Quando preoccuparsi del singhiozzo? Cause, rimedi e come farlo passare

Quando preoccuparsi del singhiozzo? Cause, rimedi e come farlo passare

Indice


Domande e risposte
 

Cos’è il singhiozzo?

Fin da neonati, il singhiozzo è uno di quei fenomeni fisici un po’ misteriosi con cui ciascuno di noi si trova a dover fare i conti ogni tanto. A volte talmente spesso da crearci disagio e imbarazzo. Ma cos’è, esattamente, un singhiozzo, e quali sono le cause che lo provocano? 

Il singhiozzo è, semplicemente, una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, un potente muscolo che separa la gabbia toracica dall’addome, e che ci aiuta soprattutto nell’atto della respirazione. Ad ogni contrazione si associa una chiusura repentina delle corde vocali, che a sua volta produce il caratteristico verso “hic”, che accompagna il singhiozzo. Anzi, dovremmo parlare di singhiozzi, dato che gli spasmi si producono in sequenza, e perdurano per diversi minuti, a meno di non fare qualcosa per bloccarli. 

Nella maggior parte dei casi il singhiozzo viene innescato da fattori che implicano un eccessivo introito d’aria: pasti abbondanti ingurgitati frettolosamente, consumo di bevande ricche di anidride carbonica (come gli spumanti o le bibite con le bollicine), ma anche iperventilazione da ansia, o da forte emozione. Il singhiozzo, infatti, può avere cause psicosomatiche. Solo in rari casi, che approfondiremo, il singhiozzo ha un’origine patologica tanto da diventare persistente, quando non cronico. 

Per lo più, infatti, si tratta di un sintomo benigno, che si risolve da solo nel giro di pochi minuti, e che si presenta solo occasionalmente. Tuttavia, dal momento che a nessuno piace sentire la glottide che si chiude e il diaframma che sussulta, cerchiamo di arrestare i singhiozzi non appena il fenomeno si presenta. Di rimedi al singhiozzo, da quelli classici “della nonna”, ai più bizzarri parleremo più avanti. Vediamo, invece, quali sono tutte le possibili cause del singhiozzo, dalle più comuni alle meno frequenti, e i fattori predisponenti che aumentano il rischio di singhiozzare un potroppo spesso

 
Immagine infografica che rappresenta la tosse con il singhiozzo
 

Cosa ci fa venire il singhiozzo? Le cause più comuni

Immagine che rappresenta una donna che lavora da casa stressataCosa ci fa venire il singhiozzo? Innanzitutto, distinguiamo:
  • Il singhiozzo comune, che dura da un minimo di pochi minuti fino ad un massimo di alcune ore;
  • Dal singhiozzo persistente, che non cessa dopo le 48 ore, e risulta refrattario ai i comuni rimedi.
In questa sezione ci occupiamo delle cause più frequenti di singhiozzo non patologico, e quindi ascrivibile a fenomeno benigno transitorio. Le cause più comuni di questo tipo diffusissimo di singhiozzo (che può presentarsi anche ripetutamente in un breve lasso di tempo e in soggetti predisposti) sono:
  • Bere bevande gassate;
  • Bere in fretta;
  • Bere una consistente quantità di bevande alcoliche (il singhiozzo da alcool è, popolarmente, quello più stigmatizzato e ridicolizzato);
  • Mangiare troppo, e troppo in fretta;
  • Masticare gomme, caramelle o lecca lecca in continuazione;
  • Repentini cambi di temperatura;
  • Stress o stati di alterazione psicologica (stati d’ansia, paura, agitazione, di forte emozione anche positiva);
  • Fumo di sigaretta o esposizione a sostanze volatili irritanti.
A causare il singhiozzo in tutti questi casi è una irritazione meccanica del nervo frenico, che si occupa di regolare la dilatazione diaframmatica negli atti respiratori. Basta che questo nervo venga stimolato in qualche suo punto, ed ecco che si scatena la serie di contrazioni del diaframma senza che noi possiamo farci nulla, perché si tratta di un fenomeno interno. All’origine degli episodi di singhiozzo, specie se frequenti, vi è anche una predisposizione nervosa, ugualmente incontrollabile, che vede coinvolte le aree del cervello che regolano la respirazione. Vedremo più avanti che patologie a carico di questi centri nervosi possono portare ad una cronicizzazione del singhiozzo. In un soggetto sano, queste sono di solito le condizioni che predispongono al singhiozzo, e che quindi provocano gli spasmi involontari del diaframma senza che questo fenomeno abbia un significato patologico o da indagare. Tuttavia, anche altri fattori possono aumentare il rischio di andare incontro a frequenti episodi di singhiozzo e che sono secondari a terapie farmacologiche, tra cui:
  • Assunzione di farmaci anti acidi e anti reflusso;
  • Assunzione di ansiolitici a base di benzodiazepine.
Sono più a rischio di singhiozzo transitorio o persistente tutti coloro che abbiano problemi legati allo stomaco, ovvero chi soffre di:
  • Ernia iatale;
  • Gastrite;
  • Reflusso gastroesofageo, perché in tutti questi casi è molto più facile che si verifichi un’irritazione del nervo frenico che inneschi lo spasmo involontario del diaframma.
Ma a proposito di cause e di fattori predisponenti del singhiozzo, vediamo per quale ragione questo piccolo ma fastidioso disturbo è così frequente in gravidanza

