Febbre: tutto quello che devi sapere. Sintomi, coronavirus e bambini

Febbre: tutto quello che devi sapere. Sintomi, coronavirus e bambini

Indice


Domande e risposte

Cos’è la febbre (piressia)?

Immagine che rappresenta un termometro Definire il concetto di febbre non è così semplice come potrebbe sembrare. In generale, la febbre, o piressia, è un aumento della temperatura corporea interna basale. Ma questa definizione non basta, perché altrimenti si parlerebbe genericamente di ipertermia. Affinché la febbre possa definirsi tale, l’ipertermia deve essere superiore ai 38°C. Quando una persona sente salire la temperatura del corpo in genere attraversa una fase di freddo e brividi, che perdurano finché il rialzo non si completa. Quando questo tipico fenomeno accade, sia nei bambini che negli adulti, è per lo più un sintomo di infezione (virale o batterica). Ecco una parola da tenere a mente: la febbre non è una condizione patologica di per sé, ma un sintomo di condizioni diverse, anche benigne o del tutto transitorie. Tenendo conto che la temperatura del corpo umano in condizioni normali di omeostasi, si situa tra i 36° C e i 37°C, avremo una ipertermia quando si superino i 37 °C e febbre o piressia oltre i 38°C

L’ipertermia si può verificare facilmente nei seguenti casi: Queste interferenze esterne ed interne che vanno a modificare la temperatura basale sono fisiologiche e non devono destare preoccupazione. A proposito di temperatura corporea, va considerato che la sua variazione dipende moltissimo anche dalla sensibilità individuale ai fattori in grado di modificarla. È noto, e oggetto di battute e motteggi universali, che le donne siano generalmente più “fredde” degli uomini e più sensibili agli agenti atmosferici, anche per un metabolismo interno più basso rispetto a quello maschile. Ma questa caratteristica, comune nella popolazione femminile in età fertile, dipende dal fatto che gli ormoni estrogeni influenzano la temperatura superficiale del corpo, che tende ad abbassarsi facilmente.
Sia negli uomini che nelle donne, però, la febbre si manifesta con le stesse modalità ed è sempre una condizione che deve metterci in allerta, sebbene si tratti di un fenomeno per lo più passeggero, che in molti casi si risolve spontaneamente. Tuttavia, una febbre molto elevata, accompagnata da altri sintomi, può essere pericolosa per la salute e va trattata con farmaci antipiretici e altro tipo di cura, se necessario. 

Ma nel corpo, cosa accade quando la temperatura si alza? La termoregolazione, ovvero il mantenimento costante della temperatura interna del nostro organismo, dipende dall’ipotalamo, la zona del cervello che controlla tutte le funzioni del sistema nervoso autonomo. Attraverso un complesso meccanismo che coinvolge la circolazione periferica, la produzione di sudore e le reazioni muscolari involontarie (come i brividi che ci vengono quando abbiamo freddo), il centro ipotalamico ci mantiene stabilmente e moderatamente caldi. Sempre l’ipotalamo induce il rialzo febbrile in risposta a diversi stimoli che poi vedremo, usando a tale scopo dei pirogeni endogeni, ovvero le citochine prodotte dal sistema immunitario che provocano il fenomeno infiammatorio interno. La febbre è quindi uno dei principali indici di infiammazione dell’organismo, e le cause possono essere davvero tra le più svariate. Prima di arrivarci vediamo come si classifica la febbre.  
 

Classificazione della febbre 

La febbre può distinguersi a seconda delle modalità in cui si presenta e delle sue caratteristiche. La prima classificazione è, naturalmente, quella relativa alla range di rialzo febbrile. Si va dalla febbricola di 37,5 gradi all’iperpiressia che arriva ai 41, 1° C, la cosiddetta “febbre da cavallo”, che può avere conseguenze serie sull’organismo. In media, però, una febbre comune si attesta tra i 38,5 °C ai 39,5°C.

