Cambiamento climatico e salute: quali sono gli effetti?

Cambiamento climatico e salute: quali sono gli effetti?

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2019

Indice

EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SULLA SALUTE UMANA

Nell’assistere all’ormai storico intervento della sedicenne Greta Thunberg di fronte Assemblea internazionale dell’Onu, in occasione del vertice sul cambiamento climatico (Climate Action Summit), tutti siamo rimasti impressionati dalla durezza dei suoi toni, amplificata dalla fortissima carica emotiva: “How dare!“ - è stato il suo grido di dolore - “Come vi siete permessi!”. Di distruggere la terra, di rubarci il futuro. 
Un discorso breve, conclusosi tra gli applausi ma con una minaccia: “Non vi perdoneremo”, rivolto ai “Grandi” del pianeta, quelli che decidono (anche) dove va il clima. Un discorso-invettiva che è apparso eccessivo a molti, e che ha fatto sorridere qualcuno. Una ragazza così giovane, con una sindrome autistica ad alta funzionalità quale è l’Asperger, non è in grado di disquisire sui danni che decenni di politiche sconsiderate e teorie economiche miopi hanno prodotto e continuano a produrre su larga scala, perché NON può avere le competenze per farlo.

Immagine che ritrae il mondo "alberato"Ciò che, però, Greta e tutto il Movimento internazionale del Global Climate Strike on Friday (gli scioperi del venerdì per il clima, inaugurati proprio dalla giovane svedese) hanno fatto, è stato una cosa molto semplice, hanno preso i dati attuali e i modelli matematici di previsione che sono il frutto di oltre 30 anni di studi sul cambiamento climatico in atto – dati che sono oggettivi e che provengono da fonti scientifiche autorevolissime – e di “imperio”, con l’urgenza tipica dei giovani, ne hanno fatto l’argomento più importante del mondo. Perché tale è.
La cosa che noi dovremmo fare è iniziare a prendere molto sul serio l’invito di Greta Thunberg e degli scienziati che si occupano di ambiente, perché ciò che forse non è troppo chiaro (ancora), è COME, inteso in quale misura e con quale velocità, il riscaldamento globale, gli eventi climatici estremi e l’inquinamento diffuso possono mettere realmente a repentaglio la nostra salute. Il rapporto tra clima e salute pubblica è noto da sempre, ciò che è sconvolgente è quanto ad oggi tale rapporto sia stato alterato dall’azione umana. 
Per tale ragione il cambiamento climatico è anche un problema sanitario di emergenza primaria, e ciò vale dovunque, in America come in Europa, come in Asia e Africa. 
Se consideriamo, ad esempio e in piccolo, solo i nostri territori, nei quali il riscaldamento medio delle temperature (dell’aria, ma anche delle acque) ha causato e causa il moltiplicarsi di eventi meteorologici eccezionali (un esempio sono le “bombe” d’acqua e le tempeste di fulmini) che coinvolgono specialmente le zone a rischio idrogeologico, e che estremizza le stagioni con ondate di caldo afoso in estate, le conseguenze sulla salute sono tantissime. Aumentano i casi di allergia, di malattie croniche, di malattie respiratorie e di disturbi dell’umore

Sono più facili le intossicazioni alimentari e le infezioni di ogni genere. Peggiora la qualità di vita degli anziani e delle famiglie a basso reddito, specie di chi risiede nelle grandi città della Pianura Padana o in zone a forte industrializzazione in cui l’inquinamento dell’aria rappresenta un fattore di rischio oncologico tanto quanto il fumo di sigaretta. Peggiora la salute mentale di chi abita in zone a costante rischio di frane e allagamenti. E infine arrivano – portate da insetti e parassiti che si spostano seguendo il calore e il cibo – infezioni “nuove” o “rare”, effetto del cambiamento degli ecosistemi. 
Nelle zone della terra meno fortunate, l’impatto dei cambiamenti climatici è talmente devastante da produrre ondate migratorie a seguito di eventi catastrofici (carestie, alluvioni, siccità prolungate) o di condizioni di vita insostenibili tra cui l’esposizione ad agenti inquinanti o l’impossibilità di accedere a fonti idriche pulite. 
Ci sono eventi imponderabili e malattie che non si possono prevenire. Quello che si può fare, però, a livello governativo, è cambiare rotta e abbracciare politiche che guidino la transizione verso un’economia realmente green, e assumersi l’onere di proteggere le fasce fragili di popolazione che non hanno neppure le possibilità economiche per diventare ecosostenibili e che, pertanto, diventano “inquinanti”  tanto involontari quanto incolpevoli. 

