Disturbo da Attacchi di Panico (DAP): cause, durata e rimedi

Disturbo da Attacchi di Panico (DAP): cause, durata e rimedi
23 giugno 2018

Ricerca e Prevenzione

Indice

Introduzione

Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è una sindrome psicopatologica caratterizzata da ripetuti episodi di ansia acuta, e tra i disturbi di tipo ansioso è quello che si manifesta maggiormente a livello fisico. La terminologia stessa è suggestiva dell’impeto caratteristico del disturbo. L’etimologia del vocabolo “panico” è legata al dio greco Pan, mezzo uomo e mezzo caprone, che appariva improvvisamente nei boschi, incutendo terrore, per poi sparire con la medesima lestezza.
 
Colpisce prevalentemente i giovani, e con il tempo tende a diventare cronico. Le statistiche mostrano che il 33% delle persone di età compresa fra 18 e 25 anni ha sperimentato il Panico. Dieci milioni di italiani, prevalentemente di sesso femminile, lo ha vissuto almeno una volta. Tutti questi dati sottolineano la rilevanza ed i costi sociali ed economici di questa patologia.
 
Il disturbo dell’attacco di panico è fortemente legato all’ansia, un’emozione primordiale e, per questo, molto potente. Non ha accezione positiva né negativa: è semplicemente un avvertimento, il retaggio di un sistema di allarme che permetteva all’uomo primitivo di essere sempre allerta per potersi mettere in salvo in caso di necessità, un insostituibile sistema di difesa. Alla luce di questa interpretazione, possiamo riconoscere nell’ansia le caratteristiche di vera e propria patologia solo quando l’intensità è sproporzionata rispetto allo stimolo che l’ha generata oppure quando lo stimolo semplicemente non esiste.
 

La sintomatologia

L’esordio dell’Attacco di Panico è improvviso (almeno apparentemente, come vedremo) e drammatico. Chi lo ha conosciuto ne parla come di un “fulmine a ciel sereno”: normalmente, infatti, quando il Panico irrompe, il paziente non si trova in un assetto psicofisico tale da giustificare un’ansia tanto acuta.

Dopo l’irruzione, l’attacco si protrae per un intervallo di tempo che può durare fino ad una ventina di minuti, raggiungendo il picco di intensità dopo dieci. La crisi è seguita da una fase, lunga fino a qualche ora, di spossatezza e stordimento, confusione e sbandamento.
 
L’Attacco di Panico è un’esplosione di ansia accompagnata da sintomi (non sempre tutti presenti):
  • Tra i disturbi somatici, ovvero quelli che si manifestano a livello fisico, troviamo sudorazione profusa, tachicardia (o anche irregolarità nel battito e la sensazione di avere il cuore in gola), nausea, vertigini, brividi di freddo, vampate di calore; disturbi psicosensoriali come parestesie (torpore e formicolii) e tremore, sensazione di soffocamento (nodo alla gola e respiro affannoso e superficiale), dolore al petto;
  • Tra quelli psichici vengono annoverati: paura di morte imminente o di impazzire, di perdere il controllo delle proprie azioni (ad esempio comportarsi in maniera imbarazzante in pubblico), percezione alterata dell’ambiente esterno, stordimento, depersonalizzazione, pensieri catastrofici impossibili da razionalizzare, stato di profonda impotenza e un vissuto di vergogna che origina dal timore di essere considerati malati di mente.
Come espresso lunga lista dei sintomi, la componente somatica dell’Attacco di Panico è ragguardevole: quello che si può percepire dall’esterno è che un certo numero di sintomi fisici possono essere interpretati come spie di gravi patologie, e che quindi siano la causa scatenante della paura e, di conseguenza, dell’attacco di panico. Ma la sostanza potrebbe essere diversa. Proprio il fatto che la crisi origini da sensazioni fisiche e principalmente attraverso di esse si realizzi, ha di recente portato alla formulazione di nuove ipotesi sull’origine (patogenesi) del Disturbo da Attacchi di Panico e, come vedremo, di approcci innovativi alla sua terapia.
 
Il primo attacco è dirompente e viene ricordato in maniera vivida dai pazienti che utilizzano espressioni forti come “da quel momento la mia vita è cambiata” quando ne parlano e tendono a trovare la causa nell’attività che stavano compiendo nel momento in cui si è scatenato.
 
Una volta iniziata, la crisi non può essere in alcun modo interrotta: sfugge al controllo del paziente, che avverte la sua posizione di vulnerabilità e passività, la quale acuisce l’ansia già presente. Il fatto che la crisi nasca all’interno del corpo stesso (possiamo dire che il Panico nasce dal corpo), giustifica l’intensità esplosiva della reazione, che può portare al “corto circuito” dell’organismo, ovvero allo svenimento.
 
