Carica papaya L. per disturbi dell’apparato gastrointestinale e urinario

Carica papaya L. per disturbi dell’apparato gastrointestinale e urinario

Indice


Domande e risposte
 

Descrizione della pianta di Carica papaya: habitat e cenni di botanica

Carica papaya L. è una grande pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Caricaceae, diffusa nella maggior parte delle aree tropicali e coltivata in più di 50 paesi del mondo. Inizialmente distribuita nella America tropicale, è stata introdotta in India già nel XVI secolo. La pianta, che può raggiungere fino ai 10 metri di altezza, può essere dioica, quindi presentare sia fiori maschili o femminili su individui distinti, oppure ermafrodita, come nella maggior parte dei frutteti coltivati.

Dai fiori femminili si sviluppano i frutti, ma solo in seguito a impollinazione questi diventano commestibili e raggiungono la caratteristica dimensione.
Il frutto, raccolto in seguito alla comparsa della colorazione giallo-verde, è conosciuto e coltivato per il suo tipico sapore dolce in oltre 50 paesi del mondo.
La polpa, la parte edibile, passa da un colore giallo-arancio a un colore rosa salmone a maturità, processo che avviene in un periodo compreso tra i 5 e i 9 mesi, mentre al centro della stessa si trova il seme. Nonostante la grande popolarità del frutto sono le foglie ad avere il maggior impiego tradizionale a livello fitoterapico, seguite da frutti e semi. In alcune parti dell'Asia, le foglie giovani della papaya vengono cotte al vapore e mangiate.
 
Immagine che rappresenta dei frutti di papaya su un albero
 

Carica papaya: costituenti della droga

Le parti della pianta (foglia, frutto, semi, latice) sono ricche di un'ampia varietà di sostanze fitochimiche presenti in concentrazioni variabili e la cui utilità fitoterapica varia in funzione della molecola o classe di molecole. Questi composti sono generalmente legati a proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antinfettive collegate a numerose funzioni biologiche umane.

Nelle foglie possiamo trovare per esempio:
  • Flavonoidi (kaempferolo e miricetina);
  • Alcaloidi (carpaina, pseudocarpaina e deidrocarpaina I e II);
  • Colina;
  • Carposide;
  • Vitamina C ed E;
  • Composti fenolici (acido ferulico, acido caffeico, acido clorogenico);
  • Benzil-glucosinolato.

Nel frutto sono principalmente presenti: proteine, grassi, fibre, carboidrati, minerali, calcio, fosforo, ferro, vitamina C, tiamina, riboflavina, niacina e carotene, aminoacidi, acidi citrico e malico (frutti verdi) e composti volatili.
I semi sono costituiti da:
  • Acidi grassi;
  • Fibra grezza;
  • Olio di papaya;
  • Carpaina;
  • Benzil-isotiocianato;
  • Benzil-glucosinolato;
  • Glucotropacolina;
  • Benziltiourea;
  • Entriacontano;
  • β-sitosterolo;
  • Caricina;
  • Enzima nirosina.
Infine, il latice della pianta contiene diversi enzimi proteolitici, papaina, glutammina ciclotransferasi, chimopapaina A, B e C, peptidasi A e B e lisozima.

La papaina, enzima vegetale presente in buona quantità nei frutti acerbi, è un ottimo coadiuvante della digestione delle proteine presenti negli alimenti. Questo enzima viene impiegato per esempio per digerire la gliadina (riducendo le intolleranze alimentari al grano) o per intenerire la carne.

Impieghi fitoterapici della Carica papaya

Il frutto della papaya trova largo uso in campo alimentare e industriale, mentre tutte le principali parti della pianta possiedono una storia come rimedio tradizionale in diversi campi di applicazione. In India per esempio, le foglie, i semi, la corteccia, il latice, e i frutti (maturi e immaturi) sono usati per contrastare diversi disturbi dell’apparato gastrointestinale e urinario. La polpa, semi, corteccia e foglie contengono composti con attività antimicrobica dimostrata in vitro su diversi ceppi batterici. Uno studio condotto su campioni biologici umani prelevati da cute, ferite e tamponi vaginali ha mostrato proprietà antimicrobiche di estratti frazionati di foglie e corteccia di papaya. Estratti di foglie, semi e corteccia hanno mostrato discrete attività antiplasmodio in vitro e in vari modelli animali. Inoltre, diverse parti della pianta, foglie, semi e stelo, hanno evidenziato attività epatoprotettive in modelli animali, riducendo i valori di transaminasi, ma nessuno studio ha considerato gli effetti sull’uomo.