Il singhiozzo in gravidanza

Immagine che rappresenta una donna incinta con il singhiozzoIl singhiozzo può essere un sintomo di gravidanza? Non proprio, ma si tratta senza dubbio di un evento che può manifestarsi con più frequenza durante la gestazione, e che si collega alle modifiche fisiche e psicologiche che la donna vive in questa fase della sua vita. Infatti molte delle cause all’origine del singhiozzo che abbiamo visto sono anche riconducibili ai sintomi della gravidanza. Ad esempio, fin dal primo trimestre, e per tutto il prosieguo della gravidanza, la donna incinta aumenta il “rischio” di singhiozzo perché:
  • Il suo respiro si accorcia e si fa più rapido;
  • Può soffrire di disturbi di stomaco, digestione lenta e difficile, reflusso gastroesofageo, tutte condizioni frequenti in gravidanza;
  • Sperimenta stati di ansia e di stress;
  • Mangia cibi inusuali rispetto al solito;
  • Mangia più in fretta e in modo più vorace;
  • Ha la nausea e rigurgita più di frequente.

Sebbene si tratti di singhiozzi non preoccupanti sotto il profilo medico, può capitare ad alcune donne che proprio in gravidanza questi episodi si intensifichino, fino a presentarsi quotidianamente. Talvolta, poi, il singhiozzo si manifesta di sera o di notte, soprattutto se legato a stati di indisposizione, o di reflusso gastroesofageo. Anche crisi di ansia notturna possono predisporre al singhiozzo, e sono più frequenti proprio a causa della gravidanza. 
Quindi diciamo che se la gravidanza non è di per sé causa di singhiozzo, lo sono i suoi sintomi e le sue conseguenze. Per questa ragione, anche le donne che vivano con apprensione l’aumento nella frequenza e nell’intensità degli episodi di singhiozzo non devono preoccuparsi, il problema in genere svanisce dopo il parto. Inoltre, il singhiozzo materno non nuoce al feto, e non determina un parto prematuro. Ciò che, invece, può non essere così benigno, è l’effetto che frequenti singhiozzi, uniti alla nausea e alla difficoltà di digestione, possono avere sulla dieta della gestante. Una donna incinta ha infatti bisogno di nutrirsi in modo bilanciato, e il suo fabbisogno calorico aumenta un pochino (di circa 500 calorie al giorno), rispetto a quello pre gravidanza. 

