Vaccini contro il COVID-19: calendario e come funzionano

Vaccini contro il COVID-19: calendario e come funzionano

Indice

 

Domande e risposte


Attenzione: l’articolo è sempre in aggiornamento in seguito alle modifiche dei piani vaccinali e all’introduzione di nuovi vaccini.


Il 27 dicembre 2020 l’Italia ha iniziato la campagna vaccinale contro il COVID-19.
Al momento sono state approvate da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) quattro formulazioni:
  1. Il vaccino prodotto da Pfizer-Biontech (il suo nome è Comirnaty) approvato il 22 dicembre 2020;
  2. Il vaccino prodotto da Moderna approvato il 7 gennaio 2021;
  3. Il vaccino di AstraZeneca (Vaxzevria) il 30 gennaio, il cui uso è stato sospeso a maggio 2021;
  4. Il vaccino di Johnson&Johnson (Janssen) in uso dal 12 marzo 2021.
Ai vaccini si aggiungono tre antivirali per pazienti non ospedalizzati ma con fattori di rischio per lo sviluppo di forma grave, autorizzati fra la fine del 2021 e l’inizio del 2022:
  • Molnupiravir di Merck-MSD;
  • Paxlovid di Pfizer;
  • Remdesivir di Gilead.
 
Immagine che rappresenta un'infermiera che vaccina una persona
 
 

Come si è arrivati in così poco tempo a un vaccino?

Immagine che rappresenta un ricercatore in laboratorioSono tantissime le fake news, le bufale, i falsi miti, che circolano in queste settimane sui vaccini, in relazione alla velocità con cui sono stati prodotti e approvati. Vediamo di capire bene le cose. Arrivare a mettere a disposizione per la popolazione un farmaco in meno di un anno è un record, ma non significa che in questo caso siano state “saltate delle fasi”, anche perché in Europa l’approvazione dei farmaci è regolata da un ente sovranazionale – l’EMA – che esamina autonomamente tutti i dati relativi agli studi di un farmaco, in questo caso dei vaccini – e ne valuta la solidità in termini di sicurezza prima di tutto, e di efficacia. Solo una volta che EMA ha approvato un farmaco, le relative Agenzie regolatorie nazionali (come AIFA) possono approvarlo per il proprio paese. Rispetto ad altri farmaci in questo caso, data l’emergenza della pandemia, questa approvazione era priorità mondiale.
Come spiega il sito di AIFA (in nota) in relazione a Comirnaty le fasi si sono potute condurre in tempi molto più ristretti del solito per tre motivi:
  1. Perché sono state coinvolte molte più persone nella sperimentazione (dieci volte tanto rispetto agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini!) e sappiamo che in medicina più il campione è ampio più i risultati sono solidi. La sicurezza di questo vaccino è stata valutata nel corso di ricerche svolte in sei paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone. La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo. L’efficacia del vaccino invece è stata calcolata su oltre 36.000 persone a partire dai 16 anni di età, vedendo che il numero di casi sintomatici di COVID-19 si riduceva fra i vaccinati del 95% (solo 8 casi su 18.198 avevano sintomi di COVID-19), rispetto al placebo (162 casi su 18.325 avevano sintomi di COVID-19). È evidente che la differenza fra questi numeri – 8 e 162 su 18 mila persone – diventa più rilevante per la sconfitta del virus se a vaccinarsi è quasi tutta la popolazione;
  2. Perché erano molti anni che questa azienda stava conducendo ricerche sui vaccini a RNA;
  3. Infine, perché la valutazione dei risultati da parte delle agenzie regolatorie è avvenuta man mano che questi venivano prodotti e non, come avviene solitamente una volta che tutti gli studi sul farmaco in questione sono completati. 

Che cos’è un vaccino a mRNA?

Nei vaccini tradizionali (come quello che sta sviluppando Astra Zeneca) viene iniettato il virusindebolito’, oppure solo una parte di esso per indurre la risposta immunitaria: il nostro sistema immunitario riconosce l’ ‘intruso’ non pericoloso e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra il virus vero e proprio.
Un vaccino a RNA (come quello di Pfizer-Biontech e quello di Moderna) invece non contiene il virus (e quindi non può proprio per principio provocare la malattia). Contiene invece un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica).  Il vaccino induce l'immunità fornendo a cellule umane esclusivamente le istruzioni per produrre un frammento del virus, la proteina Spike, che indurrà la produzione di anticorpi specifici verso il virus SARS-CoV-2.

Il vaccino di Pfizer

Ma cosa altro c’è nel vaccino?
  • L’RNA messaggero è contenuto in un “involucro” di  lipidi sintetici che contribuiscono a formare le vescicole che veicolano il vaccino. Una volta inoculato, l’RNA viene disintegrato nel nostro corpo.
  • Il vaccino contiene inoltre altri eccipienti, che si trovano comunemente in farmacologia:
    • 1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine;
    • Colesterolo;
    • Potassio cloruro;
    • Potassio diidrogeno fosfato;
    • Sodio cloruro;
    • Fosfato disodico diidrato;
    • Saccarosio (zucchero);
    • Acqua per preparazioni iniettabili.
Dal punto di vista della ricerca, sono state coinvolte molte più persone nella sperimentazione (dieci volte tanto rispetto agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini!), e sappiamo che in medicina più il campione è ampio più i risultati sono solidi.
La sicurezza di Comirnaty è stata valutata nel corso di ricerche svolte in sei paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone.
La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo. L’efficacia del vaccino invece è stata calcolata su oltre 36.000 persone a partire dai 16 anni di età, vedendo che il numero di casi sintomatici di COVID-19 si riduceva fra i vaccinati del 95% (solo 8 casi su 18.198 avevano sintomi di COVID-19), rispetto al placebo (162 casi su 18.325 avevano sintomi di COVID-19).
È evidente che la differenza fra questi numeri – 8 e 162 su 18 mila persone – diventa più rilevante per la sconfitta del virus se a vaccinarsi è quasi tutta la popolazione.

