Curcuma longa L.: coltivazione, benefici e controindicazioni

Curcuma longa L.: coltivazione, benefici e controindicazioni

Indice


Domande e risposte
 

Descrizione della pianta di Curcuma longa L.: habitat e cenni di botanica 

Curcuma longa L. è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, ampiamente diffusa nell’Asia meridionale, in particolare nella regione indiana, per questo motivo è conosciuta anche come zafferano delle Indie. Questa pianta perenne raggiunge l’altezza di circa un metro, presenta foglie lunghe e una tipica infiorescenza a forma di spiga; possiede inoltre un frutto costituito da una capsula suddivisa in tre logge. 

La droga è rappresentata dal rizoma tuberizzato, privato delle radici e portato a essiccazione; attraverso procedure di pulitura e di lavorazione della droga si ottiene una polvere dal tipico colore giallo-arancio, odore aromatico e sapore amaro. Questo preparato ha trovato largo uso sia in campo culinario, per esempio nella preparazione del curry, ma anche come colorante tessile e alimentare, infatti l’estratto di Curcuma longa risulta il primo tra gli additivi alimentari codificati dall’Unione europea (E100). 

 
Immagine che rappresenta una pianta di curcuma
 

Costituenti della droga di Curcuma longa L.

La droga si presenta sotto forma di frammenti cilindrici affusolati e contiene circa il 50% di amido, oltre che arabino-galattani e un olio essenziale (4,2-14%) costituito da monoterpeni e sesquiterpeni (come lo zingiberene). Le sostanze più caratteristiche della curcuma sono i curcuminoidi, derivati dal dicinnamoilmetano, responsabili del tipico colore giallo, i quali costituiscono circa il 3-5% della droga secca. Il principale componente di questa miscela è rappresentato dalla curcumina (circa il 77%), seguita da demetossicurcumina (17%) e bisdemetossicurcumina (3%). Secondo la Farmacopea Europea (10.6) la droga secca deve avere un contenuto superiore al 2% in curcuminoidi, espressi come curcumina, oltre a un contenuto minimo di 25 mL/kg di olio essenziale. Altri costituenti della droga sono i flavonoidi.

Impieghi fitoterapici della Curcuma longa L.

Immagine che rappresenta delle capsule di curcumaDal punto di vista fitoterapico la curcuma è stata tradizionalmente impiegata in Oriente per il trattamento di diverse condizioni patologiche, tra cui: In tempi moderni, diversi studi scientifici hanno esplorato le potenzialità della curcuma a livello clinico, in una varietà di condizioni che spaziano dal dolore ai disturbi metabolici e cardiovascolari. Le diverse attività biologiche della curcuma sono riconducibili ai componenti dell’olio essenziale e ai curcuminoidi. Questi ultimi, tuttavia, sono caratterizzati da un basso assorbimento a livello intestinale, pertanto la curcuma è spesso oggetto di preparazioni farmaceutiche in grado di migliorarne la biodisponibilità. Tra queste si annoverano, per esempio, formulazioni liposomiali, nanomicelle e fitosomi, le quali aiutano a veicolare questi composti idrofobi permettendo un maggiore assorbimento a livello sistemico. Spesso queste formulazioni contengono altri estratti (come, per esempio, il pepe nero) o molecole che rendono più complicato attribuire gli effetti biologici osservati ai rispettivi composti responsabili.


Sindromi metaboliche e disordini correlati

L’ambito dei disordini metabolici è uno dei più studiati a livello clinico, con dati sull’efficacia e sicurezza di curcuma in pazienti con sindrome metabolica, pre-diabete, diabete di tipo 2, steatosi epatica non alcolica e patologie cardiovascolari. Nonostante i diversi studi, le evidenze scientifiche raccolte sono state ritenute di bassa qualità e a oggi i dati raccolti non permettono di trarre conclusioni. In generale gli effetti di curcuma su parametri come emoglobina glicata, trigliceridi e adiponectina, sono state ritenute tendenzialmente positive. Il maggior grado di evidenza si è ottenuto nella riduzione della pressione diastolica, su un totale di 503 pazienti divisi in 7 studi clinici, ma non in quella sistolica.


Dolore e infiammazione

La curcuma è nota per le sue proprietà antinfiammatorie che agiscono mediante molteplici meccanismi d’azione. La curcumina inibisce uno dei fattori chiave della risposta infiammatoria, NF-κB, inibendo la produzione di citochine proinfiammatorie, inoltre stimola la produzione di steroidi dalla corteccia surrenale e inibisce il metabolismo del cortisone.
Nonostante il largo uso come antinfiammatorio a livello tradizionale, anche in questo campo le evidenze scientifiche a livello clinico non sono ancora definitive, ma sicuramente più incoraggianti. Alcune revisioni della letteratura hanno dimostrato effetti benefici della curcuma in caso di artrite. Per esempio, una revisione del 2017 ha sottolineato l’efficacia della curcuma nel ridurre la rigidità articolare del ginocchio migliorando la funzionalità motoria. Nello stesso contesto, una seconda revisione ha evidenziato effetti simili della curcuma rispetto alle terapie di riferimento, come per esempio ibuprofene e diclofenac. Minore è invece il grado di evidenza della curcuma nel ridurre il dolore di altra natura, come quello post-chirurgico.
Tra i parametri infiammatori maggiormente inibiti a livello clinico vi sono IL-6 e i livelli di proteina C reattiva, mentre effetti minori si sono riscontrati con TNFα e gli enzimi antiossidanti superossido dismutasi e glutatione perossidasi.