Veniamo ad un altro tipo di classificazione, ovvero quella relativa alla durata del fenomeno febbrile. In questi casi, la febbre si distingue in:
  • Acuta, se dura qualche giorno fino ad un massimo di sette;
  • Subacuta se si protrae per due settimane;
  • Cronica o persistente, se si mantiene per più di 14 giorni.
Sempre relativamente alla durata del fenomeno febbrile, vi è un’ulteriore classificazione da considerare, e pertanto avremo:
  • La febbre persistente, che si mantiene fissa e elevata durante il giorno, tipica di infezioni serie come la polmonite o la meningite, ma anche di infezioni virali acute, anche non gravi;
  • La febbre remittente, che subisce delle variazioni di diversi gradi nell’arco della giornata, pur non scendendo mai fino a rientrare nel range della normalità;
  • La febbre intermittente, che appare e regredisce più volte (nella giornata o in più giorni), tipica di infezioni batteriche;
  • La febbre ondulante ha come caratteristica quella di aumentare progressivamente nel giro di alcuni giorni, raggiugere una temperatura di acme e decrescere in un tempo molto lento (fino a due settimane). Dopo una fase di apiressia (temperatura normale), la febbre torna a salire con le stesse modalità del ciclo precedente. Questo andamento ondivago è tipico di certi tumori, soprattutto il linfoma di Hodgkin;
  • La febbre ricorrente è una febbre che dura qualche giorno per scomparire rapidamente e dopo qualche giorno ripresentarsi. Quando la sifilide, una grave malattia venerea oggi curabile, era ancora uno spauracchio e portava alla morte, questo tipico andamento della febbre rappresentava un sintomo utile per la diagnosi.
Le febbri che non si estinguono neppure dopo due settimane, e che non rispondono ai trattamenti farmacologici, vengono definite di origine sconosciuta (FUO). Per essere classificata come di origine sconosciuta, una febbre deve però non poter essere ricondotta a specifiche patologie o condizioni dopo almeno tre giorni di ricovero ospedaliero o almeno tre visite ambulatoriali. Ritroveremo le FUO più avanti.
Per quanto riguarda, invece, il decorso febbrile, le fasi principali sono tre, ciascuna con sintomi precisi:
  1. Fase prodromica o di ascesa, è quella che precede l’innalzamento della temperatura, caratterizzata da brividi, freddo e malessere generale;
  2. Fase di fastigio, o acme, in cui abbiamo il massimo della manifestazione febbrile con senso di calore, mal di testa, dolori generalizzati, sonnolenza, inappetenza o nausea, oliguria (scarsa produzione di urina), battito cardiaco accelerato, occhi lucidi, disidratazione;
  3. Defervescenza o sfebbramento è infine la fase di calo della temperatura verso valori normali, che può avvenire spontaneamente o dopo l’assunzione di farmaci antipiretici. Si caratterizza per la copiosa sudorazione che ha proprio lo scopo di raffreddare l’organismo.

 

Immagine che rappresenta una donna che ha la febbre

Sintomi

La febbre non si presenta quasi mai “da sola”. Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando sia manifestazione di una condizione patologica acuta e improvvisa, si accompagna ad altri sintomi tra cui:
  • Inappetenza;
  • Nausea, vomito e/o diarrea;
  • Disidratazione;
  • Dolori generalizzati (ad esempio di natura muscoloscheletrica) o ipersensibilità al dolore;
  • Cefalea;
  • Sonnolenza;
  • Debolezza, senso di spossatezza e affaticamento;
  • Difficoltà di concentrazione, sensazione di avere la testa “vuota”;
  • Se la temperatura sale molto (oltre i 41°C), possono verificarsi condizioni di confusione mentale, delirio, convulsioni.

