Rinite allergica, quanto dura? Terapia, sintomi e rimedi

Rinite allergica, quanto dura? Terapia, sintomi e rimedi

Indice

Domande e risposte

Cos’è la rinite allergica

La rinite allergica è la manifestazione più classica delle allergie respiratorie, condizioni determinate da una reazione infiammatoria del sistema immunitario contro sostanze esterne innocue scambiate per nemici aggressivi. 

Quanto dura? La durata della sintomatologia dipende dalla durata dell’esposizione ai fattori allergizzanti. 

Quando passa la rinite passa anche l’allergia? No. Lo stato di allergia permane anche quando vengono allontanati gli allergeni. Sono le sue manifestazioni a risolversi.


Cosa succede quando compare la rinite allergica

I disturbi respiratori si manifestano quando le mucose respiratorie e le congiuntive degli occhi vengono esposte ad un allergene. 
Di per sé, gli allergeni sono elementi innocui, ma nelle persone allergiche vengono scambiati per aggressori esterni pericolosi. Questa minaccia provoca una risposta immunitaria di tipo infiammatorio, il cui effetto è rappresentato dalla sequela di sintomi sopra richiamata. 
Naso che cola, muco in abbondanza, starnuti, tosse, lacrime… sono i diversi sistemi che il corpo utilizza per espellere il nemico.
Ma cosa scatena la reazione allergica? La presenza di proteine sulla superficie degli agenti che penetra dall’esterno. Si tratta, infatti, di un elemento che caratterizza anche i microbi e richiama nei nostri meccanismi di difesa un segnale di pericolo
Quando si verifica il contatto con un allergene, il sistema immunitario comincia a produrre anticorpi diretti contro l’allergene, le IgE. Saranno questi, anche attraverso il rilascio di sostanze come l’istamina, a dare il via alla serie di eventi che porta alla comparsa della rinite allergica.

Le allergie alimentari (all’uovo o altri cibi) si manifestano con meccanismi e sintomi diversi rispetto a quelle respiratorie. Ma le persone con rinite allergica sono più esposte al rischio di allergie in generale, anche di tipo alimentare.

Rinite allergica: come riconoscerla

La rinite allergica è un fenomeno diffuso che determina sintomi precisi, ovvero:
  • Naso congestionato, che gocciola producendo un muco abbondante e acquoso (rinorrea);
  • Starnuti a raffica;
  • Spesso congiuntivite allergica, con arrossamento oculare, abbondante lacrimazione e forte prurito agli occhi;
  • Pizzicore alla gola e al naso;
  • Tosse (non sempre presente);
  • Asma bronchiale (non sempre presente, ma si tratta del sintomo respiratorio più limitante e serio)
I sintomi della rinite allergica non comprendono i linfonodi del collo gonfi

Quando sono presenti anche il raffreddore e i sintomi oculari, la reazione viene definita rinocongiuntivite (o oculorinite) allergica. 
La congiuntivite allergica si distingue dalla forma infettiva perché l’arrossamento oculare e l’abbondante lacrimazione sono accompagnate da intenso prurito e non sono presenti le secrezioni tipiche della presenza di batteri. 
I sintomi peggiorano con il fumo e l’esposizione a sostanze irritanti per le vie respiratorie o odori molto intensi.


Immagine che mostra una mucosa nasale sana e una affetta da rinite allergica


Rinite allergica e COVID

La combinazione di raffreddore e congiuntivite potrebbe far sospettare la presenza di COVID-19
Uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Allergy ha evidenziato i sintomi che possono contribuire a differenziare le due patologie, che sono:
  • Il prurito al naso;
  • Agli occhi e gli starnuti molto frequenti, più caratteristici della rinite allergica.
Inoltre, i dolori muscolari ed articolari di solito presenti nell’infezione da SARS-CoV-2 sono assenti nelle reazioni allergiche


Rinite allergica e reflusso

Il reflusso gastroesofageo consiste nella risalita del contenuto gastrico verso la gola a causa di una perdita di tenuta della valvola che separa lo stomaco dall’esofago.
Il materiale acido produce un effetto erosivo sulle mucose delle prime vie respiratorie e può causare un’infiammazione cronica, che si manifesta come una rinite. 
In questi casi, i sintomi possono essere del tutto simili a quelli di una rinite allergica. 

