosteroidi causa la diminuzione dell'esposizione all’acido salicilico (aspirina), con il rischio di compromettere l'effetto antipiastrinico di basse dosi di aspirina. Inoltre, dopo l’interruzione della terapia con corticosteroidi le concentrazioni plasmatiche di salicilati potrebbero aumentare, con rischio di comparsa di tossicità da salicilati. L'uso concomitante di corticosteroidi e aspirina ad alti dosaggi (>325 mg/die) può aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e di ulcera. In caso di uso concomitante di corticosteroidi e aspirina a dosaggi antinfiammatori è consigliabile considerare l'utilizzo di un gastroprotettore. L'effetto terapeutico di acido salicilico, se co-somministrato con i corticosteroidi potrebbe diminuire, mentre si consiglia di monitorare la comparsa di eventuali segni di tossicità da salicilati dopo interruzione della terapia con i corticosteroidi. Può essere necessario adeguare la dose di aspirina somministrata.
  • Carbamazepina. La co-somministrazione può causare una riduzione dei livelli sierici del corticosteroide, con rischio di diminuzione della risposta terapeutica. Monitorare la risposta al corticosteroide e aumentarne la dose, se necessario.
  • Fenitoina può ridurre i livelli sierici dei corticosteroidi e quindi comprometterne la risposta terapeutica. In caso di uso concomitante sono stati segnalati livelli di fenitoina sia aumentati sia ridotti. Si raccomanda un attento monitoraggio della risposta ai corticosteroidi e, se necessario, un aumento del loro dosaggio. Si consiglia di monitorare i livelli sierici di fenitoina.
  • Fenobarbital e primidone possono alterare la risposta terapeutica ai corticosteroidi. In caso di uso concomitante con fenobarbital o primidone, si raccomanda un attento monitoraggio della risposta ai corticosteroidi. Può essere necessario aggiustare la dose dei corticosteroidi. Invece di fenobarbital, considerare l'uso di oxcarbazepina, lamotrigina o gabapentina, che hanno minore probabilità di interazione. Durante l'uso concomitante si può verificare una riduzione dei livelli plasmatici dei corticosteroidi. L'uso concomitante può compromettere la terapia con i corticosteroidi. In caso di uso concomitante, si dovrebbero aumentare le dosi di corticosteroidi. È difficile, tuttavia, predire di quanto deve essere aumentata la dose.
  • La somatropina induce una modesta riduzione dei livelli sierici di cortisolo in pazienti con deficit dell'ormone della crescita trattati con terapia sostitutiva delle surrenali. Le dosi di corticosteroidi potrebbero eventualmente avere necessità di essere aumentate in concomitanza alla somministrazione di somatropina. Inoltre, la terapia sostitutiva con corticosteroidi può attenuare gli effetti promossi dalla somatropina.
  • I corticosteroidi e gli immunosoppressori possono interferire con l'efficacia e la farmacodinamica di pembrolizumab. Si deve evitare l'utilizzo di corticosteroidi e immunosoppressori per via sistemica prima dell'inizio della terapia con pembrolizumab. È possibile somministrare questi farmaci dopo l'inizio della terapia, se necessario, per trattare reazioni avverse al farmaco immuno-correlate.
  • Il cortisone provoca ipokaliemia (o ipopotassiemia), incrementando la possibilità di torsioni di punta. Pertanto, l'uso concomitante con vemurafenib, noto per prolungare l'intervallo QT, deve essere molto ben monitorato, onde evitare eventuali torsioni di punta che potrebbero essere fatali per il paziente. Sono stati, inoltre, riportati casi in cui lo stesso trattamento con vemurafenib ha causato ipokaliemia: tale condizione potrebbe quindi aggravarsi qualora si utilizzi in concomitanza il cortisone. L'uso concomitante è da sconsigliare. Qualora strettamente necessario, si deve monitorare con molta attenzione la concentrazione ematica di potassio.
  • L'uso concomitante con warfarin può aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali, specialmente in pazienti con precedenti episodi emorragici. È possibile un aumento dei livelli dell’International Normalized Ratio (INR). È consigliabile intensificare il monitoraggio dell'INR, anche se questo non è sufficiente per determinare il rischio emorragico. Monitorare l'emoglobinemia per permettere la rilevazione precoce di una eventuale emorragia gastrointestinale. Considerare l’uso di un gastroprotettore (es. lansoprazolo o pantoprazolo).
I cortisonici vengono metabolizzati anche dal fegato, così come avviene per l'etanolo (l'alcol). Pertanto, in caso di assunzione di cortisone è consigliabile limitare quanto più possibile l'uso di bevande alcoliche e di eseguire periodicamente degli esami ematochimici per valutare la funzionalità epatica: AST, ALT, gamma GT, CPK, bilirubinemia.

