Tumori della tiroide: classificazione, sintomi, cause e cura

 Tumori della tiroide: classificazione, sintomi, cause e cura

Indice


Domande e risposte
 

Cosa sono i tumori alla tiroide

I tumori della tiroide originano solitamente dalle cellule follicolari, quelle che compongono il tessuto tiroideo
Il cancro della tiroide non è molto frequente rispetto ad altre forme neoplastiche, ma rappresenta uno dei tumori più frequenti per le donne fra i 40 e i 60 anni. Secondo quando riporta AIRC, fino al 10-15 per cento delle tiroidi che vengono esaminate in autopsie presentano forme tumorali non diagnosticate, ipotizzando che questi tumori siano più comuni di quanto si pensi. Si tratta solitamente di tumori latenti, che crescono molto lentamente, e scarsamente invasivi. Con il trattamento la sopravvivenza dei pazienti in genere è molto buona, in particolare nelle forme ben differenziate (tassi di sopravvivenza di oltre il 90% a 10-15 anni dalla diagnosi).

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Immagine infografica che rappresenta una tiroide sana e una con cancro
 

Tipi di tumore alla tiroide 

Esistono vari tipi di tumori maligni alla tiroide che originano da cellule follicolari:
  • Carcinoma papillare, il più frequente fra i carcinomi differenziati (circa l’80% del totale). Si caratterizza per una una crescita lenta e può interessare uno o entrambi i lobi della tiroide;
  • Carcinoma follicolare, che rappresenta circa il 15% dei carcinomi differenziati della tiroide, colpisce per lo più persone con più di 50 anni ed è lento e scarsamente invasivo. Esiste una variante più aggressiva di tale tumore, il carcinoma a cellule di Hurtle (chiamati anche oncocitomi o tumori ossifili);
  • Carcinoma anaplastico, tumore raro (meno dell’1% dei tumori della tiroide) ma particolarmente aggressivo perché metastatizza a distanza molto precocemente.

Dalle cellule parafollicolari origina invece il Carcinoma midollare, che si caratterizza per la presenza di elevati livelli di calcitonina. Spesso familiare, può derivare sindromi genetiche come la sindrome neoplastica multiple tipo 2 (MEN2), cioè la presenza di altre neoplasie endocrine, come:
  • Il feocromocitoma;
  • Gli adenomi;
  • Itumori del pancreas endocrino multiple delle paratiroidi.
Oggi si conosce il gene alterato alla base di questa patologia (oncogene RET) e per questo i familiari dei pazienti vengono sottoposti a test genetico specifico.

I tumori della tiroide possono interessare anche i bambini, ma sono estremamente rari. In questi casi sia la tipologia del tumore che il suo trattamento sono gli stessi che nell’età adulta.
 

 

Immagine infografica che rappresenta un tumore alla tiroide
 

A che cosa serve la tiroide

La tiroide è una piccola ghiandola endocrina, a forma di farfalla, che si trova nella parte anteriore del collo ed è costituita da due lobi, uno destro e uno sinistro, uniti tra loro da uno stretto ponte, un istmo. Normalmente in un adulto pesa circa 20 grammi.
 È possibile palpare la tiroide toccandosi le cartilagini presenti nella faccia anteriore del collo e deglutendo: è l’organello morbido che si sente tra le dita.

Attraverso gli ormoni tiroidei tiroxina (T4) e tetra-iodotironina  (T3), la tiroide controlla molte delle funzioni del nostro corpo, in particolare il metabolismo:
Tramite la calcitonina, la tiroide controlla anche il livello di calcio nel sangue, funzione essenziale per evitare spasmi muscolari o malfunzionamenti nell’attività elettrica del cuore.