Febbre infettiva

Come anticipavamo, sia nei bambini che negli adulti la più comune e probabile causa di febbre è un’infezione, che può essere più o meno severa. Si tratta, quindi, di un attacco che l’organismo subisce da parte di un agente patogeno esterno o anche interno (un virus, un batterio che da commensale diventa aggressivo, un fungo, un parassita eccetera), a cui il sistema immunitario risponde provocando un aumento repentino della temperatura corporea. La ragione dipende dal fatto che il calore è nemico di molti microrganismi infettivi, per questo le nostre difese cercano di rendere quanto più inospitale possibile il corpo, aumentandone la temperatura. In caso di infezione localizzata o sistemica, quindi, la febbre anche elevata rappresenta la risposta “sana” dell’organismo.


Immagine che rappresenta una persona che si prova la temperatura per il Covid19Quali sono le più comuni infezioni che causano febbre? 

In generale – e in questa classifica si colloca anche l’infezione da Covid-19 – le più diffuse malattie infettive che si manifestano anche con febbre colpiscono le vie aeree superiori (e, meno frequentemente, inferiori). Sono per lo più infezioni virali causate da virus della famiglia dei Rinovirus, virus influenzali, virus respiratori sinciziali. Anche le gastroenteriti, sia virali che batteriche (da Salmonella, E.Coli, Shigella ecc.), sono infezioni che provocano febbre alta. Il colera, invece, un’infezione molto grave causata dal batterio Vibrio Cholerae, difficilmente provoca febbre, o al limite solo febbricola. Ad intendersi che non tutte le malattie infettive causano febbre, e che non sempre una febbre elevata è indicativa della gravità della malattia. Vedremo più avanti le più comuni malattie infettive dell’infanzia che sono causa di febbre. Nell’adulto, oltre alle patologie respiratorie accompagnate da febbre, si segnalano anche infezioni alle vie urinarie (IVU) associate o meno a calcolosi renale, e le infezioni cutanee di natura batterica (come la cellulite, l’impetigine, gli ascessi cutanei). Nella donna attenzione alle infezioni ginecologiche più severe, come la malattia infiammatoria pelvica (MIP)
Un caso specifico di febbre infettiva è quella detta reumatica, o anche malattia articolare acuta. Si tratta di un reumatismo, quindi di una infiammazione delle articolazioni con gonfiore e rigidità delle stesse, causata da un batterio: lo streptococco beta-emolitico del gruppo A. L’infezione parte in genere dalla gola, per poi migrare verso altre zone del corpo, come appunto le articolazioni e, nei casi più gravi, il cuore e il sistema nervoso. La febbre reumatica come complicanza di un’infezione non curata, soprattutto nei bambini, era più diffusa nel passato, quando non c’erano a disposizione gli antibiotici. Oggi si tratta di eventualità assai più rara
Capitolo a parte per le malattie infettive tropicali, quali la febbre gialla, la dengue, la febbre di Lassa, la malaria (un tempo endemica in Italia, oggi debellata ma presente in altre regioni del mondo), la malattia di Lyme, l’ebola, il morbo di Hansen (o lebbra), la febbre tifoide, la febbre da topo (provocata da un Hantavirus) la malattia di Marburg eccetera. Anche l’infezione da Covid-19 nelle sue varianti (A, Delta, Omicron) si è originata in zone del mondo distanti per poi diffondersi a livello pandemico. Come in pressoché tutti i casi succitati, anche questa malattia può causare febbre. 

Infine, si segnala anche la febbre infettiva di origine sconosciuta (FUO). Si tratta di rialzi febbrili superiori ai 38,3°C che perdurano senza che si riesca a capire quale infezione ne sia la causa. Anche in questo caso, si possono comunque fare delle distinzioni. Ad esempio, esiste la febbre di origine sconosciuta ma di natura nosocomiale, ovvero che si associ ad un ricovero in terapia intensiva senza che si riesca a risalire all’infezione originaria e neppure al momento in cui l’infezione sia stata contratta (se prima o durante il ricovero). Abbiamo poi la FUO infettiva che colpisce le persone immunodepresse, anche in questo caso senza che si arrivi ad una certa diagnosi della causa. In questa categoria si inserisce anche il sottogruppo dei malati di AIDS che vengano colpiti da infezioni secondarie o opportunistiche, di oscura natura o localizzazione. La febbre di origine sconosciuta è un fenomeno raro, nella maggior parte dei casi anche per febbri persistenti si riesce a risalire alla causa, soprattutto se di natura infettiva. 