Il tema della “sesta dose” di Comirnaty (Pfizer)

Inizialmente Pfizer aveva stabilito che le dosi ottenibili da un flaconcino del vaccino di Pfizer erano 5 e, pertanto, il Ministero aveva stimato le dosi consegnate basandosi su questo numero. Successivamente però EMA in un documento ha raccomandato l’aggiornamento delle informazioni sul prodotto di Comirnaty, per specificare che ogni flaconcino contiene 6 dosi di vaccino.
Quindi 5 o 6 dosi per ogni flaconcino? Dipende da che siringhe utilizziamo.
“Per prelevare sei dosi da un singolo flaconcino – si legge - è necessario utilizzare siringhe e/o aghi a basso volume morto. Il volume morto dell’insieme siringa-ago a basso volume morto non deve superare i 35 microlitri. Se si utilizzano siringhe e aghi standard, la quantità di vaccino potrebbe non essere sufficiente per ricavare una sesta dose dal flaconcino.”
Si precisa inoltre che non si devono cumulare le dosi avanzate da più flaconcini per ricavare una dose completa, e il vaccino non utilizzato deve essere eliminato 6 ore dopo la diluizione. Se dal vaccino rimasto nel flaconcino dopo la quinta dose non è possibile prelevare una dose completa (di 0,3 mL), il flaconcino e il suo contenuto devono essere smaltiti dall’operatore sanitario. 
Al momento non è chiaro quante “seste dosi” siano state somministrate.

Il vaccino di Moderna

Nella riunione del 7 gennaio 2021 la Commissione Tecnico Scientifica di AIFA ha dato il parere positivo al vaccino di Moderna (nota), sottolineando che sulla base dei dati attualmente disponibili, il profilo di sicurezza e di efficacia del vaccino Moderna appare sostanzialmente sovrapponibile a quello di Pfizer. 
Il vaccino di Moderna contiene per ogni dose (0,5 mL): 100 microgrammi di RNA messaggero (mRNA), inseriti in nanoparticelle lipidiche contenenti il lipide SM-102. Gli eccipienti sono Colesterolo, 1,2-distearoil-sn-glicero-3-fosfocolina (DSPC), 1,2-dimiristoil-rac-glicero-3-metossipolietilenglicole-2000 (PEG2000 DMG), Trometamolo, Trometamolo cloridrato, Acido acetico, Sodio acetato triidrato, Saccarosio, Acqua per preparazioni iniettabili. 
Le differenze rispetto al vaccino di Commirnaty sono:
  • Ogni flaconcino contiene 10 dosi da 0,5 mL; 
  • Il vaccino Moderna è indicato a partire dai 18 anni di età, anziché dai 16 anni;
  • La schedula vaccinale prevede due somministrazioni a distanza di 28 giorni, invece che di almeno 21 giorni;
  • L’immunità si considera pienamente acquisita a partire da 2 settimane dopo la seconda somministrazione, anziché una;
  • Il vaccino viene conservato a temperature comprese tra i -15° e -25°, ma è stabile tra +2° e +8° per 30 giorni se in confezione integra;
  • Il flaconcino multidose contiene 6,3 ml e non richiede diluizione, è quindi già pronto all’uso.
Nello studio clinico di fase 3 del vaccino Moderna, randomizzato, controllato con placebo e condotto in cieco sono stati esclusi soggetti immunocompromessi o che avevano ricevuto immunosoppressori negli ultimi 6 mesi, nonché partecipanti in gravidanza o con una storia nota di infezione da SARS-CoV-2. 
Durante lo studio sono stati condotti studi di tossicità generale su ratti osservando edema ed eritema in sede di iniezione, ma transitori e reversibili, suggerendo che la potenziale tossicità per gli esseri umani è bassa. Non sono stati eseguiti studi di cancerogenicità, anche data l’impossibilità di monitorare i pazienti per lungo tempo (follow-up). 

Il vaccino di AstraZeneca (Vaxzevria)

Il 30 gennaio AIFA ha autorizzato il vaccino AstraZeneca nei soggetti al di sopra dei 18 anni, come da indicazione EMA.
La Commissione tecnico-scientifica (CTS) dell’AIFA conferma che l’efficacia del vaccino è stimata al 59,5% nella riduzione delle infezioni sintomatiche da COVID-19.

