Silybum marianum L. o cardo mariano: proprietà e controindicazioni

Silybum marianum L. o cardo mariano: proprietà e controindicazioni

Indice


Domande e risposte
 

Descrizione della pianta di Silybum marianum L.: habitat e cenni di botanica

Il cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn.), anche conosciuto con il nome inglese “milk thistle”, è una pianta erbacea annuale o biennale in grado di crescere fino ad 1,5 metri di altezza.
Questa specie, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, è originaria del continente eurasiatico, ma è presente anche in limitate zone del continente americano, australiano e africano. In Italia è distribuita in altitudini comprese tra i 100 e i 1100 metri, da zone costiere fino al piano submontano.

Il nome “marianum”, letteralmente di Maria, trae origini dalla leggenda secondo la quale le macchie bianche presenti alle nervature delle sue foglie derivino dalle gocce di latte della Vergine, perse con l’allattamento durante la fuga dalla persecuzione di Erode.

Da un punto di vista botanico questa pianta presenta un caule caratteristico (fusto di piante erbacee), ricco di lunghi peli, che mimano l’effetto di una ragnatela. La parte più distintiva rimane l’infiorescenza, formata da piccoli fiori tubolari di colore rosso-porpora, circondati da un involucro spinoso

La droga è costituita dal frutto, un achenio pendulo e oblungo, da raccogliere in estate dopo piena maturazione e privato del pappo, l’appendice piumosa con funzione di dispersione del seme. Il frutto risulta inodore e dal sapore amaro.

 
Immagine che rappresenta fiori di Silybum Marianum o cardo Mariano
 

Costituenti della droga Silybum marianum L. 

Il principale costituente della droga è una miscela di flavonolignani (65-80%), nota come silimarina, i cui componenti sono:
  • Silibinina (o silibina) A e B (50-60%);
  • Isosilibinina, (o isosilibina) A e B (5%);
  • Silicristina A e B (20%);
  • Silidianina (10%).
La struttura flavolignanica sembra essere la principale responsabile dell’attività biologica. Secondo la Farmacopea europea (Ed. 10.5), il frutto deve possedere un contenuto minimo di silimarina del 1,5% in peso (espresso come silibinina).
La droga contiene, inoltre, un’alta percentuale di acidi grassi (20-35%), che in alcuni preparati vengono rimossi attraverso una fase di estrazione dedicata (in esano), per evitare il loro accumulo nel prodotto finale. Infine, sono presenti acidi resinici amari, una sostanza amara (tiramina), tannini e flavonoidi.

 

Impieghi fitoterapici del cardo mariano

Immagine che rappresenta pillole dai fiori di Silybum Marianum o cardo MarianoI principali impieghi tradizionali del cardo mariano riguardano l’uso contro le epatopatie e come galattogeno, per la stimolazione del latte materno. Nella letteratura scientifica sono presenti diversi studi volti a chiarire queste ed altre attività, tuttavia solo una parte di questi è stata condotta a livello clinico sull’uomo.


Epatoprotettore

Il cardo mariano è stato indicato dalla Commissione E tedesca per la dispepsia digestiva, per le intossicazioni epatiche da funghi e da sostanze velenose e per la terapia di supporto nell’insufficienza epatica. Il cardo mariano agisce nel fegato mediante diversi meccanismi d’azione. La silimarina aiuta a mantenere integre e funzionali le membrane degli epatociti, le principali cellule epatiche, riducendo la perossidazione lipidica e mantenendo un rapporto ideale tra colesterolo, fosfolipidi e sfingomielina, agevolando quindi la fluidità di membrana. Questi costituenti polifenolici agiscono infatti come antiossidanti, neutralizzando le specie radicaliche prodotte da agenti epatotossici, come alcuni farmaci tra cui il paracetamolo, il cui principale effetto collaterale è proprio il danno ossidativo a livello epatico. Oltre a proteggere direttamente dall’ossidazione, la silimarina stimola la sintesi di antiossidanti e detossificanti endogeni, quali superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidasi, incrementando la resistenza del tessuto epatico allo stress, riducendo i marker di danno cellulare come le transaminasi. Inoltre, questi flavolignani favoriscono la sintesi di mRNA, stimolando l’azione della RNA polimerasi I, con effetti che possono portare alla rigenerazione del tessuto epatico. 