Non riuscire a mangiare per “colpa” del singhiozzo, dell’avversione al cibo e della paura di vomitare può diventare un serio problema. In questi casi è utile parlarne non solo con il proprio medico e il ginecologo/a di riferimento, ma anche con un/a nutrizionista che sappia suggerire strategie alimentari utili ad “aggirare” il sabotaggio del corpo verso i cibi solidi. Ad esempio assumere alcuni pasti in forma liquida o cremosa (purché non “montati”, perché in questo caso sarebbero troppo ricchi di aria) in questa fase potrebbe facilitarne l’assunzione e ridurre il rischio di singhiozzo. 

Anche fare frequenti spuntini light senza concentrare il grosso delle calorie nei tre pasti principali può essere una buona soluzione, perché si evita di affaticare l’apparato digerente e di dilatare troppo lo stomaco, con il rischio di andare a stuzzicare il nervo frenico. Cosa si può fare, invece, se il singhiozzo si presenta di notte, e non lascia dormire la futura mamma? Il riposo in gravidanza può essere disturbato da molti fattori, alcuni dei quali, come appunto il singhiozzo, legati alla posizione assunta nel letto, e alla fatica della digestione. Abbiamo visto come il singulto da reflusso esofageo sia comune nelle gestanti, e può manifestarsi proprio nelle ore notturne. Per alleviare il problema si può:
  • Evitare di fare pasti elaborati a ridosso dell’ora di andare a dormire. Meglio fare una cena leggera almeno un paio d’ore prima di coricarsi;
  • Evitare alimenti speziati, piccati, acidi o troppo unti;
  • Dormire con la testa un po’ sollevata, e quindi scegliere un cuscino alto;
  • Dormire su un fianco usando il cuscino della gravidanza per stare comode e rilassare il corpo;
  • Assumere una tisana rilassante e digestiva un po’ prima di andare a letto per placare l’ansia e lo stress legati sia alla gravidanza, che alla paura di essere svegliate dal singhiozzo o dal mal di stomaco.
Se, però, le “crisi” di singhiozzo dovessero moltiplicarsi nonostante tutti gli accorgimenti presi, allora è opportuno parlarne con il medico ed eventualmente sottoporsi a visita specialistica. Alcune patologie che possono insorgere in gravidanza, come il diabete gestazionale, l’ernia iatale, infezioni alle vie respiratorie o problemi renali ed epatici aumentano il rischio di singhiozzo persistente, che pertanto diventa campanello d’allarme di tali condizioni mediche. 
 

Il singhiozzo nei neonati e nei bambini

Immagine che rappresenta un bambino neonato con il singhiozzoIn realtà prima ancora di nascere, i bambini hanno il singhiozzo. Ebbene sì, nel ventre materno il feto fa cose che ci stupiscono, e che sembrano incompatibili con la loro condizione di esseri umani incompleti, e il singhiozzo è uno di questi. In realtà si tratta di un fenomeno molto comune. Nella maggior parte dei casi la donna si accorge dei singhiozzi del nascituro/a tra il secondo e il terzo trimestre della gravidanza, e il fenomeno può ripetersi più volte in un giorno. Non tutti i feti, naturalmente, hanno il singhiozzo, ma la scoperta che il proprio sia soggetto a questo spasmo non deve preoccupare. Si tratta, anzi, di un buon segno. Probabilmente all’origine della contrazione involontaria c’è il processo di maturazione dei polmoni, una sorta di effetto collaterale della formazione dell’apparato respiratorio. Il singhiozzo fetale in genere si riduce dopo la 32sima settimana

Se così non fosse, però, se, quindi, il singhiozzo dovesse continuare a manifestarsi nel feto anche nella fase terminale della gravidanza, potrebbe essere spia di un problema con il cordone ombelicale, che comunque i controlli di routine pre parto dovrebbero poter rilevare. Veniamo al bambino una volta nato.