Inizialmente nel documento di AIFA si leggeva che l’utilizzo preferenziale del vaccino AstraZeneca solo in soggetti tra i 18 e i 55 anni, in attesa di acquisire ulteriori dati  relativi alla popolazione con oltre 55 anni. A partire da marzo 2021 AIFA ha approvato l’utilizzo del vaccino anche per persone con più di 55 anni
  • Le sperimentazioni del vaccino di Astrazeneca sono state condotte su 23.745 partecipanti con più di 18 anni, 12.021 dei quali hanno ricevuto almeno una dose di COVID-19 Vaccine Astrazeneca e 8.266 hanno ricevuto due dosi. Gli altri appartenevano al gruppo di controllo;
  • La durata mediana del follow-up è stata di 62 giorni dopo la seconda dose.
A differenza dei vaccini di Pfizer e Moderna, il vaccino di Astrazeneca non usa la tecnologia mRNA. Si tratta di un vaccino monovalente composto da un singolo vettore ricombinante di adenovirus di scimpanzé con deficit di replicazione (ChAdOx1) che codifica per la glicoproteina S di SARS-CoV-2.
Funziona così: dopo la somministrazione, la glicoproteina S di SARS-CoV-2 stimola gli anticorpi e la risposta immunitaria contro il virus nelle persone vaccinate.
Per quanto riguarda la composizione, il vaccino di Astrazeneca è distribuito in flaconcini multidose contenenti 8 dosi o 10 dosi da 0,5 mL per flaconcino.
Ogni dose da 0,5 mL contiene:
Adenovirus di scimpanzé che codifica per la glicoproteina spike del SARS-CoV-2 (ChAdOx1-S), non inferiore a 2,5 x 108 unità infettive (U.Inf). Prodotto in cellule renali embrionali umane geneticamente modificate (HEK) 293 e mediante tecnologia del DNA ricombinante. Il vaccino contiene organismi geneticamente modificati (OGM).
Attenzione: non è il primo adenovirus utilizzato in un vaccino, pensiamo ai vaccini contro: Gli adenovirus sono vettore virali è costituito da  una versione indebolita (ChAdOx1) di un comune virus del raffreddore (adenovirus). Negli scimpanzé causa infezioni, ma in questo caso è stato editato di modo che non sia in grado di replicarsi negli esseri umani. È stato modificato anche perché fornisca le istruzioni al nostro organismo per produrre la famosa proteina Spike del coronavirus, inducendo la risposta anticorpale.
Come eccipienti, ogni dose (0,5 mL) contiene circa 2 mg di etanolo, L-istidina cloridrato monoidrato Magnesio cloruro esaidrato Polisorbato 80 (E 433), Saccarosio, Sodio cloruro, Disodio edetato (diidrato), Acqua per preparazioni iniettabili. 
Si conserva in frigorifero fra i 2°C e gli 8°C.

A metà marzo 2021 in seguito ad alcuni decessi avvenuti in alcuni paesi, inclusa l’Italia, in pazienti con meno di 60 anni per cause trombotiche/ischemiche, che avevano ricevuto giorni prima il vaccino, si è scelto in via precauzionale di sospendere la somministrazione di due lotti di vaccino AstraZeneca. I giorni successivi alcuni stati fra cui l’Italia hanno deciso di sospendere ogni somministrazione del vaccino AstraZeneca per un ulteriore controllo da parte di EMA, la quale tre giorni dopo si è espressa favorevolmente al vaccino. Le vaccinazioni con AstraZeneca sono dunque riprese anche in Italia. Sia EMA che AIFA rispondono che non vi sono evidenze di correlazione, nel senso che le ischemie e gli ictus colpiscono diverse persone con meno di 60 anni, che potrebbero statisticamente essere state nel campione di chi aveva ricevuto il vaccino.

Il 30 marzo la Commissione permanente per il vaccino tedesca ha deciso di limitare la somministrazione del vaccino alle persone con più di 60 anni di età, decisione che è stata contestata da EMA, che in una nota diffusa il 31 marzo scrive “"Un nesso causale" degli eventi rari di trombosi "con il vaccino" di AstraZeneca" non è dimostrato ma è possibile e ulteriori analisi sono in corso", riporta ANSA. 
Sempre di fine marzo è la notizia che il vaccino commercializzato da AstraZeneca assumerà d’ora in avanti il nome di vaccino Vaxzevria.

Il vaccino di  di Johnson&Johnson (Janssen)

Il 12 marzo 2021 AIFA ha autorizzato il quarto vaccino, quello Janssen di Johnson&Johnson, per cui basterà una sola dose, per persone al di sopra dei 18 anni. L’efficacia del vaccino nelle forme gravi è stimata arrivare fino al 77 % dopo 14 giorni dalla somministrazione e all’85% dopo 28 giorni dalla somministrazione. I dati attualmente disponibili hanno mostrato che nei soggetti over 65 non si è notata alcuna flessione nella efficacia. Il vaccino di J&J è un “vaccino a vettore virale” funziona cioè similmente a quello di AstraZeneca, cioè utilizza un virus (Adenovirus 26, o Ad26), non è quindi un vaccino a RNA come quelli di Pfizer e Moderna.
 

Come vengono descritte le “reazioni avverse”?

