AIDS e HIV: cause, sintomi, complicanze e diagnosi

AIDS e HIV: cause, sintomi, complicanze e diagnosi
13 marzo 2018

Ricerca e Prevenzione

Indice

 

Cos'è l'AIDS

C’è ancora molta confusione a proposito di AIDS e sieropositività. Si tendono a confondere queste due condizioni come se aver contratto il virus dell’HIV equivalesse ad aver sviluppato la malattia. Per questa ragione è necessario fare chiarezza e battere sul concetto di prevenzione, che è la via maestra per proteggersi da una delle malattie a trasmissione sessuale più pericolose e, purtroppo, ancora troppo diffusa.

Partiamo, quindi, dall’ABC: cos’è l’AIDS?
 
Acronimo di Sindrome da Immunodeficienza acquisita, l’AIDS è una malattia cronica, potenzialmente letale, causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Questo microrganismo, una volta entrato nel corpo, agisce sul sistema immunitario danneggiandolo e impedendogli di difendere il corpo dalle malattie. Il virus dell’HIV si trasmette da persona a persona prevalentemente attraverso i rapporti sessuali non protetti o il contatto diretto con il sangue, inoltre una madre infetta può contagiare il feto durante la gravidanza, o il bambino durante il parto o l’allattamento. Il virus dell’HIV anche senza trattamenti farmacologici può impiegare diversi anni prima di indebolire il sistema immunitario al punto da sfociare nell’AIDS conclamato.

Non esiste ancora una cura o un vaccino definitivi contro l’AIDS, ma esistono farmaci in grado di rallentare in modo decisivo il decorso della malattia permettendo in questo modo di condurre una vita normale per tantissimi anni.

Ricapitolando: essere sieropositivi non equivale ad avere l’AIDS. Nel primo caso, si avrà un individuo contagiato dal virus dell’HIV, nel secondo, un individuo in cui il virus dell’HIV avrà provocato l’indebolimento irreversibile del sistema immunitario. La sieropositività potrebbe non sfociare mai in AIDS, soprattutto se scoperta tempestivamente e trattata con i farmaci attualmente disponibili che bloccano la moltiplicazione del virus.

 

Cause e Modalità di Trasmissione

Come abbiamo visto, l’AIDS è causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV), trasmesso per via sessuale, ematica o da madre a figlio, ma come agisce all’interno del corpo? Questo germe distrugge la proteina CD4 dei linfociti T del sistema immunitario, cellule che fanno parte dei globuli bianchi del sangue e che giocano un ruolo cruciale nel meccanismo di difesa dell’organismo. Meno linfociti CD4 T abbiamo nel corpo, più siamo deboli e vulnerabili alle malattie e infezioni. Tuttavia, come anticipato, un soggetto giovane e sano può impiegare molti anni prima di sviluppare l’AIDS pur in condizioni di sieropositività non trattata farmacologicamente.