Anche il neonato o la neonata possono avere il singhiozzo e, anzi, succede molto spesso! Ciò dipende dal fatto che il meccanismo di controllo dei riflessi involontari non è ancora maturo, e così i segnali nervosi possono venire confusi e generare errori di comunicazione che si manifestano con fenomeni fisici benigni come il singhiozzo
Un’altra spiegazione è che attraverso il singulto, il neonato/a riesce a svuotare lo stomaco dell’aria in eccesso e in tal modo a poppare più latte. In genere lo spasmo si risolve da solo nel giro di pochi minuti. Esistono alcuni fattori di rischio, o meglio condizioni ambientali e fisiche predisponenti quali:
  • Suzioni troppo rapide durante la poppata al seno materno o al biberon, o pasti troppo abbondanti nel neonato svezzato (sia di cibo solido che di bevande);
  • Assunzione di cibi o di bevande troppo caldi o troppo freddi, o di bibite gassate;
  • Pianto prolungato o convulso che porta il neonato ad inghiottire una gran quantità di aria.
Anche i bambini più grandicelli possono avere il singhiozzo più spesso di quanto non accada agli adulti, soprattutto se tendono a mangiare tanto, e in fretta, se consumano tante bibite gassate o prodotti addizionati di aria (ad maionese e panna montata), se mangiano cibi piccanti. Nei neonati e nei bambini piccoli singhiozzi frequenti possono anche essere spia di reflusso gastroesofageo, disturbo abbastanza comune nella prima infanzia. Se, poi, il singhiozzo dovesse essere persistente, ovvero durare oltre le 24-48 ore, allora occorre portare il bambino dal pediatra per controlli più approfonditi. All’origine del disturbo, infatti, potrebbe esserci un problema di natura cardiaca o neurologica
 

Singhiozzo: quando diventa cronico

A tutti è capitato di incorrere in un singhiozzo particolarmente ostinato, che non voleva saperne di smettere neppure con i classici rimedi della nonna, che a breve vedremo. Ma molto raro è il caso del singhiozzo cosiddetto persistente, che rischia di diventare cronico. Un incubo che, purtroppo, può avere cause molto serie. Intanto, cosa si intende per singhiozzo persistente o continuo? Intuitivamente, stiamo parlando di singhiozzi che non si interrompono nel giro di pochi minuti, o di qualche ora come accade di solito, ma che perdurano oltre le 24-48 ore fino ad un mese e oltre. Possono quindi ripetersi episodi ricorrenti di singhiozzi prolungati, persistenti, tanto da generare giuste preoccupazioni in chi ne viene colpito, perché in questi casi siamo di fronte ad un fenomeno cronico. Le conseguenze possono essere piuttosto serie: 
  • Esaurimento psico-fisico, causato anche da scarsa qualità del sonno a sua volta dovuta al singhiozzo continuo;
  • Inappetenza e dimagrimento;
  • Depressione.
Ma il singhiozzo persistente è per lo più sintomo di altre condizioni mediche da approfondire. Vediamo, intanto, i principali fattori di rischio, tenendo conto che questo raro disturbo sembra colpire con maggior prevalenza gli uomini rispetto alle donne:
  • Essere reduci da un intervento chirurgico in anestesia generale (tra i postumi possono annoverarsi anche episodi di singhiozzo continuo);
  • Soffrire di disturbi d’ansia generalizzata, attacchi di panico, stress post-traumatico o malattie mentali tra cui depressione clinica;
  • Essere stati sottoposti ad un intervento chirurgico nell’area addominale (in particolare dell’addome superiore);
  • Soffrire di malattie a carico di fegato, stomaco o intestino tenue;
  • Gravidanza;
  • Soffrire di disturbi neurologici;
  • Essere diabetici;
  • Essere malati oncologici;
  • Essere alcolisti.
Ma nello specifico, vediamo le malattie e le condizioni patologiche direttamente correlate con il singhiozzo cronico:
  • Malattie dell’apparato gastrointestinale tra cui reflusso gastroesofageo, gastrite, tumori gastrici, intestinali, dell’esofago, del fegato o dei reni;
  • Tumori cerebrali o del midollo spinale;
  • Traumi e lesioni cerebrali anche di natura vascolare (ictus);
  • Lesioni del midollo spinale;
  • Epilessia;
  • Polmonite;
  • Ernia iatale;
  • Malattie neurodegenerative tra cui il morbo di Parkinson.
In generale, tutte le condizioni mediche che abbiano necessitato di interventi chirurgici nell’area e negli organi a contatto con il diaframma e il nervo frenico possono favorire il singhiozzo continuo. Ugualmente predisponenti sono le anomalie che colpiscono il sistema nervoso autonomo, che si occupa di regolare i movimenti diaframmatici della respirazione. 