Altre interazioni sono responsabili degli effetti anti-avvelenamento della silimarina, usata come antidoto per le intossicazioni dal fungo Amanita phalloides, le cui tossine inducono ingenti danni al tessuto epatico, spesso letali. I flavolignani del cardo mariano ostacolano l’assorbimento delle tossine nel fegato, in particolare bloccano l’azione dell’α-amanitina, la quale agisce bloccando l’attività dell’RNA polimerasi, spegnendo la sintesi proteica e causando necrosi cellulare. La tempestività di somministrazione della silimarina è fondamentale, entro le 24 ore è in grado di prevenire la morte da intossicazione da Amanita phalloides, ancora più precocemente (nei primi dieci minuti) contrasta gli effetti tossici in modo completo. I diversi casi documentati in letteratura evidenziano l’efficacia della silibina per via endovenosa, anche in casi di pazienti gravemente avvelenati.

La silimarina ha anche proprietà antinfiammatorie, riducendo la sintesi di prostaglandine e leucotrieni attraverso la modulazione del fattore di trascrizione NF-κB.
Numerosi sono gli studi clinici che hanno valutato l’effetto protettivo del cardo mariano sul fegato, di diversa eziologia, evidenziando un generale effetto benefico. Secondo l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) sono stati riscontrati effetti benefici, tuttavia la variabilità metodologica e delle patologie coinvolte non permette di definire un’efficacia certa.

Nel caso di epatite causata da un eccessivo consumo di alcol o di cirrosi, l’efficacia clinica del cardo mariano rimane controversa, seppur siano stati riscontrati miglioramenti in alcuni parametri ematici di danno epatico. Una recente revisione sistematica ha valutato la silimarina nel contesto della steatosi epatica non alcolica riportando un giudizio complessivamente positivo sui parametri in analisi, con effetti di riduzione dei valori di transaminasi. In particolare, gli effetti positivi erano accentuati dall’assunzione concomitante di vitamina E. 

Poco chiari sono invece gli effetti della silimarina nel caso di epatiti virali, indotte dal virus dell’epatite B o C. Nel caso di epatite B sono stati registrati abbassamenti dei valori delle transaminasi, tuttavia, in entrambi i casi gli studi clinici sono insufficienti per trarre conclusioni certe. Nonostante ciò, è stato approvato l’uso del cardo mariano dall’EMA per la prevenzione delle recidive di epatite C, in pazienti refrattari alle terapie convenzionali o sottoposti a trapianto di fegato.

Infine, sono stati esplorati gli effetti epatoprotettori del cardo mariano anche nel contesto di epatotossicità indotta da farmaci, anche in questo caso l’eterogeneità degli studi non permette di trarre conclusioni generali, richiedendo cautela.


Galattogeno

La silimarina è in grado di aumentare la secrezione di prolattina, influenzando la produzione di latte materno, questo meccanismo è stato confermato attraverso l’impiego di modelli animali. L’attività sembra essere mediata dal legame al recettore estrogenico β, producendo effetti simili alla somministrazione di estrogeni. In questo contesto, nonostante la tradizione d’uso, gli studi sull’uomo sono molto preliminari e con dati non sempre concordi, sconsigliandone per il momento la raccomandazione ad uso clinico. Le evidenze scientifiche finora prodotte dimostrano che i flavolignani non sono secreti nel latte materno in quantità rilevanti.


Altre proprietà

Sebbene siano numerosi gli studi in vitro che hanno valutato proprietà antitumorali dei flavolignani del cardo mariano, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino queste attività sull’uomo. Esistono però studi preliminari che hanno registrato effetti correlati all’ambito tumorale. Uno studio clinico riporta effetti benefici sulla qualità della vita di pazienti soggetti a prostatectomia, mentre un secondo studio ha evidenziato un ritardo nell’insorgenza di mucositi, uno dei principali effetti collaterali della terapia antitumorale, in pazienti sottoposti a radioterapia. In caso di pazienti con cancro alla prostata, due studi hanno verificato l’assenza di efficacia, non si è verificato un abbassamento dei valori di PSA e si è registrata una bassa concentrazione di composti attivi a livello prostatico, nonostante alte dosi di trattamento.
Infine, due studi clinici differenti hanno evidenziato effetti di riduzione sia dei livelli di glucosio che di trigliceridi in pazienti affetti da diabete (con e senza patologia epatica). Tra i parametri studiati si è osservata una riduzione dell’emoglobina glicata e un aumento della sensibilità all’insulina.

