Antibiotico-resistenza: punto della situazione e buone pratiche

Antibiotico-resistenza: punto della situazione e buone pratiche

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2019

Indice:

Il punto sull'antibiotico resistenza

Gli antibiotici che, insieme ai vaccini, tanto hanno contribuito a elevare gli standard di vita dell’uomo moderno con la loro capacità di sconfiggere microorganismi un tempo letali, oggi vacillano. Se da un lato le molecole tradizionali stentano a garantire le medesime performance del passato, dall’altro è complicato e dispendioso sviluppare nuovi farmaci attivi sui batteri più problematici

INFEZIONI ANTIBIOTICO RESISTENTI: QUALCHE NUMERO

Immagine che raffigura un medicinale tra le mani di una ragazzaLe infezioni resistenti agli antibiotici colpiscono oltre 600.000 persone all’anno in Europa e causano circa 33.000 morti. Con 11.000 vittime, il nostro Paese è al primo posto in questa funesta classifica europea: le infezioni più a rischio sono quelle urinarie, seguite da quelle del sito chirurgico, dalle polmoniti e dalla sepsi. Siamo fra i Paesi che consumano più antibiotici, sia considerando quelli per uso umano che i prodotti destinati all’ambito veterinario.

In Italia, nel 2018, le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter spp) si mantengono più alte rispetto alla media europea, anche se in calo rispetto agli anni precedenti, come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità nel suo sito istituzionale. 
Preoccupa anche la continua diffusione di infezioni nel sangue causate da batteri produttori di carbapenemasi (CPE), ovvero enzimi che distruggono i carbapenemi (una classe di antibiotici ad ampio spettro un tempo efficace nel trattamento di infezioni complicate). 

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Antibiotico resistenza: cosa fare

Immagine che ritrae l'interno di un aereoplano“Le azioni fondamentali da intraprendere sono la prevenzione dell’antibiotico resistenza, attraverso il miglioramento dell’uso appropriato degli antibiotici nell’uomo e la riduzione del loro uso negli animali da reddito ed il controllo della diffusione delle infezioni da paziente a paziente”, spiega il Presidente di GISA (Gruppo Italiano Stewardship Antimicrobica) Francesco Menichetti, ordinario di Malattie Infettive all’Università di Pisa.
La visione moderna della salute è partecipativa: la sostenibilità del sistema è a rischio e ognuno deve fare la sua parte per impedire che minacce come queste diventino realtà. La salute umana non può essere garantita meno di quella animale e della qualità dell’ambiente. Per questo, temi oggi molto dibattuti come l’inquinamento atmosferico, i cambiamenti climatici e il rischio di pandemie devono trovare risposte tempestive e articolate. 
A causa dei continui spostamenti che siamo chiamati a compiere per adempiere a doveri professionali o a scopo di vacanza acceleriamo il flusso di microorganismi, ne amplifichiamo la diffusione. L’uomo e gli animali rischiano così di diventare serbatoi di malattie che possono fare il giro del mondo in pochi giorni e disseminarsi in tempi sorprendentemente brevi.

ABBIAMO UNA SOLA SALUTE 

Non possiamo arrestare il progresso, né porre freni al processo di globalizzazione che ha ridotto le distanze e garantito lo sviluppo economico. Ma possiamo e dobbiamo limitare i rischi, metterci nella condizione di maggiore sicurezza possibile.

Questo è possibile solo a patto di adottare provvedimenti specifici di contenimento del rischio, comportamenti quotidiani efficienti e misure igieniche adeguate.
Serve un cambio di mentalità che porti a un maggiore rispetto del territorio e che coinvolga tutti, ognuno nel proprio ruolo. 

Esiste una sola salute: il concetto di One Health impone una nuova prospettiva, quella che comprende uomo, ambiente e animali e considera le loro interazioni al fine di proporre soluzioni integrate per migliorare la qualità della vita su questo pianeta. 

