Moringa oleifera Lam. (Albero del rafano): costituenti e impieghi fitoterapici

Moringa oleifera Lam. (Albero del rafano): costituenti e impieghi fitoterapici

Indice


Domande e risposte

 

Descrizione della pianta Moringa oleifera Lam: habitat e cenni di botanica 

Moringa oleifera Lam. appartiene alla famiglia delle Moringaceae; originaria dell’India, delle zone pedemontane a ridosso della catena montuosa dell’Himalaya, è oggi coltivata in tutta la fascia tropicale e subtropicale del pianeta. È un albero a crescita veloce, che può raggiungere in pochi mesi i 3-5 m di altezza e in qualche anno anche 12 m. Le foglie sono pluricomposte, i fiori di colore bianco crema sono piccoli e numerosi. I frutti sono dei baccelli affusolati lunghi 30-45 cm (da cui il nome drumstick tree), contengono semi bruni tondeggianti e dotati di una membrana cartacea. Le radici hanno un odore e sapore forte e pungente, che somiglia a quello del rafano, per questo è chiamata in inglese horseradish tree, cioè l’albero del rafano. Il nome Moringa deriva da murungai, che in lingua Tamil significa “baccello contorto”, in riferimento alla forma dei giovani frutti

 
Immagine che rappresenta i fiori di Moringa oleifera
 

Moringa oleifera Lam: Costituenti della droga

Le foglie di moringa, che costituiscono la droga più utilizzata e studiata, hanno un elevato contenuto proteico (circa il 30% del loro peso secco) con un’elevata presenza di aminoacidi essenziali; è presente una buona percentuale di fibre (circa 20%) oltre a carboidrati, vitamina C, vitamine del gruppo B e minerali quali calcio, potassio, zinco, magnesio, ferro, fosforo e rame. Le foglie contengono poi glucosinolati (il maggior rappresentante è la glucomoringina), isocianati, flavonoidi (in particolare quercetina, miricetina, kaempferolo e loro derivati), acidi fenolici (acido gallico, acido caffeico, acido clorogenico, acido ellagico), carotenoidi, saponine, alcaloidi, tannini e fitati.

I semi, dai quali si ottiene un olio dalla composizione simile a quella dell’olio di oliva (l’acido oleico rappresenta circa il 65-77% del contenuto totale in acidi grassi), contengono glucosinolati in percentuale maggiore rispetto alle foglie, fitosteroli, alcuni composti fenolici e saponine.

Le altre parti della pianta presentano un profilo fitochimico abbastanza simile, le radici però possiedono un maggior contenuto di alcaloidi.

 
Immagine che rappresenta foglie di Moringa oleifera Lam. (Albero del rafano)
 

Albero del rafano: impieghi fitoterapici

Nelle zone di origine e dove è diffusa moringa, le popolazioni locali utilizzano tutte le parti della pianta, (foglie, fiori, radici, frutti e semi, da cui si estrae l’olio) sia a scopo alimentare umano e animale sia come rimedi curativi. Diversi studi etnofarmacologici riportano che nelle medicine tradizionali, in particolare l’Ayurveda e l’Unani, tutte le parti di moringa sono utilizzate, da sole o associate ad altre piante medicinali, per il trattamento di un ampio ventaglio di disturbi e malattie.

Le foglie - consumate direttamente fresche o essiccate, oppure in forma di infuso - sono utilizzate per la cura di: Il decotto della corteccia, imbevuta di alcol, è usato per trattare: Il decotto di radice in acqua o alcol è usato come rimedio per:
  • Mal di denti;
  • Antielmintico;
  • Stimolante sessuale.
Infine, i fiori sono utilizzati:
Immagine che rappresenta una tisana alla Moringa oleifera Lam. (Albero del rafano)Solo alcune delle attività specifiche di moringa riportate negli studi etnofarmacologici sono state studiate e verificate attraverso studi preclinici in vitro e in vivo effettuati utilizzando estratti delle diverse parti della pianta, ma manca un adeguato supporto di tipo clinico. Questi studi si sono focalizzati in particolare sulle attività antiossidante, antibatterica, antifungina, antivirale, antinfiammatoria, immunomodulatoria, ipolipidemizzante, ipoglicemizzante e antitumorale.