Depongono per la rinite da reflusso:
  • Bruciore di stomaco, difficoltà digestive e pesantezza;
  • La persistenza dei sintomi anche a valle della bonifica degli ambienti;
  • La presenza di una sintomatologia notturna più accentuata

Le principali cause di rinite allergica

La pollinosi

La più diffusa tra le allergie respiratorie è senza dubbio la pollinosi, provocata dall’esposizione ai pollini delle piante nei periodi della fioritura. Ne soffrono 5 milioni di persone in Italia, oltre 300 milioni di persone nel mondo.
Sebbene questa specifica allergia stagionale venga anche definita febbre da fieno, in realtà provoca solo raramente un aumento della temperatura. La sintomatologia classica è molto simile a quella della fase acuta di un comune raffreddore. 
I pollini sono strutture grandi pochi millesimi di millimetro funzionali alla riproduzione di una pianta. 
Malgrado la stagione cruciale per la pollinosi sia la primavera, esistono piante che producono pollini anche in altri mesi dell’anno. Il periodo nel quale circolano meno pollini in assoluto è l’inverno, da metà ottobre a fine dicembre.

Le piante che creano più problemi agli allergici sono:
  • Graminacee: sono molto presenti nelle coltivazioni del nostro Paese e hanno anche un periodo di impollinazione piuttosto lungo;
  • Betulla e nocciolo: hanno una fioritura che va da gennaio a marzo;
  • Fagacee: includono il faggio, la quercia e il castagno e fioriscono durante l’estate;
  • Ulivo: fiorisce a maggio-giugno nelle zone costiere e nelle isole;
  • Parietaria: assomiglia all’ortica ma non punge; il principale problema associato a questa pianta è rappresentato dal fatto che ha una stagione di impollinazione lunga, da marzo a ottobre; 
  • Ambrosia: è caratterizzata da un’impollinazione tardiva, a luglio-settembre; fra le piante è la principale causa di asma; è in atto da anni una campagna per liberare le città da questa pianta spontanea correlata a problemi respiratori spesso severi.
Molte persone che soffrono di rinite allergica da pollini sono preoccupate nell’indossare la mascherina. Temono, infatti, che essa possa comportare un aggravamento dei sintomi respiratori. Ma, in realtà, la mascherina offre una protezione anche dai pollini quando la loro presenza nell’atmosfera è particolarmente ricca.

Allergia alle muffe

Attenzione alle muffe nascoste nelle nostre case, perché questi organismi parassitari, che in genere tendono a proliferare in ambienti caldo-umidi, sono estremamente allergizzanti, e in alcuni casi persino velenosi. Le muffe sono prodotte dai miceti, ovvero funghi, microrganismi che si organizzano in colonie e che producono delle spore, rivestite di sostanze proteiche, che si liberano nell’aria e possono entrare in contatto con le mucose del nostro naso scatenando una serie di sintomi simili a quelli del raffreddore, ovvero la tipica manifestazione allergica di tipo respiratorio che abbiamo visto.
Una rinite allergica “misteriosa” che ci provochi disturbi cronici quali:
  • Naso tappato, con produzione di muco che “scola” verso la gola;
  • Lacrimazione abbondante, occhi rossi che prudono;
  • Tosse e difficoltà respiratorie;
  • Starnuti in sequenza.
Potrebbe quindi avere come causa la presenza di muffe indoor, di cui magari, non ci siamo accorti/e. Le macchie di muffa nelle zone più umide delle abitazioni – bagni, cucina, scantinati – sono infatti ben visibili, ma a volte non siamo molto attenti/a alla loro presenza. Vi sono poi angoli che non controlliamo, ad esempio le pareti dietro gli elettrodomestici. Attenzione massima all’inizio dell’autunno. È soprattutto in questa stagione, e in generale quando arrivano le piogge, che l’aria diventa satura di umidità che penetra anche attraverso porte e finestre, favorendo la proliferazione fungina. In molti casi le muffe si formano all’interno dei mobili, negli armadi, nelle dispense, nei cassetti e contaminano la biancheria, i libri, i vestiti e persino i cibi. 
Per tale ragione una rinite cronica che non guarisca, o che si attenui naturalmente solo nei periodi più “secchi” dell’anno, ci deve far pensare proprio a un'allergia alle muffe. Per giungere ad una diagnosi basterà sottoporci ai test allergologici cutanei (prick o patch test), e ne avremo una conferma. 