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Febbre non infettiva

La febbre è un indice di infiammazione interna, ovvero di reazione immunitaria in atto, come abbiamo visto. Molto comunemente questo fenomeno si associa ad una infezione, e quindi rappresenta una modalità di difesa programmatica dell’organismo. Tuttavia, rialzi febbrili anche importanti di natura infiammatoria possono verificarsi in altri casi, non necessariamente riconducibili a malattie. Un esempio molto comune è l’insolazione, o colpo di calore. In questo caso tra i sintomi dell’eccessiva esposizione al sole avremo disidratazione, collasso cardiocircolatorio, diarrea, ustioni cutanee eccetera. Vi è poi la febbre iatrogena, ovvero conseguente all’assunzione di specifici farmaci, che in alcuni casi possono dare questo tipo di reazione avversa. Ma perché accade? 

Ci possono essere diverse ragioni. Una è l’ipersensibilità ad uno dei principi attivi del farmaco (reazione allergica), altre cause collegate possono riguardare una interferenza con i meccanismi regolatori della temperatura corporea, o addirittura ad un danno dei tessuti. La febbre da farmaci è rara, ma non rarissima (3-4% sul totale delle reazioni avverse), nella maggior parte dei casi scompare interrompendo la somministrazione. Consideriamo che l’allergia ai farmaci – che si manifesta non solo con febbre, ma con reazioni cutanee come orticaria, e respiratorie - è più probabile in persone che abbiano già manifestato altri tipi di allergie, ma non è necessariamente prevenibile. Per questo occorre leggere attentamente il foglietto illustrativo (o bugiardino) e stare molto attenti all’automedicazione. 

In generale, la febbre può quindi essere un sintomo di allergie, non solo ai farmaci ma, ad esempio, a punture di insetto, o a pollini delle piante (febbre da fieno), ma in questi casi difficilmente la temperatura si alza sopra i 38,5°C e altre sono le manifestazioni più tipiche, tra cui orticaria, edema delle mucose, dispnea (fiato corto), congiuntivite, congestione nasale eccetera. 
Attenzione, poi, alla febbre successiva all’assunzione di sostanze stupefacenti con azione psicotropa, come certi tipi di anfetamine e oppioidi (in particolare la cocaina), che possono dare fenomeni di intossicazione. La febbre, tuttavia, non è che il problema minore di quello che può rivelarsi un danno serio e irreversibile all’organismo.  
Esiste, infine, una febbre che potremmo definire psicogena, o meglio, psicosomatica. Si tratta di un fenomeno collegato a stati di forte stress, causata da una alterazione dei sintomi neurovegetativi. 
 

Altri tipi di febbre

In quanto sintomo di infiammazione interna, la febbre può presentarsi anche in altre condizioni patologiche e non, che non siano direttamente correlate con un attacco infettivo, proprio come abbiamo visto accadere nel caso delle reazioni allergiche. Un esempio è la febbre che si associa a malattie autoimmuni dell’apparato muscoloscheletrico, e non solo. Le malattie autoimmuni sono una variegata categoria di patologie che hanno un meccanismo in comune: un attacco immotivato e cronico del sistema immunitario contro organi, tessuti e apparati del corpo sani. Perché ciò accada, è ancora oggetto di studio. Sappiamo che i fattori scatenanti e/o precipitanti possono essere diversi, da una banale infezione ad una reazione allergica improvvisa (ai farmaci, appunto, o ad una puntura di insetto), ad uno stress meccanico. Affinché la malattia insorga, però, è necessaria anche una predisposizione genetica. Non tutte le patologie con una matrice autoimmune si manifestano anche con febbre, ma alcune sì. Una di queste è l’artrite reumatoide, che va a colpire le articolazioni del corpo, così come tutte le artriti in generale. Anche le vasculiti e il lupus eritematoso sistemico (LES) sono patologie autoimmuni sistemiche che colpiscono il tessuto connettivo e che tra i tantissimi sintomi possono provocare anche la febbre. 

