Rabbia: virus, cause, uomini e animali

Rabbia: virus, cause, uomini e animali

Indice


Domande e risposte

Rabbia: cos’è?

Immagine che rappresenta il virus della rabbiaLa rabbia è una malattia contagiosa, causata da un virus presente nella saliva di animali infetti. Una delle principali specie portatrici di questo virus sono i pipistrelli ma anche mammiferi come procioni, puzzole, volpi, cani randagi, furetti e in generale tutti i roditori. L'animale infetto è definito “esemplare serbatoio”. 

Questa malattia si trasmette attraverso il contatto con la saliva di animali malati, quindi attraverso morsi, ferite, graffi o contatto con mucose anche integre. Il virus entra immediatamente in circolo e inizia subito a replicarsi nella zona del contatto per poi spostarsi verso il suo obiettivo: il sistema nervoso. Dapprima colpisce i nervi periferici e le ghiandole salivari per poi attaccare il cervello e il midollo spinale.
Il virus della rabbia si può trasmettere anche all'uomo, se viene morso da un animale infetto: qualsiasi vertebrato a sangue caldo può essere colpito da questa malattia, che ha un livello di mortalità molto elevato. Il virus della rabbia infatti è un patogeno letale, sia per l'uomo che per l'animale. 
La malattia sviluppa un’encefalite: una volta che i sintomi si manifestano, la rabbia ha ormai già un percorso fatale sia per gli animali che per l’uomo.


Virus della Rabbia

Il virus appartiene alla famiglia dei Rhabdoviridae e al genere Lyssavirus. Questo virus resiste poco al di fuori dall'ospite (animale colpito); infatti risulta essere sensibile a diversi solventi, ai detergenti e ai raggi solari. Inoltre ci sono alcuni disinfettanti che possono inattivarlo, tra cui i sali quaternari d'ammonio e saponi all'1%; questi prodotti si possono applicare direttamente anche sulle ferite come primo intervento dopo il morso di un animale sospetto.


Contagio

La trasmissione del virus avviene principalmente attraverso il morso dell'animale infetto: il patogeno si localizza nelle ghiandole salivari e perciò viene eliminato con la saliva. Altre modalità di trasmissione della malattia possono essere il contagio mediante aerosol o per via orale (tramite microlesioni nella bocca poichè il virus, se giunge nello stomaco, viene inattivato dal pH acido).


Diffusione del virus

Nella zona dove inizialmente penetra, il virus per breve tempo si replica, per poi migrare per via meccanica, attraverso le strutture che innervano il muscolo colpito e raggiungere il midollo spinale. Da qui, dopo essersi ulteriormente replicato, raggiunge l’encefalo. Questa fase dell'infezione è definita migrazione centripeta del virus, perché dalla periferia (punto di penetrazione), si porta a livello centrale (cervello).

A questo punto inizia la migrazione centrifuga: il virus della Rabbia, che si è localizzato nell'encefalo, tramite il nervo che termina sulle ghiandole salivari, le raggiunge replicandosi. Giunto a questa fase, l'animale, anche se non mostra sintomi evidenti, può già eliminare il virus della Rabbia con la saliva.

Il virus si diffonde poi a tutto il sistema nervoso centrale, determinando fenomeni paralitici che porteranno a morte per asfissia, conseguente a paralisi respiratoria.
Durante l'incubazione si può avere sensazione di dolore alla ferita, senso di inquietudine, agitazione motoria, allucinazioni idrofobia, sonnolenza, febbre, collasso.


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Quanto è diffusa la rabbia?

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la rabbia è ampiamente diffusa in tutto il globo. Ogni anno, a causa di questa malattia, muoiono più di 55 mila persone. Di questi decessi, il 95% si registra in Asia e Africa. Il 99% dei casi di rabbia nell’uomo dipendono da rabbia canina e circa il 30-60% delle vittime di morsi di cane sono bambini minori di 15 anni. La pulizia delle ferite e la vaccinazione, vanno effettuate il prima possibile dopo il contatto con l’animale, poiché possono prevenire l’insorgenza della rabbia in quasi il 100% delle esposizioni.

