Sifilide (MST): cos'è, contagio, sintomi e cura

Sifilide (MST): cos'è, contagio, sintomi e cura

Indice

La Sifilide: una malattia del passato?

La sifilide, anche nota come lue, è un’infezione sessualmente trasmissibile causata da un batterio, il Treponema pallidum.


Cosa vuol dire sifilide?

Il nome della malattia deriva dal latino syphilis, introdotto dall’umanista e scienziato Girolamo Fracastoro nel titolo del suo poema Syphilis, sive de morbo gallico, scritto nel 1530, derivandolo dal nome del protagonsita Syphilus. 
Storicamente, fu importata dal continente americano in seguito ai primi viaggi degli europei nel ‘500. Inizialmente veniva chiamata great pox (il grande vaiolo) per via delle analogie fra l’eruzione cutanea che causa e quella associata al vaiolo. Nei secoli affrontò periodi di notevole diffusione, fino all’avvento degli antibiotici. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la sua incidenza iniziò a diminuire. 


La sifilide esiste ancora

Recentemente, il trend sta nuovamente aumentando: ogni anno nel mondo ci sono 12 milioni di nuovi malati
La sifilide è una malattia evitabile ma, se non trattata adeguatamente, potenzialmente letale. Dopo l’AIDS è l’infezione sessualmente trasmissibile con il più alto tasso di mortalità. Fra le vittime celebri di questa malattia anche personaggi come:

  • Al Capone, che ebbe serie conseguenze psichiche dovute alla sifilide, malattia che ne causò la morte. La leggenda racconta che anche il pirata Barbanera ne fu colpito.
  • Soffrì di sifilide anche Friedrich Nietzsche, che della patologia scrisse: “Sto bene quando spero, e la salute è legata alle mie speranze. Voi sapete che vi sono talvolta stati di sofferenza psichica che sono quasi un beneficio, perché fanno scordare quel che si soffre altrove. Ecco la mia filosofia della malattia: essa dona speranza alle anime”. 
  • Per anni si è creduto che questa patologia fosse stata responsabile del decesso prematuro (a soli 46 anni) di Oscar Wilde, almeno fino a quando la comunità scientifica non riaprì il caso, appurando che la causa della morte è da attribuire ad una meningoencefalite complicanza di una grave otite che aveva colpito lo scrittore irlandese. La ricostruzione del caso è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista The Lancet.


La sifilide in Italia

Dal 1991 al 2017, sono stati segnalati 10.736 nuovi casi di sifilide latente, più frequenti nei soggetti di età uguale o maggiore a 45 anni.
 


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Immagine infografica che rappresenta la sifilide
 

Che cos'è la sifilide primaria?

Il periodo di incubazione

Da quando si verifica l’infezione (ovvero quando il batterio entra nelle cellule) alla comparsa della sintomatologia possono trascorrere da 10 a 90 giorni


Cos’è il sifiloma? 

Trascorso il periodo di incubazione, nel punto di inoculo compare una singola escoriazione, definita sifiloma. Il sifiloma si manifesta generalmente in corrispondenza degli organi genitali, è di forma rotonda, di piccole dimensioni e indolore. 
Durante questa fase, la diagnosi è complessa, perché deve differenziare il sifiloma dalle manifestazioni causate da altre patologie sessualmente trasmissibili relativamente diffuse, come quelle da Herpes simplex, un virus che può anche provocare un’infezione combinata con il batterio della sifilide. 
Il sifiloma permane da 3 a 6 settimane e guarisce spontaneamente. In questo frangente la probabilità che il paziente si senta (a torto) guarito è elevata e giustificata dal fatto che le sue condizioni generali sono buone e che la sintomatologia è completamente scomparsa. Tuttavia, se la malattia non riceve un adeguato trattamento, evolve verso lo stadio secondario.
 

 
Immagine infografica che rappresenta l'evoluzione della sifilide
 

Sifilide secondaria

In questa fase il Treponema pallidum si diffonde attraverso la circolazione sanguigna e provoca lesioni diffuse su cute e mucose (lesioni mucocutanee).

A distanza di settimane o mesi dalla conclusione della fase primaria, insorge un’eruzione cutanea rossastra simmetrica (papulomatosi sifilitica). Si tratta di una dermatite che non causa prurito e si manifesta più marcatamente su mani e piedi. In seguito ad una evoluzione più o meno prolungata nel tempo, scompare spontaneamente.