Anche l’età conta. Nell’anziano è infatti più comune che si presenti un singhiozzo continuo, persistente, e che tale fenomeno sia correlato con le patologie (in particolare neurodegenerative o tumorali), che abbiamo visto e che hanno una maggiore probabilità di insorgenza man mano che si invecchia. Ma attenzione, a proposito di malattie neurologiche, come ad esempio il morbo di Parkinson che tipicamente colpisce gli over 65, proprio alcune terapie farmacologiche possono predisporre al singhiozzo, che quindi da spia della malattia, diventa effetto collaterale delle cure! In buona sostanza, nell’anziano un singhiozzo continuo, refrattario ai comuni rimedi, non va mai sottovalutato e deve, anzi, spingere ad effettuare controlli approfonditi.

Un caso particolare è poi la relazione tra singhiozzo persistente e Covid-19. Sembra infatti che proprio un singhiozzo che non passa sia da annoverare tra i sintomi meno comuni dell’infezione da Sars-Cov-2. A scoprirlo sono stati i ricercatori statunitensi del Cook County Health (Illinois) citando in uno studio il caso di un uomo di 62 anni che si era recato al pronto soccorso in quanto afflitto da singhiozzo persistente (che durava da quattro giorni). L’uomo aveva contratto il Covid-19 e presentava anche difficoltà respiratorie. Il singhiozzo, evidentemente, è un sintomo alquanto raro dell’infezione da nuovo coronavirus, ma comunque tale da essere preso in considerazione durante la fase pandemica

Il trattamento del singhiozzo persistente-cronico non è semplice. Si tratta di un raro fenomeno che, però, come abbiamo visto è per lo più sintomo di condizioni più serie, o complicanza di interventi chirurgici. Per tale ragione – in presenza di un singhiozzo cronico o comunque di episodi che tendono a ripetersi troppo spesso e a durare nel tempo – occorre parlarne con il proprio medico o specialista di riferimento per capire quale possa essere la causa all’origine. Solo in seguito sarà possibile stabilire una cura specifica anche per il singhiozzo, o terapie che vadano ad alleviare questo specifico sintomo. 
Se, ad esempio, la causa scatenante del singhiozzo persistente è il reflusso gastroesofageo o la gastrite (disturbi che a loro volta possono essere cronici), l’assunzione di antiacidi e inibitori della pompa protonica per brevi periodi può placare anche il singhiozzo e contribuire alla risoluzione del sintomo. Ma, allo stesso, tempo, si tratta di farmaci che alla lunga possono creare molti problemi di salute e persino aumentare il rischio di… singhiozzo! Esistono anche farmaci che possono essere prescritti per cercare di placare la contrazione continua dal diaframma anche agendo direttamente sul nervo frenico, ma bisogna tener presente che spesso il singhiozzo continuo è refrattario ai trattamenti.
 
Per questo molte persone si rivolgono alla medicina alternativa e ai rimedi naturali, che almeno non hanno controindicazioni. Sollievo dal singhiozzo continuo si può avere attraverso tecniche olistiche quali:
  • L’agopuntura;
  • L’ipnosi;
  • La riflessologia plantare.
Infine, in casi estremi si può agire sul nervo frenico con iniezioni calmanti.

Una curiosità: il record del singhiozzo durato più a lungo (e quindi tuttora presente nel guinnes dei primati), appartiene a tal Charles Osborne, un contadino dell’Iowa (USA) che convisse con il fastidioso spasmo per ben 68 anni della sua vita! Nessun rimedio fu trovato, e così il singhiozzo di Mr Osborne iniziò nel 1922 e si placò da solo nel 1990, un anno prima della sua morte. Ma, naturalmente, si trattò di un caso più unico che raro.
 

