8 Gen 2017

Il team DCMC


In base al tipo di infezione i primi vanno nutriti, i secondi affamati


Per gli inglesi è un modo di dire consueto, per noi qualcosa di strano. I britannici dicono 'feed the cold, starve the fever' ('nutri il raffreddore, affama la febbre'). Ora il detto può essere declinato ‘nutri il virus, affama il batterio', alla luce della ricerca dell'università di Yale pubblicato sulla rivista Cell. Il cibo infatti può agevolare il decorso di influenza, raffreddore o altre infezioni virali, mentre per le infezioni batteriche il digiuno aumenta le probabilità di guarigione.

Tutto nasce dall’osservazione sui topi: al pari degli uomini, all’esordio di un’infezione non mangiano, ma quelli aggrediti dai virus ritrovano l’appetito ben prima degli altri. Per verificare le differenze nei comportamenti i ricercatori sono ricorsi a topi infettati con influenza murina o con il batterio Listeria, forzati a nutrirsi con glucosio o fatti digiunare.

L'alimentazione forzata è risultata letale in caso di infezione batterica, mentre i topi infettati da un virus sono guariti in percentuale maggiore rispetto a quelli, sempre con l'influenza ma senza dare loro cibo. I diversi effetti dipendono dalla risposta dell'organismo agli agenti patogeni. In presenza di una infezione batterica si producono molti radicali liberi, molecole molto dannose per l'organismo, che il digiuno contrasta efficacemente. I virus non producono effetti simili, in quanto l’organismo ha necessitò di cibo per ritrovare energie e combattere l’infezione.

Fra gli alimenti che più sono richiesti dall’organismo in presenza di un’influenza l'unico che ha una giustificazione scientifica è la zuppa di pollo che, in base a uno studio pubblicato nel 2000, mitiga le infezioni.

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