Anoressia nervosa: come combatterla? Cause e Sintomi

Anoressia nervosa: come combatterla? Cause e Sintomi

Alimentazione

Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2019

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L’Anoressia nervosa è forse il disturbo dei comportamenti alimentari più noto. Spesso raccontato attraverso film e libri, ne viene dato molto risalto sui media perché associato alla moda e alle modelle da passerella, la cui magrezza è spesso definita “poco sana” o patologica. Ma se è vero che è impossibile fare una diagnosi basandosi esclusivamente da uno sguardo esterno, che non tiene conto dello stile di vita o della costituzione di un individuo, spesso quello sguardo è il primo segnale che permette di indagare le ragioni di un drastico dimagrimento. Nel caso dell’anoressia nervosa infatti, difficilmente l’iter di cura parte dalla persona che ne soffre, perché chi vive in quei panni considererà la propria magrezza come un premio per il proprio estremo autocontrollo sul cibo.
 
Come era stato anticipato nell’approfondimento dedicato ai Disturbi del comportamento alimentare, ciò che contraddistingue l'anoressia nervosa è il rifiuto del cibo da parte di chi ne soffre e la paura ossessiva di ingrassare, con la conseguente perdita di peso incontrollata.
 

Che cos’è l’Anoressia Nervosa?

La parola anoressia viene dal greco e significa letteralmente “privazione dell’appetito”: questa parola da sola indica il sintomo, ovvero la generica inappetenza che può colpire un individuo per le più svariate cause cliniche o meno (patologie renali, tumori, dipendenze da sostanze e così via).

Spesso il solo termine anoressia viene usato come sinonimo dell’anoressia nervosa, che è una malattia riconosciuta dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, nella cui ultima edizione (DSM 5, 2014) vengono catalogate due tipologie:
  • Con restrizioni. Se negli ultimi 3 mesi la persona non presenta ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione (es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi etc.) e la perdita di peso è ottenuta attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva.
  • Con abbuffate/condotte di eliminazione: durante gli ultimi 3 mesi la persona ha presentato ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione.
Immagine di una ragazza anoressica mentre rifiuta del ciboI sintomi dell’anoressia nervosa che caratterizzano questo disturbo dell’alimentazione sono numerosi.

L’aspetto preponderante è il rapporto conflittuale con il cibo, che si manifesta soprattutto con la restrizione nell’assunzione di calorie che porta ad un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica; è inoltre correlata l’intensa paura di ingrassare anche quando si è sottopeso che non è in alcun modo alleviata dalla perdita di peso e infine un’alterazione nella percezione e nella valutazione del proprio peso, delle forme corporee ed eccessiva influenza di questi ultimi sui livelli di autostima.

Il livello di gravità del disturbo viene valutato attraverso l’indice di massa corporeo (BMI), che si calcola dividendo il peso (in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (in metri). L’indicazione di un peso limite è stata sostituita da un più generico “peso significativamente basso”, con un BMI inferiore al minimo normale <18,5. Per i bambini e gli adolescenti il peso deve essere inferiore a quello minimo atteso (<5° percentile).
 

Come e perché si manifesta?

L’esordio avviene solitamente durante l’adolescenza o nella prima età adulta e accade quasi sempre dopo una dieta intrapresa con lo scopo di perdere qualche chilo di troppo o in seguito a un evento stressante. La persona solitamente viene condotta all’attenzione clinica dai familiari preoccupati per la marcata perdita di peso. Raramente una persona che soffre di anoressia nervosa appare preoccupata per il dimagrimento poiché tende a negare il problema.

Disegno dove una ragazza si guarda allo specchio e si vede grassaNon è possibile identificare un solo fattore responsabile dell’insorgenza dell’anoressia nervosa, piuttosto è necessario considerare un insieme di fattori fisici, ambientali e di personalità:
  • Fattori temperamentali: persone che sviluppano disturbi d’ansia o hanno tratti ossessivi nell’infanzia mostrano un più alto rischio di sviluppare anoressia nervosa;
  • Fattori ambientali: pare esserci un’associazione tra anoressia nervosa e culture/ambienti in cui la magrezza è considerata un valore;
  • Fattori genetici e fisiologici: è presente maggior rischio di anoressia nervosa tra parenti biologici di primo grado di individui con il disturbo.
Quando l’anoressia nervosa è all’esordio e la persona raggiunge gli obiettivi prefissati, le sensazioni di forza ed euforia sperimentate sono intense, questo rappresenta però il preludio del peggioramento. Si sperimenta un aumento della sensazione di controllo, facilmente applicabile al quantitativo di cibo che si decide di introdurre, ma anche al peso e alla forma corporea in quanto facilmente soddisfabile grazie ai continui comportamenti di controllo del corpo e del peso.
 