Anche in questo caso, in sede di diagnosi, occorre differenziare la dermatite da altre patologie, quali:
  • Reazioni cutanee da farmaci;
  • Mononucleosi infettiva;
  • Pitiriasi rubra pilaris e pitiriasi rosea
  • Alcune micosi.
La papolomatosi sifilitica può scomparire nel giro di pochi giorni, settimane o mesi. La sua scomparsa può essere definitiva oppure dare luogo a cicli ricorrenti di riacutizzazioni e guarigioni. La remissione delle lesioni è sempre completa, generalmente senza cicatrici residue.

Gli altri sintomi caratteristici di questo stadio sono:
  • Febbre;
  • Dolori muscolari (mialgia);
  • Dolori ossei: sono causati dall’infiammazione della membrana (periostio) che riveste l’osso e le sue articolazioni (periostite);
  • Linfoadenopatia: l’ingrossamento generalizzato dei linfonodi si presenta nel 50% circa dei pazienti. I linfonodi non sono dolenti alla palpazione;
  • Epato-splenomegalia: l’ingrossamento di fegato e milza è frequentemente associato a quello dei linfonodi;
  • Mal di gola;
  • Alopecia a chiazze: se la dermatite sifilitica coinvolge il cuoio capelluto, si può avere caduta dei capelli nelle aree colpite;
  • Otosifilide: l’infezione può attaccare le strutture dell’orecchio e determinare perdita dell’udito, acufeni (disturbo a causa del quale il paziente avverte in una o entrambe le orecchie fischi o ronzii). Se il batterio aggredisce anche l’organo dell’equilibrio (situato nell’orecchio interno) può insorgere la labirintite;
  • Sindrome oculare: se l’infezione interessa l’occhio, a seconda della struttura colpita, è possibile avere uveite, cheratite interstiziale, retinite o neurite ottica. In qualche caso, si può avere neuropatia degli altri nervi cranici. Talvolta, più sintomi a carico dell’apparato visivo configurano la cosiddetta “sindrome oculare”;
  • Complicanze cerebrali: la più comune è la cefalea. Dal 10 al 30% dei pazienti presenta un quadro di meningite, in cui la cefalea si associa a rigidità nucale, paralisi dei nervi cranici e sordità;
  • Calo ponderale: a causa della nausea e dell’inappetenza;
  • Astenia.
 

Sifilide senza sintomi (o lantente)

La sifilide asintomatica (anche detta latente) è rappresentata da una fase nel decorso della malattia nella quale i sintomi sono assenti e la trasmissione non può avvenire. Tuttavia, gli anticorpi continuano ad essere presenti nel sangue. 


La sifilide può rimanere per sempre?

La sifilide può rimanere permanentemente in questa forma, una sorta di sifilide a vita. Talvolta accade anche che pazienti con sifilide in fase latente, sottoposti a terapia antibiotica per altre ragioni, guariscano anche da questa patologia.
 

Immagine che rappresenta i batteri di sifilide

Sifilide terziaria (o avanzata)

Durante questo stadio, a cui è raro che la malattia possa giungere grazie alla disponibilità di antibiotici, le conseguenze si propagano a tutti i distretti del corpo. Gli organi interni possono essere tanto compromessi da portare il paziente alla morte. 
Di seguito le modalità con cui può presentarsi la sifilide terziaria:


Neurosifilide

Nota anche come sifilide neurale o sifilide cerebrale (o sifilide quaternaria), è il risultato dell’interessamento del sistema nervoso da parte della sifilide terziaria. La neurosifilide provoca una forma di meningite che causa la perdita della capacità di controllo dei muscoli, la paralisi e la confusione mentale. La malattia insorge generalmente con lievi cambiamenti di personalità e amnesia e può evolvere in demenza. I sintomi psichiatrici più frequenti sono deliri, allucinazioni, disturbi dell’umore e aggressività.
La neurosifilide può presentarsi come sifilide meningea e, se coinvolge i vasi sanguigni, dando luogo ad un’infiammazione delle arterie cerebrali e midollari di medio e grosso calibro, come neurosifilide. Le conseguenze della neurosifilide meningovascolare vanno dalla: cefalea alle alterazioni del comportamento, includendo talvolta rigidità nucale, vertigini, deficit della concentrazione, perdita della memoria, apatia, insonnia, visione offuscata, debolezza e atrofia dei muscoli degli arti, incontinenza urinaria e/o fecale, trombosi delle arterie spinali, responsabile della paralisi degli arti inferiori.
La terza forma di neurofilide è la parenchimatosa, che si realizza quando se la meningoencefalite cronicizza, attacca e distrugge la corteccia cerebrale, l’area del cervello che sovrintende alle funzioni superiori, quelle tipiche del ragionamento. I risultati comprendono: alterazioni del comportamento, disturbi psichiatrici, demenza.
Il coinvolgimento del sistema nervoso può generare la paralisi generale, la manifestazione più frequentemente associata ai sintomi psichiatrici, causati dalla perdita neuronale. La paralisi generale insorge con effetti psichici come disturbi dell’umore, psicosi e alterazioni cognitive; successivamente, la demenza diviene prevalente. 
La tabe dorsale è invece un processo degenerativo progressivo a carico del midollo spinale, associato a progressiva perdita dei riflessi periferici, alterazione della sensibilità e atassia (ovvero perdita graduale della capacità di coordinare i movimenti). Talvolta sono presenti anche impotenza e incontinenza. La malattia si manifesta con crisi di dolore agli arti inferiori e agli organi interni. 


Sifilide cardiovascolare

Si tratta di una forma di sifilide terziaria che colpisce il cuore ed i vasi sanguigni
Può determinare un’infiammazione dell’aorta, con lo sfiancamento della sua parete e la conseguente dilatazione anomala e localizzata di questa grossa arteria (aneurisma). Questo quadro clinico è definito aortite sifilitica e si realizza nell’80% dei casi di sifilide cardiovascolare.
Le pulsazioni dell’aorta dilatata possono irritare il nervo vago e quindi causare tosse riflessa. La pressione esercitata sulla trachea può determinare difficoltà respiratoria. Se ad essere compresso è il nervo laringeo, si può avere raucedine a causa della paralisi delle corde vocali
Altri sintomi della sifilide cardiovascolare sono l’insufficienza aortica e la stenosi delle coronarie.


Le gomme sifilitiche

La cute e le mucose possono sviluppare le cosiddette gomme, ossia masse morbide, infiammate e localizzate, ma in grado di infiltrare i tessuti circostanti e di crescere all’interno dell’osso. Le gomme sono inizialmente di consistenza dura, ma poi si aprono in superficie e formano ulcerazioni con bordi a picco. Non causano dolore, sono poco contagiose (perché la loro interno la presenza del batterio è scarsa) e vanno incontro a guarigione spontanea con formazione di tessuto cicatriziale. 

 

Sifilide congenita (o prenatale)

Il contagio da parte della madre durante la gestazione può causare la morte del feto o la nascita di un bambino già malato. La trasmissione della malattia può avvenire in tutte le fasi della gravidanza, ma il rischio aumenta dopo il primo trimestre.

Dei 12 milioni di casi nuovi ogni anno nel mondo, due sono rappresentati da donne in gravidanza.

La sifilide congenita tardiva è caratterizzata da lesioni oculari, ipoacusia o sordità e alterazioni quali il naso a sella (deformità che consiste nell’abbassamento del dorso del naso), la tibia a sciabola (deformazione della tibia, che appare incurvata verso l’esterno) e gli incisivi di Hutchinson (incisivi obliqui). 

La sifilide nell'uomo

Come riconoscere la sifilide nell’uomo? 

Nell’uomo la sifilide primaria colpisce prevalentemente attraverso la comparsa di sifilomi a livello del pene, dell’ano e dell’ultimo tratto dell’intestino retto. Il sintomo principale anche nell’uomo è dunque rappresentato dal caratteristico nodulo ulcerato non dolente e associato ad ingrossamento dei linfonodi della regione pelvica, che regredisce in qualche settimana.
Malgrado la discreta riconoscibilità delle lesioni nell’uomo, al netto della differenziazione rispetto ad altre malattie sessualmente trasmissibili, la diagnosi di sifilide non è mai solo clinica, ma deve essere sempre confermata con le analisi di laboratorio. 


