Bulimia nervosa: sintomi, diagnosi e conseguenze

Bulimia nervosa: sintomi, diagnosi e conseguenze

Alimentazione

Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2019

Indice

 
La bulimia nervosa viene spesso presentata come contraltare dell’anoressia, nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). Se da un lato con il termine anoressia si intende un atteggiamento di rifiuto verso il cibo, il termine bulimia intende l’esatto opposto, ovvero un’assunzione spasmodica e incontrollata. L’etimologia del termine, dal greco antico, significa appunto “fame da bue”, ma bisogna prestare attenzione a non correlarla automaticamente all’obesità. Come è noto spesso una persona affetta da bulimia spesso può provocarsi il vomito dopo aver mangiato e utilizzare dei lassativi, ma anche accompagnare periodi di digiuno e praticare intensa attività fisica. La maggior parte delle persone che soffrono di bulimia infatti presenta un peso corporeo nella norma.
 
Come già anticipato nell’approfondimento dedicato ai Disturbi del comportamento alimentare, la bulimia nervosa, insieme all’anoressia, è uno dei DCA più importanti e diffusi. Rientrando in tale categoria la bulimia nervosa è a tutti gli effetti una patologia che rientra nello spettro delle malattie mentali e può essere associata ad altri disturbi come la depressione e l'ansia.
 

Cos’è la bulimia nervosa

Come per l’anoressia, la sola parola bulimia indica un comportamento di assunzione di cibo spasmodica e può essere definito un “sintomo” della bulimia nervosa, definizione corretta della patologia. Clinicamente, essa è caratterizzata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di ingerire spropositate quantità di cibo (definite come “crisi” bulimiche o abbuffate), seguiti dal “senso di colpa” di non essere capace di controllare il proprio comportamento. Con questa definizione si intende l’ingestione di un quantitativo di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone assumerebbe nello stesso lasso di tempo, avendo la sensazione di perdere il controllo mentre lo si fa (ovvero l’incapacità di astenersi dal mangiare o dallo smettere di mangiare una volta iniziato accompagnati talvolta da un senso di estraniamento). A completamento di ciò, si distinguono due tipi di bulimia, secondo la classificazione del DSM-V 2014:
  • Con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi;
  • Senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati (digiuni o/e intensa attività fisica), ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.
Gli episodi bulimici sono scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress e sono nella maggior parte dei casi programmati anticipatamente. A determinare la natura specifica di questi episodi, va specificato che non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un'elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo "spiluccare" durante la giornata. 
 

Come e perché si manifesta

Ragazza bulimica si guarda allo specchioLa bulimia di solito esordisce in adolescenza (in media tra i 15-17 anni) o nella prima età adulta (acutizzandosi tra i 20 e i 30 anni). Le abbuffate iniziano in genere durante o dopo un periodo di restrizioni dietetiche, anche se molteplici eventi stressanti possono precipitare l’esordio del sintomo. Come l’anoressia nervosa, colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%). Infatti, nella persona che soffre di bulimia nervosa l’autostima è influenzata in misura eccessiva dalla forma e dal peso corporei. 

La diagnosi si basa sulla storia clinica di una persona, tuttavia è difficile da scoprire in quanto chi ne è affetto tende ad essere molto riservato sulle proprie abitudini alimentari.  I fattori di rischio per lo sviluppo della bulimia nervosa in generale vengono così raggruppati:
  • Fattori temperamentali: preoccupazioni relative al peso, bassa autostima, sintomi depressivi, disturbo d’ansia sociale, disturbo iperansioso dell’infanzia
  • Fattori ambientali: internalizzazione dell’ideale di un corpo magro ma anche abusi fisici e/o sessuali subiti in infanzia
  • Fattori genetici e fisiologici: trasmissione familiare e vulnerabilità genetica ma anche obesità infantile e precoce maturazione puberale
La bulimia è più comune tra coloro che hanno un parente stretto che ha sofferto o soffre della condizione: in questo caso, la percentuale del rischio stimato è compresa tra il 30% e l'80%.

Altri fattori di rischio per la malattia includono lo stress psicologico, una pressione culturale per un certo tipo di corpo, scarsa autostima e l'obesità. Inoltre, livelli anormali di molti ormoni, in particolare la serotonina, hanno dimostrato di essere responsabili di alcuni comportamenti alimentari disordinati. 

