Screening alla nascita per sordità: quando farlo?

Screening alla nascita per sordità: quando farlo?

Indice


Domande e risposte


Si parla comunemente di “Sordità” ma sarebbe più appropriato parlare di ipoacusia, la riduzione dell’udito, che può essere di vari gradi, fino alla sordità vera e propria cioè la mancanza totale di udito. I disturbi del sentire i suoni possono colpire a qualsiasi età e avere diverse cause. Il deficit uditivo permanente infantile (DUPI) è invece una disfunzione congenita che riguarda circa 1-2 persone su 1000 nuovi nati, e in 1 caso su 4 è tanto grave da inficiare il normale sviluppo del linguaggio, se non viene diagnosticato e trattato per tempo.
Fortunatamente da qualche anno è possibile effettuare uno screening alla nascita, uno ‘screening audiologico’, per identificare i soggetti appena nati con ipoacusia e capire il livello del problema. Il disturbo è congenito e precoce, e il test va effettuato prima nei primissimi mesi dalla nascita.
È importante intervenire per tempo, prima che il bambino inizi il proprio sviluppo linguistico, che avviene intorno ai 2 anni.


Consulta le strutture sanitarie che effettuano lo Screening uditivo del neonato:
Dove effettare lo Screening uditivo del neonato?
 
Immagine che rappresenta un bambino che viene sottoposto ad una visita per l'udito
 

Perché si nasce sordi?

L'ipoacusia neurosensoriale è una perdita uditiva dovuta a un danno dell'orecchio, in particolare a  livello della coclea (si parla di ipoacusia cocleare) oppure a livello del nervo acustico (si parla in questo caso di ipoacusia neurosensoriale retrococleare). Questa compromissione blocca la trasmissione corretta delle informazioni sonore dall’orecchio interno al cervello, perché non permette di raccogliere e trasformare i segnali sonori in impulsi nervosi. Quando la sordità è congenita, nella metà dei casi è causata da mutazioni genetiche, mentre la restante metà è dovuta a infezioni trasmesse al bambino in utero, in particolare Cytomegalovirus, Rosolia o Toxoplasma, oppure è dovuta a traumi alla nascita, come parti pretermine o particolarmente difficili dove si è verificata mancanza di ossigeno
Vi sono poi casi di sordità improvvisa, che si verifica cioè nell’arco di 24-72 ore e dovuta principalmente a patologie trombo-emboliche, infettive o a traumi. Nella metà dei casi la cosa si risolve nel giro di 24 ore, nei casi più difficili comunque entro le due settimane di terapia.

Livelli di sordità

L'ipoacusia neurosensoriale può essere monolaterale se interessa solo un orecchio, oppure bilaterale.
L’udito considerato normale ha una soglia uditiva inferiore ai 20 decibel, cioè è in grado di percepire anche i suoni di meno di 20 dB.
Si parla quindi di:
  • Lieve perdita dell’udito se i suoni captati sono tra i 21 e i 40 dB;
  • Media perdita se tra i 41 e i 70 dB;
  • Severa/grave perdita se si captano suoni tra i 71 e i 90 dB;
  • Profonda perdita se i suoni sono superiori ai 91 dB.

Come funziona lo screening audiologico?

Si parla di screening audiologico quando si sottopone il neonato a una visita audiologica nel primo mese di vita. Chiaramente è difficile eseguire una visita precisa in un neonato, ma è possibile comunque sottoporlo a un test veloce, molto sensibile e assolutamente non invasivo e indolore, che si esegue durante il sonno: il test delle otoemissioni acustiche. Si invia all'orecchio del bambino una serie di stimoli sonori e si registra la risposta. Le otoemissioni acustiche sono dei suoni prodotti dal nostro orecchio interno in risposta a uno stimolo sonoro: le nostre cellule ciliate fungono da recettori sensoriali e rispondono al suono che ci arriva vibrando. La vibrazione induce un suono (OAE) che produce una eco nell’orecchio medio
Chi non ha problemi di udito, produrrà OAE di bassa intensità, mentre chi evidenzia una perdita dell’udito superiore a 25-30 decibel non produrrà questi suoni. In altre parole se il microfono del test rileva il movimento delle cellule ciliate il test è superato (PASS), mentre se il microfono non rileva alcun movimento (REFER) il pediatra suggerisce  di recarsi presso i centri specializzati per eseguire una valutazione più accurata e una eventuale diagnosi. 

