Isolamento o quarantena? Cosa fare in caso di positività

Isolamento o quarantena? Cosa fare in caso di positività

Indice 

La seconda ondata di contagi della COVID-19, prevista per ottobre, è puntualmente arrivata.
In considerazione dei pericolosi indici di trasmissibilità del virus, sono stati reintrodotti alcuni presidi finalizzati alla protezione dal rischio di acquisizione dell’infezione.

Si tratta di norme in parte comuni a tutti i cittadini sul territorio nazionale e in parte specifiche per ogni singola area.
Fra le disposizioni valide ovunque, l’uso delle mascherine, consigliato anche negli ambienti domestici, e il distanziamento sociale.
Con il DPCM del 3 novembre, che resta valido fino al 3 dicembre, ad ogni Regione è stato assegnato un colore, che rende ragione del livello di rischio.
  • Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria sono diventate zona rossa.
  • Sicilia, Basilicata, Abruzzo, Umbria, Toscana, Liguria e Puglia sono zona arancione
  • Tutte le altre Regioni italiane sono considerate zona gialla.
La situazione è, tuttavia, in evoluzione continua e potrebbero essere emessi nuovi provvedimenti 

Immagine che mostra una mamma mentre lavora e aiuta le figlie con i compiti durante la quarantena

Cosa sono gli indici di trasmissione del virus

Il numero di riproduzione di una malattia infettiva (definito R₀) è il numero medio di infezioni trasmesse da ogni individuo infetto ad inizio epidemia, in una fase in cui normalmente non sono ancora stati effettuati interventi specifici (di tipo farmacologico o altro genere) per il controllo del fenomeno infettivo. 

R₀ è quindi il potenziale di trasmissione, o trasmissibilità, di una malattia infettiva non controllata e dipende dalla probabilità di trasmissione per singolo contatto tra una persona infetta ed una suscettibile, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell'infettività. È dunque un indicatore iniziale.
Rt è invece il numero di riproduzione netto; è una grandezza equivalente a R₀ ma, a differenza di questo, viene calcolato nel corso del tempo.

Perché è importante ripetere nel tempo le valutazioni di Rt?

Perché conoscere i valori di Rt permette di monitorare l’efficacia degli interventi nel corso di un’epidemia.

Perché non ha senso calcolare Rt ogni giorno? 

Rt viene calcolato su base statistica a partire da una curva di incidenza di casi giornalieri. I dati rilevati possono subire oscillazioni che non dipendono da reali evoluzioni dell’epidemia, mentre gli indici di trasmissibilità devono essere determinati al netto di queste fluttuazioni.

Immagine che ritrae la curva dei contagi per coronavirus in Italia

Le raccomandazioni generali

Le raccomandazioni valide in generale sottolineano l’importanza dell’esecuzione del test molecolare a fine quarantena da parte di tutte le persone che vivono o entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze.
Inoltre, è opportuno prevedere accessi al test differenziati per i bambini e, come raccomandato dal Ministero della Salute, promuovere l’uso della App Immuni per supportare le attività di contact tracing.

Isolamento e quarantena: la differenza

In questo scenario in progressiva modificazione occorre chiarire le indicazioni fondamentali per la gestione dei casi di positività.
In caso di infezione documentata, tramite test molecolare, da SARS-CoV-2, è previsto l’isolamento, ovvero la separazione delle persone infette dal resto della comunità per la durata del periodo di contagiosità, in ambiente e condizioni tali da prevenire la trasmissione dell’infezione.

Il provvedimento di quarantena, invece, scatta per le persone sane e si riferisce alla restrizione dei movimenti per la durata del periodo di incubazione successivo ad una sospetta esposizione all’agente infettivo. L’obiettivo della quarantena è il monitoraggio dell’eventuale comparsa di sintomi e l’identificazione tempestiva di nuovi casi.
Per periodo di incubazione si intende l’intervallo di tempo che intercorre tra il contatto di un microbo con il corpo alla comparsa dei sintomi.

Con l’evoluzione della situazione epidemiologica e a seguito del recepimento delle indicazioni dell’OMS, del ECDC (European Center for Disease Control) e del Comitato Tecnico Scientifico, istituito con Decreto del Capo Dipartimento della Protezione civile n. 371 con competenza di consulenza e supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell’emergenza epidemiologica dovuta alla diffusione della COVID-19, è stata operata una nuova valutazione di tutti i possibili casi di isolamento e quarantena.

Immagine che mostra una donna mentre effettua il tampone naso-faringeo

Cosa fare se si è asintomatici

Le persone asintomatiche che, sottoposte a test molecolare, sono risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2, devono mettersi in isolamento. 
Il rientro in comunità può verificarsi dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività. Fissato il giorno 1 la data di effettuazione del tampone, il giorno 10 può essere eseguito un test molecolare. 

Per intenderci, se il primo tampone ha avuto luogo in data 3 novembre, il 12 novembre ci si può sottoporre al secondo.
Se quest’ultimo esame ha risultato negativo, l’isolamento può terminare.

