Insonnia: quando diventa cronica? Cause, cure, sintomi e conseguenze

Insonnia: quando diventa cronica? Cause, cure, sintomi e conseguenze

Indice


Domande e risposte
 

Cos’è l’insonnia

Immagine che rappresenta una donna che soffre d'insonnia a letto con un orologio in primo pianoL’insonnia è un disturbo legato alla scarsa qualità e quantità del sonno. Le persone che soffrono di insonnia possono avere difficoltà ad addormentarsi, a dormire continuativamente per tutta la notte o a dormire abbastanza a lungo. Un individuo è insonne non solo se dorme poche ore, ma anche se la qualità del suo sonno è sufficiente a mantenere la funzionalità nelle ore diurne. L’insonnia spesso è la conseguenza di cattive abitudini, come coricarsi a orari sempre diversi, dormire troppo durante il giorno, consumare cene pesanti o fare poca attività fisica. Anche un ambiente disturbato, l’uso di apparecchi elettronici a letto o l’assunzione di alcuni farmaci possono compromettere il buon sonno. In certi casi sono presenti patologie, come problemi alla tiroide o la depressione, ma anche lo stress e l’invecchiamento possono giocare un ruolo importante.

In riferimento ai tempi dell’insonnia si può parlare di:
  • Insonnia iniziale: quando la difficoltà riguarda soprattutto l'addormentamento serale;
  • Insonnia intermedia: quando prevalgono i risvegli a metà nottata seguiti da difficoltà a riprendere sonno;
  • Insonnia terminale: quando c’è un risveglio molto precoce seguito dall'impossibilità di riprendere sonno.
Per insonnia condizionata si intende una forma di insonnia cronica caratterizzata dal timore di non riuscire a dormire; un circolo vizioso per cui la paura di non dormire si traduce in insonnia reale causata prima da un evento disturbante, poi dalla paura di passare altre notti insonni.

L’insonnia ha ripercussioni che si estendono anche durante il giorno: gli individui che soffrono di questo disturbo lamentano sonnolenza diurna (quando è eccessiva viene definita ipersonnia) e un peggioramento delle capacità lavorative. Spesso chi soffre di insonnia riferisce anche livelli elevati di ansia e depressione. L’insonnia può rappresentare sia un fattore di rischio sia un fattore causale per lo sviluppo di alcuni disturbi psichiatrici.

Queste sono alcune delle condizioni che possono essere associate all’insonnia:
  • Stress;
  • Ansia;
  • Depressione;
  • Malattie e dolore fisico;
  • Menopausa;
  • Iperattività della tiroide;
  • Fattori ambientali;
  • Assunzione di farmaci;
  • Apnee notturne;
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva;
  • Cefalea;
  • Disturbo bipolare;
  • Intolleranze alimentari;
  • Sindrome premestruale;
  • Patologie neurologiche.
 
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Centri Specializzati in Insonnia
 

Cause e Tipologie di insonnia

L’insonnia può essere associata a vari disturbi o patologie. Alcune delle cause più comuni di insonnia comprendono:
  • Stress. Preoccupazioni riguardo a lavoro, scuola, famiglia e salute possono tenere la mente attiva durante la notte, rendendo difficile addormentarsi. Anche eventi stressanti o traumi, come la morte di una persona cara o una malattia, un divorzio  o la perdita di lavoro, possono portare all’insonnia;
  • Ritmi di lavoro o viaggi frequenti. Il jet lag che deriva da viaggi e spostamenti frequenti, così come turni di lavoro notturni oppure lavorare fino a tardi la sera possono disturbare l’orologio interno, causando disturbi del sonno;
  • Cattive abitudini come andare a dormire a orari sempre diversi, dormire durante il giorno, fare attività fisica la sera tardi, dormire in un ambiente scomodo, usare il computer o atri apparecchi elettronici prima di dormire (TV, videogiochi, smartphone), possono interferire con il ciclo del sonno;
  • Consumare pasti troppo abbondanti la sera può causare difficoltà a dormire, perché ci si sente appesantiti e il cibo, in posizione distesa, refluisce dallo stomaco nell’esofago, causando fastidio.
Ulteriori cause di insonnia comprendono:
  • Disturbi mentali, come ansia, disturbi da stress post-traumatico, depressione;
  • Farmaci: molti farmaci possono interferire con il sonno, come alcuni antidepressivi o farmaci per l’asma o per regolare la pressione del sangue. Anche alcuni farmaci antidolorifici o prodotti per favorire la perdita di peso (che possono contenere caffeina o altri stimolanti), o farmaci per il raffreddore o per le allergie, possono disturbare il ciclo del sonno;
  • Patologie come dolore cronico, cancro, diabete, patologie cardiache, asma, reflusso gastroesofageo, ipertiroidismo, patologie neurologiche come la malattia di Parkinson e malattia di Alzheimer;
  • Apnee notturne possono causare difficoltà respiratorie durante la notte, interrompendo il sonno;
  • Sindrome delle gambe senza riposo: la sensazione di dover muovere continuamente le gambe anche di notte può causare disturbi del sonno;
  • Consumo di caffeina, nicotina e alcool o altre bibite ricche di caffeina nelle ore serali: queste agiscono da stimolanti, disturbando il sonno. L’alcool può favorire inizialmente il sonno, ma impedisce stadi di sonno più profondi e spesso causa risvegli durante la notte. 