Come riconoscere la sifilide secondaria nell’uomo

In questa fase il batterio si diffonde attraverso la circolazione sanguigna e provoca lesioni diffuse su cute e mucose. Può comparire, in particolare su mani e piedi, un’eruzione cutanea rossastra simmetrica (papulomatosi sifilitica), non associata a prurito e che scompare spontaneamente. Possono essere presenti altri sintomi quali febbre, dolori muscolari e ossei, ingrossamento generalizzato dei linfonodi, ingrossamento di fegato e milza, calo di peso, debolezza e mal di gola.
Se la sifilide secondaria aggredisce il cuoio capelluto, può dare alopecia a chiazze.
La malattia può colpire gli occhi (sindrome oculare), le orecchio (otosifilide) o il cervello (in questo caso è alla base di forti cefalee). 


La cura della sifilide nell’uomo

Anche nel maschio viene prescritta la penicillina, e la terapia estesa ai suoi partner
 

Immagine che rappresenta un uomo con dolore ai genitali

Come ci si contagia

La sifilide si trasmette tramite il contatto diretto con le ulcere e le ferite (trasmissione sessuale): pertanto, l’uso del profilattico protegge dall’infezione. Il contagio dell’infezione può avvenire anche attraverso il sangue (trasmissione ematica).


Si può contrarre la sifilide con un bacio?

La trasmissione mediante la saliva può essere possibile solo se chi contagia la malattia ha lesioni sifilitiche a livello della bocca, nella mucosa orale, e chi la contrae ha escoriazioni nella stessa regione.


Chi trasmette la sifilide e quando è contagiosa la malattia? 

Il batterio può essere veicolato durante tutto l’arco della malattia, anche nella prima fase, quando il paziente non sa ancora di essere malato.
Oltre che sessuale ed ematica, la trasmissione può essere transplacentare, ossia passare dalla madre al feto durante la gravidanza.


Il contagio indiretto

Al contrario di quanto avviene per altre malattie sessualmente trasmesse, non esiste per la sifilide la possibilità di contagio tramite oggetti utilizzati da un soggetto infetto.
 

Immagine che rappresenta una donna che regge un preservativo in mano

La sifilide: come si disgnostica

Immagine che rappresenta un testLa diagnosi viene posta sulla base dell’osservazione al microscopio del materiale prelevato da un’ulcera e dei test eseguiti sul sangue.


Le analisi 

Possono essere effettuati test mirati alla rilevazione degli anticorpi diretti contro il batterio (e per questo definiti treponemici) oppure test non treponemici. In entrambi i casi, non diventano positivi prima di 3-6 settimane dopo l'infezione iniziale. Possono quindi facilmente produrre un risultato negativo nella fase iniziale della sifilide primaria.


Test non treponemici

I test non treponemici (reaginici, RPR, Rapid Plasma Reagin) sono esami sensibili, semplici e poco costosi, che vengono frequentemente utilizzati per lo screening, ma che non sono completamente specifici per la sifilide, ma offrono un risultato di tipo qualitativo.
Possono essere anche eseguiti sul liquido cerebrospinale per la diagnosi della neurosifilide o per monitorare la risposta al trattamento in funzione della quantità di anticorpi prodotti.
I titoli reaginici diventano in genere negativi dopo un anno nella sifilide primaria e dopo 2 anni nella sifilide secondaria; tuttavia, titoli bassi possono persistere in circa il 15% dei pazienti. 


Test treponemici

I test treponemici rilevano gli anticorpi anti-treponemici e sono molto specifici per la sifilide. In genere, rimangono positivi per molti decenni, anche quando la terapia ha successo: per questa ragione non possono essere usati per valutarne l'efficacia.


Quale test scegliere?

Per monitorare il decorso della malattia deve essere eseguito il test reaginico; valori molto alterati possono suggerire una nuova infezione o l’inefficacia dei farmaci.
Per effettuare una prima diagnosi occorre effettuare sia i test troponemici che quelli reaginici. Risultati positivi su entrambi documentano l’infezione; se il test troponemico è positivo, ma quello reaginico è negativo deve essere ripetuto il test treponemico; se sono entrambi negativi, l’infezione è esclusa. Quando, invece, il test troponemico risulta positivo e quello reaginico negativo ma il paziente manifesta sintomi e anamnesi compatibili con l’infezione, deve essere ripetuto il test reaginico da 2 a 4 settimane, per assicurarsi che non sia stato eseguito troppo precocemente. 


Quando fare il test? 