Dal 1997 e fino all’ottobre 2008, l’Italia è stata considerata libera da rabbia (rabies free). Successivamente, secondo i dati dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IZSVe), sono stati diagnosticati centinaia di casi di rabbia in animali in Friuli-Venezia Giulia, in Veneto e nella Provincia Autonoma di Trento. I casi di rabbia diagnosticati sono da mettere in stretta correlazione con la situazione epidemiologica della rabbia silvestre nella vicina Slovenia. 
Anche se estese zone dell’Europa hanno ottenuto lo status di “libere da rabbia”, la vaccinazione degli animali da compagnia rimane una fase importante della prevenzione. La rabbia in Europa è prevalentemente di tipo silvestre: alle specie selvatiche è attribuito l’80% di tutti i casi di rabbia. Di questi, più dell’80% è legato a volpi rosse. La vaccinazione orale delle volpi ha offerto una nuova prospettiva per il controllo della rabbia tra le specie selvatiche. I risultati ottenuti con questo metodo sono significativi, il numero annuale di casi di rabbia è sceso da 21000 nel 1990 a 5400 nel 2004. Nella maggior parte delle zone dell’Europa occidentale e centrale la rabbia è stata eradicata.
Il virus può colpire tutti gli animali a sangue caldo (mammiferi e uccelli) ma, a seconda della specie animale coinvolta, vengono distinti due cicli di diffusione della Rabbia:
  • Ciclo urbano;
  • Ciclo silvestre.
Il ciclo urbano si identifica tra gli animali domestici (in particolar modo il cane) e trova nel fenomeno del randagismo la principale fonte di conservazione e trasmissione del virus.

Il ciclo silvestre vede coinvolte nella trasmissione del virus diverse specie animali, a seconda dell'area geografica interessata: in Europa è principalmente la volpe (ma anche roditori e pipistrelli), che mantiene attivo il ciclo della Rabbia silvestre.
 
Immagine infografica che rappresenta il virus della rabbia

 

Sintomi della rabbia

Negli animali

L’encefalite rabida è caratterizzata da due possibili forme che hanno in comune una prima fase con sintomi generici e poco specifici che coinvolgono il sistema respiratorio, gastrointestinale e il sistema nervoso centrale. La fase di incubazione per un cane può durare dalle 2 alle 8 settimane, mentre un gatto sviluppa la malattia in un periodo compreso tra 2 e 6 settimane.
Successivamente la malattia può evolvere in due forme a decorso acuto.
  • La forma furiosa (75 % dei casi) caratterizzata da disturbi psicomotori eccitativi nei quali spiccano la perdita del senso dell’orientamento, vagabondaggio, accessi di iperattività anche a carattere furioso. Negli animali si possono avere alterazioni della fonesi e perdita di saliva, sintomo correlato alla potenziale diffusione del contagio. L’epilogo della malattia è caratterizzato dai segni progressivi di paralisi della muscolatura, fino al coma e alla morte;
  • La forma paralitica (25 % dei casi), nella quale compare la paralisi progressiva senza le manifestazioni di aggressività che caratterizzano la forma furiosa.
Nel cane i sintomi presentano solo due forme:
  • Furiosa: l'animale mostra estrema e continua aggressività, dalla bocca fuoriesce abbondante saliva e cerca di mordere ogni cosa si avvicini. Il cane presenta anche un forte disorientamento con evidenti difficoltà ad abbaiare. Questa fase dura solitamente 3-4 giorni;
  • Paralitica: nel giro di breve tempo l'animale non riesce più a muovere la mandibola, a coordinare i movimenti, perde appetito, ha difficoltà ad assumere cibo ed acqua e muore per asfissia.
Nel gatto è presente una sintomatologia in tre forme:
  1. Furiosa con crescente eccitabilità e aggressività, che può durare fino a 14 giorni;
  2. Paralitica che determina paralisi del faringe, della mandibola, della terza palpebra e del diaframma;
  3. Finale con paralisi generale, coma e morte.