 

Cardo mariano: preparazioni e dosi

Secondo l’EMA esistono varie preparazioni di cardo mariano, per via orale, indicate per il trattamento dei disturbi dispeptici di origine epatica non grave.
  • L’estratto secco ottenuto tramite estrazione con etilacetato (DER 36-44: 1), va assunto dalle 3 alle 4 volte al giorno, con singole dosi comprese tra i 162,5 e i 250 mg. Negli studi clinici, la dose orale di silimarina variava da 280 a 800 mg al giorno, equivalenti a 400-1140 mg di estratto standardizzato al 70% di silimarina.
  • Altri preparati indicati sono l’infuso in acqua bollente (3-5 g in 100 ml, 2 o 3 volte al giorno prima dei pasti), l’estratto secco etanolico (DER 30-40: 1, 1 volta al giorno 200 mg) e l’estratto secco metanolico (DER 20-34: 1, 3 volta al giorno 70 mg).
Il cardo mariano è disponibile in commercio sotto forma di diverse specialità medicinali ed integratori alimentari, con differenze in termini di biodisponibilità di silimarina. A livello industriale l’estratto titolato al 70% in silimarina e 30% in silibina è il più usato. Esistono preparati in forma di:
  • Compresse (dose massima giornaliera di 420 mg);
  • Sciroppi;
  • Soluzioni per via endovenosa e formulazioni complesse, attraverso interazioni silimarina-fosfatidilcolina, che aumentano la biodisponibilità delle molecole (abbassando il dosaggio).
L’uso al di sotto dei 18 anni è sconsigliato per mancanza di dati clinici.
 
Immagine che rappresenta semi dei fiori di Silybum Marianum o cardo Mariano
 

Effetti collaterali del Silybum marianum L. 

In generale i preparati a base di cardo mariano sono ben tollerati nell’uomo. Negli studi clinici gli effetti collaterali sono risultati simili al placebo. In alcuni casi sono stati riportati effetti lassativi associati a disturbi gastrointestinali come:
  • Nausea;
  • Flatulenza;
  • Gonfiore addominale;
  • Affaticamento;
  • Cefalea;
  • Sono stati segnalati anche casi di lievi manifestazioni allergiche.
Questi effetti regrediscono velocemente con la sospensione del trattamento.
La silimarina agisce come inibitore del sistema enzimatico del citocromo (CYP) P450 (metabolismo di fase I) e dell’enzima β-glucuronidasi, tuttavia gli effetti sembrano essere di scarso rilievo clinico e non sono state segnalate interazioni nell’uomo.
 

Silybum marianum L.: Conclusione

In conclusione, ci sono numerose evidenze che supportano l’uso del cardo mariano a livello epatico. Oltre al fondamentale impiego nel caso di intossicazione da Amanita phalloides, i preparati mostrano miglioramenti in diverse condizioni patologiche del fegato, grazie anche a meccanismi di protezione antiossidante.
L’EMA considera i preparati a base di cardo mariano come medicinali vegetali di uso tradizionale per:
  • Disturbi digestivi;
  • Sintomi gastrointestinali associati a disfunzioni epatiche.
Le attività come galattogeno e protettive nei soggetti affetti da diabete non godono al momento di grande supporto scientifico, risultando però interessanti per ulteriori approfondimenti.

 
Immagine che rappresenta tisane con Silybum Marianum o cardo Mariano
 


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi. 
Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A. 
Editore: Piccin 
Anno: 2020

Libro: Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali
Autori: Capasso F, Grandolini G, Izzo A. 
Editore: Springer 
Anno: 2006

Domande e risposte

L’uso di cardo mariano favorisce la produzione di latte materno? 

Diversi studi supportano l’uso del cardo per la stimolazione del latte materno, evidenziandone il meccanismo d’azione, tuttavia non ci sono sufficienti prove nell’uomo per consigliarne l’applicazione.

Il consumo di cardo mariano protegge dal cancro? 

I dati finora raccolti mostrano effetti in modelli cellulari, molto distanti dalle realtà cliniche delle varie condizioni tumorali. Gli studi sull’uomo hanno finora registrato la mancanza di benefici curativi in uomini affetti da cancro alla prostata. Non ci sono evidenze che mostrino protezione contro l’insorgenza di nuove patologie tumorali. Preparati di cardo mariano hanno mostrato possibili effetti benefici nei confronti degli effetti collaterali di alcune terapie antitumorali.

L’assunzione di cardo mariano protegge dall’intossicazione da Amanita phalloides? 

Gli effetti protettivi nel caso di intossicazione con Amanita phalloides si ottengono attraverso una somministrazione tempestiva, da realizzarsi attraverso infusione endovenosa. L’assunzione per via orale non garantisce una risposta sufficiente a causa della ridotta biodisponibilità.

Il cardo mariano protegge dal virus dell’epatite C? 

Nonostante l’indicazione d’uso contro le recidive di questo virus, le evidenze scientifiche sono ancora molto preliminari per comprenderne la reale efficacia, consigliandone l’uso solo in caso di mancata risposta ad altre terapie.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Enrico Sangiovanni

Enrico Sangiovanni

Il Dott. Enrico Sangiovanni, lavora come Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Farmacologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente è docente del modulo di Biologia vegetale, per il corso di Laurea a ciclo unico in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, e dell'insegnamento di Fitoterapia per la cute, per il corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.

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