Febbre intermittente o febbricola (tra i 37°C e i 38°C) è anche uno dei sintomi di alcuni tipi di cancro, come i tumori del sangue (leucemie e linfomi). La febbre neoplastica è dovuta alla risposta del sistema immunitario alla formazione della massa tumorale o allo sviluppo della neoplasia, e si manifesta nel 20% circa dei casi. Naturalmente prima di spaventarsi per una febbre “strana” e pensare che sia di natura oncologica, occorre prima escludere tutte le altre possibili (e più probabili) cause. 

Veniamo, infine, alla febbre vaccinale. Si tratta di una reazione comune nei bambini e negli adulti (specie se giovani) all’inoculazione di molti tipi di vaccino incluso il richiamo (o booster), non ultimo quello anti Covid-19, sia a RNA messaggero (Pfizer, Moderna) che a virus inattivato. Un rialzo febbrile nelle 24-48 ore dopo la vaccinazione è da ritenersi del tutto normale, e non richiede nessun trattamento specifico se non l’assunzione di un antipiretico qualora la temperatura dovesse superare i 38,5°C. Si tratta di una reazione anticorpale al vaccino, che anzi attesta il buon effetto immunitario del farmaco che, come sappiamo, ha lo scopo di preparare il corpo ad un possibile attacco da parte di uno specifico agente patogeno esterno. La febbre vaccinale è un fenomeno transitorio, ma se così non dovesse essere, e si presentassero anche altri sintomi che possono far sospettare una reazione allergica è necessario recarsi al pronto soccorso
 

Febbre nei bambini

Immagine che rappresenta un bambino che ha la febbreSe la febbre è un sintomo comune a molte condizioni nell’adulto, lo è senz’altro di più nei bambini. Il sistema immunitario in età infantile è ancora immaturo e la risposta infiammatoria che scatena in presenza di minacce per l’organismo può essere molto importante. Ma si tratta di un fenomeno fisiologico di cui non ci si deve preoccupare. Veniamo alle principali malattie infettive dei bambini che, tra i sintomi, possono dare febbre anche molto elevata:
  • Otiti dell’orecchio medio e interno;
  • Gastroenteriti;
  • Malattie esantematiche, ovvero che causano eritemi e rush cutanei tra cui morbillo, rosolia, varicella, sesta malattia e via discorrendo;
  • Infezioni virali delle vie respiratorie tra cui faringiti, laringiti, bronchiti, bronchioliti, malattia respiratoria sinciziale, tonsilliti ecc.;
  • IVU, infezioni alle vie urinarie tra cui cistiti e uretriti;
  • Influenza stagionale.
Queste infezioni capitano a quasi tutti i bambini, e se anche provocano una febbre elevata, in genere non hanno conseguenze serie e vengono superate senza troppi problemi nel giro di qualche giorno/settimana anche senza l’assunzione di antipiretici. Più raramente, però, la febbre si mantiene e la malattia assume delle connotazioni di gravità che devono spingere ad un pronto intervento o ricovero, come nel caso delle polmoniti o delle meningiti. Un altro caso da considerare è la febbre che si accompagni a forte dolore addominale e del basso ventre, perché potrebbe essere sintomo di appendicite, infiammazione della porzione finale dell’intestino crasso. Una febbre elevata, inoltre, nei bambini può accompagnarsi ad un fenomeno che spaventa molti i genitori: le convulsioni. Queste crisi si verificano soprattutto in età neonatale (tra i 12 e i 18 mesi di vita), a causa di un aumento troppo rapido della temperatura del corpo. Vi sono due tipi di convulsioni infantili da febbre: semplici e complesse.
  • Le convulsioni semplici (oltre l’80% di tutti i casi), sono di breve durata, con una media di cinque minuti, e non si ripetono nell’arco delle 24 ore. I sintomi includono: rigidità di tutto il corpo, spasmi muscolari degli arti superiori e inferiori, perdita di conoscenza con gli occhi aperti, eventualmente vomito o minzione involontari;
  • Le convulsioni complesse, invece, durano più di 15 minuti, si manifestano più volte durante il giorno e di solito colpiscono un solo lato del corpo. Si tratta di un evento più serio della convulsione semplice, che di solito non lascia strascichi. I bambini che abbiano avuto crisi convulsive complesse, infatti, sono più a rischio di epilessia durante la crescita. 
In ogni caso non bisogna farsi prendere dal panico ma chiamare subito il/la pediatra di riferimento e chiedere il da farsi.
 