NUOVE E VECCHIE MALATTIE

Dal momento che non è prevista, al momento, una terra di riserva, quella che abbiamo è anche quella con le cui criticità dobbiamo fare i conti. Una di queste è rappresentata dalle malattie. Anche le patologie hanno una loro storia, come quelle infettive, di cui tante sono oggi un ricordo. Nessuno muore più di peste, naturalmente, né di vaiolo. E poi ci sono le malattie che sembrerebbero aver poco a che fare con il clima, ma che invece ne vengono fortemente influenzate. Quello che viene definito “effetto amplificatore” è l’impatto che l’aumento delle temperature medie hanno – a livello mondiale – su patologie croniche di varia natura, ma non solo. 

Il cambiamento climatico è caratterizzato da condizioni meteo estreme, aridità, innalzamento del livello degli oceani e scioglimento dei ghiacci ai poli, rischio idrogeologico aumentato, qualità dell’aria scadente, piogge intense, ondate di afa. Eventi che abbiamo tutti negli occhi e ci riguardano in parte, come in parte colpiscono tutte le regioni del mondo in modo più o meno violento. La prestigiosa rivista Lancet ha commissionato un ponderoso studio proprio su questo argomento, chiamando a raccolta ben 27 Istituzioni accademiche, le Nazioni Unite, più varie agenzie governative, le quali, a loro volta, si sono affidate al lavoro di scienziati/e nei settori chiave della medicina, dell’ecologia, dell’economia, delle risorse energetiche, delle scienze sociali, della geografia e infine della nutrizione. Quello che ne è venuto fuori è una sorta di “estemporanea in divenire” come minimo preoccupante – e non è un caso se il rapporto si intitola “The Lancet Countdown” – delle condizioni di salute della popolazione terrestre in relazione all’evoluzione climatica in atto e all’inquinamento che ne è causa e in parte conseguenza. Il report si sviluppa in sezioni, una delle quali è proprio dedicata alle patologie croniche. Si evince che il Climate change agisce – come anticipato – quale moltiplicatore di condizioni morbose preesistenti sia in modo diretto che indiretto.

Cosa significa? Che i soggetti più vulnerabili della popolazione, quali gli anziani e coloro che soffrono di: Immagine che ritrae dei polmoni luminosiMa anche tutti coloro che risiedono in aree urbane ad alta densità demografica, e i bambini, sono i gruppi di individui che rischiano maggiormente un aggravamento delle loro condizioni generali e un peggioramento delle loro aspettative di vita (nonché della qualità della stessa), specialmente a causa del riscaldamento medio globale e delle sue conseguenze. 
Alle patologie preesistenti, infatti, possono aggiungersi altre condizioni morbose correlate (ad esempio le disfunzioni renali o cardiache), senza contare che lo stress termico, che si verifica quando il sistema di termoregolazione umano è messo a dura prova – a sua volta impatta sulle condizioni psicofisiche di chi sia già soggetto vulnerabile, fragile, o svolga professioni usuranti all’aperto. L’aumento medio della temperatura terrestre negli ultimi 20 anni – misurato in circa 0,3° C – sale a quasi 1°C nella percezione umana, effetto dell’antropizzazione. Chi abita in zone popolose registra un peggioramento ulteriore della salute legato al fattore socio-economico. 