Una recente revisione della letteratura ha sottolineato l’azione antibatterica di moringa e, sulla base dei risultati della ricerca, sono state delineate le potenzialità dell'estratto e della polvere di foglie, oltre a quelle dell'olio ottenuto dai semi, di inibire la formazione di placca dentale, carie, rafforzare le gengive e mantenere la salute orale.

I risultati di un recentissimo studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo, hanno mostrato che il consumo di 3 pastiglie/die contenenti estratto di foglie di moringa (437,58 mg/die) per 4 settimane, rispetto al placebo ha ridotto la gengivite e l’infiammazione orale nei soggetti fumatori arruolati nello studio.

Particolare interesse è rivolto all’azione ipoglicemizzante delle foglie di moringa, che è stata associata al loro contenuto di fibre e alla presenza di flavonoidi e acidi fenolici, i quali agiscono attraverso diversi meccanismi. Esperimenti in vitro hanno dimostrato che queste molecole inibiscono l'attività dell'α-amilasi pancreatica e dell'α-glucosidasi intestinale, diminuendo l'assorbimento intestinale del glucosio e dei prodotti finali del processo di glicazione avanzata - tra questi l’emoglobina glicata, che si forma in seguito alla reazione tra glucosio ed emoglobina e il cui valore fornisce un’indicazione sui livelli medi della glicemia negli ultimi due o tre mesi prima dell’esame del sangue - riducendo così il rischio di sviluppare diabete mellito e migliorando i livelli di glucosio nei pazienti prediabetici e diabetici. Inoltre, grazie all'elevato contenuto di composti polifenolici come i flavonoidi e gli acidi fenolici, le foglie di moringa possiedono una notevole attività antiossidante, che può prevenire e proteggere le cellule pancreatiche dallo stress ossidativo associato allo stato iperglicemico. Altri possibili meccanismi legati all’azione ipoglicemizzante di moringa, che sono stati evidenziati da studi su modelli animali, oltre all’aumento della secrezione e della sensibilità all’insulina, riguardano l’aumento della captazione di glucosio nei muscoli e nel fegato, l’inibizione dell’assorbimento del glucosio a livello intestinale e una diminuzione della gluconeogenesi nel fegato.

Sull’attività ipoglicemizzante e antidiabetica delle foglie di moringa sono stati effettuati alcuni studi clinici sull’uomo, i quali però presentano dei limiti nei disegni sperimentali utilizzati: scarso numero di soggetti coinvolti, notevole variabilità dei prodotti e dei metodi di somministrazione (estratti, polvere in capsule o compresse, come infuso oppure incorporata negli alimenti) e delle dosi utilizzate.

In uno studio su donne in post-menopausa, il consumo di 7 g/die di polvere di foglie di moringa aggiunte alla dieta per 3 mesi ha abbassato del 13,5% il livello della glicemia post-prandiale.
I risultati di uno studio condotto su soggetti con diabete di tipo II hanno mostrato che il consumo di polvere di foglie di moringa (8 g/die per 40 giorni) ha ridotto significativamente sia la concentrazione di glucosio nel sangue a digiuno (-28%) sia quella postprandiale (-26%), mentre non sono state osservate variazioni nel gruppo di controllo.
In contrasto con questi effetti sono i risultati emersi da un ulteriore studio prospettico randomizzato e controllato con placebo, che ha valutato il potenziale della polvere di foglie di moringa (8 g/die in capsule da 500 mg) nel controllo della glicemia in 32 soggetti con diabete di tipo II. Dopo 4 settimane di trattamento, non sono stati riscontrati cambiamenti nei valori della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata nel gruppo che assumeva moringa rispetto al gruppo placebo.

Anche l'effetto dell’infuso di foglie di moringa sulla glicemia postprandiale è stato studiato in 15 soggetti sani. I risultati hanno mostrato che l’assunzione di 200 e 400 mL di infuso ha causato una diminuzione totale dei valori della glicemia rispettivamente del 17% e del 19%.
È stata poi studiata anche la possibilità di formulare un alimento funzionale aggiungendo la polvere di foglie di moringa a biscotti in quantità del 5%, valutandone in uno studio randomizzato e controllato con placebo l’effetto sulla glicemia postprandiale in 20 soggetti sani. L’assunzione dei biscotti contenenti moringa ha ridotto significativamente la glicemia postprandiale a 30 e 45 minuti, oltre a ridurre il senso di fame, rispetto ai biscotti consumati dal gruppo controllo, offrendo una buona palatabilità senza causare effetti negativi sul benessere gastrointestinale.