Il vissuto di incomprensibilità e l’impossibilità di attribuire all’evento una spiegazione logica, sono causa di forte inquietudine, talora anche di rabbia per il paziente. E, questo aspetto, rende difficile parlarne con amici e parenti, innescando fenomeni di ulteriore chiusura e pessimismo, anche se in alcuni soggetti può portare alla dipendenza da amici e familiari, in quanto rappresentano un “porto sicuro”.
 
Non è raro che i presenti non si accorgano dell’attacco in corso, perché il soggetto, colto dall’urgenza di non lasciare trapelare la sua condizione, riesce a nascondere efficacemente il proprio malessere.

L’attacco non richiede praticamente mai l’intervento medico, ma il paziente può essere spinto a recarsi al Pronto Soccorso o, comunque, a richiedere indagini diagnostiche e la somministrazione di cure per paura e per scoprire quale sia la patologia che si cela dietro a questi sintomi, che non si pensa mai sia l’ansia.
 

Le manifestazioni correlate

Il Disturbo da Attacchi di Panico è spesso accompagnato da una serie di manifestazioni che aumentano la sofferenza soggettiva dell’individuo (Ferrante S:, 1998).
 
L’intensità degli attacchi di panico e la loro imprevedibilità sono tali da indurre una sorta di “paura della paura”, la cosiddetta ansia anticipatoria, il terrore che si verifichi un nuovo episodio, che limita l’autonomia e la libertà della persona che ne soffre. L’ansia anticipatoria è un sistema di difesa tipico (insieme alla ricerca di rassicurazioni) dei periodi di riacutizzazione del DAP, che si alternano alle fasi di remissione.
 
È possibile che il paziente sperimenti il Panico in altre forme, come l’Ombra del Panico, caratterizzata da una sintomatologia ridotta (rispetto all’attacco vero e proprio) ma che è persistente in quanto il paziente avverte un malessere generalizzato, si sente fuori forma per la presenza di sintomi che coinvolgono il cuore con extrasistole, tachicardia, e la respirazione con apnea, sospiri, irregolarità respiratorie e mancanza d’aria, ma ancora con capogiri e sintomi gastroenterici.
 
Un'altra conseguenza dell’attacco di panico è la condotta di evitamento, una sorta di meccanismo di difesa, una strategia comportamentale che induce la persona affetta da attacchi di panico ad evitare, per l’appunto, le situazioni, i luoghi ma anche i pensieri che generano il disturbo. Grazie a questo comportamento il paziente riesce così a evitare il panico situazionale, quello che si manifesta in luoghi che presentano determinate problematicità (ad esempio i luoghi affollati o quelli che non presentano vie di fuga) ritenuti la causa primaria dell’insorgenza dell’attacco. Grazie quindi alla condotta di evitamento, si genera in un primo momento rasserenamento e miglioramento della sintomatologia. È la seconda battuta ad essere problematica in quanto insorge una dipendenza da famigliari stretti: diventa così impensabile uscire, allontanarsi da casa, recarsi in luoghi non famigliari senza il supporto e la compagnia di una persona riconosciuta come amica e fidata.
 
Nel 30% circa dei casi, questo aspetto è talmente marcato e invalidante, anche dal punto di vista professionale, da essere causa di una depressione secondaria. In questo specifico stato depressivo è presente e forte la convinzione dell’individuo di essere destinato a stare male per sempre, affetto da una malattia che non ha cure né speranza di guarigione e per la quale non potrà mai sperare nella comprensione da parte di amici e parenti.
 
In molti casi, la paura di trovarsi in spazi ampi e affollati nei quali sia verosimilmente impossibile essere raggiunti da amici o famigliari per soccorso, interferisce con le attività della vita quotidiana e configura un’altra patologia psichica, l’agorafobia, che si associa così al Disturbo da Attacchi di Panico. L’agorafobia è presente nel 70% circa dei pazienti che soffrono di DAP ed ha essa stessa un’accezione fortemente orientata all’evitamento.
 
L’elaborazione ipocondriaca è un’ulteriore manifestazione secondaria, che si realizza nel 20% dei casi, quando il paziente interpreta l’intensità della sua sintomatologia come espressione di una grave malattia (tipicamente cardiovascolare o cerebrovascolare) e, nonostante le rassicurazioni dei medici che escludono evenienze pericolose, non riesce a convincersene. La paura di morire improvvisamente a causa di infarto o ictus permane anche negli intervalli fra un attacco e l’altro. Il paziente è sfiduciato per le ricerche vane e l’impossibilità di trovare una causa precisa, fisica, diagnosticabile al proprio inabilitante disturbo.
 
Il Panico può sopraggiungere nel sonno, determinando un risveglio estremamente e comprensibilmente angoscioso e favorendo l’instaurarsi nel paziente di una forma di insonnia connessa alla paura, addormentandosi, di essere vittima di un altro attacco.
 