Soggetti a basso reddito (es. anziani, famiglie numerose monoreddito, genitori single ecc.), in precarie condizioni psicofisiche, in aree urbane intensamente abitate e trafficate, sono i più vulnerabili in assoluto. Le aree geografiche particolarmente penalizzate, infatti, sono proprio l’Europa e l’area Mediterranea, dove si concentra parte della popolazione più anziana a livello mondiale. Le ondate di calore che ormai caratterizzano le nostre estati producono conseguenze sul cuore (aumenta il rischio di eventi cardiovascolari improvvisi in soggetti già indeboliti), sui reni, e sull’apparato respiratorio
Ma… queste “vecchie” malattie forse, ingiustamente, ci spaventano meno delle “nuove” malattie che il cambiamento climatico porta con sé. (Ma poi, sono proprio nuove?)

LE INFEZIONI TRASMESSE DAGLI INSETTI

Un tema particolarmente importante è quello relativo alla diffusione delle malattie infettive trasmesse all’uomo attraverso agenti animali quali insetti e parassiti (zoonosi). Considerando che gli ecosistemi stanno cambiando, che le acque si stanno riscaldando, e che in tal modo vengono favorite le condizioni per la trasmissione dei microrganismi patogeni da regioni geografiche ad altre prima inadeguate alla loro moltiplicazione, ecco quali sono le infezioni che si stanno diffondendo a livello globale (o che stanno “risorgendo”):

Infezioni trasmesse da zanzare. In linea generale, vale la premessa che questi insetti sono favoriti dal riscaldamento atmosferico, che permette loro di vivere più a lungo e proliferare. Inoltre, il calore e l’umidità riducono i tempi di incubazione, ovvero quelli necessari all’infezione per maturare prima di essere trasmessa. Ma veniamo alle patologie infettive, per lo più virali, che le zanzare possono contagiare agli esseri umani. 

Zika, Chicungunya, febbre gialla e Dengue. Si tratta di malattie infettive diffuse in aree a climi tropicali,  che vengono trasmesse da virus attraverso due principali “vettori” (insetti trasportatori), ovvero le zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus. Bene, pare che questi due insetti, secondo la previsione di un gruppo di ricercatori americani documentata in uno studio pubblicato su Nature Microbiology, nel 2050 saranno potenzialmente in grado di arrivare (che non significa “infettare” per forza) al 49% della popolazione umana. Secondo gli scienziati nel breve termine – tra 5-15 anni – il principale veicolo di distribuzione della zanzara saranno le migrazioni umane (intese anche come viaggi intercontinentali). Dopo questa prima fase, però, il fattor climatico e l’urbanizzazione completeranno l’opera, creando nuovi e perfetti habitat per questi insetti e per i microrganismi che trasportano. E quindi, per potenziali infettati. Un esempio lampante è stata la mini epidemia di Chicungunya registrata in Italia (regione Emilia Romagna, precisamente il ravennate), nell’anno 2007. Furono colpite da questa febbre infettiva di natura virale (non letale) ben 250 persone. Il vettore della malattia? Proprio la zanzara Aedes alcopictus, meglio nota come zanzara tigre, diffusa in Italia, specialmente nel centro nord. 

Virus West Nile. Il virus West Nile è già in Italia, così come in molte zone d’Europa meridionale (con un “picco” in Grecia), essendo, però, originario dell’Africa. Il “vettore” di questo microrganismo è una zanzara la quale, a sua volta, costituisce “ponte” di trasmissione tra altri animali, ad esempio uccelli o cavalli, e l’uomo. Il Nile West Virus è letale in casi rarissimi, tuttavia rappresenta un esempio di come il surriscaldamento globale possa “allargare” il raggio d’azione dei virus, espandendo gli habitat in cui gli animali che li veicolano possono proliferare. Nel nostro Paese il virus si è moltiplicato a dismisura negli ultimi anni, tanto che nel solo 2018 si sono registrati un totale di 606 casi sugli esseri umani, dei quali 239 in forma neuroinvasiva (la variante più pericolosa, che può sfociare in meningiti ed encefaliti) in sei regioni e tra questi 49 sono stati gli esiti letali (Fonte| Epicentro. ISS). Il virus West Nile finora era stato “avvistato” prevalentemente nell’Europa del Sud, ma di recente focolai si sono registrati anche in Germania. 