L’APPROCCIO ONE HEALTH

immagine che raffigura un planisfero di pilloleL’approccio One Health consiste in una visione della salute umana inclusiva di quella animale e della qualità dell’ambiente. Questa mentalità, niente affatto nuova (più avanti spiegheremo in quali termini) ma oggi più che mai necessaria, impone di estendere le valutazioni effettuate in Sanità allo scopo di proteggere la salute umana ai sistemi produttivi impiegati in agricoltura e negli allevamenti intensivi e di prestare massima attenzione alle interazioni fra uomo e ambiente.
I primi riferimenti a una medicina inclusiva sono già presenti nelle opere di Ippocrate, il cui Giuramento è tuttora parte della carriera di ogni medico. Egli analizzò con i rudimentali strumenti statistici che aveva a disposizione le interazioni fra lo stato dell’ambiente e il benessere dell’uomo e ne scrisse approfonditamente nel suo trattato intitolato Delle arie, delle acque e dei luoghi.

In tempi più recenti, uno scienziato più vicino a noi, Rudolf Virchow, parlò di una medicina inclusiva; anzi, di un’unica medicina che si occupasse di animali, piante e anche dell’uomo. Fu Virchow nell’800 a coniare il termine zoonosi per indicare le malattie che possono essere trasmesse dall’animale all’uomo. Le zoonosi sono numerose e pongono seri problemi di salute. 
La rabbia è una delle zoonosi più note al grande pubblico da tempo, ma non dobbiamo dimenticare minacce più recenti quali la SARS e l’influenza aviaria, che hanno tenuto il mondo con il fiato sospeso all’epoca in cui si è diffuso il timore di una pandemia.
Altre zoonosi sono la Malattia di Lyme, la BSE (la cosiddetta Sindrome della Mucca Pazza), la Chikungunya, la Febbre West Nile, la Salmonellosi.

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ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ E ONE HEALTH

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) punta molto su questo approccio, nella convinzione che i sistemi digitali oggi disponibili possano contribuire efficacemente alla diffusione e alla condivisione dei dati. Sono infatti questi i presupposti imprescindibili per tenere sotto controllo la diffusione dei microorganismi e l’implementazione di strategie globali.

Immagine che raffigura una zanzara nell'atto di pungereI batteri sono sulla Terra da molto più tempo rispetto all’uomo e devono la loro sopravvivenza di specie alla straordinaria capacità di adattamento. La stessa che potrebbe mettere in crisi i sistemi di sorveglianza degli Stati più avanzati, causando ripercussioni gravissime sull’uomo. Oltre alla possibilità che si diffondano malattie letali, un ulteriore rischio è rappresentato infatti dalla crisi di interi settori produttivi, con effetti devastanti sull’economia.
Nel maggio del 2018 l’OMS ha sottoscritto un accordo con la FAO (l’Organizzazione dell’ONU per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e l’OIE (Organizzazione Mondiale per la Salute Animale) finalizzato al rilancio dell’impegno comune per il contrasto alle minacce alla salute legate all’interazione fra esseri umani, animali e ambiente.

Il Memorandum d’Intesa firmato prevede un rafforzamento della partnership fra queste istituzioni con particolare attenzione alle misure da adottare per fronteggiare la minaccia dell’antibiotico resistenza. Uno degli scopi specifici più sentiti è quello di migliorare la capacità di previsione dell’eventuale rischio di diffusione delle zoonosi, comprese quelle di origine alimentare.
La Triplice Alleanza, così è stata definita la collaborazione, prevede anche di investire risorse nel rafforzamento dei singoli sistemi sanitari locali nell’ottica di costituire reti congiunte sovranazionali a difesa della popolazione. 
Proprio a questo scopo, lo scorso giugno la Triplice Alleanza ha presentato un metodo di finanziamento che consente ai partner di destinare risorse volte ad accelerare l’azione globale. Si tratta del Fondo Fiduciario per l’AMR (Anti Microbial Resistance, antimicrobico resistenza), supportato dal contributo iniziale di 5 milioni di dollari (che dovrebbero secondo gli auspici diventare 70) e di durata quinquennale.
Il problema è troppo grande e i singoli Paesi non possono affrontarlo da soli: questa è la prospettiva da cui le istituzioni stanno osservando il fenomeno e che orienta le strategie in merito.
Oltre il 60% degli agenti patogeni esistenti o emergenti che colpiscono gli esseri umani ha origine animale; il 75% di questi viene da animali selvatici. Per questo non possiamo affrontare i problemi della salute umana, animale e dell’ambiente in maniera isolata, ma dobbiamo considerarli e gestirli insieme. Questa alleanza unisce le competenze specialistiche e l’esperienza di ognuna delle tre organizzazioni per ottenere esattamente questo, attraverso un approccio One Health (Una salute)”, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jose Graziano da Silva.