Cosa fare se si è sintomatici

Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 devono essere poste in isolamento.
Il rientro in comunità può avvenire dopo almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. Fra i sintomi utili per la definizione del periodo di isolamento, non vengono incluse l’anosmia, la ageusia e la disgeusia, che possono permanere anche per un lungo periodo di tempo.
L’anosmia è la perdita dell’olfatto. La ageusia è la perdita del gusto, mentre la disgeusia è un disturbo caratterizzato dalla distorsione della percezione del gusto o da un suo indebolimento.

Immagine che mostra un uomo che annusa un limone per verificare la perdita di olfattoNel caso i sintomi siano sfumati e difficilmente collocabili in un arco temporale preciso, si fa riferimento alla data del tampone positivo.
Fissato il giorno 1 la data di comparsa dei sintomi, eseguito il primo tampone il giorno 2 o i seguenti, si definisce il giorno X la data in cui i sintomi scompaiono. Il secondo test può essere effettuato il terzo giorno da X. Per intenderci, se i sintomi si sono manifestati il 3 ottobre e sono scomparsi il 15, ci si può sottoporre al tampone il 18 ottobre.
Se il risultato è negativo, l’isolamento può finire.
Se i sintomi scompaiono prima del giorno 10, occorre comunque rispettare la durata intera prevista per l’isolamento. Ci si può dunque sottoporre al secondo test il giorno 10. 
Dunque, se i sintomi sono comparsi il 3 novembre e scomparsi prima del 12, il secondo test può essere effettuato il 12 novembre.

Se la positività permane a lungo anche in assenza di sintomi (fatta sempre eccezione per la anosmia, la ageusia e la disgeusia), trascorsa una settimana dalla loro scomparsa l’isolamento può essere interrotto, a patto che siano trascorsi almeno 21 giorni dalla comparsa dei sintomi.

Spieghiamoci meglio. I sintomi compaiono il 3 novembre e scompaiono il 10; in data 13 novembre può essere effettuato il tampone (il 17 non può essere eseguito perché non sono ancora passati i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi). Se il risultato è ancora positivo, l’isolamento deve proseguire fino al 23 novembre. 
Anche in presenza di un terzo tampone positivo, a questo punto è possibile interrompere l’isolamento.

Qual è la ratio alla base di questa disposizione? 

Le persone non possono essere tenute in isolamento a termine indefinito quando sono asintomatiche. 
Per regolare i casi di persone divenute asintomatiche ma positive per un lungo periodo di tempo, si tiene conto della carica virale, che superati i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi non è più significativa ai fini del contagio.
Questo criterio può essere modulato dalle autorità sanitarie d’intesa con esperti clinici e microbiologi/virologi, tenendo conto di singoli casi e, nello specifico, dello stato immunitario delle persone interessate. Nei pazienti immunodepressi, infatti, il periodo di contagiosità può essere prolungato.

Come comportarsi in caso di contatto stretto

Immagine di un uomo che viaggia in trenoNel caso di contatto stretto, non si parla più di isolamento, ma di quarantena.
In base alla definizione che ne dà il Ministero della Salute, un contatto stretto di un caso COVID-19 è definito come una persona che:
  • Vive nella stessa casa di un caso COVID-19;
  • Ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
  • Ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un soggetto positivo (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • Ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti;
  • Si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei;
  • Ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto;
  • Fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei.
Si tratta, dunque, di una persona esposta ad un elevato rischio di infezione.
Nel caso di contatti stretti di contatti stretti non è prevista la quarantena né l’esecuzione di test diagnostici. Se non vi è stato alcun contatto diretto con il caso confermato non devono essere messe in atto misure particolari, a meno che il contatto stretto del caso non risulti successivamente positivo ad eventuali test diagnostici. 

Cosa fare in caso di contatto stretto asintomatico

I contatti stretti di casi con infezione da SARS-CoV-2 confermati e identificati dalle autorità sanitarie devono osservare un periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al rischio oppure un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione se, fissato il giorno 1 la data di questa ultima esposizione, il giorno 10 è stato effettuato un test antigenico o molecolare che è risultato negativo. 
Per spiegarci meglio: il 3 novembre si verifica il contatto a rischio; il 12 novembre può essere eseguito il test antigenico o molecolare. Se risulta negativo, la quarantena può terminare.

Cosa fare in caso di contatto stretto sintomatico

In caso di contatto stretto sintomatico, si deve osservare la quarantena. In questo caso, è opportuno eseguire subito un tampone. 
Anche di fronte ad un esito negativo, la quarantena termina, con risoluzione dei sintomi, dopo 10 giorni. Al termine di questo intervallo di tempo deve essere eseguito un ulteriore tampone. 

Ove non sia possibile proporre il tampone a partire dal giorno 10 (per motivi organizzativi o altri motivi riconducibili al paziente, ad esempio impossibilità ad eseguire il tampone) è possibile concludere la quarantena dopo 14 giorni dall’ultimo contatto con il caso senza la necessità di eseguire il test.
Se, dunque, il contatto stretto si è verificato il 3 novembre e i sintomi sono scomparsi il 10, il 12 novembre può essere effettuato il test. Se negativo, la quarantena ha fine.
Se il tampone non può essere eseguito, il 16 novembre la quarantena termina comunque.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 16 novembre 2020
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