Il “caso” malaria. Stando alle previsioni abbastanza allarmistiche (ma probabilmente veritiere)  degli scienziati esperti in epidemiologia, la malaria, malattia un tempo endemica anche in alcune zone d’Italia (ma debellata grazie alla distruzione delle aree paludose, che rappresentavano l’habitat della zanzara anofele, vettore di trasmissione all’uomo), potrebbe presto ampliare la sua diffusione territoriale fino a penetrare in Europa (di nuovo) e persino negli USA (sarebbe la prima volta). In questo secondo caso, la causa sarebbe la massiccia operazione di deforestazione dell’Amazzonia, e le conseguenze terribili e non ancora stimabili sul clima locale e su quello mondiale. Nonostante la malaria sia al momento soprattutto diffusa nel continente africano, in cui si concentra il 90% dei casi, sembra che se il cambiamento climatico in atto procederà di questo passo, la malattia diventerà una realtà con cui fare i conti nell’Europa meridionale e orientale (tra cui l’Italia: ricordate il “caso” della bimba contagiata a Trento?), e nel sud-est asiatico con un potenziale bacino di infettati pari al 40% della popolazione mondiale. La sua temperatura ideale di proliferazione? 25°C in media. 

Immagine che ritrae una foresta bruciataInfezioni trasmesse da altri insetti o animali:
La malattia di Lyme e la Leishmaniosi. Sono due infezioni trasmesse rispettivamente dalle zecche (in particolare dal tipo di zecca detta “dei cervi”, che si trova nelle aree boschive), e dai ditteri (sorta di “mosche” d’acqua e di terra), insetti che diventano più numerosi e pericolosi proprio in estate, e in generale quando fa caldo. La malattia di Lyme, causata da un batterio, è particolarmente subdola e difficile da diagnosticare, dal momento che produce sintomi eterogenei di tipo infiammatorio e neurologico, e purtroppo si sta diffondendo anche in Italia, laddove in passato era considerata una infezione rara. Al momento, infatti, come divulgato dallo stesso Istituto Superiore di Sanità (ISS), la malattia di Lyme è la più rilevante infezione trasmessa da un vettore animale all’uomo nelle zone temperate, ed è seconda solo alla malaria per numero di casi, in tali regioni del mondo. La Leishmaniosi umana, invece, è una parassitosi che può presentarsi in tre forme distinte (di cui la più aggressiva e pericolosa è quella viscerale), ed è considerata endemica in 88 Paesi del mondo (dati OMS) di cui nessuna, al momento in Europa. Ma… a causa del cambiamento climatico e dell’aumento delle temperature medie, l’area del Mediterraneo è considerata a forte rischio di allargamento dell’habitat dei ditteri, i vettori animali della malattia, pertanto sono stati messi a punto programmi di sorveglianza attiva anche in alcune regioni del Sud e Centro Italia. 