Foglie

Studi in vitro mostrano che estratti di foglie inducono la produzione di citochine pro-infiammatorie di tipo Th1, utili per attività immunomodulanti e antivirali. Diversi studi in modelli animali hanno verificato attività antinfiammatorie dell’estratto di foglie (e semi) assunto per via orale, in particolare nell’edema indotto da carragenina.
Tradizionalmente le foglie sono state utilizzate per il trattamento di un'ampia gamma di disturbi infettivi, come le infezioni malariche e dengue. Una delle principali complicanze dell’infezione di dengue è la comparsa di febbre emorragica con trombocitopenia (carenza di piastrine), condizione che aumenta il rischio di emorragie e morte. Tre studi clinici condotti su pazienti con febbre dengue hanno mostrato che il consumo dell’estratto di foglie aumenta la conta dei globuli bianchi e delle piastrine, normalizzando la coagulazione. Effetti simili sono stati riscontrati in diversi casi studio su singoli pazienti colpiti da questa infezione virale. Anche nel contesto tumorale si è osservato che il consumo di estratto di foglie aumenta la conta piastrinica di pazienti sottoposti a chemioterapia, seppur non ai livelli di pazienti controllo. Si ritiene che l'aumento dell'attività del gene dell'arachidonato 12-lipossigenasi (ALOX12) sia il meccanismo alla base di questa attività.
Infine, l’infuso ottenuto dalle foglie ha trovato impiego tradizionale come antimalarico, ma le prove scientifiche sono prevalentemente in vitro e quindi ancora troppo preliminari. Le foglie di papaya contengono composti come la carpaina, che possiede la capacità di uccidere microorganismi e interferire con le funzioni digestive. Numerosi sono anche gli studi in modelli animali che dimostrano attività antidiabetiche; tuttavia, non ci sono studi che abbiano considerato un’applicazione nell’uomo.
Tra gli usi tradizionali riportati si segnala anche l’impiego delle foglie essiccate e bruciate contro l’asma, attraverso l’inalazione del fumo, ma non esistono evidenze scientifiche a supporto.


Immagine che rappresenta il frutto coi semi della PapayaFrutti

Il frutto della papaya, oltre a essere una ricca risorsa di sostanze nutritive, può essere impiegato a diversi livelli in ambito gastrointestinale. Il frutto maturo può essere adoperato come lassativo, per regolare il movimento intestinale. Diversamente, il succo ottenuto dal frutto immaturo trova impiego nell’indigestione, grazie al contenuto in papaina, per ridurre le coliche o i crampi. Nelle Filippine il frutto è utilizzato per alcune patologie cutanee come ulcere e verruche. Esistono inoltre due studi in modelli animali che dimostrano una migliore guarigione delle ferite applicando localmente estratti di frutti o latice; inoltre, diversi ospedali segnalano l’uso di preparati ottenuti da frutti di papaya per il trattamento di ferite, per accelerare la guarigione e diminuire le possibili infezioni.

In uno studio clinico la papaina, presente nei frutti acerbi, è risultata sicura ed efficace nel contesto delle patologie infiammatorie intestinali. Inoltre, il consumo di circa 400 g di papaya al giorno in giovani uomini (18-24 anni) ha comportato il miglioramento dei livelli di colesterolo HDL e colesterolo totale e dello stato antiossidante del plasma dopo 4 settimane.


Latice

La linfa lattiginosa di una papaya acerba contiene papaina e chimopapaina. La papaina isolata trova diversi impieghi commerciali come il trattamento della birra e la produzione di gomme da masticare. La chimopapaina viene usata come seconda terapia nei contesti di ernia intradiscale non rispondenti alla terapia conservativa. 

Altri usi del latice riguardano l’uso per problemi gastrointestinali (dispepsia e diarrea), emorroidi e per le proprietà antielmintiche; uno studio in vitro ha dimostrato che il latice induce paralisi e porta alla morte i lombrichi (Pheritima posthuma) con effetti maggiori rispetto alla citropiperazina, usata come farmaco di riferimento.

