Trifoglio Rosso (Trifolium pratense L.): proprietà e benefici

Trifoglio Rosso (Trifolium pratense L.): proprietà e benefici

Indice


Domande e risposte

Descrizione della pianta: habitat e cenni di botanica 

Il trifoglio rosso (Trifolium pratense L.) è una pianta erbacea biennale o perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae; originaria dell’Europa, è ampiamente diffusa in America settentrionale, Asia centrale e nord Africa. È conosciuto anche col nome di trifoglio selvatico, red clover, trèfle rouge, rother klee, san xiao cao.

La pianta, alta circa 30-40 cm, presenta steli eretti di colore verde chiaro, brevemente striscianti, sottili e pelosi. Le foglie sono trifogliate (raramente presentano 4 lobi, il classico quadrifoglio portafortuna) con foglioline ovali; le infiorescenze, larghe 2-3 cm, sono composte da numerosi piccoli fiori tubolari di colore rosso porpora. Il frutto è un piccolo legume, che contiene piccoli semi di colore giallo con sfumature violacee.

Il nome del genere Trifolium deriva dal greco triphullon, proprio in riferimento all’aspetto delle foglie. L’odore è leggermente aromatico, il sapore inizialmente dolciastro e poi leggermente amaro. Il trifoglio è largamente coltivato per il suo utilizzo come erba da foraggio.
 
Immagine che rappresenta un trifoglio rosso
 

Costituenti della droga

La droga è costituita dalle infiorescenze. I principali costituenti di interesse del trifoglio rosso, per i quali è stata ampiamente dimostrata l'attività farmacologica, sono gli isoflavonoidi (biocanina A, daidzeina, formononetina, genisteina). Queste sostanze sono definite “fitoestrogeni” per la somiglianza della loro struttura chimica con quella dell’estradiolo, un estrogeno endogeno; sono contenuti nelle piante soprattutto come glucosidi che, dopo essere stati assunti per via orale, sono convertiti in agliconi attivi a opera degli enzimi presenti nell’intestino. Il fitocomplesso contiene altri flavonoidi, come la quercetina, insieme ad ammidi polifenoliche, acidi fenolici e loro derivati. Altri costituenti potenzialmente bioattivi del trifoglio rosso includono quelli contenuti nell'olio volatile, come alcoli, chetoni e terpeni. L'attività antiossidante è generalmente correlata al contenuto totale di composti fenolici e flavonoidi.

 
Immagine che rappresenta una donna che beve un infuso
 

Impieghi fitoterapici

Tradizionalmente, i fiori e l'intera pianta erano considerati un “purificatore del sangue”, ed erano utilizzati in caso di disturbi cutanei quali:
  • Eczema;
  • Psoriasi;
  • Come espettorante e per i disturbi digestivi.
Nella medicina tradizionale di Cina e Russia, come anche in quella dei nativi americani, il trifoglio rosso era utilizzato per trattare problemi respiratori quali: Nelle isole britanniche l’infuso era utilizzato per curare tosse e raffreddore, mentre come preparazione topica era usato su punture di api, eruzione cutanee e in caso di mal di denti.

L’attenzione della ricerca sul trifoglio rosso si è concentrata sull’alto contenuto di isoflavoni e sulla loro attività estrogenica, dovuta appunto alla loro somiglianza strutturale con gli estrogeni endogeni, che ha determinato l’utilizzo dei suoi estratti per alleviare i sintomi della menopausa. L’azione dei fitoestrogeni è legata alla loro affinità per i recettori degli ormoni estrogeni, soprattutto con quelli di tipo b, che svolgono funzioni riparative e antiproliferative e sono distribuiti in tutto l’organismo. 

Immagine che rappresenta una donna in menopausaA causa di questa affinità, è sempre importante valutare i livelli di estrogeni circolanti prima del consumo di fitoestrogeni, per evitare la possibilità di avere interazioni con gli ormoni endogeni ed effetti indesiderati come le vampate di calore o le sudorazioni notturne. La minore affinità dei fitoestrogeni con i loro recettori cellulari implica un rischio minore di comparsa di altri effetti indesiderati, come per esempio l’aumento di proliferazione cellulare, a sua volta correlato a un maggior rischio tumorale.