Strumenti e modalità di misurazione della febbre

La febbre si misura con gli strumenti adatti, ovvero i termometri. Ve ne sono di diversi tipi, con diversi gradi di sensibilità e con diverse modalità di utilizzo. Vediamoli tutti:
Termoscanner. Si tratta di dispositivi con tecnologia ad infrarossi, che misurano la temperatura a distanza. Possono essere fissi o mobili (manuali come la “pistola”), dotati o meno di telecamera, ma tutti rilevano le radiazioni elettromagnetiche che il corpo umano emana sotto forma di calore. Questa tecnologia consente di rilevare con estrema efficacia la temperatura della pelle. Una persona che abbia trascorso molte ore al sole avrà certo la pelle più calda di chi sia stato al fresco, e questo verrà rilevato dal termoscanner, ma ciò non toglie che in contesti in cui sia necessario effettuare una rilevazione della temperatura di massa, chi avrà la febbre lo saprà subito. Detto questo, non si tratta certo dello strumento migliore per una misurazione casalinga della temperatura.
Per questa funzione usiamo i termometri semplici, in particolare quelli digitali. La modalità di funzionamento è diversa da quelle del termoscanner, perché il termometro rileva la temperatura del corpo, e non della pelle. Questo perché una volta posto a contatto con una zona protetta – in genere l’incavo ascellare, la piega inguinale, o la bocca - si scalda raggiungendo in pochi minuti la stessa temperatura. Vediamo come procedere. Per prima cosa, si dovrebbe sanificare o pulire il termometro, asciugarlo bene e accenderlo. A quel punto si posizione la punta, o bulbo, del termometro sotto la lingua, e si chiude la bocca, o nell’incavo dell’ascella, serrando poi il braccio corrispondente verso il torace, o nella piega inguinale, accavallando la gamba. 
Si attende qualche minuto, in genere finché il dispositivo non emette un segnale sonoro, e si controlla sul display. Attenzione: la temperatura del cavo orale è più calda di 0,3-0,5 ° C rispetto a quella dell’ascella. 
Per i bambini e neonati è invece consigliabile usare un termometro elettronico che rilevi la temperatura dal condotto uditivo esterno (termometro auricolare), un termometro digitale e infrarossi che rilevi la temperatura di fronte e tempie, o un termometro rettale (il più preciso). Va detto che i termometri digitali che entrino direttamente a contatto con la cute, e quindi che si posizionino sotto l’ascella, nella piega inguinale o sotto la lingua sono i più accurati e precisi. 
La febbre va poi misurata in condizioni di riposo e rilassamento, non dopo aver mangiato, soprattutto cibi e bevande caldi, e non dopo aver fatto sforzi fisici. 