Consulta le strutture che effettuano una Visita allergologica: 
Dove effettuare una Visita allergologica?

Allergia agli acari della polvere

Le muffe non sono gli unici allergeni indoor invisibili che possono provocarci una rinite allergica. Altro “nemico” delle nostre mucose sono gli acari della polvere. Si tratta di minuscoli insetti invertebrati detti artropodi, muniti di otto zampine come i ragni che, però, non vediamo, perché le loro dimensioni non sono rilevabili dall’occhio umano. Essi sono dovunque, impossibile o quasi eliminarli del tutto, ma in particolare si moltiplicano nella polvere che si accumula nelle abitazioni, perché il loro principale nutrimento è costituito dalla nostra… pelle morta, ovvero dai nostri residui cutanei (frammenti di pelle, di unghie, di capelli e peluria). 

Immagine che mostra un acaro della polvere in ingrandimentoGli acari, proprio come le muffe e gli altri microbi che provocano reazioni allergiche, sono provvisti di una sorta di guscio (esoscheletro) di materiale proteico, ed è proprio questa sostanza a provocare la reazione avversa del sistema immunitario, quando entri in contatto con le mucose del naso o con la congiuntiva oculare. I sintomi dell’allergia agli acari della polvere sono pertanto gli stessi che in generale caratterizzano tutte le riniti allergiche, e si manifestano in particolare quando “solleviamo” grandi quantità di polvere (ad esempio mentre facciamo le pulizie di casa), quando entriamo in un luogo in cui la polvere si sia accumulata e dovunque vi siano oggetti e complementi di arredo che si impolverano facilmente (ad esempio tendaggi, tappeti, moquette, peluches), e in camera da letto. 

Lenzuola, coperte e piumini, materassi e guanciali, oltre a scendiletto e testate del letto, sono veri e propri ricettacoli di acari, e siamo noi stessi a fornirgli ragion dei esistere, dal momento che nel sonno e in generale muovendoci nella camera, rilasciamo grandi quantità di residui biologici (peli, cute morta, capelli), di cui gli acari sono ghiotti. Se la nostra casa è molto piccola e/o stipata di mobili e accessori, il rischio che diventi un “covo” di acari è elevato.

L’allergia da acari della polvere è cronica, ovvero si manifesta tutto l’anno, proprio come l’allergia alle muffe, perché dipende da allergeni che si possono infiltrare nelle nostre abitazioni stabilmente. Vedremo più avanti come ridurre la quantità di allergeni indoor e come proteggerci dalle reazioni allergiche indesiderate. 

Allergia ai peli di animali

Si ritiene che l’allergia a cane e gatto interessi il 10-20% della popolazione mondiale. Per il numero imponente di persone coinvolte, è un problema di interesse della sanità pubblica. 
Chi coabita con animali da compagnia provvisti di peli, cane e gatto per lo più ma anche criceti, sa che esiste una forma di allergia respiratoria provocata proprio dalla loro presenza nei nostri alloggi. Attenzione, però, perché a proposito dell’allergia agli animali domestici, occorre fare un po’ di chiarezza sulla causa effettiva della risposta immunitaria anomala.
Anche se nel linguaggio comune si parla di allergia al pelo del gatto, non è il pelo a costituire il vero problema, quanto alcune proteine presenti nell’urina, nella saliva e sull’epidermide degli animali. Complessivamente, questi residui prendono il nome di derivati epidermici degli animali domestici e sono il vero responsabile delle allergie.
Il gatto, da questo punto di vista, è una fonte di molti più casi di allergia rispetto al cane, vista la sua abitudine di leccarsi spesso per mantenere l’igiene del pelo. Il suo principale allergene è il Fel d 1, localizzato soprattutto nel pelo e, in misura minore, nella saliva.
L’allergia a cani e gatti si manifesta spesso, oltreché con la rinite allergica, con congiuntivite o asma, specialmente nei bambini. In quest’ultimo caso, è opportuno parlare della situazione con il/la pediatra di famiglia e valutare insieme le misure migliori da prendere. 