Invecchiamento e insonnia

L’insonnia tende a peggiorare con l’invecchiamento. Persone anziane spesso sono soggette a cambiamenti nei ritmi del sonno, addormentandosi prima la sera ma svegliandosi prima al mattino. Inoltre le persone anziane spesso sono meno fisicamente e socialmente attive e questo può influenzare il ritmo del sonno notturno, insieme all’abitudine frequente di fare un sonnellino durante il giorno. Spesso gli individui anziani soffrono di artrite o dolori alla schiena, oppure di depressione o ansia, problemi di prostata e di vescica, con necessità di alzarsi per urinare spesso durante la notte. Tutte queste condizioni possono influenzare negativamente il sonno notturno. Spesso inoltre le persone anziane assumono più farmaci di individui giovani e questo aumenta la possibilità di sviluppare insonnia come conseguenza dell’assunzione di farmaci.


Tipologie

Per quanto riguarda le tipologie di insonnia, in relazione alle cause, si può riscontrare:
  • Insonnia psicofisiologica;
  • Insonnia associata a disturbi psichiatrici;
  • Insonnia associata all'uso di farmaci, droghe e alcol;
  • Insonnia associata a disturbi respiratori indotti dal sonno;
  • Insonnia associata alla sindrome delle gambe senza riposo;
  • Insonnia associata a malattie, a intossicazioni e a condizioni ambientali sfavorevoli;
  • Insonnia a esordio nell'infanzia;
  • Insonnia associata a quadri polisonnografici inusuali;
  • Insonnia soggettiva senza corrispondenti reperti polisonnografici.
L'insonnia può essere transitoria, ricorrente o di lunga durata. Spesso l’insonnia diviene un disturbo cronico, indipendentemente dalle condizioni che ne hanno determinato l'esordio o senza che sia possibile identificare evidenti elementi causali. L'insonnia cronica può cambiare drasticamente la qualità di vita del paziente, con ripercussioni familiari e sociali importanti. 

L’insonnia e i disturbi del sonno possono essere suddivisi in tre grandi categorie:
  1. Insonnia primaria: disturbo di insonnia da adattamento, insonnia soggettiva o paradossa, insonnia psicofisiologica, insonnia da inadeguata igiene del sonno, insonnia idiopatica;
  2. Insonnia associata ad altri disturbi, tra cui: alterazioni della respirazione durante il sonno, quali le apnee ostruttive; la sindrome delle gambe senza riposo, caratterizzata dalla irrefrenabile necessità di muovere le gambe; alterazione del ritmo circadiano sonno-veglia;
  3. Insonnia provocata da altre malattie o da utilizzo di farmaci e/o altre sostanze.


