Vaccini: che cosa sono, di quali tipi e come vengono prodotti

Vaccini: che cosa sono, di quali tipi e come vengono prodotti

Indice

Domande e risposte
 

Che cosa è un vaccino

L’idea alla base dell’immunizzazione è quella di “educare” il nostro sistema immunitario a riconoscere prima un agente infettivo e quindi ad attivarsi meglio per sconfiggerlo. L’immunizzazione consente al corpo umano di difendersi meglio dalle patologie causate da certi batteri o virus. Vaccinandosi le persone non contraggono la malattia contro la quale vengono vaccinati, oppure la contraggono solo in forma molto lieve.

Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall’infezione vera e propria, ma senza causare la malattia e quindi le sue complicanze. Il tutto si basa sulla “memoria immunologica”: cioè la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente. Se la memoria non è più freschissima, cioè se è passato molto tempo, per alcuni vaccini possono essere necessari richiami.

 
Immagine infografica che rappresenta vari virus

Che tipi di vaccino esistono

Con il passare dei decenni la scienza ha messo a punto diversi tipi di vaccino, cioè che usano una “logica” diversa, a seconda della malattia per la quale sono studiati.
  • Vaccini vivi attenuati (come per morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e tubercolosi): prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni;
  • Vaccini inattivati (come per l’epatite A, la poliomielite e l’antinfluenzale split): prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche;
  • Vaccini ad antigeni purificati (come per la pertosse acellulare, l’antimeningococco e l’antinfluenzale a sub-unità): prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali;
  • Vaccini ad anatossine (come per tetano e difterite): prodotti utilizzando molecole provenienti dall’agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell’organismo;
  • Vaccini proteici ricombinanti (come per epatite B e meningococco B) cioè prodotti mediante la tecnologia del DNA ricombinante che prevede l’inserimento di materiale genetico codificante l’antigene (una proteina o parte di essa) in microrganismi che produrranno l’antigene; quest’ultimo verrà poi raccolto e purificato;
  • Vaccini a mRNA, come alcuni nuovi vaccini contro SARS-CoV-2.
 
Immagine che rappresenta la modalità di attivazione del vaccino mrna

Che cosa c’è in un vaccino?

Oltre a uno o più antigeni, un vaccino ha altre componenti, che differiscono a seconda della tipologia del vaccino stesso. Includono:
  • Stabilizzatori. Servono per mantenere stabili i componenti del vaccino;
  • Adiuvanti. Servono a migliorare la risposta immunitaria;
  • Eccipienti. Sno ingredienti inattivi, come l’acqua o il cloruro di sodio (cioè il sale), conservanti o stabilizzatori che fanno sì che il vaccino resti invariato durante la conservazione.
In alcuni tipi di vaccini potrebbero essere presenti anche tracce di altre sostanze usate nel processo di produzione, quali ovalbumina (una proteina dell’uovo) o neomicina (un antibiotico).

Tutte le componenti di un vaccino sono sottoposte a controlli regolari da parte degli enti regolatori per garantire che siano presenti a livelli che si sono dimostrati sicuri. In ogni caso la lista delle componenti di ogni prodotto è consultabile online sul sito web di AIFA, per l’Italia, dove sono indicate ai fini della previa valutazione medica, le eventuali categorie di persone per le quali quello specifico ingrediente potrebbe non essere indicato (per esempio soggetti allergici).

Come si produce un vaccino

La produzione di un nuovo vaccino segue le stesse fasi di sviluppo di un potenziale farmaco e richiede tempi anche molto lunghi, anche 10 anni!
Le primissime fasi della ricerca si svolgono in laboratorio (in vitro) e sono volte a identificare quale componente del microrganismo sarà in grado di stimolare in maniera ottimale il sistema immunitario, generalmente attraverso l’utilizzo di colture cellulari, talvolta attraverso la somministrazione del possibile vaccino in animali di laboratorio. Oggi si utilizzano modelli informatici (in silico), grazie ai quali è possibile prevedere rapidamente quali componenti del microrganismo saranno in grado di interagire efficacemente con le cellule del nostro sistema immunitario. Dopo questa fase la prima “bozza” del vaccino viene studiata per testarne sicurezza e tollerabilità nella pratica quotidiana, prima su modelli animali e poi, qualora arrivassero risultati positivi, sull’uomo, con un numero crescente di volontari man mano che i risultati si confermano essere quelli sperati, e sempre sotto la vigilanza dei comitati etici. 
Anche dopo che il vaccino è stato autorizzato e immesso in commercio, grazie alla farmacovigilanza, si continuano a studiare l’efficacia del vaccino “sul campo” e i suoi effetti collaterali che possono emergere su campioni enormi di popolazione.
 