L’efficacia dei fitoestrogeni ottenuti da piante diverse (trifoglio rosso, soia e altre) nella riduzione dei sintomi della menopausa è stata valutata in una revisione sistematica della letteratura con metanalisi, i cui risultati hanno evidenziato che, indipendentemente dalla fonte, i fitoestrogeni erano in grado di ridurre il numero di vampate di calore giornaliere, la secchezza vaginale, ma non le sudorazioni notturne.

Un’altra revisione sistematica con metanalisi ha valutato esclusivamente l’efficacia di un estratto standardizzato di trifoglio rosso, individuando 5 studi a cui hanno partecipato 467 donne in menopausa. La metanalisi ha evidenziato che l’assunzione dell’estratto, alla dose giornaliera di 80 mg per 3 mesi, ha ridotto in modo significativo la frequenza delle vampate di calore rispetto al placebo.
Una successiva, recentissima, revisione sistematica con metanalisi ha valutato l'impatto dell’utilizzo degli isoflavoni estratti dal trifoglio rosso sull'incidenza delle vampate di calore nelle donne in perimenopausa e postmenopausa. Sono stati identificati 12 studi clinici randomizzati e controllati con placebo, ai quali hanno partecipato complessivamente 1179 donne. Le dosi giornaliere di isoflavoni del trifoglio rosso utilizzate negli studi variavano da 37,1 mg a 160 mg. Pur considerando una serie di limitazioni (numero di studi limitato, ridotto numero di partecipanti ad alcuni studi, differenze interindividuali, nel metabolismo e nella biodisponibilità degli isoflavoni), la metanalisi ha mostrato una relazione statisticamente significativa tra le donne che assumevano l’estratto standardizzato di trifoglio rosso e la riduzione della frequenza giornaliera delle vampate di calore rispetto a quelle che assumevano il placebo.

Oltre ai cambiamenti nei livelli di ormoni circolanti, anche il metabolismo lipidico è suscettibile di variazioni nella menopausa e il trifoglio rosso è stato indagato per le sue potenzialità di miglioramento del profilo ematico dei lipidi in questa fase della vita femminile.
I risultati di una recente revisione sistematica della letteratura con metanalisi hanno mostrato che gli isoflavoni di trifoglio rosso (negli studi clinici esaminati sono stati utilizzati dosaggi giornalieri compresi tra 33,8 e 160 mg) sono efficaci nel ridurre le concentrazioni di colesterolo totale; tuttavia, i cambiamenti nei livelli delle lipoproteine HDL e LDL (rispettivamente il colesterolo “buono” e “cattivo”) e dei trigliceridi non sono stati così pronunciati. Questi risultati suggeriscono che il consumo di trifoglio rosso possa essere potenzialmente utile per correggere i livelli anormali di colesterolo totale.

Un ulteriore problema che si riscontra nella menopausa è la riduzione della densità minerale ossea, che determina l’insorgenza dell’osteoporosi. Da una recentissima revisione sistematica con metanalisi è emerso che gli isoflavoni da diverse fonti, tra cui il trifoglio rosso, possono esercitare degli effetti benefici sulla densità minerale ossea delle donne in menopausa, prevenendo e riducendo la sua diminuzione, e possono essere considerati come un'opzione complementare o alternativa nella prevenzione e nel trattamento dell'osteoporosi correlata alla menopausa.

Preparazioni e dosi

Negli studi clinici sono stati utilizzati isoflavoni estratti dal trifoglio rosso a dosi giornaliere comprese tra 33 e 160 mg; la dose giornaliera consigliata nella monografia “Flos Trifolii” dell’OMS è di 240-480 mg della droga grezza, corrispondenti a 40-80 mg di isoflavoni.
Il Ministero della salute indica che l’apporto giornaliero di isoflavoni non deve superare la dose massima di 80 mg al giorno.

Effetti collaterali

Dai dati di letteratura i fitoestrogeni presentano un buon profilo di sicurezza e non sono stati riscontrati particolari effetti indesiderati nel loro uso clinico.
Sebbene la possibile interazione tra i fitoestrogeni e i farmaci che bloccano l’attività degli ormoni estrogeni (tamoxifene e derivati, inibitori dell’aromatasi) sembra essere stata esclusa, come riscontrato in diversi studi clinici, occorre cautela nel loro utilizzo da parte delle donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni.
Il trifoglio rosso è controindicato in caso di ipersensibilità o allergia alla droga grezza. Per i suoi potenziali effetti ormonali è controindicato in gravidanza, allattamento, nei bambini sotto i 12 anni e in caso di malattie associate a squilibri ormonali.