L’UNIONE EUROPEA PER L’ANTIBIOTICO RESISTENZA

L’Unione Europea ha stilato nel 2017 un secondo piano d’azione contro l’antibiotico resistenza. Incentrato sulla One Health, i suoi obiettivi sono:
  • rendere l'UE la regione di migliori pratiche: in questa direzione occorre rafforzare la sorveglianza sanitaria e la segnalazione dei casi di antibiotico resistenza, aumentare la consapevolezza sia negli addetti ai lavori che nella popolazione generale tramite iniziative di comunicazione e migliorare il coordinamento fra gli Stati membri;
  • promuovere la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione nel campo della antibiotico resistenza: questo comporta il miglioramento delle conoscenze scientifiche in merito, l’aumento del livello di digitalizzazione dei singoli Stati, lo sviluppo di nuove terapie alternative, vaccini preventivi e tecniche diagnostiche sempre più rapide ed accurate;
  • definire il programma mondiale: questo obiettivo può essere raggiunto con il rafforzamento della presenza europea a livello mondiale e con la cooperazione proficua con i Paesi in via di sviluppo.

L’ANTIBIOTICO RESISTENZA NELLE STRUTTURE SANITARIE

immagine che ritrae batteri in vitroNell’ottica della prevenzione e della “messa a sistema” di risposte multidisciplinari tempestive nei casi in cui le infezioni correlate all’assistenza si siano già verificate, le strutture sanitarie sono in primo piano
É dunque fondamentale che i piccoli e grandi presidi della salute sul territorio lo siano veramente: per raggiungere questo scopo può essere utile formare dei veri e propri ambassador dell’infection control.
In uno dei più grandi ospedali d’Italia, il Niguarda di Milano, è stato presentato il 16 novembre scorso il Manifesto per la Prevenzione delle Infezioni Correlate all’Assistenza. Un’iniziativa nata dal confronto con le associazioni di volontariato e patrocinata da GISA, ANIPIO (Società Scientifica Nazionale Infermieri Specialisti del Rischio Infettivo) e Cittadinanzattiva e con il supporto non condizionante di MSD
Il progetto punta a sensibilizzare anche una categoria poco citata ma che arricchisce di un contributo di grande valore la pratica clinica messa in atto dai professionisti: quella dei volontari che operano a sostegno dei “soggetti fragili” negli ospedali. Si tratta quasi sempre di persone che non si occupano a livello professionale di tematiche sanitarie, ma che, motivate da un grande cuore, dalla volontà di dare una mano concreta, dedicano tempo ed energie ad aiutare coloro che ne hanno bisogno. I volontari, che si muovono in ambito ospedaliero a stretto contatto con i pazienti, devono pertanto adottare norme igieniche e comportamentali opportune al fine di tutelare la salute di coloro ai quali prestano assistenza.
La sede per la presentazione di questo manifesto non è stata scelta causalmente. “La prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza è uno degli obiettivi chiave della nostra attività, come dimostrano gli innumerevoli protocolli e procedure sviluppati negli anni e strumenti di lavoro quotidiano di tutti gli operatori”, dichiara il Direttore Sanitario Aziendale dell’Ospedale Niguarda Mauro Moreno.
Grazie all’adozione di un approccio coordinato di prevenzione e risposta rapida al Niguarda è stato possibile nel 2017 ridurre la mortalità in presenza di tutte le sepsi al 22% ed al 15-21% quella in presenza di infezioni correlate all’assistenza.