Le vaccinazioni pediatriche in Italia

In Italia le vaccinazioni in età pediatrica sono gratuite e sono regolate da un Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 per i bambini fino a 6 anni, che prevede:
  • Nel primo e secondo anno di vita:
    • Il vaccino esavalente (DTPa/IPV/Ep B/Hib) contro la difterite, il tetano, la pertosse, la polio, l'epatite B e le infezioni da Haemophilus influenzae tipo b. Questo vaccino viene somministrato in tre dosi, al terzo, al quinto e al dodicesimo mese del bambino;
    • Il vaccino pneumococcico coniugato (PCV) contro le infezioni causate dal batterio Streptococcus pneumoniae e la somministrazione è raccomandata contemporaneamente alla vaccinazione con esavalente;
    • Il vaccino contro il meningococco B (MenB) contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis che consiste di quattro, tre o due dosi a seconda dell’età in cui viene proposta la prima dose;
    • Il vaccino contro il rotavirus che viene somministrato per via orale (bocca) ed è raccomandato dalla sesta settimana di vita.
  • Nel secondo anno di vita:
    • Inizio del ciclo di vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia e varicella, che può essere somministrata tramite vaccino trivalente MPR più vaccino contro la varicella (V), oppure con vaccino combinato quadrivalente MPRV;
    • Meningococco C (MenC) oppure in alternativa il vaccino tetravalente A,C,Y,W135 per una protezione più ampia per quei ceppi di meningococco.
  • Nel quinto e sesto anno di vita:
    • Richiamo delle vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite, e seconda dose del vaccino contro morbillo-parotite-rosolia e varicella.

I vaccini disponibili per gli adulti in Italia

Non solo anche gli adulti possono usufruire di richiami gratuiti sulle vaccinazioni fatte durante l’infanzia, ma è raccomandato tenere aggiornato il proprio status vaccinale per assicurarsi una protezione continua per le patologie ancora più comuni.
  • Vaccinazione anti difterite-tetano-pertosse: è consigliato il richiamo ogni 10 anni;
  • Morbillo, rosolia, parotite e varicella: trattandosi di malattie ancora molto comuni fra i bambini, in Italia, che possono essere più pericolose in età adulta, si consiglia di procedere al richiamo specie se in contatto con sacche di popolazione più suscettibili. La rosolia, se contratta nei primi mesi di gravidanza può danneggiare seriamente il nascituro, causando spesso l’aborto spontaneo o la sindrome della rosolia congenita con malformazioni cardiache, cecità e/o perdita dell’udito;
  • Vaccinazione anti-influenzale. La vaccinazione è fortemente raccomandata nella fascia di età 60-64 anni e può essere offerta gratuitamente. Le campagne di vaccinazione sono offerte solitamente da inizio ottobre;
  • Vaccinazione contro TBE – Encefalite da zecca, che si assume in tre dosi e che in alcune regioni dove la presenza di zecche è elevata, è gratuito.  L'encefalite da zecca (tick-borne encephalitis, TBE) è invece un malattia virale, trasmessa dal morso di zecche infette, che colpisce il sistema nervoso centrale. Il virus appartiene alla stessa famiglia di quelli responsabili della Febbre gialla e della Dengue.
A questi vaccini si aggiungono tutti quelli che rientrano nelle profilassi consigliate per chi si reca i paesi dove sono endemiche malattie per cui esiste un vaccino. L’elenco è disponibile su viaggiaresicuri.it.