Tutti i rimedi per far passare il singhiozzo

Immagine che rappresenta un uomo che respira in un sacchettoIl singhiozzo è un fenomeno talmente peculiare che anche i rimedi casalinghi per farlo passare sono spesso buffi. Ad esempio, a chi non è stato consigliato di trovare qualcuno che gli procurasse un grande spavento, così che le contrazioni involontarie del diaframma si interrompessero per lo shock?

Dubitiamo dell’efficacia di un simile rimedio! Molto più utile, invece, agire sul respiro, e trattenere il fiato per alcuni secondi, 15 a 30, in modo da bloccare il riflesso involontario del nervo frenico e distendere il diaframma. In genere, come abbiamo visto, il singhiozzo ha vita breve e tende e risolversi nel giro di qualche minuto. Tuttavia, anche senza arrivare alle estreme conseguenze del singhiozzo persistente e cronico, questo sgradevole sussulto può continuare per qualche ora. Che fare per liberarsene? Ecco alcuni rimedi semplici che, però, possono rivelarsi risolutivi nella maggior parte dei casi: Sono tutti metodi che sebbene un po’ strani, sono collaudati e agiscono direttamente o indirettamente sul nervo frenico e sul diaframma. Nei soggetti predisposti al singhiozzo, o in quelle fasi della vita in cui capita di averlo molto spesso, è importante mettere in atto comportamenti atti a prevenirlo. Ad esempio, a tavola occorre mangiare con calma, masticando bene, ed evitando di parlare in contemporanea, cosa che aumenta il rischio di inglobare aria. Inoltre, è opportuno evitare le bevande gassate, e quelle troppo fredde, o troppo calde. Semaforo rosso anche per le gomme da masticare e le caramelle, per le creme e le mousse montate, e le bevande alcoliche. 

Dal momento che la tendenza all’iperreattività del nervo frenico può dipendere, come abbiamo visto, anche da cause psicologiche, e che l’ansia può influire sulla frequenza del singhiozzo, è bene anche cercare di ridurre i livelli di stress e di agitazione quotidiana con le tecniche di rilassamento. Molte includono una respirazione profonda e consapevole, che può effettivamente prevenire il singhiozzo, oltreché tanti altri “mali” della vita contemporanea sempre troppo frenetica.


Consulta i centri di riferimento per Singhiozzo cronico:
Centri di riferimento per Singhiozzo cronico



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cos’è il singhiozzo continuo?

Nella maggior parte dei casi il singhiozzo si interrompe spontaneamente dopo qualche minuto o qualche semplice rimedio. In rari casi, però, si verifica il fenomeno del singhiozzo persistente o continuo, che non cessa dopo 24 ore. La cronicizzazione del singhiozzo, o l’insorgenza di episodi che durano molto a lungo, può avere diverse cause. Ad esempio, un singhiozzo persistente può dipendere da un danno occorso al nervo frenico, che passa attraverso il diaframma e se irritato può innescare la contrazione muscolare involontaria che è il singhiozzo. Accade facilmente a chi, ad esempio, soffre di ernia iatale o di reflusso gastroesofageo. In altri casi è un problema al sistema nervoso centrale – ad esempio una malattia neurodegenerativa, un tumore cerebrale, ma anche un trauma cranico - che causa il riflesso del singhiozzo. Infine, singhiozzi continui possono verificarsi come sintomo di patologie acute o croniche a carico di cuore, reni, fegato, e nei diabetici. Anche l’assunzione di droghe o psicofarmaci può associarsi a singhiozzi persistenti, così come manifestarsi dopo un’anestesia. In ogni caso, è sempre opportuno effettuare controlli medici accurati per cercare di capire la causa di questo fenomeno tanto inusuale quanto sgradevole. In casi rarissimi, un singhiozzo persistente può essere sintomo di infezione da Covid-19.

Cosa causa il singhiozzo?