Ebola e Nipah. Sono malattie che fanno paura, soprattutto il virus Ebola (o febbre emorragica, di cui sono noti quattro ceppi) la cui spaventosa pandemia uccise 11mila persone tra il 2013 e il 2016 negli stati dell’Africa occidentale della Sierra Leone, Guinea (da cui partì il primo focolaio), Liberia e Nigeria. Tutt’altro che debellata, Ebola è poi tornata in Congo e tutt’ora affligge con ricorrenti epidemie molte regioni africane. Il vettore di trasmissione è il pipistrello della frutta, e pertanto, qualora il cambiamento climatico dovesse “spostare” e allargare l’habitat di queste piante, i pipistrelli potrebbero seguire il cibo, e con essi portare il virus. Uno studio previsionale basato su modelli di diffusione dell’infezione nel recente passato e messo a punto da ricercatori inglesi e statunitensi parla di una probabile diffusione di Ebola nei prossimi 50 anni, a causa del riscaldamento globale, e, nel peggiore dei casi, di una sorta di “traboccamento” delle aree epidemiche con casi di trasmissione diretta da vettore animale a essere umano (e non solo da essere umano a essere umano) in aumento del 15% rispetto ad oggi. Tra le aree geografiche più a rischio Cina, India, Stati Uniti, e… l’Europa tra cui Spagna e Italia. Nipah, invece, è noto da “appena” 20 anni, localizzato nel Sud-Est asiatico, ed è uno degli otto virus più pericolosi al mondo, tanto da risultare mortale in tre casi sui quattro. Il suo vettore d’elezione è la volpe volante, ma anche i pipistrelli della frutta, tuttavia all’uomo arriva spesso da animali domestici o di allevamento (maiali, cani, gatti, cavalli e capre) a loro volta infettati. Questa infezione è “sorvegliata speciale” dagli scienziati epidemiologi e dall’OMS perché il suo bacino di diffusione può potenzialmente allargarsi nei prossimi anni a causa della deforestazione e dei cambiamenti climatici e lambire zone finora mai considerate a rischio. Attualmente, proprio come per Ebola, anche contro il virus Nipah si sta cercando di mettere a punto un vaccino quanto prima. La principale differenza tra queste due infezioni è che il contagio di Ebola può avvenire sia per via animale che umana, e in questo secondo caso basta il contatto diretto con fluidi del soggetto contagiato (vivo o, purtroppo, anche deceduto, ad esempio toccando il suo sangue) o indiretto con oggetti e indumenti usati, per trasmettere la malattia; mentre per il virus Nipah il contagio da essere umano a essere umano è molto più difficile e raro. 

CAMBIAMENTO CLIMATICO: QUALI STRATEGIE PER PROTEGGERE LA SALUTE?

Per mettere a punto efficaci strategie che limitino gli effetti negativi che il cambiamento climatico ha e avrà in futuro sulla salute degli esseri umani a livello globale, è necessario partire da dati certi. Conosciamo l’impatto reale che fattori quali il riscaldamento della temperatura terrestre e delle acque, il moltiplicarsi di eventi meteorologici estremi, l’allargamento degli habitat di vettori animali (uccelli, insetti ecc.) in grado di diffondere infezioni potenzialmente pandemiche avranno sulla nostra salute? L’OMS, nei suoi studi, si è occupata anche di questo delicato tema, che pone, senza dubbio, una sfida epocale. 
Il punto di partenza è un’evidenza: il clima si modifica secondo schemi naturali così come in risposta a comportamenti umani. Del resto, il clima è anche solo uno dei tanti fattori che influiscono sulla salute generale delle popolazioni. 
Per ricavare dati certi, è necessario effettuare analisi e rilevazioni piuttosto complesse. Tre sono i problemi principali che gli scienziati devono considerare e che potrebbero falsare i loro studi. Vediamoli brevemente.
  • Essere in grado di distinguere i cambiamenti climatici “veri” da quelli “apparenti”
    Ecco un  punto cruciale che in effetti tende a destabilizzare molti di noi. Il clima, per sua natura, è fluttuante, ha un andamento non regolare che certamente influisce anche sul benessere degli esseri umani; basterebbe pensare solo all’impatto che le malattie stagionali hanno sulla salute pubblica. Un esempio è rappresentato dall’aumento medio dei decessi durante estati particolarmente torride e/o afose. Bene, anche una successione di estati eccezionalmente calde con aumento della mortalità correlata non significa, necessariamente, che quei decessi in più dipendano da un cambiamento climatico in atto. Potrebbe trattarsi “solo” di una fluttuazione meteorologica senza significato. Servirebbe pertanto provare l’evidenza di un cambiamento nelle condizioni climatiche di base, in questo caso, poter inserire la sequenza di estati eccezionalmente calde all’interno di una tendenza generale all’aumento delle temperature globali che dipende dal cambiamento climatico.
  • Attribuzione
    Significa che si deve stare molto attenti ad attribuire al cambiamento climatico variazioni (es. un aumento nell’incidenza di specifiche malattie), nell’andamento della salute pubblica, partendo dal presupposto che il clima è appunto solo uno dei fattori di rischio sanitario. Quando entrano in gioco altre variabili altrettanto determinanti – quali il fattore ambientale, socio-economico, o comportamentale – occorre essere in grado di saper fare le attribuzioni corrette.
  • Mutazioni dell’effetto (da altri effetti)
    Un altro elemento di cui tener conto è quello legato ad altre condizioni mutevoli, che, contemporaneamente con il cambiamento climatico, concorrono a influire sulla nostra salute. Un tipico esempio sono le modifiche sconsiderate operate su un territorio da opere umane, che moltiplicano gli effetti degli eventi climatici estremi legati al cambiamento climatico aumentando in tal modo i rischi per la popolazione.   
Tenendo conto di questi elementi, è possibile ricavare dati certi sulle conseguenze che il cambiamento climatico sta producendo e verosimilmente continuerà a produrre nelle diverse aree del mondo sulla salute degli abitanti, e prendere provvedimenti, studiando quelle che sempre l’OMS definisce “strategie di adattamento”. Chi se ne deve occupare? Istituzioni scientifiche sovranazionali ad esempio. Nella sola Unione Europea esistono diversi Organismi, Commissioni, Fondazioni ed Enti che si prefiggono esattamente questo scopo e che sono sovvenzionati per produrre documenti scientifici e indicazioni d’azione, che poi i singoli stati con i loro governi dovrebbero recepire e concretamente trasformare in azione.  