Immagine che mostra un gatto sul piumone vicino a un bambino
 

Rinite allergica da cloro

Alcuni sportivi frequentatori di piscine soffrono di forme di raffreddore persistente definita rinite del nuotatore
Questa condizione si manifesta con un meccanismo diretto dovuto al contatto con il cloro presente nell’acqua sia di tipo irritativo che allergico.
Possono esserci anche delle componenti indirette che concorrono alla comparsa dei sintomi. Ad esempio, il passaggio, specialmente in inverno, da un ambiente freddo e secco (quello esterno) ad uno caldo e umido (la piscina). 

La diagnosi della rinite allergica

Per verificare che un raffreddore o oculorinite sia di origine allergica è in primo luogo essenziale rivolgersi ad un allergologo. Attraverso il racconto del paziente, la visita e l’osservazione dei sintomi eventualmente presenti, lo specialista formula un’ipotesi.

Quali esami fare? La conferma del sospetto arriva dall’esecuzione di esami specifici:
  • La ricerca degli anticorpi IgE, che sono presenti nel sangue delle persone allergiche;
  • Prick-test, nel quale vengono prodotte delle scarificazioni cutanee nelle quali viene depositata una goccia di antigene sospetto; la formazione di un pomfo arrossato e rigonfio in corrispondenza di uno specifico antigene conferma l’allergia ad esso.
Le indagini possono essere completate dalla visita otorinolaringoiatrica, nella quale lo specialista esamina le mucose nasali e della gola con un apposito strumento a fibre ottiche. Questo test è importante soprattutto nei bambini, per valutare la presenza di adenoidi o tonsille ipertrofiche e il loro impatto sulla rinite allergica. 

La cura della rinite allergica

Il trattamento della rinite allergica prevede innanzitutto la rimozione degli allergeni, che viene eseguita evitando i luoghi in cui questi sono presenti e riducendo il rischio di esposizione ad essi. Un ruolo importante per limitare le chance di andare incontro ad episodi di rinite allergica è rivestito dalla bonifica dell’ambiente di casa.

L’allontanamento degli allergeni non comporta la guarigione dell’allergia, ma “solo” della rinite allergica.
Poi sono disponibili farmaci che possono essere usati, al bisogno, per trattare tutti i casi di rinite allergica, indipendentemente dal tipo di allergene che l’ha scatenata. Le diverse categorie di medicinali impiegati si differenziano per il meccanismo d’azione, che interviene a vari livelli nello spegnimento della reazione immunitaria.

Sono disponibili studi a supporto dell’azione antiallergica di rimedi naturali come l’estratto di Ribes nigrum. Il ricorso a farmaci naturali fitoterapici è di interesse soprattutto in gravidanza, quando molti dei medicinali normalmente indicati per queste affezioni non possono essere assunti per proteggere la salute del feto. Durante la gestazione, è consigliabile rivolgersi al proprio medico per avere informazioni specifiche sulle soluzioni da adottare.


Gli antistaminici

Come brevemente accennato sopra, la reazione allergica prende il via con la produzione degli anticorpi IgE, che portano alla liberazione di una serie di sostanze, fra cui l’istamina, responsabili dei sintomi.
Bloccando l’azione dell’istamina, dunque, si può ridurre l’impatto della risposta anomala: è quello che si verifica quando si assumono gli antistaminici. Questi farmaci possono essere utilizzati per via orale, per avere un’azione globale, oppure applicati in forma di collirio, per trattare specificamente la congiuntivite allergica.
Benché l’antistaminico sia un medicinale sicuro, il suo uso è correlato ad eventi avversi come sonnolenza e aumento dell’appetito. Questi effetti collaterali sono molto ridotti nei prodotti di ultima generazione.
Gli antistaminici possono essere prescritti dal medico o consigliati dal farmacista; quasi tutti sono farmaci da banco, acquistabili senza presentazione della ricetta.