Insonnia fatale

Un discorso a parte è quello che riguarda l’insonnia fatale: si tratta di una rara malattia da prioni che interferisce con il sonno e porta a un deterioramento della funzione mentale e a problemi di controllo dei movimenti. L’insonnia fatale ha due forme:
  1. Insonnia fatale familiare: è ereditaria ed è dovuta a una mutazione specifica del gene di una proteina normale chiamata proteina prionica cellulare;
  2. Insonnia fatale sporadica: questa forma si manifesta spontaneamente, senza una mutazione genetica.
L’insonnia fatale familiare e l’insonnia fatale sporadica colpiscono principalmente un’area del cervello, il talamo, che influenza il sonno.
Nell’insonnia fatale familiare, i sintomi possono iniziare poco prima dei 30 anni e fino a circa 70 anni e la morte sopraggiunge solitamente da 7 a 73 mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. La forma sporadica inizia leggermente più tardi e l’aspettativa di vita è di poco superiore.
Nella forma familiare, i primi sintomi sono lievi difficoltà ad addormentarsi e restare addormentati, oltre a contrazioni, spasmi e rigidità muscolari. Durante il sonno, i soggetti possono muoversi molto e tirare calci e con il passare del tempo non riescono più a dormire. La funzione mentale si deteriora e si perde la coordinazione, il ritmo cardiaco può accelerare, la pressione arteriosa può aumentare.
Nella forma sporadica, i primi sintomi sono:
  • Un rapido declino della funzionalità mentale;
  • La perdita di coordinazione.
I soggetti con questa forma non segnalano sempre problemi di sonno, ma un esame del sonno può rilevare anomalie.
Non esiste alcuna terapia disponibile per l’insonnia fatale e il trattamento mira ad alleviare i sintomi e a ridurre le sofferenze del soggetto. 

 
Immagine infografica che rappresenta le cause dell'insonnia
 

Insonnia: sintomi

Si può classificare l’insonnia riferendosi alla durata dei sintomi:
  • Transitoria: quando dura meno di un mese;
  • A breve temine: quando dura per 1-6 mesi;
  • Cronica: se dura oltre i sei mesi. 
A seconda del momento in cui ci si risveglia si parla poi di insonnia iniziale, di mantenimento o tardiva.
Nello specifico l’insonnia può essere caratterizzata da:
  • Difficoltà di addormentamento (insonnia iniziale/precoce);
  • Frequenti e prolungati risvegli notturni (insonnia di mantenimento);
  • Risveglio precoce al mattino (insonnia tardiva);
  • Non sentirsi riposati al risveglio;
  • Da una combinazione di queste difficoltà (insonnia mista o generalizzata).
Le persone con insonnia spesso lamentano durante il giorno disturbi dell’umore, difficoltà nella concentrazione, astenia, malessere, deficit di memoria, riduzione dell’efficienza psico-fisica, sonnolenza, cefalea, disturbi gastro-intestinali, modificazione dei rapporti interpersonali, persistente preoccupazione riguardante l’insonnia.

L’obiettivo della terapia dell’insonnia è quello di migliorare la qualità del riposo notturno e, di conseguenza, controllare la sintomatologia diurna che essa provoca.

Diagnosi dell’insonnia

Immagine che rappresenta una ragazza che guarda il cellulare a lettoL’insonnia deve essere diagnosticata mediante un’attenta valutazione clinica e una raccolta delle informazioni riguardanti i disturbi del sonno e dello stato di salute psico-fisico. Occorre valutare con attenzione:
  1. I disturbi che precedono la fase di addormentamento;
  2. La sequenza delle fasi del sonno;
  3. La presenza di sintomi associati al riposo notturno e le conseguenze diurne dell’insonnia;
  4. La presenza di altre patologie associate;
  5. L’utilizzo abituale di sostanze o farmaci;
  6. La presenza di disturbi psichici.
Per poter valutare e trattare correttamente l‘insonnia è quindi necessario definire le caratteristiche dell’insonnia (esordio, durata, frequenza, gravità, decorso, fattori predisponenti, risposta a terapie in atto e/o assunte in precedenza); raccogliere informazioni sull’attività abitualmente svolta dal paziente prima di andare a dormire; fare una cronistoria della notte (ora alla quale va a dormire, tempo necessario per addormentarsi, fattori che allungano o riducono la durata del sonno, numero e durata dei risvegli notturni ed eventuali sintomi presenti prima di riaddormentarsi, tempo necessario al mattino per alzarsi dopo essersi svegliato); valutare le attività svolte e sintomi presenti nel corso della giornata (sonnolenza, addormentamenti, attività lavorativa, stile di vita, viaggi/trasferimenti) e loro conseguenze (disturbo dell’umore, ansia, confusione, aggravamento di sintomi di eventuali patologie associate).