La diagnosi

La diagnosi del DAP viene posta dallo specialista sulla base dei criteri del Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Psichici (DSM) IV, che lo descrive come un disturbo caratterizzato da crisi acute di intensa paura, durante la quale almeno quattro dei sintomi sopra elencati si manifestano.

Secondo il DSM V, la diagnosi è confermata se:
  • Più attacchi di panico improvvisi e ricorrenti hanno luogo (uno non è sufficiente a rimandare al DAP)
  • Gli attacchi non sono causati direttamente dall’assunzione di una sostanza specifica (stupefacente, medicinale,…)
  • Gli attacchi non sono legittimati da altre patologie psichiche.
 

La terapia

Esistono vari trattamenti che verranno trattati in questo paragrafo: la psicoterapia cognitivo comportamentale, la terapia farmacologica e quelle somatiche riabilitative.
 

PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

 
La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale è da molti riconosciuta come il trattamento più efficace, per la sua capacità di agire non solo sulla sintomatologia ma anche sulle cause del Disturbo da Attacchi di Panico. La terapia adeguata è in genere breve (come indicato dalle linee guida internazionali), a cadenza settimanale o con sedute più diradate, e persegue lo scopo del superamento dei comportamenti di tipo fobico attraverso:
  • Riconoscimento delle cause della tensione e individuazione, in condivisione fra analista e paziente, delle sue più opportune modalità di gestione: la partecipazione attiva del paziente e la sua collaborazione alla terapia sono indispensabili per il raggiungimento di risultati soddisfacenti;
  • Sviluppo della resilienza personale, attraverso tecniche quali la mindfulness (che migliora la consapevolezza del paziente): emerge qui il valore aggiunto della personalizzazione del trattamento, che viene cucito addosso al paziente come un abito, in maniera che si adatti al suo personale modo di vivere la malattia e risponda alle sue specifiche esigenze (aspetto che asseconda il trend attuale della Medicina Personalizzata);
  • Smascheramento delle minacce poste dai sintomi, depotenziamento del pericolo della sintomatologia e attribuzione ad essa di significati più logici. In questo frangente (definito “ricostruzione cognitiva”), lo psicologo aiuta il paziente a capire che i terribili sintomi dell’attacco sono le modalità attraverso le quali l’ansia si esprime e a non percepirli come gravemente lesivi della propria incolumità. Gli studiosi evidenziano come, statisticamente, il paziente non diventa pericoloso per sé o per gli altri durante l’attacco: anche se colto mentre è al volante, non perde il controllo della guida;
  • Riduzione del ricorso all’evitamento e alle rassicurazioni: il paziente impara a “stare” nell’ansia, ad accettarla attivamente e a capire che può conviverci, che non è una minaccia per la sua Salute. Gli esercizi di esposizione enterocettiva o graduata in vivo e l’utilizzo della Realtà Virtuale suscitano volontariamente sintomi simili a quelli del Panico, perché il soggetto possa allenarsi a gestirli senza ricorrere all’evitamento;
  • Prevenzione delle ricadute: il terapeuta prescrive al paziente la compilazione di un diario delle informazioni apprese nelle varie fasi del trattamento ed elabora insieme a lui strategie per l’adozione di abitudini di vita sane. E’ infatti importante che il soggetto dorma un numero di ore adeguate, che si nutra in maniera bilanciata e faccia esercizio fisico regolarmente.
 

TERAPIA FARMACOLOGICA

 
Per tenere sotto controllo la sintomatologia del Disturbo da Attacchi di Panico, può essere utile integrare la psicoterapia con la terapia farmacologica (Piperno R., Fierro T., Paniccia M., Cantelmi T., 2003).
 
I farmaci scelti sono gli antidepressivi SSRI (in particolare citalopram e paroxetina). I triciclici (come l’imipramina) vengono prescritti solo nel caso in cui il paziente non risponda agli SSRI. L’assunzione dei farmaci riduce la frequenza e l’intensità degli attacchi già nelle prime 4-6 settimane. Nel periodo che segue anche agorafobia ed ansia anticipatoria si fanno sempre più sfumate.
 

TERAPIE SOMATICHE RIABILITATIVE

 
Le strategie più recenti, che fanno riferimento alla spiccata propensione fisica della sintomatologia, sono le terapie somatiche riabilitative, che modulano i sistemi coinvolti nell’attacco e massimizzano l’efficacia di psicoterapia e farmacologia. Esiste, infatti, un’alterazione dimostrabile della fitness fisica nei pazienti che soffrono di DAP. L’allenamento fisico aerobico (corsa, cyclette, nuoto, danza) sembra essere centrale nel garantire un apporto significativo ai benefici dell’approccio terapeutico.