Comuni, rare, molto rare: che cosa significa quantitativamente? 
  • Molto comune significa che la reazione si verifica in una o più persone su 10;
  • Comune  che si verifica in meno di una persona su 10, ma in più di una su 100. Per esempio in una persona su 20 o una su 80;
  • Non comune significa che la reazione si verifica in meno di una persona su 100 ma più di una su 1000, quindi per esempio una persona su 200 o una su 800 (il range è molto ampio come si vede);
  • Raro significa che la reazione avversa si verifica in meno di un caso su 1000 ma in più di uno su 10000, quindi per esempio in una persona su 2000 o in una su 8000;
  • Molto raro significa che l’effetto avverso si verifica in meno di una persona su 10000, che può anche voler dire in una persona su un milione. Bisogna andare a leggere i dati degli studi per sapere la percentuale precisa.
Questa classificazione vale sia per gli effetti lievi come mal di testa o rossore al braccio, che per quelli più gravi.

Effetti collaterali del vaccino Pfizer-Biontech

Immagine di un paziente che sta eseguendo la chemioterapiaCome tutti i farmaci, anche il vaccino Comirnaty ha mostrato nell’enorme campione alcuni casi di reazioni avverse.
  • Circa 1 persona su 10 mostrava qualche fastidio di lieve entità e che passava dopo poche ore o qualche giorno al massimo (dolore nella zona della puntura, dolore al braccio, mal di testa, qualche linea di febbre);
  • Meno di 1 persona su 10 ha sentito nausea per qualche giorno;
  • Meno di 1 persona su 100 ha provato prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere;
  • Meno di 1 persona su 1000 ha dichiarato debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta);
  • Con la somministrazione di massa sono emersi alcuni casi di reazione allergica, rarissimi, come per qualsiasi farmaco.
Non ci sono invece dati al momento sulla somministrazione del vaccino in gravidanza e in allattamento, e in bambini con meno di 16 anni. 
  • Riguardo ai pazienti oncologici che stanno seguendo chemioterapia, il vaccino non è sconsigliato.
    • Il 24 dicembre scorso AIOM scriveva “Date le prove che i vaccini anti COVID-19 possono fornire livelli maggiori di anticorpi neutralizzanti rispetto all’infezione da SARS-CoV2 in un numero sostanziale di pazienti, sarebbe molto importante offrire le vaccinazioni con priorità ai pazienti in trattamento con chemioterapia citotossica, in particolare nel caso di malattie ematologiche.

Effetti collaterali del vaccino Moderna

La sicurezza di COVID-19 Vaccine Moderna è stata valutata in uno studio clinico in corso di fase 3, randomizzato, controllato con placebo, con osservatore in cieco condotto negli Stati Uniti su 30.351 partecipanti di età pari o superiore a 18 anni (un quarto over 65): la metà di loro hanno ricevuto almeno una dose di COVID-19 Vaccine Moderna e l’altra metà con placebo. 
Le reazioni avverse più comunemente segnalate sono state:
  • Dolore in sede di iniezione (92%);
  • Stanchezza (70%);
  • Cefalea (64,7%);
  • Mialgia (61,5%);
  • Artralgia (46,4%);
  • Brividi (45,4%);
  • Nausea/vomito (23%);
  • Tumefazione/dolorabilità ascellare (19,8%);
  • Febbre (15,5%);
  • Tumefazione (14,7%);
  • Arrossamento (10%) in sede di iniezione.
Le reazioni avverse sono state normalmente di intensità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni.
Una frequenza leggermente inferiore di eventi di reattogenicità è stata associata all’età più avanzata

Complessivamente, l’incidenza di alcune reazioni avverse (incidenza di tumefazione/dolorabilità ascellare, stanchezza, cefalea, mialgia, artralgia, brividi, nausea/vomito e febbre) è stata più elevata nei gruppi di età più giovane. Le reazioni avverse sistemiche e locali sono state segnalate più frequentemente dopo la Dose 2 piuttosto che dopo la Dose 1. 

Anche per il vaccino Moderna sono stati individuati dei casi rari, 4 persone su 30 mila di paralisi facciale acuta (uno di loro era nel gruppo placebo quindi non era stato vaccinato). L’insorgenza nei partecipanti del gruppo vaccino è stata a 22, 28 e 32 giorni dopo la Dose 2.

Si sono verificati due eventi avversi gravi di tumefazione del viso in persone che hanno ricevuto il vaccino e avevano una storia di iniezioni di filler dermatologici. L’insorgenza della tumefazione è stata segnalata rispettivamente 1 e 2 giorni dopo la vaccinazione.