Negli esseri umani

  • La fase di l'incubazione nell'uomo oscilla dalle 3 alle 6 settimane (in alcuni casi può impiegare anche mesi);
  • Dopo l'incubazione si passa alla fase prodromica in cui iniziano a verificarsi i primi sintomi. L'uomo viene colpito da ricorrenti cefalee, stati febbrili leggeri, difficoltà di salivazione, nausea, vomito e un crescente stato d’ansia e apprensione,
  • La fase terminale è quando la malattia si conclama con sintomi evidenti. Nell'uomo si possono presentare tre forme:
    1. Spastica: provoca alterazioni del movimento, uno stato di forte eccitazione con l'aggiunta di idrofobia causata da spasmi della faringe;
    2. Furiosa: il soggetto è in preda al delirio con furia distruttiva, fotofobia, idrofobia e febbre molto alta;
    3. Paralitica: si può manifestare subito dopo le altre due forme oppure anche da sola e ha come epilogo il coma e la morte del soggetto.
 
Immagine infografica che rappresenta un cane con la rabbia
 

Rabbia: diagnosi 

Effettuare una diagnosi clinica della rabbia non è semplice. Nelle fasi iniziali i sintomi possono essere confusi con quelli di altre malattie più comuni

Una diagnosi definitiva può essere fatta solo con esami di laboratorio. Nell'uomo si possono analizzare la saliva, l'urina e il liquido cefalorachidiano. Il metodo raccomandato è il test di immunofluorescenza (FAT). I campioni vengono fatti reagire con una molecola per mostrare al microscopio a fluorescenza l'eventuale presenza dell'antigene della rabbia. Post-mortem la diagnosi viene effettuata sul sistema nervoso centrale con l'isolamento del virus in coltura cellulare o con una biopsia del tessuto cerebrale.

Un animale sospettato di aver contratto il virus della rabbia non è sottoposto a nessun test clinico ma viene messo in isolamento sotto stretta osservazione per verificare l'evolversi della sintomatologia.
Per l'identificazione di un caso di rabbia attenzione particolare deve essere posta alle turbe del comportamento, a fenomeni di aggressività da parte di animali normalmente mansueti. Se per un essere umano accertare i sintomi è meno complicato, in un animale è necessario un ottimo spirito di osservazione. 

Trattamento della rabbia

Immagine che rappresenta un cane che si vaccinaIl modo più efficace per evitare di contrarre la Rabbia è la vaccinazione.
Per quanto riguarda l'uomo, si possono eseguire due tipologie di vaccinazione:
  1. Una post-contagio;
  2. Una pre-contagio
Il vaccino post-contagio (vaccinoterapia) si somministra a soggetti quando si ha il sospetto che siano stati morsi da animali contagiosi oppure quando hanno manifestato chiari sintomi della malattia. In caso di post-esposizione alla rabbia è importante lavare e sciacquare la ferita o il punto di contatto con acqua e sapone, detergenti o acqua naturale, seguita dall’applicazione di etanolo, tintura o soluzione acquosa di iodio. Dopo aver disinfettato accuratamente la ferita, si somministra una dose di sieroglobuline. Successivamente si dovranno effettuare altri quattro richiami con precise scadenze, dopo tre, sette, quindici e trenta giorni. In totale verranno somministrate 5 dosi di gammaglobulina antirabbica in un mese. Se il soggetto fosse già vaccinato, saranno necessari solo altri due richiami da effettuare dopo tre e sei giorni.

La vaccinazione pre-contagio nell’uomo si effettua solo quando c'è un rischio reale di contrarre la Rabbia, cioè solo se per esempio si vive in una zona ad alto rischio o per chi svolge attività professionale “a rischio specifico” (veterinari, guardie forestali, ecc.). Consiste nella somministrazione di un vaccino inattivato per via intramuscolare con un ulteriore richiamo dopo tre settimane e successive vaccinazioni ogni anno.
Anche per gli animali domestici la prevenzione consiste nella vaccinazione antirabbica. In questo modo si rende il cane o il gatto non ricettivo anche se dovesse venire a contatto con un esemplare contagioso.
Chi è abituato a portare con sé l'animale domestico durante i viaggi all'estero, deve adottare alcuni comportamenti preventivi. La legge italiana impone che tutti gli animali siano vaccinati prima di lasciare il Paese

Per quanto riguarda la prevenzione della malattia negli animali è importante:
  • La vaccinazione degli animali domestici, la lotta al randagismo e l’attuazione di provvedimenti coercitivi (cattura ed eventuale abbattimento) al fine di realizzare attorno all'uomo un anello di protezione costituito da animali domestici non recettivi e quindi incapaci di trasmettere l'infezione;
  • La vaccinazione orale dei carnivori selvatici, volpi in particolare, introdotta da più di un decennio in alcuni paesi europei. A seguito di tale misura è stato osservato un significativo decremento dell'incidenza della malattia.
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

Domande e risposte

Quanto sopravvive il virus della rabbia?