Attenzione: talvolta un primo risultato REFER può essere dovuto ad altri fattori come la presenza nell’orecchio esterno di cerume o di vernice caseosa. È bene ripetere il test una seconda volta prima di passare a uno screening di secondo livello.
Intorno ai 3 anni si consiglia inoltre un ulteriore screening.

 
Immagine che rappresenta una bambina ad una visita per uno screening audiologico

Un bambino nato sordo può sentire?

Come se la caverà mio figlio a scuola da solo? Riuscirà a farsi degli amici? Sono molte le paure delle famiglie ed è bene fare chiarezza su due aspetti:
  1. Primo, oggi esistono dei sistemi sofisticati per permettere ai bambini anche con meno di 3 mesi o con sordità grave, di sentire. Cosa pressoché impensabile fino a diversi anni fa;
  2. Secondo, oggi un deficit uditivo non significa che il vostro bambino non imparerà a parlare come gli altri. Tranne in rarissimi casi, l’ apparato fonoarticolatorio dei bambini che nascono con problemi di udito, è sano e integro. Pertanto, intervenire in età precoce, tra 0 e 3 anni, permette uno sviluppo normale del cervello e quindi del linguaggio.
È nei primi due anni che il cervello cresce maggiormente, triplicando il proprio peso e riempiendosi delle prime parole, mentre nei dieci anni successivi, dai 2 ai 12 anni, quando il linguaggio è ormai ben strutturato, cresce una volta e mezzo.

Come si cura la sordità infantile

Immagine che rappresenta un bambino con apparecchio acustico all'orecchioLa prima cosa da fare in caso di ipoacusia è proporre al bambino un apparecchio acustico. Gli studi infatti evidenziano infatti che per la miglior riuscita dell’alfabetizzazione in un bambino, è bene iniziare già a pochi mesi dalla nascita. L’ideale sarebbe far tenere il dispositivo almeno per 10 ore al giorno e far vivere il bambino in un ambiente molto “musicale”, ricco di stimoli sonori
In caso di sordità moderata si propone un apparecchio acustico (apparecchio retroauricolare), mentre se la sordità è grave si preferisce un impianto cocleare, che spesso viene chiamato 'orecchio bionico', che viene posizionato nell'orecchio interno con un intervento chirurgico, per stimolare le fibre del nervo uditivo. Il primo, l’apparecchio acustico, va iniziato verso i 3- 6 mesi, mentre l’impianto cocleare avviene dai 12-18 mesi di età e deve essere sempre associato alla terapia logopedica.
Ma è altrettanto importante che i genitori, i nonni, i fratellini e le sorelline parlino al bambino sin da subito, e un buon allenamento è leggere ad alta voce. È importante stimolare il bambino, di modo che dopo il primo anno inizi a produrre le prime parole.
I 3 consigli degli esperti per parlare al bambino ipoudente sono:
  1. Mantenere sempre visibile il proprio volto;
  2. Parlare chiaramente senza urlare;
  3. Evitare i rumori di sottofondo che potrebbero confondere.


Obiettivo bilinguismo

Se un tempo l’unica possibilità per un bambino ipoudente era imparare la lingua dei segni (LIS), oggi, con l’avanzare delle nuove tecnologie l’obiettivo non è abbandonare quest’ultima, ma integrarla con la lingua parlata, di modo che i bambini non udenti sviluppino da subito un bilinguismo.