Effetti collaterali del vaccino di AstraZeneca

Da foglietto illustrativo, le reazioni avverse molto comuni (che possono cioè interessare più di 1 persona su 10) sono state:
  • Dolore nella sede di iniezione (nel 63,7%) dei casi;
  • Dolore in sede di iniezione (nel 54,2%);
  • Cefalea (nel 52,6%);
  • Stanchezza (nel 53,1%);
  • Mialgia (nel 44%  dei casi);
  • Malessere (nel 44,2%);
  • Piressia e febbre inferiore a 38 (nel 33,6%);
  • Brividi (31,9%);
  • Artralgia (26,4%);
  • Nausea (21,9%).
La maggior parte delle reazioni avverse - si legge - è stata di severità da lieve a moderata e di solito si è risolta entro alcuni giorni dalla vaccinazione. 
Gli effetti comuni (che possono cioè interessare fino a 1 persona su 10) sono state:
  • Gonfiore o arrossamento nel punto in cui viene praticata l'iniezione;
  • Febbre (>38°C);
  • Malessere (vomito);
  • Diarrea.
Infine, gli effetti non comuni (che possono interessare fino a 1 persona su 100) sono risultati essere:
  • Sonnolenza o sensazione di vertigini;
  • Diminuzione dell'appetito;
  • Ingrossamento dei linfonodi;
  • Sudorazione eccessiva;
  • Prurito;
  • Eruzione cutanea
Il 23 febbraio 2021 è stata pubblicata una circolare del Ministero della Salute che innalza da 55 a 65 anni l'età (coorte 1956) di chi potrà ricevere il vaccino anti-Covid di Astrazeneca, dopo il parere della Commissione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). La ragione, si legge, sono "nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate". Sono comunque esclusi i soggetti estremamente vulnerabili (per esempio i pazienti oncologici), a cui saranno invece somministrati i vaccini Pfizer e Moderna.
 
Il 25 marzo 2021, in seguito agli episodi di effetti avversi gravi in tutta Europa a pochi giorni di distanza dalla somministrazione del vaccino, EMA e AIFA hanno aggiornato il foglietto illustrativo, con questa dicitura:

“In seguito alla vaccinazione con COVID-19 Vaccine AstraZeneca è stata osservata molto raramente una combinazione di coaguli di sangue e livelli bassi di piastrine, in alcuni casi con la presenza di sanguinamento. In alcuni casi gravi si sono manifestati coaguli di sangue in posizioni diverse o insolite come pure coagulazione o sanguinamento eccessivi in tutto il corpo. La maggior parte di questi casi si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata principalmente in donne sotto i 55 anni di età. Tuttavia, un numero maggiore di donne sotto i 55 anni ha ricevuto il vaccino rispetto ad altre persone. Alcuni casi hanno avuto esito fatale. Rivolgersi immediatamente a un medico in caso di respiro affannoso, dolore al petto, gonfiore alle gambe o dolore addominale persistente dopo la vaccinazione. Inoltre, consultare immediatamente un medico se, dopo alcuni giorni, si verificano mal di testa gravi o persistenti o visione offuscata dopo la vaccinazione, o se dopo pochi giorni compaiono lividi sulla pelle o chiazze rotonde in un punto diverso dal sito di vaccinazione. Come con qualsiasi vaccino, il ciclo di vaccinazione a 2 dosi di COVID-19 Vaccine AstraZeneca potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono. La durata della protezione non è nota. Al momento sono disponibili dati limitati sull'efficacia di COVID-19 Vaccine AstraZeneca in soggetti di età pari o superiore a 55 anni.

Da Maggio 2021 l’utilizzo del vaccino di Astrazeneca è stato sospeso in Italia. Le persone in attesa di seconda dose, oppure ora coloro che necessitano di una terza dose, possono ricevere il vaccino di Pfizer o quello di Moderna.

Effetti collaterali del vaccino di Johnson&Johnson

Secondo quanto riporta AIFA, la sicurezza di COVID-19 Vaccine Janssen è stata valutata in uno studio di fase III che è attualmente in corso (marzo 2021). Il vaccino è stato finora testato su 21.895 adulti di età pari o superiore a 18 anni con un follow-up post-vaccinazione di 2 mesi e di oltre 2 mesi è in 11.948 adulti che hanno ricevuto COVID-19 Vaccine Janssen. Nello Studio COV3001 la reazione avversa locale più comunemente segnalata è stata:
  • Il dolore in sede di iniezione (nel 48,6% dei casi):
  • Seguono Cefalea (38,9%);
  • Stanchezza (38,2%);
  • Mialgia (33,2%);
  • Nausea (14,2%).
  • Solo il 9% dei partecipanti ha riportato febbre superiore a 38 gradi.
La maggior parte delle reazioni avverse si è verificata entro 1-2 giorni dalla vaccinazione ed è stata di severità da lieve a moderata e di breve durata (1-2 giorni). 

 
Immagine che rappresenta una persona che mette il cerotto sul braccio dopo aver ricevuto il vaccino
 

Le cure per il COVID19

Se inizialmente non c’erano farmaci specifici contro COVID-19, a partire dal tardo autunno 2021 sono stati introdotti due nuovi antivirali:
  1. Molnupiravir di Merck-MSD;
  2. Paxlovid di Pfizer.
Vanno ad aggiungersi alle terapie già utilizzate l’anno e mezzo precedente per supportare i pazienti nelle varie fasi della malattia, mentre la ricerca scientifica faceva il suo corso. Trattandosi di antivirali, il meccanismo d’azione è ridurre la replicazione del virus all’interno delle nostre cellule, anche se ognuno di questi farmaci agisce sfruttando un processo diverso. A questi si è aggiunta di recente l’estensione ai non ospedalizzati di un altro antivirale, remdesivir di Gilead, già autorizzato nell’ottobre 2020.