Tumore alla tiroide: sintomi

Il sintomo più comune del tumore della tiroide è la percezione di un nodulo all'interno della ghiandola, più o meno grande.
Bisogna differenziare fra Gozzo, Nodulo e Cancro. Il gozzo tiroideo è una tiroide ingrossata, per varie ragioni. Si parla di  “gozzo semplice” quando la ghiandola aumenta di volume in modo uniforme, mentre in altri casi si formano dei noduli (gozzo uninodulare se c’è un solo nodulo, oppure multinodulare se sono presenti più noduli). Un nodulo alla tiroide è un tumore maligno in meno del 10% dei casi e quasi mai dà dolore. La funzionalità tiroidea nel gozzo può non essere alterata (gozzo normofunzionante), oppure essere alterata, provocando ipertiroidismo o ipotiroidismo

Nei tumori più aggressivi, il cancro può manifestarsi già all’esordio con una massa che cresce rapidamente e che invade i linfonodi circostanti. I noduli – benigni o maligni che siano - non alterano quasi mai la funzione ghiandolare, quindi non ci sono altri sintomi evidenti. Non provocano quasi mai dolore, ma semmai fastidio alla deglutizione (disfagia) o nel tossire quando raggiungono dimensioni estese, da toccare gli organi circostanti.

Diagnosi

La prima cosa da fare sono le analisi del sangue per misurare gli ormoni tiroidei nel sangue (T3 ed T4) e il TSH,  per accertare il funzionamento della tiroide. L’alterazione di questi valori significa solitamente la presenza di disfunzioni di origine non tumorale, come ipotiroidismo, ipertiroidismo o infiammazioni come le tiroiditi. Se questi ormoni  (TSH, T3, T4) sono molto elevati, possono essere manifestazioni di un tumore benigno iperfunzionante (adenoma tossico). Si misurano inoltre gli autoanticorpi anti-tireoglobulina e anti-tireoperossidasi per verificare che non vi siano concomitanti fenomeni autoimmunitari. In caso non ci siano variazioni di questi valori, in presenza di un nodulo, si raccomanda anzitutto di misurare almeno una volta la calcitonina che non deve essere elevata, perché altrimenti potrebbe essere indice di un possibile carcinoma midollare della tiroide.

L’esame più importante per la diagnosi del tumore alla tiroide è l’ecografia, che coinvolge anche i linfonodi circostanti. In caso di masse sospette e del diametro superiore a 1 centimetro si procede con l’agoaspirazione. Si utilizza anche la scintigrafia tiroidea, per misurare la capacità della tiroide captare lo iodio. 
Nel caso di noduli più estesi si sottopone il paziente a TC o una risonanza del collo, che permettono di visionare meglio i tessuti circostanti.

Una volta diagnosticato il tumore, per classificarne lo stadio e la diffusione si usa il sistema TNM, basato sulla dimensione della massa (T), sulla presenza o assenza di linfonodi coinvolti (N) e sulla presenza o assenza di metastasi a distanza (M).

 
Immagine che rappresenta una persona che fa ecografia alla tiroide

Trattamento per il tumore alla tiroide

La prima scelta è la chirurgia, che prevede l’asportazione dell’intera tiroide (tiroidectomia) e dei linfonodi che dovessero risultare coinvolti o a rischio. Nei casi in cui il carcinoma sia molto piccolo si può optare per loboectomia, cioè l’asportazione solo della parte della tiroide coinvolta. Vivere senza tiroide significa assumere per sempre gli ormoni tiroidei che non riusciamo più a produrre.
Nel caso di tumori papilliferi o follicolari in cui vi è rischio che sia rimasto del tessuto tumorale o ad alto rischio di recidiva, si somministra al paziente iodio radioattivo.
Non viene invece quasi più proposta la chemioterapia classica, preferendole terapie a bersaglio molecolare. Oggi in Italia sono prescrivibili quattro tipi di farmaci, che appartengono alla famiglia degli inibitori delle tirosin-chinasi, che bloccano la proliferazione cellulare e l’angiogenesi, cioè la crescita dei vasi che dovrebbero nutrire il tumore: 
  • Vandetanib e cabozantinib per il carcinoma midollare avanzato e progressivo;
  • Lenvatinib e sorafenib per il carcinoma scarsamente differenziato.