Nello specifico, si diagnostica l’AIDS quando la conta dei linfociti CD4 T risulta inferiore a 200 unità, oppure quando si manifestano in modo drammatico le complicanze della malattia. Prima di passare a elencare la sintomatologia della sieropositività nella fase iniziale e del suo progresso nell’AIDS, approfondiamo un tema molto importante: le modalità di contagio. Vediamo le più comuni (per la maggior parte evitabili):
  • Rapporti sessuali non protetti. Il virus dell’HIV da soggetto infetto può essere trasmesso a un soggetto sano attraverso un rapporto vaginale, anale o orale in cui il liquido seminale, le secrezioni vaginali o il sangue entrino nel corpo. Inoltre, il virus può introdursi in un organismo umano anche attraverso piccole ulcerazioni o ferite della bocca o di altre parti del corpo che entrino in contatto con i fluidi del soggetto infetto. Specifichiamo subito un concetto, a tal riguardo: il virus dell’HIV non colpisce solo gli omosessuali, sebbene al suo primo apparire, negli Stati Uniti, le persone della comunità gay siano state tra le prime a contrarlo. Come abbiamo visto, le pratiche sessuali, che siano omo o etero, sono a rischio in generale, perché rappresentano la via attraverso cui più facilmente si viene a contatto con il virus
  • Trasfusioni di sangue. Attualmente non può più accadere che un soggetto sano venga contagiato da sangue infetto durante una trasfusione, perché i prodotti ematici da donazione vengono esaminati al fine di scoprire proprio eventuali microrganismi patogeni, tra cui il virus dell’HIV, ma purtroppo in passato molte persone sono state infettate in questo modo
  • Condivisione di siringhe. Una delle ragioni per cui le persone con una dipendenza da droghe iniettabili sono considerati ad alto rischio di contrarre il virus dell’HIV è proprio l’abitudine di scambiarsi le siringhe  
  • Gravidanza, parto o allattamento al seno. Purtroppo una madre infetta può trasmettere il virus al suo bambino, ma se trattata con i farmaci anti HIV durante la gestazione il rischio viene abbattuto significativamente
Quali sono, invece, i comportamenti che NON sono a rischio di trasmissione del virus dell’HIV? Non diventiamo sieropositivi attraverso i contatti normali con le altre persone: baci (con l’unica eccezione delle ferite in bocca, come abbiamo visto), abbracci, strette di mano, colpi di tosse o starnuti e distanza ravvicinata. Inoltre, il virus dell’HIV non si “trova” nell’aria, nell’acqua, e non si trasmette dalle punture di insetti.

Pertanto chi è a rischio di contrarre il virus dell’HIV e diventare sieropositivo? Attenzione se fate parte delle seguenti categorie:
  • Chi è uso a pratiche sessuali non protette – di qualunque tipo, con partner del proprio o dell’altro sesso – massimamente se con partner multipli. Attenzione, non c’è un giudizio morale, è la mancanza di protezione (il condom o il femidom) e non il comportamento in sé, ad essere fattore di rischio
  • Chi ha una malattia venerea. Molte infezioni sessualmente trasmesse producono verruche e lesioni nei genitali, che rappresentano una “porta” di accesso preferenziale per il virus dell’HIV
  • Chi fa uso di droghe iniettabili. Il rischio risiede nella pratica della condivisione delle siringhe
 

Sintomi e Complicanze

I sintomi della sieropositività e dell’AIDS sono molto variabili, e dipendono dallo stadio dell’infezione.

Distinguiamo, quindi, l’infezione primaria (acuta) da HIV da quella cronica latente.

Sintomi dell’infezione primaria da immunodeficienza acquisita. Molte persone sperimentano dei sintomi simil influenzali circa un paio di mesi dopo essere stati contagiati dal virus dell’HIV, che perdurano per qualche settimana. Tra i disturbi associati a questa infezione acuta da HIV troviamo:
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Eritema
  • Mal di gola e comparsa di ulcere dolorose all’interno della bocca
  • Dolori muscolari e articolari
  • Ingrossamento dei linfonodi, soprattutto del collo
Tale sintomatologia può essere blanda, tanto da essere a stento rilevata o presa sul serio da chi ne venga colpito, tuttavia in questa fase iniziale il virus si moltiplica più rapidamente che non nella successiva.
 

Sintomi dell’infezione da immunodeficienza acquisita cronica. In questa seconda fase – che può durare fino a 10 anni -  della malattia, molti pazienti sperimentano solo un certo rigonfiamento dei linfonodi del collo senza risentire di altri sintomi specifici, ma in realtà il virus sta comunque infettando i globuli bianchi. Se non si assumono i farmaci per bloccare il progresso dell’infezione, però, il sistema immunitario continuerà ad indebolirsi, e compariranno sintomi tra cui:
  • Febbre
  • Spossatezza
  • Diarrea
  • Ingrossamento dei linfonodi
  • Dimagrimento
  • Candidosi orale e altri micosi della bocca
  • Fuoco di Sant’Antonio (infezione da Herpes Zoster)
Come intuibile, questa condizione può già di per sé essere debilitante, ma senza le terapie adeguate, la fase cronica dell’infezione da HIV sfocia fatalmente nell’AIDS nel giro di una decina di anni, ovvero quando ormai il sistema immunitario appare irrimediabilmente danneggiato. Accade perciò che si comincino a contrarre infezioni di vario tipo e forme rare di tumori. Tra i sintomi di queste infezioni si annoverano:
  • Copiosa sudorazione notturna
  • Febbre ricorrente
  • Diarrea cronica
  • Punti bianchi o rossi sulla pelle o lesioni anomale su lingua e bocca che non guariscono
  • Fatica cronica
  • Eruzioni cutanee
Vediamo infine le principali complicazioni e le malattie che possono insorgere in chi è affetto da AIDS:
  • Tubercolosi
  • Citomegalovirus, infezione che può produrre danni a carico degli occhi, dell’apparato digerente o dei polmoni
  • Candidosi, micosi causata dal fungo Candida albicans che può colpire la mucosa orale o quella genitale
  • Toxoplasmosi, infezione trasmessa dagli animali (in particolare i gatti) che può arrivare al cervello e provocare convulsioni
  • Polmonite
  • Meningite
  • Criptosporidosi, parassitosi che colpisce l’intestino provocando diarrea cronica
  • Sarcoma di Kaposi, raro tumore a carico delle pareti dei vasi sanguigni o linfatici
  • Linfoma
  • Nefropatia, infiammazione dei reni
 