Patologie correlate

L’anoressia nervosa danneggia in modo significativo sia la salute fisica che il funzionamento psicologico e sociale della persona che ne soffre.
Immagine di una ragazza con dolore al cuoreLa privazione nutrizionale influenza la maggior parte dei principali sistemi organici e può causare una varietà di disturbi fisiologici tra cui amenorrea e anomalie dei parametri vitali.

Le complicazioni mediche riguardano principalmente alterazioni nelle funzioni endocrine, cardiovascolari, gastrointestinali, ematologiche. In particolare, possono essere presenti: demineralizzazione ossea con osteopenia e osteoporosi (che aumentano il rischio di fratture), alterazioni cutanee, forte perdita di capelli, disturbi gastrointestinali, danni muscolari, letargia o eccesso di energia, ipotermia e ipotensione.

Nei casi più gravi, non di rado, può subentrare la morte per problemi nella funzionalità cardiaca: l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’anoressia e gli altri DA la seconda causa di morte per le adolescenti dopo gli incidenti stradali. La maggior parte delle complicazioni mediche, tuttavia, a eccezione della ridotta densità ossea, scompaiono una volta normalizzato il peso e dopo aver acquisito un corretto comportamento alimentare.
 

La diffusione e il trattamento

I dati sull’incidenza di questa patologia sono spesso discordanti; si è concordi però nel definire l'anoressia una sindrome legata al benessere, come dimostrano la sua assenza nei paesi più poveri dell'Africa, Asia e America Latina e la sua comparsa in persone immigrate da nazioni più povere a nazioni più ricche.

Nel 2007, la prevalenza di questa malattia a livello mondiale si sarebbe attestata tra lo 0,5% o, il 2%, a seconda degli studi. Per quanto riguarda l'età di esordio, questa si situa fra i 12 e i 25 anni, con il momento più critico fra i 15 e i 19 anni. La malattia quindi colpisce soprattutto gli adolescenti, ma ultimamente si stanno sempre più registrando casi negli adulti e anche tra gli anziani.
Immagine di un ragazzo mentre si misura con un centimetro il giro vitaAltra caratteristica tipica dell'anoressia è quella di essere un disturbo prettamente femminile: circa il 90% dei casi, infatti, si sviluppa in pazienti di sesso femminile.

Ma il problema non riguarda solamente le donne. La percentuale di maschi anoressici sembra in aumento, ma ciò potrebbe derivare dal semplice fatto che oggi un maggior numero di uomini si rivolgono ad un medico per curare tale disturbo. Nel sesso maschile è maggiormente espresso un altro problema collegato all'immagine del corpo conosciuto come bigoressia, per cui l'ideale non è quello di apparire magri ma il più muscolosi possibile.

Il trattamento, data la diversità delle cause, è molteplice e di solito si sviluppa su tre livelli distinti: psicologico, nutrizionale e farmacologico. Oltre al raggiungimento di un consumo calorico ritenuto normale (1500-1800 kcal giornaliere), per quanto riguarda la farmacologia non esiste una terapia univoca in quanto dipende dal singolo caso, anche se spesso vengono impiegati farmaci anti-depressivi.

La terapia psicologica riveste grande importanza: si è dimostrata efficace l'azione di sostegno psicologico e soprattutto quella psicoterapeutica, finalizzata ad indagare e rielaborare le conflittualità emotive e relazionali che si traducono nel rifiuto del cibo.

In casi in cui la vita può essere in pericolo, come ad esempio nella magrezza estrema, il ricovero ospedaliero può essere indispensabile, anche se manca la volontà o la consapevolezza di malattia della persona coinvolta, innescando il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).
 

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In collaborazione con
Veronica Tosetti

Veronica Tosetti

Scrivo di salute e benessere, attualità e libri per le edizioni online de "Il Libraio" e "Vanity Fair", con particolare attenzione ad approfondimenti legati a salute della donna, psicologia e benessere. Lavoro nella comunicazione digitale come content e social editor. Sono autrice e coordinatrice di progetti narrativi legati alla radio e al fumetto. Sono attiva sui principali social network, tra gli altri già citati anche su Facebook e Instagram

 
Data di pubblicazione: 24 aprile 2019