Il latice ha mostrato inoltre le maggiori attività antimicotiche tra le parti di papaya saggiate, agendo anche in modo sinergico con il fluconazolo sulla crescita di Candida albicans, provocando danni alla parete cellulare.


Semi

I semi di papaya sono commestibili e hanno un sapore piccante; infatti, possono essere macinati e usati in cucina come sostituto del pepe nero. I semi hanno mostrato proprietà antibatteriche contro le infezioni da Escherichia coli, Salmonella e Staphylococcus, suggerendo usi potenziali contro i parassiti intestinali come gli elminti, di cui sono presenti studi in vivo a conferma dell’attività.

Il consumo di semi può proteggere i reni dall'insufficienza renale, come suggerito da alcuni studi condotti in modelli animali, così come migliorare le ulcere a livello gastrico. Numerosi studi in modelli in vivo hanno dimostrato che gli estratti di semi riducono la fertilità maschile, diminuendo la conta degli spermatozoi, ma, come nei casi precedenti, non esistono dati sull’uomo a conferma di queste attività.


Buccia

La buccia di papaya viene spesso utilizzata in ambito cosmetico grazie alla presenza di vitamina A. In alcuni casi viene usata come agente lenitivo e idratante, come antiforfora, oppure per ricercare proprietà schiarenti della pelle, ma non emergono studi scientifici a supporto.


Radici 

Il succo delle radici di papaya viene utilizzato in alcuni paesi dell'Asia per alleviare i disturbi urinari. Il decotto ottenuto dalla bollitura della parte esterna delle radici viene anche impiegato nella cura della dispepsia. L’estratto delle radici migliora in vivo la guarigione delle ferite, se assunto oralmente.

Carica papaya: preparazioni e dosi

La formulazione più comunemente valutata negli studi clinici è il succo ottenuto dalla spremitura delle foglie, somministrato a dosi comprese tra 2,5 mL nei bambini e fino a 150 mL al giorno negli adulti. Nel caso del succo non sono stati segnalati biomarcatori utili per la standardizzazione. La seconda formulazione più usata è un estratto acquoso standardizzato di foglie di C. papaya contenente il 40% di glicosidi, valutato in un intervallo di dosi tra 275 e 1200 mg al giorno. Diversi articoli hanno riportato l'uso dell'estratto di foglie di C. papaya senza specificare il tipo di estratto. L'estratto e il succo di foglie di C. papaya sono stati somministrati solo per un breve periodo, compreso da tre a cinque giorni, in studi randomizzati e controllati, principalmente in pazienti con dengue.

Effetti collaterali della Carica papaya

Il consumo orale di foglie di C. papaya è generalmente ben tollerato negli adulti, in diverse formulazioni (principalmente come succo ed estratto acquoso), sebbene manchino dati di sicurezza completi e di alta qualità. Le foglie sono state somministrate per una breve durata, fino a cinque giorni nella maggior parte dei casi, ma sono state riportate anche somministrazioni più lunghe. Disturbi gastrointestinali ed eruzioni cutanee sono gli effetti collaterali più comunemente riportati con il consumo di foglie. 

In studi su modelli animali sono stati segnalati effetti collaterali sulla riproduzione. Il decotto di foglie di papaya, somministrato durante il periodo gestazionale, ha avuto un impatto negativo sulla durata della gestazione e sull'indice di fertilità. Lo stesso preparato ha evidenziato tossicità riproduttiva maschile, evidenziata dalla compromissione del liquido seminale, ormone follicolo-stimolante sierico (FSH), l'ormone luteinizzante (LH) e livelli di testosterone, così come cambiamenti degenerativi dell'epitelio del tubulo seminifero. Questi effetti, tuttavia, sono stati osservati solo in studi animali.
Poiché non ci sono dati sufficienti sugli effetti del consumo a breve termine della foglia di C. papaya sul sistema riproduttivo femminile, le donne in gravidanza sono spesso state escluse dagli studi clinici; il rischio durante la gravidanza umana non può essere escluso e il prodotto dovrebbe quindi essere evitato.

Le foglie di papaya hanno potenziali interazioni farmacologiche con agenti ipoglicemizzanti orali, substrati della p-glicoproteina e antibiotici con proprietà chelanti dei cationi; quindi, la co-somministrazione di questi agenti dovrebbe essere evitata. Sebbene ci possano essere reazioni allergiche, non sono stati riportati eventi avversi gravi come casi di anafilassi.
Infine, sono stati documentati due casi di alterazioni degli enzimi epatici, che hanno stabilito una relazione causale "possibile" dell'estratto di foglie di C. papaya, pertanto è giustificata la sorveglianza post-marketing per monitorare la sicurezza, con particolare attenzione agli effetti collaterali epatici.