Trattamento

Come ampiamente ribadito, la febbre è un sintomo, pertanto il trattamento dovrebbe essere modulato sulla causa che ne è all’origine. Se, ad esempio, ci troviamo di fronte ad una infezione batterica, la cura si baserà su una terapia antibiotica. Al contrario, una febbre virale non vorrà questo tipo di farmaco, ma nella maggior parte dei casi si baserà sul riposo e su rimedi sintomatici. La febbre diventa un problema per l’organismo quando è troppo elevata, e quando si mantiene troppo a lungo. Le linee guida mediche, anche pediatriche, invitano all’assunzione degli antipiretici, per lo più a base di paracetamolo, solo quando la temperatura sia superiore ai 38,5°C e vi sia una scarsa tolleranza al rialzo termico. Ricordiamoci, infatti, che la febbre rappresenta un modo che l’organismo mette in atto per autocurarsi, e non va contrastata eccessivamente. Se siamo di fronte ad una malattia virale di modesta gravità, infatti, bloccare la febbre finirebbe per ritardare i tempi di guarigione. 

Ma vediamo i consigli forniti dagli esperti per gestire al meglio la febbre ad ogni età:


Neonati

  • 0-3 mesi e febbre oltre i 38°C: chiamare il pediatra anche in assenza di altri sintomi;
  • 3-6 mesi e febbre non oltre i 38,9 °C: idratare il neonato con molti liquidi e farlo stare a riposo senza somministrare farmaci. Chiamare il pediatra solo se si presentano in concomitanza altri sintomi tra cui letargia, o estrema e inusuale irritabilità;
  • 3-6 mesi e febbre che supera i 38,9°C: chiamare il pediatra per capire se occorre sottoporre il bambino ad esami e analisi;
  • 6-24 mesi e febbre sopra i 38,9°C: somministrare paracetamolo per abbassare la febbre ed eventualmente sentire il pediatra.


Bambini e adolescenti

  • 2-17 anni e febbre superiore ai 38,9 °C: se non sale oltre si può evitare l’antipiretico, far assumere molti fluidi al bambino e farlo stare a riposo, e chiamare il pediatra solo in presenza di sintomi anomali quali letargia, dolore forte, irritabilità inusuale;
  • 2-17 anni e febbre superiore ai 38,9 °C: somministrare paracetamolo e verificare che la febbre si abbassi. Se il malessere continua, la febbre non risponde all’antipiretico o tende e ripresentarsi per più di tre giorni è opportuno chiamare il pediatra.


Adulti 

  • Over 18 con febbre non superiore ai 38,9°C: stare a riposo e bere molti liquidi. Se non ci sono sintomi particolari si può evitare di assumere l’antipiretico, ma se compaiono problemi di respirazione, severo mal di testa e rigidità nucale, dolori forti localizzati o altro tipo di anomalia, si deve chiamare subito il proprio MMG;
  • Over 18 con febbre superiore ai 38,9°C: assumere l’antipiretico e stare a riposo fino ad effetto. Se la febbre non dovesse comunque abbassarsi, o dovesse ripresentarsi per più di tre giorni e si manifestassero altri sintomi anomali, è opportuno chiamare il proprio MMG.
In riferimento ai farmaci antipiretici, in età infantile (fino ai 16 anni) è bene ricordarsi di non somministrare mai l’acido acetilsalicilico (Aspirina). Questo puro ottimo antinfiammatorio, infatti, nel bambino può causare una rara ma grave sindrome – detta di Reye – che colpisce fegato e sistema nervoso, e che può avere esiti letali. L’acido acetilsalicilico è altresì sconsigliato in caso di favismo (deficit della glucosio-6-fosfato deidrogenasi), sia nei bambini che negli adulti.  Per quanto riguarda il paracetamolo (tachipirina), invece, di gran lunga il farmaco più usato per abbassare la febbre, ci sono controindicazioni solo in caso di malattie epatiche o renali. I neonati la tollerano bene. 