Per poter considerare una persona affetta da un grado significativo di insonnia, i criteri minimi sono:
  • Quantità di tempo per l’addormentamento e di risveglio notturno uguale o superiore a 30 minuti;
  • Frequenza uguale o maggiore a 3 notti a settimana;
  • Durata uguale o maggiore a 6 mesi.
Per determinare se si tratti di insonnia primaria o di un disturbo secondario ad altra malattia, si può ricorrere a test diagnostici quali l'EEG o la polisonnografia, che consiste nella registrazione notturna (attraverso sensori) di tutte le fasi del sonno, della loro durata e qualità mediante un apparecchio chiamato polisonnografo
L'insonnia si presenta in tanti modi diversi, per cui clinicamente viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri: la durata, le cause e la tipologia.

Diffusione e fattori di rischio di difficoltà nel riposo notturno

Immagine che rappresenta un uomo anziano che non dormeCirca il 30 – 50% degli adulti fa esperienza occasionale di difficoltà nel riposo notturno. Un evento improvviso o stressante può causare un episodio di insonnia. Una volta risolto quell’evento, i disturbi del sonno si esauriscono, ma per alcune persone la difficoltà può persistere anche dopo che la causa scatenantescomparsa.
Il disturbo di insonnia sembra essere più frequente nelle donne rispetto agli uomini. Gli adulti lamentano di svegliarsi precocemente dopo essersi addormentati, mentre i soggetti più giovani più spesso hanno difficoltà ad addormentarsi. Complessivamente circa il 25% dei pazienti che soffre di insonnia ha difficoltà ad addormentarsi, il 50% si risveglia durante la notte e il 25% si sveglia troppo presto al mattino.


Fattori di rischio

Il rischio di soffrire di insonnia è maggiore
  • Nelle donne. I cambiamenti ormonali durante il ciclo mestruale e la menopausa giocano un ruolo importante. L’insonnia è anche comune durante la gravidanza;
  • Negli ultrasessantenni. I cambiamenti di ritmi del sonno con l’avanzare dell’età spesso causano insonnia;
  • Negli individui che soffrono di disturbi mentali o di altre patologie;
  • Negli individui sottoposti a forti stress o eventi traumatici;
  • Negli individui che non hanno una routine abituale prima di coricarsi.

Complicanze e prevenzione dell’insonnia

Tra le principali complicanze dell’insonnia si trovano:
  • Diminuite prestazioni al lavoro e a scuola;
  • Reazioni e riflessi rallentati alla guida con conseguente aumento del rischio di incidenti;
  • Disturbi mentali come depressione, ansia o abuso di sostanze;
  • Aumento del rischio di contrarre patologie a lungo termine, come disturbi cardiovascolari o pressione sanguigna alta.


Prevenzione

Seguire alcune sane abitudini di base può aiutare a prevenire l’insonnia e favorire un miglior ciclo del sonno:
  • Mantenere orari costanti di addormentamento e risveglio, anche nei fine-settimana;
  • Praticare attività fisica regolare;
  • Verificare se i farmaci che si assumono possono contribuire all’insonnia;
  • Evitare o limitare i sonnellini durante il giorno;
  • Evitare o limitare l’uso di caffeina, alcool e nicotina;
  • Evitare di consumare pasti troppo abbondanti la sera;
  • Creare un ambiente confortevole nella camera da letto;
  • Seguire una routine abituale la sera prima di andare a dormire, come fare un bagno caldo, leggere o ascoltare musica rilassante.
 
Infografica che rappresenta 8 passi per un sonno salutare
 

Insonnia: trattamento 

Gli insonni non sono una popolazione omogenea né per le cause del disturbo, né per le sue manifestazioni, la terapia quindi varia a seconda del caso specifico. Le principali forme di trattamento per l’insonnia sono:
  • La terapia farmacologica;
  • La psicoterapia cognitivo-comportamentale.

La terapia farmacologica è spesso il primo trattamento dell’insonnia consigliato dai medici di base. La prescrizione di farmaci specifici è frequente soprattutto negli anziani, che sembrano utilizzare sonniferi con una frequenza doppia (14%) rispetto alla popolazione generale (7,4%).