Gli antiasmatici

Talvolta le conseguenze della reazione sono più serie della rinite allergica. Specialmente nei bambini, le allergie respiratorie possono causare asma. L’asma provoca una riduzione del diametro die bronchi, che rende difficile e rumoroso il passaggio dell’aria. Ecco spiegata la comparsa della dispnea e del caratteristico sibilo.
In questi casi è necessario somministrare farmaci che blocchino la reazione del sistema immunitario e che permettano ai bronchi di dilatarsi, per consentire un flusso agevole dell’aria nei polmoni. Per raggiungere questi obiettivi si ricorre ai cortisonici e ai broncodilatatori. 
Si tratta di prodotti formulati prevalentemente in spray o soluzione per aerosol, per un’azione locale mirata, che vengono dispensati su ricetta medica.
I cortisonici possono essere impiegati anche per trattare una rinite allergica particolarmente forte che non migliora con l’antistaminico. 
Di più recente introduzione in terapia, gli antileucotrienici, che hanno un effetto antinfiammatorio mirato a interrompere la catena degli eventi responsabile della reazione allergica. 


I decongestionanti nasali

Per liberare il naso chiuso e ridurre le secrezioni è possibile ricorrere ai decongestionanti nasali spray
Poiché l’uso prolungato di questi farmaci può determinare un peggioramento del sintomo ed è correlato all’insorgenza di reazioni avverse, si raccomanda di seguire una terapia di breve durata.


Il lavaggio nasale

Per limitare i sintomi della rinite allergica è utile mantenere deterse le mucose nasali eseguendo frequenti lavaggi con soluzione fisiologica.
Si possono utilizzare le fialette monodose, comode e ideali per evitare il rischio di contaminazione, o gli spray arricchiti con sostanze emollienti e idratanti come l’acido ialuronico.
Qualsiasi prodotto si scelga, è importante mantenere la soluzione fisiologica a contatto con le mucose prima di soffiarsi il naso per liberarlo.
I lavaggi nasali hanno l’importante vantaggio di poter essere eseguiti anche in gravidanza, senza pericoli per il bambino.


L’immunoterapia specifica

Sono disponibili anche i kit per l’immunoterapia specifica, impropriamente definita vaccino desensibilizzante. Non si tratta di una cura definitiva, ma piuttosto di una forma di prevenzione.
Il paziente assume quantità minime e progressivamente crescenti di allergene, per abituare il proprio sistema immunitario all’idea che questo elemento non sia un nemico da combattere ad armi spiegate ma un agente esterno innocuo.
La terapia desensibilizzante è disponibile in forma iniettabile o sublinguale e richiede, dopo l’assunzione della terapia d’attacco, di sottoporsi a diversi richiami.
Sono attualmente disponibili kit per la desensibilizzazione dall’allergia a pollini, acari della polvere, muffe e spore fungine e peli e allergeni animali.

Aria troppo umida, aria troppo secca: l’effetto sulla rinite allergica

Le allergie respiratorie che si sviluppano indoor e che sono scatenate da specifici allergeni quali quelli che abbiamo visto, dipendono in parte anche dalla qualità del microclima delle nostre abitazioni. L’aria che respiriamo, infatti, può diventare “terreno di coltura” di muffe e acari, oppure inibirne la proliferazione, a la discriminante in questi casi è la percentuale di umidità.

Partiamo dalle muffe. Come anticipato, si tratta di colonie fungine che si sviluppano in ambienti umidi e poco illuminati, pertanto è più facile vedere “spuntare” le tipiche macchie scure o verdastre negli angoli o lungo le pareti dei bagni, in prossimità di elettrodomestici quali lavatrici, scaldabagni e lavastoviglie o frigoriferi. In generale, quindi, tutte le stanze in cui l’aria si appesantisce di vapore acqueo sono a rischio. Naturalmente questo rischio aumenta se l’abitazione è costruita in zone umide e nei piani inferiori o seminterrati, se vi sono perdite d’acqua o corsi d’acqua nelle vicinanze, e se il clima è particolarmente umido. 
Le muffe aumentano anche nei periodi umidi dell’anno, quando piove e in autunno, questo in generale. Pertanto anche le manifestazioni allergiche seguono questa stagionalità, ma se l’abitazione resta umida per buona parte dell’anno, anche la rinite allergica da muffe sarà cronica. 