LE BUONE PRATICHE PER CONTRASTARE L’ANTIBIOTICO RESISTENZA

Il Manifesto per la Prevenzione delle Infezioni Correlate all’Assistenza comprende una serie di buone pratiche da adottare in ambito ospedaliero. Norme che rivestono notevole importanza anche nel quadro dell’assistenza domiciliare al paziente. La necessità di rendere più sostenibili le cure erogate dal servizio sanitario e abbreviare le liste d’attesa per visite ed esami impone di potenziare l’assistenza domiciliare e dunque la dimissione precoce del paziente. Questo significa che il paziente stesso (o chi se ne occupa) deve essere prontamente responsabilizzato sui sistemi atti a limitare i rischi di contagio.
Le procedure raccolte nel Manifesto rappresentano pertanto comportamenti che anche i caregiver dovrebbero adottare per scongiurare il rischio di contaminazione di un soggetto già indebolito dalla malattia.

LA SALUTE DEGLI OPERATORI SANITARI

Immagine che ritrae mani insaponateIn primo luogo, deve essere presente un elevato livello di attenzione da parte degli operatori sanitari nei confronti del loro stato di salute. Per poter essere d’aiuto è necessario essere sani ricorda il documento. Su questo punto si innestano ragionamenti complessi, che afferiscono in parte al tema della vaccinazione degli operatori sanitari, coloro che sono a strettissimo contatto con il malato, soggetto fragile e dunque più esposto al rischio di contagio, con conseguenze disastrose. La vaccinazione è infatti una procedura di immunizzazione sicura ed efficace raccomandata agli operatori sanitari, allo scopo di evitare che diventino loro stessi veicolo di germi verso il paziente.
  1. Lavare le mani
    Sappiamo che lavare frequentemente le mani con acqua calda e sapone è una strategia di prevenzione economica, sicura ed efficace. Ciascuno di noi può metterla in atto dovunque e in qualunque momento: laddove non è disponibile l’acqua, si consiglia l’uso dei gel igienizzanti a base alcolica. Un gesto semplice che permette di salvare vite.
     
  2. Attenzione agli accessori e agli oggetti di frequente utilizzo
    Anelli, orologi e bracciali, ma anche monete, portafogli, chiavi e i telefoni, che portiamo spesso al volto e appoggiamo su superfici di comodo, costituiscono luoghi nei quali i batteri si concentrano. Per quanto riguarda gli accessori, il pericolo nell’indossare i monili è amplificato dal rischio di rottura dei guanti in lattice in dotazione agli operatori sanitari, che potrebbe esporre gli stessi ed i pazienti a conseguenze pericolose per la salute. Il consiglio degli esperti, in questi casi, è quello di spogliarsene prima di lavarsi le mani e infilare i presidi di protezione e prevenzione individuale solo dopo.
    È altresì sconsigliato l’uso del telefono durante le visite al paziente; anche poggiare il telefono sul suo letto o, peggio, sul cuscino, può trasformarsi in una scelta azzardata.
     
  3. Uso dei guanti e delle mascherine
    Agli operatori è consigliato di avere a disposizione sempre alcuni dispositivi di protezione individuale (quali guanti e mascherine), da indossare in caso di necessità. I guanti, in particolare, sono una forma di tutela della salute dell’assistito, oltre che del professionista, in caso di ferite aperte, vomito o deiezioni.
    I guanti devono essere indossati anche quando si debba maneggiare dispositivi medici quali cateteri o flebo.
     