Il sospetto di sifilide (e quindi la prescrizione dei test) deve sorgere a seguito della rilevazione delle tipiche lesioni mucocutanee, in assenza di allorché queste non abbiano altra spiegazione. In generale, è corretto considerare l’ipotesi della sifilide quando la sintomatologia aspecifica si presenti in un paziente positivo per HIV o che abbia abitudini sessuali a rischio.
I casi di sifilide devono essere denunciati alle autorità di Salute Pubblica dagli operatori sanitari che li rilevano.


Il pap test è utile per diagnosticare la sifilide?

No. Eventualmente, occorrerebbe eseguire un tampone vaginale
 

Sifilide: come contrarla

Trattandosi di una malattia causata da un agente batterico, il trattamento prevede la somministrazione di un antibiotico. Anticamente, molto prima della scoperta degli antibiotici, la sifilide veniva trattata con il mercurio, elemento il cui uso è associato ad elevatissima tossicità.


Chi cura la sifilide?

Per curare la malattia è possibile rivolgersi a diversi specialisti, in ginecologia, andrologia, dermatologia e venereologia.


Quale antibiotico per la sifilide? 

La penicillina è la molecola d’elezione per la terapia della sifilide, anche durante la gravidanza, sebbene sia sbagliato pensare che la penicillina sia una medicina valida per tutti i casi. Con lo stesso composto devono essere trattati anche i partner del paziente.
Nei l caso di pazienti allergici alla penicillina, la seconda scelta è il ceftriaxone (una cefalosporina). Dal momento che l’allergia alla penicillina spesso comporta anche una sensibilizzazione verso le cefalosporine (che hanno struttura chimica simile), in questi casi si può procedere con la desensibilizzazione. La somministrazione, secondo uno schema preciso, di dosi crescenti di antibiotico, consente di raggiungere uno stato di tolleranza


Quando si guarisce

Dopo il trattamento antibiotico i pazienti devono sottoporsi a controlli clinici che comprendono sia esami obiettivi che test sierologici. Nei casi di neurosifilide, alla batteria di test occorre aggiungere l’esame del liquor cefalorachidiano, da eseguire ogni 6 mesi, fino a che i parametri rientrano nei range di normalità.
I test devono essere ripetuti anche dopo la conclusione della terapia: a sintomatologia scomparsa, infatti, l’eventuale presenza di anticorpi è indicativa del fatto che la malattia è ancora attiva.


Si può prendere la sifilide una seconda volta?

Una volta curata, la malattia non dà ricadute, ma è possibile un nuovo contagio.
 

Le caratteristiche della malattia

La sifilide è una malattia che presenta caratteristiche peculiari, che ne influenzano fortemente la capacità di diffusione e la patogenesi:
  • Sifilide e HIV: la sifilide predispone all’acquisizione di altre infezioni, in particolare l’AIDS. Quindi chi ha la sifilide ha anche l’HIV? No, ma il rischio di trasmissione del virus HIV è da 2 a 5 volte maggiore se è presente anche l’infezione sifilitica (fonte CDC). Per questa ragione tutti i pazienti cui è stata diagnosticata la sifilide devono sottoporsi al test per HIV. La coinfezione (sifilide + AIDS) determina un’accelerazione della progressione di entrambe la patologie e aumenta il rischio che il paziente sviluppi la meningite come complicanza;
  • Fasi asintomatiche: il fatto che la sifilide attraversi fasi relativamente lunghe durante le quali i sintomi sono assenti, rende la diagnosi tardiva. La scomparsa dei sintomi non è necessariamente indice di guarigione, ma può rappresentare la transizione ad una fase di maggiore gravità;
  • Diagnosi differenziale: alcuni dei sintomi che provoca (quali l’eruzione cutanea caratteristica della fase secondaria della malattia) possono essere confusi con manifestazioni di altre patologie;
  • Immunizzazione non definitiva: la sintesi di anticorpi conseguente all’acquisizione dell’infezione non immunizza definitivamente nei confronti della sifilide. Il livello delle immunoglobuline prodotte dall’organismo tende, infatti, a ridursi dopo il trattamento antibiotico, lasciando il paziente suscettibile di una nuova infezione.
 

La situazione attuale

Immagine che rappresenta una donna con problemi alla pelleEssendo disponibili test diagnostici specifici e un trattamento antibiotico efficace, la sifilide è oggi un problema serio di Salute Pubblica quasi esclusivamente nei Paesi più poveri. Per rispondere all’esigenza di diagnosticare precocemente la malattia ed estendere l’accesso alle terapie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato una partnership con la Banca Mondiale e l’UNDP (United Nations Development Programme). La collaborazione ha prodotto linee guida che indicano i criteri per una diagnostica rapida ed efficace da implementare nei Paesi in via di sviluppo.