Con il passare dei mesi abbiamo imparato che in fase iniziale oltre al paracetamolo indicato dalle prime linee guida ministeriali, all’inizio della pandemia, si usano comunemente per esempio anche FANS come Nimesulide, Celecoxib, Ibuprofene, Acido acetilsalicilico. Le  linee guida per le cure domiciliari del 27 aprile 2021 riportano che “nei soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici, sulla base delle informazioni e dei dati attualmente disponibili, si forniscono le seguenti indicazioni di gestione clinica: vigile attesa (intesa come costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente); misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno tramite pulsossimetria; trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo o FANS in caso di febbre o dolori articolari o muscolari, a meno che non esista chiara controindicazione all’uso). Altri farmaci sintomatici potranno essere utilizzati su giudizio clinico”. Il cortisone, attualmente è consigliato dal protocollo solo per casi gravi che richiedono, gli anticorpi monoclonali, che danno ottimi risultati se assunti in una fase precocissima della malattia. In ospedale si affianca l’eparina per arginare il meccanismo coagulativo innescato dal virus. Per quanto riguarda Idrossiclorochina al momento non ci sono studi clinici ben costruiti (prospettici) che abbiano dimostrato benefici imputabili specificamente al suo utilizzo, che resta quindi non consigliato. L’Ivermectina, un antiparassitario usato sugli animali, non è un farmaco consigliato contro COVID negli esseri umani, perché non ci sono evidenze condivise dalla comunità scientifica sulla sua efficacia.

Da fine dicembre 2021 sono stati autorizzati da AIFA e immessi sul mercato tre antivirali – molnupiravir, remdesivir e paxlovid - per il trattamento nelle prime fasi dell’infezione. Sono farmaci indirizzati a pazienti non ospedalizzati per COVID-19 con malattia lieve-moderata di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che rappresentino specifici fattori di rischio per lo sviluppo di COVID-19 grave.
  • Molnupiravir (di Merck) è il primo antivirale orale (si assume in pastiglie) specifico contro il Sars-Cov-2, ed è stato distribuito da parte della Struttura Commissariale alle Regioni dal 4 gennaio 2022. Secondo il primo rapporto di AIFA del 25 gennaio 2022, in una sola settimana dal 13 al 20 gennaio, è stato utilizzato da 1.662 pazienti con Covid-19 non ricoverati;
  • Remdesivir (di Gilead) è utilizzabile dai soggetti non in ossigeno-terapia ad alto rischio di COVID-19 grave con somministrazione endovenosa.  Secondo il già citato rapporto AIFA, al 19 gennaio erano 976 i pazienti non ospedalizzati trattati con questo farmaco;
  • Paxlovid è stato autorizzato da AIFA il 28 gennaio 2022 per persone adulte COVID positive che non richiedono ossigeno supplementare e presentano un aumentato rischio di malattia grave.
Tutti i tre farmaci sono stati autorizzati dopo che studi clinici hanno mostrato una forte riduzione del rischio di aggravarsi in pazienti con manifestazione sintomatica da lieve e moderata della malattia ma che data la presenza di fattori di rischio, erano candidati allo sviluppo di una forma grave.  Nel caso di Paxlovid – riporta la nota AIFA - è stato ricoverato entro 28 giorni dall’inizio dei sintomi l’1% dei pazienti che avevano assunto il farmaco nei cinque giorni successivi all’insorgenza dei sintomi, contro il 6,7% dei pazienti trattati con placebo (un trattamento fittizio). Nessuno dei pazienti del gruppo Paxlovid è deceduto rispetto a dieci pazienti del gruppo placebo. Gli effetti indesiderati più comuni di Paxlovid segnalati durante il trattamento e fino a 34 giorni dopo l'ultima dose del medicinale sono stati disgeusia (alterazione del gusto), diarrea e vomito

Circa un mese dopo l’inizio del trattamento con  Molnupiravir – riporta un’altra nota AIFA - si è registrato il 7,3% di ricoveri fra chi aveva assunto il farmaco, contro il 14,1% fra i trattati con placebo. Nessuno dei pazienti  è deceduto rispetto agli otto pazienti del gruppo placebo. Per quanto riguarda gli effetti indesiderati i più comuni sono stati diarrea, nausea, vertigini e mal di testa. 

Chiaramente, trattandosi nel caso degli ultimi due arrivati, di farmaci nuovi, gli unici dati sulla sicurezza provengono dagli studi clinici, come avviene per tutti i nuovi farmaci. Ancora non esistono dati di farmacovigilanza su eventuali effetti avversi non ancora noti, che arriveranno come è ovvio, con il passare dei mesi. Al momento i dati degli studi clinici evidenziano effetti collaterali lievi, anche se – precisa AIFA - va valutata caso per caso la somministrazione a seconda della terapia che il paziente sta già seguendo. 

Accanto a questi, mano a mano che passano i mesi vengono approvati nuovi farmaci – sia antivirali che anticorpi monoclonali. È possibile seguire gli sviluppi tramite i due Rapporti di monitoraggio settimanali – per Antivirali e Anticorpi monoclonali – sul sito di AIFA.

La quarta dose: a chi e quando?

A partire dal 12 aprile 2022 è possibile per alcune categorie di persone accedere alla quarta dose di vaccino anti-COVID (seconda dose booster). Si somministra una dose di vaccino a mRNA Pfizer o Moderna, a distanza di almeno 120 giorni dalla prima dose booster.
La quarta dose non è obbligatoria per nessuna categoria e quindi chi la richiederà riceverà solamente un green pass aggiornato ma identico quanto a validità e “diritti” a coloro che hanno ricevuto la dose booster.