Questo fenomeno si presta ad una duplice interpretazione: da un lato lo sport induce trasversalmente benessere; dall’altro, in maniera più specifica, migliora la capacità respiratoria ed, entro certi limiti, l’attività cardiaca.
 
È raccomandata altresì l’astensione dall’assunzione di stupefacenti e dal fumo di sigaretta. Spesso, il disagio del paziente, che non trova spiegazioni al suo malessere e non può parlarne con le persone a lui vicine (perché se ne vergogna), lo spinge all’abuso di alcol o ansiolitici, questi ultimi assunti in un maldestro tentativo di automedicazione che peggiora drammaticamente la situazione.
 
È importante ricordare che il DAP è una patologia curabile e guaribile al 100%. L’aspetto sul quale gli esperti insistono è che il paziente non deve abbandonare il trattamento dopo averne ottenuto benefici parziali. Se persistono manifestazioni, seppure più lievi, come la cosiddetta “ombra del Panico”, significa che la guarigione non è stata raggiunta e quindi, in ogni caso, egli sperimenterà ancora la Paura, sebbene in forme diverse.
 

Le cause

I fattori scatenanti l’attacco sono normalmente connessi a vario titolo con i parametri di stress. Periodi di particolare tensione, fatica psicologica, preoccupazione, responsabilità possono, sebbene non correlabili cronologicamente in senso stretto con l’attacco, contribuire a scatenarlo. Anche l’assunzione di sostanze stupefacenti ne può favorire l’insorgenza.
 
Le emozioni sono sensazioni scatenate da squilibri dei sistemi di regolazione dei parametri dell’organismo (fattori omeostatici) nel tentativo di resettare il sistema e ripristinare l’equilibrio. Sono componenti primordiali subcoscienti dell’uomo, di gran lunga più potenti rispetto ai meccanismi coscienti, perché (prei)storicamente necessarie alla sua sopravvivenza. Prova ne è che, durante l’Attacco di Panico, la coscienza si azzera e nessun ragionamento può dipanarsi.
 
Il Disturbo da Attacchi di Panico è una condizione borderline fra mente e corpo: una sorta di meccanismo attraverso il quale il corpo invia segnali di malfunzionamento alla mente costringendola ad interrompere bruscamente la sua attività per potersene occupare.
 
E’ infatti dimostrato che, nei pazienti con DAP i parametri fisiologici evidenziano scostamenti (anche se micro e difficilmente valutabili come patologici) rispetto alla fisiologia. Sappiamo che coloro che soffrono di asma tendono ad essere più soggetti ad Attacchi di Panico e che le persone con DAP mantengono una modalità di respiro sensibilmente irregolare, anche fra una crisi e l’altra. Le alterazioni borderline di questo tipo si estendono alla sfera cardiovascolare e al sistema dell’equilibrio, investendo così tutti i sistemi coinvolti nel DAP.
 
Le ricerche sottolineano come nei soggetti con DAP si riscontri, in ultima analisi, un’alterazione strutturale e funzionale del tronco encefalico, l’organo omeostatico del Sistema Nervoso Centrale, strategico per le funzioni vitali (respirazione e funzione cardiaca). Il tronco è sede di importanti centri che ricevono informazioni sulla saturazione in ossigeno del sangue dai chemocettori del glomo carotideo e regolano, sulla base di questi, la frequenza respiratoria. Mentre amigdala e corteccia frontale hanno un ruolo nel funzionamento della mente studiato e accertato e sono coinvolte in tutte le patologie psichiatriche, le anomalie del tronco sono esclusivo appannaggio del DAP.
 
A confermare i profondi legami fra corpo e mente, nel Panico, la rilevazione diagnostica che evidenzia l’impercettibile (dal paziente) alterazione dei parametri cardio-respiratori 45 minuti prima dell’attacco. Forse la dimostrazione che qualcosa nel fisico comincia a non funzionare e che il sistema sta cercando di far fronte alla perturbazione. Quando l’intervento non risulta efficace, si scatena l’attacco. Questa osservazione si contrappone all’apparente subitaneità della sintomatologia.
 
Conseguentemente, è possibile interpretare l’effetto degli antidepressivi SSRI non tanto (e non solo) come psicofarmaci, ma come farmaci tout court. Sappiamo, infatti, dalla Farmacologia, che gli SSRI agiscono, prima ancora che sul cervello, sui polmoni e sul cuore. Questi molteplici aspetti della loro azione farmacologica, non possono essere disgiunti l’uno dall’altro, in particolare per quanto riguarda la terapia del DAP.
 


Monica Torriani è moglie, mamma di 4 ragazzi, farmacista e blogger.
Si occupa di Salute e Benessere con WELLNESS4GOOD, il sito web che ha ideato. E' contributor per diverse testate
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