 
Immagine che rappresenta una persona che fa il vaccino ad un adulto
 

I vaccini contro SARS-CoV-2

Alla fine del 2020, a meno di un anno di distanza dalla scoperta di questo nuovo Coronavirus che porta a COVID-19, sono stati approvati nel mondo i primi vaccini, con una rapidità mai vista per nessun altra malattia in precedenza e usando una tecnologia all’avanguardia – quella a mRNA – che sebbene fosse in fase di studio da decenni, non era ancora mai stata implementata così su larga scala. Sono tantissime le fake news, le bufale, i falsi miti, che circolano in queste settimane sui vaccini, in relazione alla velocità con cui sono stati prodotti e approvati. Arrivare a mettere a disposizione per la popolazione un farmaco in meno di un anno è un record, ma non significa che in questo caso siano state “saltate delle fasi”, anche perché in Europa l’approvazione dei farmaci è regolata da un ente sovranazionale – l’EMA – che esamina autonomamente tutti i dati relativi agli studi di un farmaco, in questo caso dei vaccini – e ne valuta la solidità in termini di sicurezza prima di tutto, e di efficacia. Solo una volta che EMA ha approvato un farmaco, le relative Agenzie regolatorie nazionali (come AIFA) possono approvarlo per il proprio paese. Rispetto ad altri farmaci in questo caso, data l’emergenza della pandemia, questa approvazione era priorità mondiale.
Come spiega il sito di AIFA (in nota) in relazione a Comirnaty le fasi si sono potute condurre in tempi molto più ristretti del solito per tre motivi:
  1. Perché sono state coinvolte molte più persone nella sperimentazione (dieci volte tanto rispetto agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini!) e sappiamo che in medicina più il campione è ampio più i risultati sono solidi. La sicurezza di questo vaccino è stata valutata nel corso di ricerche svolte in sei paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone. La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo. L’efficacia del vaccino invece è stata calcolata su oltre 36.000 persone a partire dai 16 anni di età, vedendo che il numero di casi sintomatici di COVID-19 si riduceva fra i vaccinati del 95% (solo 8 casi su 18.198 avevano sintomi di COVID-19), rispetto al placebo (162 casi su 18.325 avevano sintomi di COVID-19). È evidente che la differenza fra questi numeri – 8 e 162 su 18 mila persone – diventa più rilevante per la sconfitta del virus se a vaccinarsi è quasi tutta la popolazione;
  2. Perché erano molti anni che questa azienda stava conducendo ricerche sui vaccini a RNA;
  3. Infine, perché la valutazione dei risultati da parte delle agenzie regolatorie è avvenuta man mano che questi venivano prodotti e non, come avviene solitamente una volta che tutti gli studi sul farmaco in questione sono completati.

A che punto siamo per un vaccino contro l’HIV?

Quarant’anni fa, contrarre l’HIV significava una condanna. Oggi grazie alle scoperte farmacologiche non è più così: si può convivere con il virus. Fino a ora – tuttavia – non è ancora stato possibile come per altre patologie, prevenire il contagio co la vaccinazione. Proprio in questi ultimi mesi, grazie anche all’accelerazione dovuta alle tecnologie a mRNA dei vaccini anti COVID, ci sono delle nuove premesse per un possibile vaccino contro l’HIV, basato appunto sulla tecnologia mRNA. Attualmente, a inizio 2022, ci sono due trial dell’azienda Moderna in fase di studio che stanno coinvolgendo piccoli campioni di persone e che sono finanziati dalla fondazione Bill & Melinda Gates, con l’International Aids Vaccine Initiative.


Consulta le strutture santiarie che effettuano una visita infettivologica:
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Che cosa c’è dentro un vaccino?

Oltre a uno o più antigeni, un vaccino ha altre componenti, che differiscono a seconda della tipologia del vaccino stesso. Includono:

  • Stabilizzatori. Servono per mantenere stabili i componenti del vaccino;
  • Adiuvanti. Servono a migliorare la risposta immunitaria;
  • Eccipienti. Sono ingredienti inattivi, come l’acqua o il cloruro di sodio (cioè il sale), conservanti o stabilizzatori che fanno sì che il vaccino resti invariato durante la conservazione.
In alcuni tipi di vaccini potrebbero essere presenti anche tracce di altre sostanze usate nel processo di produzione, quali ovalbumina (una proteina dell’uovo) o neomicina (un antibiotico).

Quali sono i vaccini obbligatori in Italia?