Diagnosi e Cure

L’AIDS è una malattia cronica con esito letale, ma per fortuna è attualmente prevenibile grazie alla diagnosi precoce della condizione di sieropositività che permette di iniziare ad assumere i farmaci antiretrovirali per bloccare la moltiplicazione del virus. Per sapere se si è stati contagiati dal virus dell’HIV basta un semplice test del sangue o della saliva. Se sono presenti gli anticorpi del virus, vuol dire che siamo sieropositivi. Attenzione: inutile fare il test il giorno dopo un rapporto sessuale non protetto o un altro comportamento a rischio. Gli anticorpi impiegano almeno 12 settimane per essere prodotti dal corpo. Nel caso di urgenza, è possibile sottoporsi ad un test più rapido, che si basa non sugli anticorpi, ma sull’antigene specifico dell’HIV, una proteina prodotta dal virus subito dopo il contagio. Se presente permette al soggetto sieropositivo di assumere subito dei comportamenti virtuosi per non diffondere il contagio e soprattutto prendere consapevolezza della sua condizione e affrontare il percorso terapeutico con i medici. In generale, invece, è consigliabile sottoporsi al test standard per l’HIV ogni volta che si effettuano le analisi del sangue, specialmente se si fa parte delle categorie a rischio.

Una volta davanti ad una prima diagnosi di sieropositività, è necessario sottoporsi ad ulteriori esami per capire a quale stadio l’infezione sia arrivata. In particolare sono raccomandati la conta dei linfociti TD4 T, il test per la carica virale, il test della farmaco-resistenza. Quest’ultimo è necessario perché ci sono forme di infezione da immunodeficienza acquisita che sono resistenti ad alcuni dei medicinali anti HIV pertanto necessitano di trattamenti specifici.