Nei Paesi europei la sifilide è coinvolta nelle conseguenze dell’antibiotico resistenza, il fenomeno per cui i microorganismi finora sensibili agli antimicrobici sviluppano resistenza nei loro confronti. L’OMS raccomanda, a questo proposito, il monitoraggio dei casi di infezione e di antibiotico resistenza. Un ulteriore fattore che ha determinato un relativo aumento dei casi in Europa dal 2010 ad oggi, è la facilità di trasmissione.

I dati a disposizione delle autorità di Sanità Pubblica sono però lacunosi. La rilevazione epidemiologica è complicata dal fatto che esiste un numero importante di pazienti che non si reca nei centri diagnostici per i controlli, sfuggendo all’obbligo di notifica. La maggior parte dei casi di sifilide viene oggi diagnosticata casualmente.

La sifilide giunge alla fase terziaria in una percentuale assai limitata di casi, nel nostro continente, anche a causa di quanto scritto sopra circa il periodo di latenza della malattia. Anche coloro che non hanno ricevuto adeguato trattamento nelle prime fasi, se sottoposti a terapia antibiotica per altre ragioni (circostanza frequente), sconfiggono anche questa infezione.

La sifilide è una patologia evitabile, la cui prevenzione è fortemente ostacolata dalla sottostima del rischio. E’, infatti, considerata una malattia del passato, lontana dalla nostra epoca e, come tale, inoffensiva. 

Domande e risposte

Quali sono i sintomi della sifilide?

I sintomi della sifilide variano in funzione dello stadio in cui la malattia si trova. Nella sifilide primaria, nel punto di inoculo compare il sifiloma, un’escoriazione di forma rotonda, di piccole dimensioni e indolore, che guarisce spontaneamente in 3-6 settimane. Se la malattia non riceve un adeguato trattamento, evolve verso lo stadio secondario, nel quale il batterio si diffonde attraverso la circolazione sanguigna e provoca lesioni diffuse su cute e mucose, la papulomatosi sifilitica. Si tratta di una dermatite non pruriginosa che scompare spontaneamente dopo un periodo di tempo variabile. Gli altri sintomi caratteristici di questo stadio sono: febbre, dolori muscolari e ossei, linfoadenopatia, epato-splenomegalia, debolezza e calo di peso. Si possono avere sintomi locali nel caso in cui la sifilide colpisca determinati distretti. Il coinvolgimento del cuoio capelluto determina otosifilide e quello degli occhi la sindrome oculare. Durante la fase avanzata, a cui è raro che la malattia possa giungere grazie alla disponibilità di antibiotici, i sintomi riguardano tutto il corpo. Gli organi interni possono essere tanto compromessi da portare il paziente alla morte. 

Come si guarisce dalla sifilide?

Trattandosi di una malattia di origine batterica, deve essere curata con gli antibiotici. 

Cos’è la sifilide e come si cura?

La sifilide è una patologia causata da un batterio, che viene trasmessa generalmente per contatto sessuale ed ha un’evoluzione progressiva nel tempo. Oggi, grazie alla disponibilità di antibiotici, la sifilide viene curata con successo e precocemente, giungendo in rari casi a provocare lesioni diffuse nel corpo. 

Che cos’è la sifilide?

La sifilide è una malattia sessualmente trasmissibile correlata all’infezione batterica da Treponema pallidum. Un tempo più diffusa e associata a gravi manifestazioni, oggi è curabile efficacemente con la somministrazione di antibiotici. Viene diagnosticata con test eseguiti su campioni di sangue.
L’assenza di un trattamento adeguato può esporre al rischio serio di progressione della sifilide e alla compromissione di diversi distretti corporei, che può portare alla morte.

Come sono le macchie della sifilide?

Nella fase primaria, la sifilide è correlata alla comparsa del sifiloma, un’escoriazione cutanea che si manifesta nell’area dove è avvenuto l’inoculo. Questa lesione guarisce spontaneamente in un tempo variabile. Nella fase secondaria della malattia, si manifesta un’eruzione cutanea a papule tondeggianti diffuse su cute e mucose, una dermatite non pruriginosa che si risolve senza trattamento in qualche settimana.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

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