In Italia le vaccinazioni in età pediatrica sono gratuite e sono regolate da un Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 per i bambini fino a 6 anni, che prevede:

  • Il vaccino esavalente (DTPa/IPV/Ep B/Hib) contro la difterite, il tetano, la pertosse, la polio, l'epatite B e le infezioni da Haemophilus influenzae tipo b. Questo vaccino viene somministrato in tre dosi, al terzo, al quinto e al dodicesimo mese del bambino;
  • Il vaccino pneumococcico coniugato (PCV) contro le infezioni causate dal batterio Streptococcus pneumoniae e la somministrazione è raccomandata contemporaneamente alla vaccinazione con esavalente;
  • Il vaccino contro il meningococco B (MenB) contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis che consiste di quattro, tre o due dosi a seconda dell’età in cui viene proposta la prima dose;
  • Il vaccino contro il rotavirus  che viene somministrato per via orale (bocca) ed è raccomandato  dalla sesta settimana di vita;
  • Inizio del ciclo di vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia e varicella, che può essere somministrata tramite vaccino trivalente MPR più vaccino contro la varicella (V), oppure con vaccino combinato quadrivalente MPRV;
  • Meningococco C (MenC) oppure in alternativa il vaccino tetravalente A,C,Y,W135 per una protezione più ampia per quei ceppi di meningococco;
  • Richiamo delle vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite, e seconda dose del vaccino contro morbillo-parotite-rosolia e varicella.

Quali sono gli effetti collaterali dei vaccini contro COVID19?

Come ogni farmaco, anche un vaccino ha dei possibili effetti collaterali, ma fortunatamente quelli gravi sono molto rari. Vediamo quanto rari:

  • Effetto collaterale molto comune  significa che la reazione si verifica in una o più persone su 10;
  • Effetto collaterale comune significa che si verifica in meno di una persona su 10, ma in più di una su 100. Per esempio in una persona su 20 o una su 80;
  • Non comune significa che la reazione si verifica in meno di una persona su 100 ma più di una su 1000, quindi per esempio una persona su 200 o una su 800 (il range è molto ampio come si vede);
  • Effetto collaterale raro significa che la reazione avversa si verifica in meno di un caso su 1000 ma in più di uno su 10000, quindi per esempio in una persona su 2000 o in una su 8000;
  • Effetto collaterale molto raro significa che l’effetto avverso si verifica in meno di una persona su 10000, che può anche voler dire in una persona su un milione. Bisogna andare a leggere i dati degli studi per sapere la percentuale precisa.
Questa classificazione vale sia per gli effetti lievi come mal di testa o rossore al braccio, che per quelli più gravi.

Che tipi di vaccini esistono?

  • Vaccini vivi attenuati (come per morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e tubercolosi): prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni;
  • Vaccini inattivati (come per l’epatite A, la poliomielite e l’antinfluenzale split): prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche;
  • Vaccini ad antigeni purificati (come per la pertosse acellulare, l’antimeningococco e l’antinfluenzale a sub-unità): prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali;
  • Vaccini ad anatossine (come per tetano e difterite): prodotti utilizzando molecole provenienti dall’agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell’organismo;
  • Vaccini proteici ricombinanti (come per epatite B e meningococco B) cioè prodotti mediante la tecnologia del DNA ricombinante che prevede l’inserimento di materiale genetico codificante l’antigene (una proteina o parte di essa) in microrganismi che produrranno l’antigene; quest’ultimo verrà poi raccolto e purificato;
  • Vaccini a mRNA, come alcuni nuovi vaccini contro SARS-CoV-2.

Che cos’è un vaccino a RNA?

Nei vaccini tradizionali (come quello che sta sviluppando Astra Zeneca) viene iniettato il virus ‘indebolito’, oppure solo una parte di esso per indurre la risposta immunitaria: il nostro sistema immunitario riconosce l’ ‘intruso’ non pericoloso e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra il virus vero e proprio. Un vaccino a RNA (come quello di Pfizer-Biontech e quello di Moderna) invece non contiene il virus (e quindi non può proprio per principio provocare la malattia). Contiene invece un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica).  Il vaccino induce l'immunità fornendo a cellule umane esclusivamente le istruzioni per produrre un frammento del virus, la proteina  Spike,  che indurrà la produzione di anticorpi specifici verso il virus SARS-CoV-2.

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In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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