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

A che temperatura abbiamo la febbre?

Considerando che la normale temperatura corporea umana si situa tra i 36°C e i 37°C, con oscillazioni determinate da fattori ambientali o stati fisiologici, la febbre viene considerata tale solo quando si arriva almeno ai 38°C. Vediamo la classificazione della febbre, in base alla temperatura raggiunta:

  • Tra i 37,5° C e i 38°C: febbricola;
  • Tra i 38°C e i 38°C: febbre lieve;
  • Tra i 38,5°C e i 39°C: febbre moderata;
  • Tra i 39°C e i 39,5°C: febbre elevata;
  • Tra i 39,5 °C e i 41°C: iperpiressia (la cosiddetta “febbre da cavallo”, così definita perché questo animale, seppur in condizioni di normalità abbia una temperatura corporea simile a quella umana, in caso di febbre raggiunge gradi molto superiori a quelli presenti in un comune termometro, con grave rischio per la sua salute).

Febbre a 37, cosa fare?

Nulla. Abbiamo visto che fino ai 38°C non possiamo parlare di febbre vera e propria, ma semmai di febbricola o di generica ipertermia. Attenzione, tuttavia, ad un aumento anche moderato della temperatura, ad esempio 37,5°C in chi abbia mediamente una temperatura del corpo bassa, se associata a sintomi quali difficoltà respiratorie, stanchezza e malessere generale, congestione nasale e ageusia e anosmia (perdita di gusto e olfatto). Questi sintomi, infatti, sono riconducibili ad una infezione da Covid-19 in una delle sue varianti. Inoltre, quando una febbricola si manifesta in modo ricorrente per più di cinque giorni, accompagnata da debolezza, dolori, anemia o altri sintomi anomali, è meglio rivolgersi al proprio MMG per accertamenti. Una febbre lieve che non passa, infatti, può essere spia di forme tumorali. 

Febbre negli adulti: quando è lecito preoccuparsi?

Quando il rialzo febbrile è elevato e acuto, quando non risponde all’azione degli antipiretici, e quando si associa a sintomi quali:

  • Stato confusionale o letargico;
  • Forte cefalea con rigidità nucale;
  • Petecchie sottocutanee (piccole macchie violacee che indicano micro emorragie);
  • Segni di sofferenza cardiaca e/o respiratoria, con battito accelerato, dispnea e rantolo;
  • Ipotensione.
Attenzione particolare alle persone che abbiano concomitanti condizioni patologiche croniche gravi, perché in questi casi anche un’infezione lieve può diventare pericolosa. In generale, una febbre anche elevata in un soggetto adulto sano non è fenomeno preoccupante della salute. Diventa un campanello d’allarme nel momento in cui si accompagni ad un peggioramento importante dello stato di salute generale, o sia conseguenza di eventi quali assunzione di farmaci, di stupefacenti, recenti contatti con ambienti o persone affette da malattie contagiose gravi eccetera. In tutti questi casi, è bene consultare subito il medico. 

Quanti giorni dura la febbre?

Dipende, vi è un ampio raggio di variabilità. La febbre può essere acuta, improvvisa e salire repentinamente in caso di infezioni, soprattutto nei bambini, e durare giusto un paio di giorni, fino ad un massimo di sette. Si tratta di gran lunga dell’eventualità più comune. Oppure può essere una febbre subacuta, e durare fino a due settimane, o, infine, persistente. È questo il caso di febbri che durano in modo continuativa fino a dieci giorni e oltre, mantenendosi su una temperatura molto elevata che non risponde alla terapia antipiretica. Vi è anche il caso della febbre persistente ma intermittente, ovvero che dura per alcuni giorni, sembra sparire per poi ripresentarsi dopo un certo tempo. E’ il caso della febbre cronica, che può colpire più facilmente soggetti immunodepressi. 

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In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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