Gastrointestinale

La maggior parte degli studi clinici in ambito gastrointestinale sono stati condotti attraverso somministrazione orale, ma i risultati degli studi sono ancora contrastanti. Una prima revisione ha identificato la curcuma come superiore rispetto al placebo nella gestione della colite ulcerosa, ma una successiva analisi ha dimostrato una bassa significatività di questo dato. Anche nel caso della sindrome del colon irritabile una prima revisione ha suggerito miglioramenti dopo il consumo di curcuma per 8 settimane, ma una seconda revisione ha confutato questi risultati. I dati più significativi sono stati raccolti nel contesto della dispepsia, in assenza di ulcera, ma in questo caso vengono consigliati altri studi di conferma. L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) suggerisce l’uso di curcumina per il trattamento dei disturbi dispeptici (come senso di pienezza, digestione lenta e flatulenza), ritenendo i dati ottenuti da tre studi clinici (ottenuti su un campione di quasi 800 pazienti) parzialmente a supporto dell’uso tradizionale.


Effetto coleretico

La curcuma possiede attività coleretiche attribuite ai prodotti del metabolismo della curcumina, acido ferulico e idroferulico, i cui effetti condizionano non solo la quantità ma anche la composizione biliare, effetti dimostrati grazie a studi preclinici. Dati recenti suggeriscono inoltre l’uso di curcumina nella prevenzione dei calcoli biliari.
A livello clinico i dati sono ancora scarsi e spesso ottenuti in studi di bassa qualità metodologica. In generale, tuttavia, l’EMA supporta l’uso di curcumina per lo svuotamento della colecisti.


Patologie del cavo orale

Due revisioni hanno valutato gli effetti clinici della curcuma nel contesto della fibrosi sottomucosa, una patologia progressiva che condiziona la fibroelasticità, e del lichen planus orale, condizione orale di tipo infiammatorio. Nel primo caso sono stati valutati 6 studi clinici, contro 3 della seconda condizione. In generale le evidenze raccolte in questi ambiti sono di bassa qualità, l’unico parametro regolato positivamente era il dolore, per il resto sono stati consigliati studi di migliore qualità, con follow-up a lungo termine e comparazione con placebo o altri trattamenti di riferimento.
Infine, una recente revisione ha valutato l’uso di curcuma in collutorio come pari a clorexidina nel ridurre la placca e l’infiammazione gengivale. Un simile esito è stato registrato in uno studio clinico in caso di mucosite indotta da radioterapia.


Infiammazioni della cute

Tre revisioni sistematiche hanno valutato gli effetti di curcuma nella psoriasi e in altre condizioni patologiche della cute e i dati sono generalmente positivi. Gli effetti sulla psoriasi sono stati riscontrati sia per applicazioni topiche che orali. L’EMA sottolinea che non ci sono chiare indicazioni sulle preparazioni e sulla posologia nelle applicazioni topiche. 


Altri studi

Oltre ai campi precedentemente menzionati, la curcuma è stata studiata anche nel contesto della sindrome premestruale, emodialisi, HIV/AIDS e patologie tumorali, ma per tutti questi impieghi gli studi sono ancora esigui e le evidenze insufficienti per qualsiasi raccomandazione. Interessante è l’ambito cognitivo, in cui moltissimi studi preclinici hanno dimostrato benefici di curcuma, in particolare curcumina, nel contrastare il declino cognitivo come nel caso dell’Alzheimer. Nonostante la grande mole di dati, gli studi clinici disponibili sono pochi e contrastanti, con una maggiore prevalenza di mancata efficacia, probabilmente legata ai problemi di biodisponibilità precedentemente descritti e alla durata degli studi.
 

Curcuma longa L.: preparazioni e dosi

Nella monografia EMA sono descritte diverse preparazioni di curcuma e diversi dosaggi. Per il trattamento dei disturbi dispeptici è indicata una dose media giornaliera di 1,5-3 g di droga polverizzata, oppure estratti secchi standardizzati (DER 13-25:1, etanolo 96%; 5,5-6,5:1, etanolo 50%) o tinture (rapporto droga-solvente di estrazione 1:5 in etanolo 70%). 
A causa della bassa solubilità dei curcuminoidi e dell’olio essenziale in acqua sono sconsigliate preparazioni sotto forma di infusione.
In commercio sono presenti molti estratti secchi titolati in curcumina al 95%, oltre a formulazioni come quelle fitosomali, tra le più documentate a livello clinico. Quando la curcumina è stata somministrata in nanoparticelle la dose si attestava intorno ai 100 mg.
Nel caso di trattamento di patologie cutanee la curcuma era assunta a dosaggi compresi tra 950 e 6000 mg/die (espressi come curcuminoidi totali) per via orale, mentre l’applicazione topica faceva uso di preparazioni contenenti il 5 o 16% di Curcuma longa oppure l’1% di curcumina.