Come anticipato, l’AIDS non è curabile, e una volta contagiati dal virus HIV non si può completamente debellarlo. Detto questo, sono però disponibili molti farmaci, definiti antiretrovirali (ART) ciascuno dei quali blocca il virus in un modo diverso. Pertanto è la combinazione di almeno 3 farmaci antiretrovirali, da assumersi immediatamente dopo la prima diagnosi di sieropositività, anche quando ancora non vi sia nessuna sintomatologia, a garantire la protezione dalla malattia nel suo stadio conclamato e irreversibile. In questo modo si può condurre una vita normale con ottime aspettative. Tra gli ART disponibili si contano:
  • Analoghi non nucleosidici della trascriptasi inversa (NNRTI). Farmaci che “spengono” una proteina utilizzata dal virus per replicarsi
  • Analoghi nucleosidici della trascriptasi inversa (NRTI). Si tratta di versioni “false” di sostanze che il virus utilizza per replicarsi
  • Inibitori della proteasi (IP). Sono farmaci che inibiscono la proteasi virale, l’ultima fase di moltiplicazione del virus
  • Inibitori dell’ingresso (anti CCR5) o della fusione. Farmaci che impediscono al virus di entrare in contatto con i linfociti CD 4 T
  • Inibitori dell’integrase. Questi farmaci agiscono disattivando l’integrase, una proteina che il virus dell’HIV utilizza per inserire il proprio materiale genetico nei linfociti TD4 T
A seconda della fase dell’infezione e dalla maggiore o minore resistenza ad alcuni dei farmaci antiretrovirali, si modulerà il protocollo terapeutico per ciascun paziente, ma in linea di massima i farmaci da assumere sono almeno tre in combinazione per garantire la massima efficacia. Naturalmente il trattamento si intende a vita, e una volta che la terapia si comincia è necessario sottoporsi costantemente ad esami di controllo ogni 3-6 mesi – in particolare la carica virale e la conta dei linfociti TD4 T – per verificare l’efficacia delle cure. Come tutti i farmaci da assumersi quotidianamente per anni, anche quelli anti HIV comportano degli effetti collaterali, tra cui:
  • Nausea, vomito o diarrea
  • Disturbi cardiaci
  • Indebolimento osseo
  • Rabdomiolisi (rottura delle cellule del tessuto muscolare)
  • Ipercolesterolemia
  • Iperglicemia
Convivere al meglio con la sieropositività e con le terapie antiretrovirali significa quindi adottare uno stile di vita e comportamenti quanto più salutari possibile, al fine di attenuare gli effetti collaterali delle cure e migliorare il proprio stato di salute in generale. Puntare quindi su buona alimentazione, con l’eventuale assunzione di integratori concordati con i medici affinché non confliggano con i farmaci, fare attività fisica e vaccinarsi contro le infezioni più comuni sono la via elettiva per garantirsi buone aspettative di vita. A proposito di vaccini, quelli raccomandati per le persone infettate dal virus dell’HIV saranno a base di microrganismi inattivi (altrimenti potrebbero nuocere gravemente a chi abbia un sistema immunitario poco reattivo), da somministrarsi in soggetti che abbiano avuto una diagnosi precoce di sieropositività e abbiano iniziato tempestivamente la terapia antiretrovirale.
 

Prevenire l'AIDS

Purtroppo al momento non esiste ancora un vaccino che protegga dal virus dell’HIV, pertanto l’unico modo possibile per evitare l’infezione e quindi il pericolo di ammalarsi di AIDS è quello di mettere in atto comportamenti che azzerino il rischio di contrarre l’infezione. Abbiamo visto quali siano i principali fattori di rischio, pertanto è facile capire quali norme di comportamento adottare per neutralizzarli. Ma dal momento che repetita juvant, vediamo quali sono le (semplici) regole d’oro per prevenire il contagio da HIV e per evitare di trasmetterlo ad altri:
  • Indossare un nuovo profilattico ogni volta che si ha un incontro sessuale. In particolare è necessario usare sempre il condom o il femidom (il preservativo femminile) per i rapporti anali e vaginali. Se si adoperano lubrificanti, dovranno essere a base acquosa, perché quelli a base oleosa possono più facilmente provocare una rottura del lattice. Nei rapporti orali, invece, è consigliato usare un oral dam (sorta di lenzuolino plastificato aromatizzato non lubrificato)
  • Assumere farmaci antiretrovirali che possono inibire il contagio del virus. Questo vale per chi, sieropositivo e in cura per la prevenzione dell’AIDS, abbia comportamenti a rischio. Alcuni medicinali anti HIV sono infatti anche in grado di ridurre la probabilità di trasmettere il virus a propria volta
  • Avvisare il proprio o i propri partner sessuali attuali se si è sieropositivi, e informare della propria condizione i partner del passato, affinché possano sottoporsi al test
  • Non condividere le siringhe, il che equivale a dire che anche se si fa uso di droghe iniettabili, almeno che lo si faccia con siringhe sempre nuove e sterili
  • In caso di gravidanza e comportamenti a rischio, è cruciale sottoporsi immediatamente al test per scoprire un eventuale contagio da HIV. Le gestanti sieropositive possono, come abbiamo visto, trasmettere l’infezione al nascituro, ma la terapia antiretrovirale è in grado di abbattere questo rischio
  • Prevenire e curare le malattie veneree, le quali sono anch’esse un fattore di rischio per l’infezione da immunodeficienza acquisita