L’utilizzo di farmaci ipnotici o di ansiolitici con funzione ipnotica (come le benzodiaepine) è consigliato per periodi brevi: un uso prolungato può infatti provocare effetti collaterali quali sonnolenza diurna e vertigini, oltre che assuefazione. La sospensione drastica provoca una sindrome di astinenza, caratterizzata da un ritorno forte dell’insonnia (effetto rebound), agitazione psicomotoria, ansia e tremori. Questo spinge il paziente ad assumere nuovamente il medicinale, creando un circolo vizioso. Per il trattamento a lungo termine dell’insonnia si usano anche farmaci ad azione antidepressiva, sedativi e la melatonina

Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia prevede l’impiego di alcune tecniche di intervento:
  1. Educazione e igiene del sonno: si spiegano al paziente i fattori causali e i fattori di mantenimento dell’insonnia secondo il modello cognitivo-comportamentale. Vengono fornite informazioni di base riguardo alla fisiologia del sonno (stadi del sonno, orologio interno ed esterno, differenze individuali) e regole di igiene del sonno per migliorarne la qualità;
  2. Restrizione del sonno: una tecnica che mira a far coincidere il tempo trascorso a letto dal paziente con il tempo effettivamente passato dormendo. Si basa su una rilevazione del tempo di sonno prolungata per almeno una settimana (mediante diari del sonno) e su una successiva riduzione del tempo trascorso a letto;
  3. Controllo dello stimolo: tecnica che mira a eliminare l’associazione della camera da letto con attività incompatibili con il sonno (per es. guardare la tv).  Al fine di riassociare il letto al dormire, vengono introdotte alcune regole come: andare a dormire solo quando si ha sonno, alzarsi quando si è insonni, sviluppare rituali pre-sonno da seguire ogni sera;
  4. Terapia Cognitiva: ha come obiettivo quello di modificare le convinzioni e le aspettative sul sonno che alimentano il disturbo da insonnia: alcune valutazioni spesso catastrofiche producono risposte emotive negative (ansia, tristezza, rabbia), impediscono il sonno e creano un circolo vizioso che mantiene e alimenta l’insonnia;
  5. Tecnica del Controllo Cognitivo: si cerca di rompere l’associazione tra camera da letto/sonno e pensieri caratterizzati da preoccupazioni, cercando di associare lo spazio e il tempo dedicati al sonno a pensieri rilassanti e piacevoli che favoriscono l’addormentamento;
  6. Tecniche di rilassamento (es. training autogeno, controllo della respirazione, mindfulness).
Circa il 70% – 80% dei pazienti trae beneficio dalla terapia cognitivo-comportamentale, che mira a eliminare i fattori cognitivi e comportamentali coinvolti nello sviluppo e mantenimento dell’insonnia.


 
Consulta i Centri di riferimento per Insonnia familiare fatale:
Centri di riferimento per Insonnia familiare fatale
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa fare se non si riesce a dormire?

Se si sospetta di soffrire da insonnia è bene rivolgersi al proprio medico di medicina generale o a uno specialista. Anche se si sospetta di essere affetti da apnee notturne ci si dovrebbe rivolgere a un medico, che potrebbe decidere di prescrivere un esame chiamato polisonnografia, per confermare la diagnosi e impostare il trattamento.
Se i disturbi del sonno sono semplicemente dovuti a dolori o postura, si può cercare di aggiustare i cuscini e il letto in modo da ovviare al problema. Se si soffre di dolore alle spalle, una buona soluzione è abbracciare il cuscino. Se si  dorme supini non è male un cuscino sotto le gambe. Chi soffre di dolori al collo è bene che utilizzi un cuscino in lattice, che limita i disagi alla cervicale. 
Chi soffre per le gambe gonfie può appoggiarle su un cuscino per favorire la circolazione. Se il problema è il caldo afoso e umido, bagnarsi mani e braccia o ricorrere a un pediluvio può aiutare a regolare la temperatura, ma una doccia tiepida è il rimedio migliore perché l’effetto rinfrescante è più duraturo.

Quali sono i cibi che facilitano il sonno?

Una dieta equilibrata può agevolare il sonno, soprattutto evitando quei cibi che alterano il ritmo sonno-veglia e preferendo invece per la cena cibi ricche di fibre e poveri di zuccheri aggiunti e di grassi saturi.
Una cena abbondante produce ridotta fase REM (sonno profondo) e maggiore difficoltà ad addormentarsi. A cena si suggerisce un consumo ridotto di alimenti che contengono tiramina, stimolatrice di ormoni e neurotrasmettitori euforizzanti: dopamina, adrenalina e noradrenalina. Conviene limitare il consumo di formaggi grassi, pesce conservato, alimenti affumicati, caffè, alcol, cioccolato, cacao e tè, soprattutto dopo cena. Occorre anche consumare con accortezza i cibi ricchi di sodio: alimenti in scatola, salatini, piatti preparati con il dado da brodo.
La dieta ideale per dormire include formaggi freschi, yogurt, uova sode, rape, cavolo, zucca, aglio, pasta, riso, pane, orzo. Vanno bene anche i farinacei per il buon contenuto di triptofano, un aminoacido che produce la serotonina, la molecola che regola il rilassamento e induce il sonno profondo.