  4. Anche il cibo può veicolare batteri
    Perché la convalescenza del paziente e, più in generale, la gestione del suo periodo di malattia, proceda nella maniera migliore possibile, è necessario che egli si alimenti adeguatamente. Un primo punto su cui concentrare l’attenzione è dunque rappresentato dalla necessità di fornire al malato tutti i principi nutritivi di cui ha bisogno, per poterlo mettere in condizione di fare fronte alla patologia che lo ha colpito in maniera efficace. 
    È anche utile ricordare, all’atto della dimissione, al paziente stesso o al caregiver, l’importanza di instaurare e mantenere una corretta e bilanciata alimentazione, personalizzata sull’individuo e intorno alla malattia. In seconda battuta, occorre spingere il paziente a nutrirsi in autonomia. Il cibo può essere veicolo di germi: chi sbuccia, taglia gli alimenti o imbocca il malato può contaminare il cibo, le posate e, in ultima analisi, il paziente stesso.
     
  5. Trasporto in ambiente sanificato
    Il trasporto dei pazienti deve avvenire in un autoveicolo sottoposto a frequente sanificazione, se non trattato al termine di ogni viaggio. Devono essere sanificate le superfici, igienizzate le mani, utilizzati i guanti e le mascherine. Queste ultime devono essere indossate anche dai pazienti qualora la specifica patologia lo richieda.
     
  6. Monitoraggio degli impianti idrici e di condizionamento
    Dall’emergenza Legionella abbiamo appreso quanto sia importante provvedere a una corretta manutenzione degli impianti di condizionamento e idrici.  Deve essere applicata una periodica pulitura dei filtri, che rappresentano dispositivi dove possono annidarsi batteri causa di contaminazione delle vie respiratorie. Anche tutte le superfici presenti nella camera dove l’assistito risiede (quelle domestiche, se il malato si trova a casa) devono essere trattate. Se il paziente si trova ricoverato in una struttura sanitaria, la manutenzione e la sanificazione da parte di enti certificati costituisce la modalità di prevenzione più efficace.

domande

  1. Come si verifica l’antibiotico resistenza?
    I batteri sono organismi molto antichi, presenti sulla Terra da molto prima dell’uomo. La loro sopravvivenza è dovuta alla straordinaria capacità di adattamento. Nel tempo, i batteri sono in grado di sviluppare meccanismi di difesa nei confronti degli antibiotici e diventano inefficaci. L’uso scorretto di questi farmaci accelera il verificarsi delle resistenze.
     
  2. Qual è la differenza fra antibiotico resistenza e antimicrobico resistenza?
    L’antibiotico resistenza rappresenta la capacità dei batteri di sviluppare sistemi di sopravvivenza in presenza di sostanze antibatteriche. L’antimicrobico resistenza è un concetto più generale, che comprende anche la resistenza di altri microorganismi (come i funghi) nei confronti dei farmaci usati per curare le patologie da essi causate (ad esempio gli antifungini).
     
  3. Come possiamo combattere l’antibiotico resistenza?
    Attraverso tre modalità. La prima consiste nell’utilizzare in maniera corretta le molecole che oggi abbiamo a disposizione e che ancora funzionano. La seconda consiste nel supportare lo sviluppo di nuovi antibiotici efficaci sui germi oggi resistenti alle molecole in uso. La terza nel mettere in atto comportamenti e procedure atte a frenare la diffusione dei germi antibiotico resistenti, come il lavaggio delle mani.
     
  4. Quali sono i batteri più resistenti agli antibiotici?
    Sono otto e sono stati individuati dalle istituzioni sanitarie e sottoposti a sorveglianza: Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter spp.
     
  5. Perché negli ospedali si verificano fenomeni di antibiotico resistenza?
    Perché si tratta di strutture che ospitano pazienti affetti da patologie, alcune delle quali dovute a germi che possono sviluppare resistenza. Inoltre, negli ospedali si utilizzano disinfettanti molto potenti, che, nel tempo e con l’uso improprio, possono selezionare specie resistenti.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 24 novembre 2019