In uno studio recente è stato valutato l'effetto della polvere di foglie di moringa aggiunta a un pasto tradizionale rispetto a un pasto di controllo senza moringa, sulla risposta glicemica postprandiale in 17 soggetti diabetici e 10 sani appartenenti al popolo Saharawi. I risultati hanno mostrato che il pasto contenente polvere di foglie di moringa ha ridotto significativamente la glicemia postprandiale nei soggetti diabetici rispetto al pasto di controllo, ma non è stato osservato alcun effetto nei soggetti sani. Tuttavia, a causa del cattivo gusto e della scarsa accettabilità della dose di foglie di moringa utilizzata, gli autori di questo lavoro hanno suggerito che negli studi futuri potrebbero essere utilizzate dosi inferiori.

Preparazioni e dosi dell'albero del rafano

Foglie, semi e olio di Moringa oleifera sono presenti nella lista ministeriale delle sostanze e preparazioni vegetali ammesse negli integratori alimentari.
Le dosi giornaliere di moringa utilizzate negli studi sull’uomo variavano dagli 8 agli oltre 20 g di polvere di foglie o circa 500 mg di estratto di foglie.
In commercio, oltre alle foglie essiccate e sminuzzate per preparare infusi e alla polvere di foglie sfusa, si trovano diversi integratori in capsule o compresse. Per questi prodotti le dosi giornaliere consigliate variano da 1800 a 3600 mg per quelli contenenti la polvere di foglie, mentre per quelli a base di estratti ottenuti dalle foglie o dai semi la dose varia da 200 a circa 1000 mg.

 
Immagine che rappresenta un preparato Moringa oleifera Lam. (Albero del rafano)
 

Effetti collaterali della Moringa oleifera Lam.

Sulla base dei diversi studi sull’uomo in cui sono stati utilizzati derivati ed estratti di moringa non sono state evidenziate reazioni particolarmente negative o tossiche, perciò il loro utilizzo può essere ritenuto sostanzialmente sicuro. Nelle diverse parti della pianta sono presenti alcune sostanze, in particolare alcaloidi, che possono dare effetti indesiderati a livello neurologico se assunte in dosi elevate. Dosi eccessive o l’assunzione prolungata potrebbero portare alla comparsa di effetti lassativi.

Conclusioni

Come pianta alimentare e medicinale con una lunga tradizione d’uso, moringa ha attirato sempre più l'attenzione dei ricercatori. Le sue foglie, oltre a essere ricche di nutrienti essenziali, contengono anche una varietà di composti bioattivi che mostrano promettenti attività antinfiammatorie, antitumorali, antibatteriche, antiossidanti, antidiabetiche. Studi preclinici e clinici ne suggeriscono il potenziale terapeutico e una sostanziale assenza di effetti avversi. Tuttavia, il loro sapore amaro ne limita l’utilizzo nella realizzazione di alimenti funzionali che potrebbero essere utili, per esempio, nel trattamento e nella prevenzione del diabete di tipo II.

Anche i semi e l’olio di moringa possiedono un interessante profilo nutrizionale, oltre a un ricco contenuto di composti bioattivi dalle potenziali attività farmacologiche, ma queste sono riportate in letteratura solo con studi in vitro e su modelli animali, mentre non sono stati effettuati studi nell'uomo.

La ricerca futura dovrebbe essere mirata ad approfondire le attività più promettenti di moringa, in particolare quelle legate al controllo della glicemia e alla prevenzione del diabete, con studi clinici a lungo termine, con campioni di popolazione più ampi, arruolando anche soggetti con obesità o sindrome metabolica per quanto riguarda l’attività ipoglicemizzante, e utilizzando prodotti titolati con un dosaggio più uniforme.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Articolo scientifico: Moringa oleifera and glycemic control: A review of current evidence and possible mechanisms.
Autori: Ahmad J, Khan I, Blundell R.
Rivista: Phytother Res.
Anno: 2019
Link: https://doi.org/10.1002/ptr.6473

Articolo scientifico: Potential of Moringa oleifera to Improve Glucose Control for the Prevention of Diabetes and Related Metabolic Alterations: A Systematic Review of Animal and Human Studies.
Autore: Nova E, Redondo-Useros N, Martínez-García RM, Gómez-Martínez S, Díaz-Prieto LE, Marcos A.
Rivista: Nutrients
Anno: 2020.
Link: https://doi.org/10.3390/nu12072050