Le categorie sono le seguenti:
  • Persone immunodepresse (le somministrazioni della quarta dose per questa categoria sono iniziate il 1 marzo 2022), quindi con risposta immunitaria compromessa per trattamenti farmaceutici o per patologie: persone in attesa di trapianto o che lo hanno ricevuto, persone con immunodeficienze primitive o secondarie a trattamento farmacologico, persone con AIDS con conta dei linfociti T CD4+<200 cellule/µl o sulla base di giudizio clinico; persone che stanno seguendo Terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CART); persone con Patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di sei mesi dalla sospensione delle cure; persone con pregressa splenectomia; persone in dialisi e con insufficienza renale cronica grave;
  • Over 60;
  • Tutti i soggetti fragili di età compresa fra 60 anni e 79 anni, che hanno determinate patologie: Malattie respiratorie, Malattie cardiocircolatorie (intendendo scompenso cardiaco in classe avanzata (III – IV NYHA), pazienti post-shock cardiogeno), Malattie neurologiche, Diabete/altre endocrinopatie severe, malattie epatiche, malattie cerebrovascolari (intendendo evento ischemico-emorragico cerebrale con compromissione dell’autonomia neurologica e cognitiva, stroke nel 2020-21, stroke antecedente al 2020 con ranking maggiore o uguale a 3), Emoglobinopatie e disabilità (fisica, sensoriale, intellettiva e psichica) cioè disabili gravi ai sensi della legge 104/1992 articolo 3 comma 3;
  • Tutti gli ospiti delle RSA, indipendentemente dall’età.
È stato prorogato al 31 dicembre 2022 l’obbligo vaccinale per:
  • Gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario;
  • Tutti i lavoratori impegnati in strutture residenziali socio-sanitarie e socio-assistenziali;
  • Il personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa nelle strutture di cui all’art. 8-ter del D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (per esempio ospedali, residenze sanitarie assistite, ambulatori, studi medici e odontoiatrici, centri diagnostici), ad esclusione dei contratti esterni;
  • Gli studenti dei corsi di laurea impegnati nello svolgimento di tirocini per l’abilitazione all'esercizio delle professioni sanitarie.
Ogni regione sta gestendo autonomamente le prenotazioni, quindi si ricorda di fare riferimento alla propria Azienda Sanitaria del territorio.

Il “nuovo” vaccino contro Omicron

A fine agosto 2022 sia Pfizer che Moderna hanno annunciato la richiesta a EMA (Agenzia Europea del Farmaco) dei due “aggiornamenti” dei vaccino anti-COVID19 basati anche su Omicron 1. I vaccini che sono stati somministrati da dicembre 2020 all’estate 2022 sono invece modulati sulle prime varianti del virus. I due nuovi vaccini hanno un'immissione sul mercato attesa addirittura per settembre (i tempi dichiarati sono sempre da prendere con le pinze). 
Chiaramente anche questi nuovissimi vaccini non possono essere modulati sull’ultima “versione” di Omicron (4 e 5), ma sono basati su Omicron 1. L’interesse è comunque alto: il salto più significativo a livello di costruzione del virus è avvenuto da Delta a Omicron. 

Come si aggiorna un vaccino a RNA? È sufficiente modificare una piccola parte della struttura della proteina Spike. Come sappiamo da quasi tre anni, SARS-CoV-2 è particolarmente pericoloso proprio per la presenza sulla sua superficie della proteina Spike che si lega al recettore ACE-2 presente sulle cellule del nostro albero respiratorio. Il vaccino deve quindi inibire il legame con il recettore; non è necessario inibire quello con l’intera proteina.

Entrambi i vaccini – di Pfizer e di Moderna -  saranno bivalenti, che significa che includeranno sia il ceppo originario del virus, quello di Wuhan, che Omicron 1, cioè la prima “versione” di Omicron, quella esplosa a inizio 2022. Esistono comunque dei vaccini in fase di studio specificamente contro Omicron BA.4-5. Moderna ha dichiarato o di aver iniziato la sperimentazione umana sul nuovo vaccino Omicron 4-5 ad agosto 2022; Pfizer ha annunciato do aver dato il via a uno studio clinico (sull’uomo), che esaminerà la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino bivalente Omicron BA.4/BA.5 negli adulti con più di 12 anni, per avere i primi dati entro la fine del 2022. Il problema è che verosimilmente, dati i doverosi tempi della ricerca scientifica per garantire sicurezza ed efficacia, si sarà sempre in ritardo rispetto alla rapidità con cui emergono nuove varianti.

