Tumore maligno del sangue, dei tessuti emopoietici o dei linfonodi: volume annuale di interventi chirurgici


Descrizione indicatore

L’indicatore ci consente di calcolare il numero di interventi chirurgici per tumori del sangue, dei tessuti emopoietici e dei linfonodi eseguiti in un anno in una struttura ospedaliera (indicatore di "volume").

Come si legge

L’indicatore si riferisce al grado di "competenza" delle cure prestate.
Più alto è il numero d’interventi chirurgici eseguiti per tumori del sangue, dei tessuti emopoietici e dei linfonodi, maggiore è il grado di esperienza della struttura ospedaliera. Non costituisce, pertanto, un parametro di valutazione inerente l'esito delle cure prestate.

Descrizione generale

L’apparato emolinfopoietico produce gli elementi corpuscolati del sangue e della linfa tramite organi molto diversi tra loro per sede, struttura e funzioni.
Tale apparato produce elementi fondamentali per il nostro organismo quali i globuli rossi (il cui compito principale è trasportare l’ossigeno dai polmoni verso i tessuti e una parte di anidride carbonica dai tessuti ai polmoni), i globuli bianchi (che svolgono l’importante attività di difesa del nostro organismo da agenti patogeni come virus e batteri) e le piastrine (che svolgono un ruolo essenziale nella coagulazione del sangue).
I principali tumori del sistema emolinfopoietico sono i tumori del sangue (leucemie) e i tumori del sistema linfatico (linfomi non-Hodgkin e malattia di Hodgkin). In particolare, le leucemie sono forme tumorali “non solide", mentre i linfomi sono tumori “solidi", che formano cioè una massa.
Le leucemie si suddividono in acute o croniche e, in base al tipo di cellula che cresce in modo anomalo, in mieloidi o linfoidi. Colpiscono 15 persone ogni 100.000 l’anno e la sopravvivenza a 5 anni è circa il 45% nell’adulto e superiore al 70% nel bambino. Nei bambini prevale la leucemia linfoblastica acuta, mentre nell’anziano la leucemia linfatica cronica.
Tra i linfomi il più diffuso è quello non-Hodgkin.
I principali fattori di rischio sono la predisposizione genetica, le radiazioni ionizzanti e alcune infezioni virali e, tra i sintomi più comuni, anche se non specifici, vi sono l’ingrossamento dei linfonodi, febbre serale, sudorazioni notturne e stanchezza.
La terapia è rappresentata dalla chemioterapia associata o meno alla radioterapia. Spesso è necessario anche il trapianto di midollo osseo.

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Fonte

Sportello Cancro, indicatore 17.
Al momento gli ultimi dati disponibili per questa patologia con indicatore risalgono al 2014 e per questo non sono ritenuti significativi.