Cannabis sativa L: cos'è, proprietà ed effetti

Cannabis sativa L: cos'è, proprietà ed effetti

Indice

Domande e risposte
 

Descrizione della pianta: habitat, cenni di botanica e usi tradizionali 

Immagine di un campo di canapaLa canapa (Cannabis sativa L.) è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, in grado di crescere fino ai 2 metri di altezza. La specie, originaria dell’India, si è diffusa in altre regioni del mondo come il Medio Oriente, l’Europa e i continenti europeo e americano soprattutto grazie a pratiche di coltivazione. I medici britannici nell’esercito indiano e le spedizioni in Egitto di Napoleone furono i principali responsabili dell’importazione europea della canapa. 
  • Da un punto di vista storico, per secoli la fibra di canapa è stata la materia prima per la produzione di carta, mentre in Italia ha avuto un ruolo fondamentale durante le repubbliche marinare per la fabbricazione di corde e vele per l’industria navale, ma ancora oggi trova uso nella realizzazione di tessuti e altri materiali. 
Dal punto di vista botanico la pianta si presenta con un caule eretto, che può essere in forma semplice o ramificata, e con foglie palmate molto caratteristiche, aventi lobi seghettati o lanceolati.
  • I fiori, qui distinti in maschili e femminili, si trovano divisi tra i diversi individui, questa proprietà permette la separazione dei sessi in piante della stessa specie, una caratteristica poco comune nel regno vegetale a differenza di quanto avviene nel regno animale.
Inoltre, sono presenti numerose ghiandole in tutta la pianta, responsabili della secrezione di una resina, dal colore bruno e dall’odore caratteristico.
  • La droga di Cannabis sativa L. è costituita dalle infiorescenze femminili e dalla resina della varietà indica. Le infiorescenze vanno raccolte prima della fioritura, che in genere si manifesta durante il mese di aprile.

Costituenti della droga e sottotipi di Cannabis

Centinaia di composti sono stati identificati nella canapa, tra cui:
  • Terpeni;
  • Alavonoidi (come le canflavine);
  • Zuccheri;
  • Acidi grassi;
  • Spiroindani;
  • Diidrostilbeni;
  • Composti azotati.
Tuttavia, i principali costituenti caratteristici della droga sono un gruppo di molecole chiamate cannabinoidi, sintetizzate nei tricomi ghiandolari.
Ad oggi, sono state identificate più di 100 molecole appartenenti a questa classe, ma i più importanti esponenti sono:
  • Δ9-tetraidrocannabinolo (Δ9-THC);
  • Cannabidiolo (CBD);
  • Cannabinolo (CBN), quest’ultimo è il prodotto di degradazione del Δ9-THC.
La presenza di queste molecole è influenzata non solo dal genotipo della pianta, ma anche da diversi parametri, tra cui il clima, la composizione del terreno e il tempo di raccolta.
  • Δ9-THC è un composto psicotropo (così come CBN), classificato come sostanza allucinogena, e i suoi effetti sono mediati nel sistema nervoso centrale dal legame di specifici recettori.
    • A causa del contenuto in Δ9-THC, Cannabis sativa è la sostanza illecita più diffusamente consumata in Europa nel 2020, specialmente tra gli adolescenti. Δ9-THC, come gli altri cannabinoidi, è poco solubile in acqua e si deposita nei tessuti ricchi di lipidi. La barriera ematoencefalica non sembra inibirne il passaggio, così come la barriera placentare.
Nonostante ciò, i restanti cannabinoidi non sono psicoattivi, come il CBD, e mantengono lo stesso attività biologiche interessanti.

Si possono distinguere tre principali tipologie di canapa (secondo Bruneton J., vedi approfondimenti):
  1. Tipo resina: con un maggiore contenuto di Δ9-THC (>1%) e priva di CBD;
  2. Tipo fibra: contenuto molto basso di Δ9-THC (< 0,2%) e tenore elevato di CBD;
  3. Tipo intermedio: alto contenuto di Δ9-TCH e CBD.
Piante con un contenuto di Δ9-THC < 0,1 % sono state selezionate in passato e coltivate a fini tessili.
  • Al fine di rispettare i limiti imposti dalla legge, le piante per essere coltivate devono avere un contenuto di Δ9-TCH inferiore allo 0,6%.
  • Nel caso di preparati realizzati con Cannabis, il contenuto di Δ9-TCH deve essere inferiore allo 0,2%, per non ricadere nella normativa delle sostanze stupefacenti.