 
Immagine che rappresenta una persona che sta facendo un preparato alla curcuma

Effetti collaterali della Curcuma longa L.

La curcuma è generalmente considerata una droga sicura fino a 1,5 g al giorno, sebbene la maggior parte dei dati sulla sicurezza sia riferita a curcumina, la cui massima dose giornaliera ritenuta idonea è di 3 mg/kg. A causa degli effetti sulla produzione di bile, curcuma è sconsigliata nel caso di ostruzione delle vie biliari e, più in generale, in presenza di patologie epatiche.
Poiché curcumina può trasferirsi nel latte materno, l’impiego di curcuma è sconsigliato sia in gravidanza che allattamento. I principali effetti collaterali segnalati riguardano effetti a livello gastrointestinale, come dolore, nausea, vomito e difficoltà digestive.
Nel caso di applicazione topica sono stati segnalati rari casi di dermatite da contatto.

Conclusione

La curcuma è una droga dalle grandi potenzialità, come evidenziano i numerosi studi clinici presenti in letteratura. Le sue proprietà la rendono un interessante antinfiammatorio, la cui attività rimane tuttavia limitata dalle difficoltà di assorbimento. Sono stati fatti molti sforzi per migliorare la biodisponibilità del principio attivo, per questo motivo è importante confermare le attività di queste nuove formulazioni con ulteriori studi clinici di qualità. Tra le proprietà maggiormente riscontrate troviamo benefici nel campo dell’artrite, mentre molto promettenti sono anche i dati a livello delle patologie infiammatorie cutanee.
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi. 
Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A. 
Editore: Piccin 
Anno: 2020

Libro: Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali
Autori: Capasso F, Grandolini G, Izzo A. 
Editore: Springer 
Anno: 2006

Articolo scientifico: Turmeric / curcumin and health outcomes: A meta-review of systematic reviews. 
Autori: Vivien Rolfe, Marion Mackonochie, Simon Mills, Euan MacLennan.
Anno: 2020
Link: https://doi.org/10.1016/j.eujim.2020.101252

Articolo scientifico: The effects of curcuminoids on musculoskeletal pain: a systematic review. 
Autori: Andrew Gaffey, Helen Slater, Kylie Porritt, Jared M Campbell.
Anno: 2017
Link: https://doi.org/10.11124/JBISRIR-2016-003266

Report: Assessment report on Curcuma longa L., rhizoma
Autori: EMA/HMPC/291177/2009 Committee on Herbal Medicinal Products (HMPC)
Anno: 2010
Link: https://www.ema.europa.eu/en/documents/herbal-report/final-assessment-report-curcuma-longa-l-rhizoma-revision-1_en.pdf

Articolo scientifico: Efficacy of curcumin for age-associated cognitive decline: a narrative review of preclinical and clinical studies.
Autori: Marjana Rahman Sarker, Susan F. Franks.
Anno: 2018
Link: https://doi.org/10.1007/s11357-018-0017-z

Domande e risposte

L’uso di curcuma può prevenire il declino cognitivo? 

Nonostante gli studi epidemiologici evidenzino una minor presenza di declino cognitivo in popolazioni che fanno ampio uso di curcuma, supportati da diversi dati in modelli sperimentali, i pochi dati clinici non mostrano a oggi chiari effetti benefici nell’uomo. 
 

La curcuma può essere utile nel caso di diabete? 

Ci sono studi che registrano effetti positivi di questo preparato, tuttavia i dati sono ancora preliminari per poter consigliarne l’impiego in quest’ambito.

La curcuma può essere utile in caso di patologie infiammatorie epatiche? 

Nonostante la curcuma abbia proprietà antinfiammatorie, dimostrate attraverso diversi meccanismi d’azione, il suo uso è sconsigliato in caso di patologie epatiche per i suoi effetti coleretici, che potrebbero peggiorare l’ostruzione delle vie biliari o appesantire le attività di un fegato già compromesso.

La curcuma è efficace solo attraverso somministrazione orale? 

La maggior parte degli studi clinici è condotta per via orale, tuttavia un ridotto numero di studi ha valutato l’applicazione topica sia sulla cute che sulle mucose (orale come collutorio e intestinale come clistere), con risultati spesso positivi.

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In collaborazione con

Stefano Bellosta

Stefano Bellosta

Il Prof. Stefano Bellosta, è un Professore Associato di Farmacologia del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. È specializzato in Farmacologia Sperimentale, Dottore di Ricerca in Medicina Sperimentale: Aterosclerosi presso l’Università degli Studi di Siena ed ha conseguito un Master in Farmacia e Farmacologia Oncologica.

È docente dei moduli di Farmacologia clinica, Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia e di Farmacotossicologia dei farmaci biotecnologici per il corso di Laurea Magistrale in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, e tiene lezioni alla Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera e al Master di Farmacia e Farmacologia Oncologica dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie cardiovascolari e neurodegenerative, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

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