Immagine che mostra un termometro digitale per la misurazione dell'umidità dell'ariaPer quanto riguarda l’allergia agli acari della polvere, invece, il “moltiplicatore” potrebbe essere, al contrario, l’aria troppo secca, che “volatilizza” la polvere e i nostri residui cutanei, che quindi diventano ambiente ideale per la moltiplicazione degli acari. 
Qual è, dunque, la percentuale di umidità dell’aria che risulta ideale per evitare attacchi allergici e per mantenere “sano” il microclima delle nostre abitazioni? Presto detto: il range dovrebbe situarsi tra il 30% e il 50%. Significa che non più della metà dell’aria che respiriamo dovrebbe avere tracce di vapore acqueo.

Questo perché una giusta quantità d’acqua nell’aria mantiene ben umide e lubrificate le mucose del naso e le congiuntive degli occhi, proteggendoli pertanto in modo naturale dall’azione irritativa di agenti esterni, e rendendoli meno vulnerabili alla contaminazione degli allergeni, oltre a inibire la proliferazione degli stessi. 

Per capire se le nostre abitazioni sono troppo umide o troppo secche basta un igrometro, uno strumento che è spesso già presente negli orologi e nei termometri digitali, e che permette proprio di misurare la percentuale di acqua contenuta nell’atmosfera. Attenzione: la misurazione va effettuata in ogni ambiente, proprio per capire se tutta la casa sia a rischio, o solo alcune stanze. A quel punto siamo in grado di sapere se dobbiamo migliorare la qualità dell’aria indoor sottraendo o aggiungendo vapore acqueo. Ne primo caso, ci serve un deumidificatore (una funzione che troviamo anche nelle comuni pompe di calore per l’aria fredda e calda), e nel secondo un umidificatore, meglio se di piccole dimensioni e trasportabile. 

Assicurare agli spazi domestici l’ottimale percentuale di umidità, però, non è sufficiente a proteggerci dagli allergeni e dagli effetti negativi sulla nostra salute. Occorre infatti “sanificare” gli ambienti in modo da eliminare o ridurre drasticamente la presenza di tali sostanze allergizzanti. Nell’ultimo paragrafo vedremo come. 

La bonifica degli ambienti domestici

Come abbiamo visto, per ridurre la presenza di allergeni nelle nostre case, dobbiamo innanzitutto migliorare la qualità dell’aria e fare in modo di mantenere la percentuale di umidità ai livelli corretti

Ma questa condizione non è l’unica che ci permetta di bonificare le nostre abitazioni e impedire che vi si formino muffe o che si accumulino polvere e acari. Vediamo quali possono essere le strategie da adottare facilmente in ogni casa:
  • Eliminare le tracce di umidità nel bagno. Per farlo occorre lavare e asciugare con cura i sanitari adoperando prodotti anti muffa nelle zone più a rischio di gocciolamento. Bene controllare che gli elettrodomestici (ad esempio la lavatrice) non abbiano perdite, e sostituire la tenda per la doccia con una parete in vetro, se possibile, oppure sceglierla in materiali che si possano lavare anche in lavatrice e che si asciughino facilmente (es. in vinile o in nylon). Molto importante dotarsi di un buon sistema di ventilazione, se, ad esempio, il bagno è cieco;
  • Eliminare tracce di umidità dalla cucina. Anche in questo caso, occhio alle perdite degli elettrodomestici (lavastoviglie, frigoriferi), e all’umidità nelle dispense che vanno pulite e asciugate spesso. Bene usare ventole e cappe aspiranti potenti, e arieggiare gli ambienti in modo che i vapori non restino intrappolati all’interno;
  • Usare purificatori dell’aria. Si tratta per lo più di sistemi con filtri HEPA che eliminano le particelle volatili e gli allergeni e che migliorano anche del 90% la qualità dell’aria indoor;
  • Mantenere una temperatura indoor costante. Le nostre abitazioni non dovrebbero mai essere troppo calde o troppo fredde. La temperatura ideale non dovrebbe superare i 21°C in inverno (con i caloriferi) e in estate i 25-26°C (con i condizionatori). Occhio ai filtri delle pompe di calore, che devono essere puliti regolarmente e sostituiti quando vetusti;
  • Cani e gatti non dovrebbero mai dormire o stazionare a lungo negli ambienti in cui lavora o dorme la persona allergica, pertanto è necessario che abbiano dei loro spazi separati. Inoltre, occorre passare l’aspirapolvere molto spesso nelle zone dove i “pelosi” transitano, e pulire quotidianamente i loro giochi e accessori;
  • Eliminare tende, tappeti, tappezzeria, scendiletto, pelouche, bambole e plaid, laddove possibile, o lavarli più spesso possibile, avendo cura di eseguire un lavaggio a secco periodico;
  • Rivestire con appositi involucri anti-acaro materassi, divani e poltrone;
  • Scegliere divani in pelle o ecopelle, quando possibile;
  • In camera da letto usare lenzuola, cuscini e copricuscini, materassi e coprimaterassi e tutta la biancheria in cotone antiallergico e anti acaro. Inoltre, è opportuno limitare gli arredi e non stipare gli ambienti di peluches, bambole, portafoto e soprammobili che possono diventare ricettacolo di polvere e acari;
  • Evitare profumi per gli ambienti, incluse le candele profumate;
  • Pulire spesso le superfici dei mobili e il pavimento usando un’aspirapolvere potente e, se disponibile, un elettrodomestico a getto di vapore o detersivi ecocompatibili privi di composti chimici aggressivi irritanti per le vie respiratorie.
Immagine che mostra un purificatore d'aria in una stanza accanto a un carlino