Conclusioni

Le potenzialità del trifoglio rosso e dei suoi estratti standardizzati in isoflavoni nel ridurre la sintomatologia dei disturbi legati alla menopausa, in particolare le vampate di calore, sono state dimostrate in diversi studi clinici. Anche altri problemi della menopausa, come quelli legati al cambiamento del metabolismo lipidico o l’osteoporosi, possono trarre beneficio dal consumo di prodotti a base di trifoglio rosso e isoflavoni.

Tuttavia, si ritengono necessari ulteriori studi ben progettati e con un numero di partecipanti maggiore per confermare i risultati attuali e per fornire informazioni più complete sulla dose ottimale e la durata dell'assunzione di fitoestrogeni per raggiungere, in sicurezza, la loro massima efficacia.

 
Immagine che rappresenta un campo di trifoglio rosso



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi.
Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A.
Editore: Piccin
Anno: 2020

Monografia OMS: “Flos Trifolii” - WHO monographs on selected medicinal plants. Vol. 4. (2009)

Monografia: American Herbal Pharmacopeia® “Red clover - Trifolium pratense L.” (2017)

Articolo scientifico: Effects of isoflavone interventions on bone mineral density in postmenopausal women: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials.
Autori: Sansai K, Na Takuathung M, Khatsri R, Teekachunhatean S, Hanprasertpong N, Koonrungsesomboon N.
Rivista: Osteoporos Int.
Anno: 2020
Link: https://doi.org/10.1007/s00198-020-05476-z

Articolo scientifico: Evaluation of Clinical Meaningfulness of Red Clover (Trifolium pratense L.) Extract to Relieve Hot Flushes and Menopausal Symptoms in Peri- and Post-Menopausal Women: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials.
Autore: Kanadys W, Barańska A, Błaszczuk A, Polz-Dacewicz M, Drop B, Kanecki K, Malm M.
Rivista: Nutrients
Anno: 2021.
Link: https://doi.org/10.3390/nu13041258

Domande e risposte

L’uso di trifoglio rosso è utile per ridurre i sintomi della menopausa?

Numerosi studi clinici controllati hanno dimostrato che il consumo di prodotti a base di estratti di trifoglio rosso titolati in isoflavoni contribuisce a diminuire i sintomi della menopausa, in particolare delle vampate di calore. È stato riscontrato anche un’azione sul metabolismo lipidico, con la riduzione dei livelli di colesterolo totale.

L’uso di trifoglio rosso può contrastare l’osteoporosi?

In alcuni studi clinici è stata evidenziata un’attività positiva del trifoglio rosso rispetto alla perdita di densità ossea, che determina l’insorgenza dell’osteoporosi. Tuttavia, sarebbero necessari ulteriori studi per determinare con maggior precisione le dosi più efficaci e il periodo di utilizzo.

L’uso dei fitoestrogeni è considerato sicuro?

L’utilizzo di integratori contenenti fitoestrogeni non ha evidenziato particolari effetti indesiderati negli studi clinici su donne in menopausa. Va considerato con attenzione il loro utilizzo in caso di assunzione di farmaci attivi sugli estrogeni endogeni, per questo è sempre consigliato il consulto del medico per l’eventuale associazione alla terapia farmacologica. L’uso di fitoestrogeni è sempre sconsigliato in gravidanza, allattamento e nei bambini sotto i 12 anni.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Marco Angarano

Marco Angarano

Marco Angarano ha conseguito la specializzazione tecnica post-diploma di Fitopreparatore ed è laureato in Scienze e Tecnologie Erboristiche presso l’Università degli Studi di Milano. Giornalista pubblicista, autore di articoli divulgativi e scientifici sulle piante medicinali e le loro proprietà, ha collaborato con la rivista di informazione sulle piante officinali Erboristeria domani; attualmente è collaboratore scientifico di Natural 1, rivista mensile di informazione tecnico-scientifica su temi legati a fitoterapia, fitocosmesi e nutrizione. Collabora con il Laboratorio di Farmacognosia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari - Università degli Studi di Milano nell’ambito dello studio e della divulgazione scientifica dei prodotti di origine vegetale attivi come antinfiammatori.

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