In caso di assunzione di cortisone è necessario fare attenzione all’esposizione al sole. Infatti, il cortisone può essere responsabile di reazioni ai raggi del sole che possono essere divise in tossiche e allergiche. È quindi opportuno sostituire questo ormone durante i mesi estivi con altri tipi di rimedi o prodotti ad azione simile ai cortisonici. Le reazioni fototossiche (quelle più frequenti) dipendono sia dalla durata dell’esposizione al sole sia dalla quantità di farmaco utilizzato. L’interazione del cortisone con i raggi solari provoca una reazione chimica che causa un danno dei tessuti cutanei, provocando al contempo la formazione di radicali liberi. Le reazioni fotoallergiche si manifestano nei soggetti predisposti nell’arco di 24 o 48 ore. La luce solare interagisce con il farmaco presente sulla cute stessa, dando i sintomi di una scottatura o un’irritazione

Altri effetti indesiderati che possono svilupparsi sono:
  • Disturbi idroelettrolitici: ritenzione di sodio, ritenzione di liquidi, insufficienza cardiaca congestizia in pazienti predisposti, perdita di potassio con conseguente alcalosi ipokaliemica. Ipertensione con insufficienza cardiaca congestizia.
  • Disturbi osteomuscolari: miopatia da steroidi, ipotrofia delle masse muscolari, osteoporosi con possibili fratture patologiche delle ossa lunghe, rotture tendinee, necrosi asettica della testa del femore e dell'omero.
  • Disturbi gastrointestinali: esofagite ulcerativa, pancreatite, ulcera peptica con possibile perforazione ed emorragia, perforazione del piccolo e del grosso intestino, particolarmente in pazienti con patologia intestinale di tipo infiammatorio, distensione addominale.
  • Disturbi dermatologici: cicatrizzazione difficoltosa, distrofie cutanee, petecchie ed ecchimosi, eritema, possono essere soppresse le reazioni e i test cutanei, altre reazioni cutanee, tipo dermatite allergica, orticaria, edema angioneurotico.
  • Disturbi neurologici: convulsioni, aumento della pressione endocranica con papilledema (pseudotumore cerebrale) di solito dopo trattamento, vertigini, mal di testa.
  • Disturbi endocrini: irregolarità mestruali. Sviluppo di sindrome cushingoide.
  • Arresto della crescita nei bambini. Mancata risposta corticosurrenale ed ipofisaria particolarmente sotto stress, come traumi, interventi chirurgici e stati morbosi.
  • Ridotta tolleranza ai carboidrati. Manifestazioni di diabete mellito latente. Necessità di aumentare i dosaggi di insulina o di ipoglicemizzanti orali nei diabetici.
  • Disturbi oculari: cataratte subcapsulari posteriori, aumento della pressione endoculare, glaucoma, esoftalmo.
  • Disturbi metabolici: bilancio dell'azoto negativo dovuto a catabolismo proteico.
  • Altre: Ipersensibilità. Tromboembolia. Aumento di peso. Aumento dell'appetito. Nausea. Malessere.
 

Gravidanza e allattamento

Non sono ancora disponibili studi adeguati sui corticosteroidi in relazione alla riproduzione umana, l'impiego di questi farmaci in donne in gravidanza, nelle madri che allattano o nelle donne in età feconda richiede che vengano accuratamente vagliati i possibili rischi e vantaggi derivati dal farmaco per la madre e per il feto. I bambini nati da madri che in corso di gravidanza sono state trattate con dosi considerevoli di corticosteroidi dovrebbero essere sottoposti ad accurati controlli atti ad accertare eventuali segni di iposurrenalismo

I corticosteroidi possono passare nel latte materno e potrebbero impedire la crescita, interferire con la produzione di corticosteroidi endogeni, o causare altri effetti indesiderati. Le donne che assumono dosi farmacologiche di corticosteroidi non dovrebbero allattare.
 

Note (validità, modalità di conservazione)

Le compresse hanno una validità di 5 anni a confezionamento integro. Non sono necessarie speciali precauzioni per la conservazione.
 

Domande e Risposte


1. Per cosa è usato il cortisone?
Il cortisone viene utilizzato nel trattamento di diversi disturbi. I cortisonici sono farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, con struttura analoga ai corticosteroidi endogeni. Il cortisone è un ormone usato contro ogni tipo di infiammazione corporea e serve per ridurre gonfiori, rossori, prurito e reazioni allergiche.

2. Tra gli effetti collaterali del cortisone c’è anche l’aumento del peso?
In caso di terapie prolungate, il cortisone potrebbe causare un aumento del peso corporeo dato che può aumentare l’appetito e la ritenzione di liquidi. In questi casi è utile una dieta controllata, con l’eventuale associazione di diuretici.

3. Per quanto tempo si può assumere cortisone?
La durata del trattamento può variare nel singolo paziente e dipende dalla gravità della patologia. Durata, dosaggio e sospensione del trattamento devono essere sempre concordati con il medico curante.

4. Il cortisone e l'idrocortisone sono la stessa cosa?
L’idrocortisone, detto anche cortisolo, è la forma attiva del cortisone.

5. Che differenze ci sono tra cortisone e bentelan?
Il bentelan è un farmaco contenente betametasone, un antinfiammatorio steroideo, appartenente alla classe dei glucocorticoidi a lunga durata d'azione. È quindi un farmaco che appartiene alla stessa categoria farmacologica del cortisone, ma con una durata d’azione antiinfiammatoria più prolungata. Il cortisone ha però una maggiore attività mineralcorticoide.
In collaborazione con
Stefano Bellosta

Stefano Bellosta

Il Dott. Stefano Bellosta, è un Ricercatore Universitario di Farmacologia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. È specializzato in Farmacologia Sperimentale, Dottore di Ricerca in Medicina Sperimentale: Aterosclerosi presso l’Università degli Studi di Siena ed ha conseguito un Master in Farmacia e Farmacologia Oncologica. È docente del corso di Farmacologia clinica, Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia per il corso di Laurea Magistrale in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e nel Master di Farmacia e Farmacologia Oncologica dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.
Data di pubblicazione: 16 agosto 2019