Al momento al di là dell’Atlantico si dibatte sulla possibilità di approvare, da parte della FDA, i futuri aggiornamenti sui vaccini facendo uso solamente di modelli animali, cioè basandosi sui dati derivanti dalla sperimentazione sui topi, senza bisogno di testare il vaccino sugli esseri umani, che richiede molto più tempo. Diversi esperti, fra cui Anthony Fauci, sostengono che di fatto è ciò che si fa per l’aggiornamento di molti altri farmaci che comunemente usiamo, ma la questione è calda. In Europa al momento EMA non pare discutere questo aspetto, continuando a richiedere i dati su sicurezza ed efficacia sulla sperimentazione umana.  Sia Moderna che Pfizer – riporta Adnkronos - hanno al momento presentato dati clinici da studi sull'uomo sui vaccini adattati a Omicron 1


Vaccini spray

A partire dalla tarda primavera 2022 si è iniziato a parlare sempre più di vaccini spray per naso o bocca, che sarebbero particolarmente efficaci contro SARS-CoV-2 perché agirebbero immediatamente a livello delle mucose nasali e orali, che sono la porta di ingresso del virus, stimolando subito la produzione di anticorpi IgA nel tratto respiratorio. Negli animali sembrano esserci buoni risultati, anche se sono necessari ulteriori ricerche sull’uomo. Per monitorare lo stato di sviluppo di questi farmaci si può consultare l’aggiornamento periodico dell’OMS: COVID-19 vaccine tracker and landscape.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa contiene il vaccino a RNA per il COVID?

Contiene un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica). L’RNA messaggero è contenuto in un “involucro” di  lipidi sintetici che contribuiscono a formare le vescicole che veicolano il vaccino. Una volta inoculato, l’RNA viene disintegrato nel nostro corpo. Il vaccino contiene inoltre altri eccipienti, che si trovano comunemente in farmacologia: 1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine, colesterolo, potassio cloruro, potassio diidrogeno fosfato, Sodio cloruro, Fosfato disodico diidrato, saccarosio (zucchero) e acqua per preparazioni iniettabili.

Che cos’è un vaccino a RNA?

Nei vaccini tradizionali (come quello che sta sviluppando Astra Zeneca) viene iniettato il virus ‘indebolito’, oppure solo una parte di esso per indurre la risposta immunitaria: il nostro sistema immunitario riconosce l’ ‘intruso’ non pericoloso e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra il virus vero e proprio. Un vaccino a RNA (come quello di Pfizer-Biontech e quello di Moderna) invece non contiene il virus (e quindi non può proprio per principio provocare la malattia). Contiene invece un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica).  Il vaccino induce l'immunità fornendo a cellule umane esclusivamente le istruzioni per produrre un frammento del virus, la proteina  Spike,  che indurrà la produzione di anticorpi specifici verso il virus SARS-CoV-2.

Ho un tumore, posso vaccinarmi?

Riguardo ai pazienti oncologici che stanno seguendo chemioterapia, il vaccino non è sconsigliato. Il 24 dicembre scorso AIOM scriveva “Date le prove che i vaccini anti COVID-19 possono fornire livelli maggiori di anticorpi neutralizzanti rispetto all’infezione da SARS-CoV2 in un numero sostanziale di pazienti, sarebbe molto importante offrire le vaccinazioni con priorità ai pazienti in trattamento con chemioterapia citotossica, in particolare nel caso di malattie ematologiche.”

È necessario fare il test sierologico prima di fare il vaccino per il COVID-19?

Non c’è evidenza di alcuna utilità nel sottoporsi a test sierologico prima del vaccino per capire quanto alti sono i nostri anticorpi. Non esiste infatti una soglia che ci metta al riparo da un esito più grave della malattia. La gravità della stessa dipende da molti fattori individuali (fattori di rischio, malattie pregresse, fattori genetici riguardante l’interferone). Pertanto la valutazione se sottoporsi o meno a vaccino deve essere fatta su altri fattori, e soprattutto la deve fare il medico.

Chi deve fare la quarta dose?

Si raccomanda la somministrazione della seconda dose di richiamo (second booster o quarta dose), dopo un intervallo minimo di almeno quattro mesi (120 gg) dalla prima dose di richiamo o dall’ultima infezione successiva al richiamo (data del test diagnostico positivo) per le seguenti categorie:

  • Persone di 60 anni e più;
  • Ospiti dei presidi residenziali per anziani;
  • Persone (a partire dai 12 anni) con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti.

Quali sono alcuni dei sintomi di reazione allergica al vaccino anti COVID-19?

La reazione allergica (anafilassi) solitamente compare entro pochi minuti o al massimo in rari casi qualche ora dall’iniezione. II sintomi sono rush cutaneo come orticaria, angioedema cutaneo, edema laringeo, dispnea, sibili durante la respirazione, un senso di costrizione a livello toracico, ipotensione (abbassamento della pressione), fino alla perdita di coscienza o all’arresto cardio-circolatorio.

Come richiedere gli anticorpi monoclonali e gli antivirali?

La valutazione la fa il medico di medicina generale (medico di base) sulla base del rischio del paziente di sviluppare forme più gravi di malattia. Si tratta infatti di farmaci che vanno assunti entro 5-7 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi, a seconda del farmaco, per evitare l’aggravarsi. Al momento le categorie eligibili per questi farmaci, cioè le persone che possono accedervi, sono abbastanza ristrette a persone con malattie croniche particolari, età più avanzata o condizioni come obesità. 

Se una donna vaccinata scopre di essere incinta, deve valutare l'interruzione della gravidanza?

Al momento non vi sono evidenze che suggeriscano di interrompere la gravidanza in presenza di positività. La trasmissione verticale, da mamma a bambino, del virus SARS-CoV-2 è possibile. Nonostante le evidenze siano ancora scarse, ad oggi viene comunque considerato un evento raro. 
Inoltre, se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c'è evidenza in favore dell'interruzione della gravidanza. Se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

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In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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