Sono stati inoltre effettuati degli esperimenti che dimostrano che gli ormoni sessuali possono influenzare l'appetito nelle donne e quindi facilitare l'insorgenza di bulimia nervosa. Gli studi hanno dimostrato che le donne con iperandrogenismo e la sindrome dell'ovaio policistico hanno una disregolazione dell'appetito, in particolare per quanto riguarda carboidrati e grassi. Negli esseri umani vi sono prove che di una correlazione tra polimorfismi nel recettore dell'estrogeno β e la bulimia, suggerendo che vi è una associazione tra ormoni sessuali e bulimia nervosa. Come per la maggior parte dei disturbi alimentari, i mass media che propongono una forma del corpo "ideale" sono considerati come un fattore sociale che contribuisce alla bulimia. 

 

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Patologie Correlate

Bilancia con la scritta bulimia al posto del pesoL’atteggiamento compulsivo di ingestione-espulsione può in generale sottoporre il fisico a numerosi altri disturbi e patologie. Innanzitutto, la forzatura al vomito può provocare pelle ispessita sulle nocche e danni ai denti, a causa dell'acido presente nei succhi gastrici e che ha effetto erosivo sulla dentatura.

Dal punto di vista psicologico, tra chi soffre di bulimia c’è un’alta incidenza di problemi come la tossicodipendenza o l'alcolismo. I bulimici hanno un rischio molto più elevato di avere un disturbo affettivo, come la depressione o disturbo d'ansia generalizzato: uno studio del 1985 condotto dalla Columbia University su donne bulimiche in cura presso la New York State Psychiatric Institute, ha trovato che il 70% aveva sofferto di depressione in qualche momento della loro vita (rispetto al 25,8% delle donne adulte in generale). Infine, si riscontra anche un elevato rischio di suicidio che appare 7,5 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
 

Epidemiologia 

La bulimia è stata nominata e descritta per la prima volta nel 1979 dallo psichiatra britannico Gerald Russell. Tuttavia, ci sono pochi dati sulla percentuale di persone con bulimia nella popolazione generale. La maggior parte degli studi condotti finora è stato condotto su campioni di convenienza di pazienti ospedalieri, studenti delle scuole superiori o universitari.

Nel 2013 si stimava che la bulimia interessasse 6,5 milioni di persone a livello mondiale. Circa l'1% delle giovani donne soffre di bulimia per un certo periodo di tempo e circa il 2-3% delle donne ha sperimentato la condizione in un momento della vita. Secondo uno studio del 2005, la bulimia nervosa ha una prevalenza dell’1-2%  tra le donne di età compresa tra i 15 e i 40 anni e si verifica più frequentemente nei paesi sviluppati e nelle città e i tassi di disturbi alimentari in generale aumentano in gruppi coinvolti in attività che idealizzano un fisico sottile, come la danza, la ginnastica, nella recitazione e nella musica, nelle modelle, nelle cheerleader, negli sport come nuoto, tuffi, canottaggio e pattinaggio su ghiaccio. 

Al pari degli altri DCA, la condizione si presenta meno comunemente nei paesi in via di sviluppo. Si ritiene che la bulimia sia più diffusa tra i caucasici. Tuttavia uno studio recente ha dimostrato che le adolescenti afro-americane hanno il 50% di probabilità in più, rispetto alle coetanee bianche, di assumere un comportamento bulimico. In Italia il disturbo colpisce circa l'1% delle giovani donne.
 

Trattamento

La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento primario per la bulimia. L'assunzione di antidepressivi può portare un modesto beneficio. Anche se la prognosi della bulimia è in genere migliore di quella dell'anoressia, il rischio di morte tra le persone colpite è superiore a quella della popolazione generale. Dopo 10 anni dall'inizio del trattamento, circa il 50% delle persone ha ottenuto una completa guarigione.



Centri Specializzati in Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

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In collaborazione con
Veronica Tosetti

Veronica Tosetti

Scrivo di salute e benessere, attualità e libri per le edizioni online de "Il Libraio" e "Vanity Fair", con particolare attenzione ad approfondimenti legati a salute della donna, psicologia e benessere. Lavoro nella comunicazione digitale come content e social editor. Sono autrice e coordinatrice di progetti narrativi legati alla radio e al fumetto. Sono attiva sui principali social network, tra gli altri già citati anche su Facebook e Instagram

 
Data di pubblicazione: 28 giugno 2019