Articolo scientifico: Bioactive components and anti-diabetic properties of Moringa oleifera Lam.
Autore: Fang Wang, Yifan Bao, Chen Zhang, Libin Zha, Washim Khan, Sahifa Siddiqua, Sayeed Ahmad, Esra Capanoglu, Krystyna Skalicka-Woźniak, Liang Zou, Jesus Simal-Gandara, Hui Cao, Zebin Weng, Xinchun Shen & Jianbo Xiao
Rivista: Critical Reviews in Food Science and Nutrition
Anno: 2021.
Link: https://doi.org/10.1080/10408398.2020.1870099 

Domande e risposte

Quali sono i benefici di moringa?

Dal punto di vista alimentare, grazie al suo contenuto di nutrienti essenziali può essere una pianta utile per sopperire alle carenze nutrizionali, in particolare nei paesi del mondo in cui esiste una malnutrizione diffusa nella popolazione. Per le sue proprietà ipoglicemizzanti, sulla base delle ricerche effettuate anche sull'uomo, moringa può essere utile per controllare e regolare la glicemia.

La moringa fa dimagrire?

Non ci sono studi a supporto di questa attività. In alcuni dei pochi studi effettuati sull’uomo è stato evidenziato come l’assunzione di moringa abbia ridotto la glicemia postprandiale e il picco glicemico, fattori che, oltre a prevenire l’insorgenza del diabete di tipo II e le sue complicanze, evitano un accumulo eccessivo di grasso. Una corretta alimentazione e l’attività fisica restano sempre fondamentali per il controllo del peso corporeo.

La moringa cura il diabete?

Le evidenze emerse dagli studi preclinici su modelli animali e clinici sull’uomo mostrano le promettenti potenzialità di moringa, in particolare delle foglie sia come polvere sia come estratto, sul controllo del metabolismo glucidico. Sono però necessari ulteriori studi sull’uomo per definire meglio il tipo di estratto, il dosaggio e la durata del trattamento utili per ottenere una risposta più efficace.

L’uso di prodotti a base di moringa è sicuro?

Alle dosi consigliate l’uso di moringa è considerato sostanzialmente sicuro, dato che negli studi sull’uomo non sono stati evidenziati particolari effetti avversi o tossici. Come per la maggior parte degli integratori, a scopo precauzionale, il suo utilizzo è da evitare in gravidanza e durante l'allattamento. Un uso prolungato o a dosi eccessive rispetto alle quantità consigliate potrebbe portare alla comparsa di effetti lassativi.

Dove si può trovare Moringa oleifera?

In commercio sono disponibili integratori alimentari in capsule o compresse, oltre alle foglie sminuzzate per la preparazione di infusi o in polvere per l’utilizzo alimentare. Le dosi giornaliere consigliate per gli integratori variano da 1800 a 3600 mg per quelli contenenti la polvere di foglie, da 200 a circa 1000 mg per quelli che contengono gli estratti ottenuti dalle foglie o dai semi; per quanto riguarda le foglie per uso alimentare negli studi clinici sono stati utilizzati quantitativi compresi tra gli 8 e i 20 g.

Come si coltiva Moringa oleifera?

Moringa è un albero a crescita molto rapida, diffuso nelle zone tropicali e subtropicali. In Italia sono presenti alcune colture intensive nelle regioni meridionali; può essere coltivata in vaso con l’accortezza di proteggere la pianta quando le temperature scendono sotto ai 10 °C.

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In collaborazione con

Marco Angarano

Marco Angarano

Marco Angarano ha conseguito la specializzazione tecnica post-diploma di Fitopreparatore ed è laureato in Scienze e Tecnologie Erboristiche presso l’Università degli Studi di Milano. Giornalista pubblicista, autore di articoli divulgativi e scientifici sulle piante medicinali e le loro proprietà, ha collaborato con la rivista di informazione sulle piante officinali Erboristeria domani; attualmente è collaboratore scientifico di Natural 1, rivista mensile di informazione tecnico-scientifica su temi legati a fitoterapia, fitocosmesi e nutrizione. Collabora con il Laboratorio di Farmacognosia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari - Università degli Studi di Milano nell’ambito dello studio e della divulgazione scientifica dei prodotti di origine vegetale attivi come antinfiammatori.

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