Alimentazione e tiroide

Non ci sono diete miracolose o rimedi per la prevenzione: le patologie della tiroide sono malattie serie che vanno trattate farmacologicamente e, se necessario, chirurgicamente.
Tuttavia è evidente che una dieta sana ed equilibrata, un indice di massa corporea contenuto, possono aiutare l’organismo a stare in salute. Nel caso della tiroide lo iodio ha un ruolo importante. Sappiamo che contribuisce alla costituzione degli ormoni tiroidei, come la tiroxina e la triiodotironina, composti rispettivamente da 4 e 3 atomi di iodio, e che sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso.
È quindi importante assumere la quantità di iodio necessaria (senza però esagerare!), sia usando il sale iodato, che mangiando pesce di mare, crostacei, molluschi e seguendo la dieta mediterranea.

 
Immagine che rappresenta una serie di alimenti che contengono lo iodio
 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come capire se hai un tumore alla tiroide?

La prima cosa da fare sono le analisi del sangue per misurare gli ormoni tiroidei nel sangue (T3 ed T4) e il TSH,  per accertare il funzionamento della tiroide. L’alterazione di questi valori significa solitamente la presenza di disfunzioni di origine non tumorale, come ipotiroidismo, ipertiroidismo o infiammazioni come le tiroiditi.  Si misurano inoltre gli autoanticorpi anti-tireoglobulina e anti-tireoperossidasi per verificare che non vi siano concomitanti fenomeni autoimmunitari. In caso non ci siano variazioni di questi valori, in presenza di un nodulo, si raccomanda anzitutto di misurare almeno una volta la calcitonina che non deve essere elevata, perché altrimenti potrebbe essere indice di un possibile carcinoma midollare della tiroide. L’esame più importante per la diagnosi del tumore alla tiroide è l’ecografia, che coinvolge anche i linfonodi circostanti. In caso di masse sospette e del diametro superiore a 1 centimetro si procede con l’agoaspirazione. Si utilizza anche la scintigrafia tiroidea, per misurare la capacità della tiroide captare lo iodio.  Nel caso di noduli più estesi si sottopone il paziente a TC o una risonanza del collo, che permettono di visionare meglio i tessuti circostanti.

Quali sono i sintomi di un tumore alla tiroide?

Il sintomo più comune del tumore della tiroide è la percezione di un nodulo all'interno della ghiandola più o meno grande, ma si stima che meno del 10% dei noduli tiroidei siano tumori maligni: nella grande maggioranza si tratta di forme benigne di crescita ghiandolare. Nei tumori più aggressivi, il cancro può manifestarsi già all’esordio con una massa che cresce rapidamente e che invade i linfonodi circostanti. I noduli – benigni o maligni che siano - non alterano quasi mai la funzione ghiandolare, quindi non ci sono altri sintomi evidenti. I tumori non sono dolorosi.

Quando un nodulo alla tiroide fa male?

I noduli non provocano quasi mai dolore, ma semmai fastidio alla deglutizione (disfagia) o nel tossire quando raggiungono dimensioni estese, da toccare gli organi circostanti. 

Che cos'è il gozzo tiroideo?

Il gozzo tiroideo è una tiroide ingrossata, per varie ragioni. Si parla di  “gozzo semplice” quando la ghiandola aumenta di volume in modo uniforme, mentre in altri casi si formano dei noduli (gozzo uninodulare se c’è un solo nodulo, oppure multinodulare se sono presenti più noduli). Un nodulo alla tiroide è un tumore maligno in meno del 10% dei casi. La funzionalità tiroidea nel gozzo può non essere alterata (gozzo normofunzionante), oppure essere alterata, provocando ipertiroidismo o ipotiroidismo. 

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In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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