 
 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come capire se è rinite allergica o no?

Il raffreddore di origine allergica ha molto in condivisione con il comune raffreddore e con altre patologie di origine virale o irritativa.
La prima distinzione si può fare sulla base del fatto che il decorso della rinite allergica è sempre uguale, simile alla fase acuta del raffreddore comune. La presenza di dolori muscolari e articolari, di prurito e fastidio alla gola e alle orecchie può aiutare a distinguerla da COVID-19.

Come si cura la rinite allergica?

La rinite allergica viene trattata in primo luogo allontanando l’allergene. Inoltre, sono disponibili farmaci non risolutivi dell’allergia ma che aiutano a controllare i sintomi. Gli antistaminici ostacolano la produzione di istamina, una sostanza che media numerose reazioni coinvolte nella produzione della risposta allergica. Sono farmaci sicuri ed efficaci, perlopiù da banco. Se è presente asma, devono essere presi medicinali più potenti, che vengono dispensati dietro presentazione di ricetta medica: cortisonici e broncodilatatori. Di recente sono stati introdotti in terapia gli antileucotrienici, antinfiammatori che interrompono la sequela di eventi responsabili della reazione allergica. Gli esperti raccomandano di eseguire con una certa frequenza i lavaggi nasali, per detergere le mucose e ridurne il grado di infiammazione. Sono anche disponibili le terapie desensibilizzanti: l’assunzione di dosi crescenti di allergene aiuta il sistema immunitario ad abituarsi alla sostanza, riducendo, nel tempo, l’intensità della reazione allergica.

Quanti giorni dura la rinite allergica?

Dura fin tanto che si è esposti all’allergene. Nel caso della pollinosi, per tutta la fioritura. Per le allergie agli acari e alle muffe di solito è perenne.

Come capire se è raffreddore o allergia?

Il raffreddore comune attraversa due fasi. La prima è quella infiammatoria, nella quale vengono prodotte grandi quantità di un muco trasparente e liquido e i sintomi sono di tipo irritativo (pizzicore alla gola e al naso, fastidio alla gola). Nella seconda il muco diventa più denso e viscoso e il naso si tappa. La rinite allergica è molto simile ad un raffreddore che rimane sempre al primo step. 

Come risolvere la rinite allergica?

Il primo trattamento è quello di bonifica degli ambienti domestici e di allontanamento degli allergeni. In secondo luogo, è possibile ricorrere all’assunzione di farmaci, da banco (antistaminici) o vendibili solo dietro presentazione della ricetta medica (cortisonici e broncodilatatori). Esiste, inoltre, la possibilità di assumere la terapia desensibilizzante specifica, per via iniettiva o sublinguale. 

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In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

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