Il singhiozzo è una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, causata da una stimolazione del nervo frenico, che si occupa di regolare gli atti della respirazione agendo proprio sulla muscolatura diaframmatica. Questo nervo può accidentalmente venire irritato e in tal modo innescare il singhiozzo, che quindi è una risposta involontaria ad una stimolazione del nervo frenico. Tra le cause che più comunemente innescano l’irritazione del frenico troviamo l’assunzione di bevande gasate, soprattutto se ingurgitate molto in fretta, così come pasti molto pesanti o a base di cibi che inglobano aria. Anche fumare o masticare chewing-gum aumenta le probabilità di provocarci un singhiozzo. Ansia e stress possono ugualmente influire, andando a comprimere la zona diaframmatica. Nei neonati e nei bambini piccoli il singhiozzo può dipendere dalle poppate troppo rapide e voraci, o da un problema di reflusso gastroesofageo transitorio. In genere il singhiozzo si risolve nel giro di pochi minuti spontaneamente o con semplici rimedi casalinghi. In rari casi – e in genere per cause patologiche – può però diventare persistente (oltre le 24 ore) e persino cronico. 

Come si fa passare il singhiozzo al neonato?

In genere questa contrazione involontaria del diaframma nel neonato si verifica dopo la poppata. Se, ad esempio, il neonato ha succhiato il latte avidamente, il suo pancino si riempie troppo velocemente e ingloba anche aria, il che va a stimolare il nervo frenico, la cui irritazione causa il singhiozzo. La soluzione in questi casi può essere il ruttino. Basta massaggiare o battere con grande delicatezza la schiena del piccolo in modo che possa fare il suo rigurgito d’aria. Se il singhiozzo non si verifica in concomitanza con le poppate, per farlo cessare si può dare il ciuccio al bebè, oppure calmare gli spasmi diaframmatici con una camomilla che rilassi il pancino. 

Perché il singhiozzo viene dopo aver mangiato?

Ci sono diverse ragioni per cui è più facile che il singhiozzo si inneschi dopo aver mangiato, o bevuto. Ma la causa è sempre legata all’irritazione del nervo frenico, che tocca il diaframma. Quando mangiamo molto velocemente, oppure consumiamo un pasto abbondante che ci riempie lo stomaco, è più facile che proprio la dilatazione addominale, comprimendo la muscolatura diaframmatica, vada a toccare il nervo frenico provocando anche la tipica contrazione a ripetizione, accompagnata dal classico suono “hic!”. Non solo, mangiare in fretta, magari mentre parliamo, ci porta a inglobare molta aria, cosa che, a sua volta, gonfiando lo stomaco va a stuzzicare il nervo frenico. Tutte le bevande con le bollicine, addizionate quindi di anidride carbonica, e gli alcolici, sono ugualmente dei fattori di rischio per il singhiozzo. Ecco perché è più probabile che questo fenomeno si manifesti dopo un pasto, che non a stomaco vuoto. 

Quali sono i rimedi per il singhiozzo persistente?

Il singhiozzo continuo, o persistente, o cronico, può essere sintomo di condizioni patologiche da indagare, ma in alcuni momenti della vita, o se siamo soggetti a rischio (donne in gravidanza, soggetti nervosi, persone con problemi gastrici ecc.), possiamo avere crisi di singhiozzo frequenti che non hanno un significato particolare dal punto di vista medico. In questi casi, come risolvere il problema, quando si presenta? Esistono numerosi rimedi casalinghi ma di efficacia collaudata. Ecco qualche esempio:

  • Trattenere il fiato per almeno 20-30 secondi;
  • Bere alcuni sorsi d’acqua (tipicamente sette) senza respirare;
  • Bere acqua fredda rapidamente e senza respirare;
  • Bere del succo di limone puro o dell’aceto puro (ne basta un cucchiaio);
  • Premere con le braccia la regione diaframmatica;
  • Tappare il naso e gonfiare il diaframma per mezzo minuto;
  • Bere tisane rilassanti con effetto antispasmodico (camomilla, valeriana, lavanda ecc.);
  • Succhiare cubetti di ghiaccio.
Qualora questi o altri rimedi simili non producessero nessun effetto, e il singhiozzo perdurasse oltre le 24 ore, è opportuno consultare il medico. 

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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