“Ritenere che l’impianto cocleare trasformi la persona sorda in una persona udente è una semplificazione che non aiuta a cogliere la complessità dell’esperienza acustica delle persone con impianto e che può mascherare gli ostacoli che spesso condizionano il pieno sviluppo del linguaggio” si legge in un testo pubblicato ad aprile 2020 (scaricabile online gratuitamente) frutto della collaborazione fra ISTC-CNR e Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi - Onlus (ENS).  
Il titolo è Lingua dei Segni e Impianto Cocleare cooperano per un’educazione Bilingue dei Bambini Sordi, e vengono presentati e discussi risultati di ricerche scientifiche, nazionali ed internazionali che, da diversi punti di vista, hanno studiato le potenzialità e i limiti dell’utilizzo dell’impianto cocleare con bambini sordi, con particolare riferimento al ruolo di quei fattori che possono promuovere o ostacolare lo sviluppo di un’adeguata competenza linguistica del bambino. Tra questi fattori viene dato ampio spazio all’utilizzo della lingua dei segni in un’ottica di bilinguismo bimodale. Sei i bambini vengono esposti precocemente ad una lingua dei segni la acquisiscono seguendo tappe simili a quelle che i bambini udenti seguono per imparare la lingua parlata. I primi segni sono generalmente prodotti intorno a 12 mesi e il traguardo dei primi 50 segni viene raggiunto intorno ai 20 mesi.  

L’invalidità per sordità

Le persone con sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva, prima dei 12 anni, che hanno avuto conseguenze nell’apprendimento del linguaggio hanno diritto a un’indennità di comunicazione. I requisiti sono:
  • Un' ipoacusia di almeno 60 decibel fino ai 12 anni;
  • Oppure, un’acusia di almeno 75 decibel dopo i 12 anni.
Se invece la perdita di udito è inferiore o non sia possibile presentare la documentazione che attesti l’età dell’ l’insorgenza, è possibile seguire il normale percorso di richiesta dell'invalidità civile.
  • Per i maggiorenni con meno di 65 anni  e con comprovate difficoltà economiche è possibile richiedere la pensione sordi non riversibile. È richiesta un' ipoacusia di almeno 75 decibel;
  • Oltre i 65 anni la persona può richiedere la pensione sociale;
  • Infine, i lavoratori maggiorenni con meno di 65 anni con una riduzione parziale della capacità lavorativa fra il 74% e il 99% e con un reddito inferiore alle soglie previste annualmente dalla legge possono beneficiare anche dell'assegno mensile.
 

Consulta le strutture sanitarie che effettuano una visita audiologica:
Dove effettuare una visita audiologica?


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come si fa a capire se un neonato è sordo?

Si parla di screening quando si sottopone il neonato a una visita audiologica nel primo mese di vita. Chiaramente è difficile eseguire una visita precisa in un neonato, ma è possibile comunque sottoporli a un test veloce, molto sensibile e assolutamente non invasivo e indolore, che si esegue durante il sonno: il test delle otoemissioni acustiche. Si invia all'orecchio del bambino una serie di stimoli sonori e si registra la risposta. Le otoemissioni Acustiche sono dei suoni prodotti dal nostro orecchio interno in risposta a uno stimolo sonoro: le nostre cellule ciliate fungono da recettori sensoriali e rispondono al suono che ci arriva vibrando. La vibrazione così prodotta induce un suono (OAE) che produce una eco nell’orecchio medio. Se il microfono del test rileva questo movimento delle cellule ciliate  il test è superato (PASS), mentre se il microfono non rileva alcun movimento (REFER) il pediatra suggerisce  presso i centri specializzati per eseguire una valutazione più accurata e una eventuale diagnosi. 

Cosa si intende per sordità?

L'ipoacusia neurosensoriale è una perdita uditiva dovuta a un danno dell'orecchio, in particolare a  livello della coclea (si parla di ipoacusia cocleare) oppure a livello del nervo acustico (si parla in questo caso di ipoacusia neurosensoriale retrococleare). Questa compromissione non permette una trasmissione corretta delle informazioni sonore dall’orecchio interno al cervello, perché non permette di raccogliere e trasformare i segnali sonori in impulsi nervosi.  L’UDITO considerato NORMALE ha una soglia uditiva inferiore ai 20 decibel, cioè è in grado di percepire anche i suoni di meno di 20 dB.
Si parla di:

  • LIEVE perdita dell’udito se i suoni captati sono tra i 21 e i 40 dB;
  • MEDIA perdita se tra i 41 e i 70 dB;
  • SEVERA/GRAVE  perdita se si captano suoni tra i 71 e i 90 dB; 
  • PROFONDA perdita se i suoni sono superiori ai 91 dB.

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In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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