Cannabis sativa: impieghi fitoterapici

Immagine di un impiego fitoterapico della canapa, cannabis con un dottore sullo sfondoLe prime testimonianze dell’uso di canapa come medicamento risalgono al 2700 a.C., raccolte in un antico erbario cinese.

Anche nel mondo egizio, secondo le testimonianze riportate nel papiro di Ebers (1550 a.C.), la pianta era usata per il trattamento di diverse condizioni patologiche.

A metà del XIX secolo Cannabis sativa venne inserita come analgesico nel dispensario farmaceutico statunitense, tuttavia sul finire dello stesso secolo il suo uso fu gradualmente sostituito dall’avvento di nuovi farmaci di sintesi.

Le proprietà terapeutiche vennero riscoperte negli anni 70 nel contesto del trattamento compassionevole di pazienti affetti da AIDS o tumori allo stadio terminale.
  • I responsabili delle attività biologiche sono i cannabinoidi, molecole in grado di attivare due tipologie di recettori nell’uomo, tipo 1 e tipo 2, prevalentemente concentrati i primi nel sistema nervoso centrale e i secondi nelle cellule immunitarie. 
A livello centrale, il legame dei cannabinoidi ai recettori di tipo 1 inibisce il rilascio di vari neurotrasmettitori e contestualmente inibisce le vie di trasmissione ascendente del dolore. A livello periferico la loro azione riduce la produzione di diverse molecole proinfiammatorie e quindi riduce la risposta immunitaria
  • Ogni cannabinoide ha una diversa affinità per le due tipologie di recettori, ad esempio:
    • Δ9-THC agisce preferenzialmente sui recettori di tipo 1;
    • Mentre CBD sui recettori di tipo 2.
Questo aspetto è particolarmente importante perché, in caso di preparati vegetali di Cannabis sativa, gli effetti biologici sono sempre il risultato di un’interazione di diverse molecole (in realtà le azioni sono diverse e non sempre inibitorie).
Il Δ9-THC è noto per indurre un innalzamento della soglia di percezione del dolore, senza causare depressione respiratoria. Inoltre, sono state descritte diverse altre proprietà di questa molecola come la stimolazione dell’appetito in pazienti oncologici oppure affetti da AIDS o anoressia nervosa, immunosoppressione, broncodilatazione e effetto antiemetico in caso di chemioterapia, radioterapia e HIV.
  • L’ambito di applicazione più studiato è senza dubbio il dolore, in questo contesto una recente metanalisi ha esaminato l’uso di diverse formulazioni di Cannabis sativa.
I dati suggeriscono il miglioramento degli stati dolorosi, specialmente per pazienti affetti da dolore neuropatico o cancro, tuttavia i dati non raggiungono la significatività dal punto di vista statistico. La causa è da ricondurre alla variabilità dei diversi preparati e alla pluralità di effetti dei diversi cannabinoidi.
Tra gli effetti legati al Δ9-THC sono stati registrati anche effetti miorilassanti sulla muscolatura striata. In questo ambito, diversi studi hanno riscontrato effetti benefici di Cannabis nella riduzione della sintomatologia legata alla sclerosi multipla. Il trattamento è in grado di ridurre la spasticità, gli spasmi muscolari e le complicazioni del tratto urinario in alcuni pazienti.

I preparati a base di Cannabis sono stati studiati anche nel glaucoma, una patologia caratterizzata da un’elevata pressione intraoculare che conduce a cecità. I dati dimostrano che i preparati riducono la pressione oculare, ma tuttavia l’effetto rimane transitorio. Questo aspetto, sommato alla scarsa solubilità dei cannabinoidi e alla comparsa di effetti indesiderati a livello sistemico, ha ridotto l’interesse verso questa tipologia di trattamento.
Anche gli studi nel contesto delle patologie infiammatorie intestinali non hanno ancora portato dati convincenti, a causa dei diversi risultati ottenuti con preparati di per sé molto variabili.

Infine, l’uso di CBD ha dimostrato alcuni benefici nel trattamento dell’epilessia nella sindrome di Dravet e nella sindrome di Lennox Gastaut, ma in generale non viene raccomandato come primo intervento, a causa degli effetti collaterali e della scarsità di evidenze scientifiche.

Preparazioni e dosi della canapa

Il primo estratto di Cannabis ad essere stato commercializzato, come spray sublinguale, include una miscela 1:1 di Δ9-THC e CBD ed è stato approvato per il trattamento del dolore neuropatico e per i sintomi di spasticità legati alla sclerosi multipla.
La posologia è personalizzata in base al paziente, ma non deve essere superiore alle 12 applicazioni giornaliere.
  • In Italia, i preparati a base di Cannabis (compreso il singolo Δ9-THC) realizzabili nelle Farmacie sono principalmente cartine per decozione, capsule apribili per decozione di cannabis micronizzata, estratto di olio di oliva ma anche estratti alcolici e glicolici/glicerici.
 