Il virus della rabbia sopravvive per alcune settimane a 4 °C e per periodi di tempo maggiori a temperature inferiori, ma solo in assenza di CO2 e in presenza di proteine; si conserva perciò in ghiaccio secco in fiale sigillate contenente siero arricchito di albumine.

Che cosa si deve fare se un animale ci aggredisce e ci morde?

Se si è aggrediti e morsi da un animale selvatico e/o domestico in territori a rischio, occorre seguire queste regole: 

  • Lavare subito la ferita per almeno 15 minuti con abbondante acqua e sapone;
  • Andare immediatamente al pronto soccorso per la medicazione e per le cure del caso;
  • Spiegare come si è verificato il morso;
  • Il medico, se necessario, somministrerà il trattamento vaccinale antirabbico post contagio.
E’ poi importante fornire informazioni utili a individuare l’animale - specialmente se domestico - affinché possa essere sottoposto a sorveglianza per 10 giorni dai Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali, per verificare l’eventuale comparsa dei sintomi della malattia.

Quali precauzioni seguire per evitare l’esposizione al contagio nelle zone a rischio?

  • Evitare qualsiasi contatto con animali sconosciuti, anche se si mostrano socievoli;
  • Condurre il proprio cane sempre al guinzaglio o utilizzare per le altre specie l’apposito trasportino e impedire ai propri animali ogni contatto con animali selvatici, soprattutto le volpi;
  • Segnalare al veterinario eventuali cambiamenti del comportamento abituale o atteggiamenti insoliti nel proprio animale domestico;
  • Non adottare animali selvatici come animali da compagnia.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Isabella Bordogna

Isabella Bordogna

Prima di conseguire la Laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, ho vissuto alcuni anni negli Stati Uniti, dove ho seguito corsi di Lingua inglese, English writing, History of Science and Literature alla Boston University. Sempre negli Stati Uniti ho conseguito un Master in Education and Counseling presso la Concordia University of Wisconsin. Ho conseguito il Toefl, il Tefl e il Cambridge Certificate of Proficiency.
Giornalista professionista iscritta all’Albo dal 1998, ho esperienza pluriennale nella comunicazione in area medico/farmacologica, maturata presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano (dove per 18 anni mi sono occupata dell’ufficio stampa e della comunicazione, sotto la guida di Silvio Garattini). Ho collaborato con il Centro Cochrane Italiano per la comunicazione e ufficio stampa. Come giornalista freelance ho collaborato con l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig (Milano) e con vari quotidiani e riviste, principalmente nel settore medico-scientifico: Ricerca Roche; Quark; La macchina del tempo; RDT info - rivista di scienza e ricerca dell’Unione Europea (articoli scritti in lingua inglese); Reuters Health agenzia giornalistica (articoli scritti in lingua inglese); Il Sole 24 Ore; La Provincia di Como. Ho tradotto dall’inglese alcuni saggi a carattere medico/scientifico per Arnoldo Mondadori Editore.
Nell’ambito della comunicazione medico scientifica mi occupo di: ufficio stampa, gestione dei social media, editing, preparazione di contenuti (in italiano e in inglese) per siti internet, brochure, newsletter aziendali, rapporti annuali di attività. Come medical writer preparo testi per ECM/FAD, manuali di prodotto per il farmaco, traduzioni medico-scientifiche (EN/IT IT/EN). Collaboro con la redazione di Doveecomemicuro.it per la preparazione di testi e con varie agenzie di comunicazione per l’area Healthcare (Prex, Digital Solutions, Mediatyche). Dal 2020 insegno corsi di Inglese medico-scientifico.presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli di Milano.

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