Conclusione sulla Carica papaya

In conclusione, il consumo di foglie di C. papaya negli adulti è generalmente considerato sicuro per l'uso a breve termine, sebbene sconsigliato in gravidanza e nelle persone con insufficienza epatica.
La trombocitopenia nella febbre dengue rimane l'indicazione più studiata per le foglie di C. papaya, a livello clinico, con interessanti sviluppi anche per la trombocitopenia indotta da chemioterapia.
Anche l’impiego sulle ferite sembra essere promettente, sebbene ancora poco dimostrato a livello di studi scientifici. Le altre attività riportate presentano solo dati preliminari e pertanto sono necessari altri studi per supportarne l’uso nell’uomo.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Articolo scientifico: Carica papaya: comprehensive overview of the nutritional values, phytochemicals and pharmacological activities. 
Autori: Oluwaseun Ruth Alara, Nour Hamid Abdurahman, John Adewole Alara.
Anno: 2020
Link: https://doi.org/10.1007/s13596-020-00481-3

Articolo scientifico: Carica papaya L. Leaf: A Systematic Scoping Review on Biological Safety and Herb-Drug Interactions. 
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Link: https://doi.org/10.1155/2021/5511221

Report: Carica papaya: Potential Implications in Human Health
Autori: Dave Heena and Trivedi Sunil.
Anno: 2019
Link: https://doi.org/10.2174/2215083805666190705170022

Articolo scientifico: Beneficial Role of Carica papaya Extracts and Phytochemicals on Oxidative Stress and Related Diseases: A Mini Review.
Autori: Yew Rong Kong, Yong Xin Jong, Manisha Balakrishnan, Zhui Ken Bok, Janice Kwan Kah Weng, Kai Ching Tay, Bey Hing Goh, Yong Sze Ong, Kok Gan Chan, Learn Han Lee and Kooi Yeong Khaw.
Anno: 2021
Link: https://doi.org/10.3390/biology10040287

Domande e risposte

L’uso di papaya è sicuro nell’uomo? 

Il consumo del frutto non è collegato a particolari effetti collaterali, mentre l’uso di estratti di foglie può avere potenziali effetti sulla sfera riproduttiva maschile e femminile. L’estratto di foglie è sconsigliato in donne in gravidanza e in soggetti con problematiche a livello epatico. Sono state segnalate problematiche gastrointestinali ed eruzioni cutanee tra gli effetti collaterali più comuni. Non sono stati invece segnalati effetti collaterali rispetto alle altre parti in uso della pianta.

Le foglie di papaya sono utili contro la malaria? 

Gli estratti di foglie, semi e corteccia di papaya hanno riportato attività contro il plasmodio responsabile della malaria, tuttavia non sono emersi studi di efficacia sull’uomo. La variabilità dei dati raccolti e delle preparazioni utilizzate non permette a oggi di trarre conclusioni sugli effetti nel trattamento di questa patologia.

L’uso di papaya è pericoloso in caso di patologie epatiche? 

Estratti ottenuti da foglie, semi e stelo hanno mostrato attività epatoprotettive in modelli animali, riducendo i valori di transaminasi; tuttavia, nel caso di estratti di foglie, sono stati segnalati due casi di pazienti con aumento di transaminasi. A oggi i dati sono ancora scarsi, per questo motivo si sconsiglia l’impiego di papaya (foglie) in caso di pazienti con patologie epatiche conclamate.

Quale è l’effetto farmacologico di papaya con più evidenze scientifiche? 

A oggi l’effetto con maggiori evidenze raccolte a livello clinico è il miglioramento della conta piastrinica in pazienti con trombocitopenia, in particolare nel contesto dell’infezione dengue.

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In collaborazione con

Enrico Sangiovanni

Enrico Sangiovanni

Il Dott. Enrico Sangiovanni, lavora come Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Farmacologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente è docente del modulo di Biologia vegetale, per il corso di Laurea a ciclo unico in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, e dell'insegnamento di Fitoterapia per la cute, per il corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.

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