Immagine che rappresenta alcuni prodotti con canapa utilizzati in Italia

Effetti collaterali della Cannabis

La somministrazione cronica di Cannabis è associata, in un numero ristretto di pazienti, a sintomi riconducibili all’astinenza (insonnia, alterazione dell’appetito e dell’umore).
  • L’uso deve essere evitato nel caso di pazienti con problemi mentali come psicosi e schizofrenia.
A causa degli effetti sulla psiche indotti da Δ9-THC l’uso di Cannabis non è raccomandato in pazienti che richiedono attenzione oppure in caso di pazienti in trattamento con altri farmaci ipnotici o sedativi, farmaci oppioidi o consumatori di etanolo.
I preparati a base di canapa devono essere evitati anche da donne in gravidanza o allattamento, a causa di effetti tossici sullo sviluppo. A tal fine, la terapia con estratto standardizzato richiede l’uso di un efficace metodo contraccettivo, metodo che deve essere continuato fino a tre mesi dopo l’interruzione del trattamento Cannabis.
La terapia prolungata con Δ9-THC può causare l’innalzamento di enzimi epatici come:
  • CYP3A4;
  • 2C9;
  • 2C19. 

Conclusione

Cannabis sativa L. è una pianta dall’indubbio valore terapeutico. I dati finora raccolti evidenziano una grande varietà di effetti farmacologici, tuttavia la pluralità d’azione dei suoi componenti e la distribuzione dei rispettivi recettori in diverse parti dell’organismo umano aumentano la probabilità di insorgenza di effetti collaterali. Gli usi più documentati nel trattamento del dolore, possono in determinate circostanze abbassare la risposta immunitaria e quindi peggiorare la reazione contro agenti patogeni o trattamenti contro cellule tumorali negli stessi pazienti.
  • Risulta quindi fondamentale ricorrere a preparati standardizzati, aumentando il numero di studi per fornire risultati più chiari nei vari campi di applicazione. 
 
Immagine che rappresenta degli oggetti sparsi sul tavolo vicino ad una foglia di canapa


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 
Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi. 
Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A. 
Editore: Piccin 
Anno: 2020

Libro: Pharmacognosie, Phytochimie, Plantes Médicinales 5° Ed.
Autori: Bruneton J. 
Editore: Lavoisier 
Anno: 2016

Libro: Farmacognosia. Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali
Autori: Capasso F, De Pasquale R, Grandolini G.
Editore: Springer 
Anno: 2011

Domande e risposte

L’uso di Cannabis riduce il dolore? 

Diversi studi supportano l’uso di Cannabis per la riduzione del dolore, tuttavia le revisioni non possono giungere a risultati conclusivi a causa dell’alta variabilità dei preparati utilizzati e del conseguente ridotto numero di evidenze per singolo prodotto.

Fumare Cannabis è paragonabile all’assunzione in altre forme? 

Gli effetti di Δ9-THC sono maggiori quando assunto tramite fumo e i suoi effetti si manifestano più rapidamente. Questo aumenta le probabilità di sovradosaggio e la comparsa di effetti collaterali, come episodi psicotici, oltre ai classici danni causati dal fumo. L’assunzione attraverso preparati farmaceutici garantisce una maggior controllo sulla quantità di principi attivi assunti. Infine, è importante ricordare che il contenuto di cannabinoidi dipende dal genotipo della pianta di partenza e da vari fattori, come quelli climatici.

I preparati a base di Cannabis possono essere considerati sicuri? 

I preparati a base di Cannabis sono soggetti alla comparsa di effetti collaterali in quanto i cannabinoidi agiscono su diversi bersagli nell’uomo. Le attuali evidenze suggeriscono di ricorrere a preparati di Cannabis solo dopo aver tentato altre terapie farmacologiche.

Tutti i preparati a base di Cannabis sono psicotropi? 

No, l’attività psicotropa si manifesta nei preparati che contengono Δ9-THC o CBN. Preparati privi di queste componenti o altri cannabinoidi isolati, come CBD, non presentano proprietà psicoattive.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Enrico Sangiovanni

Enrico Sangiovanni

Il Dott. Enrico Sangiovanni, lavora come Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Farmacologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente è docente del modulo di Biologia vegetale, per il corso di Laurea a ciclo unico in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, e dell'insegnamento di Fitoterapia per la cute, per il corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.

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