Immagine che raffigura bandiere dell'EuropaA proposito di Unione Europea, The European Academies Science Advisory Council (EASAC, Istituto che accorpa le Accademie scientifiche nazionali degli stati membri, tra cui l’Italia, più le Accademie di Norvegia e Svizzera), ha stabilito, in punti programmatici che hanno un imperativo di urgenza, le strategie per proteggere la salute degli abitanti europei agendo sul clima. Ma non solo. 
Sebbene si dica, nel presentare tale rapporto, che l’UE è già molto attiva nel promuovere iniziative volte a ridurre l’emissione dei gas-serra (una delle cause del riscaldamento terrestre), manca una presa in carico globale – con strategie di adattamento lungimiranti e omogenee – del problema relativo all’impatto che il cambiamento climatico produce sulla salute dei cittadini europei.  Ora, si afferma, le cose dovranno cambiare. Questo il forte messaggio – in 7 punti -  sviluppato nel Report dell’EASAC, che rappresenta anche la nostra speranza per il futuro.
  • Il cambiamento climatico si sta verificando su scala mondiale e dipende dalle attività umane
  • Il cambiamento climatico influisce negativamente sulla salute umana e il rischio sanitario aumenterà nel tempo
  • Un’azione rapida e decisa che tagli fin da subito le emissioni di gas-serra in modo che l’aumento della temperatura media si attesti al di sotto dei 2°C (livello pre-industriale) potrebbe ridurre i danni per la salute pubblica in modo efficace
  • Si possono ottenere grandi benefici sulla salute pubblica in poco tempo dalla decarbonizzazione dell’economia quale esito di una riduzione dell’inquinamento atmosferico e di altri benefici derivanti dalla attenuazione del cambiamento climatico 
  • Il cambiamento climatico può avere effetti sulla salute entro i confini europei e a causa di tali effetti influire sulla salute di chi abita fuori da tali confini
  • Le soluzioni sono a portata di mano, e molto si può fare a partire dalle attuali conoscenze, ma ciò richiede una volontà politica
  • La comunità scientifica riveste un ruolo centrale nel generare più conoscenza e nel contenere la disinformazione sugli effetti che il cambiamento climatico produce sulla salute, sui fattori che aumentano la vulnerabilità, e sull’efficacia delle strategie di adattamento e di attenuazione, in stretta collaborazione con chi fa le leggi

 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 12 novembre 2019