Quali sono le principali raccomandazioni per un buon sonno?

  • Evitare di tenere in camera da letto televisore, computer, scrivanie. Non usare dispositivi elettronici (cellulari, smartphone, computer portatili, tablet etc.) quando ci si mette a letto;
  •  La stanza in cui si dorme deve essere sufficientemente buia, silenziosa e di temperatura e umidità confortevoli, così come devono essere comodi il materasso e il cuscino;
  • Evitare, in particolare nelle ore serali, bevande a base di caffeina e simili (caffè, the, bevande gassate zuccherine, "energy drink", cioccolata);
  • Evitare, nelle ore serali, bevande alcoliche;
  • Evitare pasti serali ipercalorici o comunque abbondanti o eccessivamente ricchi in proteine;
  • Evitare il fumo di tabacco nelle ore serali;
  • Evitare o limitare sonnellini diurni,
  • Evitare l’esercizio fisico di intensità media o elevata nelle ore prima di coricarsi. L’esercizio fisico è invece preferibile nel tardo pomeriggio;
  • Il bagno caldo serale è meglio non farlo appena prima di coricarsi ma 1-2 ore prima;
  • Evitare, nelle ore prima di coricarsi, di impegnarsi in attività molto impegnative sul piano mentale/emotivo (studio, lavoro, videogiochi etc.). Anche la televisione è controindicata nei 60 minuti prima di andare a dormire;
  • Cercare di coricarsi la sera e alzarsi al mattino in orari regolari e che assecondano la propria tendenza naturale al sonno (anche nei fine settimana e in vacanza),
  • Non mettersi a letto troppo presto la sera o restare a letto troppo a lungo al mattino;
  • In caso di difficoltà nel prendere sonno evitare di guardare l’orologio o la sveglia e non restare a letto, ma alzarsi e svolgere attività rilassanti finché non sopraggiunge sonnolenza.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Isabella Bordogna

Isabella Bordogna

Prima di conseguire la Laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, ho vissuto alcuni anni negli Stati Uniti, dove ho seguito corsi di Lingua inglese, English writing, History of Science and Literature alla Boston University. Sempre negli Stati Uniti ho conseguito un Master in Education and Counseling presso la Concordia University of Wisconsin. Ho conseguito il Toefl, il Tefl e il Cambridge Certificate of Proficiency.
Giornalista professionista iscritta all’Albo dal 1998, ho esperienza pluriennale nella comunicazione in area medico/farmacologica, maturata presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano (dove per 18 anni mi sono occupata dell’ufficio stampa e della comunicazione, sotto la guida di Silvio Garattini). Ho collaborato con il Centro Cochrane Italiano per la comunicazione e ufficio stampa. Come giornalista freelance ho collaborato con l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig (Milano) e con vari quotidiani e riviste, principalmente nel settore medico-scientifico: Ricerca Roche; Quark; La macchina del tempo; RDT info - rivista di scienza e ricerca dell’Unione Europea (articoli scritti in lingua inglese); Reuters Health agenzia giornalistica (articoli scritti in lingua inglese); Il Sole 24 Ore; La Provincia di Como. Ho tradotto dall’inglese alcuni saggi a carattere medico/scientifico per Arnoldo Mondadori Editore.
Nell’ambito della comunicazione medico scientifica mi occupo di: ufficio stampa, gestione dei social media, editing, preparazione di contenuti (in italiano e in inglese) per siti internet, brochure, newsletter aziendali, rapporti annuali di attività. Come medical writer preparo testi per ECM/FAD, manuali di prodotto per il farmaco, traduzioni medico-scientifiche (EN/IT IT/EN). Collaboro con la redazione di Doveecomemicuro.it per la preparazione di testi e con varie agenzie di comunicazione per l’area Healthcare (Prex, Digital Solutions, Mediatyche). Dal 2020 insegno corsi di Inglese medico-scientifico.presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli di Milano.

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